Heidi di Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2018

Heidi di Francesco Muzzopappa #audiolibro #libri [#recensione]

amore, attualità, comunicazione, costume, giovedì, leggere, libri, marketing, musica, pubblicità, salute e psicologia, social media, società, spettacolo, televisione, viaggi, vita

Ho provato per alcuni mesi; alla fine sono riuscita a terminare il mio primo audiolibro su Storytel. All’inizio la questione è stata molto difficile, ho scelto dei libri complessi con i quali ho dei conflitti aperti da diversi anni; ho tentato di immaginare che forse, in quest’occasione, avrei potuto terminare quegli autori di super classici famosissimi se solo li avessi divorati con un’attenzione differente rispetto alla lettura, ma anche in questo caso, prontamente abbandonati per sfinimento.

Ho deciso di dedicare tempo a scrittori contemporanei da me sconosciuti, tuffandomi in un ascolto fresco, leggero e ironico. Mi sono chiesta quale copertina incrociava di più il mio sguardo in questo periodo ed è venuta fuori  Heidi di Francesco Muzzopappa.

Quello che mi ha attirato di più è stata la simpatia che nutro per il cartone animato:  il titolo riporta a mia nonna, la quale all’età di 93 anni suonati continua a seguire tutte le puntate su Youtube della bambina dalle guanciotte rosse venuta dalla montagna.

Nell’audiolibro, Heidi è una donna caotica, si occupa di selezionare persone per una grande agenzia di casting; lei è figlia di un famoso ex critico letterario del Corriere della sera ormai lasciato a compiere le sue gesta impossibili in una casa di riposo. Si è in una Milano contemporanea dove si ha difficoltà a trovare forme relazionali importanti e dove la protagonista vive ancorata a un passato legato agli anni Novanta, quando i Take That erano in auge nelle classifiche di tutto il mondo.

La relazione tra padre e figlia è inesistente, lontana per un discorso generazionale, professionale, ma ulteriormente aggravata dalla malattia di un genitore che dialoga con figure provenienti dai libri, in fissa con autori che hanno costruito la letteratura mondiale. Il divertimento raggiunge punte spettacolari quando la disperazione porta Heidi a ricorrere all’adozione di un intruglio acquistato sul deep web. Lo scopo è  ottenere una serie di trasmissioni da proporre alla sua impresa e soddisfare l’ego del suo capo narciso, con il massimo della creatività, maturata all’apice di una feroce disperazione.

In tutta questa vicenda, sarà fatale l’arrivo di Peter – un ragazzo che metterà a soqquadro qualsiasi atteggiamento adottato da Heidi.

La storia è romantica e simpatica, mette allegria ed è basata sul perdono.

Heidi – Francesco Muzzopappa
Fazi Editore, 2018
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per Storytel la 
 lettura è di Tamara Fagnocchi

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Baby di Andrea De Sica, Netflix, 2018

Baby di Andrea De Sica #netflix #serietv [#recensioni]

attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, giovedì, gossip, politica, rumors, salute e psicologia, Serie tv, social media, società, streaming

Mi trovo ad aver visto una serie tv italiana che racconta i suoi tempi, capace di mostrare il senso di dispersione che provano gli adolescenti.

Baby di Andrea De Sica e Anna Negri narra la storia di un gruppo di ragazzi benestanti. Modelli che sembrano essere ispirati ai protagonisti dei film di Sofia Coppola. Un mondo americano ambientato a Roma nord – tra gli upper class – in famiglie dove figli e genitori esistono come comunità, ma appaiono come individui slegati e sgretolati l’un l’altro nella realtà.

Il racconto è una fuga, rappresenta una rottura da uno schema differente rispetto al mondo anni Novanta, quando era ancora possibile scappare da parenti opprimenti, per un’ideale, un amore, il bisogno di indipendenza; mostra una esasperazione che arriva dall’assenza, un vuoto insopportabile tra le pareti domestiche riempito dalla spettacolarizzazione del proprio vissuto.

Quello che si vede in questa serie è uno spaccato dove gli strumenti di comunicazione invadono – notte e giorno – la percezione della realtà. La dimostrazione è nella estensione della propria immagine che deve essere – sempre e comunque – potente; permetta all’osservatore di corrodere il proprio sguardo nello spiare chi si ama, gli amici, semplici sconosciuti, per inventarsi un’altra vita, felice e possibile.

