Rete, fare #rete sul #web e ragionare su Mina, #TIM e Il Signor Franz #marketing [#attualità]

attualità, comunicazione, costume, cultura, eventi, fotografia, giovedì, leggere, letteratura, libri, marketing, musica, pubblicità, salute e psicologia, social media, società, spettacolo, tecnologia, televisione

Alcune settimane fa ho intrapreso un discorso sulla comunicazione che parlava di due modi di fare rete in questo momento in Italia, l’articolo era intitolato Politica, #fakenews e #community [#attualità].

Visti i commenti ricevuti, e dopo aver ascoltato Il signor Franz sul suo canale youtube, ho deciso di continuare. Franz è perfettamente connesso al mio pensiero, condivido il suo punto di vista perché faccio parte di quella generazione di cui parla. Siamo cresciuti con la lira, ma costretti ad adeguarci all’euro in un modo nuovo di organizzare l’economia. Sono una di quelle persone convinte che la modalità analogica abbia risvolti positivi basati sul momento. Sono consapevole che esistono strumenti ai quali bisogna adeguarsi con la volontà di sentire il corpo aderente al proprio pensiero.

La tecnologia è un atto mentale, una combinazione di numeri che spinge flussi di carne verso la testa nella robotica per le neuroscienze. Per spiegare cosa intendo arriva in soccorso la campagna pubblicitaria di TIM interpretata da Mina.

La cantante è al centro della scena, promuove – attraverso un ologramma – una compagnia telefonica che ha messo al primo posto il progresso.

Mina ha plasmato l’immaginario collettivo popolare negli anni ’60. È un’artista che ha suggellato – con il suo fisico longilineo – il passaggio alla modernità della comunicazione. A quel tempo i nostri genitori scoprivano la dimensione della TV educativa anche nell’ascolto. Per la prima volta le canzoni erano interpretate da personaggi veri, visibili e prorompenti, mai visti prima perché trasmessi solo alla radio. TIM (Telecom Italia, SIP) ha lo scopo di offrire sistemi di connessione sempre più rapidi in tutto il mondo.

Mina e TIM sono due realtà storiche ed economiche, unite da un progetto culturale con finalità e interessi che nascono dalle potenzialità di chi acquista i loro prodotti. Entrambi sono garanti di uno scenario che è stato una macchina di visibilità da 12 milioni di persone interconnesse e interfacciate a più strumenti tecnologici, in pochi giorni, su Rai 1. Rai, Mina e TIM – l’eterno bambino che gioca allegro nel suo mondo creativo – hanno unito le forze nel più grande progetto popolare di musica italiana e sono riusciti a ottenere un risultato che sembrava essere una missione irraggiungibile. I numeri avuti dal Festival di Sanremo sono chiari e le posizioni personali passano in secondo piano rispetto a qualsiasi altro argomento. L’intera macchina ha prodotto una visione che si è dimostrata una apertura necessaria per la collaborazione e l’incontro di organismi pubblici e privati.

In uno dei capitoli della saga degli spot lanciati dall’azienda telefonica si vedono ballare numerosi robot in una mega struttura vuota da macchine industriali. L’uomo, un ragazzo con il proprio stile, in carne e ossa, balla e accetta la sfida sul futuro. E’ l’ingresso di TIM in una nuova esistenza, e lo fa con il suono di una nonna/madre (Mina) che accompagna il protagonista nella fiducia verso il marchio, tanto da riecheggiare il cammino allegro di Dorothy alla ricerca del Meraviglioso Mago di Oz.

Tornado a Franz, lui spiega cose molto semplici, perché dice: io sono qui e rispondo alle vostre domande, ma il web è aperto a tutti con un quantitativo sterminato di argomenti e possibilità. Bisogna prendere spunti dalle cose online e offline per ispirarsi e cimentarsi, e dai suggerimenti che tutti abbiamo sotto gli occhi, con gli stimoli che ci ruotano attorno, pensare a un’idea che sia nostra, unica ed esclusiva. Il dato più rilevante dalle richieste degli utenti è come ottenere successo, l’aumento dei follower e come guadagnare in modo immediato. Quello che dice Franz è invece un rischio imprenditoriale, accade nella realtà quanto su Internet, perché essere su un social network può essere un lavoro a tutti gli effetti. Stare su un canale e mettere a disposizione la propria creatività vuol dire investire tempo e risorse per se stessi, sottoporsi a un rischio. È lo stesso rischio che avrebbero potuto correre TIM, Mina e Rai se non avessero strutturato dei contenuti mirati. Questi tre colossi, senza una raccolta dati e una valutazione dei mezzi a disposizione, non avrebbero ottenuto nulla se il loro atteggiamento fosse stato diverso. Senza una pianificazione adeguata avrebbero esposto l’immagine aziendale a ipotesi di discredito e al danneggiamento dell’intera campagna Opera Digitale Intergalattica, con l’aggiunta di una perdita di bilioni di euro in termini di investimenti.

