Storia della mia ansia - Daria Bignardi, Mondadori, 2018

Storia della mia ansia – Daria Bignardi #libri #audiolibri [#recensione]

amore, attualità, audiolibro, costume, cultura, Donne, giovedì, leggere, letteratura, libri, salute e psicologia, società, streaming, vita

A dire la verità ogni volta che ho visto le presentazioni televisive dei film di Daria Bignardi sono rimasta delusa. Ne fece una da Fabio Fazio alcuni anni fa dove mi sembrava una donna molto fragile una volta svestita del ruolo di presentatrice. Questo ha influito negativamente sull’acquisto dei suoi libri fino a quando non ho deciso di superare questo pregiudizio e concentrarmi su un suo libro pubblicato nel 2018.

Storia della mia ansia è edito da Mondadori, l’ho trovato mentre rovistavo nelle virtualità dei testi di letteratura femminile su Storytel. Quello che ha catturato attenzione è stata l’empatia con il titolo.

Lea è una famosa scrittrice sposata con un uomo scontroso. Si sono conosciuti e innamorati avidamente. La storia con Shlomo adesso è complessa, guidata da aspetti comuni a tutte le storie d’amore lunghe e tortuose. Hanno dei figli assieme, ma si parla di una famiglia allargata. Nel cammino di riflessione sulla propria persona la protagonista si ammala, ha un tumore che la costringe a mettersi in discussione e viaggiare tra ricordi, città e paesini di montagna.

Storia della mia ansia - Daria Bignardi, Mondadori, 2018 - Ph. Amalia Temperini

Nella ferocia delle discussioni col marito emergono molte verità del suo carattere, i conflitti che ha con sua madre, ma anche quegli amori tenuti segreti che mostrano quanto gli esseri umani sono vigliacchi e pilotati da tremendo egoismo, capaci di nascondere cose bellissime per paura di tradire o non essere accettate.

Lea è sola, vuole sentirsi sola, e per compensare questo suo stato scopre in ospedale un uomo che la mette in crisi. E’ un amore improvviso dettato dal comune disagio della malattia, dalle chemio e di come esse cambiano i corpi; trasformata all’improvviso da qualcosa che è arrivato ed è inspiegabile.

A mutare lo scenario un incidente in Africa.

L’audiolibro è letto da Daria Bignardi. La familiarità con la sua voce permette di entrare in connessione con qualcosa che sembra appartenere a proprio a colei che lo scritto e questo dato lo rende piacevole. Non cambierà le esistente, ma permette qualche ora di riflessione. La sua durata è di circa 3 ore e mezza.

Storia della mia ansia – Daria Bignardi
Mondadori, 2018
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Irene Facheris – Creiamo cultura insieme #libro #tlon[#recensione]

attualità, comunicazione, costume, cultura, filosofia, leggere, letteratura, libri, salute e psicologia, social media, società, spiritualità, vita

Mi sono imbattuta in questo libro per caso mentre cercavo di agguantarne un altro per pura necessità di immergere il cervello in qualcosa di diverso dalla saggistica impegnata. Non sapevo chi fosse l’autrice, la sua età, non mi sono curata di questo dettaglio perché il motivo che mi ha portata alla sua lettura è stato il titolo.

Creiamo cultura insieme. 10 cose da sapere prima di iniziare una discussione è un testo brevissimo di Irene Facheris edito da Tlon proprio nell’ultimo anno. Un piccolo compendio di regoline per ri-stabilire e ri-organizzare il senso di se stessi.

L’atteggiamento è pratico e ha una attenzione minuziosa verso la vita con una impostazione che si fa chiara sin dalle sue prime pagine. Potrebbe essere paradossale, ma ci si sente ascoltati in lettura. Non so se sia l’intento dell’autrice – una giovane psicologa che si occupa di formazione e che ha un canale youtube -, ma la rassicurazione che arriva da questi frammenti permette di capire di cosa è possibile nutrirsi per stare bene e ristabilire un contatto con le persone che scegliamo di avere attorno a noi, nella vita o solo per un secondo.

