Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara (manifesto)

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Antonio Zappone
CONDUIT

Inaugurazione :
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

@ Galleria Cesare Manzo,
Pescara

 

Conduit: la parola alla pittura.

Per il senso comune il ritratto è una forma di rappresentazione che raffigura in termini “realistici” una persona, confermato dalla voce dell’enciclopedia come immagine bi o tridimensionale attraverso la quale è possibile riconoscere il rappresentato. Rappresentazione e riconoscimento sono due questioni centrali che occupano la ritrattistica e con il quale l’arte e la sua evoluzione hanno dovuto confrontarsi. Va da sé che riconoscibilità e rappresentazione giocano ruoli diversi a seconda se si è persona o personaggio.

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara

Dal ritratto di una persona ci si aspetta e tendiamo maggiormente a vedere la sua cifra principale in quella del riconoscimento, della somiglianza, mentre nel personaggio, colui il quale è ammantato di maggiori caratteristiche simboliche, la ritrattistica può maggiormente sfuggire al realismo. Per fare un esempio, nel cortile dell’Accademia di Brera si trova la statua di Napoleone come Marte Pacificatore del Canova, una statua classica di un nudo dalle forme di un dio greco, mentre sappiamo che Napoleone, fisicamente parlando, era piccolo- piccolo, altro che statua greca.
Zappone sembra tenere in mente tutto ciò quando decide di fare le sue opere riguardanti i ritratti e di metterli in discussione decostruendoli nel processo che va dalla scultura alla pittura, passando per la fotografia.

In queste sue opere intravediamo e intuiamo che si tratta di busti e dunque di ritratti di personaggi illustri, quindi di opere celebrative e quindi più vicine alla verità simbolica che a quella terrena da carta di identità in cui, tranne la legalità nessuno sembra riconoscersi. Difatti nelle fototessere non ci piacciamo mai, per prima e per primi siamo portati a dire ma quello non sono io. In questo discorso per la verità Zappone si inserisce con tre livelli di rappresentazione, partendo dal busto, plastica, che poi fotografa, realismo, e sul quale alla fine interviene con la pittura libera, l’informe. In questo processo tra simbolismo a percorso tra realtà e risignificazione la pittura è chiamata a dire l’ultima parola, decostruendo l’immagine di realtà-verità portata verso una dimensione altra.

Antonio Zappone
CONDUIT

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

Inaugurazione:
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30
Fine mostra:  8 dicembre 2016

Galleria Cesare Manzo
 Via Galileo Galilei 42 – Pescara

 

*Comunicato stampa

 

OPIEMME - "Vortex: per aspera ad astra", 18 novembre 2016, Rosso20sette arte contemporanea - @Roma

OPIEMME – “Vortex: per aspera ad astra”, 18 novembre 2016, Rosso20sette arte contemporanea – @Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, poesia, turismo, viaggi

Opiemme
“Vortex: per aspera ad astra”

Testo critico di Alessandra Caldarelli

Inaugurazione:
18 novembre 2016 ore 18.30

@ Rosso20sette arte contemporanea,
 Roma

 

Il giorno 18 novembre 2016 alle ore 18.30 Rosso20sette arte contemporanea presenta la mostra personale “Vortex: per aspera ad astra” dell’artista Opiemme, accompagnata da un testo critico di Alessandra Caldarelli.

Opiemme, artista torinese attivo sotto pseudonimo dal 1998, è stato definito “poeta della street art” e si è distinto negli anni per aver coniugato la poesia con l’arte pubblica, portando all’attenzione di un pubblico vasto testi di celebri autori. I suoi lavori su tela, su carta e su muro hanno avuto riscontri in Italia e all’estero: sono costituiti da immagini, lettere e calligrammi che rimandano alla poesia visiva e alla poesia concreta e sono intrisi di richiami estetici al futurismo. La sua poetica, apartitica e lirica, dimostra risvolti politici, sociali e ambientali.

