Camerlengo. Affidare la comunità – Abbazia di Propezzano – Teramo #mostre [#recensioni]

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Lo scenario dell’Abbazia di Santa Maria di Propezzano di sera, nel chiostro, prima delle feste natalizie, rimane uno dei più belli che si hanno nella provincia di Teramo, in Abruzzo. Si tratta di uno luogo storico e religioso di epoca medievale, di derivazione benedettina, che questa volta apre le porte a una mostra di arte contemporanea a cura di Giorgio D’orazio dal titolo: “Camerlengo, affidare la comunità“.

È l’incontro di due fratelli che si interrogano nel loro fare artistico. Uno scambio di tecniche e stili che porta l’uno a spingersi a favore dell’altro nel rappresentarsi al meglio, con la costrizione di scardinare la propria e personale ricerca altrui.

Chi non conosce i Camerlengo – Simone e Lorenzo – ha bisogno di sapere che si hanno di fronte due artisti contrapposti tra loro nei linguaggi e nei caratteri. Il primo è l’estensione, la fiducia massima, l’apertura del segno pittorico. Il secondo è il controllo, la compressione, la programmaticità fatta persona che adotta come mezzo espressivo la scultura.

Il dato interessante di questo processo è il bilanciamento che hanno dovuto trovare nello spingersi all’allestimento, un compromesso caldo e accogliente, pensato per orari notturni e invernali, con forti accenti poveritisti e minimali.

Io ho scelto di guardare in un secondo momento i titoli delle opere e capire chi avesse fatto cosa e come, quali i lavori realizzati assieme per non plagiare il mio punto di vista critico. La prima impressione è di aver visto una personale, cioè un qualcosa che è un’idea di mostra venuta fuori da un’unica individualità, ma è stato più. Lo testimonia l’ascolto che ho prestato alla difficoltà di Lorenzo nel raccontare come abbia spinto se stesso a scardinare il proprio ego nell’essere l’estensione di un qualcosa che è frutto di una stessa madre, con una individualità completamente diversa dalla sua, rappresentata dall’ala del fratello.

Quello che ne viene fuori è un gioco di specchi. Un moto di equilibri costruiti per farsi acchiappare e rincorrere come se i due fossero piccoli ribelli ricercati. A narrarlo è la presenza dei loro ritratti (fotografici) dove si presentano simili nelle posture, nei lividi, ma diversi nei connotati.

Chi ha picchiato chi? O chi ha cercato di massacrare entrambi e con quale complicità? Che ruolo ha il pubblico nel guardarli? Di fondo propongono una dissimulazione che si compie nell’operato compiuto fino a oggi, senza quella paura di mostrarsi nelle loro ammaccature e nei loro lividi.

Cosa vuol dire avere contatto diretto con l’altro in un tempo in cui non ci si guarda più in faccia e lo sguardo è posto altrove?

In questo processo in due simpatici farabutti dell’arte abruzzese hanno
plasmato qualcosa che è solo loro, celata nella loro complicità che raggiunge in alcuni casi punte di estrema poesia, ma il problema di fondo che pone questa mostra è il dialogo che esiste tra vero e verosimiglianza, tra gesto di creazione e quello di imitazione che partono da una stessa radice.

Quale sarà il prossimo attentato?

Camerlengo, affidare la comunità
a cura di Giorgio D’orazio

Simone Camerlengo
Lorenzo Kamerlengo

Abbazzia di Propezzano
Morro d’oro, Teramo

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Non contante sul mio passaggio, fino al 20 maggio, Museolaboratorio – Città Sant’Angelo (PE) #arte #mostre [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

NON CONTATE SUL MIO PASSAGGIO

Damiano Azzizia
Simone Camerlengo
Marco De Leonibus
Manuele Ianni
Gioele Pomante
Eliano Serafini

a cura di Enzo De Leonibus

Fino al 20 maggio

Museolaboratorio (Ex Manifattura Tabacchi)
Città Sant’Angelo (Pe)

 

“Sono alcuni anni che penso a questa idea di mostra, il motivo forse risiede nel fatto che da tempo mi sto dedicando anche all’insegnamento nell’Accademia di Belle Arti ed ho avuto il modo e il piacere di seguire il processo e il divenire artistico di tantissimi allievi.

Per un’avventura visiva, si pone spesso il problema dell’opera nello spazio o di far vivere una visione nello spazio che si affronta e che ospita.

Avere relazione con uno spazio espositivo come luogo vissuto e conosciuto a volte è anche stimolatore di visioni e poetiche, un po’ come affrontare il mondo, conoscerlo e lasciare segni.

Ho pensato che un’avventura del genere potesse stare in un titolo, un concetto, un incipit: palestra.

Una sorta di palestra è quello che ho proposto a questi giovani -artisti. Palestra, forse anche per una mia memoria fatta di periferie, limiti e sudore, dove riuscire ad allenare corpo e mente tra spazio e aria, disegnare traiettorie per raggiungere l’avversario, prefigurare un’azione, afferrare un’idea… ma il ring poi era un’altra cosa.

Nella palestra che ho proposto non c’é nessun allenatore (o curatore). Per circa un mese liberi e soli hanno vissuto l’avventura dello spazio del Museo Laboratorio, ognuno con il proprio bagaglio a costruire mondi, a relazionarsi o a scontrarsi, ad occupare spazi: a creare.

Tutto è stato affidato a loro, dalle chiavi dello spazio all’organizzazione della mostra. Pochi i miei interventi se non di saluto e di piccole necessità.

