Mi chiedo da anni perché Penelope abbia accettato di essere relegata nell’attesa di chi la tradisce, mentre lui vaga nei mondi dell’antica Grecia. Ho letto la versione a fumetti dell’Odissea, nel super classico illustrato da Seymour Chwast.
In questo momento storico, abusato da immagini e contenuti veloci e falsificati, la forma di urgenza necessaria alla risoluzione critica passa forse proprio dal linguaggio del fumetto.
Per me il fumetto restituisce la giusta lentezza e una dinamicità di pensiero: il punto di equilibrio che calibra letteratura e immagine.
E mentre scorrono le tavole, torna chiara una cosa: i Proci non sono rimasti nell’epica.
Sono ovunque. Occupano le stanze, consumano le parole, pretendono attenzione e spazio. Cambiano volto, cambiano linguaggio, ma restano identici nella sostanza: abitano l’attesa degli altri e vivono del tempo che non appartiene a loro.
E poi c’è Argo. Steso sulla soglia, dimenticato da tutti, riconosce il suo padrone quando nessuno è più capace di farlo.
Forse è questo che rimane delle storie antiche: qualcuno che invade la casa, qualcuno che aspetta, e qualcuno che, anche nel disordine del ritorno, sa ancora riconoscere.


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Omero. Odissea
Adattamento di Seymour Chwast
Quodlibet, 2022
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