Pensiamo anche a noi, a come le informazioni fornite sui nostri social siano in grado di innescare nell’altro dei meccanismi di proiezione che costruiscono alibi e pregiudizi amplificati rispetto ai reali contesti cui sono ambientati. Ad esempio, in Baby un gioco sessuale tra due coetanei che si riprendono con uno smartphone diventa oggetto di vessazione psicologica quando è mostrato in pubblico, a tradimento, in una festa tra compagni di scuola spietati e corrosi dal cinismo, incuranti della sofferenza che vive una delle protagoniste presenti, attaccata da quegli atteggiamenti che rientrano a pieno titolo nella tematica della revenge porn.

Qualcuno ricorderà Carrie, il film tratto dal libro di Stephen King. La protagonista veniva presa in giro, incoronata reginetta, pronta a ballo della scuola, con il più bello di tutti, allo stesso tempo, sottoposta a uno scherzo atroce: sangue di maiale versato su quello che per lei era un gesto di importanza che le attribuiva un valore dentro un sistema che fino a quel momento le negava la possibilità di una identità vera e libera, oppressa dalla figura della madre e da un corpo inadatto a chi per lei aveva importanza.

Queste due forme differenti di fare cinema sono microtraumi visivi che in Carrie – nel suo genere horror – si trasforma nel potere telecinetico di una forza distruttiva che faceva esplodere tutto, qui – in Baby – al contrario: rifugiarsi in una realtà parallela – una vita segreta – dettata dall’assenza di responsabilità di persone di cui fidarsi.

La consiglio?
Non saprei.  Chi di voi ha avuto modo di seguirla?

Baby di Andrea De Sica, Netflix, 2018 (Locandina)

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Michelangelo - Infinito di Emanuele Imbucci, 2018 (ph. presa da Sky tg 24)

Michelangelo – Infinito di Emanuele Imbucci #film [#recensione]

amore, architettura, arte contemporanea, artisti, cinema, collezionismo, costume, cultura, film, filosofia, giovedì, natura, recensioni arte, religione, società, spiritualità, Studiare, turismo, Università, viaggi, vita

Di ritorno da lavoro, una settimana fa, mentre passavo per una consegna in città, ho visto che era ancora disponibile in una delle sale che frequento il film di Emanuele Imbucci, Michelangelo – Infinito (SKY/Lucky Red 2018).

La pellicola affronta la storia dell’arte italiana con un focus su Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564); restituisce un valore al suo lavoro che ispira la pianificazione di viaggi e scoperte in quelle aree dove l’artista è intervenuto a creare il suo percorso di vita professionale.

Quello che colpisce è la caparbietà unita allo spirito di sacrificio. È noto alle cronache che l’artista avesse un carattere irascibile, un elemento che cammina di pari passo alla sua bravura, al senso di decisione nelle trattative con i suoi committenti, al desiderio di onnipotenza e di ricerca su qualcosa che si facesse sublime attraverso la pittura e la scultura.

L’intensità del montaggio riflette tutto questo e permette allo spettatore di immergersi nei dettagli delle opere in una maniera totalizzante; a supporto arriva l’uso della musica che connota la profondità del racconto, tanto da chiedersi – più volte – durante tutta la visione, se si è sottoposti a un documentario, una biografia o a un mix tra le due cose. Il punto più alto si raggiunge nella descrizione pensata per il Monumento Funebre dedicato a papa Giulio II che si trova a San Pietro in Vincoli a Roma, realizzato agli inizi del 1500.

Buona parte della riflessione di Michelangelo, interpretato da Enrico Lo Verso, si svolge in un dialogo che è un flusso di coscienza da trasmettere a chi guarda. Un monologo che mostra il senso di impotenza, di oppressione e rabbia che si manifesta dentro quel luogo dove lui sceglie il materiale più adatto per ricavare i suoi lavori: le cave di marmo di Carrara.

La ricerca della propria spiritualità è l’espiazione di qualcosa a cui si cerca di dare parola – una verità – con il proprio operato di artista. Lo scenario è povero, misero, freddo e raffigura i costanti limiti dell’uomo nella sua relazione con la natura. L’attualità è nella raffigurazione voluta dal regista ed è centrale la composizione delle sequenze dove l’acqua, come specchio, incastra e dimostra che per superare i propri limiti bisogna avvicinarsi all’armonia dell’eterno – o come dice il sottotitolo del film – a un infinito. La traduzione è una perfezione dannata che prende voce in una sofferenza ricavata nell’incarnato della scultura e in uno stile pittorico che segna i lineamenti di corpi marcati e di espressioni feroci e concentrate.

