“E il loro grembo diventa il cielo”di Francesco Cervelli, 20 dicembre, Interno 14 – Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

“E il loro grembo diventa il cielo”
di  Francesco Cervelli

a cura di Fabrizio Pizzuto

Inaugurazione:
20 dicembre 2016 h 18:30

@Interno 14,
Roma


Il giorno 20 dicembre 2016 alle ore 18.30 Interno 14_lo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica presenta “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli, a cura di Fabrizio Pizzuto.

“Il lavoro pittorico di Francesco Cervelli si sviluppa nelle stanze di Interno 14 per gradi o meglio per argomenti. Ogni stanza sviluppa una visione, un tema, una porzione di realtà che si ripete mostrandosi nei suoi aspetti e nelle sue potenzialità di colore, materia, lirismo.

Stanze come appunti, quindi, come stanze della mente. Ogni elemento è sia pittorico che visivo, percettivo. Viene scandagliato, visto e rivisto. Ovvero, allo stesso tempo, è sia pittura, sia spicchio di vita; come quelle porzioni di noi che ci portiamo dentro, un quadro appeso, una finestra, un particolare scorcio, sepolti nel sovrappensiero, pronti a venire a galla, scatenati da un ricordo.

Ogni scorcio di paesaggio si iscrive nella mente cercando una collocazione.

Pittura e materia in questi lavori non hanno soluzione di continuità. Ciascuno è la stessa cosa dell’altro. Pensare che la terra (colore) è terra (materia) significa che lo è ad un livello percettivo, mentale. Ogni elemento, al contempo, nasconde una doppia vita, colore che si pensa materia, materia che si pensa canale visivo.

Spicchi di realtà, si diceva, ma che sembrano proseguire di qua dalla tela, negli appunti mentali e in quelli persistenti, nella memoria, perfino olfattiva, delle cose. Entrano nello spazio reale, chiamano in causa le sensazioni tattili, cercano una sensazione di avvolgimento che eppure, nonostante gli sforzi, rimane visiva.

I frammenti sono come ricordi che cercano di abbattere la barriera dello spazio, di esistere come rappresentazione e non più nel loro essere realtà depositata nella memoria e nella coscienza.

Gli elementi ricostruiscono infine una poesia del quotidiano. Si indagano vicendevolmente, si mostrano in loro possibili vite alternative. Di questo quotidiano portano l’odore, la matericità, la trasparenza. È la realtà nel suo essere composta liricamente. Non qualcosa che è avvenuto, ma quel quadro, quel mare, quella finestra, quella mia vita che ricordo, quello che ero, quello che sono ancora.

Ogni stanza contiene un pensiero, tuttavia ogni elemento vive di vita propria e si ricostruisce nel rapporto con gli altri. È quindi stanza della mente, analizza se stessa, ripercorre il cammino della sua nascita e lo pone come base per il pensiero successivo.
In attesa di un’ulteriore apertura.” (Fabrizio Pizzuto)

 


Francesco Cervelli è nato a Roma nel 1965. Dopo gli studi accademici si trasferisce a Parigi, dove studia l’arte di  fine Ottocento e i luoghi frequentati dagli artisti dell’epoca. Nella sua carriera artistica Cervelli ha esposto in gallerie e spazi istituzionali in Italia e all’estero tra cui: National Theatre Art Gallery, Addis Abeba, Ethiopia (2013); Mahmoud Khalil Museum, al Cairo, Egitto, Museo Maguncia, Buenos Aires, Argentina (2010); Civic Center, Lagos, Nigeria ( 2011); Victoria Memoria Hall, Calcutta, India (2007); Espace Eiffel Branly, Paris (1996). Nel 2002 espone nella rassegna “Doppio Verso n°7” presso il Museo delle Scuderie Aldobrandini di Frascati (RM), Nel 2008 viene chiamato a partecipare alla XV Quadriennale di Roma tenutasi presso il Palazzo delle Esposizioni e poi alla rassegna “Experimenta” presso il Ministero degli Affari Esteri. Nel 2010 partecipa e vince la 61° edizione del Premio Michetti in Francavilla al Mare (CH). In occasione della 54° Biennale di Venezia espone alla mostra: Padiglione Italia, presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Vive e lavora a Roma.

Fabrizio Pizzuto è uno scrittore e critico d’arte siciliano, specializzatosi in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Scuola di Specializzazione di Siena, diretta da Enrico Crispolti. Gestisce la piattaforma online di critica d’arte Pensiero Meridiano e, insieme alla storica dell’arte Silvia Bordini, quella di libri fotografici d’artista Diventare Immagine. Come scrittore è presente con un testo di scrittura sperimentale nella raccolta Reef (Roma Europa Fake Festival) di Derive Approdi con prefazione di  Bruce Sterling. Tra gli eventi più significativi, ha curato la selezione video di Abstracta 2012 Festival Internazionale del Cinema astratto e, nel 2013, una selezione di videomaker dall’Italia per Videoakt O3 International Videoart Biennal, in collaborazione con LOOP, a Barcellona (ES). Collabora stabilmente con il progetto itinerante di installazioni d’arte Le Stazioni Contemporary Art. Attualmente vive e lavora a Roma.


Info

Interno 14: “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli
A cura di Fabrizio Pizzuto
20 dicembre 2016 ore 18.30
Interno 14
Via Carlo Alberto 63 Roma

La mostra è visitabile dal 20 dicembre 2016 all’11 gennaio 2017 su appuntamento: tel. 3478158081

L’iniziativa non si prefigge finalità commerciali di alcun genere, ma fa parte delle attività culturali dell’associazione.  L’evento sarà strettamente su invito e prenotazione: mandare una mail auffstampaaiac@presstletter.com

UFFICIO STAMPA AIAC
Roberta Melasecca
uffstampaaiac@presstletter.com
tel. 349 4945612
per info eventi: www.presstletter.com

Interno 14 - AIAC (loghi)

L’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica è nata nel gennaio 2010 ed ha sede in Roma. Ha carattere culturale e sociale e si dedica alla promozione dell’architettura contemporanea e a diffondere a tutti i livelli l’arte e la scienza inerenti l’architettura e l’urbanistica.
www.architetturaecritica.it  www.presstletter.com

 

*Comunicato stampa

Cum Grano Salis. Giornata di cultura e solidarietà, 17 dicembre, Galleria Galleria Cantiere - Ascoli Piceno

Cum Grano Salis. Giornata di arte cultura e solidarietà, 17 dicembre, Galleria Cantiere – Ascoli Piceno #savethedate #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Cum Grano Salis
Giornata all’insegna di arte, cultura e solidarietà

Artisti:

Gabriele Arruzzo, Mirko Baricchi, Luca Coser, Luca De Angelis,
Lorenzo Di Lucido, Marco Fantini, Giorgio Pignotti,
Vito Stassi, 
Cristiano Tassinari, Giulio Zanet

17 dicembre dalle ore 18:00

@Galleria Cantiere,
Ascoli Piceno

 

Arte Contemporanea Picena vi aspetta sabato 17 dicembre dalle ore 18 alla Galleria Cantiere di Ascoli Piceno per condividere una giornata all’insegna dell’arte, della cultura e della solidarietà.

Sarà inaugurata una mostra dal titolo Cum Grano Salis, 10 artisti presenteranno 10 opere di piccole dimensioni vendute al prezzo di 100€.  Parte dell’incasso verrà inserito in un fondo cassa per iniziative culturali a favore delle zone colpite dal sisma.

Sarà presentato il programma del 2017
Previsto rinfresco per augurare buon natale e felice anno nuovo.

 

Cum Grano Salis. Giornata di cultura e solidarietà, 17 dicembre, Galleria Galleria Cantiere - Ascoli Piceno

 

 

Cum Grano Salis
Giornata all’insegna dell’arte, della cultura e della solidarietà

Artisti: 
GABRIELE ARRUZZO, MIRKO BARICCHI, LUCA COSER, LUCA DE ANGELIS,
LORENZO DI LUCIDO, MARCO FANTINI, GIORGIO PIGNOTTI,
VITO STASSI, 
CRISTIANO TASSINARI, GIULIO ZANET

17 dicembre dalle ore 18:00 

@Galleria Cantiere,
via Oberdan 81/b, Ascoli Piceno

http://galleriartecontemporanea.it/

 

*Comunicato stampa

eliseo-mattiacci-sonda-spaziale-1993-1995-photo michele sereni

ELISEO MATTIACCI, fino al 12 marzo 2017, Mart – Rovereto (TN) #mostre #arte #musei [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

ELISEO MATTIACCI,

A cura di Gianfranco Maraniello

fino al 12 marzo 2017

@ Mart, Rovereto (TN)

 

Al Mart la trilogia sulla scultura contemporanea si completa con l’ultima mostra del 2016, dedicata a Eliseo Mattiacci.

Dopo le gradi antologiche su Giuseppe Penone e Robert Morris, Gianfranco Maraniello cura un ambizioso progetto sul lavoro di uno tra i maggiori artisti viventi. In un ideale passaggio di testimone tra maestri dell’arte, la mostra prosegue la ricognizione sull’origine e sulle forme della scultura.

Vorrei che nel mio lavoro si avvertissero
processi che vanno dall’età del ferro al Tremila

Eliseo Mattiacci

Il ciclo sulla grande scultura contemporanea


Un anno fa, nel dicembre 2015, con l’annuncio che il museo avrebbe seguito chiari e definiti percorsi espositivi, gli spazi interni del Mart sono stati ridisegnati e un nuovo display allestitivo è stato inaugurato: “Dateci tempo perché non si tratterà di episodi, ma di una traiettoria”. La “costellazione Mart”, nella quale l’arte sconfina e supera i propri limiti, è stata delineata. Come astri in relazione, che ruotano attorno alla forza produttiva dell’immaginazione. Perni al centro di questa rotazione sono tanto i grandi capolavori delle Collezioni del Mart, quanto l’iconica architettura contemporanea di Mario Botta, elementi riconoscibili da cui partire per consolidare l’identità del museo.

La mostra che si apre il 3 dicembre 2016 conferma questa visione e si inserisce nella traiettoria dedicata all’arte contemporanea,  a cui è dedicato il secondo piano del museo.

Le prestigiose opere del Mart, inserite nel percorso intitolato L’irruzione del contemporaneo rappresentano il punto di partenza e l’ispirazione per le mostre temporanee. Tra sintonie, confronti e dialoghi, il 2016 ha disegnato una parabola dedicata alla scultura. Protagonisti tre maestri il cui lavoro ha gli ultimi cinquant’anni della storia dell’arte internazionale: Giuseppe Penone, Robert Morris e ora Eliseo Mattiacci.

In una grande antologica, le monumentali installazioni di Mattiacci dialogano con le raccolte del Mart, con la visione antitradizionale della scultura di Ettore Colla e con lo spazialismo di Lucio Fontana. Ancora, fino al 19 febbraio, la visita alla mostra del Mart suggerisce un confronto tra l’opera di Mattiacci e quella di un altro artista immenso, che rivoluzionò il linguaggio della scultura: Umberto Boccioni,  a cui è dedicata la grande mostra al primo piano.

L’idea della continuità dello spazio, che affonda le sue radici nel Futurismo, diventa cifra stilistica della produzione di Eliseo Mattiacci, come un’attitudine mai disattesa. Sin dai primi lavori, si intuisce una predilezione dello scultore per la forma circolare, per la rotazione, per la dinamicità plastica che ha indotto la critica a riconoscere in lui un possibile erede della tradizione futurista o ancor meglio boccioniana.

Con Penone e Morris si è aperta un’indagine sui gesti fondativi della scultura che, negli spazi del museo pubblico, interroga il senso dell’opera d’arte nello spazio.

Con Mattiacci ancora una volta architettura e scultura si intrecciano, dando vita a un serrato colloquio tra le opere e gli spazi progettati dall’architetto Mario Botta, non più cornice o contenitore, ma spazio da segnare ed eccedere. L’arte smette di interpretare il presente, non è più rappresentazione del mondo, ma diventa essa stessa il mondo.

Eliseo Mattiacci. La mostra

Classe 1940, Eliseo Mattiacci è tra i massimi esponenti di quel ripensamento delle pratiche scultoree che si è realizzato, in maniera sistematica, a partire dalla metà degli anni Sessanta. A Rovereto, attraverso una selezione di lavori per lo più di grandi dimensioni, un’ampia retrospettiva ripercorre l’intera carriera dell’artista, dagli esordi sino ai nostri giorni. Il percorso antologico racconta la parabola di uno tra gli scultori italiani più amati, presentando opere raramente allestite o mai esposte in un museo. Prendendo a prestito il nome dell’artista, la mostra del Mart suggerisce l’ampliamento della lettura critica su un percorso di ricerca che ha segnato la storia dell’arte degli ultimi decenni.

A cura di Gianfranco Maraniello, la mostra presenta opere capitali, come Locomotiva (1964), un lavoro degli esordi, in cui sono presenti intuizioni e temi che saranno determinanti per lo sviluppo successivo della poetica dell’artista. Nel percorso di visita si incontrano sculture che per complessità e misura sono di difficile installazione, come la celebre Motociclista (1981) che, esposta solo due volte nell’81 e nell’82, preannuncia il passaggio dalla dimensione terrestre a quella cosmica; o per esempio La mia idea del cosmo (2001), in cui emergono una dimensione sognante e contemplativa; oppure Piattaforma esplorativa (2008) che, allestita al centro del percorso, riunisce materiali e temi cari a Mattiacci. Sono inoltre presenti lavori entrati nella storia delle Biennali veneziane del 1972 e del 1988, entrambe a cura di Giovanni Carandente (insieme a Giuseppe Marchiori nell’edizione del ’72). Nella prima delle due Biennali un’intera sala era dedicata a Mattiacci, che allestì quattro opere, due delle quali inserite nella mostra di oggi al Mart: Cultura mummificata e Tavole degli alfabeti primari. A Venezia nell’88 fu invece esposta la scultura Esplorazione magnetica.

In mostra una ventina di disegni contrappuntano la monumentalità delle installazioni. Quello del disegno è un linguaggio per il quale Mattiacci è meno noto. Eseguiti principalmente in inchiostro e grafite, i disegni non hanno a che fare con la progettazione delle sculture, non sono disegni preparatori, ma costituiscono una raccolta di idee e suggestioni che si relazionano, a livello tematico e semantico, con la cosmologia dell’artista.

Una costante del lavoro di Mattiacci, sottolineato in mostra con decisione, è la messa in questione delle tendenze culturali più diffuse. I lavori del maestro scardinano la convenzionalità della compiutezza dell’opera a favore dei gesti fondativi dell’arte e di una decostruzione dei paradigmi dominanti.

Con Mattiacci, la scultura abbandona presto il piedistallo e si trasforma in dispositivo che appartiene allo spazio e, al medesimo tempo, eccede i suoi confini, muovendo verso dimensioni energetiche, esistenziali, cosmologiche.

Gli interventi di Mattiacci indirizzano a un’esperienza dell’universo che si compie nel disvelamento di potenze invisibili come quelle del magnetismo e della conduzione elettrica, in ritualità arcaiche, nella propagazione delle onde sonore di un gong, nella predisposizione di unità di misura umane, tracciati orbitali e vie di conoscenza all’ignoto attraverso scritture, metriche, strumenti meccanici e tecnologici in una tensione prometeica verso l’infinito.


Breve biografia dell’artista

Eliseo Mattiacci (Cagli, 1940) si forma nell’alveo delle ricerche informali e spazialiste. Contestualmente al suo trasferimento a Roma nel 1964 partecipa al clima di forte sperimentalismo approdando presto a un’idea espansiva di scultura. In quegli anni partecipa agli eventi che più significativamente segnano le sorti dell’arte (Lo Spazio dell’immagine, Foligno 1967, Arte Povera – Im Spazio, Genova 1967). Azione, performance e installazione entrano nel suo vocabolario poetico: le opere vengono liberate nella città, interagiscono con il pubblico, si alimentano di eventi atmosferici e comunicano con gli astri celesti.

Nel corso degli anni Settanta l’artista matura un convinto interesse per le energie primordiali. Nel 1972 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia. La pratica artistica si appropria di uno sguardo antropologico connettendo ritualità, forze primigenie e tecnologie in un unico continuum spaziotemporale.  Il rientro nel 1986 a Pesaro e l’apertura di un nuovo studio negli spazi di un capannone industriale coincidono con la sperimentazione di misure sino ad allora proibitive. L’arte viene condotta a una maturità monumentale e le forze supreme che attraversano il cosmo paiono diventare esse stesse agenti della scultura arcuandone e modellandone le forme.

Temi e tipologie plastiche già presenti nelle prove delle origini come la rotazione, l’intercettazione e la comunicazione assumo una dimensione osservativa e captativa. L’energia espansiva del soggetto si raccoglie così in un corpo scultoreo capace di forgiare l’opera in diretta relazione con la grandezza stessa dell’esistente. Fra le principali esposizioni di questo periodo si ricordano nel 1988 la memorabile sala alla Biennale di Venezia, nel 1993 l’apertura degli spazi di PradaMilanoarte e nel 2001 la grande mostra ai Mercati di Traiano a Roma.


ELISEO MATTIACCI
A cura di Gianfranco Maraniello

fino al 12 marzo 2017

Orari 
Mar – Dom: 10 – 18
Venerdì: 10 – 21

Lunedì chiuso

Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Corso Bettini 43
38068 Rovereto (TN)

Infoline 800 397760

http://www.mart.tn.it/

Email  press@mart.trento.it
Twitter @mart_museum
Instagram @martmuseum
Facebook martrovereto

 

 

*Comunicato stampa

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO, 29 novembre, Galleria Mucciaccia – Roma #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO

mostra a cura di
Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Inaugurazione:
martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

 @Galleria Mucciaccia,
Roma

 

Martedì 29 novembre 2016, alle ore 18.00, la Galleria Mucciaccia presenta Attraverso l’evento, una grande mostra antologica di Giosetta Fioroni a cura di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Il titolo della mostra, Attraverso l’evento, è tratto da un verso di Andrea Zanzotto, da Il galateo in bosco (1978), che bene esemplifica la poetica dello scrittore veneto, legata all’uso dell’ossimoro, alla formazione di nuove parole e da arditi accostamenti linguistici.

Con oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, l’esposizione si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi  momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese  o in Faccia pubblicità.

Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani.

Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di NietzcheCongiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e accompagnata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, illustrato, Cambi Editore, con nuovi testi di Fabrizio D’Amico, Piero Mascitti e Francesca Pola; una selezione di scritti critici di  Gloria Bianchino, Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Piergiovanni Castagnoli, Germano Celant, Daniela Lancioni, Tommaso Trini e degli scrittori Alfonso Berardinelli, Guido Ceronetti, Cesare Garboli, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi e Goffredo Parise. Biografia a cura di  Elettra Bottazzi.

 

2106_11_29_fioroni_invito

 

SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Giosetta Fioroni. “Attraverso l’evento”  da Il Galateo in Bosco di Andrea Zanzotto (1978)

Curatori: Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Sede: Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Inaugurazione: martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

Apertura al pubblico: dal 30 novembre 2016 al 10 gennaio 2017

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ufficio Stampa: Maria Bonmassar 06 4825370; 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

 

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara (manifesto)

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Antonio Zappone
CONDUIT

Inaugurazione :
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

@ Galleria Cesare Manzo,
Pescara

 

Conduit: la parola alla pittura.

Per il senso comune il ritratto è una forma di rappresentazione che raffigura in termini “realistici” una persona, confermato dalla voce dell’enciclopedia come immagine bi o tridimensionale attraverso la quale è possibile riconoscere il rappresentato. Rappresentazione e riconoscimento sono due questioni centrali che occupano la ritrattistica e con il quale l’arte e la sua evoluzione hanno dovuto confrontarsi. Va da sé che riconoscibilità e rappresentazione giocano ruoli diversi a seconda se si è persona o personaggio.

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara

Dal ritratto di una persona ci si aspetta e tendiamo maggiormente a vedere la sua cifra principale in quella del riconoscimento, della somiglianza, mentre nel personaggio, colui il quale è ammantato di maggiori caratteristiche simboliche, la ritrattistica può maggiormente sfuggire al realismo. Per fare un esempio, nel cortile dell’Accademia di Brera si trova la statua di Napoleone come Marte Pacificatore del Canova, una statua classica di un nudo dalle forme di un dio greco, mentre sappiamo che Napoleone, fisicamente parlando, era piccolo- piccolo, altro che statua greca.
Zappone sembra tenere in mente tutto ciò quando decide di fare le sue opere riguardanti i ritratti e di metterli in discussione decostruendoli nel processo che va dalla scultura alla pittura, passando per la fotografia.

In queste sue opere intravediamo e intuiamo che si tratta di busti e dunque di ritratti di personaggi illustri, quindi di opere celebrative e quindi più vicine alla verità simbolica che a quella terrena da carta di identità in cui, tranne la legalità nessuno sembra riconoscersi. Difatti nelle fototessere non ci piacciamo mai, per prima e per primi siamo portati a dire ma quello non sono io. In questo discorso per la verità Zappone si inserisce con tre livelli di rappresentazione, partendo dal busto, plastica, che poi fotografa, realismo, e sul quale alla fine interviene con la pittura libera, l’informe. In questo processo tra simbolismo a percorso tra realtà e risignificazione la pittura è chiamata a dire l’ultima parola, decostruendo l’immagine di realtà-verità portata verso una dimensione altra.

Antonio Zappone
CONDUIT

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

Inaugurazione:
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30
Fine mostra:  8 dicembre 2016

Galleria Cesare Manzo
 Via Galileo Galilei 42 – Pescara

 

*Comunicato stampa

 

Donato Piccolo. UNNATURAL, 27 novembre, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, Habana - Cuba - Foto courtesy esibizione curata SMart curator in Shanghai

Donato Piccolo. UNNATURAL, 27 novembre, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, Habana – Cuba #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, mostre

Donato Piccolo. UNNATURAL
mostra a cura di Dayalis González Perdomo

Inaugurazione:
domenica 27 novembre 2016 ore 17:00

Centro de Desarrollo de las Artes Visuales,
Museo in Habana,
Cuba

 

In occasione della 17° settimana della cultura italiana a Cuba, domenica 27 novembre si inaugura al Museo dell’Habana, Centro de Desarollo de las Artes Visuales, UNNATURAL, la prima mostra personale sull’isola di Donato Piccolo.

Il titolo dell’esposizione, UNNATURAL, sottolinea il rapporto analitico che l’artista instaura tra il mondo fenomenico ed il mondo noumenico, tra il mondo che appare e la sua parte nascosta, noumenica: un costante confronto tra la Natura e la sua impossibilità di rappresentazione.

Il titolo identifica tutto il percorso dell’artista dove le opere sono una linea di congiunzione tra il concetto di Natura (intesa come sistema aperto, creazionistico\scientifico) ed Artificio in un costante equilibrio tra ordine e caos, tra forma e movimento. La mostra infatti indaga proprio il rapporto tra arte e scienza, tra sculture in movimento che interpretano in maniera riflessiva il pensiero costruttivo di un’azione e le teorie scientifiche recenti, come la Teoria Nambu/Jona lasino sulla rottura della simmetria della natura, e ancora la Teoria della reversibilità della natura e la Teoria della risonanza stocastica, un’analisi tra ordine e caos quali motori dell’esistenza.

Sono esposte sculture e disegni che rappresentano il percorso dell’artista romano, che ha conquistato fama internazionale grazie alle sue installazioni tecnologiche e meccaniche attraverso cui Piccolo indaga le facoltà cognitive umane e gli aspetti percettivi del mondo naturale.

In mostra opere quali  colonne sonore, tornadi di vapore che percepiscono il suono o rumore esterno e lo trasformano in movimento delineando il concetto di estetica come elemento in continua evoluzione formale;  Malditesta, scultura che gioca sul rapporto di resistenza degli elementi interni attraverso un processo di nebulizzazione ad ultrasuoni; Contronatura, scultura automatizzata a forma di piede che scalcia continuamente contro una pianta dotata di frequenze audio interattive; “Electrical Reaction Noise”, 3 sculture composta da bobine di tesla che interagiscono con fonti di luce neon. Completeranno la mostra una serie di disegni e progetti che delineano la prassi analitica ma visionaria che l’artista usa per la realizzazione delle opere.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo edito da Maretti Editore dove saranno presenti, oltre alle immagini delle opere, i testi del direttore del Museo Dayalis Gonzales Perdomo e del curatore della Biennale dell’Avana, Jorge Fernandez Torres.

La mostra è sostenuta dalla Galleria Mario Mazzoli di Berlino, appoggiata da SMart curatorial group e promossa dall`Ambasciata italiana a Cuba durante la settimana della cultura  e Patrocinata dal Ministero della Cultura di Cuba.


Donato Piccolo (Roma 1976) lavora in un panorama internazionale e le sue opere sono state esposte in numerosi musei ed istituzioni in Italia e all’estero come: Smart, Shanghai; Festival dei due mondi, Spoleto (2009, 2016); MACRO, Museo di Arte Contemporanea Roma; Foundation Francès, Senlis, Francia; Beyond Museum, Seoul;  Museum Biedermann, Donauschingen, Germania; Musma museo Matera, Georg-Kolbe Museum, Berlin; Biennale di Venezia, Venezia (2007, 2011); Fondazione Boghossian, Bruxelles; Stadtgalerie, Kiel; Space Gallery, Bratislava; MACUF, Museo de Arte Contemporáneo Gas Natural Fenosa, Coruña;Centre Saint-Benin, Aosta; Wood Street Gallery, Pittsburgh USA.


INFORMAZIONI

Mostra: Donato Piccolo. UNNATURAL
Curatore: Dayalis González Perdomo

Apertura al pubblico: 28 novembre – 18 dicembre 2016

Sede: Centro de Desarrollo de las Artes Visuales. Museo in Habana, Cuba
San Ignacio 352 entre Teniente Rey y Muralla, Habana Vieja – Cuba

Informazioni: (537) 862 3533, (537) 862 2611
Email: avisual@cubarte.cult.cu

Orari: dal martedì al sabato 9.00-17.00 / domenica 9.00-13.00 / lunedì chiuso.

Ingresso gratuito

Informazioni per la stampa:

Maria Bonmassar
06 4825370; +39 335490311;
ufficiostampa@mariabonmassar.com

Foto courtesy esibizione curata SMart curator in Shanghai


*Comunicato stampa

 

NOVUS. Eduardo Fiorito, Paolo Torella, 5 novembre 2016, Case Romane del Celio- Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

“NOVUS”
Eduardo Fiorito / Paolo Torella
a cura di Lorenzo Canova

Inaugurazione:

5 novembre 2016 ore 18.30
@Case Romane del Celio,
Roma

 

Il giorno 5 novembre 2016 alle ore 18.30 si inaugura presso le Case Romane del Celio la mostra “NOVUS”, una doppia personale di Eduardo Fiorito e Paolo Torella, a cura di Lorenzo Canova, in collaborazione con Spazio Libero soc. coop. soc e con BqB Art Gallery, sotto l’alta sorveglianza del MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e con il patrocinio del Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto. 

Il progetto, realizzato appositamente, site specific, per le Case Romane del Celio, è stato pensato come una discesa nel profondo, nei sotterranei della Roma antica per dare forma a una meditazione allo stesso tempo concreta e spirituale sull’incontro tra il tempo immobile della città sotterranea ricoperta dai millenni, il tempo dilatato dell’arte e il tempo rapido e accelerato del nostro mondo globale e digitale. I due artisti compiono dunque un viaggio sotterraneo per riscoprire le origini di un mondo simbolico, una discesa per riconoscere radici segrete, un cammino composto da linguaggi del presente per ritrovare i fondamenti di una storia che va dall’arte greco-romana a oggi: Eduardo Fiorito e Paolo Torella hanno unito così il loro stile e la loro visione per dare vita a un progetto complesso e rigoroso all’interno degli spazi millenari delle Case Romane del Celio, un dialogo condiviso tra le misteriose suggestioni delle architetture e delle pitture antiche e gli strumenti attuali della loro opera.

I due artisti si servono, infatti – con consapevolezza e qualità – di media e forme espressive del tutto contemporanei per creare una riflessione densa sul tempo, sull’origine, sulla sacralità nascosta nel mondo e nella nostra veloce dimensione quotidiana. Gli strumenti della fotografia, della rielaborazione digitale delle immagini, della luce artificiale, dell’installazione e della performance vengono però rielaborati da Fiorito e Torella in una chiave differente che vuole ritrovare alcuni elementi simbolici dell’arte antica legandoli a un filo nascosto che ha segnato molte esperienze delle avanguardie storiche.

Il cerchio, il quadrato, la forma ovale, la stessa materia bruta delle cose entrano in questo vortice enigmatico che paradossalmente si proietta verso la concezione progressiva dell’avanguardia, riscoprendo al contempo un mondo iniziatico e una visione spirituale, un universo metaforico dietro ai quali si nascondeva una visione che poteva passare da uno sguardo mistico proiettato verso una dimensione ultraterrena a una discesa nelle tenebre dell’inconscio alla ricerca delle sue forme simboliche che compongono un intero universo di immagini.

I due artisti hanno scelto dunque le sale e i corridoi romani come punto di intersezione tra passato, presente e futuro, in un luogo sincronico dove il tempo stesso sembra quasi annullarsi per un attimo nell’intreccio tra le cubature delle sale, le loro decorazioni e le opere contemporanee che entrano nel loro dominio, trasformando le regole secolari di quel territorio per comporre un nuovo codice percettivo e ritrovare una sacralità oggi apparentemente perduta nel nostro mondo secolarizzato, dormiente nei sotterranei della nostra coscienza come le antiche case nascoste nel sottosuolo.



Eduardo Fiorito
è nato a Napoli nel 1977. Durante il suo percorso professionale, si è dedicato a teatro e multimedia, video-arte e fotografia, lavorando in Italia, Brasile, Egitto, Repubblica di Malta e Croazia, esponendo presso istituzioni pubbliche e private, gallerie d’arte, università e musei. Le sue fotografie sono state pubblicate da La Repubblica, Il Messaggero, Il Tempo, Il Corriere della Sera. Lepisma Edizioni ha pubblicato, nel 2014, “Magia” – monografia sul suo lavoro. Rai Arte, nel Giugno 2015, ha dedicato L’Arcadia dietro la nebbia alla sua produzione fotografica. Lead ph per TiVà – Integration Fashion Project per Abilissimi (catalogo stampato e pubblicato nel gennaio 2016 e pubblicazione per Repubblica e Corriere della Sera). IED – European Istitute of Design lo ha invitato nel 2014 per la lecture sul suo lavoro. Nell’aprile 2016 ha esposto presso la National Resarch University – Higher School of Economics and Faculty of Comunications, Media and Design a Mosca (Russia) con la personale “Aenigma”. E’ stato visiting professor presso la stessa università.


Paolo Torella
nasce a Roma nel 1961, orafo, scultore e fotografo ritrattista, da circa quindici anni vive sul lago di Bolsena, terra un tempo popolata dalle civiltà etrusche e villanoviane, luoghi da cui trae ispirazione per le sue opere scultoree ed installazioni. Immaginando la possibilità che la contemporaneità nell’arte, oggi, (come un cerchio che si chiude) sia in qualche modo il ritorno ad un contatto più stretto ed animista con il mondo naturale, abbina in una sorta di gioco alchemico materia, luce e forma, vecchie tavole di legno e modernissimi led, ferro ossidato e lucido argento, nella ricerca utopica di una formula, ricetta o scala armonica, che possa in qualche modo, tramite l’opera, porre lo spettatore in risonanza con l’essenzialità della “madre terra”. Collabora con musei ed enti istituzionali prediligendo, per la presentazione delle proprie opere, siti antichi o luoghi archeologici.


invito-21

“NOVUS”
Eduardo Fiorito / Paolo Torella
a cura di Lorenzo Canova

Inaugurazione 5 novembre 2016 ore 18.30
Case Romane del Celio

Clivio di Scauro, adiacente Piazza SS. Giovanni e Paolo | Roma
Ingresso libero

Dal 6 novembre al 9 dicembre 2016
Apertura al pubblico: 10-13 / 15-18 | Chiuso martedì e mercoledì
Biglietti: intero: € 8.00 – ridotto € 6.00

Case Romane del Celio
info@caseromane.it   info@spazioliberocoop.it
+ 39 06 70454544
www.spazioliberocoop.it

Info: +39 331 9320447   info@paolotorella.com  eduardofioritostudio@gmail.com

Comunica_Desidera_di Roberta Melasecca (logo)

PRESS OFFICE
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com / 349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com
www.comunicadesidera.com

 

 

 

*Comunicato stampa

Foggy night

vita

Sono da poco rientrata. È stata un’impresa, una nebbia così fitta a dicembre penso di non averla mai ricordata. Ho un leggero mal di testa, sento caldo, giro per casa infastidita, di tanto in tanto sbadiglio per sport.
Non ho niente da dire, scrivo cercando di avere sonno. Digito dal cellulare sforzando di più la vista – non è una mossa intelligente vista l’emicrania.

Sono giorni di grande riflessione e catarsi. La disintossicazione social funziona bene. Le persone mi fermano dal vivo dicendo di tornare su Facebook perché ero l’unica a dire cose intelligenti nella loro lista amici.
Non mi viene da ridere per la soddisfazione, non mi viene da tornare a espormi in quel baratro paranoico. Ho voglia di vivere lo stordimento nel reale e sentire che nessuno è a conoscenza dei miei fatti e io dei loro. Dirlo su un blog è una mossa che fa un po’ ridere, ma all’una mi concedo al caos dell’incoerenza.

Un post vuoto come il sonno che sale.
Il cane gira facendo strane danze per trovare la sua posizione ideale per riposare. Io ho fame. Non rileggo. Scrivo da sfruttando lo schermetto.
Buonanotte

01.00

La vana fuga dagli Dei – James Hillmann [Adelphi]

arte, arte contemporanea, comunicazione, cultura, filosofia, lavoro, leggere, letteratura, libri, Studiare, vita

Stanotte mi sono addormentata tardi, stamattina, di regola, ero sveglia presto. La colpa è dei caffè e i cappuccini che prendo per più volte al giorno da quando ho la macchinetta elettrica. Con l’avanzare dell’età inizio a odiare la rapidità e il caos. Alcuni anni fa, pensavo che l’attesa della moka fosse una sorta di rito, adesso, è tutto diverso, iper-accellerato, come il cuore e la pressione, per andare a risparmio.

La vana fuga dagli Dei di James Hillman è arrivato in un acquisto online fatto mentre cercavo dei volumi dedicati al narcisismo e all’anima. Si tratta di un saggio caratterizzato da una lucidità estrema, che mostra, a chiare lettere, come cio’ che ci circonda possa essere sanato da attente analisi di studio dedicate alla psiche umana. Al suo interno si dichiara approfondire la paranoia, lo stato di angoscia e risoluzione. Si passa da casi individuati da Freud che arrivano a Jung fino a potenziare il valore della mente con l’individuazione di immagini dal valore religioso, archetipico, riconducibili a miti antichi, che possono rappresentare le paure o le potenzialità di un dato momento, in un preciso contesto, per un determinato soggetto o uno Stato (inteso come Nazione).

Alla base del ragionamento risiede un rapporto di connessione tra buio e luce: nessuno esclude l’altra, entrambi sono compatibili e si completano perché nulla è disgiunto in natura. Ordine e caos viaggiano sempre di pari passo. Esiste una motivazione per ogni elemento che ci circonda, che ci ha condizionato nelle fasi di formazione dell’Io, dell’Es e del Super-io (il cuore della nostra personalità).

Gli esseri umani sono potenziali paranoici, decidere da che parte stare nelle cose è fondamentale, poiché riconoscere, scegliere e discernere, porta a innovative soluzioni. L’incapacità di agire (il non dire, il non manifestare, il rimanere passivi e succubi in silenzio), compie una azione di preferenza che può trasformare l’esistenza in una catastrofe maniacale e ripetitiva, spesso melanconica, che può causare ripercussioni sul modo di approcciare la propria vita in rapporto con gli altri.

Immaginiamo qualcuno che compie processi di accumulo o gesti reiterati. In entrambi i casi, esistono moti e ossessioni dai quali non ci si vuole liberare. La pulsione non può essere descritta senza una figura professionale precisa, e solo nel momento in cui si manifesta, essa, può essere riconducibile a qualcosa che ci tormenta da sempre: una paura non ammessa, una afflizione remota, rimossa o volutamente allontanata. Uno stallo dal quale si può uscire solo l’aiuto di uno specialista.

 

Secondo l’autore, nella paranoia c’è qualcosa di incorreggibile. Quando si parla di condizioni alterate dell’io, spesso, la reazione è quella di sentirsi ingabbiati e chiusi come fossimo isolati in una stanza, o addirittura, ci piazziamo in un ambiente vero, prescelto per reprimere le paure e proteggere cio’ che si crede essere, il presupposto esclusivo che dovrebbe rappresentare le nostra vera identità, che in realtà non conosciamo affatto. La paranoia è un fenomeno di oppressione che si rivela in alcuni atteggiamenti connotati in macro aree del delirio:

a) l’onnipotenza/ il senso di grandezza/ la megalomania, 
b) l’erotismo, 
c) la persecuzione.

Alle radici del discorso paranoico si trovano:

  1. La contraddizione
  2. Il pregiudizio
  3. Il sospetto verso uno pseudo nemico, il presunto capo espiatorio su cui riversare i propri incubi per esorcizzare l’inquietudine e la preoccupazione di qualcosa che non si riesce a immaginare o di cui si vuol parlare.

Questi tre punti permettono di ricavare le incongruenze che rimarcano la ripetizione dell’errore e la creazione della proiezione.  

Ad esempio, se in una normale situazione ci si trova a essere affezionati a una persona, il quadro sano è:
Io amo te – tu ami me
(equilibrio e corrispondenza).

In caso contrario, paranoico, si ha uno schema di questo tipo:

Io credo di amare te, lo sento che mi ami, sarai mia – tu ami me.
No, io non la amo, io sono il più grande: è lei chi mi perseguita, è tutta colpa sua se accade questo, è lei che mi ha manipolato, assieme gli altri affinché accadessero certe cose

(Dislivello – negazione/paura/paranoia/proiezione).

Se questi comportamenti fossero applicati ad una nazione, il rischio di intercorrere in un totalitarismo sarebbe molto accentuato.

In una lunga sequela di elementi e dati riportati, a rompere questo tipo di meccanismo interverrebbero lo stato di grazia, ironia e umiltà, che si raggiungono solo quando si decide di toccare il fondo, raschiarlo e implicarlo nella rinascita o quando si innesta una crisi passeggera per ripartire in un cambiamento verso una nuova vita. La presa di conoscenza e la consapevolezza possono avvenire da sole, ma il percorso di ricostruzione è ripercorribile con una figura professionale specifica, che aiuta a risanare le ferite, poiché spesso dietro questi meccanismi cio’ che si nasconde è un forte trauma o una grave depressione.

Raggiungere un stasi non è facile ma neppure impossibile.
La rielaborazione, la presa di coscienza, il cambiamento, le assunzioni di responsabilità, sono degli elementi a supporto per assemblare, tessere, organizzare, misurare le proprie regole interne in armonia con tutto quello che ci circonda, il creato.

Il nostro corpo va pensato come un tempio. Ogni elemento serve a mantenerlo in vita, più si scava al suo interno, più si elabora, più si fortifica tutto, più si è vicini all’anima.

la vana fuga degli dei

http://amzn.to/2E4WXne

Pochi giorni fa ho fatto uno modello riassuntivo già pubblicato, lo trovate Qui.
Aggiungo un vecchio post, sempre dedicato a un’opera di James Hillmann intitolata Puer Aeternus.

Attualmente sto portando avanti un testo di una studiosa bulgara che si occupa di semiologia, Julia Kristeva. Nel suo lavoro Stranieri a noi stessi affronta il discorso della paranoia in un aspetto dedicato alla condizione dei migranti/immigrati. Magari ne parlerò prossimamente una volta terminato. Per chi volesse informarmi si più, Qui.

 

No (virgola)

vita

non è mio compito andarlo a riprendere.

Giorni fa, quasi un anno fa.
Manca un giorno alla data, al 22.
Non dormo, ho il dito indice della mano sinistra puntato sul naso in maniera decisa, spingo la punta nella riflessione di tanto in tanto.
Il ritmo è sballato.

È l’una è ventotto. Digito dal letto col cellulare. Il cane russa, ho internet fuoriuso da giorni, non sono più su facebook.
Mi hanno regalato un’opera d’arte. Ho scelto un volo che assomiglia a una metamorfosi.
Ha una dedica, è molto importante. Assieme, quando la sceglievo, avevo una Bibbia vicina posizionata su una libreria, aperta a caso, esce un passo di Geremia dedicato a Giuda.
Ieri sera sono stata a cena in una Fondazione.
Strane cose. Sento un aereo volare nella notte.
Buonanotte
1.34

Sono stata nello stesso posto di un anno fa in un ambiente diverso. Un sottotetto, una donna che non c’era e oggi c’è, non più in foto. L’ho conosciuta e ho capito la leggerezza. Un’amica che non c’era, quest’anno ha assistito. Ridevamo al ritorno nel calore di un sole strano, fuori luogo verso le montagne al crepuscolo. Nostalgia.
Il libro prestato in presenza di un altro, l’ho lasciato. Era sulla responsabilità dell’artista.

Sono qui?
Tante cose.
1.38

Resoconti

arte, arte contemporanea, artisti, cultura, viaggi, vita

Sono un po’ di giorni che non mi siedo davanti a un pc. Non ho avuto internet per problemi di connessione e sono stata davvero molto bene. Per le necessità impellenti ho avuto il cellulare attivo. Ho già detto tante volte che la percezione di sguardi attraverso i social viene manipolata e alterata, e riposarmi dall’inutile è stato nutritivo e salutare.

Mercoledì scorso sono finita in una cena realizzata in un castello. Ci siamo presentate io e una giornalista teramana partite in tutta velocità alla ricerca di un luogo sperduto nella provincia di Pescara. Sono stata con imprenditori, critici, curatori e alcuni operatori di settore. Persone che lo scorso anno osservavo/ammiravo dalla platea di uno spazio artistico mentre disquisivano di creatività e responsabilità del/nel fare cultura. Non capisco come i fili della mia vita possano intrecciarsi a questa maniera così complessa, davvero, più volte, mentre ero lì presente, mi sono chiesta se fossi fortunata o meno, che cosa ci facessi realmente e altre insicurezze di poco conto. Io e un artista siciliano eravamo i più giovani, i novelli, che si guardavano con occhi spalancati, sinceri, non capendo cosa fare, come muoversi e cosa dire. In realtà, il tempo delle chiacchiere è stato poco, giusto per la condivisione di una aperitivo, una cena squisita allietata da vino rosso. Essere al tavolo della presidenza con un direttore artistico di quel calibro mi ha inibito nella sua fase iniziale, una volta sciolta la parlantina, ho capito che le volontà e i principi sono simili e si possono ottenere argomenti di riflessione validi per lavorare al meglio, se si vuole veramente contribuire a qualcosa.

Quando sono tornata a casa la notte ero molto confusa e stanca. Ho scritto a varie persone vicine le quali mi hanno prontamente risposto che se ero lì me lo meritavo per come agisco. Non so se sia vero o giusto. Oggi ho pure un raffreddore tremendo, da due o tre giorni penso e ripenso ai motivi di queste situazioni, poi sforno biscotti.

C’è un artista che seguo molto da vicino il quale ha iniziato a prendermi in giro sul serio. Spesso gli ricordo che alla base di ogni azione ci deve essere un progetto chiaro di intenzioni. Nella materia culturale viva, niente è data al caso, tutto è seguito da tre principi armonici.
L’altro giorno, mentre dibattevamo di stupidate varie, facevo un sugo improvvisato, non avevo nulla di apparentemente utile a casa, mano mano che aprivo cassetti e frigorifero mi accorgevo che tutto poteva essere ricondotto e unito per creare un sapore di tutto punto, io descrivevo i passaggi, lui mi richiamava all’ordine della sequenza, io l’ho smontavo secondo alcuni principi di sovversione duchampiana. Anche quando non lavoro, lavoro, non riesco a fermare le possibilità che si possono costruire con pochi elementi miscelati condividendoli con qualcuno che capisce realmente il mio ritmo.

Penso sempre che le azioni da basso siano le più utili. Se mi soffermo, rifletto su un viaggio fatto a Metz nel 2010,  fu l’anno in cui si inaugurava il Centre Pompidue II pensato da Shigeru Ban, l’architetto giapponese che si è occupato anche di alcuni progetti nella mia regione. Oltre a trovare una mia cara amica che viveva in Francia, sono stata invogliata da tutto il meccanismo di consapevolezza costruito attraverso il marketing affinché si costruisse valore per quel luogo nuovo, che inaugurava con alcune collezioni provenienti da Parigi, dal web, mentre ero in Italia seguendo la sua progressione tramite una webcam. Ho riso quando sono arrivata lì. Mi hanno chiesto il mio cap di provenienza. Ho sempre voluto immaginare che qualcuno sia andato a vedere questa località sperduta della provincia teramana e si sia chiesta il perché, i motivi, di questo movimento assurdo di azioni e di cose fuori da un circuito solito di consumatori arrivati da grandi città. Alle volte mi chiedo se vale anche per le riviste di settore, oltre ai soldi, capire come si muove il mercato e perché proprio da certe aree sottovalutate o svantaggiate.

Credo sempre che la provincia possa offrire tante cose, tante risorse innovative, soprattutto perché c’è ancora un grande valore nell’arrangiarsi a trovare soluzioni che permettano di irrompere nelle cose. In tutto questo anno di elaborazione progressiva non mi sono accorta di quanto io fossi vicina a cio’ che papa Francesco ha definito “misericordia”. Non ho agito per pietà, ma per compassione, una compassione che passa dal concetto di empatia che applicata ad un sistema laico o ateo puo’ avere un grande valore di riscontro nella fattibilità delle cose. Ho seguito con molta cura l’apertura della porta giubilare a San Pietro, ho ammirato chi crede fortemente in valori così importanti di spiritualità. Pensare che c’erano pellegrini da ogni dove per ricollocarsi nella propria esistenza, superando la paura dei personali demoni, mi rincuora.
Se si tralascia questo tipo di osservazione, la cultura alla partecipazione e l’umiltà perdono il sapore vero delle cose.

A questo punto credo mi sia salita la febbre. Ho mal di gambe, continuo a sentire freddo nonostante addosso abbia un felpone colossale a collo alto, uno scialle, un copricollo, i termosifoni e il camino acceso.
Non rileggo, mi sento molto stanca. Il cielo è sereno dalla mia finestra anche se ingrigito da un livie passaggio di nuvole leggere.
Il cane vaga per casa e si emoziona ascoltando Bjork.

Atena / Minerva

arte, cultura, filosofia, letteratura, vita

Innamorarsi del proprio archetipo.

image

Immagine e mito del giorno.
Link