In questo momento esiste un fermento sempre più crescente su questi temi. Marcello Ascani offre qualche spunto di riflessione, KissAndMakeup01 evidenzia i pericoli sulle frodi e al BIT2018 si dichiara l’esigenza di un codice etico per regolamentare l’influencer marketing. Ancora una volta gli operatori ragionano sulla richiesta di sicurezza per garantire alla rete di essere una realtà dove investire denaro e incrementare possibilità di lavoro. Lo scopo è tutelare chi svolge queste nuove professioni al pari di chi ha maggiori tutele nel mondo reale.

Che rapporto avete con internet e la pubblicità? Cosa ne pensate del cambiamento sociale che sta avvenendo in termini di lavoro? Secondo voi come possono essere gestiti i rapporti, scambi e collaborazioni tra mondo reale e quello virtuale? Mi farebbe piacere avere un vostro commento, grazie!

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/cookielaw/about/

Se vuoi supportare il blog con un caffé:

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Iscriviti al blog nella casellina in basso a destra della homepage:

www.amaliatemperini.com
www.atbricolageblog.com

Seguimi su Twitter!

@atbricolageblog

Per richieste commerciali/proposte di lavoro:
atbricolageblog@gmail.com

ph. credit Amalia Temperini

[#niente]

musica

Sono diverse settimane che ho lasciato il blog si riposasse dalle sue attività. Mi trovo a riflettere su molte cose.

Da Settembre ho avviato un percorso di messa in discussione. Ho abbastanza tempo. Ho intrapreso una collaborazione con una multinazionale francese. Un settore lontano dal mondo dell’arte, da tutto cio’ che è educazione, in realtà. Un campo che mi permette di cambiare il punto di vista su molte cose, che conquisto ogni giorno grazie alle esperienze maturate in questi anni come metodo e disciplina personale, con la collaborazione di persone che guardano all’odierno con onestà e semplicità, non a una settorialità del “devo”, applicato per un risultato fatto di immagini effimere costruite sull’idea di sé pensando di poterla far bere agli altri.

Apprezzo l’essere costruttivi. Il silenzio di scrittura arriva proprio come silenzio dell’anima, una condizione di riflessione che ristabilisce un ritmo che segue le fila di qualcosa che è incalcolabile, la vita e la sua apparente velocità, con il proprio passo.

Leggo molto, chi mi vuole seguire trova alcuni miei momenti su Instagram o Facebook del blog.

 

 

In  che minuto questi due pezzi si accomunano?

 

Scivolare lentamente, 25 settembre, Yellow (VARESE) #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

ALESSIA ARMENI, SUE KENNINGTON, MARTA MANCINI, ANDREA PANARELLI

SCIVOLARE LENTAMENTE
a cura di Alessia Armeni

Inaugurazione:

domenica 25 settembre 2016 ore 18

@ Yellow, Citofono Zentrum,

Varese

 

Alessia Armeni, Sue Kennington, Marta Mancini e Andrea Panarelli propongono presso Yellow una mostra che vuole identificare un processo creativo nel quale il pittore individuale proprie intenzioni durante l’azione pittorica.
Il concetto di “scivolare” allude a quella direzione inaspettata prodotta dall’azione combinata di più forze; si vuole intendere una pratica che a partire da un progetto iniziale, si lascia contaminare dalle possibilità che la pittura stimola
nel suo divenire; durante questo processo può essere tradito il programma iniziale e sposato l’imprevisto.

L’obiettivo non sarà, a questo punto, rappresentare sul quadro un’immagine prefissata ma descrivere il tramutarsi di questa in linguaggio pittorico. Dunque, in Alessia Armeni l’identità del segno pittorico è incerta tra rappresentare un soggetto ed essere soggetto esso stesso; in Sue Kennington strutture di impianto geometrico si aprono in subordine alle volontà cromatiche; Marta Mancini attraverso stratificazioni di gesti fluidi fonde ed intesse trame a tracciati di colore; per Andrea Panarelli la ripetizione di un soggetto cede alla sua disintegrazione per rinascere in altro.
Sono lavori che mettono in discussione il concetto di determinazione di un’opera, il cui lavoro e tempo di realizzazione, come ogni esperienza, sono parte di un tutto; ogni opera è necessaria per la successiva, tassello di un corpo di lavori e contemporaneamente affermazione assoluta.