In questo caso, la pellicola è vicina a ciò che Amir Naderi cercava di manifestare con il suo profondo progetto uscito nel 2016, Monte, un’opera filosofica in cui il protagonista prosegue imperterrito a scavare la montagna che ostacola la visuale sulla terra che lo ha visto crescere.

Una nota dolente – secondo il mio punto di vista – è stata la recitazione di Enrico Lo Verso nei panni di Michelangelo, in questo particolare caso sottotono rispetto alla sua bravura, mentre l’intensità trasmessa da Ivano Marescotti, nelle vesti di Giorgio Vasari – narratore, biografo e storico dell’arte rinascimentale – è di tutt’altro trasporto.

Molte sono le tematiche da approfondire e non basta un post su questo blog a delineare tutto: la spiritualità, l’omosessualità in una descrizione velata accostata al concetto di giudizio, ma soprattutto il non finito, chiave guida di questa arte straordinaria.

Il film sarà di nuovo proiettato nelle sale il 19 e 20 novembre grazie al grande successo ottenuto.

Manifesto, Michelangelo - Infinito di Emanuele Imbucci (SKY/Lucky Red 2018)

Sito ufficiale:
www.michelangeloalcinema.it

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45 anni film Andrew Haigh (2015) - scena - Img presa da http://www.ifcfilms.com/films/45-years

45 anni di Andrew Haigh #film [#recensione]

amore, attualità, cinema, costume, cultura, Donne, film, giovedì, salute e psicologia, società, turismo, viaggi, vita

Ero al Ghetto ebraico di Roma la prima volta che mi hanno parlato di 45 anni anni di Andrew Haigh, a cena, dopo una giornata intensissima di lavoro. Non ne avevo mai sentito parlare di questo film, ma la persona che era con me lo raccontava come fosse presa nell’intimo, come se avesse capito che quella narrazione le avesse smosso la parte più profonda del proprio essere.

Tra un carciofo alla giudìa, un piatto puntarelle, un quarto di vino, nella totale rilassatezza, possono venir fuori tante confessioni, così questo atteggiamento empatico mi ha trasmesso la voglia di vederlo e recensirlo, nonostante non fosse una produzione di recentissima uscita.

45 anni narra la storia di una coppia benestante che ha vissuto parte della sua vita nella tranquillità di una agiatezza economica e culturale da fare invidia. Una lettera improvvisa riaccende il desiderio soppresso di Geoff (Tom Courtenay) quando Kate (Charlotte Ramplig) sta organizzando la festa per il loro anniversario di matrimonio. A sconvolgere la situazione una figura fondamentale, ritrovata nei ghiacciai delle alpi svizzere che riemerge dal 1962.

L’intera visione è pilotata da un costante stato ansiogeno e il cobattimento che si avverte oscilla tra la voglia di sapere, la comprensione, l’accettazione della difficoltà e la gelosia. A dominare sono le pulsioni, la rimessa in discussione dopo tutti quegli anni di amore vissuto alla stregua di ogni altro apparente sentimentalismo costruito fino a quell’esatto momento.

A giocare un ruolo decisivo è il rapporto con la fotografia, la memoria che conferma quanto l’immagine sia oggetto di un trauma che non può essere gestito e pilotato, ma piuttosto visto e affrontato anche quando di fronte si ha un marito che ama da sempre un’altra.

Allora che valore ha la fiducia oggi? Quanti ci attraversano la vita e hanno la loro stessa situazione? Conosco molte coppie che vivono in una armonia apparente, incapaci di affrontare per paura quello che ci ha segnato l’esistenza; un bisogno che sembra di natura economica, sfruttato per tamponare una effettiva mancanza più che un pensiero di crescita assieme, nell’altro, in una dimensione a due.

Esiste davvero il vero amore o è solo una grande illusione letteraria?

Voi cosa ne pensate?