Negli spazi di Rosso20sette arte contemporanea Opiemme presenta un ulteriore capitolo di Vortex, progetto iniziato nel 2014 ed ancora in divenire, che trae ispirazione dalle teorie astronomiche che Giuseppe Sermonti illustra nel testo “L’alfabeto scende dalle stelle. Sull’origine della scrittura” e che l’artista interpreta sia nei lavori di street art e arte pubblica, sia in opere realizzate su tela, su tavola o su carte d’epoca, carte nautiche e carte geografiche.

Vortex è una profonda riflessione sull’esistenza umana, tra miti e fantasie sulle costellazioni e dati di scoperte scientifiche. “(…) Opiemme prende il cielo e la sua attrazione verso il mondo astronomico per trasformarli nel centro della sua ultima ricerca (…) che ruota attorno al rapporto tra lettera e insieme di lettere a composizione di poesie e scritti di grandi nomi della Storia della Letteratura. Cumuli di lettere che si attorcigliano, che non perdono significato intrinseco pur rendendosi meno raggiungibili nella loro leggibilità formale. Le parole si sovrappongono, trasformandosi in un buco nero, in cascate di piccoli elementi come coriandoli di macerie che volano dopo un’esplosione. Tracce inscritte nello spazio come i punti luminosi della Via Lattea, organizzati tra loro in una complessa geometria invisibile.

(…) Andando oltre il puro contatto visivo con l’occhio dello spettatore, Opiemme riesce a superare la semplice resa estetica, rimettendo la parola al centro della visione. Una parola sempre fortemente legata ad aspetti sociali e condivisibili, che trova posto anche su di vecchie mappe, carte geografiche dimenticate o ritagli di giornale ormai ingialliti che rimandano alla rappresentazione di un mondo che non è più lo stesso. Ancora una volta torna l’archetipo della traccia che costruisce un messaggio: i punti scritti su una carta creata per guidare i viandanti e i naviganti, una carta di giornale che ricostruisce una sezione temporale strappata dal passato, stratificazioni di storia, di informazioni, di bussole che sono già esse stesse portatrici di un testo che vengono sovrascritte con l’intervento dell’artista.

(…) I vortici neri, gocce di inchiostro sulle strade scritte da qualcuno prima di lui, diventano stratificazioni di un nuovo senso del vagare umano, in cui si tracciano nuove linee d’ombra.” (Alessandra Caldarelli)


 

Opiemme è un artista torinese attivo dal 1998. Tra il 2003 e il 2008, partecipa a una serie di festival letterari (’Parma Poesia Festival’, ‘Poesia Festival’ Modena, ‘Scritture Metropolitane’ Modena, ‘Scrittori in città’ Cuneo, ‘BCT Off’ Terni, ‘Musicultura’ a Macerata, ‘Villa Celimontana’ Jazz Festival) con performance e installazioni effimere in grado di coinvolgere il pubblico. Dal 2005 i suoi ‘Rotolini di Poesia’ – brevi liriche su piccoli fogli arrotolati e appesi in grappoli per chiunque desideri fruirne – sono stati presenti in occasione di numerosi eventi (tra cui a Torino le ‘Letture Ri-costituenti’ e la ‘Notte Bianca’ a Roma nel 2007) e prodotti in oltre 200.000 esemplari. Nel 2013 con il progetto ‘Un viaggio di pittura e poesia’ Opiemme attraversa l‘Italia da nord a sud e dipinge numerosi murales (Torino, Bologna, Rieti, Pizzo Calabro, Faggiano, Ariano Irpino, Menfi, Genova, Tirano e infine Roma) che creano un simbolico percorso di poesia di strada. Nell’ambito del suo progetto multiforme ‘Vortex’ realizza nel 2014 per il Monumental Art Festival un tributo alla poetessa polacca Wislawa Szymborska: un murale alto 10 piani a Gdansk che viene riconosciuto dalla Fondazione Szymborska. Nel corso dei suoi numerosi viaggi ‘Vortex’ approda anche sui muri della Thailandia e, nel 2014, sul muro dell’autostazione di Bologna. Nel 2015 partecipa all’azione di ‘Brandalism’ a Parigi, durante la ‘COP21’, e realizza una performance per ‘Ambria Jazz’ con il trombonista Gianluca Petrella. Ha esposto in spazi pubblici e gallerie private in Italia e nel mondo; un suo murales è conservato all’interno della Fondazione Pistoletto; è stato selezionato dalla collezione Benetton nell’ambito del progetto Imago Mundi; ha partecipato a fiere d’arte nazionali e internazionali, e in alcuni dei principali festival di urban art.


