L’Aquila, dopo sette anni.

architettura, arte, attualità, comunicazione, cultura, vita

Non conosco personalmente l’autore, Stefano Ianni, ma nel lavoro c’è un ampio respiro, qualcosa di forte che cresce.

Sguardo in alto, sguardo sugli operai della ricostruzione.

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La compassione #operadelgiorno

arte, artisti, cultura, mostre, Studiare, turismo, viaggi

Antonello da Messina, Cristo in pietà e un angelo, 1476-1478
Olio su tavola, 74×51 cm, Museo del Prado, Madrid

Per anni mi sono crucciata davanti a un catalogo per capire che valore avesse quella lacrima sul viso dell’angelo nell’opera di Antonello da Messina.
Poi, sono andata a Madrid.

 

antonellodamessina

 

#operadelgiorno

D’io /Dio

cultura, filosofia, leggere, letteratura, libri, Università, vita

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Non è vero che la risposta che è dentro di noi è sempre sbagliata come  diceva il famosissimo Quelo di Guzzanti.
Sta a noi entrare in conflitto con il proprio demone (paura) e spogliarlo dei suoi condizionamenti (io – proiezione – paranoia/ buio/ d’io).

È una questione di volontà.
Da negativo a positivo.
Da passivo ad attivo.
Da dolore a gioia.
Da pianto a risa.
Da ingiustizia a giustizia.
Da diritto a dovere.
Scriverlo può essere un aiuto, parlarne con chi si ha fiducia, un nuovo inizio. (azione/ verità /luce/Dio).

Esiste una soluzione per tutte le cose.

Anche io

amore, attualità, comunicazione, cultura, leggere, letteratura, libri, musica, politica, quotidiani, vita

 “«Credo nella gente – risponde in inglese – nelle leggi della natura umana». Ed è straordinario sentirglielo dire.”

La malvagità di cui parlava Einstein, esiste. Non per questo abbandono la speranza.
Leggere questo articolo mi ha fatto affiorare alla mente due testi di Cesare Pavese.
Nella mia tesi di laurea discussa nel 2009, estrapolai due parti comuni, da entrambi i libri.
Citazioni che inserii all’inizio e alla fine della ricerca, come augurio e come necessità.
E’ stato un anno tragico per la mia terra.

La prima cosa che dissi, sbarcando a Genova in mezzo a case rotte dalla guerra, fu che ogni casa, ogni cortile, ogni terrazzo, è stato qualcosa per qualcuno e, più ancora al danno materiale e ai morti, dispiace pensare ai tanti anni vissuti, tante memorie, spartiti così in una notte senza lasciare un segno. O no? Magari è meglio così, meglio che tutto se ne vada in un falo’ d’erbe secche e che la gente ricominci“.
La luna e i falo’ (Einaudi, 1950)

La vita ha valore solamente se si vive per qualcosa o per qualcuno…
La casa in collina (Einaudi, 1948)

Dal testo dedicato ai fatti di Sarajevo dei primi anni Novanta, poco fa linkato, trovo altri elementi importanti, molto affini, a quanto espresso sopra da questo nostro immenso scrittore italiano:

«Una mattina ci siamo svegliati, nella nostra casa in collina, e abbiamo visto del fumo provenire dalla zona dove era la Biblioteca. Eravamo pronti, avevamo già iniziato a mettere in salvo i libri nel caveau o a portarli altrove. Comunque rimanemmo sbigottiti. La biblioteca bruciava». Era il 25 agosto del 1992. Vi ricordate l’immagine del violoncellista, Vedran Smailovic, che suona composto e distrutto tra le rovine?
Oggi la biblioteca è finalmente riaperta: è vuota, non ci sono libri, ma è diventata un museo alla memoria, con una piccola esposizione al pian terreno, ed è bellissima. Residbegovic ci lavorava già da quindici anni: ha dedicato tutta la sua vita ai libri, e quell’incendio non l’ha scoraggiata

«I libri possono anche bruciare, ma nella nostra memoria restano, come restano le biblioteche. L’Umanità sapeva della Biblioteca di Alessandria, la “ricordava” anche senza averla mai conosciuta. Così è per la Biblioteca di Sarajevo: certo, mi mancano quei libri, mi mancano i colleghi che sono caduti, ma la memoria non è stata distrutta dalle bombe».

