Misericordia

amore, Narcisismo, vita

Io ho conosciuto Pietro, in un’altra lingua. 
Proprio lui mi ha permesso di capire tutto questo, oggi, perché ho avuto fiducia in lui, da atea.
I miei occhi lo hanno attraversato a questa maniera:

È lo sguardo non giudicante, ma che cerca nell’altro le risorse positive che può mettere in gioco. Non credo che la misericordia sia necessariamente da chiedere, come un mio confratello mi ha detto, penso però che la misericordia riesca a generare tutta la sua potenza solo quando è accolta dall’altro.

Le relazioni si ricostruiscono solo ridando fiducia all’altro, ma la fiducia è sempre un rischio, non ha mai un esito scontato.
La fiducia è gratuita, non è un prestito, è una perdita fin dal primo momento
.”

Non mi pento della mia perdita, anzi, lo ringrazio della scoperta di questo significato, perché posso vivere ogni giorno in maniera più potente da quando l’ho scoperto, definito.

” La misericordia spinge a scoprire il bene non ancora visto”

Per capire di più, qui.

Piero della Francesca - Polittico della Madonna della Misericordia 1445-1462 Olio su tavola Proveniente dalla chiesa della Misericordia di Sansepolcro

Annunci

Concatenazioni, ricostruzioni del vissuto.

arte, arte contemporanea, artisti, mostre

Quando studi i saggi e l’autore riporta le opere d’arte insospettabili sulle quali tu, nelle diverse parti d’Europa, ti sei soffermata lungamente poiché percepivi attrazione, di quell’esatto vissuto, in un momento diverso rispetto alla sua produzione, non capendone i motivi o non ammettendoli a te stessa.
Quando tutti erano alla ricerca impazzata di modelli famosi standardizzati di successo, i grandi nomi, i grandi quadri, la grande pubblicità, e ti sentivi incompresa nel non provare le loro stesse emozioni, poiché attratta da altro, meno noto,  ma più intenso e non azzerato.
A distanza di tempo, leggere, ritrovare questi esatti dettagli nei grandi pensatori, mi fa sentire molto fortunata, meno libera fisicamente, più vicina a un pensiero non contaminato, indipendente. Mi permette oggi di muovermi tra le mie idee, in codici che possono apparire al mondo anarchici e sovversivi poiché lontani dalle loro visioni. E non ho più paura. Non mi fa più paura.
Me ne frego.

Esistono i giusti. Esiste la giustizia. Esiste la volontà, seppur sofferta poiché non compresa da chi si rifiuta di ascoltare il tuo sguardo. Esiste, tutto esiste, ed è a portata di mano coi segni di compensazione e completamento che arrivano ogni giorno, in forma di piccole cose non ricercate assiduamente.


Vincent van Gogh, Un paio di scarpe, olio su tela, 1886

Andy Warhol, Shoes (FS II.257), Screenprint with Diamond Dust on Arches Aquarelle (Cold Pressed), Paper, 1980

Le opere parlano sempre rispetto agli artisti.

Sto bene. Mi sento bene. Ho un tavolo pieno di libri che esamino attingendo scrupolosamente in confronti che appunto su quaderni grandi, dai quadrati piccoli.

La mia vita è la ricerca.
Mi piace. Mi piace fiutare i cambiamenti. Farlo attraverso la distanza critica, diretta, inseguendo la mia personale etica.
Immergermi totalmente nelle dinamiche, assorbire quando posso, non saziandomi mai di cio’ che sto leggendo ma di quanto possa essere utile per il nostro divenire costruire attraverso i contenuti.

C’è il sole anche oggi, indosso una felpa verde fluo presa a Dublino con cappuccio e un collo di lana blu elettrico che mi hanno regalato per il mio compleanno. Quando studio sento irrimediabilmente freddo e ho necessità di coprire la testa e il viso.