45 anni di Adrew Haigh, Drammatico, Gran Bretagna, 2015

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Salvatore Aranzulla - ph. Elena Datrino

Il metodo Aranzulla+ Aranzulla day #evento #libro [#recensione]

attualità, comunicazione, cultura, eventi, giovedì, leggere, libri, marketing, pubblicità, social media, tecnologia

È iniziato tutto un pomeriggio di alcuni mesi fa, quando mi hanno lanciato una bomba per dirmi che erano disponibili i biglietti per partecipare all’evento esclusivo dedicato all’imprenditoria e all’innovazione con Salvatore Aranzulla. Otto ore di lavoro con chi ha creato un sistema di ricerca – una costante guida all’aiuto – sul web, la tecnologia e la telefonia, che al momento non ha eguali in Italia.

Per questo la notte del 20 aprile sono partita alla volta di Roma. Sapevo che avrei affrontato una giornata intensissima, ma non avrei mai immaginato che l’Aranzulla Day andasse a quella velocità e con un gruppo di persone interessate che cercavano un contatto pratico con lui senza stare a tesserne le lodi.

Le sessioni di lavoro sono state due (mattina e pomeriggio) e distribuite in tre livelli (base, intermedio e avanzato). L’unicità è stata permettere l’accessibilità del discorso a chiunque con gli strumenti forniti interamente dall’autore nella sua spiegazione semplice, dinamica – per tutto l’arco della giornata – volata a dei ritmi pazzeschi.

A fare la differenza è stata la coerenza tra l’immagine reale e quella virtuale. Un marasma di persone (576), pronte a prendere appunti, fotografare e lavorare, su tutto quello che veniva suggerito in questo secondo incontro, dopo la prima tappa di Milano del novembre scorso, in piena ironia e divertimento.

La cosa che mi ha colpito di più è stata l’empatia con la quale lui trasmetteva le informazioni necessarie per navigare in questo mondo. Il suo approccio è easy, leggero, divulgativo e mirato, come un risolutore che arriva davvero a chiunque. La sala era piena di professionisti di ogni età arrivati da tutto il Paese che si lasciavano illuminare da un ragazzo di 28 anni che ha iniziato la sua carriera alla metà degli anni ’90 come semplice amatore che si prodiga ad aiutare chi è in difficoltà nel marasma di un qualcosa di sconosciuto che ora è etichettato come digitale.

Decidere di avviare una attività imprenditoriale su Internet vuol dire rispettare standard qualitativi alti e sempre più elevati perché i circuiti di mercato sono più vasti, come vasta è la propria esposizione sulla rete.

Uno dei suggerimenti è stato monitorare dati e rendicontazioni, dimostrare e vedere gli andamenti e capire quando e come monetizzare con la propria attività. Il ciclo di guadagno inizia dopo circa tre anni, ma in questo lasso di tempo le dinamiche variano e la percentuale di rischio sul proprio trend rimane altissima anche se lavori nella serietà più estrema perché i competitor sono disposti a tutto. A fare la differenza nella performance è il tuo equilibrio, la tua capacità di visione, il budget disponibile e la distribuzione degli investimenti, e nel caso di un brand personale l’aggiunta è il dovere di essere solo ed esclusivamente il migliore e fare differenza nel proprio settore per saper anticipare le mosse per ristabilire le regole.

Ho visto in modo concreto come una grande strategia di marketing arriva a compimento ed è accaduta all’Auditorium Antonianum pochi giorni fa. Una regia pazzesca che ha funzionato nei minimi dettagli e che finora avevo vissuto solo nei grandi eventi artistici. Per questo ho deciso di acquistare Il metodo Aranzulla. Imparare a creare un business on line (Mondadori, 2018).

Ho pensato che avevo arricchito la mia giornata e contribuire alla divulgazione di questo libro avrebbe aiutato il suo approccio a diffondersi in chi vuole capire molte altre cose senza metodi complessi.

ll metodo Aranzula + Aranzulla day _tickets + libri -ph Amalia Temperini

Salvatore Aranzulla dimostra che adeguarsi ai linguaggi del proprio tempo vuol dire crearsi una professione che oggi rientra a pieno titolo nell’epoca della gig economy. Il testo fornisce molti degli elementi da lui suggeriti dal vivo e supporta una modalità di sviluppo per una forma mentis adeguata a entrare in ogni tipo di sistema per creare lavoro on-line e off-line nell’innovativo, per ciò che si è, partire da chi è come te, avvicinabile e in dialogo, per il futuro, assieme, ognuno con la propria idea. E poi chi di noi non ha avuto un cugino sbruffone e il sogno di diventare pasticciere?

