Maria - ph. Amalia Temperini

Maria [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, attualità, cultura, Donne, gossip, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, spiritualità, vita

Maria, 85 anni, vive da sola.
È il mio mito assoluto di questa quarantena.

Ci parliamo dalla finestra, vado ogni giorno a chiederle come sta, mi racconta le novità e io le mie. Quando piove ci becchiamo di sfuggita.

Il mio cane spesso entra in casa sua, mangia le fette di ciambellone al posto mio mentre io aspetto. C’è da dire che lui non capisce perché io rimanga in attesa, spesso mi guarda mentre degusta, si sazia, esce come se nulla fosse.

Maria ha costruito la sua mascherina a mano. La cucitura è su vari step, ha anche un filtro. Panno di lino, garze, pellicola ed elastico sono i materiali principali.

Donna di resistenza, esempio di vita.
Una donna che ha sempre avuto un alto valore del giusto.

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patata - gnocchi - ph. Amalia Temperini

Gnocchi – Domenica [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, costume, cucina, cultura, Donne, ricette, salute e psicologia, società, vita

Una delle cose che odio di più è fare gli gnocchi.

Mi hanno insegnato la preparazione della pasta fatta in casa quando avevo 9 anni, rigorosamente a occhio, senza troppa filosofia culinaria, con la giusta misura delle dosi.

Gli gnocchi.
Gli gnocchi non sono come le tagliatelle o la chitarrina, io li ho sempre odiati. Capire quante patate devi prendere, pelare, mettere a bollire, attendere il raffreddamento, impastare, ritagliare. I tagli devono essere netti, le misure tutti uguali – altrimenti guai, che fa? Pare brutto! La geendde!
Perché tua nonna li faceva così, mia mamma li impasta così, tutta la stipe mondiale dell’universo li ha sempre preparati a così. E tu? 🤔

Insomma il piatto della domenica a casa è questo, in varie versioni, ma se dovessi stilare la modalità migliore di condimento allora scelgo quelli al sugo semplice profumato al basilico.

Esiste cosa più buona? Per me no.
A parte quelli coi funghi, tartufo e macinato, allo zafferano, ecc. 😂
Oggi ho capito che farli è davvero una cazzata, non che prima ne avessi dubbio, ma il peso della tradizione era una macigno colossale piombato a ripetizione.
Come mai oggi?
Perché forse quando sei in trappola, la trappola diventa la salvezza.

Statemi bene 🤭
💥🔥Evviva la vita! 💥🔥
(Finalmente fuori una oncetta di sole!)

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Almarina - Valeria Parrella (Einaudi, 2020) ph. Amalia Temperini

Almarina – Valeria Parrella #einaudi #libri [#recensioni]

#iorestoacasa, attualità, costume, cultura, Donne, filosofia, leggere, libri, quotidiani, salute e psicologia, società, vita

Uno degli ultimi libri che ho letto prima del blocco mentale è stato quello di Valeria Parrella intitolato Almarina (Einaudi, 2019).

La storia è di una donna che ha perso il marito, si trova a vivere una condizione esistenziale travagliata, lavora come insegnante nel carcere minorile di Nisida, a Napoli, dove conosce Almarina, la seconda protagonista di tutta la lettura.

L’autrice attraversa tanti temi. L’idea di violenza, la diversità tra i concetti di diritto e giudizio in chiave individuale e collettiva. Apre una riflessione sul concetto utopico di Giustizia posto in relazione al valore del Giusto. Accende l’attenzione sulla difficoltà di essere madri, sulle lungaggini delle adozioni, le separazioni e relazioni tra figli e fratelli.

La vicenda non mi ha fatto impazzire. Ho trovato multo utili gli spunti filosofici che ruotano attorno alle vicende sociali curate dalla scrittrice.

Attualmente è candidato al Premio Strega 2020.

