Francesca Pasquali, not ordinary place, bologna

Francesca Pasquali – Not Ordinary Place #mostra #Bologna [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, costume, cultura, giovedì, lavoro, mostre, recensioni arte, società, vita

Camminavo per le strade di Bologna in occasione di ArteCity per raggiungere una galleria, ma di tanto in tanto mi trovavo, senza mappa, luoghi improvvisi da scoprire. Così è nata la visita alla mostra di Francesca Pasquali. Not ordinary place alla Eserl SIM Spa.

Prima di accedere a questo enorme palazzo senatoriale nel cuore della città non sapevo cosa avrei trovato, e di certo non mi sarei mai aspettata di entrare in una banca che si occupa della gestione di fondi investimento e grandi patrimoni.

La mostra gioca proprio su questo contrasto. Un ambiente con uomini della sicurezza, profanato dal pubblico dell’arte che girovagava mentre alcuni dei dipendenti erano seduti nei loro uffici a chiacchierare di sabato pomeriggio. Un sacro e un profano costruiti su ironia composta ma estrema.

Vedere spuntare grandi setole, ragnatori, cannucce e filamenti, dai colori acidi, rendeva la visita molto stimolante. Si avvertiva la serietà richiesta da un luogo pieno di stanze e corridoi contro la risata che bisognava trattenere quando queste installazioni comparivano all’improvviso.

Francesca Pasquali compie la sua ricerca attraverso l’impiego di materiali di uso comune, domestico e industriale, invita il pubblico a entrarci in contatto, partecipare e immaginare. La visita per questo può assumere la voce di un atto di irruzione in uno spazio dove personaggi dalle eco mitica possono mimetizzarsi e comparire con l’aiuto dei fruitori che complici possono assegnargli qualsiasi ruolo o più significati.

Francesca Pasquali. Not ordinary place.
Ersel SIM S.p.A
Via Massimo d’Azeglio, 19
Bologna

Fino al 28 febbraio

Testo critico a cura di:
Alice Trasforti

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le realtà ordinarie, bologna

Le realtà ordinarie a cura di Davide Ferri – Palazzo De’ Toschi – Bologna #mostra [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, cultura, eventi, giovedì, lavoro, mostre, recensioni arte, società, turismo, viaggi, vita

Le realtà ordinarie è una mostra collettiva a cura di Davide Ferri che si tiene a Palazzo De’ Toschi – Salone della Banca di Bologna – fino al prossimo 23 febbraio.

Lo scopo è indagare la rappresentazione dell’ordinario in una modalità di lettura che parte da opere ibride verso frammenti e piccoli accadimenti della vita quotidiana, mosse da una serie di domande poste agli artisti: è possibile per loro l’abbandono al piacere della pittura pura e cosa comporta questa scelta adesso?

I lavori che mi hanno colpito sono:
Il fiore di Anna di Luca Bertolo. L’artista rappresenta, in una grande dimensione, una natura morta, un disegno in origine realizzato dalla figlia; sovverte l’ordine di un foglio normalissimo quadrettato e ne restituisce una immagine monumentale e sincera, di qualcosa che tutto a un tratto non è più un semplice gesto infantile, ma una elevazione poetica che genera stupore e meraviglia.

Andrew Grassie propone un’opera pittorica di piccole dimensioni. Accettare che fosse un dipinto e non una fotografia è stata la parte più difficile. Secondo quanto afferma il curatore, l’artista è specializzato nel raccontare spazi marginali come magazzini, ingressi o uffici di musei e gallerie.

Riccardo Baruzzi – del quale non ho trovato la didascalia – realizza Colonne, un lavoro del 2019 che presenta una ripetizione di un vaso di fiori di un’autrice sconosciuta trovato per caso. È proposto su diversi supporti che si alternano e cercano di bilanciare pitture replicate che passano in secondo piano rispetto ai materiali usati per sorreggerli. Che sia questa sorta di installazione ad avere davvero valore?

Verrebbe da chiedere se e quanto questo percorso abbia a che fare con il tempo, ma anche capire quanto l’attenzione dei visitatori oggi è spostata su aspetti secondari rispetto alla proposta totale di fruizione di un’opera.