Sono un’altra

amore, arte, vita

Ci sono stati momenti di questo anno davvero brutti, attimi in cui pensavo di non poter più respirare. E’ strano come il sole possa apparire splendente dopo momenti di buio quando l’arcobaleno compare silenzioso d’improvviso.
Venerdì sono stata ad un incontro professionale, ho avuto modo di parlare con tre artisti, uno di questi ha una sua personale in zona. Ci eravamo messi d’accordo per una sorta di studio visit all’interno di uno spazio pubblico. Un modo costruttivo per crescere e confrontarsi.
In mostra è stato piacevolissimo scoprire un’opera che ho sentito vicinissima per studi ed esperienze. Era una gabbia al cui interno erano disposte tre piccole casettine per uccelli, al di fuori di tutto questo la scritta “est”. Mi sono talmente immersa in questo lavoro, che fissando i piccoli fori realizzati come vie di fuga ho trovato la mia visione. La curiosità che mi spingeva alla scoperta tanto da annullare la struttura che ne impediva l’accesso.
Il mio modo di sentire le cose è sempre stato totale. Non mi nascondo dietro niente, mi faccio spingere dall’anima che è mia e unica vera guida, cio’ che permette di osservare le cose in maniera pulita e sincera e ricordarmi come io sia arrivata fin qui non rinunciando a nulla per preservare l’unicità della mia esistenza. Siamo stati un bel po’ assieme, circa tre ore. In un anno ho scoperto quanto non ho più paura, quanto la mia profondità umana si sia amplificata rispetto a tutto quello che ci circonda.
Le barriere che avevo addosso non le sentivo più, e l’opera che me lo ha confermato, ed è stato stupendo.

Ci sono stati momenti di grande intelligenza, forte sensibilità. Ho capito quanto mi mancava guardare negli occhi le persone, toccarle nel profondo più di prima, più di quanto già lo sapevo fare in totale abbandono. In questo anno la mia terapia è stata il silenzio, l’osservazione, il viaggio, le risate, le risate di cuore nate dal nulla, di viaggi in macchina dopo concerti di altre regioni, situazioni improvvisate, morti sventate, le cadute in bicicletta, le campagne e i tramonti olandesi, i matrimoni e i battesimi degli amici. Mi sono accorta quanto mi mancasse la vita, quella lucida, brillante, che avevo chissà dove avevo risposto.

Venerdì c’è stato un termine che mi ha colpito in assoluto: “limitante”, usato rispetto alla possibilità di una relazione. Pensavo che la mia istintività fosse domata, ma invece sull’abc dei sentimenti sono sempre la stessa: la persona che tutela gli elementi base di nutrimento.
Puo’ un uomo dire all’altro questo? consigliare di non farsi una vita per poter portare avanti il proprio sogno idilliaco di libertà professionale?
E’ accaduto tutto davanti a un caffè. Velocemente ho ripercorso la mostra, i pensieri, il cammino degli spazi e ho fatto due conti. E’ un uomo ferito che ha amato molto. Aveva trovato la persona con la quale condividere la vera vita, ma per propria insicurezza ci ha rinunciato, perché la via più facile è la fuga, la non ammissione, e l’esistenza di un figlio ne è testimonianza.

Non esistono persone di pietra, non ci credo. Tutti abbiamo la possibilità di amare se riconosciamo nell’altro il valore di qualcosa che ci sblocca e ci fa crescere, ci rende sospesi come l’amore provato in quel tronco di albero tra Viola e il Barone di Rondo’ nel testo di Italo Calvino “Il barone rampante”. Quando lessi quel libro tanto tempo fa, ritrovai me stessa proprio nella figura femminile, e non riuscivo a capire come il personaggio maschile fosse ancorato alle piante non riuscendo a salire né a scendere rimanendo seduto. Rimanendo lì, fisso a metà ad osservare la proprio famiglia a mezza finestra, tra una sorella che sparava alle lumache e un cagnolino (Ottimo Massimo), lasciato lì da lei, in attesa che lui volasse e riprendesse in mano il proprio corso.

