La nascita delle mostre di Francis Huskell (Skirà, 2008).

Viewing room, mostre, esperienza: on-life? #riflessione [#recensione]

#iorestoacasa, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, eventi, fotografia, letteratura, libri, mostre, natura, recensioni arte, social media, società, turismo, viaggi

Non sapevo che fotografia scegliere, così sono andata su un volume tradizionale e fondamentale per chi studia i sistemi artistici: La nascita delle mostre di Francis Huskell (Skirà, 2008).

Lo faccio dopo aver riflettuto per alcuni mesi in silenzio, senza visita a uno spazio o a un museo. Ho guardato il web, ho cercato di capire che potenzialità avesse la rete per le gallerie, cioè quelle che hanno avuto il coraggio di lanciarsi e non rinunciare a una fetta di mercato conquistata nel tempo, nella pratica, con la tenacia, in un settore di mercato durissimo da conquistare.

Mi sono interessata di capire come cambiava la mia percezione in relazione alla interazione con un’opera d’arte, un lavoro di un artista che ho conosciuto dal vivo e che ho visto trasportato sul web in un momento di necessità estrema, anche per ripensare il mercato dell’arte in vista di un blocco che al tempo sembrava interminabile.

Il rapporto con la Viewing Room è stato una curiosità iniziale per me che ho sempre interagito con il pubblico nel tradurre l’arte contemporanea a chi dice di non riuscire a capirla. Un esperimento di osservazione stimolante e rinnovato che ho trovato molto interessante, ma con molti limiti oggettivi.

I comunicati e le fotografie girate dagli uffici stampa offrono già indicazioni precise su cui si basa una mostra. In questo caso, il discorso è diverso, un cambio radicale per un visitatore potenziale di arte che si trova da solo a praticare un’esperienza in un’altra forma di galleria, con un linguaggio, secondo lui, inaccessibile.

Partiamo dal presupposto che un pubblico non interessato non sceglierà di gettarsi in questa osservazione né dal vivo né sul web. Parliamo di chi è abituato a visitare uno spazio e si trova, senza supporto mediato, a relazionarsi con dei lavori che potrebbe essere intenzionato ad acquistare on-line.

Alcuni mesi fa, Monitor Gallery (Roma, Lisbona, Pereto), si è lanciata con una mostra programmata e dedicata a Ian Tweedy, artista che pratica la pittura, immerso nella realtà americana, tedesca e italiana, parla di lavori che richiamano il graffitismo, si concentrano verso la pittura con una concezione di visivo che passa sempre da una memoria condivisa e costruita per frammenti.

Cosa è cambiato?

Il rapporto con la dimensione.
L’impatto con la tela. Io posso identificare un soggetto, trovare una forma di identificazione collettiva di taglio storico o artistico, ma non arriva la potenza del lavoro. Tutto può essere concentrato in una immagine, ma non basta, il punto di vista non è mai unico e frontale, neppure in una proposta pittorica.
In questo caso della Monitor, la curiosità che non ho assaporato è stata la relazione con i quadri pensati in pochi centimetri perché il mio occhio è abituato a conoscere i lavori di Tweedy con una base strutturale di oltre due metri.

Il colore.
La materia pittorica trova la sua efficacia nel vissuto. Se noi facessimo un salto da uno smartphone verso uno schermo di un PC, quella stessa opera risulta sempre diversa.
Il che è positivo, io ho una materia falsificata da immagine fotografica che impone una nuova lettura, ma ho la sua esclusività solo nella effettiva pratica della visita in galleria.
Il punto è che questa mostra è terminata, l’aura che le apparteneva in quella dimensione esclusiva le è stata negata.

Quando parlo di aura, uso il termine facendo riferimento a Walter Benjamin.

