Chiesa di Sant’Elena – Scavi archeologici – Battistero di San Giovanni in fonte – Verona – #viaggi [#turismo]

architettura, arte, artisti, costume, cultura, giovedì, natura, recensioni arte, religione, società, spiritualità, Studiare, turismo, viaggi, vita

Come ho già detto la settimana scorsa, eccomi a parlare della Chiesa di Sant’Elena situata nella zona del vescovado, proprio dietro la Cattedrale Matriarcale di Santa Maria Assunta. Per accedere a questo spazio è necessario pagare un biglietto di ingresso di 3 euro, una volta entrati, presenta un’area dedicata al battistero e una agli scavi archeologici.

Nel girare da sola ho invertito gli ingressi; mi sono ficcata in una via che mi ha portato alla visita di un piccolo chiostro scoperto per caso. La fortuna è stata di beccare una bellissima giornata di sole ed essere in quella area prima delle ore 10 del mattino; il verde brillante è stato una benedizione per l’armonia della mia ultima giornata di visita nella città.

La chiesa di Sant’Elena era un passaggio coperto che collegava al cattedrale alla area riservata dei canonici. Esiste un piccolo altare ricavato dalla pietra che presenta una Madonna in trono con bambino e i santi. La cosa più interessante di questa zona è un osso in legno – presumibilmente di balena – situato proprio sopra questa rappresentazione sacra; secondo fonti ascoltate dalla piccola audio-guida era una pratica della tradizione antica e usato come segno benaugurante, curativo e di protezione.

Il Battistero di San Giovanni in Fonte è di periodo longobardo, ha resti di affreschi di epoca medievale e una fonte battesimale ottagonale ricavata da un unico blocco marmoreo del XII secolo. È considerato uno dei capolavori della scultura romanica.

La mia esperienza a Verona mi ha arricchito e vorrei tornarci di nuovo per visitare quegli spazi che ho sottratto al mio volere per questioni di tempo. Qualcuno di voi la conosce bene? suggerimenti?
Ho assaggiato i bigoli al sugo di anatra: che spettacolo!

https://www.chieseverona.it/

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Se vuoi supportare il blog con un caffé:

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Iscriviti al blog nella casellina in basso a destra della homepage:

www.amaliatemperini.com | www.atbricolageblog.com

Seguimi su:
Twitter http://www.twitter.com/atbricolageblog| Instagram https://www.instagram.com/atbricolageblog/

Per richieste:
atbricolageblog@gmail.com

Nel rispetto del provvedimento emanato dal garante per la privacy in data 8 maggio 2014 e viste le importanti novità previste dal Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016, noto anche come “GDPR”, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all’uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016 (qui) oppure leggere la Privacy Police di Automattic http://automattic.com/privacy/

Casa Buonarroti #museo #turismo #firenze[#recensione]

arte, artisti, costume, cultura, giovedì, mostre, natura, recensioni arte, religione, società, spiritualità, turismo, viaggi, vita

Ispirata dal film di Emanuele Imbucci sono tornata a Firenze per visitare una serie di mostre temporanee che avevo messo in conto ma con una speciale attenzione verso Casa Buonarroti.  Si tratta di uno spazio costituto nel 1612 che conserva una raccolta di opere raffinate che rendono l’esperienza del visitatore unica e regale.

Un ambiente custode di una collezione di lavori dei maggiori artisti del tempo. Figure volute da Michelangelo il Giovane, nipote del famoso artista, che ha saputo pensare in circa trent’anni a una raccolta che esaltava le fastosità della sua famiglia attraverso una raffinata selezione di opere realizzate da autori che vanno da Artemisia Gentileschi a Pietro da Cortona, da Jacopo Vignali a tante altre figure incastonate nelle testimonianze del percorso museale capace di raccontare la Firenze di quel periodo.

La fondazione è un museo seminascosto distribuito su due piani, il primo è il più imponente in ordine di magnificenza. A catturare l’attenzione i due famosissimi lavori giovanili di Michelangelo: La Madonna della scala del 1491 circa e La battaglia dei Centauri del 1492. Due sculture dalle quali si possono osservare le potenzialità straordinarie dell’architetto, scultore, pittore racchiuse nei dettagli di due frammenti che anticipano il genio manifestato in modo acclarato in tutte quelle forme nel suo stile maturo nella Roma papale di 1500 fino ad arrivare alle sue più preziose e incomplete Pietà.