Si riflette sui concetti di bisogno, giudizio e perdono. Su quello che ci fa sentire sbagliati, inopportuni e in alcuni casi frustrati. Forse in molti potrebbero dire che si tratta dell’ennesimo libro di psicologia for dummies, ma non è così. Tante volte basta poco a calibrare il tiro e Irene Facheris riesce – con piccoli esercizi comportamentali – a suggerire come ricollocarci verso l’essenza di una emozione e predisporla in ascolto col nostro io più profondo per arrivare a capire, condividere o accettare il punto di chi abbiamo di fronte con una giusta distanza.

facheris

Irene Facheris
Creiamo cultura insieme.
10 cose da sapere prima di iniziare una discussione.
Edizioni Tlon, 2018
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120 Battiti al minuto di Robin Campillo #film #aids [#recensione]

amore, attualità, cinema, costume, cultura, film, giovedì, pubblicità, società, vita

Francia anni ’80, epoca Mitterand, il gruppo ACT UP Paris è intenzionato a spedire una serie di cartoline al presidente della Repubblica per denunciare la morte di un militante. In quel momento, in quel paese, il numero di malati di AIDS è il più alto d’Europa e la diffusione di conoscenza sulla malattia è scarsissima. Lo scopo è creare una campagna di prevenzione in una missione valida quanto le azioni di disturbo contro le istituzioni che si dimostrano assenti, arretrate rispetto a un problema che avanza sotto gli occhi di tutti come un percorso di un fiume insanguinato a una velocità strepitosa.
120 Battiti al minuto è un film diretto dal regista Robin Campillo uscito nel 2017 che racconta un momento storico definito, attraverso un intreccio costruito attorno a una storia di amore e morte, lotta e condivisione. E’ una produzione che ha come tema la salute e l’omosessualità è un espediente inserito come elemento che serve a potenziare l’avanzamento di un diritto di cura rivolto a di tutti.
Negli anni ’90 il film Philadelphia diretto da Jonathan Demme aveva trattato l’argomento dal punto di vista del lavoro. Il protagonista era unico e interpretato da Tom Hanks. Nel 2013 Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée con Jared Leto e Matthew David McConaughey parlava di personaggio dai tratti border, eccessivo in molte delle sue cose. In 120 Battiti la storia è semplice, di chi ha avuto il primo rapporto sessuale senza protezione in età adolescenziale, maturata in una cotta con professore di matematica del liceo, sposato e sieropositivo. Il cuore del film inizia con le testimonianze di chi scopre cosa è il Sarcoma di Kaposi.

La proverbiale lentezza di un progetto francese impegnato mantiene l’argomento e il discorso sulla passione rimane aperto quasi quanto quello sulla libertà di coscienza e di scelta.

In Italia perché non si parla mai di HIV? Quali sono le statistiche che mostrano il progresso di questa sindrome?Quante e quali sono le campagne marketing che si ricordano? Senza ombra di dubbio io sono rimasta allo spot dei profilattici Control.
Quale è il vostro punto di vista sulla nostra situazione?

120 Battiti al Minuto di Robin Campillo (Francia, 2017)

120 Battiti al minuto di Robin Campillo
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Altri film citati:

Philalphia di Jonathan Demme (1993)
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Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée (2013)
http://amzn.to/2BNdtH1

 

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Wonder di Stephen Chbosky #film #ioscelgolagentilezza [#recensione]

attualità, cultura, film, giovedì, salute e psicologia, società

Wonder è un film di recente uscita diretto dal regista Stephen Chbosky. Il protagonista è August Pullman (Jacob Tremblay), un bambino con la sindrome di Treacher Collins: una sindrome rara che muta i connotati e li rende fuori dai canoni di normalità.

La storia è incentrata su dinamiche di una famiglia unita che combatte per l’indipendenza di un ragazzino che ha il dovere di essere come tutti gli altri, ma a causa della sua accettazione è diverso anche a se stesso e in questo feroce conflitto interiore è vittima di bullismo.

Alle sue spalle i genitori e la sorella. Presenti, assenti, ognuno con le sue priorità mancante, adattate alle problematiche di August, tralasciano la loro vita senza nascondere le fragilità e i propri fallimenti.

