ArchiTEtture – 1° festa della archiettura d’abruzzo – 14 giugno, Teramo #savethedate #opening [#eventi]

architettura, arte, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre

1° Festa dell’Architettura d’Abruzzo

archiTEtture_visioni contemporanee
14/24 giugno 2016

Inaugurazione :
14 giugno 2016 ore 15.30

@ L’Arca Laboratorio per le Arti Contemporanee
Largo S. Matteo | Teramo*

 
La Federazione degli Ordini degli Architetti PPC. Abruzzo Molise e l’Ordine degli Architetti PPC. della Provincia di Teramo, in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC. delle Province di L’Aquila e Chieti e AAA_Agenzia per l’Architettura d’Abruzzo, presentano la 1° Festa dell’Architettura d’Abruzzo: archiTEtture_visioni contemporanee che si svolgerà a Teramo dal 14 al 24 giugno 2016 negli spazi de L’Arca Laboratorio per le Arti Contemporanee.

archiTEtture_visioni contemporanee vuole proporre una riflessione sull’architettura in Abruzzo, presentando i risultati del Premio Ad’A_Premio Architetture dell’Adriatico e indagando lo stato dell’architettura contemporanea nella provincia di Teramo: un momento per approfondire processi, visioni, luoghi, risorse e coinvolgere la cittadinanza in un percorso di partecipazione e dialogo.

La 1° Festa dell’Architettura d’Abruzzo si configura come importante appuntamento regionale che, sia in questa prima edizione, sia nelle prossime ospitate dalle altre province abruzzesi, si pone l’obiettivo di affrontare le più svariate tematiche dell’Abitare contemporaneo, inteso come sistema di relazioni e azioni collettive.

L’evento si avvale del patrocinio di: Consiglio Nazionale degli Architetti CNAPPC, Ordine degli Architetti PPC. della Provincia di Pescara, Ordine degli Ingegneri della Provincia di Teramo, Regione Abruzzo, Provincia di Teramo, Comune di Teramo, Camera di Commercio di Teramo, INARCH, INARCH Abruzzo Molise, Consulta delle Professioni intellettuali Provincia di Teramo, ANIEM Collegio Edile Teramo, ANCE Teramo, API Teramo, Rotary Club Teramo, LIONS.

1° festa dell'achitettura d'abruzzo architetture, manifesto

 Programma

 14 giugno 2016

/11.00
Conferenza stampa

/15.30
Inaugurazione mostre

Presentazione Vincitori 2° edizione “Premio Ad’A”. Allestimento: Giovanni Vaccarini Architetti.

Presentazione Vincitori Sezione Premio Provinciale “Premio Ad’A”. Allestimento: ennearchitetti_studioNomade architettura.

ArchiTEtture: itinerario di architettura contemporanea nel Teramano. Allestimento: Gabriele Esposito, Laura Marini, Federico Novi.

Saluti: Luciano D’Alfonso presidente della Regione Abruzzo; Domenico Di Sabatino presidente della Provincia di Teramo; Maurizio Brucchi sindaco di Teramo.

Presentazione: Sandro Annibali presidente Federazione Architetti Abruzzo Molise; Giustino Vallese presidente Ordine Architetti PPC. Teramo.

Interventi: Alessandra Ferrari consigliere CNAPPC e coordinatrice Dipartimento Promozione della Cultura architettonica e della figura dell’architetto; Simonetta Ciranna (Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile – Architettura, Ambientale, Università degli Studi dell’Aquila) autrice del libro “Dal Gran Sasso all’Adriatico. Architetture e progetti del nuovo millennio”; Oscar Buonamano direttore editoriale di CARSA; Domenico Potenza (DdA-Dipartimenti di Architettura, Università G. D’Annunzio, Pescara) responsabile Premio Ad’A; Alberto Winterle direttore di “Turris Babel”, rivista d’Architettura della Fondazione Architettura Alto Adige.

15 giugno 2016

/10.00
Dialogo con WEBER+WINTERLE ARCHITETTI – Dipartimento di Architettura Pescara

16 giugno 2016
Il ruolo e la figura dell’architetto nella società contemporanea: la sfida del futuro

/15.30
Presentazione del libro “L’Architemario.Volevo fare l’Astronauta”
di Christian De Iuliis, illustrato da Roberto Malfatti. A cura di Roberta Melasecca.

/16.45
Brainstorming: “Il ruolo e la figura dell’architetto nella società contemporanea: la sfida del futuro”.

Modera: Roberta Melasecca

Studi partecipanti: MOABarchitettura (AQ), OFFICINA DI ARCHITETTURA (TE), OPS! Studio (TE), Studio ZeDa+ (PE), Zero85 architetti associati (PE).

17 giugno 2016
Mostra

 18 giugno 2016
Architettura per il sociale
Modera: Domenico Potenza

/15.30
Simone Sfriso_TAM Associati

/16:45
Edoardo Milesi_ARCHOS

21/24 giugno 2016
Mostra

Per ogni evento è stata inoltrata richiesta di crediti formativi al CNAPPC.

La cittadinanza è invitata a partecipare.

Segreteria organizzativa: Stefania Di Sabatino

Ideazione e realizzazione a cura di: Paolo Chiavaroli, Gabriele Esposito, Laura Marini, Federico Novi, Serena Sorgi, Giulia Taraschi, Giustino Vallese.

Sponsor: Gruppo Di Eleuterio, Totani, Latobliquo, Quatraccioni srl, Frammenti di Luce, Moretti Quintilio, Cingoli Restauro, Iervelli Costruzioni, Di Egidio, Consorzio Imprenditori Edili.

Archietture, sponsor

1° Festa dell’Architettura d’Abruzzo

archiTEtture_visioni contemporanee
14/24 giugno 2016

Inaugurazione:
14 giugno 2016 ore 15.30

Orari mostra:
da martedì a venerdì 10,00/13,00
giovedì, venerdì e sabato 16,00/19,00

L’Arca Laboratorio per le Arti Contemporanee, Largo S. Matteo – Teramo (TE)


Per info:

Ordine degli Architetti PPC. di Teramo
info@ordinearchitettiteramo.it
0861.241856

 PRESS OFFICE
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr
roberta.melasecca@gmail.com / info@comunicadesidera.com
349.4945612
www.robertamelasecca.wordpress.com / www.comunicadesidera.com

 *comunicato stampa

NO MAN’S LAND – Installazione site specific – 14 maggio – Loreto Aprutino (PE) #savethedate

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, quotidiani, turismo, viaggi, vita

Il blog raccoglie inviti importanti, che contribuisce a diffondere e condividere per amore della sua terra, l’Abruzzo*:

 NO MAN’S LAND

Installazione site-specific
di Yona Friedman
e Jean-Baptiste Decavèle

Inaugurazione: sabato 14 maggio 2016, ore 12.00

Località Contrada Rotacesta – Loreto Aprutino (Pescara)

 

Sabato 14 maggio 2016, alle ore 12.00, la Fondazione ARIA inaugura a Contrada Rotacesta di Loreto Aprutino (Pescara) l’installazione site-specific No man’s land, realizzata da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. Il progetto nasce dalla significativa collaborazione tra gli artisti,  ARIA, Cecilia Casorati, direttrice artistica della Fondazione, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato il terreno sul quale è stato realizzato.

L’installazione è la più grande mai realizzata da Friedman, artista e architetto franco-ungherese, nato nel 1923, pensatore visionario ed originale, le cui considerazioni sono diventate nel tempo un punto di riferimento per la cultura contemporanea.

Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato all’undicesima Documenta di Kassel e a diverse edizioni della Biennale di Venezia; da giugno la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra. Infine, tutto l’archivio – fotografie, appunti, schizzi e lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

L’artista parte dalla considerazione che il mondo sia già troppo edificato e che l’architettura, dunque, vada ripensata. Non si tratta di costruire nuove strutture ma piuttosto di costruire nuove immagini.

“L’immagine” che Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle, con cui collabora già da alcuni anni, ha progettato e costruito a Loreto Aprutino (Pescara) si estende per più di due ettari nella campagna, è composta da un grande arazzo naturale fatto con una grande quantità di sassi bianchi di fiume, una struttura di 1.000 canne di bambù che rievoca il museo senza pareti dell’artista e un dizionario immaginario inciso su oltre 200 alberi di noce. La sua costruzione ha visto la partecipazione attiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio, diventando, così, luogo privilegiato per il rinnovamento dei processi di formazione e divulgazione della cultura.

40_NoMansLand_FotoGinoDiPaoloNo man’s land si propone come modello di cambiamento etico e sociale, replicabile in ogni luogo del mondo, per cancellare l’idea di proprietà, per trasformare un bene privato in un bene comune, secondo un percorso ecosostenibile che restituisce il luogo a se stesso. L’accezione negativa di terra di nessuno, terra senza regole, assume qui un significato positivo: la no man’s land è un dono che l’arte fa a tutti.

 

Negli anni questo luogo sarà gestito dalla nuova e omonima Fondazione No man’s land, creata appositamente e attualmente in corso di riconoscimento, il cui scopo sarà di dar vita ad un programma che non si esaurisce con la conservazione e la fruizione dell’opera di Friedman, ma che alimenterà nuove iniziative curate in situ grazie alla sinergia con la Fondazione ARIA – Fondazione Industriale Adriatica. L’intento è quello di esportare il modello di “non proprietà” in altri luoghi, ispirando una serie di iniziative sul tema dell’evoluzione della cultura territoriale, seguendo la filosofia partecipativa di Friedman.

ARIA, nata nel 2011 e composta da manager, docenti, professionisti, artisti, intellettuali ed associazioni abruzzesi, promuove il territorio realizzando iniziative culturali di livello internazionale per uno sviluppo sostenibile, secondo una progettualità economicamente virtuosa e socialmente utile.

Per saperne di più:
www.fondazionearia.it
Info@fondazionearia.it

Ph. Gino Di Paolo

 

Note biografiche: 

Yona Friedman (Budapest, 1923) si forma in Ungheria. Dopo la guerra si trasferisce e lavora per circa un decennio a Haifa, in Israele. Dal 1957 vive a Parigi. Ha insegnato in numerose università americane e ha collaborato con l’Onu e l’Unesco. Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato alla undicesima Documenta di Kassel (2002) e a diverse edizioni della Biennale di Arti visive di Venezia. È autore di importanti saggi sull’architettura, tra i più recenti Utopie realizzabili (2003), L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà (2009) e L’ordine complicato. Costruire un’immagine (2011). Il corpus dei suoi lavori è stato esposto al Center for Contemporary Art di Kitakyushu in Giappone e nel mese di giugno 2016 la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra; tutto l’archivio delle sue opere – fotografie, appunti, schizzi, lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

Jean-Baptiste Decavèle (Grenoble, 1961) ha esposto in numerose gallerie e spazi pubblici europei e nordamericani ed ha partecipato a importanti video festival. Nel 1999 e nel 2001 ha ricevuto il premio Villa Medici “Hors Les Murs”. Collabora da alcuni anni con Yona Friedman alla realizzazione delle Iconostases.

Segui gli aggiornamenti e partecipa al social contest!

instagram_piccoloFacebook_logopiccolotwitter

Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

 *comunicato stampa

L’Aquila, dopo sette anni.

architettura, arte, attualità, comunicazione, cultura, vita

Non conosco personalmente l’autore, Stefano Ianni, ma nel lavoro c’è un ampio respiro, qualcosa di forte che cresce.

Sguardo in alto, sguardo sugli operai della ricostruzione.

Resoconti

arte, arte contemporanea, artisti, cultura, viaggi, vita

Sono un po’ di giorni che non mi siedo davanti a un pc. Non ho avuto internet per problemi di connessione e sono stata davvero molto bene. Per le necessità impellenti ho avuto il cellulare attivo. Ho già detto tante volte che la percezione di sguardi attraverso i social viene manipolata e alterata, e riposarmi dall’inutile è stato nutritivo e salutare.

Mercoledì scorso sono finita in una cena realizzata in un castello. Ci siamo presentate io e una giornalista teramana partite in tutta velocità alla ricerca di un luogo sperduto nella provincia di Pescara. Sono stata con imprenditori, critici, curatori e alcuni operatori di settore. Persone che lo scorso anno osservavo/ammiravo dalla platea di uno spazio artistico mentre disquisivano di creatività e responsabilità del/nel fare cultura. Non capisco come i fili della mia vita possano intrecciarsi a questa maniera così complessa, davvero, più volte, mentre ero lì presente, mi sono chiesta se fossi fortunata o meno, che cosa ci facessi realmente e altre insicurezze di poco conto. Io e un artista siciliano eravamo i più giovani, i novelli, che si guardavano con occhi spalancati, sinceri, non capendo cosa fare, come muoversi e cosa dire. In realtà, il tempo delle chiacchiere è stato poco, giusto per la condivisione di una aperitivo, una cena squisita allietata da vino rosso. Essere al tavolo della presidenza con un direttore artistico di quel calibro mi ha inibito nella sua fase iniziale, una volta sciolta la parlantina, ho capito che le volontà e i principi sono simili e si possono ottenere argomenti di riflessione validi per lavorare al meglio, se si vuole veramente contribuire a qualcosa.

Quando sono tornata a casa la notte ero molto confusa e stanca. Ho scritto a varie persone vicine le quali mi hanno prontamente risposto che se ero lì me lo meritavo per come agisco. Non so se sia vero o giusto. Oggi ho pure un raffreddore tremendo, da due o tre giorni penso e ripenso ai motivi di queste situazioni, poi sforno biscotti.

C’è un artista che seguo molto da vicino il quale ha iniziato a prendermi in giro sul serio. Spesso gli ricordo che alla base di ogni azione ci deve essere un progetto chiaro di intenzioni. Nella materia culturale viva, niente è data al caso, tutto è seguito da tre principi armonici.
L’altro giorno, mentre dibattevamo di stupidate varie, facevo un sugo improvvisato, non avevo nulla di apparentemente utile a casa, mano mano che aprivo cassetti e frigorifero mi accorgevo che tutto poteva essere ricondotto e unito per creare un sapore di tutto punto, io descrivevo i passaggi, lui mi richiamava all’ordine della sequenza, io l’ho smontavo secondo alcuni principi di sovversione duchampiana. Anche quando non lavoro, lavoro, non riesco a fermare le possibilità che si possono costruire con pochi elementi miscelati condividendoli con qualcuno che capisce realmente il mio ritmo.

Penso sempre che le azioni da basso siano le più utili. Se mi soffermo, rifletto su un viaggio fatto a Metz nel 2010,  fu l’anno in cui si inaugurava il Centre Pompidue II pensato da Shigeru Ban, l’architetto giapponese che si è occupato anche di alcuni progetti nella mia regione. Oltre a trovare una mia cara amica che viveva in Francia, sono stata invogliata da tutto il meccanismo di consapevolezza costruito attraverso il marketing affinché si costruisse valore per quel luogo nuovo, che inaugurava con alcune collezioni provenienti da Parigi, dal web, mentre ero in Italia seguendo la sua progressione tramite una webcam. Ho riso quando sono arrivata lì. Mi hanno chiesto il mio cap di provenienza. Ho sempre voluto immaginare che qualcuno sia andato a vedere questa località sperduta della provincia teramana e si sia chiesta il perché, i motivi, di questo movimento assurdo di azioni e di cose fuori da un circuito solito di consumatori arrivati da grandi città. Alle volte mi chiedo se vale anche per le riviste di settore, oltre ai soldi, capire come si muove il mercato e perché proprio da certe aree sottovalutate o svantaggiate.

Credo sempre che la provincia possa offrire tante cose, tante risorse innovative, soprattutto perché c’è ancora un grande valore nell’arrangiarsi a trovare soluzioni che permettano di irrompere nelle cose. In tutto questo anno di elaborazione progressiva non mi sono accorta di quanto io fossi vicina a cio’ che papa Francesco ha definito “misericordia”. Non ho agito per pietà, ma per compassione, una compassione che passa dal concetto di empatia che applicata ad un sistema laico o ateo puo’ avere un grande valore di riscontro nella fattibilità delle cose. Ho seguito con molta cura l’apertura della porta giubilare a San Pietro, ho ammirato chi crede fortemente in valori così importanti di spiritualità. Pensare che c’erano pellegrini da ogni dove per ricollocarsi nella propria esistenza, superando la paura dei personali demoni, mi rincuora.
Se si tralascia questo tipo di osservazione, la cultura alla partecipazione e l’umiltà perdono il sapore vero delle cose.

A questo punto credo mi sia salita la febbre. Ho mal di gambe, continuo a sentire freddo nonostante addosso abbia un felpone colossale a collo alto, uno scialle, un copricollo, i termosifoni e il camino acceso.
Non rileggo, mi sento molto stanca. Il cielo è sereno dalla mia finestra anche se ingrigito da un livie passaggio di nuvole leggere.
Il cane vaga per casa e si emoziona ascoltando Bjork.

Rotterdam, Kunsthal + Krištof Kintera

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, cultura, fotografia, mostre, viaggi

Quando ho scelto di andare a Rotterdam non ho pianificato nulla, a scatola chiusa ho stabilito delle tappe per gestire meglio il tempo.

Sarà colpa delle architetture scintillanti e innovative; sarà stato l’immenso mega schermo pubblicitario all’uscita della stazione centrale, ma qualcosa non mi ha convinto umanamente.
Mi sento di dire che non la sceglierei per la vita, anzi, mi dedicherei proprio ad altre città dei Paesi Bassi più tipiche e accoglienti.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Non ho approfondito nulla su Erasmo da Rotterdam, forse è questo l’unico rimpianto che ho. Né tracciato vie, cose, case e itinerari. E’ probabile ci siano dei percorsi dedicati che mi avrebbero fatto capire in meglio le sue intenzioni, quelle contro la chiesa cattolica che scrisse nel cinquecento nel suo famoso testo Elogio della follia.

Tra gli obiettivi futuri ho pianificato un ritorno da quelle parti: voglio vedere con tutte le mie forze Utrecht e Leida, più che la capitale Amsterdam.

La parte del porto vecchio è la più annoverata sulle guide – anche un signore arrivato in soccorso, mentre cercavo di interpretare la mappa della città, mi ha consigliato di farci un salto. Purtroppo ero di fretta e nel pomeriggio dovevo essere a L’Aia, non conoscendo tempi e distanze mi sono fidata del giudizio di alcuni amici che vivono a Delft, concentrandomi sulla parte della stazione di Blaak.

Proprio in quel frammento di Rotterdam gli architetti si sono sbizzarriti a più non posso producendo strutture divertenti e del tutto inaspettate. Penso alla Centraal Biblioteek a forma di nave da crociera oppure al megamatitone con affianco abizioni/uffici cubici ormai simbolo della città.

Sempre nella stessa zona si trova il Markt Hall – il mercato coperto più grande d’Europa – realizzato dallo studio olandese MVDR.
E’ una struttura a ferro di cavallo che ha al suo interno anche uffici e appartamenti.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Ho pensato molto all’effetto che potesse fare di notte, pare che col buio si possano ammirare i frutti realizzati da alcuni artisti contemporanei di cui, ahimé, non ho approfondito i nomi. La visione offre una sorta di chiave tridimensionale già nelle ore di luce, figuriamoci di sera.

Ho capito che il quartiere riqualificato dei musei è di una ficata assoluta.
Sono arrivata alla Kunsthal accolta dal suono della musica di un jukebox pubblico e da una signora francese entusiasta della propagazione di note nell’aria.

La reazione degli altri, quando diventa contagiosa, permette di vivere esperienze entusiasmati!

Questa presentazione richiede JavaScript.

E’ stata la mia prima volta in uno spazio di questo tipo, e già sento già il bisogno di tornarci. Ho visionato tante cose, tra queste, ho scelto gli ambienti dedicati all’artista tedesco Parra (1976).

Ho riso di gusto tra provocazione e attenzione. Le sue immagini erano elaborate in un linguaggio ricco di commistioni tecniche e stilistiche incentrate tutto sul filone della Post – Pop Art e distribuite su buona parte delle pareti di alcune sale centrali (http://byparra.com).

Questo video è una sua collaborazione che poteva essere ascoltata e visionata lì, in cui i disegni proposti sono suoi.
Da ciò che ho capito lui è frequentatore assiduo delle scene underground di mezza Europa, anche se sono rimasta con un dubbio atroce fino alla fine: capire cioé se si trattasse di una retrospettiva o meno.
Non avevo a disposizione il materiale informativo tradotto in lingua inglese e questo è stato un peccato.

Vorrei soffermarmi sul cuore che mi è esploso a contatto con l’allestimento di Krištof Kintera. Artista nato a Praga, in Repubblica Ceca, nel 1973.

L’impianto dell’intera esposizione si struttura in molti spazi compresi scenari e viottoli di sicurezza. Il suo modo di lavorare, seppur fastidioso – poiché ricco di dinamiche fin troppo trite per noi occidentali – lancia un segnale di allarme sulla condizione di spaesamento generato dalla crisi, gettando un occhio sul passato recente.

Your light is my life è il titolo della mostra e richiama un’opera precisa custodita nel contesto. Nelle foto è possibile vedere come essa sia un intreccio assurdo di cavi e lampade il cui dialogo cresce in una elaborazione di significati molteplici. L’illuminazione improvvisa, che spegne l’intero ambiente, si concentra nella volontà di innalzamento spirituale.

Attraversare questo racconto vuol dire essere in un vero campo di sterminio – e non esagero quando dico così.
Kintera esaspera tutte le nostre componenti contemporanee e le porta ad uno stato di risveglio con azioni traumatiche e traumatizzanti.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Succede proprio in Revolution [Revolutie], 2005. L’ultimo lavoro di cui voglio parlare.
Realizzato in poliuretano e abiti comuni da ragazzino, l’artista gioca in una azione a stilistica originata da cortocircuiti elettrici che si alimentano in determinati momenti della visita. Purtroppo ho solo uno scatto disponibile, dal quale si puo’ osservare qualcosa e immaginare.
L’intenzione è rappresentare l’autodistruzione, farla avviare percettivamente in chi guarda. L’osservatore  si trova condizionato e immobilizzato da una vera paralisi emozionale guidata dai colpi di testa che il bambino compie contro il muro.

L’opera assorbe i fatti storici, li ripensa e manda un segnale lampante sullo stordimento che ha subito la popolazione cecoslovacca durante i fatti del 1989, quando Praga fu attraversata dai movimenti della Velvet Revolution – la Rivoluzione di Velluto – che contribuì alla suddivione del paese in due tronconi (Repubblica Ceca e Slovacchia) nella fase del governo governo Havel.

L’obiettivo dell’artista è di fare un punto sulla disgregazione di quei sogni promessi dal cambiamento di un governo democratico su base repubblicana.

E’ parte della serie Talkmen [Pratende Manntjus], 1999 – 2003.

Questa presentazione richiede JavaScript.

Se siete da quelle parti l’esposizione è aperta fino al 7 giugno prossimo.

http://www.kunsthal.nl/
http://www.kristofkintera.com/