 

ALESSIA ARMENI, SUE KENNINGTON, MARTA MANCINI, ANDREA PANARELLI SCIVOLARE LENTAMENTE a cura di Alessia Armeni, Yellow, Citofono Zentrum - VARESE (manifesto)

Yellow is pleased to present Scivolare Lentamente (literally “To Slide Slowly”), an exhibition curated by Alessia Armeni, that looks at ways in which the artist discovers his or her intentions through the process itself.

The idea of slipping alludes to the unexpected direction that occurs when aspects of the process effect the outcome. That is setting out from an initial projected idea, the direction changes in response to various possibilities encountered in its ‘becoming’, often thus abandoning the original concept, and embracing the unexpected. The aim being not to adhere to a pre-fixed idea, but to present rather the slippage that occurs during the working process, as the finished work.

In the work of Armeni, we are unsure whether the mark is representing a subject or has in fact become the subject itself. In Kennington’s paintings, the implied geometries give way during her process, to the intensities of the chromatic juxtapositions. Mancini uses layers of fluid gestures and interlaced threads of colour to achieve this slippage. Panarelli through repetition of his subject, enables the subject to give way and transform.

All of these paintings question the concept of “definition of an artwork”. The labour and the time spent for their making contribute to a whole, just like an experience. Every single painting is essential to the next one; it is a piece of the puzzle and yet an absolute statement.

Alessia Armeni (1975) lives and works in Rome. She received a diploma in painting at the Accademia di Belle Arti di Brera, Milano in 1999. She shows in Italy and abroad, Solo Shows: Abbaglio Nitido, Spazio Varco, L’Aquila 2016; Tilt, Spazio Y, Roma 2015; Tiempo-Espazio-Luz, curato da Karen Huber, la77, Mexico City, 2011; Selected Group Shows: Capri Island of Art, curated by Marco Izzolino; Soprasotto curated by Ermanno Cristini e Luca Scarabelli; Grand Hotel, curated by Serena Fineschi e Marco Andrea Magni, Riot Studio, Naples; The Studio Chronicles, R H Contemporary Art, New York: Heads, curated by Vera Portatadino, Yellow, Varese; Profil Perdu, curated by Karen Huber, Gallery MC in collaboration with Karen Huber Gallery, New York; Origin and Geography in the Digital Era, curated by Alessia Armeni, Italian Institute of Culture, San Francisco.

Sue Kennington (1955 London) received her MFA at Goldsmith College London in 2002 and her BA Painting from Chelsea College, London in 1994. In 1996 her work was featured in New Contemporaries at the Tate Liverpool and at the Camden Arts Centre, London. Since then she has shown regularly in both Italy, UK and abroad. Recent shows include: Sue Kennington at Magazzini dell’Arte Contemporanea, Sicily; Frame Structure con Adelita Husni Bey at Galleria La Veronica, Modica, Sicily; Contemporary British Painting at Container Gallery, London and Eye and Mind at the Mercus Barn in France. She recently completed a Visiting Artist Residency at the American Academy in Rome. She currently curates a project space in the heart of the Crete Senesi – Hickster Projects. She lives and works between there and a studio in Rome.

Marta Mancini (1981 Roma) lives and works in Rome. Received her Diploma in 2006 from the Accademia di Belle Arti, Roma, selected solo and group shows: Abita curated by Pericle Guaglianone, Gallery S.A.L.E.S, Rome, 2012; Dodici stanze, curated by Claudio Libero Pisano, CIAC Castello Colonna, Genazzano, 2015; Premio Limen Arte 2014, Palazzo Comunale E. Gagliardi, Vibo Valentia, 2014; Appuntamento al buio curated by Claudio Libero Pisano, CIAC Castello Colonna, Genazzano, 2013; Punti di Vista curated by Fabio De Chirico e Ludovico Pratesi, Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, Cosenza, 2012; Premio Zingarelli, Rocca delle Macìe 2012 curated by Simona Gavioli, Castellina in Chianti – SI, 2012; ha partecipato al programma di Residenza artistica BoCs Cosenza 2015.

Andrea Panarelli (Zurigo 1975) attended the Florence Academy of Art in 2007. In 2015 opened V.AR.CO., exhibition space in l’Aquila. Selected solo shows include: 2016 NAOS, Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, curated by Maurizio Coccia e Domenico Spinosa; 2014; 29 GIORNI Menexa, Roma, curated by Paolo Aita; 2014; ATTO NULLO /NULL&VOID, L’Aquila, curated by Domenico Spinosa; 2013 ART IN ACT 001, Roseto degli Abruzzi, Teramo 2012; IOLIQUIDO, L’Aquila curated by Camilla Boemio. Selected group shows: 2015 6 DI SABBIA, Spazio Y, Roma, curated by Alessia Carlino; 2014 L’ORTO DELL’ARTE, Ortucchio curated by Lea Contestabile, Marcello Gallucci, Carlo Nannicola; 2014 CENA D’ARTISTA, Palazzetto dei Nobili L’Aquila; 2012 TROUBLING SPACE, Pievebovigliana (MC) curated by Camilla Boemio. He has recently completed a residency CONTEMPORARY Festival di musica ed arte d’avanguardia, Donori (CA) Sardegna curated by Maurizio Coccia e Roberto Follesa


Yellow è uno spazio e un progetto d’arte contemporanea indipendente e no profit, diretto dall’artista Vera Portatadino. Ha sede a Varese, nell’ambito di Zentrum ed è nuovo scenario per la pittura contemporanea internazionale.

