Romeo e Giulietta #sergeipolunin #verona [#eventi]

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È passato più di un mese da quando sono andata a Verona. La scelta è avvenuta a luglio, nel momento in cui ho visto che erano disponibili i biglietti per la prima mondiale di Romeo e Giulietta con protagonisti Sergei Polunin e Alina Cojocaru.

Mi è successo pochissime volte negli ultimi anni di acquistare di getto un biglietto per uno spettacolo, come anche pensare di viaggiare da sola per il piacere di vedere qualcosa per il mio interesse senza traghettare qualcuno nell’oblio di evento di danza classica. Ho scelto di andare per per premiarmi di un traguardo raggiunto che per anni è stata una trappola. Ho capito che, in questi casi, un viaggio in solitaria, dopo una grande fine, permette di stabilire i propri equilibri, le proprie necessità, capire anche dove si può migliorare nell’adattarsi ai luoghi e alle nuove conoscenze.

Molte cose sono avvenute quel giorno, una delle più belle è stato arrivare al B&B e scoprire che la mia stanza non aveva la chiave. In pratica è accaduto che dopo una trattazione che è iniziata via web, sono scesa di prezzo col proprietario e ho dormito in un ambiente con bagno privato nel suo appartamento personale. Quello che mi ha trattenuto dalla fuga è stato l’alto punteggio dei feedback on-line sulla serietà del luogo, ma soprattutto la fiducia che in certi momenti scopro di avere ancora nei confronti del genere umano e della sua pulizia.

Tornando al tema di questo articolo, dico che visto milioni di volte il film di Buzz Lurhmann, altrettante quello di Franco Zeffirelli, studiato per il teatro la tragedia shakesperiana su vari volumi con doppia traduzione; visto dal vivo rappresentazioni minori. La curiosità di percepire con i miei occhi quanto due ballerini sarebbero riusciti a compiere su una storia così tormentata, nella nostra contemporaneità, rafforzata dalle musiche di Sergei Prokofiev è stata tanta a spingermi ad andare proprio nella città dove l’opera originale è stata ambientata dall’autore attorno al 1300.

Romeo e Giulietta di Johan Kobborg è stato uno spettacolo essenziale; a rafforzare il senso di contemporaneità il minimalismo della scenografia pensate dall’artista David Umemoto.

Nel mentre sono sorte tante questioni attorno a questo incontro culturale. Sergei Polunin è stato tacciato di omofobia per alcune sue dichiarazioni inappropriate sul mondo Gay – LGBT, cacciato dall’Opera di Parigi lo scorso febbraio per tali motivi. Mi ha fatto molto riflettere la sua posizione di appoggio a Putin e durante il mese di attesa della visione mi sono chiesta se fosse giusto, per la mia etica, partecipare.

Alla fine ho fatto una semplice supposizione: non condivido le dichiarazioni dell’artista, ma apprezzo il suo temperamento e la sua bravura, riescono a trasmettermi qualcosa che accrescere l’umanità. In che modo le sue posizioni avrebbero plagiato la mia visione del mondo e come avrei fatto a valutare se non avessi partecipato? E in che modo sarei corrotta?
Lo spettacolo è stato assistito da circa 10 mila persone paganti che hanno applaudito per circa 15 minuti. L’entusiasmo, nell’attesa dell’evento, è stato altissimo fino alla fine, dove io in molti hanno chiamato i ballerini a gran voce per vederli uscire di nuovo, tanta era l’emozione trasmessa.

A questo punto occorre altro?

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Bonding, Netflix, 2019

Bonding #serietv [#recensione]

amore, attualità, costume, Donne, giovedì, lavoro, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società, streaming, vita

Così, mi sono sparata questa serie velocissima in poco tempo, in una mezza serata di fine aprile mentre fuori pioveva. Certo è che sembro fissata con le tematiche di sessualità, ma è solo un caso se dopo l’audiolibro di Francesco Muzzopappa della scorsa settimana mi trovo a parlare di un argomento tanto affine.