Anche io volevo regalare un cane a qualcuno, fargli capire cosa vuol dire amare incondizionatamente l’altro senza chiedergli nulla in cambio, cosa vuol dire lasciare assoluta fedeltà e libertà. Avevo scelto, per la prima volta in tutta la mia vita ho sentito di scegliere la persona giusta per me, non per bisogni estetici, ma per forza caratteriale per testardaggine e spinta, non per immedesimazione o proiezioni, ma per volontà. Per la prima volta ho sentito che potevo farcela senza resistenze.
Allo stesso tempo ci sono degli accadimenti irrisolti che impediscono a tutti di muoversi. I propri fantasmi, le aspettative, i legami con persone che ti trattengono perché qualcosa gli è dovuto a prescindere.
Seppur i ritmi siano simili, la coincidenze assurde, i segni in ogni momento ti confermano che quella è la via, bisogna perseguire la strada della giustizia. C’è una vocina che ti dice “non sei questo, prosegui, continua, evolvi, non trascinarti di questioni non tue, non adesso. Non è tuo dovere fare questo, sostenerlo, sussisterlo, perché ha chi al suo fianco è colei che deve impegnarsi responsabilmente a ristabilire l’ordine ”.
Ho amato, per lasciare che l’altro capisse quanto questo sentimento era forte.
Tutto cio’ che tratteniamo con insistenza e testardaggine è solo egoismo ed è asfissiante.

Ieri sera avevo la possibilità di incontrarlo. Ero decisa. Ad un certo punto ho razionalizzato e non sono andata. Sono convinta che esista un tempo giusto per tutte le cose, se è stato un incontro decisivo, con lui, la vita ci metterà davanti per caso, ed è proprio quel tipo di emozione che cerco.
Non la vendetta, non la rivendicazioni, non lo schiacciare l’altro per dire avevo ragione. Io so quello che ho provato, e non mi sbaglio, non mi sono mai sbagliata e l’ho avvertito in tutto. So anche che in lui ho lasciato un seme fortissimo che gli permetterà di guardare il mondo come avesse i miei occhi, e sono in pace.
In questo mio processo di elaborazione tanto di suo mi è servivo, porto addosso, per capire, mettere le distanze.
Non ci siamo annientanti, siamo cresciuti, ognuno facendolo nella propria città attraverso la propria strada.

Le poche persone che conoscono la mia storia non fanno altro che invitarmi a raccontarla, scriverla, poiché dietro tutta una condizione di egoismo, parolacce, assurdità, c’è di base una forza emozionale che travalica ogni monte, ma pure l’universo. E la forza che ho usato per risalire la china è da esempio per chi si trova nella stessa condizione, per tutto il male che ho ricevuto attraverso la negazione, facendo si che io risultassi pazza, nonostante avessi solo espresso i miei sentimenti sinceramente, e solo questo, non perseguitando nessuno, non obbligando a fare scelte o rinunciare alle cose. Ho detto : “in questa cosa non trovo l’autentico, manca la verità, non c’è trasparenza, vado via per me e per tutelare la tua storia che dura da tanti anni”.
Sono stata punita perché l’altro non è stato capace di ammettere: “Non ce la faccio, non ce la faccio a scegliere e ho paura”. “Ho paura perché sento che è qualcosa di importante”.
Anche io ne ho avuta tanta di paura e forse ne ho ancora, ma ho sempre augurato a lui il meglio, la realizzazione dei suoi sogni perché sono convinta che ce la farà, ce la farà a rompere dei circoli viziosi, ma ha l’obbligo di farcela da solo. Io ho solo scelto di uscire dal massacro dopo aver teso per lungo tempo la mano.

A me questo tutto questo fa sorridere, seppure penso di aver pianto come mai in tutta la mia vita così, neppure per certe morti importanti.
Perché nonostante tutto, nonostante i lividi, i cazzotti, le pugnalate (mentali, non fisiche), le furbate, per me è stato bellissimo.
Bellissimo per capire cosa sono oggi, domenica 18 ottobre 2015, e non mi serve più niente.

C’è il sole, vedo due comignoli, una parabola, nuvoletta trasparente ed è appena passato un uccellino velocissimo.
Il cane è uscito rapidissimo sul balcone. Mia madre sale le scale.
Non rileggo, lascio tutto l’istinto.

Elevazione e distacco. Vie di fuga, a voi la scelta.

concerti, cultura, musica

Prima modalità:

Seconda modalità:

 

 

 

Niewe Kerke. La Chiesa Nuova di Delft

architettura, arte, cultura, viaggi, vita

Dal post precedente ho annunciato di un breve soggiorno in Olanda. Così ho deciso di raccontare alcune delle esperienze vissute. Il primo step è stato legato alla Voor de Kunst, la cabina telefonica dell’arte contemporanea (clicca), mentre la seconda testimonianza voglio dedicarla alla Niewe Kerke – La Chiesa Nuova.