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Il metodo Aranzulla. Imparare a creare un business on line
(Mondadori, 2018)
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M. Angela Musolesi, Presidente degli esorcisti. Don Gabriele Amorth #shalom #libri [#recensione]

attualità, costume, cultura, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, società, spiritualità, vita

Si tratta di una di quelle figure che incutono timore, persona che ho sempre ascoltato per via televisiva, ma mai letto nulla di suo.

Presidente degli esorcisti. Esperienze e delucidazioni di Don Gabriele Amorth di M. Angela Musolesi (Shalom, 2010) è un libro-intervista che introduce alla figura dell’esorcista, agli studi che occorre fare per specializzarsi, che vanno dalla conoscenza approfondita di più ambiti della cultura religiosa, alle nozioni di psichiatria.

Don Amorth nelle sue dichiarazioni parla di politica e di come sono mutati gli scenari della sua materia con la nomina di Giovanni Paolo II di come gli spiriti negativi rifiutino Papa Wojtyla. I dati riportati, invece, riguardano la mancanza di esorcisti in paesi inaspettati come la Spagna e il Portogallo, ma anche gli introiti generati da maghi e astrologi nelle regioni italiane nel 2010. Le esperienze esemplificano le diverse forme di ritualità legate al bene e al male. Si rivelano casi in cui si pratica un esorcismo, una messa nera, e come sono cambiati i loro rituali negli anni. Si comprende quanto il rito del battesimo è importante e allo stesso tempo come il termine possessione (bramosia) è capriccio egoistico che assume forme diverse con uno o più desideri inespressi.

Il testo afferma che l’inferno è solo un posto in cui si trova l’anima. È uno schema di attacchi tra Satana (o i piccoli demoni) contro la Madre di Dio e Gesù Cristo. A vincere sono gli ultimi due: chi è capace di manifestare l’essenza con il potere della autenticità. Per questo il diavolo (l’egoista, il narcisista, il manipolatore, una persona infima e di poco conto) è un incapace: una immagine illusoria e reale di chi ha una grande paura del proprio e altrui bene.

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Mirror #comunicazione

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, cultura, letteratura, mostre, recensioni arte

Alcuni mesi fa ho avuto modo di conoscere Paola Cimini in una guida d’arte presso la Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso. Uno di quegli incontri che pensi possano nascere e morire nell’istante in cui iniziano perché tanto belli e di confronto. Si è chiacchierato un po’ alla fine della visita e ho scoperto solo in seguito avesse una agenzia di comunicazione chiamata “Mirror”.

Lo specchio, un argomento a me caro per gli studi sul narcisismo, lo specchio a lei molto caro, base di questo suo progetto importante.

In seguito mi ha commissionato un articolo per il suo sito che avesse un punto di vista personale su un’opera precisa di Michelangelo Pistoletto. Ho scomodato anche qualcun’altro per rafforzare il discorso. Adoro le connessioni, le sinapsi, i collegamenti in natura che portano a una crisi dei modelli: i canoni.

Buona lettura!

Questioni di veduta.
Le connesse relazioni di Michelangelo Pistoletto agli specchi

 

Italo Insolera fotografo. Il bianco e nero delle città, 11 maggio, Museo di Trastvere – Roma #arte #fotografia #vernissage [#mostre]

arte, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

 

Una mostra rievoca lo storico di “Roma Moderna”

Urbanista, storico, autore di “Roma moderna”, Italo Insolera è stato anche fotografo. Lo è stato per documentare il proprio lavoro ma soprattutto per passione. C’è un legame forte fra le riflessioni di Insolera sui processi urbani di sviluppo e trasformazione e il bianco e nero delle sue città: nell’impegno in difesa del patrimonio culturale e ambientale, come nella sensibilità e talvolta l’ironia delle sue inquadrature, c’è la ricerca quotidiana, coerente di risposte per governare il territorio nell’interesse della comunità.

