Non superare le dosi consigliate ph. Amalia Temperini

Non superare le dosi consigliate – Costanza Rizzacasa D’Orsogna #libri [#recensioni]

amore, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, gossip, leggere, libri, Narcisismo, salute e psicologia, social media, società, vita

Matilde ha 46 anni. È la protagonista del libro “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna (Guanda, 2020).

Ha un fratello, ha un padre. Perde la madre. Ha amato Filippo, uno dei tanti Filippo che incontriamo ogni giorno noi donne per strada, che accogliamo nelle nostre vite per abitudine, con l’idea che sia il prescelto, l’uomo da amare per tutta la vita. Modello discendente diretto del padre.

Il romanzo è devastante. Racconta a ritmi spietati l’obesità, l’anoressia, combattere con l’accettazione di sé; mostra un rito di iniziazione alla vita come se si fosse in un classico romanzo di formazione, con la differenza che qui la protagonista è donna.

Si parla di binge eating, di medicine, tante medicine, di società. Cosa vuol dire stare in America quando sei la migliore e quando non lo sei più? Cosa vuol dire ritrovarsi in Italia quando la tua anima ha fame? Non si tratta di bisogno di mangiare, ma colmare il vuoto della paura quando la necessità di nasconderti è più forte di ogni cosa; quando ammettere che l’amore dei propri genitori è una atrocità da rimodellare assieme alla liberazione di un senso di colpa di matrice cattolica, votato alla punizione.

La scrittura è vomito. L’autrice avvolge il lettore in una analisi spietata di tutte le componenti che incontra, le seziona con un punto di vista analitico e senza mai esprimere una emozione definita. Si è in un vortice. Chi legge è vittima, chi legge è complice. È una lacerazione di un’anima dalla quale è difficile distaccarsi, un modello culturale da sradicare che tutti facciamo finta di non riconoscere.

Un mio vecchio professore di lettere ha sempre raccomandato che in una lettura critica non è mai corretto tenere conto del vissuto dell’autore. In questo caso però è difficile.

Se hai un problema di anoressia vai curata, se hai un problema di obesità vai denigrata. Non è forse la verità?

Costanza Rizzacasa D’Orsogna
Non superare le dosi consigliate
Guanda, 2020

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Il complotto dell'arte - ph. Amalia Temperini

Il complotto dell’arte di Jean Baudrillard #libro #saggistica [#recensione]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, leggere, libri, marketing, mostre, pubblicità, recensioni arte, social media, società, spettacolo, Studiare, televisione

Dopo Andy Warhol qual è il destino delle arti contemporanee?

È l’unica domanda a cui cerco risposta dopo la lettura del testo di Jean Baudrillard, “Il complotto dell’arte” (SE – Abscondita, 2015).

Un volume che anticipa di circa trent’anni quello che stiamo vivendo adesso con i social network, le immagini e la sovrapproduzione di esse.

L’ironia ha ucciso la critica?
Cosa vuol dire leggere la realtà con gli occhi da europei e con una modalità di rappresentazione americana basata sul regime del simulacro?

Siamo passati dal potere di illusione a quello di disilussione, ma quanto di questo è cambiato con il concetto di idea, di sostituzione del sacro e con l’inserimento della realtà in quelle arti che raccontano il nostro tempo? Quanto il pubblico si sente in soggezione davanti a un meccanismo che è a tutti gli effetti è un dominio culturale?Perché l’arte dovrebbe essere considerata esclusiva? È solo presunzione? È abuso di potere?

L’autore solleva negli anni Novanta del XX secolo qualcosa che genera negli operatori di settore una reazione critica tanto da essere considerato per loro un feroce un traditore.

Io trovo il suo punto di vista geniale e coerente con la mia visione di mondo; questo mi fa sentire meno spaesata e più rassicurata rispetto al futuro.

La lettura è veloce, ma adatta a chi è abituato ad affrontare temi legati ai cambi di processi storici e culturali.