Fondamentale è anche lo slancio di sguardo che offre la sala della Galleria assieme alla Stanza del dì e della notte e quella definita Lo Studio. Tre ambienti che si susseguono e dove è possibile concentrarsi sulla ricostruzione di una biografia per immagini dedicata a Michelangelo nell’incontro con papi e sovrani, quella della storia di famiglia con un focus sulla vita del nipote e le effigi di toscani illustri affrescati e distribuiti secondo la tipologia di sapienza cui appartenevano (medicina, matematica, fisica, letteratura, teologia e filosofia).

L’allestimento è costituito da un corollario ricchissimo di materiali e si conclude con la narrazione di alcune celebrazioni ottocentesche realizzate in occasione del quarto centenario di nascita dell’artista. La visita è gestibile, i suoi tempi si aggirano attorno a un’oretta. Il vantaggio è stato riuscire a beccare un momento in cui le sale erano deserte tanto da poter osservare – con i tempi giusti – le magnetiche sale che contraddistinguono alcuni degli spazi più potenti.

Qualcuno ci è mai stato?

Fondazione Casa Buonarroti

Via Ghibellina 70
50122 – Firenze
http://www.casabuonarroti.it/

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Se vuoi supportare il blog con un caffé:

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Iscriviti al blog nella casellina in basso a destra della homepage:

www.amaliatemperini.com | www.atbricolageblog.com

Seguimi su Twitterhttp://www.twitter.com/atbricolagebloge Instagram https://www.instagram.com/atbricolageblog/

Per richieste commerciali/proposte di lavoro:

atbricolageblog@gmail.com

Nel rispetto del provvedimento emanato dal garante per la privacy in data 8 maggio 2014 e viste le importanti novità previste dal Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016, noto anche come “GDPR”, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all’uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016 (qui) oppure leggere la Privacy Police di Automattic http://automattic.com/privacy/
immagine presa dal sito fieradilonigo.it/

Leatà di Letizia Pezzali #libri #einaudi [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, letteratura, libri, Narcisismo, salute e psicologia, social media, società, spiritualità, tecnologia, vita

Questo libro è adatto a chi ama i romanzi di Teresa Ciabatti ed Elisabetta Bucciarelli. Ci penso da quando ho terminato la lettura nei primi giorni di Aprile. Ho aspettato a parlarne perché volevo capire cosa rimanesse addosso e valutare con giusta distanza le sensazioni che Lealtà di Letizia Pezzali (Einaudi, 2018) mi avesse trasmesso.

É una storia d’amore per palati difficili, chi non ama i sentimentalismi e vuole sondare l’energia del proprio vissuto nel pieno della nostra contemporaneità, centrato su chi è in quel meccanismo di cristallizzazione descritto dell’autrice quando parla di desiderio.

Giulia è una ragazza nata nel 1984 che ha conosciuto Michele ai tempi dell’università; lui è un uomo maturo con il quale ha avuto una relazione molto intima; entrambi sono fedeli a un ricordo da custodire. Si è a Londra nei periodi della Brexit, adesso, quando i social network fungono da cassa di risonanza per le proprie ossessioni, le mancanze, lo sviluppo di più paranoie che alimentano le insicurezze. Il tempo è regolamentato da uno schema dettato dai ritmi della finanza e da chi si trova castrato nello smarrimento del proprio essere.

Il libro è un flusso di coscienza continuo dove si è immersi nelle riflessioni di una protagonista che fagocita se stessa nella critica al proprio corpo, nella pornografia, nelle riflessioni sul fallimento, sulla maternità, lo stalking, sul vivere una vita da replicante sadica. Esistono dei capitoli in cui viene sottratta la poesia a un titolo di Shakespere per indicizzare il contenuto al movimento dei mercati. Si connette tutto a una adolescenza inespressa, rimasta incastonata nelle vicissitudini di chi ha scelto di rinunciare alla verità per trovare degli escamotage e sabotare la propria esistenza.

Tutto è sorretto da un mistero che porta il lettore a divorare pagina per pagina la ragione per cui Michele ha dato le dimissioni dal suo posto di lavoro in un intreccio che coinvolge il capo di Giulia: Seamus. Un uomo geniale, manipolatore perverso, custode di saggezza e segreti taciuti, sorretti da una catena continua di perbenismo.

Il citazionismo è un argomento contraddittorio che torna ciclico e sotto varie forme; dimostra come la scissione tra imitazione e riflessione siano pilastri che guidano gli esseri umani nella scelta, a saper discernere per costruirsi una coscienza seguendo le fila della propria indole. In soccorso arriva la letteratura attraversata dalla voce narrante (La paga del sabato di Beppe Fenoglio, Anna Karenina di Lev Tolstoj) che combatte contro quelle frasi estrapolate come massime venute fuori dai diari delle medie di ragazzini intrappolati nella rete degli anni ’80.