Le sue origini si devono a un miracolo avuto nel 1351, quando un barbone vide una luce intensa provenire dal cielo dalla quale emergeva la figura di Maria, madre di Cristo, seduta su un trono dorato.

La chiesa sorse in passato come costruzione lignea, poi, in seguito a varie vicende, fu eretta attraverso l’uso della pietra.
Ha un impianto a T – a croce latina – ed è costellata da vetrate istoriate su temi biblici che ne arricchiscono l’atmosfera durante tutta la visita.

Si ha a che fare con una struttura tardogotica che ha subito nel corso dei secoli angherie di ogni tipo (attacchi iconoclasti, incendi, esplosioni). Si narra che durante la seconda guerra mondiale i vetri furono tolti e custoditi nei sotterranei dello spazio per sottrarli alla violenza e alle barbarie distruttive dell’uomo appartenente a quel periodo.

Delft è la città dei principi. Nel cuore della basilica è conservato il mausoleo della famiglia reale olandese degli Orange – Nassau, inaccessibile ai più, le cui chiavi sono affidate al sindaco della città.

Due sono le cose che colpiscono della imponente costruzione:

1. Il Monumento all’eroismo

Costituito da 4 pilastri e un baldacchino al cui centro emerge la figura del principe Guglielmo d’Orange, essa è una vera e propria opera scultorea tridimensionale annoverata tra i cento monumenti Unesco dei Paesi Bassi.




2. Il campanile aguzzo che svetta su Markt Plaaz.



  

Alto oltre 108 metri è composto da una ripida salita a chiocciola – di 376 scalini – che si restringe piano piano arrivando in vetta.
La vista che si ottiene è una delle più belle di tutta l’Olanda.

Sono salita fino in cima e devo dire di aver apprezzato davvero il cuore dei Paesi Bassi.

.

Qualcuno capirà meglio, soprattutto se ha presenti le nuvole che si ammirano nelle giornate di sole in questi territori, rappresentate in maniera esemplare da Joannes Veermer in “The View of Delft”.
Parlo dell’opera pittorica realizzata tra il 1661 e il 1664, oggi salvaguardata al Mauritshuis Museum a L’Aia (The Hague).

La Chiesa Nuova è dedicata a Sant’Orsola e al suo interno non è professata fede cattolica ma calvinista.  E’ dotata di un organo costituito da 3000 canne realizzato dalla famiglia Batz – Witte risalente a metà ottocento.

Per accedere al suo interno occorre un biglietto. Le formule disponibili di acquisto per la visita sono diverse:

  • Ticket singolo o cumulativo (quest’ultimo include la visita all’Oude Kerke – La Chiesa Vecchia – e al campanile.

Nella Niewe Kerke siamo su Markt Plaaz (La Piazza del Mercato) adiacente al quartiere cattolico, dove Vermeer ha vissuto con la moglie Catharina Bolsen.


 

Il passaggio tra l’area vecchia e quella nuova è di circa 5 minuti a piedi. Il persone di servizio al bookshop rilasca una mappa a vostro supporto in cui trovate una infarinatura generale della storia del luogo. E’ disponibile anche in lingua italiana.

Altre info su: http://oudeennieuwekerkdelft.nl/

Il fatto è che i rapporti stanno a zero.

