La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo Del Toro #film [#recensione]

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The Shape of Water è un film girato da Guillermo Del Toro uscito nelle sale cinematografiche il 14 febbraio. Si tratta di una storia che racconta di una ragazza che ha perso l’uso della voce. Una signorina che nella sua diversità trova qualcosa che la rende viva in un essere metà uomo metà pesce rinchiuso nel laboratorio dove lei lavora come donna delle pulizie.

La travagliata storia d’amore fantasy fa affiorare alla mente schemi narrativi conosciuti tanto da rendere l’intero progetto banale. Gli sceneggiatori sembrano essersi ispirati a Amelié Pouline e a scene tratte da Forrest Gump di Robert Zemeckis, La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski e Matrix di Larry e Andy Wachowski. Molte inquadrature mettono al centro illustrazione, fotografia, pittura e televisione. Il cinema stesso è l’oggetto di osservazione. Una costruzione melanconica che dal progresso vuole tornare all’incanto di una poesia artigianale. Le tonalità dominanti sono verdi e alcune inquadrature sono costruite in una logica compositiva hopperiana. Molte sequenze sono girate in location chiuse. Bunker come case dove si nascondono paure estreme.

L’inserimento di una creatura mitica è un parallelo da avvicinare ai nostri giorni, ma le finalità sono ambigue e non definite. Si pensi alle nostre interazioni coi robot e con le intelligenze artificiali. Lo straniero, gli stranieri, i corpi estranei da conoscere e analizzare, ma allo stesso tempo il tentativo di raggiungere la consapevolezza per accogliere con leggerezza chi è diverso, che in questo progetto di dimostra senza forza.

Tra le figure importanti che emergono, assieme ai protagonisti, esiste uno scienziato di nome Dimitri. Un personaggio radicale che fa eco all’omonimo soggetto proveniente dalle letteratura dei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Si potrebbe avanzare l’ipotesi che la Russia è vista come una vecchia saggia Europa, capace di porre le basi per una cultura solida fondata su regole e metodi accademici, ma che alla fine cede al tradimento nell’atto di morte, nella supremazia di chi crede a pensiero statunitense, unico, positivo, motivazionale e programmato.

Una miscellanea di argomenti ripetuti e sfiancanti: maschilismo, razzismo, spionaggio, America, Russia, Guerra Fredda, telecamere nei luoghi di lavoro, omosessualità come tabù, laboratori di sperimentazione, la violenza sulle donne e il disorientamento. Condizioni riscontrabili in un quotidiano passato o nel tecnologico avanzato, montati per un tempo che vola via a suon di algoritmi.

Il finale arriva a un componimento tragico di matrice shakespeariana, ma torna al mito della storia antica invertendo le intenzioni. Orfeo e Euridice, ad esempio, dove lui scende nell’ade per strapparla dal regno dei morti. La forma dell’acqua sovverte questo ordine, recupera la potenza femminile, la preserva da una esistenza terrena e la immerge in amore liquido dove non occorrono parole. Si è in un luogo uterino, un buio, che è cinema e paura, prima protezione, proiezione, che chiude l’intera visione con una sana perplessità: perché questo film ha vinto il Festival del Cinema di Venezia e ha avuto 13 nomination agli Oscar?

 

La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo Del Toro

Film:

The Shape of Water di Guillermo Del Toro

Il favoloso mondo di Amèlie di Jean-Pierre Jeunet
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Forrest Gump di Robert Zemeckis
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La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski
http://amzn.to/2EYU8nl

Matrix di Larry e Andy Wachowski
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Libri:

Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
http://amzn.to/2GFaj6q

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Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma - Napoli

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Mevlana Lipp
Paradise Lost

Inaugurazione:
Venerdì 19 Maggio ore 19,30

Galleria Annarumma,
Napoli

 

Mevlana Lipp (Colonia,1989) nel suo lavoro artistico,esamina la percezione soggettiva come qualcosa di separato dal contesto naturale. In modo giocoso ma critico, egli mette in dubbio la costruzione della nozione di “individuo” avente una consapevolezza contraddittoria dell’ambiente oggettivo, ossia come di qualcosa di sentimentale, ma al tempo stesso da usare e sfruttare in modo egoistico.

L’idea romantica della natura come di un sereno rifugio,vienaqui smascherata come antica e obsoleta. Infatti, l’individuo contemporaneo si muove sul pianeta Terra  come un alieno il quale si limita ad osservare la flora e la fauna come da uno schermo TV al plasma.L‘artista studia quindi la discrepanza che esiste tra soggetto e oggetto, tra coscienza e incoscienza, tra umano e natura.

Nelle sue ultime opere, consistenti in bassorilievi realizzati con notevole perizia, Mevlana Lipp dimostra non solo quanto  sia profonda l’alienazione umana, ma anche quanto sia stata violata la natura con l’intrusione di tutto ciò che è artificiale. Ecco perché l‘artista preferisce utilizzare dei materiali come il legno ed i suoi derivati : MDF, tavole rivestite, compensato e varie impiallacciature. Questi bassorilievi hanno il potere evocativo e la bellezza melanconica di un veloce sguardo gettato su un campo o su un giardino attraverso una finestra.

Traumaticamente, ma non senza umorismo, Mevlana Lipp indica lo stato passato, in cui eravamo un tutt‘uno con la natura, ma al tempo stesso sottolinea l’acuta e assurda irrecuperabilità dell’integrità del mondo naturale.”Post-romanticamente”, il suo lavoro ci ricorda quale sia la nostra condizione nativa e tuttavia ci presenta come siamo attualmente, ossia  come degli extraterrestri del tutto avulsi dal contesto naturale.