Le realtà ordinarie
a cura di Davide Ferri

Palazzo De’ Toschi – Salone Banca di Bologna
Piazza Minghetti 4/D, Bologna

Fino al 23.02.2020

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Basilica di Santa Maria Matriarcale - Verona - ph. Amalia Temperini

Lista #viaggi, #eventi, #mostre 2019

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L’ultimo appuntamento di questo giovedì di Gennaio è dedicato agli eventi a cui ho partecipato nel 2019. Ho scelto di inserirlo dopo i libri e i film perché questo tipo di esperienza è sempre diversa rispetto alla immobilità che genera l’incontro con una visione o di una lettura.

  1. I miserabili regia di Franco Però, Teatro Comunale, Teramo
  2. Sant’Anna bocs art a cura di Martina Lilli, Piazza Sant’Anna, Teramo
  3. Andre Panarelli. Ombra Illuminata, Museolaboratorio, Città Sant’Angelo, Pescara
  4. Le costellazioni sembrano non tenere più. La Maddalena della collezione Capitolare incontra la poesia di Simona Novacco, Museo Capitolare, Atri, Teramo
  5. Sul filo dell’immagine. Trame dell’arazzo contemporaneo a cura di Simone Ciglia, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso, Teramo.
  6. Sarà presente l’artista #StefanoArienti a cura di Simone Ciglia, Fondazione Malvina Menegaz, Castelbasso, Teramo.
  7. Romeo + Giulietta, Sergei Polunin e Alina Cojocaru – regia Johan Kobborg Arena di Verona, Verona
  8. Basilica di San Zeno, Verona
  9. Complesso del Duomo di Verona, Verona
  10. Chiesa di Sant’Elena, Scavi archeologici e Battistero di San Giovanni in Fonte, Verona
  11. Casa di Giulietta, Verona
  12. Sabbia d’oro – Mostra collettiva, Museolaboratorio, Città Sant’Angelo, Pescara
  13. Stati Generali dell’Arte e della Formazione artistica contemporanea in Abruzzo a cura di Maurizio Coccia e Silvano Manganaro, ABAQ, L’Aquila
  14. La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista a cura di Astrid Narguet, Lucilla Stefoni, Filippo Lanci, Museo Capitolare di Atri, Atri, Teramo
  15. Ivan Graziani cantato da Filippo Graziani, Piazza Martiri, Teramo
  16. Amore, lettere e musei. Seminario di studi, Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università degli Studi di Teramo, Teramo.
  17. Vivere freelance – incontro con Zerocalcare, Parco della Scienza, Teramo
  18. Lo schiaccianoci – Balletto di Milano, Teatro Comunale, Teramo
  19. Algoritmi. Frammenti di un’antologia del volo. Valentina Colella a cura di Piera Di Nicolantonio, Galleria Margutta, Pescara
  20. Bambinello Rubacuori a cura di Vincenzo La Mendola, Museo Capitolare di Atri, Teramo
  21. Camerlengo. Affidare la comunità a cura di Giorgio D’orazio, Abbazia di Propezzano, Morro D’oro, Teramo

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Lista #film e #serietv 2019

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Dalla lista dei libri, passo a quella dei film e delle serie tv. Sono tornata al cinema per un breve periodo nel 2019, chissà cosa accadrà in questo nuovo 2020?

Film

  1. La favorita – Yorgos Lanthimos, 2018
  2. Velvet buzzsaw – Dan Gilroy, Netflix, 2019
  3. A star is born – Bradley Cooper, Tim Vision, 2018
  4. Tito e gli alieni – Paola Randi, Tim Vision, 2019
  5. Chiara Ferragni. Unposted – Elisa Amoruso, 2019
  6. Martin Eden – Pietro Marcello, 2019
  7. Vivere – Francesca Archibugi, 2019
  8. Io, Leonardo – Jesus Garces Lambert, 2019
  9. Nell’erba alta – Vincenzo Natali, 2019
  10. Tim Robbins. I’m not ue your guru – Joe Berlinger, Netflix, 2016
  11. I due papi – Fernando Meirelles, Netflix, 2019
  12. The app – Elisa Fuksas, Netflix, 2019

    Serie tv:

  13. You, Netflix, 2018
  14. The rain, prima stagione, Neflix, 2018
  15. The rain, seconda stagione, Netflix, 2019
  16. Il racconto dell’ancella, Tim vision, Netflix, 2019
  17. Santa Clarita Diet, stagione 1-2-3, Netflix, 2019
  18. Special, Netflix, 2019
  19. The end of Fuck*** world, stagione 2, Netflix, 2019
  20. Dead to me. Amiche per la pelle, Netflix, 2019
  21. Chernobyl, NowTV, 2019
  22. Living with yourself, Netflix, 2019
  23. Unbelievable, Netflix, 2019