vita

Il fatto è che i rapporti stanno a zero. Sì, ho scelto questo titolo stamattina poiché penso che sia un attimo importante ragionare su certe dinamiche che si instaurano nella vita, senza starci a pensare troppo, quando le cose sono belle e corrono via come un soffio di vento.  Non so cosa sia successo alle nostre reali esigenze, ma cio’ che mi spaventa è la povertà d’animo che si nasconde dietro una falsa timidezza, quella mascherata da non so quale alone per dimostrare che invece si è furbi e disinteressati, almeno a quelle condizioni in cui si coltivano cose belle e forti. La mestizia è una cosa volgarissima che consuma ogni nostro singolo giorno, dal momento in cui ci alziamo fino a quando non andiamo a dormire, siamo bombardati da non so quale dinamica intellettiva superiore, che indica quale strada dobbiamo intraprendere affinché le nostre necessità siano indirizzate a salvare il mondo, stabilire il PIL, far ragionare lo Spread e altre puttanate che all’uomo comune non incuriosiscono minimamente. Nessuno è più capace di aprire la propria porta per accettare l’incanto, che non è fatto di scambio di beni materiali. Il mio è tuo, il tuo è mio, ma quando è tuo: è tutto mio. Questa è la verità, ma dove è scritta? A volte mostrarsi per cio’ che si è, è bello e catartico, ma non porta a niente, se l’altro è preso dalle sue esigenze. La regola base di tutti i rapporti è una: se vedi amore, vai, altrimenti rimani con l’appeso in mano – e per appeso intendo proprio un pacco di stupidità che si fonda dietro il proprio egocentrismo e narcisismo mistificatore che caratterizza la sacra corona dell’augello. Spesse volte si rincorrono i sogni, perché si è visto qualcosa per la quale era meritevole provarci, tuffarsi, catapultarsi e respirare, ma molto spesso per paura, per mancanza di audacia, per chissà quali situazioni, rimaniamo affossati nelle nostre convinzioni pensando che si stia invadendo lo spazio dell’altro, o per chissà cosa e bla bla bla. Le donne sono eterne romantiche, come gli uomini, ma il punto è uno: i rapporti umani stanno a zero, lo ribadisco. In tutto questo sclero, che sto costruendo in una digitazione folle, mi rendo conto di alcune cose. Molto spesso le donne sono additate come quelle che si costruiscono castelli in aria, si fanno i film mentali e altre stronzate di questo tipo e cazzate così. Penso un’altra cosa: se una donna compie questi atti di questo tipo, lo fa perché dall’altra parte ha visto un segnale nel quale valeva la pena di buttarsi. In questo momento, non mi sto esprimendo per quelle donne che sono stracciamutande: pallose e non indipendenti alla ricerca di qualche protuberanza, mi esprimo per quelle che sanno cosa vogliono, hanno un piano compiuto di scelte radicali, non si nascondo e vanno avanti a testa alta nonostante i loro mille difetti, anche quelli evidenti nell’altro, perché comunque il gioco vale sempre la candela.  Benché ci siano certi segnali, essi possono essere ambigui e non chiari. Io penso che un uomo, adulto, capace di gestire la sua vita sia in grado di riconoscere le cose belle, ma spesso si è impossibilitati a compiere le azioni poiché dietro le proprie spalle c’è un vissuto (la mamma, l’ex, l’attuale compagna) che non può essere abbandonato, poiché legato come forma di scambio dal quale ci si sente riconoscenti. Il punto è che per affrontare le cose belle occorre coraggio, e questo coraggio le donne lo hanno. Spesso la strumentalizzazione passa attraverso dei giochetti disonesti, soprattutto ai tempi dei socialnetwork. Il punto è sempre uno: digitale o non digitale se una cosa la vuoi te la prendi, altrimenti con trasparenza ammetti e dici: non mi sta bene, ognuno per la sua strada. Tanto in qualsiasi condizioni si è, si sta male, allora tanto vale la verità. Io penso che ognuno di noi, di questo trascinarsi le cose, persone e inutilità varie, non ci faccia niente, allora tanto vale essere onesti. Onesti con se stessi, senza l’accumulo di condizioni che reprimono la propria essenza e la facciano maturare in forme che in realtà non corrispondono alla nostra vera identità.

Due cose sono importanti: la capacità di distinguere il bene dal male e l’adesso, altrimenti i rapporti stanno a zero.

discerniménto s. m. [der. di discernere]. – Il discernere con i sensi o con l’intelletto: ddei coloriddel vero dal falso. Più spesso, la facoltà e l’esercizio del discernere, cioè del distinguere il bene e il male, e per estens. giudizio, criterio:avere l’età del d.; persona di moltodi sottile d.; mostrare poco d.; procedere,agireparlare con d., senza discernimento.