 

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma - Napoli

 

Mevlana Lipp
Paradise Lost

Inaugurazione:
Venerdì 19 Maggio ore 19,30
fino al 30 Giugno 2017

Galleria Annarumma,
Via del Parco Margherita, 43
80121 Napoli – Italy

www.annarumma.net

 

*Comunicato stampa

 

Non contante sul mio passaggio, fino al 20 maggio, Museolaboratorio – Città Sant’Angelo (PE) #arte #mostre [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

NON CONTATE SUL MIO PASSAGGIO

Damiano Azzizia
Simone Camerlengo
Marco De Leonibus
Manuele Ianni
Gioele Pomante
Eliano Serafini

a cura di Enzo De Leonibus

Fino al 20 maggio

Museolaboratorio (Ex Manifattura Tabacchi)
Città Sant’Angelo (Pe)

 

“Sono alcuni anni che penso a questa idea di mostra, il motivo forse risiede nel fatto che da tempo mi sto dedicando anche all’insegnamento nell’Accademia di Belle Arti ed ho avuto il modo e il piacere di seguire il processo e il divenire artistico di tantissimi allievi.

Per un’avventura visiva, si pone spesso il problema dell’opera nello spazio o di far vivere una visione nello spazio che si affronta e che ospita.

Avere relazione con uno spazio espositivo come luogo vissuto e conosciuto a volte è anche stimolatore di visioni e poetiche, un po’ come affrontare il mondo, conoscerlo e lasciare segni.

Ho pensato che un’avventura del genere potesse stare in un titolo, un concetto, un incipit: palestra.

Una sorta di palestra è quello che ho proposto a questi giovani -artisti. Palestra, forse anche per una mia memoria fatta di periferie, limiti e sudore, dove riuscire ad allenare corpo e mente tra spazio e aria, disegnare traiettorie per raggiungere l’avversario, prefigurare un’azione, afferrare un’idea… ma il ring poi era un’altra cosa.

Nella palestra che ho proposto non c’é nessun allenatore (o curatore). Per circa un mese liberi e soli hanno vissuto l’avventura dello spazio del Museo Laboratorio, ognuno con il proprio bagaglio a costruire mondi, a relazionarsi o a scontrarsi, ad occupare spazi: a creare.

Tutto è stato affidato a loro, dalle chiavi dello spazio all’organizzazione della mostra. Pochi i miei interventi se non di saluto e di piccole necessità.

Il primo atto formale e sostanziale che mi è pervenuto è quello della bocciatura del titolo della mostra “Palestra”, loro hanno scelto, presumo dopo tantissime idee, discussioni ed altro: “Non contate sul mio passaggio”. Confesso che ho provato un intimo piacere, si stava realizzando, forse per la prima volta in questo spazio, il senso reale del concetto di Museo Laboratorio. In questo titolo ho trovato anche una sorta di smarcamento sia dalla breve storia del luogo e sia rispetto alle attese: “non contate sul mio passaggio” è anche una dichiarazione etica di libertà. Per questi ragazzi generosi sento di poter spendere un pensiero di Luciano Fabro: ”… l’arte e come i campi di periferia delle città, dove si scaricano i rifiuti: una specie di terra di nessuno, e finché rimane tale ci si puo muovere indisturbati, ma è meglio sloggiare non appena diventa sfruttabile, perché non si accampano diritti…”

La mostra e tutte le opere realizzate, credo che siano in questo solco per freschezza, disincanto e credibilità, a testimonianza che solo sulle terre di confine e nei luoghi marginali possono nascere e vivere le piante più rare. In un mondo che diventa sempre più povero e sul basso livellato, Damiano, Eliano, Gioele, Manuele, Marco, e Simone appaiono ai miei occhi dei giganti. La mostra e le opere mi sembrano che parlino ad uno sguardo lungo e non si accettano relazioni superficiali e frammentate.”

Enzo De Leonibus

 

 

NON CONTATE SUL MIO PASSAGGIO

Damiano Azzizia
Simone Camerlengo
Marco De Leonibus
Manuele Ianni
Gioele Pomante
Eliano Serafini

a cura di Enzo De Leonibus

fino al 20 maggio dal giovedì alla domenica, ore 17.30 – 20.30

Museolaboratorio (ex Manifattura Tabacchi)
vico Lupinaio 1,
65013 – Città Sant’Angelo (Pe)

tel. 085/960555
info@museolaboratorio.org
www.museolaboratorio.org

*Comunicato stampa

 

 

Giuseppe Adamo, PTNR 2 oilio su tela cm 100 x cm 80 - 2017

SottoPelle, 29 Marzo – Galleria Annarumma – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

SottoPelle

Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead,
Pieter Vermeersch, John Zurier 

Inaugurazione:
Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 19,00, 

Galleria Annarumma
Napoli

 

Group show, solo show. Collettiva, ma personale. Personale l’idea ed intima l’esigenza.

Ritagliata dal gallerista Francesco Annarumma come una gratificazione privata, la mostra di primavera intitolata “SottoPelle,” si propone di condividere un amore tenacemente radicato: quello per la pittura “da meditazione”. Astratta, minimal, aniconica. Un’arte dispensata dagli aggettivi superflui, che rifiuta le etichette ordinate in meticolosa sequenza, quasi a giustificare un linguaggio ancora toccato dal pregiudizio dell’oscurità.

Senza quegli “eccetera”, la pittura chiede soltanto di essere guardata onestamente, come processo di lavoro sopra e oltre la superficie. Epidermide indifesa, esposta, soggetta alle intenzioni di chi la copre, la sfida, la manipola, mutandone aspetto e natura. Cosa viva che porta i segni della vita, come la pelle porta le tracce di ciò che è stato: il passaggio del pennello, la consistenza del colore, la reazione del supporto all’intervento dell’artista. Erigendo, da documento, un monumento a se stessa che va al di là della semplice autorappresentazione.

Attraverso la tela, la carta, gli occhi assorbono la pittura. E questa scivola “sotto pelle” trattenuta come una membrana tra anima razionale e anima percettiva. Una pellicola già incisa, sulla quale continuare a scrivere, cancellare, riscrivere.

