Il complotto dell'arte - ph. Amalia Temperini

Il complotto dell’arte di Jean Baudrillard #libro #saggistica [#recensione]

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Dopo Andy Warhol qual è il destino delle arti contemporanee?

È l’unica domanda a cui cerco risposta dopo la lettura del testo di Jean Baudrillard, “Il complotto dell’arte” (SE – Abscondita, 2015).

Un volume che anticipa di circa trent’anni quello che stiamo vivendo adesso con i social network, le immagini e la sovrapproduzione di esse.

L’ironia ha ucciso la critica?
Cosa vuol dire leggere la realtà con gli occhi da europei e con una modalità di rappresentazione americana basata sul regime del simulacro?

Siamo passati dal potere di illusione a quello di disilussione, ma quanto di questo è cambiato con il concetto di idea, di sostituzione del sacro e con l’inserimento della realtà in quelle arti che raccontano il nostro tempo? Quanto il pubblico si sente in soggezione davanti a un meccanismo che è a tutti gli effetti è un dominio culturale?Perché l’arte dovrebbe essere considerata esclusiva? È solo presunzione? È abuso di potere?

L’autore solleva negli anni Novanta del XX secolo qualcosa che genera negli operatori di settore una reazione critica tanto da essere considerato per loro un feroce un traditore.

Io trovo il suo punto di vista geniale e coerente con la mia visione di mondo; questo mi fa sentire meno spaesata e più rassicurata rispetto al futuro.

La lettura è veloce, ma adatta a chi è abituato ad affrontare temi legati ai cambi di processi storici e culturali.

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Chi sono i terroristi suicidi di Marco Belpoliti #Guanda #libro #pointofview [#recensione]

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Chi sono i terroristi suicidi è libro di Marco Belpoliti edito da Guanda nel 2017. E’ una raccolta di articoli che indaga la nostra contemporaneità. Lo studioso offre spunti di riflessione in dieci saggi dedicati a più argomenti incrociati in un unico macro tema. Lo scopo è ragionare su una azione spettacolare di una forma di disperazione che porta a un’idea precisa di morte, ispirata da un principio di punizione.

Si tratta di una condanna auto-inflitta in forma collettiva. L’impianto è una struttura che trova risoluzione nell’azzeramento di alcuni simboli del mondo occidentale dove gli esseri umani sono solo una cornice consumata e senza valore di uno stagno, una specchio, riflesso, simbolo di ostentazione e vanità.

Moneta (mezzo statere) della serie del giuramento: testa di Giano bifronte e scena di giuramento Autore: Tipologia : Moneta, medaglione, medaglia Anno: 225-217 a. C. Materia e tecnica: Oro http://www.museicapitolini.org/

Il terrorista è un paranoico che ha perso il valore della speranza. È un anonimo con scarsa personalità, facilmente influenzabile, con un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Una persona che appartiene a una fascia economica medio – alta, studente di ingegneria, ossessionato dalla tecnica e formato in una cultura proveniente dai paesi del mondo islamico. È persona che ha tutto, ma che prova un grande senso di vuoto e il suo unico scopo è di imporsi con l’auto-annientamento nella costruzione di un mito in un atto di volgare scorrettezza. Il suo rifugio è in una ideologia maturata a seguito di ansie e aspettative altissime, fino a rendere la sua anima pietrificata, come se fosse cristallizzata in una eterna giovinezza. L’attentatore è mosso – di solito – da un senso di vergogna e umiliazione. Il gesto che compie è infantile e nocivo rispetto a chi è agli antipodi del suo patrimonio di conoscenze e questo lo disorienta e lo porta nelle mani di chi sa approfittare della sua incapacità fino a trasformarla in tragedia.

