CONDUIT di Antonio Zappone #arte #mostre #pointofview [#recensione]

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E’ già passata una settimana dalla fine della mostra Conduit di Antonio Zappone alla Galleria Cesare Manzo di Pescara, dove la rappresentazione e il riconoscimento sono stati i due temi portanti evidenziati e accompagnati dal testo critico a cura di Giacinto Di Pietrantonio.

Si è trattato di un progetto in cui la dimensione fotografica, pittorica, scultorea e relazionale, ha incontrato una azione di gioco performativo strutturato in diversi step, dove la cancellazione ha assunto un tono di sfocatura che ha permesso il compimento effettivo dell’incontro distante tra testo e immagine, e la sua riuscita attraverso il classico meccanismo contemporaneo di appartenenza concettuale.

Il dubbio che rimane dopo aver visionato opere e allestimento è se la intenzione dell’artista sia stata di ricercare una verità nell’immagine (un significato in più) o rimanere immobile a contemplare in devozione ciò che lui ha pensato. I termini impressi dal pubblico che ha interagito coi lavori, gli spunti offerti, gli elementi di stimolo, nel rapportarsi alle pitture, hanno fatto da cornice, guidato – o condizionato – nei momenti di passaggio e fruizione dei singoli lavori.

La dimensione ludica creata ha attutito una sorta di atto iconoclasta che si è rivelato con la strutturazione di un nascondimento dell’immagine originale: un doppio strato la cui base ha visto protagonista una stampa dedicata a una scultura su cui si è compiuto un gesto pittorico, di deformazione, fluido e in continuo movimento.

Antonio Zappone sembra aver lavorato in una condizione di immersione, come se i suoi quadri fossero nati in una camera oscura nel processo di sviluppo analogico nel momento in cui la pellicola entra in contatto coi solventi; quando una fotografia si trova a prendere una identità, una connotazione, che in questo caso è rimasta aperta a (e dai) commenti degli osservatori attraverso una parola scritta, ingessata sulle pareti.

La mostra è stata un pentagramma/prigione dove il pensiero collettivo si è accorato a una musicalità influenzata da effetti insospettabili, rotture e rumori, drammaticità e ironia, che restituiscono narrazioni, ambientazioni e percezioni presenti, ma assenti nell’atto di generazione, rivelando quanto siamo inconsciamente sottoposti al potere delle immagini, alla mancanza di un ascolto che ci accomuna e diversifica tutti, stabilendo al maestro orchestrante punti di ispirazione su cui riflettere, totalmente diversi rispetto alla idea concepita in partenza, e pronti per stendere nuove campiture per nuove partiture.

 

Antonio Zappone
CONDUIT

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

Inaugurazione:
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30
Fine mostra:  8 dicembre 2016

Galleria Cesare Manzo
 Via Galileo Galilei 42 – Pescara

Articolo blog a cura di Amalia Temperini
Ph. credit Amalia Temperini e Galleria Cesare Manzo

 

 

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara (manifesto)

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

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Antonio Zappone
CONDUIT

Inaugurazione :
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

@ Galleria Cesare Manzo,
Pescara

 

Conduit: la parola alla pittura.

Per il senso comune il ritratto è una forma di rappresentazione che raffigura in termini “realistici” una persona, confermato dalla voce dell’enciclopedia come immagine bi o tridimensionale attraverso la quale è possibile riconoscere il rappresentato. Rappresentazione e riconoscimento sono due questioni centrali che occupano la ritrattistica e con il quale l’arte e la sua evoluzione hanno dovuto confrontarsi. Va da sé che riconoscibilità e rappresentazione giocano ruoli diversi a seconda se si è persona o personaggio.

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara

Dal ritratto di una persona ci si aspetta e tendiamo maggiormente a vedere la sua cifra principale in quella del riconoscimento, della somiglianza, mentre nel personaggio, colui il quale è ammantato di maggiori caratteristiche simboliche, la ritrattistica può maggiormente sfuggire al realismo. Per fare un esempio, nel cortile dell’Accademia di Brera si trova la statua di Napoleone come Marte Pacificatore del Canova, una statua classica di un nudo dalle forme di un dio greco, mentre sappiamo che Napoleone, fisicamente parlando, era piccolo- piccolo, altro che statua greca.
Zappone sembra tenere in mente tutto ciò quando decide di fare le sue opere riguardanti i ritratti e di metterli in discussione decostruendoli nel processo che va dalla scultura alla pittura, passando per la fotografia.