La presenza di Julia Roberts (madre) e Owen Wilson (padre) sono il perno promotore per conoscere una narrazione che nella vita reale ha scarsa diffusione. Il film è tratto da un libro dell’autore R. J. Palacio best seller edito in Italia da Giunti – che spopola nelle classifiche di tutto il mondo. YouTube è pieno di testimonianze di persone che si mostrano nella loro diversità grazie all’aiuto di questo progetto.

Wonder è un prodotto popolare di facile incasso, senza pretese e con una sana capacità di coinvolgimento. È un incontro di elementi shakerati in semplicità e positività, costruito in punti di forza che si incrociano nei registri di ironia e drammaticità. L’intera visione permette di capire il funzionamento psichico di una malattia. L’effetto di una causa più profonda che parte sempre dalla educazione e dagli ambienti familiari.

Wonder di Stephen Chbosky

Libro da cui è tratto il film:
Wonder di R. J. Palacio, Giunti Editore, 2013.
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Michelle Hunziker, Una vita apparentemente perfetta #mondadori #libro #recensione [#book]

attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, lavoro, leggere, libri, Narcisismo, quotidiani, salute e psicologia, società, spettacolo, spiritualità, televisione

È strano, ma ho letto questo libro, preso di getto mentre vagavo per un centro commerciale dopo aver sentito casualmente due interviste dedicate a Michelle Hunziker.

L’alcolismo e la lontananza di un padre artista sono ben descritti, e arriva chiara la sofferenza che l’ha vista andare verso l’impossibile. Il quadro che ne esce fuori è una dedica al perdono. Una resa dei conti lucida sulla relazione avuta con Eros Ramazzotti e di come i due abbiano tutelato la figlia Aurora nonostante le difficoltà attraversate come coppia.

Una vita apparentemente perfetta racconta di come la showgirl sia finita in una setta preda di un corpo di gente legata ai Guerrieri della Luce. Si parla di una condizione di manipolazione psicologica e di isolamento dove la Hunziker si è ritrovata plagiata a causa di un gruppo di persone di cui si è fidata per un problema familiare che la faceva disperdere immensamente alla ricerca di sicurezza.

Michelle Hunziker, Una vita quasi perfetta, Mondadori, 2017

La setta – una delle tante presenti in Italia –  è costituita da una rete di impostori che si diramano in ogni forma per scopi egoistici più disparati, ad esempio: far cadere dentro chi ha scarsa fiducia in sé e nelle proprie caratteristiche, pronta a falciare chi non crede nella propria personalità, chi ha problemi irrisolti o intrappolare chi ha molti soldi.

E’ un testo che si legge bene, senza nessuna pretesa, vendibile in un mercatino una volta terminato. La fine è rapida, quasi troppo semplice rispetto al contenuto dell’intero volume. La parte dei viaggi o quella della ricostruzione dedicata alla storie religiose, sempre sul finale, sembra un riempitivo forzato, aggiunto per spingere una storia vera che è stata tragica per i tutti protagonisti riusciti a venirne fuori.

Grazie al contributo di Michelle Hunziker si possono sfogliare alcuni dei momenti cruciali e ritrovarsi in certe dinamiche comportamentali. Partire da qui e passare ad approfondimenti e ricerche di autori che trattano in modo mirato queste tematiche narcisistiche, anche in una chiave spirituale, non necessariamente psicoanalitica, oppure, in semplicità, chiedere aiuto a chi si vuole bene veramente.

L’abuso psicologico esiste e chi vuole prendere coscienza di cosa sia può iniziare da qui, intraprendere un cammino più profondo nella ricostruzione del proprio percorso di vita consapevole votato all’autenticità. 

Michelle Hunziker, Una vita quasi perfetta, Mondadori, 2017
http://amzn.to/2nJmtTL

Approfondimento:

 

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Crepuscolo degli idoli di Friedrich Nietzsche #libri #letture #book [#Recensione]

attualità, cultura, filosofia, leggere, letteratura, libri, quotidiani, salute e psicologia, Studiare

Il Crepuscolo degli idoli ovvero Come si filosofa con martello è un saggio di Freidrich Nietzsche edito da Aldelphi nel 1970, arrivato nella mia via dopo una chiacchierata col mio scrittore preferito in un pomeriggio assolato che anticipava l’estate. Si parlava di Dostoevskij, in realtà, e tra una serie di titoli suggeriti, ho aggiunto al carrello wishlist diversi testi di questo filosofo tedesco di origini polacche.