Bonding racconta la società odierna fatta di ragazzi costretti a difendere la propria natura attraverso l’uso di una maschera. Quale migliore identità se non quella del sesso (nella sua condizione di sadomasochismo) che è la chiave di lettura di questo narcisismo moderno e dilagante?

Due amici si sono voluti bene, in un momento cruciale della loro esistenza si sono amati e persi all’improvviso, ritrovati con una versione nuova della loro vita per sottomettere chi voleva fare di loro un misero brandello di anime sgualcite.

La visione non stupisce per il tema che affronta: parlare oggi di desiderio e potere è talmente tanto noioso che chi guarda questa serie con la ricerca di quella scoperta ne rimarrà quasi certo deluso. A dire la verità non so neppure quanto sia adatta a ragazzi e adulti, non si capisce a quale genere di pubblico parla, ma sono sicura che in alcuni momenti il bisogno di amare è così leggero che passa in secondo piano rispetto a tutto il resto. Si ride molto, questo è certo! Le dinamiche che si instaurano sono simpatiche quanto tragiche. La scena dei lottatori travestiti da pinguini è molto esilarante.

Bonding è una seria adatta a chi vuole passare del tempo in tranquillità, a chi è conscio che i desideri inespressi portano a fare cazzate nei momenti in cui ci si sente più soli e dipendenti, in quelle disperazioni reali che portano a ricercare solo cavolate di questo tipo per sentirsi meno vuoti e più pieni, ma poi di che?

Bonding_cover, Netflix, 2019

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Follow This #documentario #inchiesta #buzzfeednews [#recensione]

amore, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, giovedì, gossip, marketing, pubblicità, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, social media, società, spiritualità, streaming, tecnologia, televisione, vita

Sono partita con tutti i pregiudizi del caso, ma ho dovuto rimangiare tutto quello che pensavo su Follow This, il progetto di inchiesta realizzato dai giornalisti di Buzz Feed News andato in onda su Netflix da agosto scorso.

Si tratta di una serie di puntate che affrontano temi legati alla società. Si parte da chi pratica la tecnica ASMR (sussurratori digitali), a chi pensa alla difesa della comunità di colore (surivalisti neri) e molti altri argomenti che anticipano i tempi che corrono: intersessualità, la gestione delle emozioni maschili, i diritti degli operatori del sesso, le fake news.

Follow This, Netflix, 2018 #followthis

Tra gli appuntamenti, uno dei più interessanti è quello sul funzionamento di alcune strutture per la gestione dei tossicodipendenti in Canada.

Si parte dal presupposto che ognuno si salva da solo, lo Stato mette a disposizione dei luoghi in cui poter effettuare questa pratica con l’assistenza di personale qualificato e pronto a salvare le vite in caso di overdose. Allo stesso tempo sono presenti dei centri di auto-supporto gestiti dai tossici. In entrambi i casi si creano aree a cui va unito il problema della mancanza di posti per chi vuole uscire da questa condizione. In Italia i SerT mica svolgono queste mansioni?

Un altro tema che ha aperto una riflessione è la gestione delle emozioni umane. In realtà il focus è su chi ha difficoltà nella ammissione delle proprie fragilità, per paura e pregiudizio, con la reazione che sfocia in una grande aggressività.

Gli uomini – il sesso maschile – è quello che in maniera malsana ha più difficoltà a cambiare. La loro mancanza di una educazione alla condivisione di stati emotivi porterebbe a trattenere il dolore per lungo tempo e questo senso di impossibilità, che si fa schiacciamento, accentua il disagio e la creazione di relazioni malsane. Lo stesso discorso vale per le donne. Noi, al contrario, sviluppiamo un feroce senso di onnipotenza nei confronti di chi ci ha fatte soffrire. L’astio generato da entrambe le situazioni è una forma di radicalizzazione che annienta la possibilità di vivere a pieno i propri sentimenti e li incastra in una idea di possesso e dominio dalla quale si può uscire marginalmente senza ferite.

