Almarina - Valeria Parrella (Einaudi, 2020) ph. Amalia Temperini

Almarina – Valeria Parrella #einaudi #libri [#recensioni]

#iorestoacasa, attualità, costume, cultura, Donne, filosofia, leggere, libri, quotidiani, salute e psicologia, società, vita

Uno degli ultimi libri che ho letto prima del blocco mentale è stato quello di Valeria Parrella intitolato Almarina (Einaudi, 2019).

La storia è di una donna che ha perso il marito, si trova a vivere una condizione esistenziale travagliata, lavora come insegnante nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, dove conosce Almarina, la seconda protagonista di tutta la lettura.

L’autrice attraversa tanti temi. L’idea di violenza, la diversità tra i concetti di diritto e giudizio in chiave individuale e collettiva. Apre una riflessione sul concetto utopico di Giustizia posto in relazione al valore del Giusto. Accende l’attenzione sulla difficoltà di essere madri, sulle lungaggini delle adozioni, le separazioni e relazioni tra figli e fratelli.

La vicenda non mi ha fatto impazzire. Ho trovato multo utili gli spunti filosofici che ruotano attorno alle vicende sociali curate dalla scrittrice.

Attualmente è candidato al Premio Strega 2020.

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Accademia [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, lavoro, libri, mostre, quotidiani, recensioni arte, rumors, social media, società, Studiare, vita

Questa è la vera Accademia e non mi pare che sia una idea tanto vecchia.
Ho sempre pensato che stessimo vivendo un tempo strano, un mix tra medioevo e rinascimento messi assieme da un linguaggio innovativo fatto di algoritmi, la nuova architettura in tutti i campi.

Questa intervista che mi hanno segnalato poco fa è tratta da Repubblica, evidenzia e rimarca la velocità con la quale si è arrivati a una soluzione veloce, in poco tempo, per ospitare i malati di corona virus e tutelare gli organi medici che arrivano in soccorso per le cure di chi ne ha più bisogno adesso. Vincono pratica e adattabilità, oltre che una visione umile e replicabile di un progetto versatile e per ogni fascia della popolazione.

Mi sembra che gli artisti chiusi nelle loro finestrelle social, falliscono in questi tempi, hanno poco da dire e quello che comunicano è boria e pessimismo. Piccoli urlatori alla Munch che tentano di imitare l’operato di Bill Viola nei movimenti, senza tenere conto che dietro ogni azione esiste uno studio e una progettualità strutturata a monte.

Ripenso a un libro di Bruno Munari che ho letto poco tempo fa. Parlava di come esista una sostanziale differenza tra artisti e designer nella mentalità e nella progettualità. Questi secondi sono quelli che si avvicinano a chi ha a collaborato con Carlo Ratti, cioè persone che agiscono con fatti e non chiacchiere.

A calpestare i lamentosi sono arrivati, pochi giorni fa, quelli che hanno aderito al progetto pensato come una comunità, si chiama “The Colouring Book ” voluto da Milano Art Guide e curato da Rossella Farinotti e Gianmaria Biancuzzi. Lo scopo è stato di donare disegni da colorare a tutti e sono tutti on-line gratuitamente. Anche qui si hanno i concetti di condivisione, adattabilità, riproducibilità, diffusione, linguaggio.

Qualcosa sta cambiando, ma il punto è che chi ha asprezza d’animo, sta diventando solo più brutto e riottoso. Fortuna che esistono gli altri!

Per l’intero articolo qui

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Maria Bellonci, Rinascimento Privato, Mondadori, 1985 - ph. Amalia Temperini

Rinascimento Privato – Maria Bellonci #libri #coronavirus [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, arte, artisti, attualità, audiolibro, collezionismo, comunicazione, cultura, Donne, giovedì, leggere, libri, quotidiani, recensioni arte, rumors, salute e psicologia, social media, vita

Io ieri sono stata malissimo, non riuscivo a capire cosa avessi in corpo. Ho pensato che fosse la sindrome di burnout causata da una sensazione di esposizione massiccia ai social e alle informazioni che vengono trasmesse ovunque, come giusto sia, per chi non ha ancora capito come muoversi e cosa fare in questi giorni di corona virus.

Ho pensato all’università e ai libri. Durante i corsi di storia dell’arte, nei primi anni, la mia professoressa ci fece leggere un testo di Maria Bellonci: Rinascimento Privato (Mondadori, 1985).