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Francesco Bonami - Post. l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilita sociale, Feltrinelli, 2019 - ph. Amalia Temperini

Post – Francesco Bonami #arte #libri [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, cultura, leggere, libri, marketing, mostre, pubblicità, recensioni arte, social media, Studiare, vita

Post. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità sociale (Feltrinelli, 2019) è un titolo che trae spunto da un famosissimo saggio di Walter Benjamin del 1936. È proprio agli inizi del secolo scorso che si parlava di perdita dell’aura, di cinema, fotografia, teatro, collegati a un processo che a noi oggi, in epoca immersiva, sembra una questione passata.

Francesco Bonami mette in evidenza alcuni passaggi legati alla contemporaneità e alla sua ripetizione. Il ruolo dei social network sulla fruizione di chi le opere le crea, dei lavori che vediamo, l’idea di perdita del sacro. Lo scenario descritto è più o meno questo: gli artisti bruciano, le opere si annullano nell’immediato, gli user comandano e tutto il resto è l’arredo di una narrazione basata sulle nostre storie semi-autentiche pubblicate sui social network alle quali manca una obiezione.

Anche su questo post si può mettere un mi piace, ma quanto può essere ambiguo nella interpretazione di chi lo riceve e quali sono le intenzioni di chi lo pubblica?

Un argomento che ricorda molte serie TV viste nell’ultimo anno dove l’oggetto del discorso è posto in secondo piano quasi a comparsa; ciò che è accaduto a Bugo con Morgan all’ultimo Festival di Sanremo dove il brano originale è vinto da una condivisione diffusa su queste pagine tramite immagini ironiche che ne hanno amplificato un contenuto scorretto.

In questo suo ultimo libro, il critico e curatore, evidenzia un altro dato: il rapporto che abbiamo con la noia.

A questo punto verrebbe da chiedere: dopo Andy Warhol quanto il concetto di noia è diventato espanso nel pubblico?e quanto la qualità dei contenuti incide sulla nostra esperienza di esseri umani in un’epoca che ormai può essere definita on-life?

La lettura è veloce, simpatica e adatta a chi ha poca dimestichezza con le arti contemporanee.

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Bruno Munari, Artisti e designer, Laterza, 1971

Artista e designer – Bruno Munari #libri [#recensione]

arte, artisti, comunicazione, costume, cultura, design, lavoro, leggere, libri, marketing, pubblicità, recensioni arte, società, Studiare, vita

Una delle ultime letture è un libro di Bruno Munari dal titolo Artisti e designer (Editori Laterza, 1971).

Un’opera che è un progetto di impaginazione fuori dagli schemi; affronta la questione, la diversità di due professioni lontanissime che oggi nel 2020 fanno ancora molto riflettere.

Artisti e designer parla di élite e comunità, speculazioni e funzionalità, ma soprattutto di percezione del pubblico. Che ruolo ha un falsario e che scelte compie nel riprodurre un’opera? Quanto gli conviene replicare un prototipo di design? Che ruolo ha e ha avuto la critica? Che mercato abbiamo oggi?

Alcuni giorni fa Virginia Jukuki sul suo Instagram, in una intervista, diceva una cosa importante da ricondividere: la creatività si allena, e qui, nel testo di Munari, questa capacità, si apre al confronto con la fantasia.

Spiega le differenze tra comunicazione visiva e quella di uso legata al linguaggio; mette in luce – e in netto anticipo – quello che sta accadendo oggi a Yale con il cambio di approccio nell’insegnamento della storia dell’arte. Dal codice, a più codici in relazione da interpretare e riconoscere in un’epoca o in più epoche tra culture visive del mondo, poste alla pari, in un discorso.

La lettura è stimolante e veloce! 