INFO

Opiemme
“Vortex: per aspera ad astra”

Testo critico di Alessandra Caldarelli

Inaugurazione 18 novembre 2016 ore 18.30

Rosso20sette arte contemporanea
Via dell’Orso 27 – 00186 Roma

Fino al 24 dicembre 2016
Orari: dal martedì al sabato 11.00 – 19.30 / domenica 11.00 – 14.00 / lunedì chiuso


rosso20sette_roma_logo

Rosso20sette artecontemporanea

Via dell’Orso 27 00186 ROMA
info@rosso27.com www.rosso27.com

 

Comunica_Desidera_di Roberta Melasecca (logo)

PRESS OFFICE
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com
info@comunicadesidera.com  349.4945612
www.robertamelasecca.wordpress.com

 

*Comunicato stampa

Steven Cox. Language Barrier, 29 ottobre, Galleria Annarumma – Napoli #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Steven Cox

Language Barrier

Inaugurazione:
Sabato 29 Ottobre 2016 ore 11,00

@Galleria Annarumma,
Napoli

 

La galleria Annarumma è lieta di presentare la mostra di Steven Cox intitolata “Language Barrier”, seconda personale dell’artista con la galleria.

La nuova serie di dipinti di Cox esamina il conflitto visivo che nasce attraverso la fusione di diversi linguaggi pittorici. Le opere sono una ulteriore testimonianza della pittura intesa come linguaggio visivo intensificato. Nelle opere in mostra infatti, la matericità della tela viene considerata come una barriera fisica che richiede di essere interrotta ed interrogata. Cox sfida i supporti tradizionali della pittura, eplorando quanto sia conflittuale l’atto di applicare la vernice su entrambi i lati della tela.

Language Barrier è un tentativo dell’artista di espandere l’uso ricorrente del motivo della striscia orizzontale, una firma compositiva ed elemento strutturale dei suoi dipinti che Cox ha esplorato per molti anni. Questa disposizione sistematica lineare, fornisce un quadro di riferimento per l’indagine dell’artista del rapporto figura – sfondo che riguarda lo studio dello spazio all’interno della pittura bidimensionale. Per la prima volta, Steven Cox presenta una serie di dipinti su tela grezza non preparata, che assorbe l’applicazione dell’olio e della vernice spray su entrambi i lati della pittura. Le aree di colore diluito applicato sul retro del dipinto, macchiano debolmente la tela alfine di formare un dialogo sottile con gli strati di vernice pesantamente applicate sulla superficie.

A9ttraverso interruzioni e bruschi passaggi di colore, si crea un’impressione di ambigua profondità ed un potente effetto push-pull, generando un’illusione di movimento e di spazio. La serie dei quadri dalle linee orizzontali hanno al loro interno tracce del loro processo di realizzazione. Tra le linee realizzate in colori saturi poste vicine tra loro, Cox dà allo spettatore chiavi di lettura visive che si riferiscono all’ambiente in cui le opere sono state create. L’opera di sfregamento dei lavori contro le mura ed i pavimenti dello studio dell’artista entra a far parte della processo di composizione delle opere. Lo spettatore può identificare le tracce materiche che provengono dal pavimento dello studio dell’artista.

L’ibridazione delle tecniche pittoriche si spinge lontano, I quadri con le linee esprimono la volontà di Cox di produrre una sensazione di sublime che in genere si può trovare nei posti più inaspettati e crudi del mondo. Ispirato da un lavoro di decostruzione dell’azione posta in essere dall’affissione abusiva dei volantini e della loro successive fase di rimozione attuata dai manifesti pubblicitari, Cox replica questa azione ciclica attraverso un intenso lavoro di affisione e rimozione.