 

Mi sento in pace, in piena fiducia.
Oggi è nuvoloso, ieri è stata una giornata strana, speriamo nevichi davvero.

Concatenazioni, ricostruzioni del vissuto.

arte, arte contemporanea, artisti, mostre

Quando studi i saggi e l’autore riporta le opere d’arte insospettabili sulle quali tu, nelle diverse parti d’Europa, ti sei soffermata lungamente poiché percepivi attrazione, di quell’esatto vissuto, in un momento diverso rispetto alla sua produzione, non capendone i motivi o non ammettendoli a te stessa.
Quando tutti erano alla ricerca impazzata di modelli famosi standardizzati di successo, i grandi nomi, i grandi quadri, la grande pubblicità, e ti sentivi incompresa nel non provare le loro stesse emozioni, poiché attratta da altro, meno noto,  ma più intenso e non azzerato.
A distanza di tempo, leggere, ritrovare questi esatti dettagli nei grandi pensatori, mi fa sentire molto fortunata, meno libera fisicamente, più vicina a un pensiero non contaminato, indipendente. Mi permette oggi di muovermi tra le mie idee, in codici che possono apparire al mondo anarchici e sovversivi poiché lontani dalle loro visioni. E non ho più paura. Non mi fa più paura.
Me ne frego.

Esistono i giusti. Esiste la giustizia. Esiste la volontà, seppur sofferta poiché non compresa da chi si rifiuta di ascoltare il tuo sguardo. Esiste, tutto esiste, ed è a portata di mano coi segni di compensazione e completamento che arrivano ogni giorno, in forma di piccole cose non ricercate assiduamente.


Vincent van Gogh, Un paio di scarpe, olio su tela, 1886

Andy Warhol, Shoes (FS II.257), Screenprint with Diamond Dust on Arches Aquarelle (Cold Pressed), Paper, 1980

Le opere parlano sempre rispetto agli artisti.

Sto bene. Mi sento bene. Ho un tavolo pieno di libri che esamino attingendo scrupolosamente in confronti che appunto su quaderni grandi, dai quadrati piccoli.

La mia vita è la ricerca.
Mi piace. Mi piace fiutare i cambiamenti. Farlo attraverso la distanza critica, diretta, inseguendo la mia personale etica.
Immergermi totalmente nelle dinamiche, assorbire quando posso, non saziandomi mai di cio’ che sto leggendo ma di quanto possa essere utile per il nostro divenire costruire attraverso i contenuti.

C’è il sole anche oggi, indosso una felpa verde fluo presa a Dublino con cappuccio e un collo di lana blu elettrico che mi hanno regalato per il mio compleanno. Quando studio sento irrimediabilmente freddo e ho necessità di coprire la testa e il viso.

La Bibbia, a caso, da due giorni

attualità, comunicazione, cultura, leggere, libri, Narcisismo, vita

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Giustizia.

Non è ancora dicembre

Narcisismo, vita

Togliermi quel lavoro dalle mani, quel tipo di ricerca, è stato come strappare un figlio appena nato dal grembo di una madre. Una donna, che ha sentito, per tanti mesi, scalpitare la vita dentro la sua pancia. Una esperienza lacerante di un impegno cui avevo creduto molto. Un essere umano non può permettersi di compiere certi atti. Distruggere la preziosità di un progetto sottraendogli la possibilità di portarlo a termine, nonostante sforzi fatti per recuperare tutto, da delle macerie pesantissime da sopportare, ma con la volontà di portare avanti una responsabilità presa per se stessi.