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Dolci, pasta [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, attualità, costume, cucina, cultura, Donne, giovedì, salute e psicologia, società, vita

Mai dire mai“. Forse è questo concetto che devo rimarcare con più potenza. È proprio così: mai dire mai nella vita.Oggi per la prima volta ho impastato delle cose nuove. Nel caso dei dolci la questione si è risolta nella maniera più tranquilla. Nel caso della pasta, ho usato la semola di grano duro, una farina sconosciuta fino ad ora.

Il risultato è stato ottimo, volevo vedere la sua resa in assoluto senza l’uso di altre farine e sono soddisfatta.Mai dire mai.
Quando avevo circa venti anni ho rifiutato per ben due volte la nomina per fare l’infermiera OSS. Era un corso gratuito molto ambito quando ancora era facile lavorare nelle Asl. Io non mi sentivo pronta, non era quello che volevo fare, ero giovane e sentivo che avrei dovuto giocarmi altre carte. Ho fatto per ben due volte un passo indietro per scelta.In questo momento hanno sospeso molti servizi agli operatori sanitari domiciliari.
Nessuno entra nelle case, pochi hanno accesso, solo per chi ha disabilità gravi. Questo per evitare contagi ai pazienti, ma anche agli operatori che si espongono nel fare il loro mestiere.Oggi ho assisto per la prima volta a una operazione molto particolare. Sfilare un sondino per la nutrizione dal naso per rimpiantarne uno nuovo e sterilizzato.
Non avrei mai immaginato di aver dovuto affrontare quella condizione così sofferente per mia nonna, con questa forza, la stessa che ho dovuto metterci io per fermare le sue mani e aiutare l’infermiera nella sua operazione con quella distanza di un metro che è sempre troppo vicina.Un terrore inaudito.
La paura di essere contagiata. L’indossare una mascherina con una persona che conosco da più di due anni che di colpo è diventata estranea tra guanti, medicine e cerotti.Questo Covid19 è un esercizio per la mente, per il corpo, ogni giorno una sfida più grande, una emergenza. Ogni giorno vado a dormire con una nuova speranza che trema e accompagna con sé una domanda: cosa porterà tutto questo nel futuro?

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Maria Bellonci, Rinascimento Privato, Mondadori, 1985 - ph. Amalia Temperini

Rinascimento Privato – Maria Bellonci #libri #coronavirus [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, arte, artisti, attualità, audiolibro, collezionismo, comunicazione, cultura, Donne, giovedì, leggere, libri, quotidiani, recensioni arte, rumors, salute e psicologia, social media, vita

Io ieri sono stata malissimo, non riuscivo a capire cosa avessi in corpo. Ho pensato che fosse la sindrome di burnout causata da una sensazione di esposizione massiccia ai social e alle informazioni che vengono trasmesse ovunque, come giusto sia, per chi non ha ancora capito come muoversi e cosa fare in questi giorni di corona virus.

Ho pensato all’università e ai libri. Durante i corsi di storia dell’arte, nei primi anni, la mia professoressa ci fece leggere un testo di Maria Bellonci: Rinascimento Privato (Mondadori, 1985).

Il libro è ambientato durante il sacco di Roma, nel 1527, e ha come protagonista Isabella D’Este: una delle donne più importanti del panorama culturale della sua epoca, unità in matrimonio a Francesco II Gonzaga, Duca di Mantova.

Cosa accade quando i lanzichenecchi stanno arrivando a Roma dove lei era in viaggio? Esiste una scena descritta dall’autrice che porterò sempre alla mente. Isabella, la Duchessa, ha i capelli scomposti dall’improvvisa situazione e dalla paura; chi le stava vicino, dame e inservienti – non ricordo di preciso – la sprona e la invita a risistemarli, perché con l’etichetta in vigore a quei tempi il suo messaggio estetico e di apparenza sarebbe stato come un’onda di panico ambigua. Che tradotto voleva dire: se la duchessa si presenta non curata, allora qualcosa sta accadendo davvero.
Questi erano gli strumenti di comunicazione di quel periodo, dove il corpo nelle personalità di potere aveva una efficacia sulle masse.