Dipingendo direttamente su grandi fogli di plastica, Cox trasferisce strati di vernice sulla superficie della tela utilizzando una tecnica simile al monotipo. Con la metodica stratificazione della pittura ad olio e a spray, le strisce a poco a poco si evolvono producendo linee sottili e crepe che ricordano i manifesti strappati, la vernice scrostata e la consistenza del rivestimento denominato Harling, dei muri esterni dei castelli scozzesi.

Language Barrier” è un rivisitazione maestosa del lirismo orizzontale che esamina, attraverso una approfondita indagine nella materialità e temporalità; le pluralità di superfici che riescono a generare una esperienza percettiva unica ed un familiare senso di tempo e di luogo.


Steven Cox (b.1986) vive e lavora in Edimburgo, Scozia. E’ stato recentemente premiato con la residenza  2016/2017 della Lepsien Art Foundation di Düsseldorf, Germania. Le mostre più recenti includono : Post No Bills, Galleri Benoni, Copenhagen ; Face To Face, (Collezione Ernesto Esposito) Palazzo Fruscione, Salerno,  Whatspace, Halsey McKay Gallery, New York; A Moveable Feast, Galerie Jerome Pauchant, Parigi, Somewhere Along The Line, Ana Cristea Gallery, New York.


Informazioni:

Steven Cox
Language Barrier

Inaugurazione:
Sabato 29 Ottobre 2016 ore 11,00
fino al 10 Dicembre 2016

Galleria Annarumma,
Via del Parco Margherita 43,
80121 – Napoli

 

annarumma-logo

 


www.annarumma.net

 

 

*Comunicato stampa

QUASI EUFORIA / FRANCESCO LAURETTA, 29 ottobre 2016, Egg Visual Art – Livorno #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

QUASI EUFORIA/ 
FRANCESCO LAURETTA


Vernissage:

sabato 29 ottobre 2016
ore 18,30

@Egg Visual Art,
Livorno

 

Euforia (Quasi) viene non per caso dopo molti anni di rifondazioni.

Entrare dentro Euforia è come lasciarsi osservare dalle immagini o dalle visioni che paiono sgretolarsi da un momento all’altro. Una collana di opere si spiega davanti a noi con l’euforia di quanto possiamo declinare o definire le cose del mondo vivente, poi sopravvivente, reperto, e infine miracoloso inizio o ricominciamento. Le ragazze al Giardino delle rose sembrano fantasmi, incerte se accomodarsi o lasciarsi intravvedere nello spiraglio del quadro dell’osservante. Una processione sembra ribollire d’anime domate. Una squadra di calcio amatoriale è in posa prima di iniziare la partita che è già stata giocata, svanita, memento. Una statua si erige nello splendore rigoglioso di una natura che pare essere unica destinataria del tempo, come il turchese dominante del paesaggio dove compare James Lee Byars, che si fa spettro di un momento unico e performativo, e come tale rimane impresso in un luogo sterminato, in un futuro consegnato grazie alla pittura densa e macchiaiola tanto da rivisitarlo, o da farci rivisitare da lui, ogni volta che vi posiamo lo sguardo: tra lui e noi, noi e lui. La realtà è osservata, mostrata ma sempre come qualcosa che ci pare irreale. Vedere questi quadri attorno a noi è come stare su una soglia, ci si può scivolare dentro, dall’altra parte, e la strana sensazione è come se i quadri, le opere, tenessero un occhio chiuso e aperto l’altro. Euforia è un impegno deformato del nostro sentire. Tutto è niente, giorno per giorno, nei secoli dei secoli, visibile e invisibile. Tutto sembra la stessa cosa, qualcosa ci salva ma è sfuggente: l’Euforia Quasi. Tutto pare prossimo a svanire e sembra regnare l’oblio in questi quadri, piccoli quadri poetici che hanno qualcosa di incompiuto, abbozzi se non fosse che la pittura stessa si mostra nel suo sforzo di esistere, di durevole consistenza. Entrare in mostra è come entrare in una vasca, lasciarsi avvolgere pittoricamente da un’atmosfera. C’è una fragilità della condizione umana, fragilità fondante qui. Sono dipinti, questi, che ci invitano a sostarci davanti, che non ci riempiono del tutto, c’è preclusa quella sottile euforia smussata da quel Quasi del titolo, e in quel ‘quasi’ si svela la nostra esistenza spettrale. La cornice, dello spazio e dei quadri, è la congiunzione luminosa dell’esistenza e delle inesistenze, i confini che separano l’essere dal non essere sono incerti, i recinti saltati. Quasi euforia è come la definizione stessa della pittura. La realtà pare dolce, pacata, dolente, terribile meditazione che ci parla di vuoto, ci riempie di presenze spesso sconosciute. Questi quadri sembrano fissare gli spazi bianchi dello spazio, fissare il nulla, senza farci inghiottire. Tenere testa all’orrore del vuoto contemplandolo spassionatamente e con la quasi euforia, sospesi quasi su un abisso, vedere queste opere, è come familiarizzare col nulla, strusciarsi col baratro attraverso la dolce e terribile ipnotica vista della pittura. E una Quasi euforia colma il quadro e l’intera installazione, e ci raggiunge escludendoci dal futuro: Euforia, qui, di stare in mezzo a una eternità provvisoria.