Yellow is an artist-run space founded in 2014 and directed by artist Vera Portatadino. It is based in Varese and it is part of Zentrum, a contemporary platform for the arts. Yellow is a new scenario for national and international painting.


Informazioni:

ALESSIA ARMENI, SUE KENNINGTON, MARTA MANCINI, ANDREA PANARELLI
SCIVOLARE LENTAMENTE
a cura di Alessia Armeni

Inaugurazione: domenica 25 settembre 2016 ore 18

25 settembre – 11 novembre 2016
tutti gli altri giorni su appuntamento al 3474283218

Yellow
Via San Pedrino 4, Varese
Citofono Zentrum

www.yellowspace.jimdo.com
yellowartistrunspace@gmail.com

 

*Comunicato stampa

THERE IS NO PLACE LIKE HOME | inaugurazione: venerdì 16 Settembre 2016, ore 16.00 - 23.00 | Approdo fluviale - Lungotevere San Paolo 48 - Roma (Invito) - http://www.thereisnoplace.com/

THERE IS NO PLACE LIKE HOME,16 settembre, Approdo fluviale – ROMA #savethedate #vernissage #opening [#Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

THERE IS NO PLACE LIKE HOME

Approdo fluviale – Lungotevere San Paolo 48 – Roma

inaugurazione venerdì 16 settembre 2016 ore 16.00 – 23.00

dal 16 al 30 settembre 2016

 

Per la sua IV edizione, THERE IS NO PLACE LIKE HOME invita 30 artisti in un luogo inedito della capitale: un approdo sulfiume Tevere nei pressi di Ponte Marconi. L’area, aperta al pubblico in via straordinaria, ospitera` una serie di azioni performative e opere d’arte allestite all’interno di un vecchio peschereccio ormeggiato per l’occasione in corrispondenza dell’approdo.

La mostra presenta installazioni, videoproiezioni e azioni performative ed inaugura venerdi` 16 settembre 2016 dalle ore 16:00 alle 23:00 fino al 30 settembre 2016.

A questa edizione di THERE IS NO PLACE LIKE HOME partecipano gli artisti Jose` Angelino, Massimo Bartolini con Pietro Riparbelli, Stefan Burger, Ludovica Carbotta, Alessandro Cicoria, Michela de Mattei, Maria Adele Del Vecchio, Federica Di Carlo, Stanislao Di Giugno, Fantazio, Michael Fliri, Federico Fusi, Judith Kakon, Tobias Kaspar, Masbedo, Jacopo Miliani, Jonathan Monk, Liliana Moro, Matteo Nasini, Luigi Ontani, Jorge Peris, Giuseppe Pietroniro, Gianni Politi, Daniele Puppi, Calixto Ramirez, Marco Raparelli, Vincenzo Simone, Nico Vascellari, Italo Zuffi.

Dal paesaggio urbano di Lungotevere San Paolo, si varca la soglia del civico 48 verso un sentiero sterrato che conduce all’approdo. Tra i piloni di Ponte Guglielmo Marconi e i canneti della natura fluviale, le opere degli artisti fluttueranno allestite all’interno del barcone e tra la vegetazione. Per quindici giorni lo spettatore potrà esplorare la riva e avventurarsi a bordo della barca.

THERE IS NO PLACE LIKE HOME e` un progetto d’arte contemporanea nato a Roma nel 2014 dall’iniziativa di un gruppo di artisti (Giuseppe Pietroniro, Stanislao Di Giugno, Marco Raparelli, Alessandro Cicoria, Daniele Puppi) e due storiche dell’arte (Giuliana Benassi e Giulia Lopalco) con l’obiettivo di creare un dialogo tra l’arte e la citta` attraverso la costruzione di mostre in spazi solitamente non dedicati alla cultura, che vengono valorizzati attraverso il lavoro degli artisti.

Le azioni performative degli artisti avranno luogo dal 16 al 19 e il 28 settembre 2016.