Il libro è ambientato durante il sacco di Roma, nel 1527, e ha come protagonista Isabella D’Este: una delle donne più importanti del panorama culturale della sua epoca, unità in matrimonio a Francesco II Gonzaga, Duca di Mantova.

Cosa accade quando i lanzichenecchi stanno arrivando a Roma dove lei era in viaggio? Esiste una scena descritta dall’autrice che porterò sempre alla mente. Isabella, la Duchessa, ha i capelli scomposti dall’improvvisa situazione e dalla paura; chi le stava vicino, dame e inservienti – non ricordo di preciso – la sprona e la invita a risistemarli, perché con l’etichetta in vigore a quei tempi il suo messaggio estetico e di apparenza sarebbe stato come un’onda di panico ambigua. Che tradotto voleva dire: se la duchessa si presenta non curata, allora qualcosa sta accadendo davvero.
Questi erano gli strumenti di comunicazione di quel periodo, dove il corpo nelle personalità di potere aveva una efficacia sulle masse.

Qualcosa è accaduto davvero e le testimonianze storiche lo documentano con numerose ricerche, fonti, di cui non sto qui a parlare, ma sulla base di questo fatto costruito dall’autrice, mi piace immaginare che tutti noi oggi fossimo come lei: capaci di ricomporsi secondo il rispetto di regole precise, dare l’esempio per rassicurarci gli uni con gli altri, per rispettare gli altri, cioè noi.Non credete?

Per chi volesse leggerlo lo trova in e-book, per chi volesse ascoltarlo lo trova sulle piattaforme radio Rai.

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Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi, 2018 - ph. Amalia Temperini

Addio fantasmi – Nadia Terranova #libro [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, Donne, leggere, libri, salute e psicologia, società, vita

Addio Fantasmi (Einaudi, 2018) è un e-book che ho acquistato pochi giorni fa. È scritto da Nadia Terranova, un’autrice siciliana che vive a Roma.

La storia è di Lidia, una donna che intraprende un viaggio di ritorno in Sicilia, la sua terra madre; un’isola, un luogo che si aggancia al continente da uno stretto.

La protagonista vive un vuoto da quando ha vissuto un abbandono, adesso vive a Roma con suo marito, la sua casa. È una persona riconosciuta e lavora in radio, ma qualcosa nella sua vita ha ancora bisogno di essere risistemato e la scusa del tetto è la migliore che le potesse capitare.

Il libro è ricco di dissimulazioni accumulate nel tempo. Il silenzio regna e si fa prorompente. La lettura è veloce, porta a una profonda riflessione legata al rapporto che abbiamo con l’idea di madre, di genitore, con quella di padre e della morte in generale.

Quanto è dura accettare una perdita quando il corpo di chi ami non esiste, non puoi contemplarlo come accade per un defunto? Quanto spazio occupa nei tuoi pensieri e quanto il dolore ti isola dalle persone più vicine e importanti? Quanto può valere la testimonianza di un’altra persona nell’accettare il perdono che merita la tua anima?

A me è piaciuto.
Letto volentieri. L’argomento trattato è affrontato con la giusta onestà e l’ho apprezzato molto.

Nadia Terranova- Addio Fantasmi
Einaudi, 2018

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Non superare le dosi consigliate ph. Amalia Temperini

Non superare le dosi consigliate – Costanza Rizzacasa D’Orsogna #libri [#recensioni]

amore, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, gossip, leggere, libri, Narcisismo, salute e psicologia, social media, società, vita

Matilde ha 46 anni. È la protagonista del libro “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna (Guanda, 2020).

Ha un fratello, ha un padre. Perde la madre. Ha amato Filippo, uno dei tanti Filippo che incontriamo ogni giorno noi donne per strada, che accogliamo nelle nostre vite per abitudine, con l’idea che sia il prescelto, l’uomo da amare per tutta la vita. Modello discendente diretto del padre.

Il romanzo è devastante. Racconta a ritmi spietati l’obesità, l’anoressia, combattere con l’accettazione di sé; mostra un rito di iniziazione alla vita come se si fosse in un classico romanzo di formazione, con la differenza che qui la protagonista è donna.

Si parla di binge eating, di medicine, tante medicine, di società. Cosa vuol dire stare in America quando sei la migliore e quando non lo sei più? Cosa vuol dire ritrovarsi in Italia quando la tua anima ha fame? Non si tratta di bisogno di mangiare, ma colmare il vuoto della paura quando la necessità di nasconderti è più forte di ogni cosa; quando ammettere che l’amore dei propri genitori è una atrocità da rimodellare assieme alla liberazione di un senso di colpa di matrice cattolica, votato alla punizione.