Il plus di questa mostra era proprio nella unicità di vedere opere pensate in formati di libri, cover, raffigurati personaggi più o meno identificabili e in coro. Una sorta di biblioteca personale, del visivo, organizzata in sequenza concettuale, con mille rimandi alla storia dell’arte, della letteratura, della società, in termini di costruzione di linguaggio.

Un peccato, averla persa, ma una enorme possibilità di riflessione per l’avvenire, per il pubblico, i collezionisti, per le interazioni on-line, off-line: on-life.

IAN TWEEDY
Arrangements of Forgotten Stories
Viewing Room
Monitor Gallery
Roma | Lisbona |Pereto

***

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Musei, arte pubblica. Adesso? #cultura [#riflessione]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, costume, cultura, mostre, natura, quotidiani, recensioni arte, società, turismo, viaggi, vita

Anche questa settimana faccio il punto sulle osservazioni di Vincenzo Trione su La Lettura.

Questa volta pone l’accento sui musei di arte contemporanea. Su come debbano rilanciarsi in questo momento di crisi per ottenere nuove opportunità di sperimentazione relazionale verso le comunità attraverso opere di arte pubblica.

L’articolo concentra il punto di vista su una maggiore apertura verso questa pratica di condivisione, una attenzione verso un tema che da anni è toccato da curatori, critici e architetti, in diverse città del mondo, d’Europa e italiane.

Partiamo dal presupposto che questo punto di vista può essere condivisibile.
Quanto nell’immediato?

Se la settimana scorsa il suo articolo si concentrava sulla tutela degli artigiani e gli operatori che lavorano nei campi artistici oggi in piena crisi, come si può pensare di creare soluzioni di questo tipo adesso? Chi le fa? Come? Il Mibact potrebbe appoggiare questa visione? Quali e quanti istituti culturali pubblici selezionare? In quanto tempo? Non è una perdita di tempo e denaro?

Tra le tante domande che pongo, mi chiedo come possa un museo con introiti ridotti – o azzerati – pensare di tenere attiva una collezione permanente e lanciarsi in una avventura di questo tipo con la possibilità di un aiuto ministeriale.

Se fossi un direttore di museo, farei di necessità virtù: ripenserei lo spazio, le opportunità che esso può dare; il pubblico, le persone potenziali che possono – e devono – tornare ad attraversare le sale nella doppia capacita di stare nel reale quanto nel virtuale; puntare sul virtuale per immergersi nel reale.

Se spingo le mie forze all’esterno, le persone quando torneranno a vivere quegli ambienti unici ed esclusivi?

Il contemporaneo sarebbe un oggetto vecchissimo se rimanesse nel silenzio di un non vissuto, sarebbe come andare a puntare un coltello al cuore di una persona sofferente prossima alla perdita dei sensi.

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achille lauro, 16 marzo l'ultima notte, cover

16 marzo – L’ultima notte #achillelauro @achilleidol #libri #cultura [#recensione]

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Ho letto 16 marzo – L’ultima notte con molta attenzione. Achille Lauro è un artista che ha segnato l’inizio di questo 2020 con strategie di rottura pazzesche sul palco più popolare d’Italia, con le sue performance sanremesi, lo scorso febbraio.

Lauro esiste, corre veloce, si legge in affanno e mi ha fatto perdere in orientamento. Cosa si ha di fronte non lo so, qualificarlo con una etichetta sarebbe riduttivo. Libro, diario, autobiografia, mistificazione, marketing, poesia o canzone? Una miscela di contenuti che possono essere collegati gli uni agli altri senza problemi. È come se io fossi stata di fronte a un unico brano di quasi duecento pagine, intervallato da significati, fotografie, disegni che, decostruiti o spostati dal contesto di origine, possono viaggiare da soli in una forma di identità ben dichiarata.

L’artista dov’è? Chi è Lauro in tutto questo? È donna? È uomo? È innamorato? Tradito? Fallito? È venditore? Ostenta? Provoca? Scrive? Canta? Che fa?

