Misericordia

amore, Narcisismo, vita

Io ho conosciuto Pietro, in un’altra lingua. 
Proprio lui mi ha permesso di capire tutto questo, oggi, perché ho avuto fiducia in lui, da atea.
I miei occhi lo hanno attraversato a questa maniera:

È lo sguardo non giudicante, ma che cerca nell’altro le risorse positive che può mettere in gioco. Non credo che la misericordia sia necessariamente da chiedere, come un mio confratello mi ha detto, penso però che la misericordia riesca a generare tutta la sua potenza solo quando è accolta dall’altro.

Le relazioni si ricostruiscono solo ridando fiducia all’altro, ma la fiducia è sempre un rischio, non ha mai un esito scontato.
La fiducia è gratuita, non è un prestito, è una perdita fin dal primo momento
.”

Non mi pento della mia perdita, anzi, lo ringrazio della scoperta di questo significato, perché posso vivere ogni giorno in maniera più potente da quando l’ho scoperto, definito.

” La misericordia spinge a scoprire il bene non ancora visto”

Per capire di più, qui.

Piero della Francesca - Polittico della Madonna della Misericordia 1445-1462 Olio su tavola Proveniente dalla chiesa della Misericordia di Sansepolcro

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Anche io

amore, attualità, comunicazione, cultura, leggere, letteratura, libri, musica, politica, quotidiani, vita

 “«Credo nella gente – risponde in inglese – nelle leggi della natura umana». Ed è straordinario sentirglielo dire.”

La malvagità di cui parlava Einstein, esiste. Non per questo abbandono la speranza.
Leggere questo articolo mi ha fatto affiorare alla mente due testi di Cesare Pavese.
Nella mia tesi di laurea discussa nel 2009, estrapolai due parti comuni, da entrambi i libri.
Citazioni che inserii all’inizio e alla fine della ricerca, come augurio e come necessità.
E’ stato un anno tragico per la mia terra.

La prima cosa che dissi, sbarcando a Genova in mezzo a case rotte dalla guerra, fu che ogni casa, ogni cortile, ogni terrazzo, è stato qualcosa per qualcuno e, più ancora al danno materiale e ai morti, dispiace pensare ai tanti anni vissuti, tante memorie, spartiti così in una notte senza lasciare un segno. O no? Magari è meglio così, meglio che tutto se ne vada in un falo’ d’erbe secche e che la gente ricominci“.
La luna e i falo’ (Einaudi, 1950)

La vita ha valore solamente se si vive per qualcosa o per qualcuno…
La casa in collina (Einaudi, 1948)

Dal testo dedicato ai fatti di Sarajevo dei primi anni Novanta, poco fa linkato, trovo altri elementi importanti, molto affini, a quanto espresso sopra da questo nostro immenso scrittore italiano:

«Una mattina ci siamo svegliati, nella nostra casa in collina, e abbiamo visto del fumo provenire dalla zona dove era la Biblioteca. Eravamo pronti, avevamo già iniziato a mettere in salvo i libri nel caveau o a portarli altrove. Comunque rimanemmo sbigottiti. La biblioteca bruciava». Era il 25 agosto del 1992. Vi ricordate l’immagine del violoncellista, Vedran Smailovic, che suona composto e distrutto tra le rovine?
Oggi la biblioteca è finalmente riaperta: è vuota, non ci sono libri, ma è diventata un museo alla memoria, con una piccola esposizione al pian terreno, ed è bellissima. Residbegovic ci lavorava già da quindici anni: ha dedicato tutta la sua vita ai libri, e quell’incendio non l’ha scoraggiata

«I libri possono anche bruciare, ma nella nostra memoria restano, come restano le biblioteche. L’Umanità sapeva della Biblioteca di Alessandria, la “ricordava” anche senza averla mai conosciuta. Così è per la Biblioteca di Sarajevo: certo, mi mancano quei libri, mi mancano i colleghi che sono caduti, ma la memoria non è stata distrutta dalle bombe».

 

Mi sento in pace, in piena fiducia.
Oggi è nuvoloso, ieri è stata una giornata strana, speriamo nevichi davvero.

Desidero/disprezzo

attualità, comunicazione, cultura, lavoro, leggere, letteratura, libri, Studiare, Università

Appunti di letture mattutine di apparente non studio:

Il soggetto desidera, ma non sa cosa. Nella sua fluttuazione d’animo, incrocerà un essere fornito di qualcosa che gli manca e che sembra dare a quest’ultimo una pienezza che egli non ha. Questa pienezza evidente, così vicina e così lontana, è ciò che propriamente lo affascina. Il desiderio non saziato del soggetto sembra porre sempre la stessa domanda al modello: «Cos’ hai tu più di me?» (per sembrare così felice, per avere una donna così graziosa, per essere preferito dalla direzione, ecc.).

Fissare la propria ammirazione su un modello, è già riconoscergli o concedergli un prestigio che non si possiede, ciò che equivale a constatare la propria insufficienza di essere umano. Non è ovviamente una posizione delle più comode ma l’uomo che prova ammirazione e che attraverso essa invidia l’Altro, è innanzi tutto qualcuno che si disprezza profondamente.

René Girard e la Teoria del desiderio mimetico
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