Bruno Munari, Artista e designer 
Editori Laterza, 1971

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Un labirinto di libri (Getty Images)

Lista #libri letti nel 2019

attualità, audiolibro, costume, cultura, Donne, filosofia, fumetti, giovedì, gossip, leggere, letteratura, libri, Narcisismo, politica, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, società, spiritualità

Come lo scorso anno per il mese di gennaio, ogni giovedì, sarà dedicato alle liste dei libri, film, serie tv ed eventi che ho visto, ai quali ho partecipato e in alcuni casi recensito sul blog e su Instagram.
Ho tralasciato tutta la parte dedicata alla saggistica, molto più massiccia e indirizzata verso un unico tema che è stato poi l’argomento principale della mia tesi discussa a luglio 2019.

Iniziano con i libri:

  1. La prima radice – Simone Weil, Edizioni di Comunità, Milano 1954
  2. Monumentum. L’abitare, il politico e il sacro – autori vari, Jacabooks, 2011
  3. La scultura raccontata da Rudofl Wittkover, Einaudi, 1985
  4. Il dono si saper vivere – Tommaso Pincio, Einaudi, 2018
  5. Il nome della Rosa – Umberto Eco, Bompiani, 1980
  6. La società della performance, Tlon, 2019
  7. I serial killer dell’anima – Cinzia Mammoliti, Sonda, 2012
  8. I testamenti – Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2019
  9. Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Mondadori, 2019
  10. Le assaggiatrici, Rossella Postorino, Feltrinelli 2018
  11. Noi felici pochi – Patrizio Bati, Mondadori, 2019
  12. La scuola di pizze in faccia – Zerocalcare, Bao Publishing, 2019
  13. Uomini e topi – John Steinbeck (trad. Michele Mari), Mondadori, 2016
  14. Kokoro. Il suono delle cose nascoste – Igort, Oblomov Edizioni, 2019
  15. La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere – Giulio Ferroni, Salerno Editrice, Roma, 2019
  16. Il censimento dei Radical Chic – Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019
  17. La straniera – Claudia Durastanti – La nave di Teseo, 2019.

    ***
    Audiolibri:
    ***

  18. Heidi – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2018 (Storytel)
  19. Una posizione scomoda – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore 2013(Storytel)
  20. La sovrana lettrice – Alan Bennett, Adelphi, 2011 (Storytel)
  21. Quanto siete felici fateci caso – Kurt Vannegut, Minimum Fax, 2017(Storytel)
  22. Storia della mia ansia – Daria Bignardi, Mondadori, 2018 (Storytel)
  23. Lessico famigliare – Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963 (Storytel)

    **
    Non terminati:
    **

  24. Tu non sei Dio, Edizioni Tlon, 2016
  25. Fedeltà – Marco Missiroli, Einaudi, 2019
  26. Sodoma – Frédréric Martel, Feltrinelli, 2019
  27. Quattro ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno -Timothy Ferriss, Cairo Editore, 2007

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Il censimento dei radical chic, Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019 - ph. Amalia Temperiini

Il censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi #libri #feltrinelli [#recensioni]

attualità, costume, cultura, giovedì, gossip, leggere, libri, politica, quotidiani, rumors, società, vita

Che cosa accade quando durante un confronto in un talk show un intellettuale e un ministro degli interni si scontrano dopo che uno dei due osa citare Spinosa? Giaco Papi nel suo ultimo libro racconta in forma romanzata, e con ironia spigolosa, una Italia quasi contemporanea.

La storia di una figlia che osserva quanto accade in questo paese da un certo momento in poi, l’accorgersi della vita parallela di suo padre che in nome di una rivolta feroce verso un mondo politico manipolatorio, agisce attraverso pseudonimi sul web. L’osservazione di come alcune figure, necessarie in alcuni periodi della storia, siano passate in secondo piano per incapacità di comprensione delle esigenze attuali di una società divenuta per buona parte populista, dove gli intellettuali sono visti come demonio in terra, vittime incapaci di lavorare sulla umiltà perché il loro linguaggio è complesso, ricercato e inarrivabile, a chi, a una popolazione che, ha costante bisogno di umiltà e leggerezza.

Il ministro degli Interni è colui che pilota la rivolta e addita queste condizioni secondo lui inaccettabili. Istituisce il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic, distorce ancora una volta la visione di un gruppo ristretto di persone che vuole a tutti i costi, secondo il suo punto di vista, schiacciare l’intelligenza altrui.