Follow This, Netflix, 2018 #followthis

Quello che vedo ultimamente prodotto da Netflix, seppure sia di utilità, racconta spesso la voce di chi vive la propria condizione esistenziale in maniera paranoica e sofferente. Mi chiedo allora se questo modo di farci vedere il mondo abbia delle effettive finalità di sensibilizzazione oppure se sia solo una analisi sociologica fine a se stessa. Voi cosa ne pensate?

Da poche settimane è on-line anche il secondo ciclo di inchieste, ma al momento non ho nessuna voglia di seguirlo.

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Il filo nascosto/Phantom Thread di Paul Thomas Anderson - immagine presa dal web

Il filo nascosto / Phantom Thread di Paul Thomas Anderson #film [#recensione]

amore, arte, artisti, attualità, cinema, costume, cultura, Donne, film, fotografia, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, società, vita

La visione di questo film mi è stata suggerita in una chiacchierata tra amici. Tutti avevano la frenesia di vederlo in maniera famelica mentre io ho confuso addirittura il regista, tanto da chiedermi, una volta uscita dal cinema, come mai Wes Anderson avesse mutato il suo modo di fare in maniera radicale.

Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson è la storia di un famoso stilista che concentra il suo lavoro nell’ossessione e nella ripetizione delle sue attività. Al suo fianco la sorella, donna stabile della sua vita, dopo la madre, una lunga schiera di muse ispiratrici e amanti facoltose. A sconvolgere le carte una giovane cameriera dai capelli rossi, agile nell’anticipare la modalità dei comportamenti del protagonista, pronta a cambiare, in silenzio, le carte da gioco.

Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e Alma (Vicky Krieps) si incontrano in un ristorante. La loro conoscenza avviene di fronte a una finestra che offre luce dal mare in un’area lontana dalla città. Iniziano un intreccio che scivola via nell’infinito della cucitura. Uno strappo che non è un amore ritmato da una grande e lirica passione, ma una gara tra personalità narcisistiche che hanno volontà di superare se stesse senza annientamento. La sfida è ardua e liberarsi dai fantasmi del passato è scavare nella profondità dell’esistenza altrui senza permettere agli altri di capire l’astuzia applicata. Alma è forte, sa chi è, non rinuncia a sé, a ciò che è. Comprende i punti deboli del suo amante e li disintegra. In silenzio sfida il tempo, l’ordine e le intere categorie di controllo. Stabilisce una linea chiara e segmenta la dipendenza, la sua forza, con uno stacco netto, un veleno iniettato nelle fragilità di Reynolds – l’uomo, il migliore, il vero bisognoso di attenzione: l’artista che necessità di spezzare un modello di madre icona unica che lo intrappola nella maledizione fino a impedirgli di vivere il presente.

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Se si volesse stabilire la natura di Alma, la sua identità potrebbe accostarsi al fiore dell’amarillide. Una pianta splendente, dai colori vivaci, dritta e fiera nel suo lungo stelo, timida e composta, capace di eseguire il peggiore dei malefici attraverso un veleno che è tra i più potenti se iniettato nel cuore e nell’anima di una persona.

Paul Thomas Anderson affronta la profonda disarmonia che regna sovrana nella nostra contemporaneità e supera i modelli trasmessi da Lars Von Trier (Le onde del destino), David Fincher (Gone Girl) e Sex and City (Mr Big) per restituire l’eleganza di un racconto la cui trama ha un ordito raffinatissimo modellato con minuzia sui due attori chiamati a nutrire la scena. Il film distoglie dal solito cliché delle coppie maledette e conclude con saggezza una relazione basata sulla verità senza la costruzione di un eterno mito del ritorno. L’intero progetto, per questo, oltrepassa l’utopia e la sua volontà è nell’abbattere un passato melanconico grazie a quell’errore incalcolabile che avviene a ristabilire un ritmo dedicato all’esistenza, risvegliarla nella semplicità, con cura e delicatezza, nell’inciampo al piede di un tavolo in una giornata qualunque, in quella ferita che è ben più profonda del colpo osservato.