La scrittura è vomito. L’autrice avvolge il lettore in una analisi spietata di tutte le componenti che incontra, le seziona con un punto di vista analitico e senza mai esprimere una emozione definita. Si è in un vortice. Chi legge è vittima, chi legge è complice. È una lacerazione di un’anima dalla quale è difficile distaccarsi, un modello culturale da sradicare che tutti facciamo finta di non riconoscere.

Un mio vecchio professore di lettere ha sempre raccomandato che in una lettura critica non è mai corretto tenere conto del vissuto dell’autore. In questo caso però è difficile.

Se hai un problema di anoressia vai curata, se hai un problema di obesità vai denigrata. Non è forse la verità?

Costanza Rizzacasa D’Orsogna
Non superare le dosi consigliate
Guanda, 2020

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Il complotto dell'arte - ph. Amalia Temperini

Il complotto dell’arte di Jean Baudrillard #libro #saggistica [#recensione]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, leggere, libri, marketing, mostre, pubblicità, recensioni arte, social media, società, spettacolo, Studiare, televisione

Dopo Andy Warhol qual è il destino delle arti contemporanee?

È l’unica domanda a cui cerco risposta dopo la lettura del testo di Jean Baudrillard, “Il complotto dell’arte” (SE – Abscondita, 2015).

Un volume che anticipa di circa trent’anni quello che stiamo vivendo adesso con i social network, le immagini e la sovrapproduzione di esse.

L’ironia ha ucciso la critica?
Cosa vuol dire leggere la realtà con gli occhi da europei e con una modalità di rappresentazione americana basata sul regime del simulacro?

Siamo passati dal potere di illusione a quello di disilussione, ma quanto di questo è cambiato con il concetto di idea, di sostituzione del sacro e con l’inserimento della realtà in quelle arti che raccontano il nostro tempo? Quanto il pubblico si sente in soggezione davanti a un meccanismo che è a tutti gli effetti è un dominio culturale?Perché l’arte dovrebbe essere considerata esclusiva? È solo presunzione? È abuso di potere?

L’autore solleva negli anni Novanta del XX secolo qualcosa che genera negli operatori di settore una reazione critica tanto da essere considerato per loro un feroce un traditore.

Io trovo il suo punto di vista geniale e coerente con la mia visione di mondo; questo mi fa sentire meno spaesata e più rassicurata rispetto al futuro.

La lettura è veloce, ma adatta a chi è abituato ad affrontare temi legati ai cambi di processi storici e culturali.

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Francesco Bonami - Post. l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilita sociale, Feltrinelli, 2019 - ph. Amalia Temperini

Post – Francesco Bonami #arte #libri [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, cultura, leggere, libri, marketing, mostre, pubblicità, recensioni arte, social media, Studiare, vita

Post. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale (Feltrinelli, 2019) è un titolo che trae spunto da un famosissimo saggio di Walter Benjamin del 1936. È proprio agli inizi del secolo scorso che si parlava di perdita dell’aura, di cinema, fotografia, teatro, collegati a un processo che a noi oggi, in epoca immersiva, sembra una questione passata.

Francesco Bonami mette in evidenza alcuni passaggi legati alla contemporaneità e alla sua ripetizione. Il ruolo dei social network sulla fruizione di chi le opere le crea, dei lavori che vediamo, l’idea di perdita del sacro. Lo scenario descritto è più o meno questo: gli artisti bruciano, le opere si annullano nell’immediato, gli user comandano e tutto il resto è l’arredo di una narrazione basata sulle nostre storie semi-autentiche pubblicate sui social network alle quali manca una obiezione.

Anche su questo post si può mettere un mi piace, ma quanto può essere ambiguo nella interpretazione di chi lo riceve e quali sono le intenzioni di chi lo pubblica?

Un argomento che ricorda molte serie TV viste nell’ultimo anno dove l’oggetto del discorso è posto in secondo piano quasi a comparsa; ciò che è accaduto a Bugo con Morgan all’ultimo Festival di Sanremo dove il brano originale è vinto da una condivisione diffusa su queste pagine tramite immagini ironiche che ne hanno amplificato un contenuto scorretto.