Leggere Nietzsche vuol dire sentirsi per un attimo a casa; le sue parole trasudano contemporaneità illuminata, raccontata con una volontà estrema da una analisi perfetta sul suo tempo, sui contesti storici che lo stavano avvolgendo, anticipando la disgregazione che stiamo sopportando come fosse profezia. Scritto nel 1888, il testo attraversa la figura del decadente – quel soggetto dal quale si dovrebbe scappare nell’attimo in cui ci si trova davanti poiché usurpatore involontario di energia. Nietzsche è per la ricerca costante degli zeri, legato al potere affermativo e all’immoralità.

Tutto partirebbe da un semplice errore: le basi del pensiero occidentale sono racchiuse in Socrate e Platone, secondo lui la dialettica socratica è degenerativa, nel senso che viene usata quando non si hanno altri strumenti a disposizione sul proprio essere. La dialettica rende il nemico violento e inerme, sfrutta il suo potere per tiranneggiare e rendere ridicoli gli altri. Socrate voleva morire, ma costrinse Atene (il popolo di) a dargli la cicuta – non si ammazza da solo, delega la sua morte in maniera subdola e manipolatoria.

Per rendere meglio l’idea,  più comprensibile e leggera, posto un video di un famosissimo film con Adriano Celentano e Ornella Muti, Il bisbetico domato. Il protagonista maschile sfrutta il secchio che ha in mano per deresponsabilizzarsi dal colpo inferto verso quella che sarà poi la sua compagna, con la quale entra in conflitto in questa scena prima del lieto fine.

 

La dialettica è un modo elegante per raggirare. Si pensi a quanto i romantici/nostalgici comunisti abbiano sfruttato questa componente, quanto ci sia dietro la loro vita una totale mancanza di crescita spirituale concentrata in un segreto capriccio adolescenziale chiamato ideale (utopia).

Il suo attacco si riserva soprattutto al cristianesimo: egli crede che la morale cristiana sia il giudizio per il condannato. Sono d’accordo: il prete, il bigotto e il virtuoso sono legati dall’indice comune della morale (giudizio). Alla base di questo disagio ci sarebbe una mancanza di volontà: una volontà sospinta alla negazione. Per Nietzsche la volontà e lo spirito fanno la differenza (l’affermazione). Per lui contano i motivi. Nel cristianesimo si è arrivati, secondo il suo punto di vista, a una situazione in cui ci si trova sottoposti alle regole di una valutazione netta (si/no), innestata sul senso di colpa (devi fare questo, devi fare quello). Esempio pratico: il rituale dell’attraversamento della porta santa del Giubileo non guarisce dai peccati se non ti confessi, se non compi un’azione di carità (ecc.)

Inquadra anche cultura, quella intesa come oggetto nelle mani del potere dello Stato in epoche di crisi, nei grandi processi di cambiamento, quei periodi cioè di decadenza. Da tedesco prende di mira la Germania, il suo popolo. Rende esplicito che musica, alcol e cristianesimo abbiano rappresentato i grandi mali di questi cittadini europei. Si parla di un meccanismo malato che parte dal sistema scolastico dove c’è una predisposizione al fine e al doppio fine, questo avrebbe generato una maturazione sempre più incessante del senso di mediocrità (io ti do questo, se tu mi dai quello in cambio).

Per poter conoscere, invece, bisogna saper vivere: vedere, sapere, parlare, scrivere non senso dimostrativo, ma in una messa in crisi costante del proprio fare. L’opposto di quello che accade nella nostra contemporaneità coi social network: dove tutto è rappresentazione e mistificazione.

Quando osserva Platone, lo considera un vile che si rifugia nell’ideale.

La riflessione personale che riesco a scaturirne dopo questa prima lettura è di qualcosa che ci condiziona nell’intimo. Se la vera truffa fosse la concezione stessa di idea? Se l’idea non fosse supportata da ironia e umiltà, il processo scaturito non sarebbe una cosa meccanica fine a se stessa? un apparato idilliaco che non calcola gli errori?