L’orchestrazione ha una regia di reclutamento che proviene dal marketing. Alla base esistono dei responsabili che selezionano – tramite social networki prescelti. Il loro identikit corrisponde alle caratteristiche elencate poco fa, ne conoscono tutti i movimenti, li adescano e in maniera subdola li portano nell’abisso delle loro intenzioni. L’influenza cui sono sottoposte le vittime è costruita in piccoli step. Si compiono con una terapia che continuerà in un percorso di manipolazione votato all’azzeramento della identità e della loro personalità.

In tutto questo la religione è uno strumento che diventa il capro espiatorio di una attività ingannevole che porta alla trasformazione del martire in vampiro. Avviene, in pratica, un cambio del paradigma che da testimone di vita lo trasforma in un angelo persecutore di morte.

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde - web

La sceneggiatura si compie nel gesto di condanna pubblica nella distruzione della piazza. Anonimi che ammazzano i loro simili in modo violento per costruire testimonianze immediate, visibili e condivisibili, offline e online, dove siamo responsabili, vittime e complici, nel vedere cosa è accaduto nelle città di New York, Londra, Nizza, Parigi, Bruxelles.

La comunicazione e l’informazione servono a diffondere loghi e iconografie (Branding Terror). In quei codici illusori sono costruiti dei traumi per immagini e la loro distribuzione su più piattaforme ha come obiettivo recare danno permanente sulla memoria degli innocenti che sarà documento fondamentale per chi studierà il futuro della storia e della sua interpretazione.

Si pensi solo a quanto materiale è stato prodotto dall’abbattimento delle Torri Gemelle dal 2001 in poi e al quantitativo di fake news e rivendicazioni di pari livello nella morte di Osama Bin Laden.

Quello che si evince in modo netto in Chi sono i Terroristi suicidi di Marco Belpoliti è l’innovazione. Negli anni a seguire essa sarà uno degli strumenti in grado di pilotare, condizionare e definire, nuovi limiti, confini e i comportamenti, tramite tecniche di ripresa e di fotografia nella sperimentazione che trae ispirazione dall’universo sportivo e nell’impiego di droni.

Marco Belpoliti, Chi sono i terroristi suicidi, Guanda, 2017 - ph. Amalia Temperini

Ho scelto di leggere il libro dopo aver ascoltato una intervista all’autore e ho pensato che il suo testo fosse connesso ai contenuti portanti avanti da Jerome Bruner quando parlava – alcuni anni fa – di società che passano dall’ego al we – go, nell’epoca del fallimento, tra inferno e creatività e non mi sbagliavo.

Riflettendoci su, anzi, mi viene da aggiungere che a Occidente si vive lo stesso disorientamento. Ho lavorato nel campo dell’arte contemporanea per otto anni prima di passare a un nuovo settore. Ho incontrato molti artisti, alcuni dei quali non hanno osato immergersi nella propria crisi personale per scarso coraggio; incapaci di affrontare – per vigliaccheria – i propri problemi nell’assumersi delle responsabilità e rigettando le proprie colpe sugli altri convinti di rimanere eterni ragazzi in fuga salvi dal giudizio della propria coscienza. Alcuni di loro sono ridotti alla medesima condizione riportata da Belpoliti e definita come “melancolia megalomania dell’inumano.

Spesso sono provenienti dell’est Europa arrivati in Italia negli anni ’80; cresciuti in questa nazione; accomunati dal disconoscimento per la propria radice.

Si comportano come dei senza patria che rifiutano i legami con la terra che li ospita nonostante le possibilità di accoglienza a loro concesse.

Persone molto fortunate che hanno dei conflitti interiori troppo invalidanti che li portano a solitudine estrema, alla perversione, alla ossessione, all’autolesionismo, all’essere dipendenti da alcol e dai social network, al rifiuto di un ascolto autentico e a rinnegare la famiglia di origine. Individui che trovano rifugio nella radicalizzazione ideologica e con la scusa di disconoscere il proprio padre firmano una denuncia che è raccontata in modo inconscio nella realizzazione di opere d’arte. Traditi, quindi, dall’errore delle proprie azioni nella verità dei loro lavori.