Una passione, quella raccontata dall’esposizione, che non si presta ad esplodere né a divampare. Piuttosto, opera con pazienza segreta e, senza invocare d’impero somiglianze o analogie, continua a inseguire, per coltivata inerzia, un suono di fondo misterioso e familiare.

Giuseppe Adamo (Alcamo, Italia, 1982); Fergus Feehily (Dublino, Eire, 1968); Robert Holyhead (Trowbridge, UK, 1974); Pieter Vermeersch (Kortrijk, Belgio, 1973); John Zurier (Santa Monica, USA, 1956). Cinque artisti diversi per età, geografie ed esperienze, in una collettiva che non necessita di una didascalia come collante. Un progetto che si rivela accogliendo sotto pelle la fastosa nudità della pittura.

 

SottoPelle, 29 Marzo - Galleria Annarumma - Napoli

 

SottoPelle

Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead,
Pieter Vermeersch, John Zurier

Inaugurazione:
Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 19,00,  fino al 15 Maggio

Galleria Annarumma
Via del Parco Margherita, 43
80121 – Napoli

http://www.annarumma.net/

 

*Comunicato stampa

 

La prima opera che vidi a Londra, alla Tate, diversi anni fa. Untitled 1979 by Jannis Kounellis

#JannisKounellis

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, cultura, danza, fotografia, mostre, musica, politica, quotidiani, viaggi

La prima opera che vidi a Londra, alla Tate, diversi anni fa.

Untitled 1979 by
Jannis Kounellis

Untitled 1979 Jannis Kounellis born 1936 Purchased 1983 http://www.tate.org.uk/art/work/T03796
fonte

Minus.log, Cure 02, 2016, scultura audio visiva, due elementi in legno e tempera bianca cm 100x50x25 cm ciascuno, un elemento in legno e tempera bianca cm 150x45x45, video 5’:00” loop, proiettore, lampada lad, sound, dimensioni totali 170x181x166 cm, Courtesy Galleria Bianconi

Minus.log – Untitled (line), 9 febbraio, Galleria Bianconi – Milano #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi, videoarte

MINUS.LOG
Untitled (line)
solo show a cura di Martina Lolli

opening:
giovedì 9 febbraio 2017
ore 18.00- 21.00

Galleria Bianconi,
via Lecco 20, 20124  Milano

 

Giovedì 9 febbraio alle ore 18.00 inaugura alla Galleria Bianconi Untitled (line) a cura di Martina Lolli, prima personale milanese di Minus.log, collettivo nato nel 2013 dal sodalizio fra l’artista visiva Manuela CappucciGiustino Di Gregorio, artista audiovisivo attivo fin dagli anni ’90. Attraverso la sperimentazione e l’unione di diversi media e linguaggi, Minus.log si propone di realizzare ogni opera come parte di un ambiente sinestetico che accoglie il visitatore in un dialogo fra pittura, scultura, musica, video e proiezioni.


“Untitled (line)” il titolo della mostra, incentrata sui lavori più recenti, dà conto di come sia possibile concepire la stessa come un’unica grande installazione in cui affluiscono le opere della serie Cure (2015), Try Again (2016) eFaraway so close (2017). La linea indicata nel titolo non è solo l’elegante elemento figurativo da cui si genera la produzione di Minus.log, ma fa riferimento anche all’ideale che la sottintende: la ricerca della semplicità formale e concettuale attraverso la riduzione ai minimi termini della rappresentazione e degli stimoli audio-visivi.
Nell’universo artistico di Minus.log il tempo rallenta e accoglie momenti di pausa e di latenza in cui la ricerca del senso si inabissa nel profondo dell’essenza del fruitore. In questa temporalità soggettiva l’espressione diviene silenzio e, nel ripiegamento interno dei sensi, il brusio lascia spazio al rimosso, a ciò che solitamente è detto fra parentesi. La linea come atto più semplice e raffinato della forma, dunque, non è portatrice di conoscenza analitica, ma è margine percettivo che ha bisogno di attesa per essere esperito.
Nelle installazioni della serie Cure la linea prende corpo e diviene una soglia empatica che il gioco di luce ci invita a penetrare. Essa è il taglio tradotto dalle sovrapposizioni della garza e dalle lame di luce che vibrano sulla superficie della tela di Cure 02 e sulle sculture  di Cure 01, lembi che aprono al paziente lavorio sotterraneo della rimarginazione e della cura di una ferita. Le forme che affiorano lentamente in superficie negli oli su tela della serie Try Again sono  in bilico fra figurazione e astrazione. Tracce di un’assenza resa visibile da velature e trasparenze, traducono la linea nei tagli perfetti del digitale attraverso frammenti (Skyline), ripetizioni (Loop. Visione simultanea), interruzioni (A-line) e cut-up (Cloud); allenano lo sguardo a una visualizzazione più profonda che è fatta di tentativi e di stati d’animo  (People). Nell’installazione omonima le linee si manifestano come interferenze che solcano l’invisibile campitura della proiezione; il loro manifestarsi imprevedibile ci invita alla scoperta di una singolare sincronia e di uno scarto che questa volta è dato dalla presenza del colore. In Faraway so close la linea è il profilo lontano e vicino di una reminiscenza che si riavvolge su se stessa: in un tempo infinito il ricordo è questione di prospettiva; nello spazio infinito, si declina in forme sospese. I paesaggi diFaraway so close sono immagini che derivano dall’atto di cancellare e rendere limpido e che, nel loro stesso procedimento, conservano le sfumature della memoria e la definizione formale di un obiettivo.
La ricerca di Minus.log mutua il fascino e la raffinatezza dell’estetica digitale attraverso l’uso della tecnologia sostenuta dal “calore” e dal “colore”  dei supporti analogici. Il suo rigore formale si declina nella poesia del caso e dell’errore di un sistema non totalmente controllabile – tanto analogico quanto umano – che porta a risultati inaspettati e sorprendenti. In questo gioco degli equilibri il fruitore ha una grande importanza poiché è invitato a riconquistare la propria temporalità e a ricercare in essa un senso, non necessariamente condivisibile all’unanime, ma che assuma il valore di un’esperienza singolare.
La mostra è visibile fino al 4 marzo 2017 alla Galleria Bianconi di Milano, via Lecco 20.

