Maria - ph. Amalia Temperini

Maria [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, attualità, cultura, Donne, gossip, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, spiritualità, vita

Maria, 85 anni, vive da sola.
È il mio mito assoluto di questa quarantena.

Ci parliamo dalla finestra, vado ogni giorno a chiederle come sta, mi racconta le novità e io le mie. Quando piove ci becchiamo di sfuggita.

Il mio cane spesso entra in casa sua, mangia le fette di ciambellone al posto mio mentre io aspetto. C’è da dire che lui non capisce perché io rimanga in attesa, spesso mi guarda mentre degusta, si sazia, esce come se nulla fosse.

Maria ha costruito la sua mascherina a mano. La cucitura è su vari step, ha anche un filtro. Panno di lino, garze, pellicola ed elastico sono i materiali principali.

Donna di resistenza, esempio di vita.
Una donna che ha sempre avuto un alto valore del giusto.

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patata - gnocchi - ph. Amalia Temperini

Gnocchi – Domenica [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, costume, cucina, cultura, Donne, ricette, salute e psicologia, società, vita

Una delle cose che odio di più è fare gli gnocchi.

Mi hanno insegnato la preparazione della pasta fatta in casa quando avevo 9 anni, rigorosamente a occhio, senza troppa filosofia culinaria, con la giusta misura delle dosi.

Gli gnocchi.
Gli gnocchi non sono come le tagliatelle o la chitarrina, io li ho sempre odiati. Capire quante patate devi prendere, pelare, mettere a bollire, attendere il raffreddamento, impastare, ritagliare. I tagli devono essere netti, le misure tutti uguali – altrimenti guai, che fa? Pare brutto! La geendde!
Perché tua nonna li faceva così, mia mamma li impasta così, tutta la stipe mondiale dell’universo li ha sempre preparati a così. E tu? 🤔

Insomma il piatto della domenica a casa è questo, in varie versioni, ma se dovessi stilare la modalità migliore di condimento allora scelgo quelli al sugo semplice profumato al basilico.

Esiste cosa più buona? Per me no.
A parte quelli coi funghi, tartufo e macinato, allo zafferano, ecc. 😂
Oggi ho capito che farli è davvero una cazzata, non che prima ne avessi dubbio, ma il peso della tradizione era una macigno colossale piombato a ripetizione.
Come mai oggi?
Perché forse quando sei in trappola, la trappola diventa la salvezza.

Statemi bene 🤭
💥🔥Evviva la vita! 💥🔥
(Finalmente fuori una oncetta di sole!)

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Accademia [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, lavoro, libri, mostre, quotidiani, recensioni arte, rumors, social media, società, Studiare, vita

Questa è la vera Accademia e non mi pare che sia una idea tanto vecchia.
Ho sempre pensato che stessimo vivendo un tempo strano, un mix tra medioevo e rinascimento messi assieme da un linguaggio innovativo fatto di algoritmi, la nuova architettura in tutti i campi.

Questa intervista che mi hanno segnalato poco fa è tratta da Repubblica, evidenzia e rimarca la velocità con la quale si è arrivati a una soluzione veloce, in poco tempo, per ospitare i malati di corona virus e tutelare gli organi medici che arrivano in soccorso per le cure di chi ne ha più bisogno adesso. Vincono pratica e adattabilità, oltre che una visione umile e replicabile di un progetto versatile e per ogni fascia della popolazione.

Mi sembra che gli artisti chiusi nelle loro finestrelle social, falliscono in questi tempi, hanno poco da dire e quello che comunicano è boria e pessimismo. Piccoli urlatori alla Munch che tentano di imitare l’operato di Bill Viola nei movimenti, senza tenere conto che dietro ogni azione esiste uno studio e una progettualità strutturata a monte.

Ripenso a un libro di Bruno Munari che ho letto poco tempo fa. Parlava di come esista una sostanziale differenza tra artisti e designer nella mentalità e nella progettualità. Questi secondi sono quelli che si avvicinano a chi ha a collaborato con Carlo Ratti, cioè persone che agiscono con fatti e non chiacchiere.