Qualcosa è accaduto davvero e le testimonianze storiche lo documentano con numerose ricerche, fonti, di cui non sto qui a parlare, ma sulla base di questo fatto costruito dall’autrice, mi piace immaginare che tutti noi oggi fossimo come lei: capaci di ricomporsi secondo il rispetto di regole precise, dare l’esempio per rassicurarci gli uni con gli altri, per rispettare gli altri, cioè noi.Non credete?

Per chi volesse leggerlo lo trova in e-book, per chi volesse ascoltarlo lo trova sulle piattaforme radio Rai.

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Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi, 2018 - ph. Amalia Temperini

Addio fantasmi – Nadia Terranova #libro [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, Donne, leggere, libri, salute e psicologia, società, vita

Addio Fantasmi (Einaudi, 2018) è un e-book che ho acquistato pochi giorni fa. È scritto da Nadia Terranova, un’autrice siciliana che vive a Roma.

La storia è di Lidia, una donna che intraprende un viaggio di ritorno in Sicilia, la sua terra madre; un’isola, un luogo che si aggancia al continente da uno stretto.

La protagonista vive un vuoto da quando ha vissuto un abbandono, adesso vive a Roma con suo marito, la sua casa. È una persona riconosciuta e lavora in radio, ma qualcosa nella sua vita ha ancora bisogno di essere risistemato e la scusa del tetto è la migliore che le potesse capitare.

Il libro è ricco di dissimulazioni accumulate nel tempo. Il silenzio regna e si fa prorompente. La lettura è veloce, porta a una profonda riflessione legata al rapporto che abbiamo con l’idea di madre, di genitore, con quella di padre e della morte in generale.

Quanto è dura accettare una perdita quando il corpo di chi ami non esiste, non puoi contemplarlo come accade per un defunto? Quanto spazio occupa nei tuoi pensieri e quanto il dolore ti isola dalle persone più vicine e importanti? Quanto può valere la testimonianza di un’altra persona nell’accettare il perdono che merita la tua anima?

A me è piaciuto.
Letto volentieri. L’argomento trattato è affrontato con la giusta onestà e l’ho apprezzato molto.

Nadia Terranova- Addio Fantasmi
Einaudi, 2018

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I due papi - Fernando Meirelles, Netflix, 2019

I due papi – Fernando Meirelles #film [#recensione]

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Io non so se sia vero quanto viene dichiarato prima della visione del film I due papi di Fernando Meirelles (Netflix, 2019), cioè se questa storia raccontata è accaduta veramente tra Joseph Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio, ma posso affermare che mi sono divertita nel seguire la vicenda dialettica costruita per questi due personaggi.

Ho scelto di vedere il lungometraggio prima dell’inizio di The New pope (The young pope) di Paolo Sorrentino e dopo alcuni anni dall’uscita di Habemus Papam di Nanni Moretti. La regia sembra giocare proprio con riferimento a queste precedenti progetti, ma il tocco di interesse avviene tra i due protagonisti nella loro relativa benedizione all’atto delle confessioni.

L’intento sembra quello di mettere in evidenza un messaggio che è la Chiesa stessa, fatto per la Chiesa, in un momento di passaggio, dove la spiritualità di ognuno – all’esterno di questo mondo – è posta in secondo piano perché quella degli uomini che la rappresentano non è del tutto senza macchia. La visione, inoltre, non abbandona gli scandali che ha attraversato una delle più grande istituzioni al mondo negli ultimi anni, piuttosto rimangono a margine e si sommano alle vicende personali mai raccontate prima, con le quali bisogna fare i conti dopo.

Gli autori mettono in luce anche il feroce giudizio delle persone. La gente che accusa la partecipazione di Ratzinger alla gioventù hilteriana o la partecipazione di Bergoglio agli incontri con Videla durante il periodo argentino assieme al tradimento dell’ordine, le colpe e i silenzi trattenuti. Per questo lo scenario è uno schema che si gioca all’interno delle mura vaticane e si divide tra chi ha trattenuto le emozioni in una dimensione narcisistica e tra chi ha vissuto e sta riscattando il suo dolore con processi di cambiamento rivolti all’intero mondo.