 

Minus.log è un collettivo che si dedica alla realizzazione di installazioni audiovisive, stampe e lavori pittorici formatosi nel 2013 dalla già sperimentata collaborazione tra Giustino di Gregorio e Manuela Cappucci. Giustino è attivo fin dagli anni ’90 come compositore (Sprut, 1999, Tzadik Records), videomaker e audiovisual artist (InterNos, Teramo, 2011; Festival E-fest Cultures Numériques, La Marsa, 2013). Manuela proviene dalla pittura informale einizia a dipingere alla fine degli anni ’90 partecipando a diverse esposizioni collettive e personali (Istantanee di mondi possibili, Villa Filiani, Teramo, 2011). Dall’unione di queste due sensibilità nasce una ricerca in cui materiale e immateriale si penetrano a vicenda, in cui musica e pittura, analogico e digitale, partecipano all’opera come elementi sinestetici di un’esperienza basata su un processo di sottrazione e riduzione dei mezzi. Allo stesso modo, l’autorialità dei due artisti si fonde nella partecipazione unitaria e indissolubile alla sua creazione.
Fra le maggiori esposizioni collettive e personali a cui Minus.log  si segnala: Stills of Peace, Scuderie Ducali Palazzo degli Acquaviva (Atri, Teramo, 2016), Unotrezerouno, Abbazia di Propezzano (Morro d’Oro, Teramo, 2016), HearteartH festival, (Berlino-Milano, 2016). Quello che rimane, Museolaboratorio ex manifattura tabacchi (Città Sant’Angelo, Pescara, 2016), FILE 2015. Electronic Language International Festival (San Paolo, Brasile, 2015), door/angelo della rivelazione/franco summa project (Castelvecchio Subequo, L’Aquila, 2014).
L’attenzione di Minus.log è concentrata sullo spazio vuoto, sulla pausa, su una comunicazione che nasce dal silenzio. Elementi semplici come linee di luce e forme minimaliste, interagiscono con superfici, sculture o ambienti che, accogliendo il rigore formale, giocano negli interstizi del senso e della logica portando in primo piano ciò che spesso è accantonato velocemente: l’errore, l’attesa, la ripetizione. Minus.log, nella creazione di ambienti immersivi, esplora e  invita ad esplorare un diverso rapporto con lo spazio e con il tempo, una dimensione nella quale sia possibile cogliere sfumature sottili e variazioni minime.

MINUS.LOG
Untitled (line)
solo show a cura di Martina Lolli

opening:
giovedì 9 febbraio 2017,  ore 18.00- 21.00

mostra: 09 febbraio – 04 marzo 2017
orari: lunedì- sabato 10.30 -13.00 /14.30-18.30

Galleria Bianconi,
via Lecco 20, 20124  Milano

per informazioni:
info@galleriabianconi.com  –
tel. +39 02 22228336

 

*Comunicato stampa

CONDUIT di Antonio Zappone #arte #mostre #pointofview [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, cultura, mostre, recensioni arte, turismo, viaggi

E’ già passata una settimana dalla fine della mostra Conduit di Antonio Zappone alla Galleria Cesare Manzo di Pescara, dove la rappresentazione e il riconoscimento sono stati i due temi portanti evidenziati e accompagnati dal testo critico a cura di Giacinto Di Pietrantonio.

Si è trattato di un progetto in cui la dimensione fotografica, pittorica, scultorea e relazionale, ha incontrato una azione di gioco performativo strutturato in diversi step, dove la cancellazione ha assunto un tono di sfocatura che ha permesso il compimento effettivo dell’incontro distante tra testo e immagine, e la sua riuscita attraverso il classico meccanismo contemporaneo di appartenenza concettuale.

Il dubbio che rimane dopo aver visionato opere e allestimento è se la intenzione dell’artista sia stata di ricercare una verità nell’immagine (un significato in più) o rimanere immobile a contemplare in devozione ciò che lui ha pensato. I termini impressi dal pubblico che ha interagito coi lavori, gli spunti offerti, gli elementi di stimolo, nel rapportarsi alle pitture, hanno fatto da cornice, guidato – o condizionato – nei momenti di passaggio e fruizione dei singoli lavori.

La dimensione ludica creata ha attutito una sorta di atto iconoclasta che si è rivelato con la strutturazione di un nascondimento dell’immagine originale: un doppio strato la cui base ha visto protagonista una stampa dedicata a una scultura su cui si è compiuto un gesto pittorico, di deformazione, fluido e in continuo movimento.

Antonio Zappone sembra aver lavorato in una condizione di immersione, come se i suoi quadri fossero nati in una camera oscura nel processo di sviluppo analogico nel momento in cui la pellicola entra in contatto coi solventi; quando una fotografia si trova a prendere una identità, una connotazione, che in questo caso è rimasta aperta a (e dai) commenti degli osservatori attraverso una parola scritta, ingessata sulle pareti.

La mostra è stata un pentagramma/prigione dove il pensiero collettivo si è accorato a una musicalità influenzata da effetti insospettabili, rotture e rumori, drammaticità e ironia, che restituiscono narrazioni, ambientazioni e percezioni presenti, ma assenti nell’atto di generazione, rivelando quanto siamo inconsciamente sottoposti al potere delle immagini, alla mancanza di un ascolto che ci accomuna e diversifica tutti, stabilendo al maestro orchestrante punti di ispirazione su cui riflettere, totalmente diversi rispetto alla idea concepita in partenza, e pronti per stendere nuove campiture per nuove partiture.