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Un labirinto di libri (Getty Images)

Lista #libri letti nel 2019

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Come lo scorso anno per il mese di gennaio, ogni giovedì, sarà dedicato alle liste dei libri, film, serie tv ed eventi che ho visto, ai quali ho partecipato e in alcuni casi recensito sul blog e su Instagram.
Ho tralasciato tutta la parte dedicata alla saggistica, molto più massiccia e indirizzata verso un unico tema che è stato poi l’argomento principale della mia tesi discussa a luglio 2019.

Iniziano con i libri:

  1. La prima radice – Simone Weil, Edizioni di Comunità, Milano 1954
  2. Monumentum. L’abitare, il politico e il sacro – autori vari, Jacabooks, 2011
  3. La scultura raccontata da Rudofl Wittkover, Einaudi, 1985
  4. Il dono si saper vivere – Tommaso Pincio, Einaudi, 2018
  5. Il nome della Rosa – Umberto Eco, Bompiani, 1980
  6. La società della performance, Tlon, 2019
  7. I serial killer dell’anima – Cinzia Mammoliti, Sonda, 2012
  8. I testamenti – Margaret Atwood, Ponte alle Grazie, 2019
  9. Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri, Mondadori, 2019
  10. Le assaggiatrici, Rossella Postorino, Feltrinelli 2018
  11. Noi felici pochi – Patrizio Bati, Mondadori, 2019
  12. La scuola di pizze in faccia – Zerocalcare, Bao Publishing, 2019
  13. Uomini e topi – John Steinbeck (trad. Michele Mari), Mondadori, 2016
  14. Kokoro. Il suono delle cose nascoste – Igort, Oblomov Edizioni, 2019
  15. La solitudine del critico. Leggere, riflettere, resistere – Giulio Ferroni, Salerno Editrice, Roma, 2019
  16. Il censimento dei Radical Chic – Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019
  17. La straniera – Claudia Durastanti – La nave di Teseo, 2019.

    ***
    Audiolibri:
    ***

  18. Heidi – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2018 (Storytel)
  19. Una posizione scomoda – Francesco Muzzopappa, Fazi Editore 2013(Storytel)
  20. La sovrana lettrice – Alan Bennett, Adelphi, 2011 (Storytel)
  21. Quanto siete felici fateci caso – Kurt Vannegut, Minimum Fax, 2017(Storytel)
  22. Storia della mia ansia – Daria Bignardi, Mondadori, 2018 (Storytel)
  23. Lessico famigliare – Natalia Ginzburg, Einaudi, 1963 (Storytel)

    **
    Non terminati:
    **

  24. Tu non sei Dio, Edizioni Tlon, 2016
  25. Fedeltà – Marco Missiroli, Einaudi, 2019
  26. Sodoma – Frédréric Martel, Feltrinelli, 2019
  27. Quattro ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno -Timothy Ferriss, Cairo Editore, 2007

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Bambinello Rubacuori – Museo Capitolare #Atri #mostre [#recensione]

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Avevo augurato buone feste, ma ci sono ancora cose da dire prima della fine dell’anno. Sovverto la mia stessa regola dei programmazione e pubblico una recensione dedicata a un nuovo evento al quale ho partecipato con molta attenzione per il tema e la moltitudine di argomenti che si possono aprire per costruire dei dialoghi culturali.

Due sono stati i momenti che mi hanno convinto di ieri sera al Museo Capitolare di Atri: il discorso del curatore e studioso Vincenzo Maria La Mendola e quello del Vescovo della Diocesi di Teramo – Atri, monsignore Lorenzo Leuzzi.

La mostra attraversa due aspetti centrali nella costruzione della immagine da Gesù Cristo bambino, presenta un focus sugli strumenti di raffigurazione dei segni della passione (l’attraversamento del dolore) e dell’amore (per la crescita della propria spiritualità). L’osservazione parte da simboli identificativi inseriti nei contesti medievali e di arte di periodo moderno.