Le citazioni sono sproporzionate, in certi punti la sua coscienza è messa in discussione. Si è di fronte a un volume che sembra essere un mix tra le Confessioni di Sant’Agostino, le fissazioni di Spora per le scarpe, il pensiero di Chiara Ferragni quando in Unposted dice di volersi creare per spingersi in avanti rispetto a quello che è adesso (pagina 91).

Cosa ci dice? Vuole dirci qualcosa?E cosa? Sono piste o depistaggi?

Ci sono passaggi molto belli nella prima parte, quella che anticipa gli scatti fotografici e i disegni. Esprime le qualità di un buon venditore, come si è lanciato per costruire la sua credibilità da lupo dentro una montagna di pecore assassine. Alla base di questa composizione il tema del giudizio, abbraccia i significati di critica destino. Li inserisce in una zona che sembra un catalogo di moda o di arte, sfrutta il gioco della imitazione, spinge la provocazione.

La parte più sincera è la prefazione di Alessandro Michele – direttore creativo di Gucci. La parte più brutta è la prefazione di Gino Castaldo – critico musicale, giornalista del quotidiano La Repubblica, ma attorno a questo  punto esiste un mistero rivelato nelle pagine di Twitter.

Anche questa è una astuzia di vendita?
Il suo plus?

Achille Lauro, 16 marzo – L’ultima notte
Rizzoli, 2020

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Gli operai dell’arte [#cultura]

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Ieri Vincenzo Trione su La Lettura riporta un appello di Mimmo Paladino, uno degli artisti italiani più importanti della scena della Transavanguardia, contemporaneo, con mostre in tutto il mondo.

Quando una persona pensa alla cultura associa il messaggio ai grandi artisti, del passato o presenti, poco importa. Una regola che vale per i musicisti, per gli attori, gli scrittori, per tutto ciò che è legato al panorama creativo e di produzione nell’atto finale, che arriva al pubblico, sotto forma di opere d’arte.

L’articolo apre una riflessione su quelle realtà definite maestranze. Il mercato culturale è come tutti i mercati: ha un indotto fatto di operatori che si impegnano e che al posto di vendere un prodotto riproducibile ad alto consumo, molto spesso, ne lanciano uno creativo, unico ed esclusivo, rivolto all’accrescimento di un patrimonio per essere umani. È un prodotto che assume diverse forme, ma comunica un preciso messaggio.

In via generale dovrebbe essere così, il taglio, dipende dalla definizione dei termini di progetto: le finalità. Come si è lavorato, chi è dietro la comunicazione, chi la ha impostata e come; come rendere accessibile, fruibile, diretto un codice, che nella sua parte più alta tante volte è indecifrabile.
Processi complessi che è inutile semplificare in un post per un social network.

Esistono diverse fasi:
a) le idee – che hanno un costo
b) le elaborazioni – che hanno un costo
c) le produzioni – che hanno un costo
d) l’inserimento nei mercati – che ha un costo aggravato dai rischi.

Questi rischi si amplificano se tutti i punti che ho elencato non hanno cooperato come voce unica verso l’idea madre.Il pubblico e il mercato decretano, e se queste due macchine non si incontrano, la perdita genera il collasso.

In un periodo di fermo come il nostro, molte realtà si trovano a reinventarsi: sono giovani che hanno una dinamicità assurda che trovano risoluzioni veloci, sono imprenditori illuminati che capiscono come virare quando la realtà è cambiata. Dietro tutto questo esiste un mondo di operanti, artigiani e professionisti di diverse portate che eseguono e attendono.
Per quanto?

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Momenti di trascurabile felicità #gioia [#libri]

costume, cultura, leggere, libri, marketing, salute e psicologia, società

Allora è da giorni che vedo le bacheche piene di genti che commentano, dibattono e ridono sul nuovo libro di Francesco Piccolo. Un po’ mi rode, sono in ritardo sulla tabella di marcia delle cose che mi piace fare. Al momento ho due libri all’attivo e mi stanno tirando molto.