 

Antonio Zappone
CONDUIT

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

Inaugurazione:
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30
Fine mostra:  8 dicembre 2016

Galleria Cesare Manzo
 Via Galileo Galilei 42 – Pescara

Articolo blog a cura di Amalia Temperini
Ph. credit Amalia Temperini e Galleria Cesare Manzo

 

 

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO, 29 novembre, Galleria Mucciaccia – Roma #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO

mostra a cura di
Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Inaugurazione:
martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

 @Galleria Mucciaccia,
Roma

 

Martedì 29 novembre 2016, alle ore 18.00, la Galleria Mucciaccia presenta Attraverso l’evento, una grande mostra antologica di Giosetta Fioroni a cura di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Il titolo della mostra, Attraverso l’evento, è tratto da un verso di Andrea Zanzotto, da Il galateo in bosco (1978), che bene esemplifica la poetica dello scrittore veneto, legata all’uso dell’ossimoro, alla formazione di nuove parole e da arditi accostamenti linguistici.

Con oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, l’esposizione si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi  momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese  o in Faccia pubblicità.

Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani.

Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di NietzcheCongiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e accompagnata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, illustrato, Cambi Editore, con nuovi testi di Fabrizio D’Amico, Piero Mascitti e Francesca Pola; una selezione di scritti critici di  Gloria Bianchino, Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Piergiovanni Castagnoli, Germano Celant, Daniela Lancioni, Tommaso Trini e degli scrittori Alfonso Berardinelli, Guido Ceronetti, Cesare Garboli, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi e Goffredo Parise. Biografia a cura di  Elettra Bottazzi.

 

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SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Giosetta Fioroni. “Attraverso l’evento”  da Il Galateo in Bosco di Andrea Zanzotto (1978)

Curatori: Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Sede: Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Inaugurazione: martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

Apertura al pubblico: dal 30 novembre 2016 al 10 gennaio 2017

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ufficio Stampa: Maria Bonmassar 06 4825370; 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

 

QUASI EUFORIA / FRANCESCO LAURETTA, 29 ottobre 2016, Egg Visual Art – Livorno #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

QUASI EUFORIA/ 
FRANCESCO LAURETTA


Vernissage:

sabato 29 ottobre 2016
ore 18,30

@Egg Visual Art,
Livorno

 

Euforia (Quasi) viene non per caso dopo molti anni di rifondazioni.

Entrare dentro Euforia è come lasciarsi osservare dalle immagini o dalle visioni che paiono sgretolarsi da un momento all’altro. Una collana di opere si spiega davanti a noi con l’euforia di quanto possiamo declinare o definire le cose del mondo vivente, poi sopravvivente, reperto, e infine miracoloso inizio o ricominciamento. Le ragazze al Giardino delle rose sembrano fantasmi, incerte se accomodarsi o lasciarsi intravvedere nello spiraglio del quadro dell’osservante. Una processione sembra ribollire d’anime domate. Una squadra di calcio amatoriale è in posa prima di iniziare la partita che è già stata giocata, svanita, memento. Una statua si erige nello splendore rigoglioso di una natura che pare essere unica destinataria del tempo, come il turchese dominante del paesaggio dove compare James Lee Byars, che si fa spettro di un momento unico e performativo, e come tale rimane impresso in un luogo sterminato, in un futuro consegnato grazie alla pittura densa e macchiaiola tanto da rivisitarlo, o da farci rivisitare da lui, ogni volta che vi posiamo lo sguardo: tra lui e noi, noi e lui. La realtà è osservata, mostrata ma sempre come qualcosa che ci pare irreale. Vedere questi quadri attorno a noi è come stare su una soglia, ci si può scivolare dentro, dall’altra parte, e la strana sensazione è come se i quadri, le opere, tenessero un occhio chiuso e aperto l’altro. Euforia è un impegno deformato del nostro sentire. Tutto è niente, giorno per giorno, nei secoli dei secoli, visibile e invisibile. Tutto sembra la stessa cosa, qualcosa ci salva ma è sfuggente: l’Euforia Quasi. Tutto pare prossimo a svanire e sembra regnare l’oblio in questi quadri, piccoli quadri poetici che hanno qualcosa di incompiuto, abbozzi se non fosse che la pittura stessa si mostra nel suo sforzo di esistere, di durevole consistenza. Entrare in mostra è come entrare in una vasca, lasciarsi avvolgere pittoricamente da un’atmosfera. C’è una fragilità della condizione umana, fragilità fondante qui. Sono dipinti, questi, che ci invitano a sostarci davanti, che non ci riempiono del tutto, c’è preclusa quella sottile euforia smussata da quel Quasi del titolo, e in quel ‘quasi’ si svela la nostra esistenza spettrale. La cornice, dello spazio e dei quadri, è la congiunzione luminosa dell’esistenza e delle inesistenze, i confini che separano l’essere dal non essere sono incerti, i recinti saltati. Quasi euforia è come la definizione stessa della pittura. La realtà pare dolce, pacata, dolente, terribile meditazione che ci parla di vuoto, ci riempie di presenze spesso sconosciute. Questi quadri sembrano fissare gli spazi bianchi dello spazio, fissare il nulla, senza farci inghiottire. Tenere testa all’orrore del vuoto contemplandolo spassionatamente e con la quasi euforia, sospesi quasi su un abisso, vedere queste opere, è come familiarizzare col nulla, strusciarsi col baratro attraverso la dolce e terribile ipnotica vista della pittura. E una Quasi euforia colma il quadro e l’intera installazione, e ci raggiunge escludendoci dal futuro: Euforia, qui, di stare in mezzo a una eternità provvisoria.