Si tratta di un fulcro che nasce all’interno di congregazioni monastiche spagnole, si estende in tutta Europa fino ai nostri giorni grazie a una Tradizione e in una Radice di matrice cattolica nel dialogo e per la diffusione dei messaggi della Chiesa.

Come già detto, nel programma iconografico religioso inizia a manifestarsi in epoche lontane il bisogno di raccontare la storia del Cristo bambino. Una narrazione che si arricchisce di grammatiche del visivo rivolte al popolo, in forme e stili vicini all’artigianato, caratterizzati da codici immediati, semplici e accessibili rivolta a tutti.

Il primo elemento utile è la tenerezza. Un bambino dai tratti delicati quanto può incidere sulla morale e che impatto può avere nella memoria visiva in una dimensione collettiva?

Un popolo con pochi strumenti culturali ha il dovere di vedere l’annuncio del Messia, chi ha in sé il segreto e l’armonia nell’equilibrio tra vita e morte (amore e passione). Avviene per questo, per opera di una comunità di donne (le Carmelitane Scalze), un processo di mutamento del segno, un ribaltamento di quella immagine violenta che conosciamo tutti – la crocifissione sul Golgota – a favore di qualcosa che addolcisce il tremendo destino di ogni uomo e la nostra personale e segreta verità.

Monsignor Lorenzo Leuzzi ha sollevato una grande riflessione umana. Cosa sta accadendo oggi? Che cosa vuol dire oggi quando si esclama di avere dei progetti di cambiamento? Cosa cosa accade oggi quando sappiamo che la nostra storia è stata testimoniata da tutto ciò che è visibile ai nostri occhi ed è presente qui in questo spazio che raccoglie processi storici legati a uno specifico territorio, alla propria gente, nel corso dei secoli? E aggiungo io: che connotazione può assumere la partecipazione del pubblico alla ri-costituzione di una responsabilità che parte da un luogo che ha funzioni diverse rispetto a quelle di un edificio di culto?

Il Museo Capitolare di Atri è costituito da una collezione vastissima di materiali per buona appartenuti alla adiacente cattedrale, praticati nelle funzioni pastorali, serviti al capitolo per arrivare alla comunità per l’accrescimento dell’incontro di chi il cristianesimo lo professa e di chi lo integra a sé per la propria custodia spirituale.

È così che in un nanosecondo questa piccola mostra natalizia accompagna al futuro, ricorda che nel mezzo di un qualsiasi processo esiste la possibilità di un cammino valido per sé, per scegliere il valore di chi vogliamo (davvero o ancora) essere.

Bambinello rubacuori
a cura di Vincenzo Maria La Mandola
Dal 21 dicembre 2019 al 2 febbraio 2020
Museo Capitolare
Via dei Musei 15, Atri (TE)

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Il censimento dei radical chic, Giacomo Papi, Feltrinelli, 2019 - ph. Amalia Temperiini

Il censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi #libri #feltrinelli [#recensioni]

attualità, costume, cultura, giovedì, gossip, leggere, libri, politica, quotidiani, rumors, società, vita

Che cosa accade quando durante un confronto in un talk show un intellettuale e un ministro degli interni si scontrano dopo che uno dei due osa citare Spinosa? Giaco Papi nel suo ultimo libro racconta in forma romanzata, e con ironia spigolosa, una Italia quasi contemporanea.

La storia di una figlia che osserva quanto accade in questo paese da un certo momento in poi, l’accorgersi della vita parallela di suo padre che in nome di una rivolta feroce verso un mondo politico manipolatorio, agisce attraverso pseudonimi sul web. L’osservazione di come alcune figure, necessarie in alcuni periodi della storia, siano passate in secondo piano per incapacità di comprensione delle esigenze attuali di una società divenuta per buona parte populista, dove gli intellettuali sono visti come demonio in terra, vittime incapaci di lavorare sulla umiltà perché il loro linguaggio è complesso, ricercato e inarrivabile, a chi, a una popolazione che, ha costante bisogno di umiltà e leggerezza.

Il ministro degli Interni è colui che pilota la rivolta e addita queste condizioni secondo lui inaccettabili. Istituisce il Registro Nazionale degli Intellettuali e dei Radical Chic, distorce ancora una volta la visione di un gruppo ristretto di persone che vuole a tutti i costi, secondo il suo punto di vista, schiacciare l’intelligenza altrui.