In queste sue opere intravediamo e intuiamo che si tratta di busti e dunque di ritratti di personaggi illustri, quindi di opere celebrative e quindi più vicine alla verità simbolica che a quella terrena da carta di identità in cui, tranne la legalità nessuno sembra riconoscersi. Difatti nelle fototessere non ci piacciamo mai, per prima e per primi siamo portati a dire ma quello non sono io. In questo discorso per la verità Zappone si inserisce con tre livelli di rappresentazione, partendo dal busto, plastica, che poi fotografa, realismo, e sul quale alla fine interviene con la pittura libera, l’informe. In questo processo tra simbolismo a percorso tra realtà e risignificazione la pittura è chiamata a dire l’ultima parola, decostruendo l’immagine di realtà-verità portata verso una dimensione altra.

Antonio Zappone
CONDUIT

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

Inaugurazione:
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30
Fine mostra:  8 dicembre 2016

Galleria Cesare Manzo
 Via Galileo Galilei 42 – Pescara

 

*Comunicato stampa

 

Simone Camerlengo, Senza titolo bw, 2016, acrilico e grafite su tela 120x160 cm

Simone Camerlengo. How can I explain myself, 1 ottobre 2016, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

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Simone Camerlengo. How can I explain myself

opening:

1 ottobre 2016 ore 18.30

@Galleria Cesare Manzo,

 Pescara

 

La Galleria Cesare Manzo è lieta di annunciare la ripresa delle proprie attività nella nuova sede di via Galilei a Pescara con la mostra personale di Simone Camerlengo.

Studente presso l’Accademia di belle arti di L’Aquila, Camerlengo è una delle rivelazioni dell’ultima edizione di Fuoriuso 2016 Avviso di garanzia, dov’è stato invitato a partecipare da Italo Zuffi. Questa è la sua prima mostra personale, in occasione della quale l’artista presenta la sua produzione più recente, tutti lavori eseguiti nel corso di quest’anno.

Camerlengo orienta la propria ricerca sui versanti della pittura e della scultura. Seppure distinti a livello concettuale e di prassi, entrambi sono accomunati dall’indagine su uno dei fondamenti del linguaggio artistico, la linea. Tracciata con lo spray o vergata con il pennello, la linea – con le sue diverse accelerazioni – anima supporti tradizionali come la tela o più sperimentali come la rete ombreggiante. Ancora la linea si materializza nelle sculture in filo di ferro e tubo idraulico flessibile, che conservano il segno della processualità dell’esecuzione.

Per l’artista questa forma estetica è carica di valori esistenziali, come spiega egli stesso: «Descrivo la solitudine, l’essere virtuale di un individuo e la fluidità dell’accadere del nulla con una linea che si muove libera e continuamente in direzioni e spazi differenti, cercando di affermarsi e determinarsi in questo continuo vagare. Si muove in un flusso (come quello della vita) che la sposta di circostanza in circostanza, senza fargli trovare una sicurezza, una “verità” assoluta. Un continuum di esperienze che ne determinano l’andamento ma non la volontà di essere».

L’immaginario di Camerlengo riverbera il tessuto urbano, riproponendo le sue stratificazioni e prelevandone i materiali, provenienti in massima parte dall’edilizia, in un risultato che sposa durezza ed emozione.

 

 

Simone Camerlengo è nato a Pescara nel 1989. Vive e lavora a L’Aquila e Pescara.

Mostre collettive: FuoriUso 2016 Avviso di garanzia a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Simone Ciglia, Ex tribunale, Pescara, 2016; InProject, ZWAP, Bilbao (ES), 2014; Dialoghi#4, a cura di Enzo De Leonibus, L’Aquila, 2014; Rediscover – Documenti degli anni ’70 per la stagione in atto, a cura di Lucia Zappacosta e Renato Bianchini, AlvianiArtSpace, Pescara, 2013; L’orto dell’arte, a cura di Lea Contestabile, Marcello Gallucci e Carlo Nannicola, Ortucchio, 2013.

 

Informazioni:

Simone Camerlengo. How can I explain myself

opening: 1 ottobre 2016 ore 18.30

Galleria Cesare Manzo

Via Galileo Galilei, 40  Pescara

Orari: 10.00-13.00/16.00-19.00

Contatti:

e-mail: info@galleriamanzo.it; telefono: 333-4246354

 

 

*Comunicato stampa