La IV edizione di THERE IS NO PLACE LIKE HOME e` stata realizzata con il contributo di Roma Capitale, in collaborazione con la SIAE. L’evento e` inserito nell’edizione 2016 dell’ESTATE ROMANA: “Roma, una Cultura Capitale”, con il patrocinio dell’Autorita` di Bacino del Fiume Tevere.

La mostra e` stata inoltre sostenuta da: Neo Comunicazione Integrata, Calipso Srls, G.S.S., Untitled Association, Birra Menabrea, Conoscere il Tevere, Materia, Impresa Navarra, altrospazio, With Us.

Si ringraziano per l’aiuto imprescindibile Ines Musumeci Greco, per la collaborazione Martina Adami, Alessandro Aversa, Serena Basso, Federico Di Iorio, Filippo Faruffini, Rita Fracassi, Davide Franceschini, Goffredo Frollini, Lorenzo Gigotti, Layla Parry, Francesca Rossi, Claudio Sisto.

Roma, settembre 2016

INFORMAZIONI:

Luogo: Lungotevere San Paolo, 48 – Roma

Artisti: Jose` Angelino, Massimo Bartolini con Pietro Riparbelli, Stefan Burger, Ludovica Carbotta, Alessandro Cicoria, Michela de Mattei, Maria Adele Del Vecchio, Federica Di Carlo, Stanislao Di Giugno, Fantazio, Michael Fliri, Federico Fusi, Judith Kakon, Tobias Kaspar, Masbedo, Jacopo Miliani, Jonathan Monk, Liliana Moro, Matteo Nasini, Luigi Ontani, Jorge Peris, Giuseppe Pietroniro, Gianni Politi, Daniele Puppi, Calixto Ramirez, Marco Raparelli, Vincenzo Simone, Nico Vascellari, Italo Zuffi.

inaugurazione: venerdi` 16 settembre 2016 – ore: 16.00 – 23.00

durata: 16-30 settembre 2016

orari: dalle 10:00 alle 12:00 | dalle 16:00 alle 23:00 | ingresso gratuito | si consigliano abbigliamento e calzature comode

come arrivare: Metro: (Linea B >Laurentina) fermata “San Paolo Basilica” – Bus: Linea 23 Parcheggio: nei pressi della Basilica di San Paolo Fuori le Mura e lungo Via Ostiense.

info e contatti: info@thereisnoplace.com; mob. +39 3331230817+39 3289045021

sito web: www.thereisnoplace.com

organizzazione: Associazione Culturale Vitoria Gasteiz

ufficio stampa: Maria Bonmassar, ufficiostampa@mariabonmassar.com, mob. +39 335 490311

 

 

THERE IS NO PLACE LIKE HOME | inaugurazione: venerdì 16 Settembre 2016, ore 16.00 - 23.00 | Approdo fluviale - Lungotevere San Paolo 48 - Roma (Invito) - http://www.thereisnoplace.com/

 

*Comunicato stampa

Bisestile

attualità, comunicazione, Donne, Narcisismo, televisione, vita

Febbraio per me è un mese pazzo. Due anni fa mi sballottavo in felicità, oggi, ho un mal di schiena terribile al limite di una paralisi. Ho sentito diverse persone stamattina, ognuna ne aveva qualcuna tragica da raccontare; poi ho aperto facebook ed è scoppiato il mondo: la maschera della felicità, senza finalità, quella del paese dei balocchi dove tutto è  allegro, ostentato, per puro piacere del rappresentarsi e mostrarsi nel pieno colore e dell’incoerenza.

Alcuni giorni fa è successo qualcosa di strano con il mio profilo: una ragazza dai capelli colorati mi ha richiesto l’amicizia, ma aveva qualcosa che mi ha insospettito fin da subito, così ho monitorato alcuni suoi comportamenti. Per via del blog, del lavoro, spesso mi contattano e accetto, stavolta qualcosa mi ha spinto a verificare. Ho scritto un messaggio, lei ha letto immediatamente, non ha risposto; sono passate 15 ore di silenzio, ho cancellato e bloccato l’utente. Sto facendo una grande ripulita dei miei contatti, ne ho eliminati circa 150, non reggo più tante cose. Potrei risultare eccessiva, ma come ho risposto a un mia conoscente sui motivi: non posso di certo fare la signora pettegola dei condomini che passa la scopa facendo finta di niente sulle cose che accadono, a un certo punto, bisogna stabilire un confine per la qualità della propria salute. Puo’ essere un pensiero non condiviso, esagerato, ma lo stato di friendzone è diventato troppo allargato, infarcito di schifezze, meglio restringere, avere a che fare con chi si muove in maniera utile e costruttiva. Ormai seguo solo scrittori, il resto è condizionamento gratuito del quale posso fare a meno.