In questo suo ultimo libro, il critico e curatore, evidenzia un altro dato: il rapporto che abbiamo con la noia.

A questo punto verrebbe da chiedere: dopo Andy Warhol quanto il concetto di noia è diventato espanso nel pubblico?e quanto la qualità dei contenuti incide sulla nostra esperienza di esseri umani in un’epoca che ormai può essere definita on-life?

La lettura è veloce, simpatica e adatta a chi ha poca dimestichezza con le arti contemporanee.

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Bruno Munari, Artisti e designer, Laterza, 1971

Artista e designer – Bruno Munari #libri [#recensione]

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Una delle ultime letture è un libro di Bruno Munari dal titolo Artisti e designer (Editori Laterza, 1971).

Un’opera che è un progetto di impaginazione fuori dagli schemi; affronta la questione, la diversità di due professioni lontanissime che oggi nel 2020 fanno ancora molto riflettere.

Artisti e designer parla di élite e comunità, speculazioni e funzionalità, ma soprattutto di percezione del pubblico. Che ruolo ha un falsario e che scelte compie nel riprodurre un’opera? Quanto gli conviene replicare un prototipo di design? Che ruolo ha e ha avuto la critica? Che mercato abbiamo oggi?

Alcuni giorni fa Virginia Jukuki sul suo Instagram, in una intervista, diceva una cosa importante da ricondividere: la creatività si allena, e qui, nel testo di Munari, questa capacità, si apre al confronto con la fantasia.

Spiega le differenze tra comunicazione visiva e quella di uso legata al linguaggio; mette in luce – e in netto anticipo – quello che sta accadendo oggi a Yale con il cambio di approccio nell’insegnamento della storia dell’arte. Dal codice, a più codici in relazione da interpretare e riconoscere in un’epoca o in più epoche tra culture visive del mondo, poste alla pari, in un discorso.

La lettura è stimolante e veloce! 

Bruno Munari, Artista e designer 
Editori Laterza, 1971

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Museo Nina, Civitella del Tronto (TE) ph. Amalia Temperini

Una visita al Museo Nina #CivitelladelTronto [#turismo]

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Ho scoperto il Museo Nina quasi per caso da un mio contatto di facebook. Ho deciso di visitarlo nel giorno della Befana e avere una idea di cosa mi fossi persa fino a quel momento. Si trova nella bellissima cornice di Civitella del Tronto, nella provincia di Teramo, a un passo da Ascoli Piceno, nelle Marche, in un luogo che ha avuto una rilevanza territoriale strategica per la storia d’Italia e per essere considerato un capolavoro di ingegneria militare.

Parlo della Fortezza, ovviamente, che con la sua maestosità cattura parte dell’attenzione a chi decide di visitare questa cittadina arroccata tra le montagne, che un tempo fu anche un luogo di confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio.

Il punto è che, seppure l’attenzione sia riposta su questa meraviglia, a pochi metri dalla piazza centrale si ha l’opportunità di entrare in uno spazio che racconta l’attenzione e la cura di una donna; una casa, può essere definita così, che raccoglie un patrimonio demoentoantropologico attraverso una collezione che arricchisce le possibilità di comprendere chi, cosa, come e quando, ha attraversato questi luoghi, con la costruzione di un punto di vista speculare rispetto a quello di chi sceglie di visitare (o conoscere) la Fortezza.

Quando si accede al Museo Nina (ex Nact) si ha la sensazione di essere accolti in qualcosa che già si è vissuto. Ritrovare una memoria legata alla tradizione della convivialità. La storia di Gaetana Graziani si intreccia con quella di altri vissuti che hanno donato i loro materiali fino a creare una collezione di circa 3000 pezzi di moda, design, documenti e oggetti di vita quotidiana, che attraversano fasi, classi, periodi o processi che vanno dalla fine del Settecento al nostro ultimo dopoguerra.

L’allestimento si sviluppa in quattro sezioni e una delle più interessanti è proprio l’ultima. L’idea che si ha nel perscorso è di essere in un qualsiasi moderno negozio di abiti, ma il materiale esposto, che si osserva, non è in vendita, non si può toccare, non è un bene di consumo, ma una ricordo legato al sacro, alla scienza, alla musica, allo sport, alle arti, di persone – singole intimità – fino alla loro personale vicenda collettiva.