A calpestare i lamentosi sono arrivati, pochi giorni fa, quelli che hanno aderito al progetto pensato come una comunità, si chiama “The Colouring Book ” voluto da Milano Art Guide e curato da Rossella Farinotti e Gianmaria Biancuzzi. Lo scopo è stato di donare disegni da colorare a tutti e sono tutti on-line gratuitamente. Anche qui si hanno i concetti di condivisione, adattabilità, riproducibilità, diffusione, linguaggio.

Qualcosa sta cambiando, ma il punto è che chi ha asprezza d’animo, sta diventando solo più brutto e riottoso. Fortuna che esistono gli altri!

Per l’intero articolo qui

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Dolci, pasta [#iorestoacasa]

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Mai dire mai“. Forse è questo concetto che devo rimarcare con più potenza. È proprio così: mai dire mai nella vita.Oggi per la prima volta ho impastato delle cose nuove. Nel caso dei dolci la questione si è risolta nella maniera più tranquilla. Nel caso della pasta, ho usato la semola di grano duro, una farina sconosciuta fino ad ora.

Il risultato è stato ottimo, volevo vedere la sua resa in assoluto senza l’uso di altre farine e sono soddisfatta.Mai dire mai.
Quando avevo circa venti anni ho rifiutato per ben due volte la nomina per fare l’infermiera OSS. Era un corso gratuito molto ambito quando ancora era facile lavorare nelle Asl. Io non mi sentivo pronta, non era quello che volevo fare, ero giovane e sentivo che avrei dovuto giocarmi altre carte. Ho fatto per ben due volte un passo indietro per scelta.In questo momento hanno sospeso molti servizi agli operatori sanitari domiciliari.
Nessuno entra nelle case, pochi hanno accesso, solo per chi ha disabilità gravi. Questo per evitare contagi ai pazienti, ma anche agli operatori che si espongono nel fare il loro mestiere.Oggi ho assisto per la prima volta a una operazione molto particolare. Sfilare un sondino per la nutrizione dal naso per rimpiantarne uno nuovo e sterilizzato.
Non avrei mai immaginato di aver dovuto affrontare quella condizione così sofferente per mia nonna, con questa forza, la stessa che ho dovuto metterci io per fermare le sue mani e aiutare l’infermiera nella sua operazione con quella distanza di un metro che è sempre troppo vicina.Un terrore inaudito.
La paura di essere contagiata. L’indossare una mascherina con una persona che conosco da più di due anni che di colpo è diventata estranea tra guanti, medicine e cerotti.Questo Covid19 è un esercizio per la mente, per il corpo, ogni giorno una sfida più grande, una emergenza. Ogni giorno vado a dormire con una nuova speranza che trema e accompagna con sé una domanda: cosa porterà tutto questo nel futuro?

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Perdo i giorni [#iorestoacasa]

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La calma inizia a scemare, sarà la mancanza del sole che incupisce l’inizio di una nuova settimana.

Nella mia zona, nel mio comune, al momento è infetta una sola persona. Lo ha saputo in modo vergognoso, senza essere avvisato, ma su segnalazione dei dati della regione che ogni pomeriggio informa i momentanei sopravvissuti.

Al confine, vicino casa mia, nel comune di Atri, a meno di un chilometro, tre casi confermati, ieri sera. È il punto che frequento di più, quest’ultimo luogo. La spesa, le poste, la benzina. Luoghi che ho attraversato sempre con una certa scioltezza e che oggi imparo a guardare con un distanza abissale. Mi pongo cento domande, alle quali ho scarsa risposta.

È solo una condizione mentale. Il limite fisico, la protezione, il riparo si hanno, almeno io lo ho, e posso trarne vantaggio maggiore se continuo a rispettare le regole e le disposizioni che le istituzioni ci hanno indicato, ma quanti stanotte sono rientrati in Sicilia nella grande fuga dal Nord?
I casi partiti nella mia vallata, per buona parte sono scoppiati con il rientro di ragazzi che hanno creato una condanna ai loro stessi familiari.