Il primo atto formale e sostanziale che mi è pervenuto è quello della bocciatura del titolo della mostra “Palestra”, loro hanno scelto, presumo dopo tantissime idee, discussioni ed altro: “Non contate sul mio passaggio”. Confesso che ho provato un intimo piacere, si stava realizzando, forse per la prima volta in questo spazio, il senso reale del concetto di Museo Laboratorio. In questo titolo ho trovato anche una sorta di smarcamento sia dalla breve storia del luogo e sia rispetto alle attese: “non contate sul mio passaggio” è anche una dichiarazione etica di libertà. Per questi ragazzi generosi sento di poter spendere un pensiero di Luciano Fabro: ”… l’arte e come i campi di periferia delle città, dove si scaricano i rifiuti: una specie di terra di nessuno, e finché rimane tale ci si puo muovere indisturbati, ma è meglio sloggiare non appena diventa sfruttabile, perché non si accampano diritti…”

La mostra e tutte le opere realizzate, credo che siano in questo solco per freschezza, disincanto e credibilità, a testimonianza che solo sulle terre di confine e nei luoghi marginali possono nascere e vivere le piante più rare. In un mondo che diventa sempre più povero e sul basso livellato, Damiano, Eliano, Gioele, Manuele, Marco, e Simone appaiono ai miei occhi dei giganti. La mostra e le opere mi sembrano che parlino ad uno sguardo lungo e non si accettano relazioni superficiali e frammentate.”

Enzo De Leonibus

 

 

NON CONTATE SUL MIO PASSAGGIO

Damiano Azzizia
Simone Camerlengo
Marco De Leonibus
Manuele Ianni
Gioele Pomante
Eliano Serafini

a cura di Enzo De Leonibus

fino al 20 maggio dal giovedì alla domenica, ore 17.30 – 20.30

Museolaboratorio (ex Manifattura Tabacchi)
vico Lupinaio 1,
65013 – Città Sant’Angelo (Pe)

tel. 085/960555
info@museolaboratorio.org
www.museolaboratorio.org

*Comunicato stampa

 

 

Simone Camerlengo, Senza titolo bw, 2016, acrilico e grafite su tela 120x160 cm

Simone Camerlengo. How can I explain myself, 1 ottobre 2016, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, comunicazione, cultura, eventi, turismo, viaggi

Simone Camerlengo. How can I explain myself

opening:

1 ottobre 2016 ore 18.30

@Galleria Cesare Manzo,

 Pescara

 

La Galleria Cesare Manzo è lieta di annunciare la ripresa delle proprie attività nella nuova sede di via Galilei a Pescara con la mostra personale di Simone Camerlengo.

Studente presso l’Accademia di belle arti di L’Aquila, Camerlengo è una delle rivelazioni dell’ultima edizione di Fuoriuso 2016 Avviso di garanzia, dov’è stato invitato a partecipare da Italo Zuffi. Questa è la sua prima mostra personale, in occasione della quale l’artista presenta la sua produzione più recente, tutti lavori eseguiti nel corso di quest’anno.

Camerlengo orienta la propria ricerca sui versanti della pittura e della scultura. Seppure distinti a livello concettuale e di prassi, entrambi sono accomunati dall’indagine su uno dei fondamenti del linguaggio artistico, la linea. Tracciata con lo spray o vergata con il pennello, la linea – con le sue diverse accelerazioni – anima supporti tradizionali come la tela o più sperimentali come la rete ombreggiante. Ancora la linea si materializza nelle sculture in filo di ferro e tubo idraulico flessibile, che conservano il segno della processualità dell’esecuzione.

Per l’artista questa forma estetica è carica di valori esistenziali, come spiega egli stesso: «Descrivo la solitudine, l’essere virtuale di un individuo e la fluidità dell’accadere del nulla con una linea che si muove libera e continuamente in direzioni e spazi differenti, cercando di affermarsi e determinarsi in questo continuo vagare. Si muove in un flusso (come quello della vita) che la sposta di circostanza in circostanza, senza fargli trovare una sicurezza, una “verità” assoluta. Un continuum di esperienze che ne determinano l’andamento ma non la volontà di essere».

L’immaginario di Camerlengo riverbera il tessuto urbano, riproponendo le sue stratificazioni e prelevandone i materiali, provenienti in massima parte dall’edilizia, in un risultato che sposa durezza ed emozione.

 

 

Simone Camerlengo è nato a Pescara nel 1989. Vive e lavora a L’Aquila e Pescara.

Mostre collettive: FuoriUso 2016 Avviso di garanzia a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Simone Ciglia, Ex tribunale, Pescara, 2016; InProject, ZWAP, Bilbao (ES), 2014; Dialoghi#4, a cura di Enzo De Leonibus, L’Aquila, 2014; Rediscover – Documenti degli anni ’70 per la stagione in atto, a cura di Lucia Zappacosta e Renato Bianchini, AlvianiArtSpace, Pescara, 2013; L’orto dell’arte, a cura di Lea Contestabile, Marcello Gallucci e Carlo Nannicola, Ortucchio, 2013.

 

Informazioni:

Simone Camerlengo. How can I explain myself

opening: 1 ottobre 2016 ore 18.30

Galleria Cesare Manzo

Via Galileo Galilei, 40  Pescara

Orari: 10.00-13.00/16.00-19.00

Contatti:

e-mail: info@galleriamanzo.it; telefono: 333-4246354

 

 

*Comunicato stampa