Si tratta meccanismi proiettivi che li rendono uguali a ciò che vogliono rigettare e nei quali rimangono intrappolati e incatenati come moderni Prometeo divorati dalle aquile.

Bulloz, Jacques-Ernest — Cosimo. Promethée. Strasbourg — insieme- http://catalogo.fondazionezeri.unibo.it/scheda.v2.jsp?tipo_scheda=OA&id=15708&titolo=Piero%20di%20Lorenzo,%20Prometeo%20anima%20l%27uomo%20col%20fuoco%20rubato%20agli%20dei,%20Pandora%20ed%20Epimeteo,%20Prometeo%20ruba%20il%20fuoco%20dal%20carro%20del%20sole,%20Prometeo%20incatenato%20da%20Mercurio,%20Supplizio%20di%20Prometeo&locale=en&decorator=layout_resp&apply=true

Non vedo differenze tra questo racconto personale e quello riportato da Belpoliti. Hanno in comune una componente esistenziale che denuncia la medesima condizione di abbandono.

La vittima (terrorista/artista) è incapace di reagire alla propria oppressione come se fosse un organismo cosciente di vedere tutto, ma completamente cieco davanti a un problema. La sua sfida è tra la scelta di rimanere zombie ancorato alla propria bara oppure lasciarsi gettare in pasto a chi è peggio di loro, nella totale inconsapevolezza, senza sapere che è uno spreco che li renderà pedine di un gioco al massacro dove non stabiliranno mai le regole e dove nell’utopia dell’uguaglianza la loro aspirazione è irrevocabilmente castrata.

Karpov contro Kasparov Fonte: https://www.rsi.ch

La riflessione che mi contorce il cervello è come si fa a rimanere indifferenti alla vita, alle occasioni, alle piccole cose e ai segni che ogni giorno ci arrivano. Allora mi arrabbio davanti alla mia impotenza di essere umano ed è la spinta che sale per poter fare di più, per inseguire i sogni e reagire a quella trappola che ci hanno teso come generazione. Non penso a me, ma ai figli dei miei amici che meritano il doppio delle possibilità che ho avuto io. Il mio unico dovere è lasciare un posto al mondo che sia migliore di quello che ho ereditato.

Il libro di Marco Belpoliti è una analisi lucida che ci fa sentire meno soli davanti a un indefinito che al momento ha ancora molte cose inspiegate. Chi ha attraversato con le proprie mani gli eventi generati dal narcisismo patologico perverso sa di cosa parla l’autore e alla fine della lettura si sente in pace come Ulisse al rientro a Itaca, quando poggia i piedi nella sua casa, dopo le sue enormi battaglie.

 

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La vana fuga dagli Dei – James Hillmann [Adelphi]

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Stanotte mi sono addormentata tardi, stamattina, di regola, ero sveglia presto. La colpa è dei caffè e i cappuccini che prendo per più volte al giorno da quando ho la macchinetta elettrica. Con l’avanzare dell’età inizio a odiare la rapidità e il caos. Alcuni anni fa, pensavo che l’attesa della moka fosse una sorta di rito, adesso, è tutto diverso, iper-accellerato, come il cuore e la pressione, per andare a risparmio.

La vana fuga dagli Dei di James Hillman è arrivato in un acquisto online fatto mentre cercavo dei volumi dedicati al narcisismo e all’anima. Si tratta di un saggio caratterizzato da una lucidità estrema, che mostra, a chiare lettere, come cio’ che ci circonda possa essere sanato da attente analisi di studio dedicate alla psiche umana. Al suo interno si dichiara approfondire la paranoia, lo stato di angoscia e risoluzione. Si passa da casi individuati da Freud che arrivano a Jung fino a potenziare il valore della mente con l’individuazione di immagini dal valore religioso, archetipico, riconducibili a miti antichi, che possono rappresentare le paure o le potenzialità di un dato momento, in un preciso contesto, per un determinato soggetto o uno Stato (inteso come Nazione).

