Self-made: la vita di Madam C.J. Walker #serietv [#recensione]

#iorestoacasa, attualità, cinema, comunicazione, costume, cultura, Donne, film, marketing, Narcisismo, pubblicità, salute e psicologia, Serie tv, società, vita

Self- made è una miniserie Netflix. È una storia che trae ispirazione da una donna che ha avuto successo come imprenditrice.

Madam C. J. Walker è stata una figura centrale nella vendita dedicate alla cosmetica femminile, il prodotto su cui ha costruito il suo impero è quello dedicato alla cura dei capelli. Un successo avvenuto nei primi primi anni venti negli Stati Uniti d’America, dopo la fase di segregazione razziale.

In questa produzione si racconta di una figura caparbia, dall’impeto rivoluzionario, talmente tanto che è riuscita a ottenere il rispetto di imprenditori e disapprovare i suggerimenti di John Davison Rockefeller, suo vicino di casa.

self made, netflix, 2020

Dietro il suo progetto una rivendicazione: è una lavandaia cresciuta nei campi di cotone che pone al centro del suo discorso i diritti e il riconoscimento delle donne e degli uomini di colore e il tradimento di chi non ha creduto in lei fino in fondo.

In molti saranno in disaccordo su come lei abbia ottenuto successo, ma la vita offre chiarimenti e motivazioni che permettono di capire e lasciare in secondo piano il giudizio.

Self made è una affermazione centrata sulla indipendenza e l’autonomia della donna nera, ma ha una spinta che può essere di ispirazione anche a chi reputa importante un motivo per portare avanti una propria visione di vita in ogni tipo di progetto.

L’impressione finale è quella di aver visto un film. 🧐

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Unorthodox, Netflix, 2020

Unorthodox #serietv [#recensioni]

#iorestoacasa, amore, attualità, cinema, costume, cultura, Donne, musica, Narcisismo, politica, quarantena, religione, salute e psicologia, Serie tv, società, spiritualità, vita

Un conto è se i capelli li tagli tu per volontà, un altro è se la società che ti rappresenta impone una regola a cui tu devi sottostare.

Unorthodox è la miniserie che ho terminato stanotte; iniziata a vedere dalla curiosità suscitata dal teaser e dai film di una regista che racconta da anni esperienze simili legate alla ortodossia ebraica (Rami Burshtein – Full the void, 2013). Chi scrive la serie Netflix(Anna Winger e Alexa Karolinski) è partito da una storia autobiografica accaduta.

Esty vive nel quartiere chassidico di Williamsburg a Brooklyn. È costretta a sposare il suo compagno su una imposizione religiosa a base patriarcale. La sua passione è la musica, assieme alla nonna canta di nascosto, perché la pratica musicale è vietata alle donne. È lei a definirsi diversa, a staccare la spina da comportamenti che la castrano nella sua individualità. Viaggia verso Berlino, dove sua madre ha ricominciato una nuova vita dopo essere stata allontanata dalla bambina che le hanno sottratto, alla quale ha lasciato dei documenti che sono una sorta di lascia passare per il futuro.

La serie mostra l’importanza dei bambini e anche la sacralità della stirpe che darà voce a chi è stato ucciso durante la seconda guerra mondiale nei campi di concentramento. Un figlio diventa una responsabilità sociale non lontana da ciò che racconta Margaret Atwood nel libro “Il racconto dell’ancella”. Le donne sono vittime di comportamenti perseguiti da altre figure femminili che non accettano modelli diversi e che ne stabiliscono ed etichettano il nostro ruolo a mogli, madri e donne di casa.

Unorthodox, Netflix, 2020

Etsy è fedele al Talmud, parte dalla base religiosa e sceglie, dopo la richiesta di divorzio del marito, di andare verso sé, fuori.

Questo racconto è universale, seppur possa evidenziare certi aspetti di una società ristretta, le parole e i gesti che pronuncia, sono le stesse di noi, che abbiamo – lottiamo – per il riconoscimento di un diritto.

A differenza di tante produzioni, l’esperienza è un dramma che spinge alla riflessione. Ci sono momenti calanti, ma tutto è racchiuso nella scena della audizione dove lei dimostra il potere reale celato nel suo animo.

Pareri?

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Freud #serietv [#recensione]

#iorestoacasa, amore, attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, Narcisismo, quarantena, religione, rumors, salute e psicologia, Serie tv, società, spiritualità, streaming, vita

Psicoanalisi vs Manipolazione.