Chi lo ha visto cosa ne pensa del film?

locandina

Filmografia Paul Thomas Anderson:
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Filmografia Wes Anderson:
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Me, today [#life]

amore, musica, vita

Precious Lord, take my hand
Lead me on, let me stand
I’m tired, I’m weak, I’m lone
Through the storm, through the night
Lead me on to the light
Take my hand precious Lord, lead me home

When my way grows drear precious Lord linger near
When my light is almost gone
Hear my cry, hear my call
Hold my hand lest I fall
Take my hand precious Lord, lead me home

When the darkness appears and the night draws near
And the day is past and gone
At the river I stand
Guide my feet, hold my hand
Take my hand precious Lord, lead me home

Precious Lord, take my hand
Lead me on, let me stand
I’m tired, I’m weak, I’m lone
Through the storm, through the night
Lead me on to the light
Take my hand precious Lord, lead me home

Victor Manuel Fernàndez, Ossessione – Noia #libri #spiritualità [#letture]

cultura, filosofia, leggere, libri, salute e psicologia, spiritualità

Questo giovedì non ho grandi cose da raccontare. Mi sto offrendo tempo per affrontare situazioni nuove, attive per le prossime settimane.

Non mi piace che la pagina rimanga vuota, e tra gli esercizi di lettura presi nei mesi scorsi ho avuto la possibilità di leggere argomenti legati alla spiritualità. Due brevi volumi acquistati mentre facevo una passeggiata tra i monti in un bookshop di un santuario non distante dalle zone in cui vivo.  Si tratta di pratiche di concentrazione dedite al benessere e alla propria persona; entrambi pubblicati dalle Edizioni San Paolo nel 2016, hanno come autore il teologo argentino Victor Manuel Fernàndez, Rettore e docente di teologia morale e teologia biblica presso la pontificia Università Cattolica Argentina.  Sono 12 i testi di questa serie, periodici incentrati su varie riflessioni e raggiungibili per pochi euro (4, 90 cadauno).

Per me ho scelto l’ossessione e la noia.
L’impostazione è tutta votata alla vicinanza a Dio e al raggiungimento di esso tramite preghiera e raccoglimento – questo non toglie, che depauperata del suo potere di condizionamento, non siano buoni elementi da cui partire per affrontare le proprie paure in una chiave atea e distaccata.

Nel primo caso, per spezzare il ritmo di una ossessione, assieme alla vanità e al controllo da un pensiero fisso, tra i tanti esercizi suggeriti, si consiglia di imitare gli animali. Ad esempio, ho iniziato con un’amica a irrompere la monotonia imitando il muggire: farsi mucca, all’improvviso, nei contesti peggiori, con un’ironia che disintegra tutto grazie a una propria risata che coinvolge gli altri. Attraverso questo meccanismo si disintegra ogni forma di autocensura/punizione e si stampa un sorriso in viso difficile da abbandonare.

Sulla noia, invece, ci sono analisi sulle inquietudini e la tecnichedi respirazione per alleviarla e ripartire.

Sono testi pratici e veloci, niente di trascendentale. L’impostazione è rivolta a un avvivinamento al Signore, ma se si è reticenti come me, basta immaginare la vostra vita o la persona che più amate, anche il cane (o qualsiasi altra forma esistente a cui siete legati in natura) per sentirvi in pace e scavare nell’anima.

Victor Manuel Fernàndez,
Ossessioni. Liberati dalle idee fisse,
Noia. Lotta contro gli effetti della routine,
Edizioni San Paolo, 2016.