Il Museo di Roma in Trastevere ospita, dal 12 maggio al 9 luglio 2017, 50 immagini inedite, scattate da Italo Insolera tra l’immediato dopoguerra e gli anni Ottanta. La mostra, curata daCristina Archinto e Alessandra Valentinelli, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Le sequenze giovanili ritraggono la Roma in cui Insolera si laurea nel 1953, la Sicilia e l’Abruzzo dove lo conducono i primi incarichi professionali. L’uscita di “Roma moderna” nel 1962 fissa l’inizio di una fervida stagione di sfide etiche e culturali; è l’urbanista maturo che fotografa in Sardegna o in Valnerina e al taglio sobrio delle architetture sostituisce i segni dell’uomo su città e paesaggi. Negli anni Settanta Insolera torna a indagare le “Mirabilia Urbis” descritte dall’amico Antonio Cederna; uno sguardo critico che si traduce in immagini sempre più contrastate, vitali, sferzanti, svelando la tensione ideale che tanto ha caratterizzato i suoi saggi e oggi ne ripropone l’attualità.

In contemporanea alla mostra esce, per Palombi Editore, il libro “Italo Insolera, fotografo” che raccoglie duecento scatti selezionati tra le sequenze di Roma, dei viaggi, dei luoghi dov’è intervenuto come urbanista. Nato alcuni anni or sono da spunti e indicazioni di Insolera, il volume si è avvalso dell’aiuto indispensabile di Anna Maria Bozzola Insolera, oltre che delle memorie e suggestioni di quanti lo hanno conosciuto.

INFO

Italo Insolera
Il bianco e nero delle città. Immagini 1952-1988

A cura di Cristina Archinto e Alessandra Valentinelli
Promossa da: Assessorato alla Crescita culturale di Roma – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e MiBACT-Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio

Inaugurazione giovedì 11 maggio 2017 ore 18.00

Museo di Roma in Trastevere
Piazza S. Egidio 1/b – Roma

Dal 12 maggio al 9 luglio 2017
Orari: da martedì a domenica ore 10.00 – 20.00; la biglietteria chiude un’ora prima
Biglietti: Intero: € 8,50 – Ridotto: € 7,50

Sponsor Sistema Musei Civici: MasterCard Priceless Rome
Con il contributo tecnico di: Ferrovie dello Stato
Media Partner: Il Messaggero
Servizi Museali: Zètema Progetto Cultura

Info: 060608 tutti i giorni ore 9:00 – 19:00

www.museiincomune.it; www.zetema.it

www.museodiromaintrastevere.it

 

 

 

UFFICIO STAMPA
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com / 349.4945612
http://www.robertamelasecca.wordpress.com

*Comunicato stampa

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico, 17 maggio, accademia nazionale di san luca - Roma

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico, 17 maggio, accademia nazionale di san luca – Roma #arte [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico

accademia nazionale di san luca

Palazzo Carpegna, piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma

17 maggio – 22 settembre 2017

In occasione del conferimento del Premio Presidente della Repubblica 2015 assegnato a Luigi Ontani, l’Accademia Nazionale di San Luca presenta nelle sale espositive di Palazzo Carpegna la mostra SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico, apertadal 17 maggio al 22 settembre 2017.

L’importante onorificenza venne istituita nel 1950 dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il quale destinò un Premio Nazionale, annuale e indivisibile, aperto a tutti gli artisti, affidando all’Accademia di San Luca la segnalazione del più meritevole per le tre categorie di Pittura, Scultura e Architettura.

Per celebrare l’assegnazione del Premio Presidente della Repubblica 2015, l’Accademia Nazionale di San Luca ha invitato Luigi Ontani a ideare e curare un’esposizione di sue opere, ripercorrendo la sua carriera artistica, dai tableaux vivants dei primi anni Settanta alle ultime ErmEstEtiche, alcune del tutto inedite e create espressamente per SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico.

In mostra circa 60 opere allestite nei tre spazi espositivi di Palazzo Carpegna: si inizia con le prime opere di Ontani nelle sale al pianterreno, proseguendo lungo la rampa elicoidale di Borromini, per culminare al terzo piano in alcune delle sale della Galleria dell’Accademia, secondo un percorso che intreccia un dialogo con le opere delle collezioni storiche.