Il censimento dei radical chic (Feltrinelli, 2019) diventa così un libro esempio di come la censura possa agire sotto gli occhi del lettore che vede disturbata la riflessione su quanto legge dalla azione dell’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana. L’autore adotta una strategia intelligente nella costruzione del suo testo che volge a una doppia funzione su chi sceglie di continuare a leggere tra le righe censurate e chi invece compie un salto senza ricorrere a quanto riportato.

Una delle parti più belle è quando mette a nudo il ministro, la relazione che ha con la madre, di come lei lo aggredisce con verità estrema nell’aver tradito se stesso e la sua intelligenza per quella che può essere considerata una forma di egomania ipertrofica, un andare avanti senza una meta precisa coinvolgendo gente inconsapevole delle sue reali intenzioni.

Ci sono i salotti, ci sono le gabbie, esiste uno zoo, esistono gli anarchici, esiste ancora piazzale Loreto che raccoglie un momento preciso quello che forse è uno dei traumi che questo paese non ha saputo ancora metabolizzare.

Inutile dire che Cosma è il personaggio più spietato, quello più radicato che con la sua forza affronta e sradica qualcosa con quella che è a tutti gli effetti una strage.

Il censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi (Feltrinelli, 2009)

 

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Vivere freelance - incontro con Zerocalcare, Parco della Scienza, Teramo ph. Amalia Temperini

Vivere freelance – incontro con Zerocalcare #teramo [#eventi]

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Quando parlo con gli artisti mi capita spesso di dire che nel loro lavoro è importante la coerenza, cioè di essere, andare di pari passo con ciò che si è, quello che si vuole costruire, raccontare agli altri, adesso, del proprio momento storico, della propria connotazione nel mondo, di avere un messaggio forte da comunicare che sia proprio, unico ed esclusivo.

Questa è una delle conferme che ho avuto da Zerocalcare ieri sera, ospite al Parco della Scienza di Teramo, in un incontro organizzato da Wide Open Coworking in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Comunicazione di Teramo e il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Teramo.

Si è parlato molto di fare, di approccio al lavoro, della crisi che hanno le professioni creative e culturali nel farsi riconoscere una identità tutelata e valorizzata; di come un artista, seppure faccia questo mestiere esclusivo, si alza e svolge la sua opera come un impiegato o un operaio lavorando 8 o più ore anche se si fanno quelli che lui definisce “disegnetti”.
Ho visto una persona coraggiosa che ha urgenza di manifestare un pensiero critico creativo sul presente, che corrisponde a quanto afferma nei suoi libri, nelle sue strisce; l’ho ritrovato anche nello sclero dopo aver risposto a una domanda sulla sua possibilità di raccontare la sua vita in un film.
Quello che mi è piaciuto di più è come ha spiegato il passaggio che ha avuto il fumetto dall’essere considerato genere al riconoscimento di status di linguaggio dotato di una propria grammatica; di come nel giro di 10 anni si sono aperte nuove forme di mercato nel settore della editoria.
Alcuni il video sono nelle mie stories di Instagram @atbricolageblog

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Le assaggiatrici – Rossella Postorino #libri #recensione

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Se Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri parlava di 10 modelli femminili di rottura, Le assaggiatrici di Rossella Postorino ha 10 figure incastonate dentro la rigidità di un totalitarismo.

Siamo nella storia contemporanea, durante la Seconda Guerra Mondiale. Alcune donne sono selezionate per assaporare ogni pasto da destinare al Führer. La situazione che vivono è una condizione politica di contorno. Rosa – la protagonista assoluta – si trova a vedere stravolta la sua esistenza. L’unica costante salda è il suo vizio di gustare le cose come faceva da bambina.

L’intreccio prevede due grandi amori, quello per Gregor, l’uomo costretto a partire per difendere la patria e quello per un comandante delle SS, che esegue i compiti per la nazione nel quartiere generale di Adolph Hilter.