Quanti di noi potrebbero riconoscere quei capi e sentirsi parte di quell’intreccio? Si, perché questa è una rappresentazione di una vita vera, di uno spaccato, che porta a milioni di collegamenti e aiuta a completare una letteratura di ricerca storica. Esiste un abito nero che sembra ottocentesco, quasi estrapolato dalle scene cinematografiche o dalle pagine di Charlotte Brontë, ma anche coperte di estremo valore manifatturiero. E se su queste ultime custodissimo anche noi preziosità nei dai comò delle nostre nonne cosa potrebbe significare? Se ci si sofferma un attimo, si possono aprire fronti per comprendere anche vie dedicate al collezionismo di artigianato artistico.

Se dovessi tornarci, avrei modo di guardare con altri occhi le cose, pare che molti dei cassettoni siano ancora ricchi di materiali donati non ancora sistemati, quindi nuovi mondi da scoprire!

Il museo ha degli orari stabiliti, ma consiglio di chiedere appuntamento o conferma prima dell’arrivo. Oggi coi social è facile. Esiste una sezione didattica programmata riservata ai bambini. L’accesso ha un biglietto di ingresso a pagamento.

Per saperne di più, ecco un video.

www.museonina.it

Crediti fotografici per questo articolo:

Amalia Temperini, Sara Menchini, Guido Scesi.

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Un labirinto di libri (Getty Images)

Lista #libri letti nel 2019

attualità, audiolibro, costume, cultura, Donne, filosofia, fumetti, giovedì, gossip, leggere, letteratura, libri, Narcisismo, politica, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, società, spiritualità

Come lo scorso anno per il mese di gennaio, ogni giovedì, sarà dedicato alle liste dei libri, film, serie tv ed eventi che ho visto, ai quali ho partecipato e in alcuni casi recensito sul blog e su Instagram.
Ho tralasciato tutta la parte dedicata alla saggistica, molto più massiccia e indirizzata verso un unico tema che è stato poi l’argomento principale della mia tesi discussa a luglio 2019.

Iniziano con i libri:

  1. La prima radice – Simone Weil, Edizioni di Comunità, Milano 1954
  2. Monumentum. L’abitare, il politico e il sacro – autori vari, Jacabooks, 2011
  3. La scultura raccontata da Rudofl Wittkover, Einaudi, 1985
  4. Il dono si saper vivere – Tommaso Pincio, Einaudi, 2018
  5. Il nome della Rosa – Umberto Eco, Bompiani, 1980
  6. La società della performance, Tlon, 2019
  7. I serial killer dell’anima – Cinzia Mammoliti, Sonda, 2012
  8. I testamenti – Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2019
  9. Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Mondadori, 2019
  10. Le assaggiatrici, Rossella Postorino, Feltrinelli 2018
  11. Noi felici pochi – Patrizio Bati, Mondadori, 2019
  12. La scuola di pizze in faccia – Zerocalcare, Bao Publishing, 2019
  13. Uomini e topi – John Steinbeck (trad. Michele Mari), Mondadori, 2016
  14. Kokoro. Il suono delle cose nascoste – Igort, Oblomov Edizioni, 2019
  15. La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere – Giulio Ferroni, Salerno Editrice, Roma, 2019
  16. Il censimento dei Radical Chic – Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019
  17. La straniera – Claudia Durastanti – La nave di Teseo, 2019.

    ***
    Audiolibri:
    ***

  18. Heidi – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2018 (Storytel)
  19. Una posizione scomoda – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore 2013(Storytel)
  20. La sovrana lettrice – Alan Bennett, Adelphi, 2011 (Storytel)
  21. Quanto siete felici fateci caso – Kurt Vannegut, Minimum Fax, 2017(Storytel)
  22. Storia della mia ansia – Daria Bignardi, Mondadori, 2018 (Storytel)
  23. Lessico famigliare – Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963 (Storytel)

    **
    Non terminati:
    **

  24. Tu non sei Dio, Edizioni Tlon, 2016
  25. Fedeltà – Marco Missiroli, Einaudi, 2019
  26. Sodoma – Frédréric Martel, Feltrinelli, 2019
  27. Quattro ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno -Timothy Ferriss, Cairo Editore, 2007

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Il censimento dei radical chic, Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019 - ph. Amalia Temperiini

Il censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi #libri #feltrinelli [#recensioni]

attualità, costume, cultura, giovedì, gossip, leggere, libri, politica, quotidiani, rumors, società, vita

Che cosa accade quando durante un confronto in un talk show un intellettuale e un ministro degli interni si scontrano dopo che uno dei due osa citare Spinosa? Giaco Papi nel suo ultimo libro racconta in forma romanzata, e con ironia spigolosa, una Italia quasi contemporanea.