Celebri i tableaux vivants dell’artista, iconografie viventi che Ontani assume su di sé come simulacri, prendendo le sembianze di figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Leonardo, Raffaello, San Luca; in mostra anche le fotografie ritoccate a mano, memorie dei soggiorni e viaggi orientali (dal 1972 ad oggi), in cui la sua poetica risente dei colori e delle tradizioni orientali. Degli anni Ottanta è la sperimentazione di altri materiali, quali la cartapesta, il legno, la ceramica e il vetro di Murano, attraverso la cui mediazione Ontani traspone in scultura il tema della maschera e dell’ibridazione di idoli già presente nelle pose fotografiche. Si giunge quindi alle Anamorpose (foto lenticolari realizzate dal 2000 ad oggi), agli elementi di arredo in ceramica e vetro, per concludere il percorso con la serie delle ErmEstEtiche, dei Canopi e dei BellimBusTi realizzati in ceramica.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue (italiano/inglese) con un testo critico di Ester Coen, un’ampia intervista di Hans Ulrich Obrist e contributi di scrittori quali Aurelio Picca e Emanuele Trevi, insieme a una selezione di testi a cui l’artista è particolarmente legato, di Francesca Alinovi, Goffredo Parise e una poesia inedita di Valentino Zeichen.

 

INFORMAZIONI

Mostra: LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico
Preview stampa: mercoledì 17 maggio, ore 11.00
Inaugurazione: mercoledì 17 maggio, ore 18.00
Apertura al pubblico: 17 maggio – 22 settembre 2017
Sede: Accademia Nazionale di San Luca, piazza dell’Accademia di San Luca 77 – Roma
Informazioni: tel. 06 679 8850; segreteria@accademiasanluca.it
Orari: dal lunedì al sabato: 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso 18.30).
Chiuso domenica e dal 6 al 27 di agosto.

Ingresso gratuito

 Iformazioni per la stampa:
Maria Bonmassar
06 4825370; +39 335490311;
ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano

GIOVANNI REFFO – “Notturni”, 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, viaggi

GIOVANNI REFFO

“Notturni”
a cura di Francesca Tuscano

Inaugurazione domenica 23 aprile 2017
ore 11.00

Museo Civico d’Arte di Olevano Romano
Viale H. Hindorf – Villa De Pisa
(ROMA)

 

Con il titolo “Notturni” si inaugura il prossimo 23 aprile 2017 la personale di Giovanni Reffo alMuseo Civico d’Arte di Olevano Romano, a cura di Francesca Tuscano.

Attivo tra Roma e la cittadina olevanese, dove vive e lavora, Giovanni Reffo compie la sua formazione principalmente da autodidatta, unendo la continuità della ricerca pittorica a ricorrenti incursioni in altri generi, che gli permettono di approfondire le tecniche del mosaico, della serigrafia, della vetrata artistica. Dopo gli esordi figurativi, si dedica all’astrazione che diviene il suo campo di ricerca fondamentale.Con oltre 60 opere e disegni e più di 40 piccoli studi appartenenti all’ultimo periodo di attività, la mostra intende porre in evidenza, come scrive la curatrice Francesca Tuscano, “l’innata inclinazione [dell’artista] all’eclettismo linguistico e alla sperimentazione tecnica, che a serie dedicate allo sviluppo di un segno significante … alterna fasi di più intensa resa materica, in cui il colore si addensa in masse di forte impatto emotivo”.

Accanto alla recente produzione, la mostra accoglie una selezione di disegni e collage appartenenti alla fine degli anni settanta, in cui è possibile scorgere il progressivo emergere del segno sino al liberarsi di vere e proprie calligrafie di sapore orientale, vicinissime ad alcuni degli ultimi piccoli lavori.

 GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano

Giovanni Reffo
Notturni
A cura di Francesca Tuscano
Presentazione di: Francesca Tuscano, Mariano Apa
Catalogo Palombi Editori

Inaugurazione domenica 23 aprile 2017 ore 11.00

Museo Civico d’Arte di Olevano Romano
Viale H. Hindorf – Villa De Pisa

Dal 23 aprile al 25 giugno 2017

Museo Civico d’Arte di Olevano Romano
Tel. 333-6090959
www.amolevano.it

 

GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano (GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano (con il contributo)

GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano (GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano (in GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano (GIOVANNI REFFO - "Notturni", 23 aprile, Museo Civico d’Arte di Olevano Romano (con il collaborazione)

*Comunicato stampa
ANDREA FROSOLINI "ECO", 7 aprile 2017 In Situ - Roma

ANDREA FROSOLINI “ECO”, 7 aprile 2017 In Situ – Roma #vernissage #arte [#mostre]

cultura

ANDREA FROSOLINI
“ECO”

a cura di In Situ

con un testo critico di Edoardo Maggi

Opening:
7 aprile 2017 ore 19.30

In Situ, Roma

 

 

Il giorno 7 aprile 2017 alle ore 19.30 In Situ presenta “ECO” di Andrea Frosolini, a cura di In situ, con un testo critico di Edoardo Maggi.

ECO, seconda mostra del ciclo Assurdità Contemporanee, introduce le nuove creazioni dell’artista, un lavoro che mantiene il tocco romantico integrando in esso una netta dose di cinismo. Le opere in mostra si presentano come una variazione su di una forma, una ricerca tramite il sezionamento di piani paragonabile alla pratica dei Cubisti: il dipinto diventa scultura, la superficie si apre nello spazio. Il quadro non è quello incorniciato ma quello che incornicia, ossia lo spazio espositivo. L’artista gioca tra il design e l’istallazione, tra il Kitsch e il mi- nimal: senza cadere da un lato o dall’altro, ci presenta uno spettacolo da equilibrista, sia formale che concettuale.

“(…) Cos’è un’ombra se non una proiezione inevitabilmente parziale e distorta del reale, incapace com’è di restituire un’immagine veritiera della sua fonte? Essa è, dopotutto, un residuo consolatorio, un impalpabile e sfuggente disegno che può solo rimandare alla sua origine. In un mondo pervaso da una luminosità diffusa spesso abbagliante, quella delle esperienze virtuali proiettate su innumerevoli schermi, così come quella emanata da mezzi di informazione fintamente rassicuranti, Andrea Frosolini, con la sua sensibilità finissima, apre una dimensione in cui l’aspetto attuale delle cose non combacia più con le sembianze che si era soliti attribuirgli. La sua ricerca si configura come un’indagine, poeticamente disturbante, delle ambiguità di fondo che caratterizzano il nostro presente instabile, con l’intento di tradurle in opere al confine tra presenza e assenza, tra celato e manifesto. Ai dettami imposti da una società in cui dominano sorveglianza e spettacolarizzazione, Frosolini contrappone un lirismo spiazzante, sbilanciando il rapporto vincolante che unisce segno e significazione: ogni compensazione tra pieno e vuoto, ogni parvenza di equilibrio tra la concretezza fisica dell’oggetto e il suo appiattimento sulle superfici, viene spostata in favore della controparte latente, che, lungi dall’essere mero simulacro, diventa corpo e acquista un inedito spessore, sia materico che concettuale. (…)” (Edoardo Maggi)

ANDREA FROSOLINI "ECO", 7 aprile 2017 In Situ - Roma

 

Andrea Frosolini nasce a Roma nel 1993, dove attualmente studia e lavora. Nel 2014 partecipa alla sua prima collettiva a Roma presso la TAG. Nel corso del 2014 e del 2015 prende parte a numerose esposizioni collettive della capitale e nell’estate del 2015 sono presentate le sue prime mostre personali a Roma, presso la galleria Menexa, ed in Germania presso Lo Studio di Francoforte. Il 10 settembre 2015 inizia la residenza d’artista presso il Castello di Rivara per il gallerista Franz Paludetto ed inaugura la collettiva “Nuovi Orizzonti” il 20 settembre. Nel 2016 si laurea in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e si iscrive alla Rufa. In ottobre prende parte all’open studio “Cosa Sarebbe Se?” presso lo spazio INSITU, dove lavora. L’11 novembre 2016 inaugura l’esposizione personale “Per Aspera ad Astra”, presso l’Istituto Italiano della Cultura in Germania, a Colonia.

INFO

Andrea Frosolini
“ECO”

a cura di In Situ
testo critico di Edoardo Maggi

Inaugurazione 7 aprile 2017 ore 19.30
In Situ | Via San Biagio Platani 7 – Roma

Dall’8 al 14 aprile 2017
Orari: su appuntamento tel. 3356530941

 

In Situ
Via San Biagio Platani 7 – Roma
studioinsitu.weebly.com
insitu.roma@gmail.com

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*Comunicato stampa