The #FlorenceExperiment a Palazzo Strozzi #Firenze #mostre [#recensione]

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Eccomi qui a parlare del mio ultimo viaggio fuori dalle cinta abruzzesi. Questa volta ho deciso di fare un salto in Toscana per visitare alcune mostre che avevo pianificato da tempo e alle quali riserverò due momenti differenti sulle pagine di questo blog.

La prima di cui voglio parlare è The Florence Experiment a cura di Arturo Galasino, un progetto dell’artista – scienziato belga Carsten Höller in collaborazione con il fondatore della neurobiologia vegetale Stefano Mancuso. Si tratta di un’opera site specific realizzata per Palazzo Strozzi a Firenze. Un esperimento che crea una relazione tra l’essere umano e le piante dove il pubblico è chiamato a partecipare con viva sincerità alla ricerca.

L’azione si sviluppa in due momenti. Il primo prevede due grandi scivoli in acciaio e policarbonato alti 20 metri che attraversano il cortile dello stabile. Alcune persone – 500 ogni settimana – sono scelte in maniera casuale e coinvolte in uno studio pensato con un team di ricercatori che analizza le molecole emesse da noi esseri umani a contatto con una piantina di fagiolo da portare in custodia nel flusso di discesa verso il piano terra, da consegnare nei laboratori sotterranei del museo.

Ai piani bassi – nella Strozzina – l’attenzione è sulla mancanza di illuminazione e sulla presenza di alcuni box che anticipano l’esperienza successiva. I visitatori sono invitati a entrare in due speciali aree cinematografiche che proiettano sequenze di film horror e scene comiche.

La finalità è generare, catturare e trasmettere, composti chimici capaci di influenzare la crescita di piante di Glicine poste sulla facciata esterna del palazzo. Il sistema di aerazione è un meccanismo costituito da condotti di aspirazione che recepiscono le sostanze rilasciate dalle nostre reazioni chimiche esercitate durante l’intero processo di osservazione delle pellicole. Lo scopo è comprendere come le emozioni umane influiscono sulla viva intelligenza dei vegetali.

Una volta terminato il percorso si supera la condizione letteraria della famosa favola inglese di Jack che lancia i semini magici dalla finestra che generano un enorme pianta su cui salire per rubare l’abbondanza a un gigante cattivone ed egoista, si vive un ambiente asettico che concentra l’attenzione nel ribaltamento di una situazione che si presenta come un’analisi sulla vita stessa. La natura è sottoposta allo stesso circuito dell’uomo in una struttura che ha forti rimandi a un’elica di DNA, che si riorganizza e rigenera al passo dei tempi, nella forma e nelle cellule senza occuparsi di quegli aspetti di intermediazione economica che regolano i rapporti di tutti i giorni concentrati su un’idea di possesso e di dominio.

Gli scenari di riflessione che si aprono allora sono molteplici. Il primo è nel connubio tra arte e scienza, sui concetti di coscienza ed ecologia nel raggiungimento di una consapevolezza nella relazione che esiste e coesiste tra persona e natura; il secondo è un discorso di metodo, su come si esercita una verifica sul funzionamento e il comportamento di alcuni elementi che compongono gli organismi, le cellule, le molecole, nei vari ecosistemi presenti in ambiente; il terzo è un dilemma: il cinema, che interviene con l’immagine a generare uno shock (trauma o risata), che influenza con la sua componente onirica la scelta dei nostri comportamenti, ha per noi la stessa misura di indagine che si sviluppa in uno laboratorio scientifico? Siamo noi l’oggetto sfuggente da analizzare al vetrino in un processo fotosintetico generato da una luce trasmessa in maniera artificiale?