 


FRANCESCO LAURETTA (Ispica, Ragusa, 1964) dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, ha sperimentato la performance, l’installazione, il video. Dal 2003 lavora alla definizione della pittura come linguaggio e su quella del pittore come condizione esistenziale, esplorando le tecniche, i processi, gli esiti formali, le deviazioni, i limiti e i possibili fallimenti. Dal 2010 è al lavoro su “I racconti funesti”, una serie di allegorie in cui esercita la scrittura come strumento per la comprensione della sua ricerca. Le più recenti mostre personali, tra le molte in gallerie e spazi istituzionali, sono “A perfect day” alla SRISA, (Firenze), “Esistenze|Inesistenze”, Spazio Varco (L’Aquila), “Inesistenze”, alla galleria Z2o Zanin, Roma (2015), “Una nuova mostra di pittura”, in più sedi storiche a Scicli (2014), “Esercizi di Equilibrio, alla GAM Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2013). Tra le molte mostre collettive in Italia e all’estero si ricordano “Walking on the Planet”, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2015), “PPS- Paesaggio e Popolo della Sicilia”, Palazzo Riso a Palermo e Frigoriferi Milanesi a Milano (2011), “Visions in New York City”, Macy Art Gallery, New York (2010), oltre alla partecipazione a progetti speciali realizzati da collettivi di artisti e curatori, tra gli altri Racconto di Venti, Milano (2015), The Wall (archives), Milano (2015), Nuvole, Scicli (2014), Madeinfilandia, Pieve a Presciano, Arezzo (2013), La festa dei vivi (che riflettono sulla morte), Porto San Cesario, Lecce (2013).


Informazioni

QUASI EUFORIA /
Francesco Lauretta

Vernissage:
sabato 29 ottobre 2016 ore 18,30

dal 29 ottobre al 26 novembre 2016

Egg Visual Art
via del Platano 10, 57125 – Livorno

Per appuntamento: +39 329 2938433 (Angelo)

www.eggvisualart.com
www.facebook.com/eggvisualart

 

*Comunicato stampa

 

Alessandro Calizza, Global Warning - Atene Brucia - 200x290 - acrilic spray and charcoal on canvas - 2016