Le assaggiatrici - Rossella Postorino, Feltrinelli, 2018 - ph. Amalia Temperini

L’elemento accattivante di tutta la lettura è il flusso di coscienza. Da lettrice sono stata costretta a saltellare nei pensieri intrusivi della protagonista come se fosse in me quel meccanismo cervellotico; oscillavo tra senso di colpa, tradimento e la rinuncia che a un certo momento si radicalizzati in me senza una apparente ragione.

Dall’inizio ho avuto la percezione di scindere il desiderio del corpo rispetto al pensiero. La necessità di riempire dei vuoti attraverso situazioni rischiose che garantivano all’intreccio la riuscita di una lettura sempre più intrigante, come se la fisicità sapesse già cosa volere mentre la testa si riempiva di insicurezze e stati d’animo complessi e agitati.

Nessuno potrebbe aspettarsi un finale così.

Il dato utile rilasciato dall’autrice è nei ringraziamenti. Un appunto specifica che Rosa è un personaggio esistito davvero: il suo nome è Margot Wölk, una donna che offre una chiave interpretativa sulla conoscenza di alcuni fatti dedicati al nazismo venuti fuori solo all’età dei suoi 96 anni.

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Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri #libri #donne [#recensione]

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Dieci donne, dieci modelli di rottura, sono raccontate da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri in Morgana, libro edito da Mondadori nel 2019.

La lettura è trasversale, le singole storie sono frammenti delle nostre vite estrapolate da quelle altrui, di chi ha saputo imporsi con coraggio in un sistema che voleva una femmina incastonata dentro un regime sociale di un preciso momento storico.

Mi sono resa conto di avere in mano qualcosa che mi apparteneva quando ho letto la parte dedicata alle sorelle Brontë; non ho focalizzato l’attenzione sulla loro storia personale, ma sulla mia adolescenza, su quanto abbiano inciso i libri di Emily e Charlotte: Cime Tempestose e Jane Eyre. Mi sono chiesta che impatto avessero oggi, se li rileggessi e in che modo abbiano influito nella scelta di un uomo, negli anni.

I loro temi anticipano quegli argomenti classificati come dinamiche di manipolazione, possesso o simbiosi.

Quando ero ragazzina il personaggio di Heathcliff ha forgiato il mio immaginario tanto da sentirmi come lui. In quel momento avevo trovato voce in una personalità possessiva, rabbiosa e vendicativa, che mi faceva sentire ascoltata e in pace con il mondo intero. A quel tempo non mi curavo del fatto che lui fosse un frutto raccontato da una scrittrice, ma oggi ne tengo conto; rifletto sulla potenza che può avere un messaggio narrato da una persona che ha visto il suo nome originale occultato da uno pseudonimo per poter pubblicare il proprio lavoro, ciò che la tormentava, per poter sopravvivere in quel contesto inglese di metà Ottocento.

Mi chiedo ogni giorno quanto siano forti le donne; quanto sono capaci di immedesimarsi in un dolore profondi tanto da tirarne fuori capolavori radicali.

La rabbia di Heatcliff non è diversa da quella di Tonya Harding e neppure dalla fame di vita di Vivienne Westwood. Ognuno a suo modo nella loro esistenza si è espressa attraverso l’unico espediente possibile che aveva in mano: l’arte, lo stile, la creatività, lo studio, la disciplina, qualcosa che è stato negativo, qualcosa che ha funzionato da spinta verso l’esterno. Personalità che hanno imposto a se stesse il desiderio di essere altro.

Ognuno di noi ha una storia, quella delle altre rafforza la nostra identità.

I meravigliosi disegni che anticipano ogni capitolo sono opere di MP5, artista romana conosciuta al mondo contemporaneo per i suoi lavori di street art.