Il censimento dei radical chic (Feltrinelli, 2019) diventa così un libro esempio di come la censura possa agire sotto gli occhi del lettore che vede disturbata la riflessione su quanto legge dalla azione dell’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana. L’autore adotta una strategia intelligente nella costruzione del suo testo che volge a una doppia funzione su chi sceglie di continuare a leggere tra le righe censurate e chi invece compie un salto senza ricorrere a quanto riportato.

Una delle parti più belle è quando mette a nudo il ministro, la relazione che ha con la madre, di come lei lo aggredisce con verità estrema nell’aver tradito se stesso e la sua intelligenza per quella che può essere considerata una forma di egomania ipertrofica, un andare avanti senza una meta precisa coinvolgendo gente inconsapevole delle sue reali intenzioni.

Ci sono i salotti, ci sono le gabbie, esiste uno zoo, esistono gli anarchici, esiste ancora piazzale Loreto che raccoglie un momento preciso quello che forse è uno dei traumi che questo paese non ha saputo ancora metabolizzare.

Inutile dire che Cosma è il personaggio più spietato, quello più radicato che con la sua forza affronta e sradica qualcosa con quella che è a tutti gli effetti una strage.

Il censimento dei Radical Chic di Giacomo Papi (Feltrinelli, 2009)

 

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Noi felici pochi – Patrizio Bati #libro [#recensione]

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Ho già detto su Instagram di come sia stata ispirata da un commento di Teresa Ciabatti per arrivare a questo libro, del fatto che lo abbia definito immorale, senza spiegarne i motivi. Mi sono chiesta se io stessa lo fossi e non ho trovato risposta. Mi piace leggere, mi fido della sua scrittura e credo che lei sia una delle poche autrici italiane a cui mi affido volentieri perché capace di raccontare benissimo le dinamiche di narcisismo.

Noi felici pochi di Patrizio Bati è un libro indegno. Non esiste giustificazione o tolleranza davanti a ciò che ho letto. Violenza, fascismi di ogni tipo, disorientamento, prostituzione, tra Roma, Orbetello e l’Argentario. Pagine di cinismo gratuito poste davanti a un lettore consapevole creano una manta di opposizione, distacco e resilienza, in quel fluire di parole che si susseguono in modo nevrotico, asfittico e disarmonico.

La storia è di Patrizio, un ragazzo benestante e della mediocrità dei suoi amici. Una persona incapace di provare empatia, legato alle dinamiche di un gruppo di persone irresponsabili e vogliose di disintegrare l’altro a favore di un effimero, di un riempimento di un qualcosa che non è di certo classificabile come anima. Le figure femminili passano in secondo piano in ogni pagina, sono considerate l’oggetto di turno, buone solo a essere etichettate, massacrate, punite, da un giudizio spietato e feroce.

Quello che mi ha fatto riflettere – e che trovo in molte serie tv viste di recente – è la sottrazione della vittima dallo scenario, la sua messa in secondo piano rispetto a varie forme egocentrismo sempre più maniacale e raffinato. Si parla di un incidente, e si chiede al lettore di essere complice di questa bruttura attraverso la lettura che è a tutti gli effetti una impostura. Mi ha infastidito lo stile. L’inserimento intrusivo di una mente abituata a consultare tutto in maniera nevrotica come fossimo sempre e solo connessi al web; un atteggiamento compulsivo del trovare una soluzione a tutto come un robot; un meccanismo di sostituzione dal reale che corrode come un cancro. Ho smesso di leggere per scelta quei passaggi che sembrano note, solo su alcune ho trovato il coraggio di appoggiarmi per capire, ma ero talmente distante da quello che attraversavo che qualsiasi informazione è risultata superflua.

Non so chi sia Patrizio Bati. Nelle pagine iniziali si parla di una figura che esiste realmente e che i fatti narrati sono accaduti con consapevolezza. C’è una cosa su cui mi sono soffermata: il pensiero finale. È una dichiarazione di colpa verso chi non gli ha saputo dare amore.

Questo mi ha riportato ad Albert Camus. Alla fine di quel meraviglioso libro che è Lo Straniero. Muersault, lì, tra quelle pagine, nonostante la spietatezza dell’atto di rinuncia al perdono, ha una umanità che arriva fino a stenderti. Qui, in Noi Felici Pochi, che rimane davvero?