Nella sua totalità il film non offre risposte, racconta un presunto percorso storico, non muove critiche feroci e ha un lieto fine, cioè la nomina di Bergoglio a pontefice. Per questo, quello che credo è che si ha di fronte un prodotto piacevole che non cambierà le sorti del cinema, con una colonna sonora molto divertente, ottimo per passare due ore tra risate e momenti di forte emozione.

 

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Non superare le dosi consigliate ph. Amalia Temperini

Non superare le dosi consigliate – Costanza Rizzacasa D’Orsogna #libri [#recensioni]

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Matilde ha 46 anni. È la protagonista del libro “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzacasa D’Orsogna (Guanda, 2020).

Ha un fratello, ha un padre. Perde la madre. Ha amato Filippo, uno dei tanti Filippo che incontriamo ogni giorno noi donne per strada, che accogliamo nelle nostre vite per abitudine, con l’idea che sia il prescelto, l’uomo da amare per tutta la vita. Modello discendente diretto del padre.

Il romanzo è devastante. Racconta a ritmi spietati l’obesità, l’anoressia, combattere con l’accettazione di sé; mostra un rito di iniziazione alla vita come se si fosse in un classico romanzo di formazione, con la differenza che qui la protagonista è donna.

Si parla di binge eating, di medicine, tante medicine, di società. Cosa vuol dire stare in America quando sei la migliore e quando non lo sei più? Cosa vuol dire ritrovarsi in Italia quando la tua anima ha fame? Non si tratta di bisogno di mangiare, ma colmare il vuoto della paura quando la necessità di nasconderti è più forte di ogni cosa; quando ammettere che l’amore dei propri genitori è una atrocità da rimodellare assieme alla liberazione di un senso di colpa di matrice cattolica, votato alla punizione.

La scrittura è vomito. L’autrice avvolge il lettore in una analisi spietata di tutte le componenti che incontra, le seziona con un punto di vista analitico e senza mai esprimere una emozione definita. Si è in un vortice. Chi legge è vittima, chi legge è complice. È una lacerazione di un’anima dalla quale è difficile distaccarsi, un modello culturale da sradicare che tutti facciamo finta di non riconoscere.

Un mio vecchio professore di lettere ha sempre raccomandato che in una lettura critica non è mai corretto tenere conto del vissuto dell’autore. In questo caso però è difficile.

Se hai un problema di anoressia vai curata, se hai un problema di obesità vai denigrata. Non è forse la verità?

Costanza Rizzacasa D’Orsogna
Non superare le dosi consigliate
Guanda, 2020

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Basilica di Santa Maria Matriarcale - Verona - ph. Amalia Temperini

Lista #viaggi, #eventi, #mostre 2019

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L’ultimo appuntamento di questo giovedì di Gennaio è dedicato agli eventi a cui ho partecipato nel 2019. Ho scelto di inserirlo dopo i libri e i film perché questo tipo di esperienza è sempre diversa rispetto alla immobilità che genera l’incontro con una visione o di una lettura.