Arriva la comprensione, il tipo di straniamento e la sottomissione che si vive nella realtà di chi non è qui in Italia e che è ben descritta dalla scrittrice. Si tratta di una alterazione che fa da contesto rispetto all’origine, al paese di provenienza, che è restituito come chi davvero conosce quel tipo di sentire. Allora quando Giulia mente al suo superiore e rientra a Milano per cercare di affrontare il suo passatodopo la morte della madre, la musica aiuta a spingere e a radicalizzare l’intero contenuto per aprire a un tentativo di processo che porta a un costante travaglio.

Il libro prende in considerazione molti elementi nel mondo dell’arte, ma estrapola il suo movimento da un brano scritto da Erik Satie nel 1893. Vessazione è una sequenza musicale che non trova mai fine. È un tentativo di esplorazione di sogni, rimpianti, melanconia, malinconia, di maltrattamenti continui e oppressivi su se stessi. È un fenomeno esclusivo di un amore terminato bruscamente che cerca di sondare l’impossibile e l’inespresso del possesso insito nel desiderio come una banca che usurpa le risorse dei suoi clienti con forti pressioni fiscali.

La copertina è un papavero le cui sfumature cromatiche sono state alterate nel suo sistema di tonalità. Un fiore del ricordo che potrebbe asserire a molti significati, tra cui quello di chi è caduto e ha mutilato il proprio essere in guerra, per una nazione e la sua economia.

Forse quando si sceglie di amare una persona lontana ci si sente così? Si è costretti a viverne la distanza e la condizione che si trattiene è la stessa di chi sceglie di sottrarre colore per vedere uno scheletro scarnito di un fiore come fosse brillante al pari dell’originale? Tu che idea hai?

È libro è candidato al Premio Strega 2018.

Acquistalo su Amazon:
Lealtà di Letizia Pezzali (Einaudi, 2018)
https://amzn.to/2jcYRoQ

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Se vuoi supportare il blog con un caffé:

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Iscriviti al blog nella casellina in basso a destra della homepage:

www.amaliatemperini.com
www.atbricolageblog.com

Seguimi su Twitter!

@atbricolageblog

Per richieste commerciali/proposte di lavoro:
atbricolageblog@gmail.com

La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo Del Toro #film [#recensione]

amore, arte, attualità, cinema, costume, cultura, danza, Donne, film, fotografia, fumetti, giovedì, letteratura, libri, musica, poesia, politica, salute e psicologia, società, spettacolo, teatro, televisione, vita

The Shape of Water è un film girato da Guillermo Del Toro uscito nelle sale cinematografiche il 14 febbraio. Si tratta di una storia che racconta di una ragazza che ha perso l’uso della voce. Una signorina che nella sua diversità trova qualcosa che la rende viva in un essere metà uomo metà pesce rinchiuso nel laboratorio dove lei lavora come donna delle pulizie.

La travagliata storia d’amore fantasy fa affiorare alla mente schemi narrativi conosciuti tanto da rendere l’intero progetto banale. Gli sceneggiatori sembrano essersi ispirati a Amelié Pouline e a scene tratte da Forrest Gump di Robert Zemeckis, La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski e Matrix di Larry e Andy Wachowski. Molte inquadrature mettono al centro illustrazione, fotografia, pittura e televisione. Il cinema stesso è l’oggetto di osservazione. Una costruzione melanconica che dal progresso vuole tornare all’incanto di una poesia artigianale. Le tonalità dominanti sono verdi e alcune inquadrature sono costruite in una logica compositiva hopperiana. Molte sequenze sono girate in location chiuse. Bunker come case dove si nascondono paure estreme.

L’inserimento di una creatura mitica è un parallelo da avvicinare ai nostri giorni, ma le finalità sono ambigue e non definite. Si pensi alle nostre interazioni coi robot e con le intelligenze artificiali. Lo straniero, gli stranieri, i corpi estranei da conoscere e analizzare, ma allo stesso tempo il tentativo di raggiungere la consapevolezza per accogliere con leggerezza chi è diverso, che in questo progetto di dimostra senza forza.

Tra le figure importanti che emergono, assieme ai protagonisti, esiste uno scienziato di nome Dimitri. Un personaggio radicale che fa eco all’omonimo soggetto proveniente dalle letteratura dei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Si potrebbe avanzare l’ipotesi che la Russia è vista come una vecchia saggia Europa, capace di porre le basi per una cultura solida fondata su regole e metodi accademici, ma che alla fine cede al tradimento nell’atto di morte, nella supremazia di chi crede a pensiero statunitense, unico, positivo, motivazionale e programmato.