La mostra è un gioco, un invito alla rinascita, ha un maxi moto discensionale che confluisce nella Nursery, un vero e proprio nido poetico dalle luci rosa fluorescenti; area dove si attiva in pensiero massimo di elevazione e sensibilità in cui come un’incognita sei tu a stabilire il tipo di percorso da intraprendere una volta superato il varco di uscita della struttura. Il risultato delle nostre sensazioni rilasciate si osserva nella crescita e nell’andamento dei rampicanti una volta terminata l’esperienza al museo. Sulle pareti esterne è visibile la dimostrazione che siamo noi a dover metterci in discussione, sfruttare la nostra coscienza in anticipo e captare il valore di una comunità nell’esempio della natura autentica dei vegetali: organismi pionieri, radicati, ma capaci di trasformare questa impossibilità in un movimento ascenzionale che è una occasione di adattabilità, di resilienza e resistenza, in uno spazio definito nel tempo.

Il progetto è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi, Regione Toscana. Con il fondamentale contributo di Fondazione CR Firenze e sarà visitabile fino al 26 agosto 2018.

The Florence Experiment
Un progetto di Carsten Höller e Stefano Mancuso
a cura di Arturo Galansino
Firenze, Palazzo Strozzi 19 aprile-26 agosto 2018
www.palazzostrozzi.org / @palazzostrozzi / #FlorenceExperiment

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Rete, fare #rete sul #web e ragionare su Mina, #TIM e Il Signor Franz #marketing [#attualità]

attualità, comunicazione, costume, cultura, eventi, fotografia, giovedì, leggere, letteratura, libri, marketing, musica, pubblicità, salute e psicologia, social media, società, spettacolo, tecnologia, televisione

Alcune settimane fa ho intrapreso un discorso sulla comunicazione che parlava di due modi di fare rete in questo momento in Italia, l’articolo era intitolato Politica, #fakenews e #community [#attualità].

Visti i commenti ricevuti, e dopo aver ascoltato Il signor Franz sul suo canale youtube, ho deciso di continuare. Franz è perfettamente connesso al mio pensiero, condivido il suo punto di vista perché faccio parte di quella generazione di cui parla. Siamo cresciuti con la lira, ma costretti ad adeguarci all’euro in un modo nuovo di organizzare l’economia. Sono una di quelle persone convinte che la modalità analogica abbia risvolti positivi basati sul momento. Sono consapevole che esistono strumenti ai quali bisogna adeguarsi con la volontà di sentire il corpo aderente al proprio pensiero.

La tecnologia è un atto mentale, una combinazione di numeri che spinge flussi di carne verso la testa nella robotica per le neuroscienze. Per spiegare cosa intendo arriva in soccorso la campagna pubblicitaria di TIM interpretata da Mina.

La cantante è al centro della scena, promuove – attraverso un ologramma – una compagnia telefonica che ha messo al primo posto il progresso.

Mina ha plasmato l’immaginario collettivo popolare negli anni ’60. È un’artista che ha suggellato – con il suo fisico longilineo – il passaggio alla modernità della comunicazione. A quel tempo i nostri genitori scoprivano la dimensione della TV educativa anche nell’ascolto. Per la prima volta le canzoni erano interpretate da personaggi veri, visibili e prorompenti, mai visti prima perché trasmessi solo alla radio. TIM (Telecom Italia, SIP) ha lo scopo di offrire sistemi di connessione sempre più rapidi in tutto il mondo.

Mina e TIM sono due realtà storiche ed economiche, unite da un progetto culturale con finalità e interessi che nascono dalle potenzialità di chi acquista i loro prodotti. Entrambi sono garanti di uno scenario che è stato una macchina di visibilità da 12 milioni di persone interconnesse e interfacciate a più strumenti tecnologici, in pochi giorni, su Rai 1. Rai, Mina e TIM – l’eterno bambino che gioca allegro nel suo mondo creativo – hanno unito le forze nel più grande progetto popolare di musica italiana e sono riusciti a ottenere un risultato che sembrava essere una missione irraggiungibile. I numeri avuti dal Festival di Sanremo sono chiari e le posizioni personali passano in secondo piano rispetto a qualsiasi altro argomento. L’intera macchina ha prodotto una visione che si è dimostrata una apertura necessaria per la collaborazione e l’incontro di organismi pubblici e privati.