Freud è l’ultima serie Netflix che ho visto.
Il cuore della storia è basato sulla scoperta e la conoscenza della pratica della ipnosi, la simbologia, l’inconscio a essa collegato.

Il segno diventa elemento esoterico che spinge il racconto a essere lontano rispetto a quanto ci si può aspettare con un titolo che porta a pensare al personaggio cui è ispirata la visione: il padre della psicoanalisi.

Freud è uno studente ebreo di fisiologia/neurologia, una persona che entra a contatto con una ragazza molto particolare dal nome Fleur Salomè. Lei è una medium degli szápáry ungheresi, la famiglia cospiratrice che punta alla distruzione dell’impero viennese.

Il filo conduttore, il dubbio che trasporta e cattura l’attenzione dello spettatore è quello di capire cosa sia il Táltos.

I temi riferiti a ogni appuntamento (isteria, rimozione, dipendenza, ecc.), sembrano posti in secondo piano rispetto a una costruzione riconducibile a un poliziesco dai risvolti perversi.

La fotografia è molto bella.
Non saprei dire se mi è piaciuta o meno, ma la questione che solleva la mia mente è legata alla sua vera storia di vita; se e quanto c’è della sua biografia e quanto ha influito e ispirato questo racconto messo on-line poche settimane fa.

Opinioni?🤔

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I am not ok with this - serie tv, netflix - ph. Amalia Temperini

I am not ok with this #serietv [#recensioni] #iorestoacasa

#iorestoacasa, cinema, costume, cultura, Donne, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società

Pensavo a una cosa tipo The Fuc***g world, ma mi sbagliavo. I am not ok with this è tutta un’altra questione. Non posso neppure pronunciarmi nel fare un paragone con The Stranger Things perché non l’ho vista per scelta.

La storia è di una ragazza coi superpoteri telecinetici, una eredità da gestire dopo che qualcosa è accaduto a suo padre. Per tanti versi il suo personaggio assomiglia a Carrie, la protagonista dell’omonimo libro di Stephen King diventato un famoso film che ha terrorizzato i martedì sera della mia adolescenza.

I temi ricorrenti di questa serie TV sono la gestione nella famiglia, il padre, l’amore, la scoperta della sessualità, il femminismo, la relazione con madre, la vendetta, la scuola, il tradimento. Un mix di cose ovvie, in pratica, che si ritrovano puntualmente in progetti noiosi.Le puntate sono molto brevi e non portano apparentemente a nulla, ma l’ultimo appuntamento è quello più interessante.

Allora?🤔 Mi chiedo: ma questa prima stagione è solo l’anteprima di un periodo ancora da scoprire oppure è un avvertimento per abolirla del tutto dalla lista dei favoriti?

Chi l’ha vista?
Cosa ne pensate?
Che intenzioni avete di fare in attesa di una nuova uscita? 🤣

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I due papi - Fernando Meirelles, Netflix, 2019

I due papi – Fernando Meirelles #film [#recensione]

amore, attualità, cinema, comunicazione, costume, cultura, Donne, film, filosofia, giovedì, marketing, Narcisismo, politica, pubblicità, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, società, spiritualità, vita

Io non so se sia vero quanto viene dichiarato prima della visione del film I due papi di Fernando Meirelles (Netflix, 2019), cioè se questa storia raccontata è accaduta veramente tra Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, ma posso affermare che mi sono divertita nel seguire la vicenda dialettica costruita per questi due personaggi.

Ho scelto di vedere il lungometraggio prima dell’inizio di The New pope (The young pope) di Paolo Sorrentino e dopo alcuni anni dall’uscita di Habemus Papam di Nanni Moretti. La regia sembra giocare proprio con riferimento a queste precedenti progetti, ma il tocco di interesse avviene tra i due protagonisti nella loro relativa benedizione all’atto delle confessioni.

L’intento sembra quello di mettere in evidenza un messaggio che è la Chiesa stessa, fatto per la Chiesa, in un momento di passaggio, dove la spiritualità di ognuno – all’esterno di questo mondo – è posta in secondo piano perché quella degli uomini che la rappresentano non è del tutto senza macchia. La visione, inoltre, non abbandona gli scandali che ha attraversato una delle più grande istituzioni al mondo negli ultimi anni, piuttosto rimangono a margine e si sommano alle vicende personali mai raccontate prima, con le quali bisogna fare i conti dopo.