La valle delle Abbazie - www.valledelleabbrazie.it

Il cammino nella Valle delle Abbazie – summer edition #abruzzo #turismo

arte, comunicazione, CS, cultura, eventi, turismo, viaggi

Il cammino nella Valle delle Abbazie
– summer edition –

Torna dal 2 al 5 giugno l’emozione di camminare insieme tra fede, arte e cultura

 

 

Quattro giorni di cammino, dall’Abbazia di Santa Maria di Propezzano al santuario di San Gabriele dell’Addolorata, attraverso uno degli angoli più belli d’Abruzzo alla scoperta di antiche abbazie, piccoli borghi medievali, incantevoli panorami e gastronomia teramana.

La valle delle abbazie (manifesto) - www.lavalledelleabbazie.itDopo il grande successo dell’edizione invernale si torna a camminare insieme sul lungo percorso tra l’arte, le tradizioni, la cultura e la fede della “Valle delle Abbazie”, percorrendo sentieri collinari e strade di campagna, attraversando antichi borghi e riserve naturali custodite tra le valli dei fiumi Vomano e Mavone, ai piedi del Gran Sasso d’Italia.

I partecipanti al cammino, accompagnati dallo staff dell’associazione Itaca potranno ammirare, con gli occhi del pellegrino, la bella porta santa di Santa Maria di Propezzano (Morro d’Oro), il magnifico ciborio di San Clemente al Vomano (Notaresco), il grazioso borgo di Castelbasso (Castellalto), la torre triangolare di Montegualtieri (Cermignano), le mura rinascimentali di Cellino Attanasio, il bosco di Castel Cerreto (Penna Sant’Andrea), il soffitto maiolicato di Santa Maria a Porto Lungo (Basciano), gli affreschi duecentesci di Santa Maria di Ronzano (Castel Castagna), gli antichi bassorilievi di San Giovanni ad Insulam (Isola del Gran Sasso) e tanto altro.

 

 

Riscoprire il senso di camminare insieme”: questo è il ricordo più forte di coloro che ci hanno accompagnato nella scorsa edizione, ricordando a tutti l’importanza di condividere esperienze e emozioni.

Prenotazione e posti limitati.
L’iscrizione da effettuare entro il 25 Maggio 2016

Per saperne di più:

www.valledelleabbazie.it
cell: +39 346 0230559

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*
*comunicato stampa  

Un anno fa

cultura

12 ore.
Tu cammini, io assieme a te in lontananza, non ti abbandono.

Le piume di stelle
sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni
arrivare leggeri

 

Pop – film – mielosi, a volte necessari.

film, vita

Di sabato mattina, riflessioni intense davanti a film stupidi. A volte non hanno tutti i torti, più veri di quanto si possano negare le cose, anche in età adulta.

Sigur Rós – Ferrara sotto le stelle 26.07.2013

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, cucina, cultura, eventi, fotografia, mostre, musica

Una 24 ore in bilico tra incubo e piacere!

Fai bei sogni – Massimo Gramellini

leggere

Quando ho deciso di acquistare il libro, non è avvenuto per caso. Sono andata in libreria, e decisa, l’ho preso e fagocitato senza troppi pensieri, come un atto dovuto, in meno di due giorni.

Uscito a marzo scorso, ed edito da Longanesi, lo scritto si compone di piccoli capitoli che portano il lettore a una dimensione di confronto aperto e intimo coi propri sé.

Duecentoquattro pagine dove ho toccato con mano qualsiasi tipo di emozione umana, arrivando a un pianto sfrenato e senza ritegno, fino alla fine delle sue pagine.

Ci si trova a essere testimoni di una confessione che è una via di mezzo tra una chiacchiera confidenziale con l’amico più caro e una seduta psicoanalitica feroce.

Nella sua fase iniziale ho avuto forti reticenze, non mi trovavo a mio agio. Sono talmente abituata al  cinismo giornalistico di Massimo Gramellini che, entrare per un momento nella sua intimità, mi ha fatto sentire un’intrusa – nonostante la chiara e asciutta scrittura alla quale sono fedele da diverso tempo.