Alla base del ragionamento risiede un rapporto di connessione tra buio e luce: nessuno esclude l’altra, entrambi sono compatibili e si completano perché nulla è disgiunto in natura. Ordine e caos viaggiano sempre di pari passo. Esiste una motivazione per ogni elemento che ci circonda, che ci ha condizionato nelle fasi di formazione dell’Io, dell’Es e del Super-io (il cuore della nostra personalità).

Gli esseri umani sono potenziali paranoici, decidere da che parte stare nelle cose è fondamentale, poiché riconoscere, scegliere e discernere, porta a innovative soluzioni. L’incapacità di agire (il non dire, il non manifestare, il rimanere passivi e succubi in silenzio), compie una azione di preferenza che può trasformare l’esistenza in una catastrofe maniacale e ripetitiva, spesso melanconica, che può causare ripercussioni sul modo di approcciare la propria vita in rapporto con gli altri.

Immaginiamo qualcuno che compie processi di accumulo o gesti reiterati. In entrambi i casi, esistono moti e ossessioni dai quali non ci si vuole liberare. La pulsione non può essere descritta senza una figura professionale precisa, e solo nel momento in cui si manifesta, essa, può essere riconducibile a qualcosa che ci tormenta da sempre: una paura non ammessa, una afflizione remota, rimossa o volutamente allontanata. Uno stallo dal quale si può uscire solo l’aiuto di uno specialista.

 

Secondo l’autore, nella paranoia c’è qualcosa di incorreggibile. Quando si parla di condizioni alterate dell’io, spesso, la reazione è quella di sentirsi ingabbiati e chiusi come fossimo isolati in una stanza, o addirittura, ci piazziamo in un ambiente vero, prescelto per reprimere le paure e proteggere cio’ che si crede essere, il presupposto esclusivo che dovrebbe rappresentare le nostra vera identità, che in realtà non conosciamo affatto. La paranoia è un fenomeno di oppressione che si rivela in alcuni atteggiamenti connotati in macro aree del delirio:

a) l’onnipotenza/ il senso di grandezza/ la megalomania, 
b) l’erotismo, 
c) la persecuzione.

Alle radici del discorso paranoico si trovano:

  1. La contraddizione
  2. Il pregiudizio
  3. Il sospetto verso uno pseudo nemico, il presunto capo espiatorio su cui riversare i propri incubi per esorcizzare l’inquietudine e la preoccupazione di qualcosa che non si riesce a immaginare o di cui si vuol parlare.

Questi tre punti permettono di ricavare le incongruenze che rimarcano la ripetizione dell’errore e la creazione della proiezione.  

Ad esempio, se in una normale situazione ci si trova a essere affezionati a una persona, il quadro sano è:
Io amo te – tu ami me
(equilibrio e corrispondenza).

In caso contrario, paranoico, si ha uno schema di questo tipo:

Io credo di amare te, lo sento che mi ami, sarai mia – tu ami me.
No, io non la amo, io sono il più grande: è lei chi mi perseguita, è tutta colpa sua se accade questo, è lei che mi ha manipolato, assieme gli altri affinché accadessero certe cose

(Dislivello – negazione/paura/paranoia/proiezione).

Se questi comportamenti fossero applicati ad una nazione, il rischio di intercorrere in un totalitarismo sarebbe molto accentuato.

In una lunga sequela di elementi e dati riportati, a rompere questo tipo di meccanismo interverrebbero lo stato di grazia, ironia e umiltà, che si raggiungono solo quando si decide di toccare il fondo, raschiarlo e implicarlo nella rinascita o quando si innesta una crisi passeggera per ripartire in un cambiamento verso una nuova vita. La presa di conoscenza e la consapevolezza possono avvenire da sole, ma il percorso di ricostruzione è ripercorribile con una figura professionale specifica, che aiuta a risanare le ferite, poiché spesso dietro questi meccanismi cio’ che si nasconde è un forte trauma o una grave depressione.