Gli autori mettono in luce anche il feroce giudizio delle persone. La gente che accusa la partecipazione di Ratzinger alla gioventù hilteriana o la partecipazione di Bergoglio agli incontri con Videla durante il periodo argentino assieme al tradimento dell’ordine, le colpe e i silenzi trattenuti. Per questo lo scenario è uno schema che si gioca all’interno delle mura vaticane e si divide tra chi ha trattenuto le emozioni in una dimensione narcisistica e tra chi ha vissuto e sta riscattando il suo dolore con processi di cambiamento rivolti all’intero mondo.

Nella sua totalità il film non offre risposte, racconta un presunto percorso storico, non muove critiche feroci e ha un lieto fine, cioè la nomina di Bergoglio a pontefice. Per questo, quello che credo è che si ha di fronte un prodotto piacevole che non cambierà le sorti del cinema, con una colonna sonora molto divertente, ottimo per passare due ore tra risate e momenti di forte emozione.

 

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The end of f***ing world stagione 2 , netflix

The End of F***ing World – 2 stagione #TEOTFW [#recensione]

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Avevo già parlato lo scorso anno di questa serie perché mi era piaciuta molto. Il racconto è l’acerbo di una rabbia sincera pilotata da due ragazzi, figli di genitori egoisti, irresponsabili, trovati a vivere una esperienza devastante.

Così la seconda stagione di The End of F***ing World riprende dalla fine della prima parte, narrata dalla maturità di quello che è accaduto a James e ad Alley, i due protagonisti della vicenda. Si tratta di una situazione che evolve nella ammissione di un fallimento, da errori che comportano il non affrontare le paure o il coraggio di trovarsi a espiare la propria vita in una azione che è avvenuta all’insaputa di tutti per legittima difesa.

Questa nuova parte ha come tema la vendetta di chi non vuole vedere, da parte di chi riconosce che l’unica traccia di amore che aveva fatto penetrare in sé è ciò che gli aveva occultato la vista. Bonnie è una ragazza molto brava e ben educata, con una madre che la ha programmata a essere una macchina da guerra più che una donna in grado di conoscere e gestire le proprie emozioni. La sua storia si intreccia a quella di James ed Alley con una ricerca spietata che la condurrà a stalkerizzarli in mezzo ai boschi di un paese indefinito e nascosto nel nulla del mondo.

La colonna sonora rimane sempre una delle cose più potenti del progetto. Per chi volesse capire cosa ho detto per la prima parte della serie questo link.

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La casa di carta, netflix, 2019

La casa di carta (stagione 3) #serietv #recensione

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Circa un anno fa parlavo su questo blog in termini abbastanza infastiditi della serie tv spagnola La casa di Carta. Nel giro di poco ho dovuto rivedere le mie posizioni; gli autori mi hanno fatto riflettere su quanto sia stato spettacolare il loro lavoro di scrittura nel corso delle nuove puntate. Voglio dire: il punto di vista cambia, e pure tanto, da avermi fatto dimenticare quel fastidio che ho assaporato al termine delle prime due stagioni.

Anche in questo caso ciò che lega lo spettatore alla poltrona è l’esagerazione. La volontà di Tokyo di esprimere il proprio potenziale inespresso alla ricerca di nuovi stimoli dopo un periodo di tempo passato con Rio su un atollo sperduto nell’oceano. Quello che genera la spirale vorticosa di un nuovo colpo è il tradimento di un patto instaurato alla fine della grande fuga su acque internazionali e dopo l’ottenimento della truffa più grande della storia di Spagna.

In questa occasione, sono gli studi pensati per opera di un morto, quel grande manipolatore visionario di Berlino a vincere. Lui aveva creato uno schema che alzava il livello delle loro rapine e lo pensa dopo essersi rinchiuso in un monastero cistercense situato in Italia. Lui sapeva che la banda si sarebbe riunita, per questo aveva progettato un furto innovativo dedicato alla Riserva Nazionale della Banca di Spagna per rubare tutti quegli ori depositati in caveau blindatissimo.

Le vere protagoniste sono le donne, lo scontro tra una spietatissima poliziotta e la sua rivale Lisbona – l’agente Murillo innamorata del Professore.