Questo libricino qui – “Momenti di trascurabile felicità” – mi è stato d’aiuto tante volte. Sfruttato negli anni lo aprivo come una sorta di bibbia per farmi venire la spinta della risata grazie al canarino morto, le storie di Michele e le strade del nord Europa con limiti di velocità.

In Fondazione Menegaz, a Castelbasso, passano tanti ospiti ogni un anno, nelle serate dedicate alla letteratura Francesco Piccolo era ospite assieme a Renato Minore in mostra, prima della loro presentazione, alcuni periodi fa.

Lavoravo e dovevo ringraziare l’autore. In qualche modo le sue parole leggere spezzavano i drammi soliti della routine quotidiana del subisco violenza gratuita, non capisco la gente, vomito su di te la frustrazione così risparmio i soldi di uno psicologo.

Così, d’assalto lo fermai alla porta quando aveva terminato la visita. Sarò sembrata una invasata entusiasta, ma sti cazzi. Era quello che mi aveva lasciato lui senza saperlo.

Questo post è di opposizione. Prima di leggere i volumi due e tre, soprattutto di recente uscita: pensateci, pensatemi. 🤣 Insomma, date a me il tempo di recuperare e iniziate da qui per proseguire, oppure iniziate dal tre per tornare al primo volume.

Fate quello che volete, ma leggete e ridetene tutti, con profonda gioia.

Ciao!

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Corri, lavora la campagna! [#lavoro]

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Da giorni incontro, vedo, saluto, tanti corrieri. Gente che ha scelto di adattarsi, reinventarsi, approfittare di lavorare in tutta velocità.

Questa velocità ha un costo. Un costo che sarà sottopagato, ma chi sceglie di farlo, ha i suoi buoni motivi per impegnarsi a sopravvivere al futuro.

Da giorni ascolto persone che hanno riscoperto la campagna, le coltivazioni. Incontro e parlo, mi fa specie sentirmi dire da molti che io vivo fuori dai centri. Il tono molto spesso è strano, hanno difficoltà ad accettare che questo è il futuro.

I negozi, i grandi centri commerciali, stanno cambiando assetto. I rischi sono altissimi, seppur organizzati, adesso. In casa mia, non abbiamo nessun a difficoltà a contattare i corrieri, sappiano che hanno un costo, ma troviamo una formula per abbattere la spesa.

Mi piace risolvere, mi piace spronare le persone a migliorare. Buona parte non riconosce le proprie qualità e molto spesso si sottovaluta o crede che tu la prenda in giro nonostante evidenzi sotto il naso le loro potenzialità.

Non so da cosa dipenda, se da una società che  ci ha calpestato in modo sfrontato la dignità o da una condizione sociale sempre più in bilico.
Quando trovo le energie giuste io vado. Faccio come mi è stato insegnato in facoltà, quando ero impegnata a inseguire le ricerche. La mia professoressa diceva sempre che i documenti ti guidano, tu raccogli solo una intuizione e vai. Ci ho messo molto tempo capire che le proprie intuizioni hanno valore, un valore molto alto. E se alla base ci sono alcuni elementi guida del marketing cosa può succedere?

Chi ha letto La prima radice di Simone Weil sa che la struttura del libro è basata su tre aspetti: radice, radicamento, sradicamento.
Un testo che usa termini legati alla terra. Nel suo saggio la studiosa spinge alla osservazione di contadini e operai. Lei dice che, nonostante le difficoltà comuni di questi due tipi di lavoratori, non potranno mai incontrarsi, perché la loro concezione di lavoro è diversa. Il contadino, anche se ha ragione, è schiacciato da qualcosa di superiore (paura, potere, ignoranza). Un uomo abituato a fare, riesce a conquistare tutto. Gli altri invece?

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Arte, mostre, maggio, giugno e covid-19 [#cultura] [#turismo]

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Ieri sera ho postato alcune domande alla mia micro community di Instagram attraverso un sondaggio. L’ho fatto sulle stories.
Ringrazio chi ha deciso di partecipare.

Tutto è partito da questo articolo pubblicato su La Lettura del Corriere della Sera a firma di Vincenzo Trione.

Si parla di cosa cambierà, come, che nuove relazioni ipotetiche si potranno avere con le arti visive nella nuova fase che parte da domani e vedrà rianimare molti luoghi di cultura più famosi e frequentati in Italia.

Come ogni volta, le domande che pongo a una persona le sviscero su di me, per una forma di rispetto dell’altro, capire se assumiamo un verso comune o in cosa ci differenziamo.

In questa occasione mi sono fatta una idea che si è rivelata quella del mio pensiero e le risposte lo decretano:

A) dal 3 giugno viaggeremo
B) non lo faremo con i mezzi pubblici
C) non lo faremo per una mostra.

La risposta C è quella che mi interessava di più. L’arte, una mostra, non è una priorità.
Il punto è che chi ha votato di tornare a visitare sono utenti che io conosco e che già scelgono di recarsi in un museo, una galleria o più spazi di produzione e condivisione artistica, da sempre. Devo dire che alcuni mi hanno stupito, ma i fattori che possono incidere sulla scelta sono milioni.

Penso a quella più semplice: se vivo in un’altra regione e posso muovermi, vado a trovare i miei familiari prima ancora di un luogo o di un evento che può assumere anche una lunga durata nel tempo.

Questo fattore alla macchina culturale quanto costa? Qual è la perdita reale?

Quando posso, viaggio e vedo. Adesso avrei seria difficoltà. Quando sono stata a Firenze lo scorso fine gennaio, si parlava già di corona virus. Con me, sul freccia rossa da Bologna, viaggiava una ragazza cinese terrorizzata dal pregiudizio che le si era cucito addosso dalle prime notizie di Wuhan. Adesso che quella cosa è una pandemia dichiarata, il quadro di consapevolezza è mutato radicalmente. Diventa un problema di mezzi, un problema economico, un problema di percezione sulla sicurezza degli spazi.

In una regione come la mia, l’Abruzzo, che impatto può avere ridurre la presenza di un pubblico di viaggiatori (turisti) in estate?

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Trust this book #ecolojoy #fiducia [#libri]

#iorestoacasa, attualità, comunicazione, costume, Donne, filosofia, leggere, letteratura, libri, marketing, marketing, Narcisismo, natura, pubblicità, quarantena, religione, salute e psicologia, social media, società, spiritualità, spiritualità, Studiare, Università, vita

Alcuni giorni fa riflettevo su come ricominciare a leggere, a cosa dedicarmi. Mi sono ricordata di un incontro fatto a Bologna con una persona che ho conosciuto in Abruzzo al volo, vista una sola volta, al Museo Nina di Civitella del Tronto (TE).

Era uno degli autori di questo libro, ma io non lo sapevo. Me ne ha parlato in un localino della zona dell’accademia a fine gennaio, quando ero lì per la fiera di arte contemporanea. Non aveva altre copie con sé, ma è rimasto il pallino fisso averlo per capire. Nei giorni scorsi proprio sulle pagine del museo ne hanno parlato in maniera dinamica, così ho pensato:
è un gioco, gioca.

Acquisto, leggo e pratico, ma soprattutto: condivido.

Amazon ci è amico 🤣

Siamo 12 persone a partecipare, il primo parte, stabilisce, consegna il libro a un altro sulla base di un sentimento. Ognuno decide a chi, di volta in volta.

Il controllo è su pochissime azioni: la regola e la rottura della regola, pensiero e azione.

Cooperazione=Emozione! 😎💥

PS. Il libro non ha confini è scritto in doppia versione, fruibile in italiano e in inglese! 😎💥

Io ho già contattato la prima persona a cui destinarlo.