In uno dei capitoli della saga degli spot lanciati dall’azienda telefonica si vedono ballare numerosi robot in una mega struttura vuota da macchine industriali. L’uomo, un ragazzo con il proprio stile, in carne e ossa, balla e accetta la sfida sul futuro. E’ l’ingresso di TIM in una nuova esistenza, e lo fa con il suono di una nonna/madre (Mina) che accompagna il protagonista nella fiducia verso il marchio, tanto da riecheggiare il cammino allegro di Dorothy alla ricerca del Meraviglioso Mago di Oz.

Tornado a Franz, lui spiega cose molto semplici, perché dice: io sono qui e rispondo alle vostre domande, ma il web è aperto a tutti con un quantitativo sterminato di argomenti e possibilità. Bisogna prendere spunti dalle cose online e offline per ispirarsi e cimentarsi, e dai suggerimenti che tutti abbiamo sotto gli occhi, con gli stimoli che ci ruotano attorno, pensare a un’idea che sia nostra, unica ed esclusiva. Il dato più rilevante dalle richieste degli utenti è come ottenere successo, l’aumento dei follower e come guadagnare in modo immediato. Quello che dice Franz è invece un rischio imprenditoriale, accade nella realtà quanto su Internet, perché essere su un social network può essere un lavoro a tutti gli effetti. Stare su un canale e mettere a disposizione la propria creatività vuol dire investire tempo e risorse per se stessi, sottoporsi a un rischio. È lo stesso rischio che avrebbero potuto correre TIM, Mina e Rai se non avessero strutturato dei contenuti mirati. Questi tre colossi, senza una raccolta dati e una valutazione dei mezzi a disposizione, non avrebbero ottenuto nulla se il loro atteggiamento fosse stato diverso. Senza una pianificazione adeguata avrebbero esposto l’immagine aziendale a ipotesi di discredito e al danneggiamento dell’intera campagna Opera Digitale Intergalattica, con l’aggiunta di una perdita di bilioni di euro in termini di investimenti.

In questo momento esiste un fermento sempre più crescente su questi temi. Marcello Ascani offre qualche spunto di riflessione, KissAndMakeup01 evidenzia i pericoli sulle frodi e al BIT2018 si dichiara l’esigenza di un codice etico per regolamentare l’influencer marketing. Ancora una volta gli operatori ragionano sulla richiesta di sicurezza per garantire alla rete di essere una realtà dove investire denaro e incrementare possibilità di lavoro. Lo scopo è tutelare chi svolge queste nuove professioni al pari di chi ha maggiori tutele nel mondo reale.

Che rapporto avete con internet e la pubblicità? Cosa ne pensate del cambiamento sociale che sta avvenendo in termini di lavoro? Secondo voi come possono essere gestiti i rapporti, scambi e collaborazioni tra mondo reale e quello virtuale? Mi farebbe piacere avere un vostro commento, grazie!

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MO’VING in Abruzzo!

arte, comunicazione, cultura, lavoro, tecnologia, turismo

Questa settimana è iniziata in maniera piacevole. Lunedì 22 giugno sono stata partecipe di un incontro/conferenza dedicato alla presentazione di Moving Teramo – Portale e applicazione di fruibilità turistica, che entrerà in funzione entro i primi di luglio prossimo, mostrato in anteprima presso la sede della Camera di Commercio di Teramo.

Si tratta di un progetto sviluppato con dedizione e grande passione da sei giovani professionisti teramani, che hanno deciso di investire per il loro futuro su una risorsa territoriale che non ha ancora avuto la giusta collocazione nel settore del marketing turistico.

Virate. Viaggio, Incontro, Racconto: Abruzzo terra da esplorare: questo è il motto, chiaro e semplice con una mission ben definita. Gli ideatori sono organizzati in una cooperativa che ha sede a Canzano in provincia di Teramo, composta da Antonella Ferrante, Marina De Carolis, Fabiana Di Domenicantonio, Lisa Falone, Mariaconcetta D’Ercole e Costantino Di Marco. Un team specializzato in turismo che pone al centro della loro azione la promozione, lo sviluppo e la valorizzazione dell’intero patrimonio abruzzese, facilitandone l’accessibilità proponendo una serie di servizi mirati (guide turistiche, visite guidate, laboratori didattici, turismo esperienziale, laboratori linguistici, pescaturismo e gite in barca, ecc.)