Il collegamento con la ragazza dai capelli colorati di cui parlavo poco fa, invece, mi ha ispirato una riflessione l’altra sera mentre guardavo il telegiornale su Rai 1. Non sapevo del caso Gabriele Defilippi, della sua professoressa uccisa in piemonte (clicca); studiare il narcisismo, capirne le dinamiche, mi ha portato ad associare comportamenti disturbanti che si avvicinano o oltrepassano modalità malate di rapportarsi all’altro. Secondo le rilevazione degli inquirenti, il ragazzo possedeva molti contatti (fb) nei quali mostrava le sue mille sfaccettature; poliedrico e vanitoso, chiacchierava di tutte le cose; di quelle impossibili che pensava di voler fare, e che mai faceva, per oscurare una esistenza inesistente, annoiata, molto probabilmente spinta dall’ansia e dalla paura di non potere avere possibilità nella vita, per semplice paranoia, per convincere gli altri e spostarli nella sua rete e usarli a proprio piacimento. Giocava a fare il maledetto, fino quando non ci rimasto incastrato; un ruolo che lo ha fottuto per il suo futuro marchiandosi a vita di/con un crimine, per esibizionismo, per potere e soldi. Se non rispondi a questa triade nei tempi che corrono non sei nessuno, secondo alcuni, non vali niente.

Si parla troppo poco della megalomania narcisistica, i discorsi, tanti, tralasciati, poiché sembra che si debba sottovalutare a tutti i costi qualcosa che è reale e vicino a noi, fatti e situazioni che mai possono accadere nelle nostre vicinanze, nel nostro paese, pensare che l’assassino possa essere il nostro migliore confidente. Non so cosa stia succedendo, ma non mi va più di sottovalutare niente; non per paura, ma per senso di responsabilità verso la mia stessa vita. Essere vittime di un narcisista vuol dire avere che fare con una persona che assomiglia a un vampiro, uno zombie; colui che agisce è spesso un impostore che succhia la tua energia, si lamenta facendo la vittima e mentre compie piagnistei, e tu cerchi di farlo reagire, si insinua nella ferita profonda che hai, si infila e annida lì, rimanendo fino a quando non ti ha disintegrata, e in alcuni casi, condotta a una morte per suicidio. Queste persone sono dei grandi oratori, affabulatori, incantatori, dotati di grande carisma, invidiosi.

Io non so cosa abbia spinto una donna di cinquanta anni ad avvicinarsi a un ragazzino cosi eccentrico; forse la solitudine, il bisogno di essere amata, la semplice compassione, ognuno avrà il proprio motivo, ma sono condizioni che avvengono giornalmente anche tra coetanei, tra chi vive una profonda disperazione alla quale non riesce a mettere riparo. Penso a Olindo e Rosa Bazzi, alla strage di Erba o alle altre mille storie accadute negli ultimi anni e che hanno reso la cronaca nera oggetto perverso di comunicazione, ossessioni e compulsioni trasformate in patologia nascosta che conducono al compimento di crimini efferati.

Bisogna essere consapevoli, agire secondo la propria coscienza, ma occorre molto coraggio per farlo, avere tanta volontà, nel parlare, dire cosa si sta vivendo a persone strettamente vicine, per cercare aiuto e supporto.

Il video che trovate su questo link è molto duro, può aiutare a capire la disperazione e solitudine, ma sopportare una tale verità, raccontata così, non è facile, soprattutto se si è molto sensibili.

Sostanza dei giorni miei

amore, attualità, cani, comunicazione, cultura, filosofia, quotidiani, vita

Alcuni mesi fa venni in contatto con questo articolo mentre giravo nei meandri di facebook. Molti approvarono quanto riportavo. Ci fu un mio compagno di corsi che espresse la sua posizione di non accettazione di Kierkegaard in modo vivo. Fa strano leggere un uomo che esprime la sua sensibilita’ in modo pulito in una liberta’ di questo tipo. La compagna che lo ama, e’ una donna molto fortunata. Lui non ha paura di amare se riconosce che quello e’ il momento giusto, la cosa, la persona verso la quale andare a costo di cambiare l’intera propria esistenza.
Non ho mai studiato filosofia nella mia vita, almeno non alle scuole superiori. Ho avviato una ricerca del tutto diversa per fatti miei, col tempo, scegliendo tra la collezione di libri che raccolsi collezionando volumi che oggi conservo nella mia camera.