Alla base di tutto questo c’è la tattica Robin Hood: rubare ai ricchi per dare ai poveri. Con una scena spettacolare le masse cambiano il consenso sui rapinatori che diventeranno veri e propri eroi.

Ora per capire come andrà a finire, dobbiamo aspettare la quarta stagione: argh!

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What/If, Netflix, 2019

What | If #serietv [#recensione]

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E’ strano immaginare Reneé Zellweger nei panni di una stronza manipolatrice dopo aver visto per secoli, tra risate assurde, Il diario di Bridget Jones. In What | If si presenta come una crudele dominatrice alla cui base è posta l’idea di manipolazione e dove, alla fine dei conti, quello che viene descritto è un meccanismo di fagocitazione del mercato contemporaneo  fatto di uomini, donne e reti spietate, pronte a minacciarsi per qualsiasi cosa.

La storia narra le vicende di una giovane ricercatrice che vuole finanziare il proprio progetto poiché ha in sé la capacità di salvare molte vite umane. Ogni suo passo è seguito da meccanismi casuali che si ripetono come qualcosa che è stato calcolato minuto per minuto. Lei è la vittima prediletta innamorata di un ex giocatore ossessionato dal suo tragico e inconfessato passato. Entrambi si trovano a vivere una condizione dove a giocare un ruolo di controllo è più di una verità nascosta e sottaciuta.

Buona parte di quello che accade è un processo alla cui base è posto il concetto di sacrificio, qualcosa che deve sublimarsi nell’efficienza, nel calcolo, nella conoscenza di quegli aspetti che l’altro può scovare per cercare di sconfiggere il nemico. E’ un trip mentale che sconvolge per i segreti nascosti e riassemblati, tenuti a galla da una superficie di regole che pilotano e guidano gli altri con grande maestria attraverso la pubblicazione di libri di grande successo. E’ un trip tra figli di puttana con un finale sorprendente.

Il dato interessante è che buona parte delle serie tv degli ultimi periodi si trovano a raccontare donne di potere come figure distaccate, prive di amore, astute e intelligenti e dove in questo caso è mostrato anche il versante opposto, di un uomo medico che vuole controllare l’amore di una sua studentessa universitaria intrappolandola in una situazione che è riscontrabile in molte nostre notizie di cronaca.

Seppure What | If possa sembrare un racconto fantasioso, mostra molti aspetti spietati della nostra realtà di tutti i giorni.

Non sono riuscita a capire se ci sarà una seconda stagione.
Ma avrebbe senso?

 

 

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The rain 2, Netflix, 2019

The Rain – stagione 2 #serietv [#recensione]

costume, cultura, giovedì, Narcisismo, natura, salute e psicologia, Serie tv, società

Avevo già parlato tempo fa di The Rain, proprio su queste pagine, alcuni mesi fa. La seconda stagione è arrivata più prorompente. La storia parla di una improvvisa pioggia che colpisce la Danimarca, uccide tutti coloro che la beccano in pieno. Quello che si vede è una società sterminata dove rimangono alcuni redivivi a combattere per sopravvivere, tra cui un ragazzo al quale è stato impiantato un virus per vedere se questa malattia che porta addosso potesse essere debellata in qualche modo attraverso una cura portata avanti dal proprio padre.

La seconda stagione è la prosecuzione di questo progetto con una visione più aspra.  Il dato interessante è come è costruito il dialogo tra l’uomo e le piante, di come queste ultime siano le uniche a resistere agli attacchi umani ed adattarsi a queste sperimentazioni progettate dagli scienziati. Non è certo una storia che esprime gioia e risate, ma è adatta a chi è appassionato al genere fantascientifico. I protagonisti sono sempre i due fratelli: la sorella che si trova a proteggere un ragazzo infuriato a causa della sua condizione e diversità, senza genitori, al quale ogni volta muore quella che potrebbe essere la sua compagna ideale e di vita.

Rispetto al primo giro di puntate, questa seconda parte dimostra come si possa essere accompagnati da qualcuno che vuole per forza starci vicini, ma il vero viaggio è necessario solo se fatto in solitaria. Ma questo vale anche per chi resiste agli attacchi violenti di una sparatoria in pieno petto ed è consapevole del grado di male che può compiere con la sua rabbia alla natura e all’uomo?

Dalla stagione 3 – forse – avremo una risposta.