  1. I miserabili regia di Franco Però, Teatro Comunale, Teramo
  2. Sant’Anna bocs art a cura di Martina Lilli, Piazza Sant’Anna, Teramo
  3. Andre Panarelli. Ombra Illuminata, Museolaboratorio, Città Sant’Angelo, Pescara
  4. Le costellazioni sembrano non tenere più. La Maddalena della collezione Capitolare incontra la poesia di Simona Novacco, Museo Capitolare, Atri, Teramo
  5. Sul filo dell’immagine. Trame dell’arazzo contemporaneo a cura di Simone Ciglia, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso, Teramo.
  6. Sarà presente l’artista #StefanoArienti a cura di Simone Ciglia, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso, Teramo.
  7. Romeo + Giulietta, Sergei Polunin e Alina Cojocaru – regia Johan Kobborg Arena di Verona, Verona
  8. Basilica di San Zeno, Verona
  9. Complesso del Duomo di Verona, Verona
  10. Chiesa di Sant’Elena, Scavi archeologici e Battistero di San Giovanni in Fonte, Verona
  11. Casa di Giulietta, Verona
  12. Sabbia d’oro – Mostra collettiva, Museolaboratorio, Città Sant’Angelo, Pescara
  13. Stati Generali dell’Arte e della Formazione artistica contemporanea in Abruzzo a cura di Maurizio Coccia e Silvano Manganaro, ABAQ, L’Aquila
  14. La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista a cura di Astrid Narguet, Lucilla Stefoni, Filippo Lanci, Museo Capitolare di Atri, Atri, Teramo
  15. Ivan Graziani cantato da Filippo Graziani, Piazza Martiri, Teramo
  16. Amore, lettere e musei. Seminario di studi, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università degli Studi di Teramo, Teramo.
  17. Vivere freelance – incontro con Zerocalcare, Parco della Scienza, Teramo
  18. Lo schiaccianoci – Balletto di Milano, Teatro Comunale, Teramo
  19. Algoritmi. Frammenti di un’antologia del volo. Valentina Colella a cura di Piera Di Nicolantonio, Galleria Margutta, Pescara
  20. Bambinello Rubacuori a cura di Vincenzo La Mendola, Museo Capitolare di Atri, Teramo
  21. Camerlengo. Affidare la comunità a cura di Giorgio D’orazio, Abbazia di Propezzano, Morro D’oro, Teramo

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Museo Nina, Civitella del Tronto (TE) ph. Amalia Temperini

Una visita al Museo Nina #CivitelladelTronto [#turismo]

arte, attualità, collezionismo, costume, cultura, Donne, fotografia, lavoro, libri, mostre, natura, recensioni arte, salute e psicologia, società, turismo, viaggi, vita

Ho scoperto il Museo Nina quasi per caso da un mio contatto di facebook. Ho deciso di visitarlo nel giorno della Befana e avere una idea di cosa mi fossi persa fino a quel momento. Si trova nella bellissima cornice di Civitella del Tronto, nella provincia di Teramo, a un passo da Ascoli Piceno, nelle Marche, in un luogo che ha avuto una rilevanza territoriale strategica per la storia d’Italia e per essere considerato un capolavoro di ingegneria militare.

Parlo della Fortezza, ovviamente, che con la sua maestosità cattura parte dell’attenzione a chi decide di visitare questa cittadina arroccata tra le montagne, che un tempo fu anche un luogo di confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio.

Il punto è che, seppure l’attenzione sia riposta su questa meraviglia, a pochi metri dalla piazza centrale si ha l’opportunità di entrare in uno spazio che racconta l’attenzione e la cura di una donna; una casa, può essere definita così, che raccoglie un patrimonio demoentoantropologico attraverso una collezione che arricchisce le possibilità di comprendere chi, cosa, come e quando, ha attraversato questi luoghi, con la costruzione di un punto di vista speculare rispetto a quello di chi sceglie di visitare (o conoscere) la Fortezza.

Quando si accede al Museo Nina (ex Nact) si ha la sensazione di essere accolti in qualcosa che già si è vissuto. Ritrovare una memoria legata alla tradizione della convivialità. La storia di Gaetana Graziani si intreccia con quella di altri vissuti che hanno donato i loro materiali fino a creare una collezione di circa 3000 pezzi di moda, design, documenti e oggetti di vita quotidiana, che attraversano fasi, classi, periodi o processi che vanno dalla fine del Settecento al nostro ultimo dopoguerra.