Che aspettate?

Trust this book. Un gioco sulla fiducia

– Ecolojoy –

Il Girovago, 2019

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Self-made: la vita di Madam C.J. Walker #serietv [#recensione]

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Self- made è una miniserie Netflix. È una storia che trae ispirazione da una donna che ha avuto successo come imprenditrice.

Madam C. J. Walker è stata una figura centrale nella vendita dedicate alla cosmetica femminile, il prodotto su cui ha costruito il suo impero è quello dedicato alla cura dei capelli. Un successo avvenuto nei primi primi anni venti negli Stati Uniti d’America, dopo la fase di segregazione razziale.

In questa produzione si racconta di una figura caparbia, dall’impeto rivoluzionario, talmente tanto che è riuscita a ottenere il rispetto di imprenditori e disapprovare i suggerimenti di John Davison Rockefeller, suo vicino di casa.

self made, netflix, 2020

Dietro il suo progetto una rivendicazione: è una lavandaia cresciuta nei campi di cotone che pone al centro del suo discorso i diritti e il riconoscimento delle donne e degli uomini di colore e il tradimento di chi non ha creduto in lei fino in fondo.

In molti saranno in disaccordo su come lei abbia ottenuto successo, ma la vita offre chiarimenti e motivazioni che permettono di capire e lasciare in secondo piano il giudizio.

Self made è una affermazione centrata sulla indipendenza e l’autonomia della donna nera, ma ha una spinta che può essere di ispirazione anche a chi reputa importante un motivo per portare avanti una propria visione di vita in ogni tipo di progetto.

L’impressione finale è quella di aver visto un film. 🧐

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Unorthodox, Netflix, 2020

Unorthodox #serietv [#recensioni]

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Un conto è se i capelli li tagli tu per volontà, un altro è se la società che ti rappresenta impone una regola a cui tu devi sottostare.

Unorthodox è la miniserie che ho terminato stanotte; iniziata a vedere dalla curiosità suscitata dal teaser e dai film di una regista che racconta da anni esperienze simili legate alla ortodossia ebraica (Rami Burshtein – Full the void, 2013). Chi scrive la serie Netflix(Anna Winger e Alexa Karolinski) è partito da una storia autobiografica accaduta.

Esty vive nel quartiere chassidico di Williamsburg a Brooklyn. È costretta a sposare il suo compagno su una imposizione religiosa a base patriarcale. La sua passione è la musica, assieme alla nonna canta di nascosto, perché la pratica musicale è vietata alle donne. È lei a definirsi diversa, a staccare la spina da comportamenti che la castrano nella sua individualità. Viaggia verso Berlino, dove sua madre ha ricominciato una nuova vita dopo essere stata allontanata dalla bambina che le hanno sottratto, alla quale ha lasciato dei documenti che sono una sorta di lascia passare per il futuro.

La serie mostra l’importanza dei bambini e anche la sacralità della stirpe che darà voce a chi è stato ucciso durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento. Un figlio diventa una responsabilità sociale non lontana da ciò che racconta Margaret Atwood nel libro “Il racconto dell’ancella”. Le donne sono vittime di comportamenti perseguiti da altre figure femminili che non accettano modelli diversi e che ne stabiliscono ed etichettano il nostro ruolo a mogli, madri e donne di casa.

Unorthodox, Netflix, 2020

Etsy è fedele al Talmud, parte dalla base religiosa e sceglie, dopo la richiesta di divorzio del marito, di andare verso sé, fuori.

Questo racconto è universale, seppur possa evidenziare certi aspetti di una società ristretta, le parole e i gesti che pronuncia, sono le stesse di noi, che abbiamo – lottiamo – per il riconoscimento di un diritto.