Moving Teramo è loro figlia; è coerente con la loro identità e ha il vantaggio di essere uno strumento veloce e di facile consultazione con alla base concetti di condivisione e partecipazione (sito, app dedicata + periferica beacon). La validità di questi dispositivi è una garanzia poiché al loro interno sono predisposte sezioni specifiche che indirizzano l’utente (chiunque esso sia) verso la gestione di informazioni rivolte a un target differenziato (con un occhio di riguardo al turista disorientato o inesperto).

Moving ha una forte valenza di significato che si rafforza nell’uso della doppia accezione linguistica adottata dai suoi fondatori: “Mo’ ving” in abruzzese vuol dire “vengo/ sto arrivando” e Moving” in inglese “muoversi verso/spostarsi verso”.

I vantaggi di questo sistema digitale sono diversi:

  1. La geolocalizzazione – che stabilisce dove siamo e garantisce cosa vedere, fare e agire dal punto di origine a quello suggerito;
  2. La tecnologia BLE (Beacon) – un dispositivo innovativo che permette di inviare e ricevere contenuti personalizzabili alle persone che si trovano coi loro cellulari, smartphone, tablet, sotto questa copertura.
  3. La piattaforma Proximity Marketing – per informazioni su misura. Essa verifica e aiuta a monitorare i luoghi del patrimonio aperti al pubblico e tutte quelle aree che hanno scelto di aderire e contribuire al cambiamento attraverso questa metodologia web.

Dall’io al noi, in sostanza, è necessario mettersi in gioco per annullare il pregiudizio che spesso toglie alle idee la possibilità di trasformarsi in azione.

Con Moving, la cooperativa Virate, ha centrato il punto e ha spostato la propria attenzione sulla motivazione del viaggio e non sulla destinazione turistica fine a se stessa.

L’Abruzzo è una terra ricca, spesso associata ai parchi e alla vicinanza che c’è tra il mare e la montagna. La capacità di questi sei esperti è stata di spostare la microesperienza di una visita reale, collocandola in una operazione digitale che ne aiuta la diffusione e ne amplifica con più strumenti la portata dell’offerta.

Muovendo l’asse di osservazione loro dicono: ok, Abruzzo, ma Abruzzo è: Teramo, Chieti, L’Aquila e Pescara.

Iniziamo da Teramo e dalla sua provincia. Dal 2014, anno della loro costituzione, a oggi, giugno 2015, hanno dato vita a Moving Teramo in maniera molto dinamica. A questo punto cosa saranno in grado di proporci per il 2016?

Resta da chiedersi anche: gli operatori dell’industria dell’ospitalità sono pronti ad accogliere le sfide di un futuro sempre più digitale?

Non rimane che attendere e sperimentare alternative tenendo conto che ora il passo è di chi vuole vedere la propria risorsa, commerciale e culturale, fiorire aprendosi al nuovo.

 www.virate.it
www.movingteramo.it (presto online).

Virate Soc. Coop. a r.l.
Località San Martino, 9
64020 Canzano (TE)

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#Invasionidigitali #Canzano #Abruzzo #Teramo #igersitalia

arte, attualità, cucina, cultura, eventi, fotografia, libri, mostre, musica, quotidiani, ricette, Studiare, vita

Voglio raccontarvi l’esperienza fatta domenica scorsa, nata sulla rete e sviluppata in una settimana di progetti coinvolgenti svolti in tutta Italia dal 20 al 28 aprile.