L’allestimento si sviluppa in quattro sezioni e una delle più interessanti è proprio l’ultima. L’idea che si ha nel perscorso è di essere in un qualsiasi moderno negozio di abiti, ma il materiale esposto, che si osserva, non è in vendita, non si può toccare, non è un bene di consumo, ma una ricordo legato al sacro, alla scienza, alla musica, allo sport, alle arti, di persone – singole intimità – fino alla loro personale vicenda collettiva.

Quanti di noi potrebbero riconoscere quei capi e sentirsi parte di quell’intreccio? Si, perché questa è una rappresentazione di una vita vera, di uno spaccato, che porta a milioni di collegamenti e aiuta a completare una letteratura di ricerca storica. Esiste un abito nero che sembra ottocentesco, quasi estrapolato dalle scene cinematografiche o dalle pagine di Charlotte Brontë, ma anche coperte di estremo valore manifatturiero. E se su queste ultime custodissimo anche noi preziosità nei dai comò delle nostre nonne cosa potrebbe significare? Se ci si sofferma un attimo, si possono aprire fronti per comprendere anche vie dedicate al collezionismo di artigianato artistico.

Se dovessi tornarci, avrei modo di guardare con altri occhi le cose, pare che molti dei cassettoni siano ancora ricchi di materiali donati non ancora sistemati, quindi nuovi mondi da scoprire!

Il museo ha degli orari stabiliti, ma consiglio di chiedere appuntamento o conferma prima dell’arrivo. Oggi coi social è facile. Esiste una sezione didattica programmata riservata ai bambini. L’accesso ha un biglietto di ingresso a pagamento.

Per saperne di più, ecco un video.

www.museonina.it

Crediti fotografici per questo articolo:

Amalia Temperini, Sara Menchini, Guido Scesi.

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Un labirinto di libri (Getty Images)

Lista #libri letti nel 2019

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Come lo scorso anno per il mese di gennaio, ogni giovedì, sarà dedicato alle liste dei libri, film, serie tv ed eventi che ho visto, ai quali ho partecipato e in alcuni casi recensito sul blog e su Instagram.
Ho tralasciato tutta la parte dedicata alla saggistica, molto più massiccia e indirizzata verso un unico tema che è stato poi l’argomento principale della mia tesi discussa a luglio 2019.

Iniziano con i libri:

  1. La prima radice – Simone Weil, Edizioni di Comunità, Milano 1954
  2. Monumentum. L’abitare, il politico e il sacro – autori vari, Jacabooks, 2011
  3. La scultura raccontata da Rudofl Wittkover, Einaudi, 1985
  4. Il dono si saper vivere – Tommaso Pincio, Einaudi, 2018
  5. Il nome della Rosa – Umberto Eco, Bompiani, 1980
  6. La società della performance, Tlon, 2019
  7. I serial killer dell’anima – Cinzia Mammoliti, Sonda, 2012
  8. I testamenti – Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2019
  9. Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Mondadori, 2019
  10. Le assaggiatrici, Rossella Postorino, Feltrinelli 2018
  11. Noi felici pochi – Patrizio Bati, Mondadori, 2019
  12. La scuola di pizze in faccia – Zerocalcare, Bao Publishing, 2019
  13. Uomini e topi – John Steinbeck (trad. Michele Mari), Mondadori, 2016
  14. Kokoro. Il suono delle cose nascoste – Igort, Oblomov Edizioni, 2019
  15. La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere – Giulio Ferroni, Salerno Editrice, Roma, 2019
  16. Il censimento dei Radical Chic – Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019
  17. La straniera – Claudia Durastanti – La nave di Teseo, 2019.