A differenza di tante produzioni, l’esperienza è un dramma che spinge alla riflessione. Ci sono momenti calanti, ma tutto è racchiuso nella scena della audizione dove lei dimostra il potere reale celato nel suo animo.

Pareri?

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Hoya carnosa - ph. Amalia Temperini

Hoya carnosa [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, costume, cultura, natura, società, vita

Hoya carnosa è una pianta che volevo e mi hanno regalato alcuni anni fa. È una rampicante che non ha bisogno di particolari spinte, nel senso che le basta poca acqua per crescere come vuole.

Hoya non ama il contatto diretto con la luce.
La sua fioritura è circa ogni due anni, in primavera; il suo fusto si presenta carnoso come anche la cicciosità delle foglie.

La sua particolarità è che quando arriva il suo tempo spuntano dei grappoli che esplodono con fiorellini a forma di stella. Tutto ciò la rende bellissima ed elegante, tanto che nel modo del giardinaggio è conosciuta anche con il nome di “Fiore di cera” (o porcellana)”. La mia ha più di due anni e non ancora manda segnali. Ogni tanto ne chiedo i motivi alla mia vicina di casa fioraia oppure ai vivaisti quando mi capita di andare a fare un pomeriggio alternativo dentro una serra 🤣.

Oggi in particolare, sono seduta in sala, dove lei ha ormai fissa dimora e sto cercando di sistemare dei file al PC. Più la guardo e più penso: dove ho sbagliato?
Come è possibile che non abbia ancora dato alla vita quelle meraviglie che la contraddistinguono in tutto il mondo?

Subentra la tristezza e l’insoddisfazione
Quello che mi frena è che poi mi rendo conto di diventare come una vecchia zia che chiede alla nipote quando si sposerà o quando avrà figli e mi pare un buon motivo per prendere un caffè e rimettermi a lavorare! 🤣

Consiglio di fare una ricerca su Google per vedere che meraviglia è! 🌺🌸)

Hoya carnosa - ph. Amalia Temperini

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Cane amico - ph. Amalia Temperini

Pasquetta 2020 #iorestoacasa ma esco con guanti e mascherina

#iorestoacasa, amore, attualità, concerti, costume, cultura, danza, Donne, fotografia, musica, natura, quarantena, salute e psicologia, società, vita

Ieri, durante il giorno di Pasquetta, il mio comune ha istituito un contest per raccontare queste giornate di festa totalmente strambe. Scegliere una foto simbolo che fosse di un momento preciso della nostra storia del Covid con lo scopo di organizzare una mostra futura, una volta finito tutto, per incrementare la coesione sociale e la memoria su un fatto che stiamo attraversando come comunità.

Per via della organizzazione di tante cose, ho il numero di buona parte delle persone della mia contrada. Per la prima volta in tutti questi anni ho coinvolto e visto partecipare davvero ogni famiglia dai balconi e sulla strada.

È successo che il ristorante sotto casa, uno dei più conosciuti sulla provincia di Teramo, ha messo a disposizione un impianto e si sono messi a cantare canzoni conosciute da tutti dal balcone. Questo ha reso la dimensione sociale importante, oltre che sicura, perché a loro modo, tante persone, hanno rispettato le regole di distanza, con guanti e mascherine, ma non hanno rinunciato a esorcizzare e divertirsi nella festa.

Quando c’è da mettersi in prima linea, su qualcosa che ha davvero valore umano, io ci sono sempre, nel bene e nel male, per la gioia e per rompere le scatole. Sono uscita bardata come non mai e assieme a una ragazzina di nome Chiara abbiamo fotografato l’impossibile per creare una storia della frazione. La scelta è stata davvero dura e tra gli scatti che avrei voluto mandare per questo concorso, per integrazione, avrei scelto proprio questa che ho inserito nel post. La bambina piccola è meravigliosa ed è uno dei simboli del nostro futuro!
È una famiglia che è arrivata da poco e che già è parte di tutti noi.

Evviva la tenerezza! 💥

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