#Invasionidigitali (http://www.invasionidigitali.it/) è una mega opera di promozione turistica che ha coinvolto tantissime persone con lo scopo di incrementare la conoscenza e la sensibilizzazione al nostro patrimonio culturale, in maniera semplice e del tutto gratuita.
La finalità è stata di invadere luoghi d’interesse storico – culturale, con l’obiettivo di fotografarli e mandarli istantaneamente in internet.

Tablet, smartphone, fotocamere, telecamere – chi ne ha più ne metta – sono diventati strumenti e  protagonisti di una presenza fisica fatta di uomini, donne e bambini che osservavano, ascoltavano, raccontavano, fotografando e promuovendo – con il loro punto di vista – ambienti e spazi conosciuti o poco accessibili, diffusi e condivisi in maniera tempestiva on line, stimolando la curiosità di chi era  dietro un monitor – da casa – a spiare fatti di facebook, twitter, foursquare, tumblr, youtube, pinterest.

Il progetto #invasionidigitali usa l’occhio e attraverso esso vuole o tenta di restituire la bellezza di chi ha dimenticato (o messo da parte) l’identità della propria appartenenza.

Io ho aderito a quello di Canzano, comune delle provincia di Teramo in Abruzzo.

L’esperienza è decisamente da ripetere.
Alcuni scatti:

Dettaglio organo, Chiesa Santa Maria dell’Alno, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

 

Neviera araba, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

Veduta, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

Dettaglio affresco medievale, Chiesa San Salvatore, Canzano, Teramo, Abruzzo.
Ph. A. Temperini

Campaline, Chiesa San Salvatore, Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

Ciclo di affreschi medievali, Chiesa San Salvatore, Canzano, Teramo, Abruzzo.                                                                                                                     Ph A. Temperini


Cupola barocca, Chiesa della Madonna dell’Alno, Canzano, Teramo, Abruzzo.                                                                                                                     Ph A. Temperini


Torrione del XV secolo – cinta muraria edificata dalla Fam. D’Acquaviva – D’Aragona.
Canzano, Teramo, Abruzzo.
Ph. A. Temperini


Neviera araba, Canzano, Teramo, Abruzzo.
Foto presa dal sito ufficiale del ristorante “La Tacchinella”(link in basso)

Veduta Gran Sasso d’Italia e campanile della Madonna dell’Alno.
Canzano, Teramo, Abruzzo.
ph. A. Temperini

La mia regione in poco più di un minuto:

Link utili per approfondimenti:

http://www.invasionidigitali.it/
http://www.comune.canzano.te.it/ (in basso a sinistra – sezione “Storia”)
http://buriansnow.it/webcamcanzano.php (live)
http://www.touringclub.it/destinazioni/14435/Canzano
http://www.abruzzoturismo.it/
http://www.teramoculturale.it/
http://turismo.provincia.teramo.it/
http://www.latacchinella.it/neviera.html

“Cultura e ricerca per guardare lontano” di Giorgio Napolitano.

cultura, quotidiani

Ma possibile che in Italia solo Giorgio Napolitano è un grado di dare un’oncia di credibilità ai nostri valori culturali, sociali e civili?
Tra l’altro i suoi toni sani, li usa per descrivere una situazione pericolosissima.
Coscienza e conoscenza dei problemi; chiarezza nei compiti da fare; provare a ricostruire tutto con una buona dose di responsabilità.

E’ così tanto difficile?
Non sono parole al vento, ma occasioni che possiamo sfruttare.

Dovremmo imparare tutti da questo suo discorso, pubblicato QUI, tra le pagine del Sole 24 ore, in occasione degli Stati Generali della Cultura.

Naturalmente, io ho fatto nel passato il “comiziante”, e quindi sono abituato anche ad affrontare battibecchi in piazza, non soltanto cioè parlando io e prendendo gli applausi di chi mi ascolta. Ma oggi faccio un altro mestiere, e vorrei dire con molta pacatezza e senso di responsabilità: fate valere le vostre legittime preoccupazioni, esigenze, insofferenze, proteste, fatele valere con il massimo sforzo di razionalità e di responsabilità perché solo così potremo portare la cultura più avanti e il Paese fuori dalla crisi.