Io sono per l’errore. Sbagliare, fallire e ammettere sono il cure della propria rivelazione. Un utile che parte da me,  arriva in favore degli altri.

crepuscolodegliidoli

 

Today! #walking #abruzzo

amore, turismo, vita

Stamattina ho ripreso a camminare!
YO!

Foto scattate con uno smartphone Samsung.

No Ombrina

attualità, comunicazione, politica, vita

Oggi a Lanciano, Chieti (Abruzzo), ci sarà una grande manifestazione contro la petrolizzazione del mare Adriatico.
Si prevede una grande partecipazione in difesa di questo territorio.
Alcuni artisti si sono uniti così, cantando un brano di Lucio Dalla.

Per saperne di più:
www.stopombrina.wordpress.com
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#nombrina

ll narcismo

vita

Negli ultimi tempi faccio altro che incontrare narcisisti. Di solito si presentano come gli uomini più sicuri del mondo, capaci di essere i più valorosi scudieri di questa esistenza. A distanza di mesi, dopo vari sotterfugi e condizioni di cui loro non si rendono conto in modo chiaro, si rilevano nella loro essenza. La loro capacità di gestire le relazioni è pari a una strategia di un giocatore di scacchi, in attesa della mossa giusta che faccia cadere l’avversario. Sono un’appassionata di psicologia, ho sempre avuto tale predisposizione da bambina e mi rimane facile sentire le persone immedesimandomi in chiave empatica. Considero tale punto di vista molto rischioso, poiché spesso le donne quando entrano in contatto con soggetti di questo tipo tendono ad assumere una visione da crocerossina malefica. Non ho capito ancora se ciò dipende dalla scarsa autostima che si ha si sé o da dinamiche inquadrate dagli affetti turbati che ci si porta dietro nella costruzione dei quadri familiari dall’età dell’infanzia, di fatto è un’ammissione sbagliata che non aiuta la ricerca di un amore sano e costruttivo, in tutte le sue forme più complete. Così com’è sbagliata la visione del narcisista.

In queste settimane ho letto molti forum, mi sono accorta di quanto tale predisposizione sia una patologia poco conosciuta in Italia. Di solito, chi soffre di questa malattia manipola e sfrutta le persone a proprio piacimento come prolungamento del proprio essere, ma mentre l’altro (la vittima) procede, va avanti, apre porte, elabora e progredisce, il narcisista approfitta di tutti questi passaggi per prosciugare la propria vittima e soddisfare il suo progetto di azione con buone maniere e cortesia. Egli proietta sé nell’altro, come fosse uno specchio, ne assorbe le energie, lo riduce a un essere immobilizzato, lo distrugge nell’intimo e lo condiziona fino a diventare una macchina esecutrice completamente svuotata del proprio essere.

In alcuni casi le vittime di questi abusi (fisici, ma soprattutto psicologici) tendono a calcificarsi, pietrificarsi nelle emozioni, non escludendo dal proprio corpo l’avanzamento di forme tumorali.

Prendo sempre queste tematiche da internet con le pinze poiché le relazioni tra terapeuti e pazienti devono nascere nel campo di analisi nel reale. Il contatto visivo è centrale nell’accettazione e nella elaborazione del proprio disagio.

Purtroppo ci penso, poiché, come esistono le somatizzazioni (mal di schiena, afonia e situazioni improvvise inspiegabili), ci sono anche altre forme di manifestazione di richiamo in cui il corpo ci spedisce segnali precisi che non si possono sottovalutare e valutare adeguatamente senza il sostegno di un professionista. Il nostro fisico e la nostra mente vanno sempre di pari passo.

Basta leggere la costruzione del mito di Eco e Narciso per capire che fine faranno entrambi, serve per capire quanto sia disfattista la tendenza di chi non è capace di mettere freno a un malessere riconoscibile dal quale non si vuole uscire. Ed è raro che si possa venir fuori da questa condizione, soprattutto nell’avanzare dell’età.