Una miscellanea di argomenti ripetuti e sfiancanti: maschilismo, razzismo, spionaggio, America, Russia, Guerra Fredda, telecamere nei luoghi di lavoro, omosessualità come tabù, laboratori di sperimentazione, la violenza sulle donne e il disorientamento. Condizioni riscontrabili in un quotidiano passato o nel tecnologico avanzato, montati per un tempo che vola via a suon di algoritmi.

Il finale arriva a un componimento tragico di matrice shakespeariana, ma torna al mito della storia antica invertendo le intenzioni. Orfeo e Euridice, ad esempio, dove lui scende nell’ade per strapparla dal regno dei morti. La forma dell’acqua sovverte questo ordine, recupera la potenza femminile, la preserva da una esistenza terrena e la immerge in amore liquido dove non occorrono parole. Si è in un luogo uterino, un buio, che è cinema e paura, prima protezione, proiezione, che chiude l’intera visione con una sana perplessità: perché questo film ha vinto il Festival del Cinema di Venezia e ha avuto 13 nomination agli Oscar?

 

La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo Del Toro

Film:

The Shape of Water di Guillermo Del Toro

Il favoloso mondo di Amèlie di Jean-Pierre Jeunet
http://amzn.to/2ERuBJo

Forrest Gump di Robert Zemeckis
http://amzn.to/2EYU8nl

La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski
http://amzn.to/2EYU8nl

Matrix di Larry e Andy Wachowski
http://amzn.to/2ouFz0r

Libri:

Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
http://amzn.to/2GFaj6q

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/cookielaw/about/

Se vuoi supportare il blog con un caffé:

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Iscriviti al blog nella casellina in basso a destra della homepage:

www.amaliatemperini.com
www.atbricolageblog.com

Seguimi su Twitter!

@atbricolageblog

Per richieste commerciali/proposte di lavoro:
atbricolageblog@gmail.com

Buon fine anno! [#happynewyear]

arte, cultura, eventi, lavoro, vita

Il 2017 mi ha portato nuove consapevolezze.
Nuova felicità.

Il blog tornerà nella sua regolare attività nel 2018.

Buon anno!

Mirror #comunicazione

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, cultura, letteratura, mostre, recensioni arte

Alcuni mesi fa ho avuto modo di conoscere Paola Cimini in una guida d’arte presso la Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso. Uno di quegli incontri che pensi possano nascere e morire nell’istante in cui iniziano perché tanto belli e di confronto. Si è chiacchierato un po’ alla fine della visita e ho scoperto solo in seguito avesse una agenzia di comunicazione chiamata “Mirror”.

Lo specchio, un argomento a me caro per gli studi sul narcisismo, lo specchio a lei molto caro, base di questo suo progetto importante.

In seguito mi ha commissionato un articolo per il suo sito che avesse un punto di vista personale su un’opera precisa di Michelangelo Pistoletto. Ho scomodato anche qualcun’altro per rafforzare il discorso. Adoro le connessioni, le sinapsi, i collegamenti in natura che portano a una crisi dei modelli: i canoni.

Buona lettura!

Questioni di veduta.
Le connesse relazioni di Michelangelo Pistoletto agli specchi

 

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma - Napoli

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Mevlana Lipp
Paradise Lost

Inaugurazione:
Venerdì 19 Maggio ore 19,30

Galleria Annarumma,
Napoli

 

Mevlana Lipp (Colonia,1989) nel suo lavoro artistico,esamina la percezione soggettiva come qualcosa di separato dal contesto naturale. In modo giocoso ma critico, egli mette in dubbio la costruzione della nozione di “individuo” avente una consapevolezza contraddittoria dell’ambiente oggettivo, ossia come di qualcosa di sentimentale, ma al tempo stesso da usare e sfruttare in modo egoistico.

L’idea romantica della natura come di un sereno rifugio,vienaqui smascherata come antica e obsoleta. Infatti, l’individuo contemporaneo si muove sul pianeta Terra  come un alieno il quale si limita ad osservare la flora e la fauna come da uno schermo TV al plasma.L‘artista studia quindi la discrepanza che esiste tra soggetto e oggetto, tra coscienza e incoscienza, tra umano e natura.