    ***
    Audiolibri:
    ***

  18. Heidi – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2018 (Storytel)
  19. Una posizione scomoda – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore 2013(Storytel)
  20. La sovrana lettrice – Alan Bennett, Adelphi, 2011 (Storytel)
  21. Quanto siete felici fateci caso – Kurt Vannegut, Minimum Fax, 2017(Storytel)
  22. Storia della mia ansia – Daria Bignardi, Mondadori, 2018 (Storytel)
  23. Lessico famigliare – Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963 (Storytel)

    **
    Non terminati:
    **

  24. Tu non sei Dio, Edizioni Tlon, 2016
  25. Fedeltà – Marco Missiroli, Einaudi, 2019
  26. Sodoma – Frédréric Martel, Feltrinelli, 2019
  27. Quattro ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno -Timothy Ferriss, Cairo Editore, 2007

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Noi felici pochi – Patrizio Bati #libro [#recensione]

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Ho già detto su Instagram di come sia stata ispirata da un commento di Teresa Ciabatti per arrivare a questo libro, del fatto che lo abbia definito immorale, senza spiegarne i motivi. Mi sono chiesta se io stessa lo fossi e non ho trovato risposta. Mi piace leggere, mi fido della sua scrittura e credo che lei sia una delle poche autrici italiane a cui mi affido volentieri perché capace di raccontare benissimo le dinamiche di narcisismo.

Noi felici pochi di Patrizio Bati è un libro indegno. Non esiste giustificazione o tolleranza davanti a ciò che ho letto. Violenza, fascismi di ogni tipo, disorientamento, prostituzione, tra Roma, Orbetello e l’Argentario. Pagine di cinismo gratuito poste davanti a un lettore consapevole creano una manta di opposizione, distacco e resilienza, in quel fluire di parole che si susseguono in modo nevrotico, asfittico e disarmonico.

La storia è di Patrizio, un ragazzo benestante e della mediocrità dei suoi amici. Una persona incapace di provare empatia, legato alle dinamiche di un gruppo di persone irresponsabili e vogliose di disintegrare l’altro a favore di un effimero, di un riempimento di un qualcosa che non è di certo classificabile come anima. Le figure femminili passano in secondo piano in ogni pagina, sono considerate l’oggetto di turno, buone solo a essere etichettate, massacrate, punite, da un giudizio spietato e feroce.

Quello che mi ha fatto riflettere – e che trovo in molte serie tv viste di recente – è la sottrazione della vittima dallo scenario, la sua messa in secondo piano rispetto a varie forme egocentrismo sempre più maniacale e raffinato. Si parla di un incidente, e si chiede al lettore di essere complice di questa bruttura attraverso la lettura che è a tutti gli effetti una impostura. Mi ha infastidito lo stile. L’inserimento intrusivo di una mente abituata a consultare tutto in maniera nevrotica come fossimo sempre e solo connessi al web; un atteggiamento compulsivo del trovare una soluzione a tutto come un robot; un meccanismo di sostituzione dal reale che corrode come un cancro. Ho smesso di leggere per scelta quei passaggi che sembrano note, solo su alcune ho trovato il coraggio di appoggiarmi per capire, ma ero talmente distante da quello che attraversavo che qualsiasi informazione è risultata superflua.

Non so chi sia Patrizio Bati. Nelle pagine iniziali si parla di una figura che esiste realmente e che i fatti narrati sono accaduti con consapevolezza. C’è una cosa su cui mi sono soffermata: il pensiero finale. È una dichiarazione di colpa verso chi non gli ha saputo dare amore.

Questo mi ha riportato ad Albert Camus. Alla fine di quel meraviglioso libro che è Lo Straniero. Muersault, lì, tra quelle pagine, nonostante la spietatezza dell’atto di rinuncia al perdono, ha una umanità che arriva fino a stenderti. Qui, in Noi Felici Pochi, che rimane davvero?

Davanti a tutto questo mi verrebbe da chiedere all’autore o al personaggio protagonista: le è stato negato un qualcosa di necessario, ma gli altri, tutti quelli massacrati e morti, cosa le hanno dato in cambio, quanto che ci hai sottoposto?

Da lettrice dissento. Sono complice nell’acquisto che è un mercato, ma la mia coscienza rifiuta di dare valore a quanto ho fagocitato in pochi giorni.

Patrizio Bati, Noi Felici Pochi, Mondadori, 2019

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