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Margaret Atwood, I testamenti, ponte alle grazie - ph. Amalia Temperini

I testamenti – Margaret Atwood #libri [#recensione]

attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, leggere, letteratura, politica, religione, salute e psicologia, Serie tv, spiritualità, tecnologia

Per i suoi fedeli lettori l’attesa è stata lunghissima, soprattutto dopo che le sue parole sono diventate frutto di una serie televisiva che è arrivata alla sua terza stagione. Non avevo interesse su quello che stava accadendo nel mondo editoriale a Settembre, ma scoprire che era in programma l’uscita di nuovo volume di Margaret Atwood mi ha risollevato l’umore.

I testamenti è arrivato nelle librerie dopo circa trent’anni dall’uscita del Racconto dell’Ancella. Per chi mi segue, di quest’ultimo, ne ho parlato proprio su queste pagine qualche tempo fa.

Si tratta un volume che stravolge il punto di vista del lavoro precedente, anche la scrittura è meno claustrofobica e tediosa rispetto al passato.

Le protagoniste sono tre. La trama è sorretta da una tensione che travolge il lettore in tutte le sue parti. Siamo noi chiamati a rispondere a una verità, partecipi del tradimento contro Gilead – lo stato teocratico crollato e governato da una società patriarcale che sfrutta le ancelle – e le donne in generale – a favore di un meccanismo che è a tutti gli effetti un totalitarismo.

La scrittura è fluida. Sono d’accordo con chi dice che è stato un processo voluto per un pubblico trasversale raggiunto grazie ai progetti streaming che hanno visto l’autrice protagonista nella stesura delle sceneggiature.

La parte che più mi ha ispirato è stata la fine. La costruzione è come quella del Racconto, l’ironia e sarcasmo mostravano una condizione impossibile e inafferrabile per arrivare a una parvenza di verità. I Testamenti, al contrario, apre a ogni verità possibile. Esistono più piste che riconducono a uno stesso indizio, le donne sono affermate e portano avanti progetti concreti serissimi. Si riconosce in loro una forza che non è più resistenza di un singolo, si apre a una coralità e una capacità di cooperazione formidabile tra simili. Questo accade, o si inizia a capire, per opera della rottura di un meccanismo interno a quella nazione che hanno vissuto, con lo scopo di sovvertire quel regime e il loro codice di comportamento. La Atwood sfrutta due personaggi precisi, simili e contraddittori, votati al potere e al dominio per attrarre ed emettere fatti sottaciuti nel tempo, ricostruire, consciamente o inconsciamente, per dimostrare che male e bene viaggiano sempre in parallelo.

Quello che voglio dire è che esiste una consapevolezza maggiore nei Testamenti rispetto all’Ancella, in quest’ultimo, per me, affiorava il controllo, una oppressione che disorientava chi leggeva, chi era sottoposto a quel quadro distopico.

Chi è amante delle copertine, potrà capire la risposta finale del romanzo partendo da lì.

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Io, donna [#riflessione]

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Sono alcuni giorni che rifletto sulla mia condizione di donna; accade molto spesso che mi confronto con una mia cara amica su questo tema. Entrambe ci troviamo a leggere dei libri che trattano argomenti dedicati alla maternità o di figure femminili sottomesse alla visione del mondo maschile/patriarcale. Ci siamo ritrovate a dover ammettere che una delle questioni che ci devasta come genere è quello del condizionamento sociale.

Esiste un problema di fondo, che è dilagante, secondo il quale se non sei madre o senti la necessità di essere moglie, sei considerata per molti una persona problematica o incapace di avere delle relazioni: perché è impossibile non volere dei figli o è impossibile non sposarsi quando l’età avanza e il tempo scorre inesorabile come una trappola. Questo tipo di commenti – che ritengo sprezzanti – sono spesso lanciati dalle donne, e per mio conto, affermo che imbestialisce le relazioni portandole al collasso e a una forte sottovalutazione della presenza di violenza psicologica che può esserci stata dietro ogni singola nostra singola storia.