La storia di una figlia che osserva quanto accade in questo paese da un certo momento in poi, l’accorgersi della vita parallela di suo padre che in nome di una rivolta feroce verso un mondo politico manipolatorio, agisce attraverso pseudonimi sul web. L’osservazione di come alcune figure, necessarie in alcuni periodi della storia, siano passate in secondo piano per incapacità di comprensione delle esigenze attuali di una società divenuta per buona parte populista, dove gli intellettuali sono visti come demonio in terra, vittime incapaci di lavorare sulla umiltà perché il loro linguaggio è complesso, ricercato e inarrivabile, a chi, a una popolazione che, ha costante bisogno di umiltà e leggerezza.

Il ministro degli Interni è colui che pilota la rivolta e addita queste condizioni secondo lui inaccettabili. Istituisce il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic, distorce ancora una volta la visione di un gruppo ristretto di persone che vuole a tutti i costi, secondo il suo punto di vista, schiacciare l’intelligenza altrui.

Il censimento dei radical chic (Feltrinelli, 2019) diventa così un libro esempio di come la censura possa agire sotto gli occhi del lettore che vede disturbata la riflessione su quanto legge dalla azione dell’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana. L’autore adotta una strategia intelligente nella costruzione del suo testo che volge a una doppia funzione su chi sceglie di continuare a leggere tra le righe censurate e chi invece compie un salto senza ricorrere a quanto riportato.

Una delle parti più belle è quando mette a nudo il ministro, la relazione che ha con la madre, di come lei lo aggredisce con verità estrema nell’aver tradito se stesso e la sua intelligenza per quella che può essere considerata una forma di egomania ipertrofica, un andare avanti senza una meta precisa coinvolgendo gente inconsapevole delle sue reali intenzioni.

Ci sono i salotti, ci sono le gabbie, esiste uno zoo, esistono gli anarchici, esiste ancora piazzale Loreto che raccoglie un momento preciso quello che forse è uno dei traumi che questo paese non ha saputo ancora metabolizzare.

Inutile dire che Cosma è il personaggio più spietato, quello più radicato che con la sua forza affronta e sradica qualcosa con quella che è a tutti gli effetti una strage.

Il censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi (Feltrinelli, 2009)

 

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Vivere freelance - incontro con Zerocalcare, Parco della Scienza, Teramo ph. Amalia Temperini

Vivere freelance – incontro con Zerocalcare #teramo [#eventi]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, costume, cultura, eventi, film, fumetti, lavoro, leggere, libri, marketing, pubblicità, quotidiani, recensioni arte, rumors, social media, società, spettacolo, Studiare, teatro, turismo, Università, viaggi, vita

Quando parlo con gli artisti mi capita spesso di dire che nel loro lavoro è importante la coerenza, cioè di essere, andare di pari passo con ciò che si è, quello che si vuole costruire, raccontare agli altri, adesso, del proprio momento storico, della propria connotazione nel mondo, di avere un messaggio forte da comunicare che sia proprio, unico ed esclusivo.

Questa è una delle conferme che ho avuto da Zerocalcare ieri sera, ospite al Parco della Scienza di Teramo, in un incontro organizzato da Wide Open Coworking in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Comunicazione di Teramo e il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Teramo.

Si è parlato molto di fare, di approccio al lavoro, della crisi che hanno le professioni creative e culturali nel farsi riconoscere una identità tutelata e valorizzata; di come un artista, seppure faccia questo mestiere esclusivo, si alza e svolge la sua opera come un impiegato o un operaio lavorando 8 o più ore anche se si fanno quelli che lui definisce “disegnetti”.
Ho visto una persona coraggiosa che ha urgenza di manifestare un pensiero critico creativo sul presente, che corrisponde a quanto afferma nei suoi libri, nelle sue strisce; l’ho ritrovato anche nello sclero dopo aver risposto a una domanda sulla sua possibilità di raccontare la sua vita in un film.
Quello che mi è piaciuto di più è come ha spiegato il passaggio che ha avuto il fumetto dall’essere considerato genere al riconoscimento di status di linguaggio dotato di una propria grammatica; di come nel giro di 10 anni si sono aperte nuove forme di mercato nel settore della editoria.
Alcuni il video sono nelle mie stories di Instagram @atbricolageblog

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