Piano piano, tutto quello che ho studiato sulla Seconda Guerra Mondiale sembra prendere forma in altre modalità. Penso ai forni crematori, all’uso che ne stanno facendo a Bergamo o Brescia. Penso anche a come ho sentito in TV, ieri, che questa situazione si svolge seduti da un divano, con tutti i comfort, guardando un monitor.
Penso a come chi veniva spedito nei campi di concentramento era affidato a un treno. Mentre i treni, nel nostro caso, sono stati parte di una condanna inspiegabile caduta da chissà quale condizione venutasi a creare.

Se arriverà la neve, come hanno detto, questo azzeramento cosa porterà?

Insomma, fuori è molto freddo, ma anche dentro non ce la passiamo tanto bene.

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Cambio dei tempi #coronavirus [#iorestoacasa]

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Odio abbastanza le tende, in camera mia non ne ho. Lascio filtrare la luce ogni mattina, bella o brutta che sia, sparata in faccia.
Mi accorgo già da qui come sarà la mia giornata. Sono ancora nel letto, ho diverse cose da coordinare, devo alzarmi. Mi sono impegnata con il mio vicinato per la gestione di un servizio. Ho contattato il comune e mi sto organizzando con alcuni gestori di negozi per far arrivare alcuni beni di prima necessità nella mia frazione.
Ieri ridevo e scherzavo con i miei amici più cari per questa situazione che ho definito “una battaglia per il pane”. Esiste ancora, nella mia zona, la possibilità di avere in consegna il pane sotto il portone di casa. Sono due, i fornai che si alternano ogni giorno, arrivano da diverse zone, per fornire questo servizio da sempre. Uno di loro ha sospeso – forse per motivi di distanza e sicurezza – l’altro, quello del mio paese, sono riuscita a convincerlo nonostante io non fossi sua cliente, con lo scopo è di potenziare altri giorni della settimana e garantire quanto occorre per avere i servizi minimi di base (sale, zucchero, latte, tonno, uova, ecc.). Nel pomeriggio ci saranno le prime consegne e non mi sarei mai aspettata che i miei vicini di casa appoggiassero questo piccolo gesto che ho cercato di fare in tutta prontezza tipo task force 😂. Quando c’è stato il terremoto di L’Aquila del 2009 ero volontaria in Emergency. Ho visto negli hotel i traumi delle persone arrivare da quella città, ho ascoltato storie terrificanti, fuori la terra tremava, continuamente. Sono situazioni diverse, imparagonabili. La TV undici anni fa non avrebbe mai parlato di guerra. Sento amici di Germania, Francia e Belgio che riportano lo stesso linguaggio. I loro capi di Stato usano – in netto ritardo rispetto all’Italia – metafore di qualcosa che non avrei mai immaginato capitasse: una guerra contro l’invisibile.
In questi giorni penso sempre a mio nonno. Mi diceva sempre di risparmiare, fare economia ed essere veloce, molto veloce nel fare le cose. Non avrei mai immaginato di mettere in pratica questo consiglio.

 

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Nadia Terranova, Addio fantasmi, Einaudi, 2018 - ph. Amalia Temperini

Addio fantasmi – Nadia Terranova #libro [#recensione]

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Addio Fantasmi (Einaudi, 2018) è un e-book che ho acquistato pochi giorni fa. È scritto da Nadia Terranova, un’autrice siciliana che vive a Roma.

La storia è di Lidia, una donna che intraprende un viaggio di ritorno in Sicilia, la sua terra madre; un’isola, un luogo che si aggancia al continente da uno stretto.

La protagonista vive un vuoto da quando ha vissuto un abbandono, adesso vive a Roma con suo marito, la sua casa. È una persona riconosciuta e lavora in radio, ma qualcosa nella sua vita ha ancora bisogno di essere risistemato e la scusa del tetto è la migliore che le potesse capitare.