Nelle sue ultime opere, consistenti in bassorilievi realizzati con notevole perizia, Mevlana Lipp dimostra non solo quanto  sia profonda l’alienazione umana, ma anche quanto sia stata violata la natura con l’intrusione di tutto ciò che è artificiale. Ecco perché l‘artista preferisce utilizzare dei materiali come il legno ed i suoi derivati : MDF, tavole rivestite, compensato e varie impiallacciature. Questi bassorilievi hanno il potere evocativo e la bellezza melanconica di un veloce sguardo gettato su un campo o su un giardino attraverso una finestra.

Traumaticamente, ma non senza umorismo, Mevlana Lipp indica lo stato passato, in cui eravamo un tutt‘uno con la natura, ma al tempo stesso sottolinea l’acuta e assurda irrecuperabilità dell’integrità del mondo naturale.”Post-romanticamente”, il suo lavoro ci ricorda quale sia la nostra condizione nativa e tuttavia ci presenta come siamo attualmente, ossia  come degli extraterrestri del tutto avulsi dal contesto naturale.

 

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma - Napoli

 

Mevlana Lipp
Paradise Lost

Inaugurazione:
Venerdì 19 Maggio ore 19,30
fino al 30 Giugno 2017

Galleria Annarumma,
Via del Parco Margherita, 43
80121 Napoli – Italy

www.annarumma.net

 

*Comunicato stampa

 

VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

VARIAZIONI SULLA DURATA. 24 ore di performance, 18 – 19 Maggio, V.AR.CO – L’Aquila #pubblico [#arte]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, mostre, politica, teatro, turismo, viaggi

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

A cura di Maurizio Coccia

18 maggio 2017 dalle ore 20.00
fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

| Spazio VARCO | L’Aquila

 

Il 18 maggio 2017 alle ore 20.00, presso SpazioVARCO a L’Aquila, inaugura “VARIAZIONI SULLA DURATA”24 ore di performance e di incontri con il pubblico fino alle 20.00 del 19 maggio 2017.

L’iniziativa è ideata e curata da Maurizio Coccia con la collaborazione e la partecipazione di Margherita Morgantin, Italo Zuffi e Andrea Panarelli.

Le performance vedono la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Interverranno inoltre relatori provenienti da diversi ambiti professionali che porteranno la loro testimonianza sul tema della durata nella loro attività.

“(…) Nel contesto aquilano, credo che il linguaggio artistico più adatto sia la performance. Intanto ci risparmia l’estetica pornografica delle rovine. Poi, è una pratica inflessibile. Non ammette ripensamenti. Ciò che è fatto, è fatto. Infine si fonda su tre modalità espressive ormai diventate, in città, categorie esistenziali: precarietà, instabilità, imprevedibilità.

Allo spazio VARCO, da tempo, si sta svolgendo una guerra incruenta. Una serie di battaglie pacifiche vi sta avendo luogo. Lì, l’arte e la cultura si giocano la partita fronteggiando numerose avversità. Perché non è nato con una vocazione espositiva. Non è facilmente raggiungibile – né visibile – circondato com’è da cantieri. Non c’è riscaldamento. Non c’è corrente elettrica. Mancano, in sintesi, i requisiti minimi per qualunque, dignitosa, attività pubblica.

Eppure, VARCO è lì. Esiste. Alieno da ogni patetismo si propone strenuamente quale paladino della cultura contemporanea. Nonostante le polveri sottili, i ponteggi e la metafisica sospensione della vita nel centro storico, la sua attività è continua, dura. Qui sta il nodo centrale. Il concetto di durata è il fulcro intorno al quale gira l’idea. Durata come persistenza e resistenza. Certo. Ma non solo. La durata riguarda anche all’autonomia del generatore che garantisce la corrente elettrica. È il simbolo dell’energia. Parallelamente metafora e significato letterale di sussistenza. Di sopravvivenza. Da lì alla maratona, il passo è stato breve. È una formula valida sia come mezzo sia come fine.

Ventiquattr’ore di azioni artistiche. E relatori eterogenei. Momenti conviviali. Musica. Studenti. Curiosi. Cittadini. Un fluire ininterrotto. A dare il ritmo, il rifornimento del generatore. Gli eroi della normalità, così, possono ballare sulla faglia.” (dal testo critico “Ballando sulla Faglia” di Maurizio Coccia)

VARCO verdiartecontemporanea è uno spazio che apre ad una dimensione contemporanea in un contesto precario e transitorio nel centro storico de L’Aquila. Il progetto VARCO è sostenuto dalla Fondazione Carispaq, Raffaelle Panarelli, Melfi Costruzioni, Metania, dalla asd MACO L’Aquila C5 e Art Cafè L’Aquila come sponsor tecnico.