 

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The society, netflix, 2019

The Society #serietv [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, giovedì, Serie tv, società, spiritualità, streaming, televisione, vita

Sono passati un po’ di mesi da quando ho visto questa serie tv e devo dire che è lontano il ricordo di qualcosa di bello. Al momento ciò che ha catturato la mia mente è il fatto che molte delle realtà raccontate non sembrano affatto utopiche.

Society è una serie tv Netflix che parla di gioventù. Di come essa possa essere violenta e violentata se una intera generazione di genitori scompare nel nulla in una realtà che sembra per certi versi costruita in parallelo. Tutto sembra normale fino a quando i ragazzi non partono per un campo estivo, al ritorno improvviso subentra uno scenario nuovo: sono rinchiusi senza la possibilità di interagire con il resto del mondo, dove tutto è concentrato in un blocco costituto dalla città stessa e di una natura che ha costruito una rete di muri difficili da superare.

I protagonisti sono costretti a riorganizzarsi e valutare un modello ideale di società. C’è da ricostruire una chiesa, il valore di una intera comunità, capire come produrre cibo e assumersi delle responsabilità. Ogni puntata è molto lunga (circa un’ora) e per seguirla in maniera attenta occorre davvero molta pazienza – gli argomenti toccati sono molto pesanti. Tra i temi più vivi, esiste quello del controllo della propria violenza.

Per certi versi The Society sembra raccontare tutte le contrapposizioni della contemporaneità, con un focus che parte dagli stereotipi di racconti, film e letteratura di matrice americana.

Ci sarà una seconda stagione?
Chissà.

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Dead to me – Amiche per la morte #serietv [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società, vita

Non è che sia appassionata di serie tv che ruotano attorno al tema della morte, ma alla fine ho ceduto alla pubblicità che ritrovavo puntualmente sotto i miei occhi ad ogni canale streaming.

Dead to me – Amiche per la morte è una storia carina di due donne che si trovano ad essere amiche per il trauma comune della mancanza di qualcuno a loro caro. Jen è una donna smarrita per la perdita il marito in un incidente, June è un’artista dai tratti hippie sfruttata da un gallerista che la usa per i suoi loschi fini. La loro amicizia nasce da un gruppo di volontari che si uniscono per elaborare i loro lutti.

Le dinamiche ruotano attorno a delle vicende intricate ma la risposta su quello che accadrà è chiara fin dall’inizio. Ad arricchire lo scenario la complicità, una suocera narcisista, dei figli che combattono per accettare la perdita del padre, la ricerca di una mustang del 1966. Il finale lascia in sospeso lo spettatore in attesa di una prossima stagione.

Ps: ma poi sarà vero che due donne, seppure tradite da loro stesse, trovano sempre una via comune per riprendere in mano la loro precedente confidenza?

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Special, Netflix, 2019

Special #serietv [#recensioni]

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Netflix non smette di stupire e anche stavolta in un’ottica leggera realizza un prodotto carino da consumare in una mezza serata. Special è una serie che parla di Rayn, un ragazzo affetto da paralisi cerebrale che ha una vita limitata che ruota attorno ai suoi pregiudizi e una madre molto affettuosa.

E’ lui decide di interrompere la catena e iniziare a lavorare come stagista in una agenzia che al vertice del gruppo ha una rossa auto-centrata, talmente sola, da organizzare un compleanno dove canta per se stessa la canzone di buon compleanno. E’ li che conosce una donna simpatica che lo aiuta a decidere per sé, superare quei tabù da ragazzino inesperto intrappolato in una rete di protezioni.

Special, Netflix, 2019

Bryan è gay, non nasconde le sue passioni a differenza della sua disabilità che sembra essere una condizione vincolante. Giustifica quest’ultima con un incidente automobilistico e scopre in mezzo a questa nuova rete di contatti che vuole provare ad amare qualcuno con delicatezza per capire chi è veramente.

In questa nuova fase, dove tutte le attenzioni sono riposte verso un figlio particolare che ha deciso di staccarsi dal grembo, la madre inizia a fantasticare la sua vita con un vicino che si presenta alla sua porta per conquistarla. Vacillano quei sistemi fin lì costruiti e sorretti da abitudini di dipendenza affettiva di una figura genitoriale che ha difficoltà ad accettare che suo figlio è andato via di casa che è stronzo come tutti noi non affetti da una malattia.

Sono curiosa di vedere se sarà prodotta una seconda stagione, in certi momenti mi ha davvero divertita!

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