Il libro è ricco di dissimulazioni accumulate nel tempo. Il silenzio regna e si fa prorompente. La lettura è veloce, porta a una profonda riflessione legata al rapporto che abbiamo con l’idea di madre, di genitore, con quella di padre e della morte in generale.

Quanto è dura accettare una perdita quando il corpo di chi ami non esiste, non puoi contemplarlo come accade per un defunto? Quanto spazio occupa nei tuoi pensieri e quanto il dolore ti isola dalle persone più vicine e importanti? Quanto può valere la testimonianza di un’altra persona nell’accettare il perdono che merita la tua anima?

A me è piaciuto.
Letto volentieri. L’argomento trattato è affrontato con la giusta onestà e l’ho apprezzato molto.

Nadia Terranova- Addio Fantasmi
Einaudi, 2018

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The end of f***ing world stagione 2 , netflix

The End of F***ing World – 2 stagione #TEOTFW [#recensione]

amore, costume, cultura, Donne, film, giovedì, musica, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società, televisione, vita

Avevo già parlato lo scorso anno di questa serie perché mi era piaciuta molto. Il racconto è l’acerbo di una rabbia sincera pilotata da due ragazzi, figli di genitori egoisti, irresponsabili, trovati a vivere una esperienza devastante.

Così la seconda stagione di The End of F***ing World riprende dalla fine della prima parte, narrata dalla maturità di quello che è accaduto a James e ad Alley, i due protagonisti della vicenda. Si tratta di una situazione che evolve nella ammissione di un fallimento, da errori che comportano il non affrontare le paure o il coraggio di trovarsi a espiare la propria vita in una azione che è avvenuta all’insaputa di tutti per legittima difesa.

Questa nuova parte ha come tema la vendetta di chi non vuole vedere, da parte di chi riconosce che l’unica traccia di amore che aveva fatto penetrare in sé è ciò che gli aveva occultato la vista. Bonnie è una ragazza molto brava e ben educata, con una madre che la ha programmata a essere una macchina da guerra più che una donna in grado di conoscere e gestire le proprie emozioni. La sua storia si intreccia a quella di James ed Alley con una ricerca spietata che la condurrà a stalkerizzarli in mezzo ai boschi di un paese indefinito e nascosto nel nulla del mondo.

La colonna sonora rimane sempre una delle cose più potenti del progetto. Per chi volesse capire cosa ho detto per la prima parte della serie questo link.

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Special, Netflix, 2019

Special #serietv [#recensioni]

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Netflix non smette di stupire e anche stavolta in un’ottica leggera realizza un prodotto carino da consumare in una mezza serata. Special è una serie che parla di Rayn, un ragazzo affetto da paralisi cerebrale che ha una vita limitata che ruota attorno ai suoi pregiudizi e una madre molto affettuosa.

E’ lui decide di interrompere la catena e iniziare a lavorare come stagista in una agenzia che al vertice del gruppo ha una rossa auto-centrata, talmente sola, da organizzare un compleanno dove canta per se stessa la canzone di buon compleanno. E’ li che conosce una donna simpatica che lo aiuta a decidere per sé, superare quei tabù da ragazzino inesperto intrappolato in una rete di protezioni.

Special, Netflix, 2019

Bryan è gay, non nasconde le sue passioni a differenza della sua disabilità che sembra essere una condizione vincolante. Giustifica quest’ultima con un incidente automobilistico e scopre in mezzo a questa nuova rete di contatti che vuole provare ad amare qualcuno con delicatezza per capire chi è veramente.

In questa nuova fase, dove tutte le attenzioni sono riposte verso un figlio particolare che ha deciso di staccarsi dal grembo, la madre inizia a fantasticare la sua vita con un vicino che si presenta alla sua porta per conquistarla. Vacillano quei sistemi fin lì costruiti e sorretti da abitudini di dipendenza affettiva di una figura genitoriale che ha difficoltà ad accettare che suo figlio è andato via di casa che è stronzo come tutti noi non affetti da una malattia.

Sono curiosa di vedere se sarà prodotta una seconda stagione, in certi momenti mi ha davvero divertita!