 

VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

 

INFO

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

Ideazione e cura: Maurizio Coccia
Con la collaborazione di: Margherita Morgantin, Italo Zuffi, Andrea Panarelli
e con la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila

Dalle ore 20.00 del 18 maggio 2017 fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

Ingresso gratuito

Spazio VARCO verdiartecontemporanea
Via Giuseppe Verdi 6/8 L’Aquila
spaziovarco@gmail.com
www.v-ar-co.com

Press Office
Roberta Melasecca
Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com
349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com/
*Comunicato stampa

dagerman_web

Stig Dagerman #libri #iperborea #pointofview [#recensione]

cultura, giovedì, leggere, libri, poesia

L’incontro con la lettura di Stig Dagerman nasce casualmente grazie a una chiacchierata scambiata su facebook dove una cara amica mi introduceva a Iperborea, una casa editrice italiana e indipendente con sede a Milano, fino a quel momento sconosciuta. Tra le cose più interessanti che ho trovato sul loro sito: la specializzazione in letteratura nordeuropea, la possibilità di avere conoscenze su corsi di lingua scandinava e i formati dei libri del tutto particolari con una grafica che rimanda piccole opere d’arte pittoriche.

Ho scelto Stig Dagerman dopo aver consultato il catalogo dei loro autori. Incisivo è stato il rimando a Albert Camus e Franz Kafka. Di questi ultimi ho pensato al sentimento di straniamento, e sulla base di questa sensazione ho fatto miei Il nostro bisogno di consolazione (1991) e Perché i bambini devono ubbidire?  (2013). Testi brevi, intensi, radicali, la cui base è dotata di un senso di durezza autentico. Riflessioni educative di uno scrittore poeta anarchico, morto suicida all’età di 31 anni, cresciuto coi nonni, tradito dai suoi genitori, venuto su in un momento storico che vedeva l’ascesa dei totalitarismi più bui d’Europa. Una persona che in un racconto intitolato Il serpente (1945) faceva esprimere al suo personaggio di punta anticipazioni su momenti che dovevano ancora arrivare:

La tragedia dell’uomo contemporaneo è che non osa più avere paura. Questo è pericoloso, perché ne deriva che grado a grado sarà costretto a smettere di pensare“.

Stig Dagerman Il nostro bisogno di consolazione (1991), Perché i bambini devono ubbidire? (2013) Iperborea, Milano ph. Amalia Temperini

 

Il nostro bisogno di consolazione si apre con l’ultima poesia lasciata prima della sua morte. Cinica, difficile da accettare, un moto aspro, dichiarato e denunciato (Attenti al cane, 1954). L’intero testo è pervaso da riflessioni che mettono al centro il tempo, unità di misura che gestisce la ripetizione e la produzione nella ricerca/conflitto nel riconoscimento di diritti e doveri, pubblici e privati.

Perché i bambini devono ubbidire? è, invece, una raccolta di racconti dove l’argomento cardine è il giudizio. Apre a una riflessione verso se stessi e gli altri. Pone il prossimo in relazione alle nostre esistenze, un capro espiatorio per difendere l’immaturità intrinseca dell’essere umani. L’attenzione principale è sul verbo dovere, servile per eccellenza, nel quale si cresce invischiati e dal quale è difficile districarsi in tutta la fase di avvicinamento a un’età adulta. Tra le parti più belle, il volo che compie nel momento in cui lega Swift a Kafka, per comprendere armonia e libertà.

 

dagerman_web

 

Stig Dagerman

Il nostro bisogno di consolazione (1991)
http://amzn.to/2E2xWER
Perché i bambini devono ubbidire? (2013)
http://amzn.to/2EjpzrY

Iperborea, Milano
www.iperborea.com

Italo Insolera fotografo. Il bianco e nero delle città, 11 maggio, Museo di Trastvere – Roma #arte #fotografia #vernissage [#mostre]

arte, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

 

Una mostra rievoca lo storico di “Roma Moderna”

Urbanista, storico, autore di “Roma moderna”, Italo Insolera è stato anche fotografo. Lo è stato per documentare il proprio lavoro ma soprattutto per passione. C’è un legame forte fra le riflessioni di Insolera sui processi urbani di sviluppo e trasformazione e il bianco e nero delle sue città: nell’impegno in difesa del patrimonio culturale e ambientale, come nella sensibilità e talvolta l’ironia delle sue inquadrature, c’è la ricerca quotidiana, coerente di risposte per governare il territorio nell’interesse della comunità.