La ama troppo per accettare di vivere una singola vita con lei. Vorrebbe amarla nell’infinito. Ma l’infinito non appartiene alla creature, che riconoscono l’eternità solo nella infinita differenza qualitativa che li separa da Dio. Allora: “Aut-Aut”. O distruggere, esperendola, la vita con lei; oppure lasciarla, abbandonarla per sempre, e soffrire indicibilmente. Tornato dalla sua passeggiata a Gilleleje, il ventottenne Søren Kierkegaard sceglie la seconda opzione. La lascia. Senza nessuna spiegazione. Lei tenta il suicidio. Lui è sull’orlo della follia. Poi, com’è normale, Regina si rifà una vita. Dopo sei anni sposa il suo precettore, Johan Frederik Schlegel. Kierkegaard ne è profondamente scosso. Lei, che come Arianna da Teseo non seppe mai perché venne abbandonata, lo guarda ogni giorno passeggiare per le vie di Copenaghen.
E lui la pensa, continuamente. A volte vorrebbe parlarle, tornare da lei. Poi si ricorda della sua maledizione. E si ferma. E scrive. Scrive libri geniali che cambiano per sempre la filosofia europea; ma non li firma col suo nome, quel nome di un uomo che non voleva esistere. Gli autori sono tanti, maschere di una personalità che si celava a se stessa: Victor Eremita, Johannes de Silentio, Costantine Costantius. Lui, Søren Kierkegaard, è nascosto dietro di essi. Ciò che non disse a lei – il perché lui l’abbandonava – diventa così il tema fondamentale della moderna filosofia occidentale. Poi un giorno di primavera del 1855 gli arriva la notizia: Regine lascia Copenaghen. Seguiva suo marito alle Isole Vergini, allora dominio danese. Søren la cerca invano nel centro della città per dirle addio. Ma non la trova. Poi lei sbuca improvvisamente da una via. “Volevo solo dirti che ti ho perdonato. E che non ho mai smesso di amarti. Dio ti benedica. Spero tutto il meglio per te”. Lui non riesce neanche a risponderle. Rimane impietrito, la saluta con un cenno del cappello. E la vede scomparire. Passano quattro mesi. Mentre passeggia per Copenaghen, Kierkegaard sviene. Muore per cause misteriose. Muore di dolore. Quando Regine torna dai Caraibi, nel 1860, scopre che lui le ha lasciato in eredità tutto: i suoi risparmi, i libri, la casa. Come fosse sua moglie. Come se avessero potuto viverla, la vita. Come se l’amore fosse stato più forte dell’angoscia. Alla notizia della morte del filosofo, la donna si sentì mancare il terreno. Non capiva più il mondo. Era spaesata in un modo terribile, quasi non sapesse più dove si trovasse. Una sensazione orribile, identica a quella di vent’anni prima. Quando lui, senza nessuna ragione, l’aveva lasciata.

Trovo sia assurdo essere impossibilitati a muoversi. Rimanere condannati a un giudizio lesivo di chi ha condizionato la tua crescita attraverso la paura, l’abbandono o una lontananza. Ho scelto di selezionare questi punti poiché  li trovo davvero intensi.
Io credo che l’acqua del fiume torna sempre al mare, nel bene o nel male. Ancora una volta dico, voglio affermare, che la giustizia esiste.
Tutti abbiamo bisogno di nuove possibilità. La volontà fa la differenza.
Questo stralcio mi commuove immensamente, l’intero articolo cliccando qui.

Sono in cucina, scrivo da cellulare. Il cane ringhia vicino alla finestra – forse ha sentito un gatto. Piove. La tv manda in onda pacchi, mi faccio una tisana.

Anche io

amore, attualità, comunicazione, cultura, leggere, letteratura, libri, musica, politica, quotidiani, vita

 “«Credo nella gente – risponde in inglese – nelle leggi della natura umana». Ed è straordinario sentirglielo dire.”

La malvagità di cui parlava Einstein, esiste. Non per questo abbandono la speranza.
Leggere questo articolo mi ha fatto affiorare alla mente due testi di Cesare Pavese.
Nella mia tesi di laurea discussa nel 2009, estrapolai due parti comuni, da entrambi i libri.
Citazioni che inserii all’inizio e alla fine della ricerca, come augurio e come necessità.
E’ stato un anno tragico per la mia terra.

La prima cosa che dissi, sbarcando a Genova in mezzo a case rotte dalla guerra, fu che ogni casa, ogni cortile, ogni terrazzo, è stato qualcosa per qualcuno e, più ancora al danno materiale e ai morti, dispiace pensare ai tanti anni vissuti, tante memorie, spartiti così in una notte senza lasciare un segno. O no? Magari è meglio così, meglio che tutto se ne vada in un falo’ d’erbe secche e che la gente ricominci“.
La luna e i falo’ (Einaudi, 1950)

La vita ha valore solamente se si vive per qualcosa o per qualcuno…
La casa in collina (Einaudi, 1948)

Dal testo dedicato ai fatti di Sarajevo dei primi anni Novanta, poco fa linkato, trovo altri elementi importanti, molto affini, a quanto espresso sopra da questo nostro immenso scrittore italiano:

«Una mattina ci siamo svegliati, nella nostra casa in collina, e abbiamo visto del fumo provenire dalla zona dove era la Biblioteca. Eravamo pronti, avevamo già iniziato a mettere in salvo i libri nel caveau o a portarli altrove. Comunque rimanemmo sbigottiti. La biblioteca bruciava». Era il 25 agosto del 1992. Vi ricordate l’immagine del violoncellista, Vedran Smailovic, che suona composto e distrutto tra le rovine?
Oggi la biblioteca è finalmente riaperta: è vuota, non ci sono libri, ma è diventata un museo alla memoria, con una piccola esposizione al pian terreno, ed è bellissima. Residbegovic ci lavorava già da quindici anni: ha dedicato tutta la sua vita ai libri, e quell’incendio non l’ha scoraggiata

«I libri possono anche bruciare, ma nella nostra memoria restano, come restano le biblioteche. L’Umanità sapeva della Biblioteca di Alessandria, la “ricordava” anche senza averla mai conosciuta. Così è per la Biblioteca di Sarajevo: certo, mi mancano quei libri, mi mancano i colleghi che sono caduti, ma la memoria non è stata distrutta dalle bombe».

 

Mi sento in pace, in piena fiducia.
Oggi è nuvoloso, ieri è stata una giornata strana, speriamo nevichi davvero.

Una mamma (im)perfetta – Ivan Cotroneo (Corriere.it)

attualità, film, quotidiani, televisione

Da circa nove puntate il Corriere.it trasmette ogni giorno alle 13 una serie scritta da Ivan ControneoUna mamma (im)perfetta è un prodotto di alto livello, veloce, dinamico, divertente; posizionato nell’orario giusto, per un target di pubblico adatto: donne in carriera, in pausa pranzo, che arrovellano le loro menti per organizzare (anche un po’ maldestramente) la vita, con sorrisi, forza, energia e passione.

La fiction nasce on line e attraversa il web con un pensiero semplice e lineare: ricalcare le tante youtubers protagoniste delle loro maniacalità, trasformando una frustrazione in un outing consolatorio e condiviso.

Chiara ha una famiglia normale, un lavoro altrettanto ordinario, vive una città X, ha un marito e due bambini, e tutte le mattine incontra tre amiche al bar dopo aver accompagnato i figli a scuola. Ognuna di esse è diversa per carattere, cinismo, intraprendenza, amorevolezza e frustrazione. Tutte e quattro, nella stessa condizione di femmine che lottano per portare avanti un esercito di attività, sembrano non essere considerate dal mondo, in realtà sono spiate in gran segreto, da chi compie, assieme a loro, le stesse cose.
Il numero di visualizzazioni e risposte ottenute permette di capire quante, come lei, si accomunano con questo modus vivendi repentino e instancabile.

Proprio su questo ultimo dato si gioca con la finzione, si recuperano gli schemi di scrittura televisiva, si adattano all’istantaneità della rete, e si guida la puntata in uno stile educativo in cui lo spettatore si riappropria della sua identità, abbandonando la chiave narcisistica, e concentrandosi su una messinscena che ricalca quegli aspetti che contraddistinguono ognuno di noi nelle nostre solite giornate.

Buona parte di chi è davanti a un PC, in confessione, proietta il proprio fake narcisistico, quel modificato dai modelli di società che ci circondano. In questo caso, non siamo di fronte a una sorta di reality – se così si possono definire le personalità che fioriscono giorno per giorno nei social network sfruttando la loro immagine -ma una fiction pensata intuitivamente cavalcando l’odierno, con tutte le sue caratteristiche innovative.

Controneo ha saputo sfruttare e osservare a lungo questi dettagli, farli propri e lavorare su un progetto sorprendente. Se si prende in considerazione in linguaggio, ad esempio, è facile notare come sia appropriato alle nostre esigenze. Zero parolacce, zero paroloni, tutto nella regola, tutto nella normalità, finalmente senza eccessi.

Quello che contraddistingue il prodotto è il modo di rappresentare e calcare la scena attuando semplice leggerezza e ironia, inoltre ogni puntata, può essere seguita senza tenere in considerazione le altre precedenti, poiché ogni giorno si sviluppa un tema proposto come una pagina di diario, con un inizio e una fine.

Lascio il link alla prima puntata, così da poter capire di cosa sto parlando: clicca

Per comodità trovare tutta la serie, qui: clicca

Buona visione!


Andreotti, banale e un pò scontato

attualità, leggere, quotidiani, televisione, vita

A parlare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina.

Il sottolineato.

cultura, leggere, libri, politica

L’Italia ai tempi del PD.

Marc Augé, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringheri, Torino, 2004, p. 74.