 


FRANCESCO LAURETTA (Ispica, Ragusa, 1964) dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, ha sperimentato la performance, l’installazione, il video. Dal 2003 lavora alla definizione della pittura come linguaggio e su quella del pittore come condizione esistenziale, esplorando le tecniche, i processi, gli esiti formali, le deviazioni, i limiti e i possibili fallimenti. Dal 2010 è al lavoro su “I racconti funesti”, una serie di allegorie in cui esercita la scrittura come strumento per la comprensione della sua ricerca. Le più recenti mostre personali, tra le molte in gallerie e spazi istituzionali, sono “A perfect day” alla SRISA, (Firenze), “Esistenze|Inesistenze”, Spazio Varco (L’Aquila), “Inesistenze”, alla galleria Z2o Zanin, Roma (2015), “Una nuova mostra di pittura”, in più sedi storiche a Scicli (2014), “Esercizi di Equilibrio, alla GAM Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2013). Tra le molte mostre collettive in Italia e all’estero si ricordano “Walking on the Planet”, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2015), “PPS- Paesaggio e Popolo della Sicilia”, Palazzo Riso a Palermo e Frigoriferi Milanesi a Milano (2011), “Visions in New York City”, Macy Art Gallery, New York (2010), oltre alla partecipazione a progetti speciali realizzati da collettivi di artisti e curatori, tra gli altri Racconto di Venti, Milano (2015), The Wall (archives), Milano (2015), Nuvole, Scicli (2014), Madeinfilandia, Pieve a Presciano, Arezzo (2013), La festa dei vivi (che riflettono sulla morte), Porto San Cesario, Lecce (2013).


Informazioni

QUASI EUFORIA /
Francesco Lauretta

Vernissage:
sabato 29 ottobre 2016 ore 18,30

dal 29 ottobre al 26 novembre 2016

Egg Visual Art
via del Platano 10, 57125 – Livorno

Per appuntamento: +39 329 2938433 (Angelo)

www.eggvisualart.com
www.facebook.com/eggvisualart

 

*Comunicato stampa

 

Alessandro Calizza, Global Warning - Atene Brucia - 200x290 - acrilic spray and charcoal on canvas - 2016

GLOBAL WARNING. Alessandro Calizza Solo Show, 15 OTTOBRE, GC2 CANOVACCIO – Terni #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GLOBAL WARNING.
Alessandro Calizza Solo Show

mostra a cura di Tommaso Zijno

Inaugurazione:
Sabato 15 OTTOBRE ore 18

@GC2 CANOVACCIO Contemporary Gallery ,
Terni

Il 15 ottobre, alle ore 18.00, presso la galleria GC2 CANOVACCIO CONTEMPORARY di Terni, si apre la mostra GLOBAL WARNING, prima personale umbra dell’artista Alessandro Calizza. L’esposizione, curata da Tommaso Zijno, intende riflettere su quanto la nostra epoca stia attraversando un periodo di profonda crisi culturale e sociale e su quanto i valori più alti, conquistati e difesi dall’uomo nei secoli, oggi vadano sempre più lasciando il passo a nuove, e quantomai false, “virtù”. È un allarme quello che Calizza vuole lanciare. Una sirena che vorrebbe destarci da questa ipnosi collettiva per vederci protagonisti di una reazione che starà a noi definire. Capire nel nostro intimo se ci riconosciamo testimoni o complici della deriva che ha preso il nostro tempo o sentirci invece tra coloro che avanzano riflessioni e sentimenti di speranza nati dalla voglia di cambiare la realtà che ci circonda.

A Terni Calizza torna dopo essere stato protagonista di uno dei Venerdì Incredibili, organizzati dal F.A.T – CAOS e PLAY, esposizione collettiva tenutasi sempre presso la galleria il Canovaccio, assieme a Cristiano Carotti, Desiderio, Marco Piantoni, Sergio Silvi e Volodymyr Kuznetsov. Questa personale vuole porre l’attenzione sulla sua produzione più recente, idealmente divisibile in 3 filoni principali: GLOBAL WARNING, che dà il nome alla mostra, in cui si inseriscono tele e sculture dalle cromie forti e inconfondibili, raffiguranti teste e busti di statue classiche nell’atto di liquefarsi o vittime di incuria e segnate dal tempo. Il messaggio di disfacimento dei valori, ritenuti ideali dall’artista, e una profonda riflessione critica sulla nostra contemporaneità permea tutta la produzione di Alessandro Calizza e nella seconda serie, intitolata STEAL LIFE, viene veicolato da grandi nature morte che fungono da allegorie della condizione sociale che viviamo, logorata e sempre più vicina al collasso. A collegare queste due prime riflessioni si inseriscono sculture e assemblaggi raffiguranti alcuni degli elementi tipici della vanitas, simbolo di decadenza e di ammonimento sull’effimera condizione dell’esistenza. L’ultima sezione, OH SHEET!, raccoglie incisioni d’epoca, sulle quali l’artista interviene dipingendo piante carnivore, ruderi allagati o riconquistati dalla natura, strani inquietanti vermoni, tutto sotto l’occhio inerme dell’uomo che, se non sarà capace di reagire a tutto ciò, avrà ben poche possibilità di riscatto.


Alessandro Calizza nasce nel 1983 a Roma, dove vive e lavora. Nonostante la giovane età, la sua carriera artistica è già ricca di esperienze maturate in Italia e all’estero, in un’escalation di esposizioni collettive e personali che l’hanno portato a collaborare con le realtà più disparate nel campo dell’arte contemporanea. Tra le tante mostre, citandone solamente alcune, ricordiamo: NO(W) REGRETS tenutasi al MLAC(Museo Laboratorio di Arte contemporanea) dell’Università “La Sapienza”, prima esposizione del progetto ULTRA che lo ha visto protagonista assieme a Cristiano Carotti, Desiderio e Marco Piantoni; CARNE FRESCA, sua esposizione personale presso la Mondo Bizzarro Gallery, la sua partecipazione alla residenza d’artista Project Room a cura di Lori Adragna presso il Casale dei Cedrati di Roma, WAITING FOR THE MOON a cura della NERO Gallery e ANY GIVEN BOOK realizzata dalla White Noise Gallery di San Lorenzo, oltre alla collaborazione con la Takeawaygallery con la quale ha preso parte a diversi progetti.