GLOBAL WARNING. Alessandro Calizza Solo Show, 15 OTTOBRE, GC2 CANOVACCIO – Terni #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GLOBAL WARNING.
Alessandro Calizza Solo Show

mostra a cura di Tommaso Zijno

Inaugurazione:
Sabato 15 OTTOBRE ore 18

@GC2 CANOVACCIO Contemporary Gallery ,
Terni

Il 15 ottobre, alle ore 18.00, presso la galleria GC2 CANOVACCIO CONTEMPORARY di Terni, si apre la mostra GLOBAL WARNING, prima personale umbra dell’artista Alessandro Calizza. L’esposizione, curata da Tommaso Zijno, intende riflettere su quanto la nostra epoca stia attraversando un periodo di profonda crisi culturale e sociale e su quanto i valori più alti, conquistati e difesi dall’uomo nei secoli, oggi vadano sempre più lasciando il passo a nuove, e quantomai false, “virtù”. È un allarme quello che Calizza vuole lanciare. Una sirena che vorrebbe destarci da questa ipnosi collettiva per vederci protagonisti di una reazione che starà a noi definire. Capire nel nostro intimo se ci riconosciamo testimoni o complici della deriva che ha preso il nostro tempo o sentirci invece tra coloro che avanzano riflessioni e sentimenti di speranza nati dalla voglia di cambiare la realtà che ci circonda.

A Terni Calizza torna dopo essere stato protagonista di uno dei Venerdì Incredibili, organizzati dal F.A.T – CAOS e PLAY, esposizione collettiva tenutasi sempre presso la galleria il Canovaccio, assieme a Cristiano Carotti, Desiderio, Marco Piantoni, Sergio Silvi e Volodymyr Kuznetsov. Questa personale vuole porre l’attenzione sulla sua produzione più recente, idealmente divisibile in 3 filoni principali: GLOBAL WARNING, che dà il nome alla mostra, in cui si inseriscono tele e sculture dalle cromie forti e inconfondibili, raffiguranti teste e busti di statue classiche nell’atto di liquefarsi o vittime di incuria e segnate dal tempo. Il messaggio di disfacimento dei valori, ritenuti ideali dall’artista, e una profonda riflessione critica sulla nostra contemporaneità permea tutta la produzione di Alessandro Calizza e nella seconda serie, intitolata STEAL LIFE, viene veicolato da grandi nature morte che fungono da allegorie della condizione sociale che viviamo, logorata e sempre più vicina al collasso. A collegare queste due prime riflessioni si inseriscono sculture e assemblaggi raffiguranti alcuni degli elementi tipici della vanitas, simbolo di decadenza e di ammonimento sull’effimera condizione dell’esistenza. L’ultima sezione, OH SHEET!, raccoglie incisioni d’epoca, sulle quali l’artista interviene dipingendo piante carnivore, ruderi allagati o riconquistati dalla natura, strani inquietanti vermoni, tutto sotto l’occhio inerme dell’uomo che, se non sarà capace di reagire a tutto ciò, avrà ben poche possibilità di riscatto.


Alessandro Calizza nasce nel 1983 a Roma, dove vive e lavora. Nonostante la giovane età, la sua carriera artistica è già ricca di esperienze maturate in Italia e all’estero, in un’escalation di esposizioni collettive e personali che l’hanno portato a collaborare con le realtà più disparate nel campo dell’arte contemporanea. Tra le tante mostre, citandone solamente alcune, ricordiamo: NO(W) REGRETS tenutasi al MLAC(Museo Laboratorio di Arte contemporanea) dell’Università “La Sapienza”, prima esposizione del progetto ULTRA che lo ha visto protagonista assieme a Cristiano Carotti, Desiderio e Marco Piantoni; CARNE FRESCA, sua esposizione personale presso la Mondo Bizzarro Gallery, la sua partecipazione alla residenza d’artista Project Room a cura di Lori Adragna presso il Casale dei Cedrati di Roma, WAITING FOR THE MOON a cura della NERO Gallery e ANY GIVEN BOOK realizzata dalla White Noise Gallery di San Lorenzo, oltre alla collaborazione con la Takeawaygallery con la quale ha preso parte a diversi progetti.