Raggiungere un stasi non è facile ma neppure impossibile.
La rielaborazione, la presa di coscienza, il cambiamento, le assunzioni di responsabilità, sono degli elementi a supporto per assemblare, tessere, organizzare, misurare le proprie regole interne in armonia con tutto quello che ci circonda, il creato.

Il nostro corpo va pensato come un tempio. Ogni elemento serve a mantenerlo in vita, più si scava al suo interno, più si elabora, più si fortifica tutto, più si è vicini all’anima.

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Pochi giorni fa ho fatto uno modello riassuntivo già pubblicato, lo trovate Qui.
Aggiungo un vecchio post, sempre dedicato a un’opera di James Hillmann intitolata Puer Aeternus.

Attualmente sto portando avanti un testo di una studiosa bulgara che si occupa di semiologia, Julia Kristeva. Nel suo lavoro Stranieri a noi stessi affronta il discorso della paranoia in un aspetto dedicato alla condizione dei migranti/immigrati. Magari ne parlerò prossimamente una volta terminato. Per chi volesse informarmi si più, Qui.

 

Concatenazioni, ricostruzioni del vissuto.

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Quando studi i saggi e l’autore riporta le opere d’arte insospettabili sulle quali tu, nelle diverse parti d’Europa, ti sei soffermata lungamente poiché percepivi attrazione, di quell’esatto vissuto, in un momento diverso rispetto alla sua produzione, non capendone i motivi o non ammettendoli a te stessa.
Quando tutti erano alla ricerca impazzata di modelli famosi standardizzati di successo, i grandi nomi, i grandi quadri, la grande pubblicità, e ti sentivi incompresa nel non provare le loro stesse emozioni, poiché attratta da altro, meno noto,  ma più intenso e non azzerato.
A distanza di tempo, leggere, ritrovare questi esatti dettagli nei grandi pensatori, mi fa sentire molto fortunata, meno libera fisicamente, più vicina a un pensiero non contaminato, indipendente. Mi permette oggi di muovermi tra le mie idee, in codici che possono apparire al mondo anarchici e sovversivi poiché lontani dalle loro visioni. E non ho più paura. Non mi fa più paura.
Me ne frego.

Esistono i giusti. Esiste la giustizia. Esiste la volontà, seppur sofferta poiché non compresa da chi si rifiuta di ascoltare il tuo sguardo. Esiste, tutto esiste, ed è a portata di mano coi segni di compensazione e completamento che arrivano ogni giorno, in forma di piccole cose non ricercate assiduamente.


Vincent van Gogh, Un paio di scarpe, olio su tela, 1886

Andy Warhol, Shoes (FS II.257), Screenprint with Diamond Dust on Arches Aquarelle (Cold Pressed), Paper, 1980

Le opere parlano sempre rispetto agli artisti.

Sto bene. Mi sento bene. Ho un tavolo pieno di libri che esamino attingendo scrupolosamente in confronti che appunto su quaderni grandi, dai quadrati piccoli.

La mia vita è la ricerca.
Mi piace. Mi piace fiutare i cambiamenti. Farlo attraverso la distanza critica, diretta, inseguendo la mia personale etica.
Immergermi totalmente nelle dinamiche, assorbire quando posso, non saziandomi mai di cio’ che sto leggendo ma di quanto possa essere utile per il nostro divenire costruire attraverso i contenuti.

C’è il sole anche oggi, indosso una felpa verde fluo presa a Dublino con cappuccio e un collo di lana blu elettrico che mi hanno regalato per il mio compleanno. Quando studio sento irrimediabilmente freddo e ho necessità di coprire la testa e il viso.