Mi auguro di riuscire, nelle prossime settimane, a parlare su queste pagine di alcune letture che sto portando avanti. Si tratta di vari generi letterari che mi hanno risucchiata e sui quali sto aprendo gli occhi in maniera molto acuta. Tra quelli più interessanti e difficili esiste un volume dedicato agli scandali in Vaticano. Si tratta di una inchiesta di un sociologo francese che per quattro anni ha intervistato sacerdoti, prelati e alte cariche della Chiesa cattolica di tutto il mondo. Il suo punto di vista è una indagine che si basa sulla omofobia e sulla corruzione interne a quel sistema. Ogni volta che lo apro, ho sempre questa domanda fissa nella testa ed è legata alla spiritualità e alla immagine cui siamo sottoposti da una vita: cosa hanno in comune con me, donna, Gesù Cristo e la sua figura? come cambia la nostra percezione se sappiamo che quella che hanno scelto di farci guardare ad ogni angolo su ogni muro, delle nostre case, uffici e istituzioni è una rappresentazione di un uomo durissima e violenta?

Il suo è messaggio potentissimo e unico, ma in che modo è utile alla mia persona? in cosa mi rappresenta oggi? L’unica motivazione che riesco a darmi è la possibilità di non arrivare a quel tipo brutalità e di trascinare la mia croce personale fino al punto di fermarmi un attimo prima, scegliere di non soffrire come ha vissuto lui, in una esistenza che ha rivoluzionato il mondo della religiosità, ai suoi tempi, tanto da segnare ancora i nostri giorni.

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Storia della mia ansia - Daria Bignardi, Mondadori, 2018

Storia della mia ansia – Daria Bignardi #libri #audiolibri [#recensione]

amore, attualità, audiolibro, costume, cultura, Donne, giovedì, leggere, letteratura, libri, salute e psicologia, società, streaming, vita

A dire la verità ogni volta che ho visto le presentazioni televisive dei film di Daria Bignardi sono rimasta delusa. Ne fece una da Fabio Fazio alcuni anni fa dove mi sembrava una donna molto fragile una volta svestita del ruolo di presentatrice. Questo ha influito negativamente sull’acquisto dei suoi libri fino a quando non ho deciso di superare questo pregiudizio e concentrarmi su un suo libro pubblicato nel 2018.

Storia della mia ansia è edito da Mondadori, l’ho trovato mentre rovistavo nelle virtualità dei testi di letteratura femminile su Storytel. Quello che ha catturato attenzione è stata l’empatia con il titolo.

Lea è una famosa scrittrice sposata con un uomo scontroso. Si sono conosciuti e innamorati avidamente. La storia con Shlomo adesso è complessa, guidata da aspetti comuni a tutte le storie d’amore lunghe e tortuose. Hanno dei figli assieme, ma si parla di una famiglia allargata. Nel cammino di riflessione sulla propria persona la protagonista si ammala, ha un tumore che la costringe a mettersi in discussione e viaggiare tra ricordi, città e paesini di montagna.

Storia della mia ansia - Daria Bignardi, Mondadori, 2018 - Ph. Amalia Temperini

Nella ferocia delle discussioni col marito emergono molte verità del suo carattere, i conflitti che ha con sua madre, ma anche quegli amori tenuti segreti che mostrano quanto gli esseri umani sono vigliacchi e pilotati da tremendo egoismo, capaci di nascondere cose bellissime per paura di tradire o non essere accettate.

Lea è sola, vuole sentirsi sola, e per compensare questo suo stato scopre in ospedale un uomo che la mette in crisi. E’ un amore improvviso dettato dal comune disagio della malattia, dalle chemio e di come esse cambiano i corpi; trasformata all’improvviso da qualcosa che è arrivato ed è inspiegabile.

A mutare lo scenario un incidente in Africa.

L’audiolibro è letto da Daria Bignardi. La familiarità con la sua voce permette di entrare in connessione con qualcosa che sembra appartenere a proprio a colei che lo scritto e questo dato lo rende piacevole. Non cambierà le esistente, ma permette qualche ora di riflessione. La sua durata è di circa 3 ore e mezza.

Storia della mia ansia – Daria Bignardi
Mondadori, 2018
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