Davanti a tutto questo mi verrebbe da chiedere all’autore o al personaggio protagonista: le è stato negato un qualcosa di necessario, ma gli altri, tutti quelli massacrati e morti, cosa le hanno dato in cambio, quanto che ci hai sottoposto?

Da lettrice dissento. Sono complice nell’acquisto che è un mercato, ma la mia coscienza rifiuta di dare valore a quanto ho fagocitato in pochi giorni.

Patrizio Bati, Noi Felici Pochi, Mondadori, 2019

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The end of f***ing world stagione 2 , netflix

The End of F***ing World – 2 stagione #TEOTFW [#recensione]

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Avevo già parlato lo scorso anno di questa serie perché mi era piaciuta molto. Il racconto è l’acerbo di una rabbia sincera pilotata da due ragazzi, figli di genitori egoisti, irresponsabili, trovati a vivere una esperienza devastante.

Così la seconda stagione di The End of F***ing World riprende dalla fine della prima parte, narrata dalla maturità di quello che è accaduto a James e ad Alley, i due protagonisti della vicenda. Si tratta di una situazione che evolve nella ammissione di un fallimento, da errori che comportano il non affrontare le paure o il coraggio di trovarsi a espiare la propria vita in una azione che è avvenuta all’insaputa di tutti per legittima difesa.

Questa nuova parte ha come tema la vendetta di chi non vuole vedere, da parte di chi riconosce che l’unica traccia di amore che aveva fatto penetrare in sé è ciò che gli aveva occultato la vista. Bonnie è una ragazza molto brava e ben educata, con una madre che la ha programmata a essere una macchina da guerra più che una donna in grado di conoscere e gestire le proprie emozioni. La sua storia si intreccia a quella di James ed Alley con una ricerca spietata che la condurrà a stalkerizzarli in mezzo ai boschi di un paese indefinito e nascosto nel nulla del mondo.

La colonna sonora rimane sempre una delle cose più potenti del progetto. Per chi volesse capire cosa ho detto per la prima parte della serie questo link.

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25 novembre

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“Ora esci di qui”.

Queste parole sono una manna dal cielo stamattina, una delle risposte più importanti alle forme di violenza più subdole che possano esistere. Un “no”, che non porta a compromessi.

Molto spesso si scorda che la violenza è un fatto non legato solo alla fisicità, ma passa anche attraverso altre vie più nascoste. Quando uno esprime una propria verità, per chiarire la propria posizione, l’altro, il soggetto a cui si chiede tempo, crede che possa autorizzarsi a distruggere l’altro attraverso lo screditamento.

A quante è accaduto?

È un fatto di vigliaccheria e di irresponsabilità, di incapacità al riconoscimento dei sentimenti altrui.

Qui si parla di un libro, un intellettuale morto a causa di un atteggiamento politico. La figlia del defunto si trova a dover abbassarsi alla stregua di chi ha imparato a giocare alla manipolazione pur avendo gli strumenti per capire di cosa parlava chi affermava una sua verità (il padre di lei contro una condizione di azzeramento della coscienza critica individuale).

Molto spesso una donna in ambito personale e professionale si trova a vedere e attraversare situazioni molto simili, magari mutate di contesto, ma simili. Il giochetto tattico è sempre lo stesso e la frase che si sente ripetere è :”devi rimanere zitta” o “rilassati”.

Accade così che quando si esprime volontà di chiarezza o si chiede del tempo per capire cosa si sta attraversando, la risposta data in cambio è una aggressione immotivata. Un atto di egocentrismo.

Io credo che gli uomini, molti degli uomini che ho incontrato nella mia vita, non siano stati abituati a una educazione sentimentale, a riconoscere i sentimenti fondamentali, come molte donne non sono abituate a difendere la loro vera natura e per questo cadono vittime di meccanismi non chiari a cui si deve sottostare per una presunta educazione.

Vale la pena sottostare a chi vuole impedirti di esprimere chi sei realmente?

No.

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Le assaggiatrici – Rossella Postorino #libri #recensione

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Se Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri parlava di 10 modelli femminili di rottura, Le assaggiatrici di Rossella Postorino ha 10 figure incastonate dentro la rigidità di un totalitarismo.

Siamo nella storia contemporanea, durante la Seconda Guerra Mondiale. Alcune donne sono selezionate per assaporare ogni pasto da destinare al Führer. La situazione che vivono è una condizione politica di contorno. Rosa – la protagonista assoluta – si trova a vedere stravolta la sua esistenza. L’unica costante salda è il suo vizio di gustare le cose come faceva da bambina.