Il Museo di Roma in Trastevere ospita, dal 12 maggio al 9 luglio 2017, 50 immagini inedite, scattate da Italo Insolera tra l’immediato dopoguerra e gli anni Ottanta. La mostra, curata daCristina Archinto e Alessandra Valentinelli, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Le sequenze giovanili ritraggono la Roma in cui Insolera si laurea nel 1953, la Sicilia e l’Abruzzo dove lo conducono i primi incarichi professionali. L’uscita di “Roma moderna” nel 1962 fissa l’inizio di una fervida stagione di sfide etiche e culturali; è l’urbanista maturo che fotografa in Sardegna o in Valnerina e al taglio sobrio delle architetture sostituisce i segni dell’uomo su città e paesaggi. Negli anni Settanta Insolera torna a indagare le “Mirabilia Urbis” descritte dall’amico Antonio Cederna; uno sguardo critico che si traduce in immagini sempre più contrastate, vitali, sferzanti, svelando la tensione ideale che tanto ha caratterizzato i suoi saggi e oggi ne ripropone l’attualità.

In contemporanea alla mostra esce, per Palombi Editore, il libro “Italo Insolera, fotografo” che raccoglie duecento scatti selezionati tra le sequenze di Roma, dei viaggi, dei luoghi dov’è intervenuto come urbanista. Nato alcuni anni or sono da spunti e indicazioni di Insolera, il volume si è avvalso dell’aiuto indispensabile di Anna Maria Bozzola Insolera, oltre che delle memorie e suggestioni di quanti lo hanno conosciuto.

INFO

Italo Insolera
Il bianco e nero delle città. Immagini 1952-1988

A cura di Cristina Archinto e Alessandra Valentinelli
Promossa da: Assessorato alla Crescita culturale di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e MiBACT-Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio

Inaugurazione giovedì 11 maggio 2017 ore 18.00

Museo di Roma in Trastevere
Piazza S. Egidio 1/b – Roma

Dal 12 maggio al 9 luglio 2017
Orari: da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00; la biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: Intero: € 8,50 – Ridotto: € 7,50

Sponsor Sistema Musei Civici: MasterCard Priceless Rome
Con il contributo tecnico di: Ferrovie dello Stato
Media Partner: Il Messaggero
Servizi Museali: Zètema Progetto Cultura

Info: 060608 tutti i giorni ore 9:00 – 19:00

www.museiincomune.it; www.zetema.it

www.museodiromaintrastevere.it

 

 

 

UFFICIO STAMPA
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com / 349.4945612
http://www.robertamelasecca.wordpress.com

*Comunicato stampa

zerocalcare_immagine presa dal web

Zerocalcare #libri #fumetti #baopublishing #pointofview [#recensione]

arte, artisti, attualità, cultura, film, fumetti, giovedì, leggere, libri, televisione

Mi rendo conto che nell’ultimo periodo sto diventando una affiliata della Bao Publishing perché nel giro di poche settimane ho letto tre volumi dei loro autori. Mi piace molto la selezione che hanno, e spesso visito il sito per vedere se ci sono offerte mirate, unite a gadget e tirature limitate da collezione.

È così che ho deciso di intraprendere il viaggio con Zerocalcare alcuni mesi fa, tanti volumi pubblicati e non un quadro preciso della sua identità. In realtà avevo già fatto degli acquisti su Amazon da spedire in Francia, regalare per Natale Kobane Calling (2015), in lingua, ad amici che vivono lì. Nel frattempo ho maturato la necessità di una sua conoscenza approfondita che non si limitasse al blog. Allora ho vagato per librerie di mezzo Abruzzo senza decidere mai cosa prendere. Il fatidico giorno è arrivato quando uno dei miei librai di fiducia e un caro professore dell’università mi hanno illuminato la via. Ho ordinato Un polpo alla gola (2012) e Dimentica il mio nome (2014).

Fagocitati in meno due giorni, la cosa più intensa è la rassicurazione che lasciano. Un condensato di coscienza che si rivela fatidico, utile per ristabilire un mio vissuto non affatto diverso rispetto a quello raccontato dell’autore, quindi non unico o esclusivo, ma collettivo e corale, generazionale. In comune la stessa matrice politica, l’immaginario semi-plagiato targato anni ’80, vicini di età, disagi ansiogeni a manetta (per non dire pippe sulle cose più banali custodite per anni in silenzio fustigando il cervello senza motivo).