Ho pensato anche, e in serie:

–      Gramellini ha copiato Mario Calabresi in Spingendo la notte in po’ più in là.

–      Gramellini ha copiato Nick Horby in Febbre a 90°.

–      Gramellini, cazzo, ha copiato anche Frank McCourt in Le ceneri di Angela!

Gramellini non ha copiato proprio nulla, e mi ha fatto rimangiare e rivalutare tutti gli scabri pensieri nella seconda parte. Qui egli mette assieme i punti di una situazione che da troppo tempo aveva evitato per paura e rifiuto: dove Belfagor –  esecutore mentale più spietato –  ne controllava tutte le azioni, anche quelle in apparenza più banali.

Sebbene le mie parole non rendano giustizia a questo lavoro, vi consiglio di leggerlo, ognuno troverà parti che combaciano con la propria vita, e ognuno si sentirà improvvisamente a casa, dopo tanti mesi di assenza.

Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo, puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione“.

Terraferma di Emanuele Crialese

cinema, cultura, film


Scrivo del film dopo averlo scoperto sulla piattaforma Sky on demand, la quale lo rende disponibile fino alla data del 12 settembre 2012.
La pellicola è un progetto che unisce fiction e non fiction in un tematica precisa: i clandestini, i migranti, gli immigrati, che sbarcano ogni giorno in Italia, a largo delle isole più anonime.
Persone costrette a compiere viaggi estenuanti, per fuggire da territori martoriati, ricchi di conflitti interni e governi dittatoriali e criminali.
Non si tratta di un lavoro di piagnistei e ridondanze, quello di Crialese è un creare scambio di emozioni in cui lo spettatore ripercorre, in maniera necessaria, la propria esistenza.

Protagonista assoluto della scena è Filippo, un ragazzo in età di formazione. Biondo, riccio, con gli occhi chiari e un viso segnato dal tempo. Un personaggio che ricorda Ninetto Davoli ai tempi delle intense regie di Pierpaolo Pasolini. La terra, è quella siciliana, in cui ogni giorno accadono situazioni di questo tipo, omesse dalla stampa nazionale e generalista.

E’ un’opera cinematografica in bilico, la cui centralità è posta nella scelta. La scelta, la costrizione all’essere fedele ancora al codice del mare (a ciò che si è), o a imposizioni normative e comportamentali dettate da autorità centrali. Turisti, clandestini, persone comuni i cui atteggiamenti sono il risultato effimero di qualcosa che è sopra di noi e che modifica le esistenze (il denaro, la pubblicità, l’immagine /Cash, marketing e branding image).

Mentre appuntavo i dettagli e i pensieri che mi colpivano di più, ho trovato: i tagli di luce di Caravaggio; una contrapposizione di logiche economiche che potrebbero ritrovarsi accostando Andy Warhol e Giulia Piscitelli; una lingua talmente intensa da riportarmi banalmente a Visconti e alla sua “Terra trema”, e in generale al neorealismo, letterario e filmico.

Il progetto del regista si slega dal non filmico è diventa documentario in un battesimo d’immagine, che mostra, agli occhi di Filippo, ma soprattutto ai nostri, la realtà dei fatti: il ritrovamento dei corpi sulla spiaggia di persone che lui stesso ha cercato di non aiutare; i pensieri egoistici di un ragazzino immaturo;  il cambio di pelle cui è sottoposto.

Lo sguardo è pilotato da un regista che si sveste, e si riappropria degli abiti da film maker, iniziando a usare una nuova grammatica, cambiando in stile, luci, posizioni di ripresa e coscienza, in breve frame dalla durata di pochi minuti.

La fine non la dico.

Ho pianto.

Bel cast.

Trailer:

Frasi:
“Lei sente l’odore delle tue mani. Lei è nata con le tue mani”.

“Ma io dico: è possibile che un pescatore muore di fame, quando è suo il mare?”.

“Noi non ci siamo sul mappamondo. Quest’isola è troppo piccola”.