Giorni fa hanno portato a casa la legna per l’inverno, 40 quintali da sistemare in modo programmato in uno spazio dedicato che ho vicino al garage. Ho deciso di iniziare il lavoro da sola, senza chiedere aiuto a nessuno, se non un paio di guanti per evitare di avere le schegge conficcate tra le dita. La vita è straordinaria se dimostri di fare il primo passo e insistere, nonostante il vicino ti abbia guardato con sospetto, tanto assurda la tua ambizione, che dopo un po’ è arrivato a offrirti la sua cariola avendo visto l’insistenza. Ne avevo già una, e avevo la prima fila della parete organizzata quando mi ha prestato la sua. E’ arrivata mia madre. Da uno a due, da due a tre, da tre a quattro, mano mano arrivava gente in supporto, in aiuto. Ognuno col suo metodo, la sua imperfezione, con la propria voglia di fare, portare a termine l’obiettivo. Conferma che la volontà sposta le montagne se si ha il coraggio di iniziare, partecipare e condividere, sia esso un sogno, sia essa una parete di legna, sia essa la costruzione di fondamenta per una casa, dedicata al proprio futuro.
Quello che mi è stato fatto è frutto di un muro che sta aprendo i suoi varchi, coi suoi tempi, ma se si è da soli, a togliere le pietre costruite nei secoli, occorre più sforzo, soprattutto se la città è fredda, per sua natura. Solo se si accellerera’ il passo, si procede all’urgenza, la luce potrà filtrare, ma mentre una parete si abbatte a ovest, a est si alza la marea, e prima che possa essere pericolosa, bisogna correre, non più camminare.
Sono le 3.41 di notte, mi sento agitata. Anche il cane si sente stordito dai continui movimenti.
Chi ti vuole veramente viene a cercarti senza troppa filosofia.
Da Roma a Teramo, non occorre passare per le Capannelle se si ha l’opportunità di pagare un biglietto che possa permetterti di arrivare alla meta, con tutti i rischi che essa comporta.  Percorrere un’autostrada con pochi autogrill, con ghiaccio e neve, non sapendo se c’è sale, è un rischio, nonostate le gomme termiche o le catene, hai pagato e hai diritto al soccorso, se va tutto male.
La fortuna è che non siamo ancora nel cuore dell’inverno, poi, potrebbe diventare davvero pericoloso avventurarsi per recuperare calore, molte cose si stanno raffreddando.

Un’altra primavera potrebbe essere vicina.

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Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro di Marie-France Hirigoyen [libro]

leggere, libri, vita

Uno dei volumi più utili letto negli ultimi mesi.
Lo suggerisco a chi è vittima di manipolazioni narcisistiche perverse, soprattutto se si è riscontrato questo atteggiamento in più fasi di scontro e litigio.
Prendetevi cura di voi e lasciate che il soggetto violento affoghi nella mancanza di acqua del suo stesso stagno, quello costituito da sue proiezioni. Almeno scopre brutalmente chi è prima di passare a un’altra vittima. Il volume afferma che tali individui non cambieranno mai, le uniche consolazioni che si possono avere arriveranno dagli altri soggetti immeritatamente traditi, quando se ne renderanno conto, in una fase successiva, e si risveglieranno dal torpore di una magia creata ad hoc.
Queste persone soffrono solitamente come cani, ma non entrano in crisi, si crogiolano solo nel vittimismo e usano l’altro essere umano, che li ha amati profondamente, solo per assorbire energia, sfruttargli e poi disfarsene.
Per loro le persone sono oggetti utili e inutili, sono incapaci di amare poiché non conoscono questo valore che non gli è stato trasmesso.

Conta solo l’equilibrio e la proprio integrità personale, fisica e psicologica e la reazione a tutto questo.

Una delle parti più interessanti:

“L’odio si manifesta.

La fase d’odio appare allo scoperto quando la vittima reagisce, cerca di erigersi a soggetto e di recuperare un po’ di libertà. Malgrado un contesto ambiguo, tante di porre un limite. Uno scatto le fa dire: “Adesso basta!”, o perché un elemento esterno le ha consentito di prendere coscienza della proprio schiavitù – in genere quando ha visto il suo aggressore accanirsi su qualcun altro – o quando il perverso ha trovato un altro partner potenziale e cerca di spingere il precedente ad andarsene intensificando la violenza.
Nel momento in cui la vittima dà l’impressione di sfuggirgli, l’aggressore prova una sensazione di panico e rabbia e si scatena.
Quando la vittima esprime cio’ che prova, la si deve far tacere.
E’ una fase di odio allo stato puro, estremamente violenta, fatta di colpi bassi e di ingiurie, di parole che sminuiscono, umiliano, si beffano di tutto cio’ che l’altro ha di più intimo. Questa armatura di sarcasmo protesse il perverso da quello che teme di più, la comunicazione.
Ansioso di ottenere uno scambio a ogni costo, l’altro si espone. Più si espone, più viene attaccato e più soffre. Il perverso non sopporta lo spettacolo di questa sofferenza e rafforza le sue aggressioni per fare tacere la vittima. Quando l’altro rivela le sue debolezze, il perverso le sfrutta immediatamente a suo danno.”
[…]
Non si tratta, qui, di amore che trasforma in odio, come si tendere a credere, ma di invidia che si trasforma in odio. “

Buona lettura.
molestiemorali

Il fatto è che i rapporti stanno a zero.

vita

Il fatto è che i rapporti stanno a zero. Sì, ho scelto questo titolo stamattina poiché penso che sia un attimo importante ragionare su certe dinamiche che si instaurano nella vita, senza starci a pensare troppo, quando le cose sono belle e corrono via come un soffio di vento.  Non so cosa sia successo alle nostre reali esigenze, ma cio’ che mi spaventa è la povertà d’animo che si nasconde dietro una falsa timidezza, quella mascherata da non so quale alone per dimostrare che invece si è furbi e disinteressati, almeno a quelle condizioni in cui si coltivano cose belle e forti. La mestizia è una cosa volgarissima che consuma ogni nostro singolo giorno, dal momento in cui ci alziamo fino a quando non andiamo a dormire, siamo bombardati da non so quale dinamica intellettiva superiore, che indica quale strada dobbiamo intraprendere affinché le nostre necessità siano indirizzate a salvare il mondo, stabilire il PIL, far ragionare lo Spread e altre puttanate che all’uomo comune non incuriosiscono minimamente. Nessuno è più capace di aprire la propria porta per accettare l’incanto, che non è fatto di scambio di beni materiali. Il mio è tuo, il tuo è mio, ma quando è tuo: è tutto mio. Questa è la verità, ma dove è scritta? A volte mostrarsi per cio’ che si è, è bello e catartico, ma non porta a niente, se l’altro è preso dalle sue esigenze. La regola base di tutti i rapporti è una: se vedi amore, vai, altrimenti rimani con l’appeso in mano – e per appeso intendo proprio un pacco di stupidità che si fonda dietro il proprio egocentrismo e narcisismo mistificatore che caratterizza la sacra corona dell’augello. Spesse volte si rincorrono i sogni, perché si è visto qualcosa per la quale era meritevole provarci, tuffarsi, catapultarsi e respirare, ma molto spesso per paura, per mancanza di audacia, per chissà quali situazioni, rimaniamo affossati nelle nostre convinzioni pensando che si stia invadendo lo spazio dell’altro, o per chissà cosa e bla bla bla. Le donne sono eterne romantiche, come gli uomini, ma il punto è uno: i rapporti umani stanno a zero, lo ribadisco. In tutto questo sclero, che sto costruendo in una digitazione folle, mi rendo conto di alcune cose. Molto spesso le donne sono additate come quelle che si costruiscono castelli in aria, si fanno i film mentali e altre stronzate di questo tipo e cazzate così. Penso un’altra cosa: se una donna compie questi atti di questo tipo, lo fa perché dall’altra parte ha visto un segnale nel quale valeva la pena di buttarsi. In questo momento, non mi sto esprimendo per quelle donne che sono stracciamutande: pallose e non indipendenti alla ricerca di qualche protuberanza, mi esprimo per quelle che sanno cosa vogliono, hanno un piano compiuto di scelte radicali, non si nascondo e vanno avanti a testa alta nonostante i loro mille difetti, anche quelli evidenti nell’altro, perché comunque il gioco vale sempre la candela.  Benché ci siano certi segnali, essi possono essere ambigui e non chiari. Io penso che un uomo, adulto, capace di gestire la sua vita sia in grado di riconoscere le cose belle, ma spesso si è impossibilitati a compiere le azioni poiché dietro le proprie spalle c’è un vissuto (la mamma, l’ex, l’attuale compagna) che non può essere abbandonato, poiché legato come forma di scambio dal quale ci si sente riconoscenti. Il punto è che per affrontare le cose belle occorre coraggio, e questo coraggio le donne lo hanno. Spesso la strumentalizzazione passa attraverso dei giochetti disonesti, soprattutto ai tempi dei socialnetwork. Il punto è sempre uno: digitale o non digitale se una cosa la vuoi te la prendi, altrimenti con trasparenza ammetti e dici: non mi sta bene, ognuno per la sua strada. Tanto in qualsiasi condizioni si è, si sta male, allora tanto vale la verità. Io penso che ognuno di noi, di questo trascinarsi le cose, persone e inutilità varie, non ci faccia niente, allora tanto vale essere onesti. Onesti con se stessi, senza l’accumulo di condizioni che reprimono la propria essenza e la facciano maturare in forme che in realtà non corrispondono alla nostra vera identità.

Due cose sono importanti: la capacità di distinguere il bene dal male e l’adesso, altrimenti i rapporti stanno a zero.

discerniménto s. m. [der. di discernere]. – Il discernere con i sensi o con l’intelletto: ddei coloriddel vero dal falso. Più spesso, la facoltà e l’esercizio del discernere, cioè del distinguere il bene e il male, e per estens. giudizio, criterio:avere l’età del d.; persona di moltodi sottile d.; mostrare poco d.; procedere,agireparlare con d., senza discernimento.

Le ceneri di Angela di Frank McCourt

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Romanzo dello scrittore di origine irlandese Frank McCourt, Le Ceneri di Angela, è stato pubblicato nel 1996 e approdato in Italia grazie alla casa editrice Adelphi, l’anno seguente.

Avevo il libro da diversi periodi, mi era stato regalato da due cari amici per il compleanno. Ogni volta cercavo di scorrere qualche frase, ma un certo rifiuto non mi permetteva di andare avanti. Siccome esiste un tempo per tutto, mi sono occupata di altro, e quando è arrivato quello giusto, ho preso coscienza di quanto mi ero sbagliata nel giudicare frettolosamente la sua tristezza.

Si tratta dell’autobiografia romanzata dell’autore, che racconta la sua esistenza in una chiave talmente dignitosa, da uscirne alla fine della lettura sollevati e rafforzati.

E’ un romanzo di formazione e educazione dove il protagonista Frankie nasce da un accoppiamento infelice tra la madre Angela e il padre nord irlandese alcolizzato, con scarsa voglia di lavorare e insufficiente volontà di mandare avanti una famiglia che, nel corso degli anni, sarà decimata da morti su morti. E’anche un testo di riscatto, per una vita vissuta in totale povertà, dopo il ritorno in Irlanda, nella costante ricerca di una casa che superi la definizione dispregiativa di latrina.
Francis è un ragazzino che prende porte in faccia da tutti, è maltrattato e considerato poveraccio per via delle vesti e dei comportamenti che ha. La sua unica salvezza è lo studio, assieme a una forte spiritualità, in un’Irlanda così cattolica, da non riuscire a vedere le reali necessità di chi è povero e ha tutte le carte in regola per ottenere un’esistenza migliore. 

Ci sono pagine in cui è difficile staccarsi, dove leggere di uno schiaffo, significa sentirlo addosso come un graffio. Ce ne sono altre dove l’unica voglia è piangere. Sostenere le lacrime di un protagonista che non ha commesso nessun peccato infernale, ma che è costretto a confessarsi segretamente dopo una sbronza ottenuta la sera prima del compimento dei suoi sedici anni, dopo una vita così difficile, porta il lettore in una sorta di catarsi individuale.

Sebbene il mio pensiero non renda giustizia alla potenza delle parole di McCourt, io consiglio di leggerlo, e magari ottenere assieme a lui, quella forza di ricominciare, dove i propri genitori hanno fallito.

Frack McCourt ha ottenuto il premio Pulitzer nel 1997.

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