Chi ha suggerito i fumetti mi ha permesso di intravedere momenti centrali che segnano un passaggio da un’età adolescenziale a una maturità saggia, nella forma più leggera possibile. Di queste letture continuative, corrispondenti a una consultazione di un libro normale, ciò che convince è lo squilibrio apparente che esiste tra l’uso delle parole e quello delle immagini. Si è invasi da flussi di coscienza che predominano sullo scenario del disegno. Un doppio livello di lettura sorretto dalla paura, dalle emozioni dei protagonisti, continuative e insistenti. Spesso la risoluzione ai problemi è la trama sottaciuta, allusa, dove il processo ritrova la sua dimensione reale in uno sfogo creativo con un oggetto appartenente a una memoria lontana.

Prodotti culturali chiari ed efficaci, evidenti già in una fase successiva, quando al termine dei volumi ci si accorge che tutti gli elementi erano dichiarati in copertina, diretti e accessibili, immediati nel ricordare tema e trama (di cui non parlerò).

 

Zerocalcare

Un polpo alla gola, 2012
http://amzn.to/2nILIpk
Dimentica il mio nome, 2014
http://amzn.to/2EdYOp5

www.baopublishing.it

 

 

 

 

 

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico, 17 maggio, accademia nazionale di san luca - Roma

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico, 17 maggio, accademia nazionale di san luca – Roma #arte [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico

accademia nazionale di san luca

Palazzo Carpegna, piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma

17 maggio – 22 settembre 2017

In occasione del conferimento del Premio Presidente della Repubblica 2015 assegnato a Luigi Ontani, l’Accademia Nazionale di San Luca presenta nelle sale espositive di Palazzo Carpegna la mostra SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico, apertadal 17 maggio al 22 settembre 2017.

L’importante onorificenza venne istituita nel 1950 dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il quale destinò un Premio Nazionale, annuale e indivisibile, aperto a tutti gli artisti, affidando all’Accademia di San Luca la segnalazione del più meritevole per le tre categorie di Pittura, Scultura e Architettura.

Per celebrare l’assegnazione del Premio Presidente della Repubblica 2015, l’Accademia Nazionale di San Luca ha invitato Luigi Ontani a ideare e curare un’esposizione di sue opere, ripercorrendo la sua carriera artistica, dai tableaux vivants dei primi anni Settanta alle ultime ErmEstEtiche, alcune del tutto inedite e create espressamente per SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico.

In mostra circa 60 opere allestite nei tre spazi espositivi di Palazzo Carpegna: si inizia con le prime opere di Ontani nelle sale al pianterreno, proseguendo lungo la rampa elicoidale di Borromini, per culminare al terzo piano in alcune delle sale della Galleria dell’Accademia, secondo un percorso che intreccia un dialogo con le opere delle collezioni storiche.

Celebri i tableaux vivants dell’artista, iconografie viventi che Ontani assume su di sé come simulacri, prendendo le sembianze di figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Leonardo, Raffaello, San Luca; in mostra anche le fotografie ritoccate a mano, memorie dei soggiorni e viaggi orientali (dal 1972 ad oggi), in cui la sua poetica risente dei colori e delle tradizioni orientali. Degli anni Ottanta è la sperimentazione di altri materiali, quali la cartapesta, il legno, la ceramica e il vetro di Murano, attraverso la cui mediazione Ontani traspone in scultura il tema della maschera e dell’ibridazione di idoli già presente nelle pose fotografiche. Si giunge quindi alle Anamorpose (foto lenticolari realizzate dal 2000 ad oggi), agli elementi di arredo in ceramica e vetro, per concludere il percorso con la serie delle ErmEstEtiche, dei Canopi e dei BellimBusTi realizzati in ceramica.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue (italiano/inglese) con un testo critico di Ester Coen, un’ampia intervista di Hans Ulrich Obrist e contributi di scrittori quali Aurelio Picca e Emanuele Trevi, insieme a una selezione di testi a cui l’artista è particolarmente legato, di Francesca Alinovi, Goffredo Parise e una poesia inedita di Valentino Zeichen.

 

INFORMAZIONI

Mostra: LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico
Preview stampa: mercoledì 17 maggio, ore 11.00
Inaugurazione: mercoledì 17 maggio, ore 18.00
Apertura al pubblico: 17 maggio – 22 settembre 2017
Sede: Accademia Nazionale di San Luca, piazza dell’Accademia di San Luca 77 – Roma
Informazioni: tel. 06 679 8850; segreteria@accademiasanluca.it
Orari: dal lunedì al sabato: 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso 18.30).
Chiuso domenica e dal 6 al 27 di agosto.

Ingresso gratuito

 Iformazioni per la stampa:
Maria Bonmassar
06 4825370; +39 335490311;
ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa