La vana fuga dagli Dei – James Hillmann [Adelphi]

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Stanotte mi sono addormentata tardi, stamattina, di regola, ero sveglia presto. La colpa è dei caffè e i cappuccini che prendo per più volte al giorno da quando ho la macchinetta elettrica. Con l’avanzare dell’età inizio a odiare la rapidità e il caos. Alcuni anni fa, pensavo che l’attesa della moka fosse una sorta di rito, adesso, è tutto diverso, iper-accellerato, come il cuore e la pressione, per andare a risparmio.

La vana fuga dagli Dei di James Hillman è arrivato in un acquisto online fatto mentre cercavo dei volumi dedicati al narcisismo e all’anima. Si tratta di un saggio caratterizzato da una lucidità estrema, che mostra, a chiare lettere, come cio’ che ci circonda possa essere sanato da attente analisi di studio dedicate alla psiche umana. Al suo interno si dichiara approfondire la paranoia, lo stato di angoscia e risoluzione. Si passa da casi individuati da Freud che arrivano a Jung fino a potenziare il valore della mente con l’individuazione di immagini dal valore religioso, archetipico, riconducibili a miti antichi, che possono rappresentare le paure o le potenzialità di un dato momento, in un preciso contesto, per un determinato soggetto o uno Stato (inteso come Nazione).

Alla base del ragionamento risiede un rapporto di connessione tra buio e luce: nessuno esclude l’altra, entrambi sono compatibili e si completano perché nulla è disgiunto in natura. Ordine e caos viaggiano sempre di pari passo. Esiste una motivazione per ogni elemento che ci circonda, che ci ha condizionato nelle fasi di formazione dell’Io, dell’Es e del Super-io (il cuore della nostra personalità).

Gli esseri umani sono potenziali paranoici, decidere da che parte stare nelle cose è fondamentale, poiché riconoscere, scegliere e discernere, porta a innovative soluzioni. L’incapacità di agire (il non dire, il non manifestare, il rimanere passivi e succubi in silenzio), compie una azione di preferenza che può trasformare l’esistenza in una catastrofe maniacale e ripetitiva, spesso melanconica, che può causare ripercussioni sul modo di approcciare la propria vita in rapporto con gli altri.

Immaginiamo qualcuno che compie processi di accumulo o gesti reiterati. In entrambi i casi, esistono moti e ossessioni dai quali non ci si vuole liberare. La pulsione non può essere descritta senza una figura professionale precisa, e solo nel momento in cui si manifesta, essa, può essere riconducibile a qualcosa che ci tormenta da sempre: una paura non ammessa, una afflizione remota, rimossa o volutamente allontanata. Uno stallo dal quale si può uscire solo l’aiuto di uno specialista.

 

Secondo l’autore, nella paranoia c’è qualcosa di incorreggibile. Quando si parla di condizioni alterate dell’io, spesso, la reazione è quella di sentirsi ingabbiati e chiusi come fossimo isolati in una stanza, o addirittura, ci piazziamo in un ambiente vero, prescelto per reprimere le paure e proteggere cio’ che si crede essere, il presupposto esclusivo che dovrebbe rappresentare le nostra vera identità, che in realtà non conosciamo affatto. La paranoia è un fenomeno di oppressione che si rivela in alcuni atteggiamenti connotati in macro aree del delirio:

a) l’onnipotenza/ il senso di grandezza/ la megalomania, 
b) l’erotismo, 
c) la persecuzione.

Alle radici del discorso paranoico si trovano:

  1. La contraddizione
  2. Il pregiudizio
  3. Il sospetto verso uno pseudo nemico, il presunto capo espiatorio su cui riversare i propri incubi per esorcizzare l’inquietudine e la preoccupazione di qualcosa che non si riesce a immaginare o di cui si vuol parlare.

Questi tre punti permettono di ricavare le incongruenze che rimarcano la ripetizione dell’errore e la creazione della proiezione.  

Ad esempio, se in una normale situazione ci si trova a essere affezionati a una persona, il quadro sano è:
Io amo te – tu ami me
(equilibrio e corrispondenza).

In caso contrario, paranoico, si ha uno schema di questo tipo:

Io credo di amare te, lo sento che mi ami, sarai mia – tu ami me.
No, io non la amo, io sono il più grande: è lei chi mi perseguita, è tutta colpa sua se accade questo, è lei che mi ha manipolato, assieme gli altri affinché accadessero certe cose

(Dislivello – negazione/paura/paranoia/proiezione).

Se questi comportamenti fossero applicati ad una nazione, il rischio di intercorrere in un totalitarismo sarebbe molto accentuato.

In una lunga sequela di elementi e dati riportati, a rompere questo tipo di meccanismo interverrebbero lo stato di grazia, ironia e umiltà, che si raggiungono solo quando si decide di toccare il fondo, raschiarlo e implicarlo nella rinascita o quando si innesta una crisi passeggera per ripartire in un cambiamento verso una nuova vita. La presa di conoscenza e la consapevolezza possono avvenire da sole, ma il percorso di ricostruzione è ripercorribile con una figura professionale specifica, che aiuta a risanare le ferite, poiché spesso dietro questi meccanismi cio’ che si nasconde è un forte trauma o una grave depressione.

Raggiungere un stasi non è facile ma neppure impossibile.
La rielaborazione, la presa di coscienza, il cambiamento, le assunzioni di responsabilità, sono degli elementi a supporto per assemblare, tessere, organizzare, misurare le proprie regole interne in armonia con tutto quello che ci circonda, il creato.

Il nostro corpo va pensato come un tempio. Ogni elemento serve a mantenerlo in vita, più si scava al suo interno, più si elabora, più si fortifica tutto, più si è vicini all’anima.

la vana fuga degli dei

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Pochi giorni fa ho fatto uno modello riassuntivo già pubblicato, lo trovate Qui.
Aggiungo un vecchio post, sempre dedicato a un’opera di James Hillmann intitolata Puer Aeternus.

Attualmente sto portando avanti un testo di una studiosa bulgara che si occupa di semiologia, Julia Kristeva. Nel suo lavoro Stranieri a noi stessi affronta il discorso della paranoia in un aspetto dedicato alla condizione dei migranti/immigrati. Magari ne parlerò prossimamente una volta terminato. Per chi volesse informarmi si più, Qui.

 

D’io /Dio

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Non è vero che la risposta che è dentro di noi è sempre sbagliata come  diceva il famosissimo Quelo di Guzzanti.
Sta a noi entrare in conflitto con il proprio demone (paura) e spogliarlo dei suoi condizionamenti (io – proiezione – paranoia/ buio/ d’io).

È una questione di volontà.
Da negativo a positivo.
Da passivo ad attivo.
Da dolore a gioia.
Da pianto a risa.
Da ingiustizia a giustizia.
Da diritto a dovere.
Scriverlo può essere un aiuto, parlarne con chi si ha fiducia, un nuovo inizio. (azione/ verità /luce/Dio).

Esiste una soluzione per tutte le cose.

La perfezione ti divora

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La somma delle piccole cose porta a capire quanto tutto il resto possa plasmarci.
La manipolazione, il suggerimento soffiato in un orecchio, in una persona che si sente non adeguata.
Qualcosa in questi personaggi cinematografici traggono spunto dall’idea di male, introiettato nella nostra cultura da secoli di ripetizione dostoevskijana. Di letture importanti nocive, se effettuate in ripetizione e senza distacco. Senza distanza o tempo giusto.
Una perfezione utopica, che non esiste, piuttosto disintegra e distrugge, inaridisce l’anima, rendendola meccanica, togliendole il respiro, lentamente lacerandola e castrandola.

La luce vince sempre sul buio.

Difendersi dai narcisisti. [libro]

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Les Carter
Difendersi dai narcisisti.
Come non farsi rovinare la vita da chi pensa solo a ste stesso.


Gli stronzi non sono stronzi, sono narcisisti. Torniamo a chiamare le cose col proprio nome, adottando un linguaggio giusto.
Consiglio questo libro a tutti, a quelli che non hanno fiducia in se stessi, che cercano sempre l’approvazione dell’altro, e a chi si trova in una condizione di mobbing, sottoposto a giudizio continuo, lavorativo e familiare, non richiesto.
Mi ha aperto ancora di più gli occhi rispetto alle circostanze che si vivono ogni giorno.

No Ombrina

attualità, comunicazione, politica, vita

Oggi a Lanciano, Chieti (Abruzzo), ci sarà una grande manifestazione contro la petrolizzazione del mare Adriatico.
Si prevede una grande partecipazione in difesa di questo territorio.
Alcuni artisti si sono uniti così, cantando un brano di Lucio Dalla.

Per saperne di più:
www.stopombrina.wordpress.com
Facebook

#nombrina

ll narcismo

vita

Negli ultimi tempi faccio altro che incontrare narcisisti. Di solito si presentano come gli uomini più sicuri del mondo, capaci di essere i più valorosi scudieri di questa esistenza. A distanza di mesi, dopo vari sotterfugi e condizioni di cui loro non si rendono conto in modo chiaro, si rilevano nella loro essenza. La loro capacità di gestire le relazioni è pari a una strategia di un giocatore di scacchi, in attesa della mossa giusta che faccia cadere l’avversario. Sono un’appassionata di psicologia, ho sempre avuto tale predisposizione da bambina e mi rimane facile sentire le persone immedesimandomi in chiave empatica. Considero tale punto di vista molto rischioso, poiché spesso le donne quando entrano in contatto con soggetti di questo tipo tendono ad assumere una visione da crocerossina malefica. Non ho capito ancora se ciò dipende dalla scarsa autostima che si ha si sé o da dinamiche inquadrate dagli affetti turbati che ci si porta dietro nella costruzione dei quadri familiari dall’età dell’infanzia, di fatto è un’ammissione sbagliata che non aiuta la ricerca di un amore sano e costruttivo, in tutte le sue forme più complete. Così com’è sbagliata la visione del narcisista.

In queste settimane ho letto molti forum, mi sono accorta di quanto tale predisposizione sia una patologia poco conosciuta in Italia. Di solito, chi soffre di questa malattia manipola e sfrutta le persone a proprio piacimento come prolungamento del proprio essere, ma mentre l’altro (la vittima) procede, va avanti, apre porte, elabora e progredisce, il narcisista approfitta di tutti questi passaggi per prosciugare la propria vittima e soddisfare il suo progetto di azione con buone maniere e cortesia. Egli proietta sé nell’altro, come fosse uno specchio, ne assorbe le energie, lo riduce a un essere immobilizzato, lo distrugge nell’intimo e lo condiziona fino a diventare una macchina esecutrice completamente svuotata del proprio essere.

In alcuni casi le vittime di questi abusi (fisici, ma soprattutto psicologici) tendono a calcificarsi, pietrificarsi nelle emozioni, non escludendo dal proprio corpo l’avanzamento di forme tumorali.

Prendo sempre queste tematiche da internet con le pinze poiché le relazioni tra terapeuti e pazienti devono nascere nel campo di analisi nel reale. Il contatto visivo è centrale nell’accettazione e nella elaborazione del proprio disagio.

Purtroppo ci penso, poiché, come esistono le somatizzazioni (mal di schiena, afonia e situazioni improvvise inspiegabili), ci sono anche altre forme di manifestazione di richiamo in cui il corpo ci spedisce segnali precisi che non si possono sottovalutare e valutare adeguatamente senza il sostegno di un professionista. Il nostro fisico e la nostra mente vanno sempre di pari passo.

Basta leggere la costruzione del mito di Eco e Narciso per capire che fine faranno entrambi, serve per capire quanto sia disfattista la tendenza di chi non è capace di mettere freno a un malessere riconoscibile dal quale non si vuole uscire. Ed è raro che si possa venir fuori da questa condizione, soprattutto nell’avanzare dell’età.

Ho sempre la tendenza a vedere il lato buono di chi ruota attorno a me, penso che ognuno di noi abbia dei valori solidi che fanno la differenza, ma quando la questione diventa pericolosa, per la tutela del proprio equilibrio interiore, bisogna interrompere immediatamente qualsiasi forma di incontro, affinché la gabbia non sia serrata definitivamente e portata verso la distruzione, anche se questo è l’individuo che si pensa di amare più di tutte le cose al mondo.

Proprio pochi minuti fa, mentre cercavo di terminare un lavoro da consegnare a breve, avevo la tv accesa. Si parlava di collezionismo e di come certe forme di protezione, blocco, assorbimento, servano a preservare la propria solitudine per non cadere in una forma ufficiale di depressione.

E quando il narcisista è anche collezionista? L’uso strumentale di un soggetto per loro è assorbire l’energia per saziare l’ego. Un ego incapace di nutrirsi con la propria sostanza, inadatto a entrare in crisi e nutrirsi di essa per diventare un uomo (anche donna) rinnovato e più forte, capace di arrivare alle proprie mete senza mettersi sulla schiena di nessuno.

La cosa più interessante del discorso è che in tutto questo loro sono sofferenti poiché riconoscono i propri limiti e incapacità di azioni. Spesso sono persone invidiose, rancorose e aggressive. Bugiarde, soprattutto, con chi ha visto in loro i loro lati oscuri e ha tesi una mano per sostenerli. Secondo vari autori è sbagliato correre in soccorso di tali persone poiché l’unica cosa che potrebbe supportarli è la loro scelta di voler cambiare concretamente. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e quando si ha una personalità borderline, dai tratti immaturi e adolescenziali, il ricorso alla menzogna a se stessi (e agli altri) e all’ordine del giorno. Fanno prima a trovare nuove prede che affrontare i propri problemi. In qualsiasi condizione sono solo i terapeuti a poterli sostenere, noi siamo solo coscienti e incapaci di saper gestire tali condizioni poiché mancano strumenti precisi. Dobbiamo solo preservare la nostra identità, rimanere fedeli alla propria autenticità e alle persone che riconoscono le nostre qualità in maniera lampante.

Il gioco di un narcisista perverso è anche quello di infangare il prescelto con qualsiasi mezzo a disposizione, per questo bisogna difendersi e non raccogliere nulla di ciò che è detto e affibbiato poiché loro sono mossi da spirito di vendetta.

Se volete fare una ricerca su internet le parole chiave sono:

Egocentrismo
Narcisismo
Narcisismo patologico
Narcisismo patologico con tendenze paranoiche
Narcisismo patologico perverso con tendenze paranoidi
Vittime di uomini con disturbo narcisismo patologico perverso.