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Bonding, Netflix, 2019

Bonding #serietv [#recensione]

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Così, mi sono sparata questa serie velocissima in poco tempo, in una mezza serata di fine aprile mentre fuori pioveva. Certo è che sembro fissata con le tematiche di sessualità, ma è solo un caso se dopo l’audiolibro di Francesco Muzzopappa della scorsa settimana mi trovo a parlare di un argomento tanto affine.

Bonding racconta la società odierna fatta di ragazzi costretti a difendere la propria natura attraverso l’uso di una maschera. Quale migliore identità se non quella del sesso (nella sua condizione di sadomasochismo) che è la chiave di lettura di questo narcisismo moderno e dilagante?

Due amici si sono voluti bene, in un momento cruciale della loro esistenza si sono amati e persi all’improvviso, ritrovati con una versione nuova della loro vita per sottomettere chi voleva fare di loro un misero brandello di anime sgualcite.

La visione non stupisce per il tema che affronta: parlare oggi di desiderio e potere è talmente tanto noioso che chi guarda questa serie con la ricerca di quella scoperta ne rimarrà quasi certo deluso. A dire la verità non so neppure quanto sia adatta a ragazzi e adulti, non si capisce a quale genere di pubblico parla, ma sono sicura che in alcuni momenti il bisogno di amare è così leggero che passa in secondo piano rispetto a tutto il resto. Si ride molto, questo è certo! Le dinamiche che si instaurano sono simpatiche quanto tragiche. La scena dei lottatori travestiti da pinguini è molto esilarante.

Bonding è una seria adatta a chi vuole passare del tempo in tranquillità, a chi è conscio che i desideri inespressi portano a fare cazzate nei momenti in cui ci si sente più soli e dipendenti, in quelle disperazioni reali che portano a ricercare solo cavolate di questo tipo per sentirsi meno vuoti e più pieni, ma poi di che?

Bonding_cover, Netflix, 2019

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Madre, The rain, Netflix,2018

The Rain #serietv [#netflix]

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In mezza domenica pomeriggio, quando fuori piove e si ha poca voglia di uscire, ho deciso di seguire e finire, come una ameba incatenata alla poltrona, una serie uscita lo scorso anno e distribuita da Netflix.

The Rain è racconto ambientato in una Danimarca post-apocalittica, ha come protagonisti due ragazzi a cui viene dato l’ordine di trasferirsi in un bunker a seguito di una epidemia che si dirama attraverso la pioggia. Sei anni nascosti sottoterra per vivere come topi, senza sapere cosa accade fuori, all’aria aperta, in un territorio che ha di suo un clima sfortunato che accentua il rischio di spostamento da un punto all’altro tra città, per trovare forme di vita incontaminate e rispondere a quel comando che coincide all’essere fedeli alla regola del padre.

Nella sua prima fase la visione sembra noiosa, ma con l’aumentare degli agenti ansiogeni, sale in modo notevole l’interesse. Di base la sua struttura del racconto è semplice, ma nasconde dietro la sua narrazione una crisi generazionale fatta di abbandoni e punizioni. Genitori chiamati a essere vincolati dalla propria professione al punto di scomparire; madri ossessive padri che lasciano i loro figli come se fossero oggetti fastidiosi da tenere a casa. La dinamica è quella di un qualsiasi un film horror, dove un gruppo di persone, coi loro destini, si incrociano, ma con la differenza sostanziale che qui le anime smarrite, coetanee e sconosciute, si offrono aiuto per salvarsi dal proprio passato, andare assieme verso qualcosa che assomiglia a un principio di felicità.

Per chi ha avuto modo di vedere Bird box – lungometraggio andato in onda su Netflix nei mesi scorsi – avrà avuto anche modo di ritrovare quel senso di disperazione che si trasforma in una necessità di fuga che è una angoscia costante, ma con l’enorme differenza che in quest’ultimo caso la madre riesce a proteggere i propri figli da un finto richiamo che è una visibilità micidiale. In The Rain, i ragazzi, quando riescono a trovare una cosa che per loro è una speciale oasi felice, capiscono che saranno ancora vittime sacrificali di meccanismo in costante ripetizione. In certi momenti questo senso disperazione sembra proprio essere una sorta di condizione che vede una gioventù condannata a farsi forza da sola per sopravvivere compatta in una battaglia tra reduci.