Ho sempre la tendenza a vedere il lato buono di chi ruota attorno a me, penso che ognuno di noi abbia dei valori solidi che fanno la differenza, ma quando la questione diventa pericolosa, per la tutela del proprio equilibrio interiore, bisogna interrompere immediatamente qualsiasi forma di incontro, affinché la gabbia non sia serrata definitivamente e portata verso la distruzione, anche se questo è l’individuo che si pensa di amare più di tutte le cose al mondo.

Proprio pochi minuti fa, mentre cercavo di terminare un lavoro da consegnare a breve, avevo la tv accesa. Si parlava di collezionismo e di come certe forme di protezione, blocco, assorbimento, servano a preservare la propria solitudine per non cadere in una forma ufficiale di depressione.

E quando il narcisista è anche collezionista? L’uso strumentale di un soggetto per loro è assorbire l’energia per saziare l’ego. Un ego incapace di nutrirsi con la propria sostanza, inadatto a entrare in crisi e nutrirsi di essa per diventare un uomo (anche donna) rinnovato e più forte, capace di arrivare alle proprie mete senza mettersi sulla schiena di nessuno.

La cosa più interessante del discorso è che in tutto questo loro sono sofferenti poiché riconoscono i propri limiti e incapacità di azioni. Spesso sono persone invidiose, rancorose e aggressive. Bugiarde, soprattutto, con chi ha visto in loro i loro lati oscuri e ha tesi una mano per sostenerli. Secondo vari autori è sbagliato correre in soccorso di tali persone poiché l’unica cosa che potrebbe supportarli è la loro scelta di voler cambiare concretamente. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e quando si ha una personalità borderline, dai tratti immaturi e adolescenziali, il ricorso alla menzogna a se stessi (e agli altri) e all’ordine del giorno. Fanno prima a trovare nuove prede che affrontare i propri problemi. In qualsiasi condizione sono solo i terapeuti a poterli sostenere, noi siamo solo coscienti e incapaci di saper gestire tali condizioni poiché mancano strumenti precisi. Dobbiamo solo preservare la nostra identità, rimanere fedeli alla propria autenticità e alle persone che riconoscono le nostre qualità in maniera lampante.

Il gioco di un narcisista perverso è anche quello di infangare il prescelto con qualsiasi mezzo a disposizione, per questo bisogna difendersi e non raccogliere nulla di ciò che è detto e affibbiato poiché loro sono mossi da spirito di vendetta.

Se volete fare una ricerca su internet le parole chiave sono:

Egocentrismo
Narcisismo
Narcisismo patologico
Narcisismo patologico con tendenze paranoiche
Narcisismo patologico perverso con tendenze paranoidi
Vittime di uomini con disturbo narcisismo patologico perverso.

Gloria – Sebastian Lelio

cinema, cultura, film

In ritardo rispetto alla tabella di marcia mi trovo a scrivere dell’ultimo film visto lunedì sera al cinema. Non si tratta della solita pellicola dedicata all’amore travagliato che una donna nutre per un uomo, quanto di un punto di vista sul mondo della solitudine femminile affrontato con coraggio e grande voglia di riscattarsi.

Gloria è un lavoro cileno che ha visto la sua protagonista (Paulina Garcia) ottenere l’Orso d’argento come migliore attrice al Festival di Berlino 2013. Non è la solita operazione creata su un carnaio di pregiudizi, ma più su una visione di donna sulla sessantina che decide di rimettersi in gioco affrontando situazioni nuove, alle quali non aveva mai dato peso, dalle quali si era allontanata per paure e pregiudizi.

La ciclicità delle sequenze iniziale appesantisce la visione dello spettatore che imperterrito cerca di capire la vita che ruota attorno a una signora non più sposata, con due figli, impiegata, collocata in un momento storico attuale, in un passato che ritorna in momenti onirici che la portano a vivere alcuni istanti della contestazione giovanile, quando il Cile era coinvolto in manifestazioni e rivendicazioni dei propri diritti. Lei, qui, però, non rappresenta una nazione o un pensiero unico che s’incarna nel popolo, ma un tutt’altro, poiché cresce in divenire nella sua stessa vita.

Lo scenario politico pubblico appare solo in alcune sequenze, facendo da contorno a una profondità privata, concentrata nell’uso disperato di primi piani sulla diretta interprete.