Informazioni:

GLOBAL WARNING
Alessandro Calizza Solo Show
mostra a cura di Tommaso Zijno

Inaugurazione Sabato 15 ottobre
ore 18.00

15 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE 2016
Apertura dal Martedì al Sabato, ore 09:00 – 13:00 e 16:00 – 19:30

Ingresso gratuito

@GC2 CANOVACCIO Contemporary Gallery
Vico San Lorenzo, 5 (Corso Vecchio), 05100
Terni

mob: +393471818236
tel/fax: 0744422762
mail: gallcanovaccio@yahoo.it

GC2 Contemporary

 

*Comunicato stampa

Scivolare lentamente, 25 settembre, Yellow (VARESE) #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

ALESSIA ARMENI, SUE KENNINGTON, MARTA MANCINI, ANDREA PANARELLI

SCIVOLARE LENTAMENTE
a cura di Alessia Armeni

Inaugurazione:

domenica 25 settembre 2016 ore 18

@ Yellow, Citofono Zentrum,

Varese

 

Alessia Armeni, Sue Kennington, Marta Mancini e Andrea Panarelli propongono presso Yellow una mostra che vuole identificare un processo creativo nel quale il pittore individuale proprie intenzioni durante l’azione pittorica.
Il concetto di “scivolare” allude a quella direzione inaspettata prodotta dall’azione combinata di più forze; si vuole intendere una pratica che a partire da un progetto iniziale, si lascia contaminare dalle possibilità che la pittura stimola
nel suo divenire; durante questo processo può essere tradito il programma iniziale e sposato l’imprevisto.

L’obiettivo non sarà, a questo punto, rappresentare sul quadro un’immagine prefissata ma descrivere il tramutarsi di questa in linguaggio pittorico. Dunque, in Alessia Armeni l’identità del segno pittorico è incerta tra rappresentare un soggetto ed essere soggetto esso stesso; in Sue Kennington strutture di impianto geometrico si aprono in subordine alle volontà cromatiche; Marta Mancini attraverso stratificazioni di gesti fluidi fonde ed intesse trame a tracciati di colore; per Andrea Panarelli la ripetizione di un soggetto cede alla sua disintegrazione per rinascere in altro.
Sono lavori che mettono in discussione il concetto di determinazione di un’opera, il cui lavoro e tempo di realizzazione, come ogni esperienza, sono parte di un tutto; ogni opera è necessaria per la successiva, tassello di un corpo di lavori e contemporaneamente affermazione assoluta.

 

ALESSIA ARMENI, SUE KENNINGTON, MARTA MANCINI, ANDREA PANARELLI SCIVOLARE LENTAMENTE a cura di Alessia Armeni, Yellow, Citofono Zentrum - VARESE (manifesto)

Yellow is pleased to present Scivolare Lentamente (literally “To Slide Slowly”), an exhibition curated by Alessia Armeni, that looks at ways in which the artist discovers his or her intentions through the process itself.

The idea of slipping alludes to the unexpected direction that occurs when aspects of the process effect the outcome. That is setting out from an initial projected idea, the direction changes in response to various possibilities encountered in its ‘becoming’, often thus abandoning the original concept, and embracing the unexpected. The aim being not to adhere to a pre-fixed idea, but to present rather the slippage that occurs during the working process, as the finished work.

In the work of Armeni, we are unsure whether the mark is representing a subject or has in fact become the subject itself. In Kennington’s paintings, the implied geometries give way during her process, to the intensities of the chromatic juxtapositions. Mancini uses layers of fluid gestures and interlaced threads of colour to achieve this slippage. Panarelli through repetition of his subject, enables the subject to give way and transform.

All of these paintings question the concept of “definition of an artwork”. The labour and the time spent for their making contribute to a whole, just like an experience. Every single painting is essential to the next one; it is a piece of the puzzle and yet an absolute statement.

Alessia Armeni (1975) lives and works in Rome. She received a diploma in painting at the Accademia di Belle Arti di Brera, Milano in 1999. She shows in Italy and abroad, Solo Shows: Abbaglio Nitido, Spazio Varco, L’Aquila 2016; Tilt, Spazio Y, Roma 2015; Tiempo-Espazio-Luz, curato da Karen Huber, la77, Mexico City, 2011; Selected Group Shows: Capri Island of Art, curated by Marco Izzolino; Soprasotto curated by Ermanno Cristini e Luca Scarabelli; Grand Hotel, curated by Serena Fineschi e Marco Andrea Magni, Riot Studio, Naples; The Studio Chronicles, R H Contemporary Art, New York: Heads, curated by Vera Portatadino, Yellow, Varese; Profil Perdu, curated by Karen Huber, Gallery MC in collaboration with Karen Huber Gallery, New York; Origin and Geography in the Digital Era, curated by Alessia Armeni, Italian Institute of Culture, San Francisco.

Sue Kennington (1955 London) received her MFA at Goldsmith College London in 2002 and her BA Painting from Chelsea College, London in 1994. In 1996 her work was featured in New Contemporaries at the Tate Liverpool and at the Camden Arts Centre, London. Since then she has shown regularly in both Italy, UK and abroad. Recent shows include: Sue Kennington at Magazzini dell’Arte Contemporanea, Sicily; Frame Structure con Adelita Husni Bey at Galleria La Veronica, Modica, Sicily; Contemporary British Painting at Container Gallery, London and Eye and Mind at the Mercus Barn in France. She recently completed a Visiting Artist Residency at the American Academy in Rome. She currently curates a project space in the heart of the Crete Senesi – Hickster Projects. She lives and works between there and a studio in Rome.