L’intreccio prevede due grandi amori, quello per Gregor, l’uomo costretto a partire per difendere la patria e quello per un comandante delle SS, che esegue i compiti per la nazione nel quartiere generale di Adolph Hilter.

Le assaggiatrici - Rossella Postorino, Feltrinelli, 2018 - ph. Amalia Temperini

L’elemento accattivante di tutta la lettura è il flusso di coscienza. Da lettrice sono stata costretta a saltellare nei pensieri intrusivi della protagonista come se fosse in me quel meccanismo cervellotico; oscillavo tra senso di colpa, tradimento e la rinuncia che a un certo momento si radicalizzati in me senza una apparente ragione.

Dall’inizio ho avuto la percezione di scindere il desiderio del corpo rispetto al pensiero. La necessità di riempire dei vuoti attraverso situazioni rischiose che garantivano all’intreccio la riuscita di una lettura sempre più intrigante, come se la fisicità sapesse già cosa volere mentre la testa si riempiva di insicurezze e stati d’animo complessi e agitati.

Nessuno potrebbe aspettarsi un finale così.

Il dato utile rilasciato dall’autrice è nei ringraziamenti. Un appunto specifica che Rosa è un personaggio esistito davvero: il suo nome è Margot Wölk, una donna che offre una chiave interpretativa sulla conoscenza di alcuni fatti dedicati al nazismo venuti fuori solo all’età dei suoi 96 anni.

Le assaggiatrici - Rossella Postorino, Feltrinelli, 2018 - ph. Amalia Temperini

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Morgana – Michela Murgia e Chiara Tagliaferri #libri #donne [#recensione]

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Dieci donne, dieci modelli di rottura, sono raccontate da Michela Murgia e Chiara Tagliaferri in Morgana, libro edito da Mondadori nel 2019.

La lettura è trasversale, le singole storie sono frammenti delle nostre vite estrapolate da quelle altrui, di chi ha saputo imporsi con coraggio in un sistema che voleva una femmina incastonata dentro un regime sociale di un preciso momento storico.

Mi sono resa conto di avere in mano qualcosa che mi apparteneva quando ho letto la parte dedicata alle sorelle Brontë; non ho focalizzato l’attenzione sulla loro storia personale, ma sulla mia adolescenza, su quanto abbiano inciso i libri di Emily e Charlotte: Cime Tempestose e Jane Eyre. Mi sono chiesta che impatto avessero oggi, se li rileggessi e in che modo abbiano influito nella scelta di un uomo, negli anni.

I loro temi anticipano quegli argomenti classificati come dinamiche di manipolazione, possesso o simbiosi.

Quando ero ragazzina il personaggio di Heathcliff ha forgiato il mio immaginario tanto da sentirmi come lui. In quel momento avevo trovato voce in una personalità possessiva, rabbiosa e vendicativa, che mi faceva sentire ascoltata e in pace con il mondo intero. A quel tempo non mi curavo del fatto che lui fosse un frutto raccontato da una scrittrice, ma oggi ne tengo conto; rifletto sulla potenza che può avere un messaggio narrato da una persona che ha visto il suo nome originale occultato da uno pseudonimo per poter pubblicare il proprio lavoro, ciò che la tormentava, per poter sopravvivere in quel contesto inglese di metà Ottocento.

Mi chiedo ogni giorno quanto siano forti le donne; quanto sono capaci di immedesimarsi in un dolore profondi tanto da tirarne fuori capolavori radicali.

La rabbia di Heatcliff non è diversa da quella di Tonya Harding e neppure dalla fame di vita di Vivienne Westwood. Ognuno a suo modo nella loro esistenza si è espressa attraverso l’unico espediente possibile che aveva in mano: l’arte, lo stile, la creatività, lo studio, la disciplina, qualcosa che è stato negativo, qualcosa che ha funzionato da spinta verso l’esterno. Personalità che hanno imposto a se stesse il desiderio di essere altro.

Ognuno di noi ha una storia, quella delle altre rafforza la nostra identità.

I meravigliosi disegni che anticipano ogni capitolo sono opere di MP5, artista romana conosciuta al mondo contemporaneo per i suoi lavori di street art.

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