Informazioni:

GLOBAL WARNING
Alessandro Calizza Solo Show
mostra a cura di Tommaso Zijno

Inaugurazione Sabato 15 ottobre
ore 18.00

15 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE 2016
Apertura dal Martedì al Sabato, ore 09:00 – 13:00 e 16:00 – 19:30

Ingresso gratuito

@GC2 CANOVACCIO Contemporary Gallery
Vico San Lorenzo, 5 (Corso Vecchio), 05100
Terni

mob: +393471818236
tel/fax: 0744422762
mail: gallcanovaccio@yahoo.it

GC2 Contemporary

 

*Comunicato stampa

Simone Camerlengo, Senza titolo bw, 2016, acrilico e grafite su tela 120x160 cm

Simone Camerlengo. How can I explain myself, 1 ottobre 2016, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, comunicazione, cultura, eventi, turismo, viaggi

Simone Camerlengo. How can I explain myself

opening:

1 ottobre 2016 ore 18.30

@Galleria Cesare Manzo,

 Pescara

 

La Galleria Cesare Manzo è lieta di annunciare la ripresa delle proprie attività nella nuova sede di via Galilei a Pescara con la mostra personale di Simone Camerlengo.

Studente presso l’Accademia di belle arti di L’Aquila, Camerlengo è una delle rivelazioni dell’ultima edizione di Fuoriuso 2016 Avviso di garanzia, dov’è stato invitato a partecipare da Italo Zuffi. Questa è la sua prima mostra personale, in occasione della quale l’artista presenta la sua produzione più recente, tutti lavori eseguiti nel corso di quest’anno.

Camerlengo orienta la propria ricerca sui versanti della pittura e della scultura. Seppure distinti a livello concettuale e di prassi, entrambi sono accomunati dall’indagine su uno dei fondamenti del linguaggio artistico, la linea. Tracciata con lo spray o vergata con il pennello, la linea – con le sue diverse accelerazioni – anima supporti tradizionali come la tela o più sperimentali come la rete ombreggiante. Ancora la linea si materializza nelle sculture in filo di ferro e tubo idraulico flessibile, che conservano il segno della processualità dell’esecuzione.

Per l’artista questa forma estetica è carica di valori esistenziali, come spiega egli stesso: «Descrivo la solitudine, l’essere virtuale di un individuo e la fluidità dell’accadere del nulla con una linea che si muove libera e continuamente in direzioni e spazi differenti, cercando di affermarsi e determinarsi in questo continuo vagare. Si muove in un flusso (come quello della vita) che la sposta di circostanza in circostanza, senza fargli trovare una sicurezza, una “verità” assoluta. Un continuum di esperienze che ne determinano l’andamento ma non la volontà di essere».

L’immaginario di Camerlengo riverbera il tessuto urbano, riproponendo le sue stratificazioni e prelevandone i materiali, provenienti in massima parte dall’edilizia, in un risultato che sposa durezza ed emozione.

 

 

Simone Camerlengo è nato a Pescara nel 1989. Vive e lavora a L’Aquila e Pescara.

Mostre collettive: FuoriUso 2016 Avviso di garanzia a cura di Giacinto Di Pietrantonio e Simone Ciglia, Ex tribunale, Pescara, 2016; InProject, ZWAP, Bilbao (ES), 2014; Dialoghi#4, a cura di Enzo De Leonibus, L’Aquila, 2014; Rediscover – Documenti degli anni ’70 per la stagione in atto, a cura di Lucia Zappacosta e Renato Bianchini, AlvianiArtSpace, Pescara, 2013; L’orto dell’arte, a cura di Lea Contestabile, Marcello Gallucci e Carlo Nannicola, Ortucchio, 2013.

 

Informazioni:

Simone Camerlengo. How can I explain myself

opening: 1 ottobre 2016 ore 18.30

Galleria Cesare Manzo

Via Galileo Galilei, 40  Pescara

Orari: 10.00-13.00/16.00-19.00

Contatti:

e-mail: info@galleriamanzo.it; telefono: 333-4246354

 

 

*Comunicato stampa