Gloria scopre di avere un glaucoma. L’incontro con la malattia la costringe a essere dipendente da un collirio che dovrà mettere ogni giorno e che la renderà consapevole di una patologia che potrebbe portarla, con l’avanzare dell’età, a problemi di deambulazione e al restringimento del campo visivo.

Nel frattempo non rinuncia alle emozioni e per riscattarsi inizia a uscire: torna a ballare, incontrare gente, si ubriaca e ritrova il senso pieno delle cose.

Nel suo straniamento dal mondo reale incontra diversi uomini che la corteggiano, sembrano interessati alla sua femminilità, ma solo Rodolfo entrerà nella sua esistenza rilanciandola a sospirate emozioni.

Gloria sarà tradita ancora una volta dall’immaturità e dall’egoismo maschile ritrovandosi di colpo sola e abbandonata.

La colonna sonora raggiunge l’apice con l’ascolto di Gloria di Umberto Tozzi, in versione spagnola, quando l’attrice rifiuta, al momento giusto, un invito di un uomo. In quell’esatto momento, si toglie gli occhiali e si tuffa nell’immenso mondo dell’esistenza tornando a respirare a pieni polmoni la sua intimità.

Nel corso della proiezione sono presenti rimandi a una poesia di Pablo Neruda, compare in una citazione l’assassinato regista olandese Theo Van Gogh e si discute di social network in case di sociologi e studiosi borghesi.

Ci si accorge, in tutto questo, di quanto la trama possa essere tranquillamente ricondotta al saliscendi dell’Insostenibile leggerezza dell’essere dello scrittore Milan Kundera.

Consigliato!
Ps: Pablo Larrain, regista di NO – I giorni dell’arcobaleno, di cui vi ho parlato Qui.

Trailer:

Yuppi du – Adriano Celetano

Una scoperta. Grottesco e dissacrante – o come ho letto in qualche blog – anarchico.
Appassionante il discorso che c’è dietro, quello di non distribuirlo nonostante il successo ottenuto all’uscita.
Non c’entra nulla con tutti i film popolari con Adriano Celentano protagonista. C’è l’ironia, ma di base sono le tematiche sociali il cavallo di battaglia. Con questo film, oggi, mi spiego anche la costruzione di molti video dei programmi andati in onda su Rai 1. Uno per tutti: Rock Politik.
Da vedere.

Film completo:
https://www.youtube.com/watch?v=ny8vzN6bfHs

Amour – Michael Haneke

attualità, cinema, cultura, film, vita

Camera fissa in quasi tutte le inquadrature, luoghi chiusi e claustrofobici. Ecco lo scenario principale del vincitore della Palma d’Oro lo scorso anno a Cannes.

Amour è arrivato nelle mie sale esattamente un anno dopo la sua premiazione. Un film costruito da Michael Haneke in modo disarmante, quasi stridente col suo stesso titolo.

La trama ha non ha particolari filtri: è una storia d’amore che confluisce in un atto estremo, derivante dalla situazione che si è venuta a creare dopo un improvviso ictus a un’anziana pianista francese, borghese, che assieme al marito, vive in una modestissima casa, di cui non sappiamo l’esatta posizione a Parigi.

La lentezza che caratterizza tutto il lavoro porta lo spettatore a immedesimarsi con i personaggi in tutti i ritmi, linguisti e fisici, in una riflessione che azzanna le nostre menti in maniera corrosiva per la non accettazione o reazione a una situazione di questo tipo.

Il progetto inizia velatamente dalla fine: ha quindi un’andatura circolare, come un romanzo di cui si gusta, sfogliando pagina per pagina, la storia, cercando quel punto d’arrivo che segnerà la svolta.
Qui, il cambiamento è anticipato brutalmente, e si palesa solo nell’ultima scena, interrotta all’improvviso, tanto da rimanere in un’inquietudine silenziosa prima di uscire via dal cinema.

La cosa che mi ha colpito di più è stata la scena del Théâtre des Champs Elysées: un pubblico che attendeva l’inizio di un concerto, che rifletteva noi stessi come in uno specchio, nella loro medesima posizione, a fissarli con gli stessi pensieri.

Teaser:

Le ragazze prima di una sfilata

fotografia, vita