Marta Mancini (1981 Roma) lives and works in Rome. Received her Diploma in 2006 from the Accademia di Belle Arti, Roma, selected solo and group shows: Abita curated by Pericle Guaglianone, Gallery S.A.L.E.S, Rome, 2012; Dodici stanze, curated by Claudio Libero Pisano, CIAC Castello Colonna, Genazzano, 2015; Premio Limen Arte 2014, Palazzo Comunale E. Gagliardi, Vibo Valentia, 2014; Appuntamento al buio curated by Claudio Libero Pisano, CIAC Castello Colonna, Genazzano, 2013; Punti di Vista curated by Fabio De Chirico e Ludovico Pratesi, Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, Cosenza, 2012; Premio Zingarelli, Rocca delle Macìe 2012 curated by Simona Gavioli, Castellina in Chianti – SI, 2012; ha partecipato al programma di Residenza artistica BoCs Cosenza 2015.

Andrea Panarelli (Zurigo 1975) attended the Florence Academy of Art in 2007. In 2015 opened V.AR.CO., exhibition space in l’Aquila. Selected solo shows include: 2016 NAOS, Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, curated by Maurizio Coccia e Domenico Spinosa; 2014; 29 GIORNI Menexa, Roma, curated by Paolo Aita; 2014; ATTO NULLO /NULL&VOID, L’Aquila, curated by Domenico Spinosa; 2013 ART IN ACT 001, Roseto degli Abruzzi, Teramo 2012; IOLIQUIDO, L’Aquila curated by Camilla Boemio. Selected group shows: 2015 6 DI SABBIA, Spazio Y, Roma, curated by Alessia Carlino; 2014 L’ORTO DELL’ARTE, Ortucchio curated by Lea Contestabile, Marcello Gallucci, Carlo Nannicola; 2014 CENA D’ARTISTA, Palazzetto dei Nobili L’Aquila; 2012 TROUBLING SPACE, Pievebovigliana (MC) curated by Camilla Boemio. He has recently completed a residency CONTEMPORARY Festival di musica ed arte d’avanguardia, Donori (CA) Sardegna curated by Maurizio Coccia e Roberto Follesa


Yellow è uno spazio e un progetto d’arte contemporanea indipendente e no profit, diretto dall’artista Vera Portatadino. Ha sede a Varese, nell’ambito di Zentrum ed è nuovo scenario per la pittura contemporanea internazionale.

Yellow is an artist-run space founded in 2014 and directed by artist Vera Portatadino. It is based in Varese and it is part of Zentrum, a contemporary platform for the arts. Yellow is a new scenario for national and international painting.


Informazioni:

ALESSIA ARMENI, SUE KENNINGTON, MARTA MANCINI, ANDREA PANARELLI
SCIVOLARE LENTAMENTE
a cura di Alessia Armeni

Inaugurazione: domenica 25 settembre 2016 ore 18

25 settembre – 11 novembre 2016
tutti gli altri giorni su appuntamento al 3474283218

Yellow
Via San Pedrino 4, Varese
Citofono Zentrum

www.yellowspace.jimdo.com
yellowartistrunspace@gmail.com

 

*Comunicato stampa

Patric Sandri. Between Numbers and Poems, 22 settembre, Galleria Annarumma (NA) - www.annarumma.net

Patric Sandri. Between Numbers and Poems, 22 settembre, Galleria Annarumma (NA) #opening #savethedate #vernissage [#Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Patric Sandri
Between Numbers and Poems

Opening:
Giovedì 22 Settembre 2016 – ore 19,30

@Galleria Annarumma,
Napoli 


Le opere presenti nella prima personale italiana di Patric Sandri (Uster Svizzera, 1979) “Between Number and Poems” possono essere considerate come delle esplorazioni nella pittura, nello specifico, tra i suoi colori primari (rosso, giallo e blu) e la struttura del telaio inteso come elemento architettonico.

L’artista crea composizioni utilizzando linee, spazio, colori e giocosi concetti matematici. Quando un lavoro viene iniziato, il primo passo è l’analisi della struttura del telaio, che per l’artista ha valore scultoreo. Questo è capace di indicare diverse regole o qualità, ma anche suggerire profondità e possibili relazioni. Patric Sandri dà un significato ed un senso a questi elementi spesso trascurati nella pittura, cercando di individuare sistemi personali e visualizzazioni che siano corrispondenti. A prima vista i colori sembrano applicati molto delicatamente sulla superficie. Ma se si guarda più da vicino si scoprirà che i dipinti sono dotati di trasparenza, infatti possiamo percepire lo spazio davanti e dietro l’immagine. Le condizioni della pittura sono quindi rivelate. I colori primari applicati sulla struttura di legno dei telai, creano una serie di riflessi che si sovrappongono e si irradiano sul retro della superficie e che l’osservatore può vedere perché questa è costituita da tessuti trasparenti. In poche parole ciò che sembra dipinto è in effetti solo una “irritazione visiva” e ciò che osserviamo è quasi un’illusione.

Patric Sandri esplora il medium della pittura e prende in esame le percezioni e gli aspetti della visualizzazione. Gli errori e le contraddizioni nella comprensione della percezione,  attraverso l’illusione, l’inganno e l’irritazione visiva, sono aspetti importanti che influenzano le idee e la composizione delle opere. Egli quindi, mette in discussione il ruolo e la funzione del quadro e realizza oggetti pittorici non figurativi, il cui significato si rivela solo attraverso l’atto dell’osservazione.

INFORMAZIONI:

Patric Sandri
Between Numbers and Poems

OpeningGiovedì 22th Settembre 2016 ore 19,30
fino al 22 Ottobre

annarumma-logo
annarumma
Via del Parco Margherita 43, 80121, Napoli (IT)
info@annarumma.net
http://www.annarumma.net/

http://www.patricsandri.com/

 

 

*comunicato stampa