Proprio su questo passaggio viene da pensare che la cosa su cui si basa il principio letterario da cui è nata questa sceneggiatura è quella stessa dimostrata dai Sigur Rós con i loro video, quando cantano quel senso di malinconia che solo bambini oppressi possono avvertire e denunciare come in una favola scritta per immagini.

Da questa storia, assieme a quella di The rain – costruite su distopie spaventose – si evince, ancora una volta, l’impossibilità di avere diritto a una dimensione di gioventù, come se questa fosse il capro espiatorio su cui gli adulti vogliono rivendicare e rigettare, con forza, la propria impossibilità nell’accettare una maturità avvenuta con l’accesso all’età adulta.

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1983 #serietv [#recensione]

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Quando ho iniziato a leggere alcuni saggisti polacchi mi sono accorta che guardavo il mondo da un solo versante, al quale mancava un pezzo, la sua zona speculare, quella a cui avevo affidato inconsciamente la mia gioventù. Ho scoperto questa serie grazie a un commento di Giuseppe Genna, lo scrittore ne parlava in mondo abbastanza impressionato sulla sua pagina Facebook alcuni mesi fa, così ho deciso di proseguire e ho scoperto che si tratta di una prima produzione Netflix che nasce da sceneggiatori polacchi.

1983 parla di Storia, quella con la S maiuscola, in chiave distopica. In quell’anno la Polonia fu segnata da un grande attentato che sconvolse l’intero paese al tempo sottoposto al controllo del metodo Comunista. La narrazione è ambientata venti anni dopo, nel 2003, dopo la Caduta del Muro di Berlino (1989) e prende il via con un ragazzo – un figlio protetto della patria – attorno al quale si riveleranno numerose vicende con lo scorrere delle puntate.

Kajetan è il giovane protagonista, il prescelto laureato in giurisprudenza con uno dei massimi esponenti di quella materia. Il suo Maestro – diciamo così – colui che gli pone alla base discorsi sul valore etico della Legge e la rende vitale grazie alla conoscenza della Filosofia. Giustizia e Saggezza diventano assieme i perni su cui ruota l’interpretazione di un quesito: una fotografia che ritrae alcuni personaggi cruciali della vita sociale polacca da individuare, su cui si basa un enigma che potrebbe offrire una risposta a molti dubbi che da quel momento in poi ruotano attorno a un nuovo delitto: la morte del professore per opera di Pjotr, uno dei suoi migliori studenti.

Da qui la storia individuale si apre a una condizione collettiva con una serie di suicidi sempre più numerosi, fatta di martiri che si tolgono la vita per opera una superiorità visibile che lega Nazione e Religione a una via invisibile nella quale si muovono la Polizia e gruppi di Resistenza. La tecnologia è lo strumento che pilota, controlla e descrive ogni singolo movimento; gli archivi – reali e virtuali – sono oggetti – presenti e futuri – nei quali sono custoditi i destini di una intera popolazione.

In questa intercapedine di luce e buio sembra sussistere un corpo indefinito nell’amore che accade tramite una riscoperta che lega più personaggi coetanei a un trauma, una memoria lontana basata sull’idea di tradimento e sull’ambizione di padri e madri, di polacchi sempre pronti a essere qualcosa di più per cui è necessario sacrificarsi. Gli autori in maniera netta suggeriscono che questa popolazione è spinta verso una mania di grandezza che è la loro più grande croce da portare addosso senza mai arrivare a una verità autentica, perseguita da una struttura sottesa retta da fili di manipolazione che arrivano dagli Stati Uniti fino a Oriente.

Sarà davvero così?
Sono curiosa di attendere la seconda stagione.

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