Corri, lavora la campagna! [#lavoro]

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Da giorni incontro, vedo, saluto, tanti corrieri. Gente che ha scelto di adattarsi, reinventarsi, approfittare di lavorare in tutta velocità.

Questa velocità ha un costo. Un costo che sarà sottopagato, ma chi sceglie di farlo, ha i suoi buoni motivi per impegnarsi a sopravvivere al futuro.

Da giorni ascolto persone che hanno riscoperto la campagna, le coltivazioni. Incontro e parlo, mi fa specie sentirmi dire da molti che io vivo fuori dai centri. Il tono molto spesso è strano, hanno difficoltà ad accettare che questo è il futuro.

I negozi, i grandi centri commerciali, stanno cambiando assetto. I rischi sono altissimi, seppur organizzati, adesso. In casa mia, non abbiamo nessun a difficoltà a contattare i corrieri, sappiano che hanno un costo, ma troviamo una formula per abbattere la spesa.

Mi piace risolvere, mi piace spronare le persone a migliorare. Buona parte non riconosce le proprie qualità e molto spesso si sottovaluta o crede che tu la prenda in giro nonostante evidenzi sotto il naso le loro potenzialità.

Non so da cosa dipenda, se da una società che  ci ha calpestato in modo sfrontato la dignità o da una condizione sociale sempre più in bilico.
Quando trovo le energie giuste io vado. Faccio come mi è stato insegnato in facoltà, quando ero impegnata a inseguire le ricerche. La mia professoressa diceva sempre che i documenti ti guidano, tu raccogli solo una intuizione e vai. Ci ho messo molto tempo capire che le proprie intuizioni hanno valore, un valore molto alto. E se alla base ci sono alcuni elementi guida del marketing cosa può succedere?

Chi ha letto La prima radice di Simone Weil sa che la struttura del libro è basata su tre aspetti: radice, radicamento, sradicamento.
Un testo che usa termini legati alla terra. Nel suo saggio la studiosa spinge alla osservazione di contadini e operai. Lei dice che, nonostante le difficoltà comuni di questi due tipi di lavoratori, non potranno mai incontrarsi, perché la loro concezione di lavoro è diversa. Il contadino, anche se ha ragione, è schiacciato da qualcosa di superiore (paura, potere, ignoranza). Un uomo abituato a fare, riesce a conquistare tutto. Gli altri invece?

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semini di peperoni - ph. Amalia Temperini

Ravanelli e peperoni [#iorestoacasa]

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Stamattina mi sono fatta portare a casa dalla signora che si occupa della frutta, anche tre peperoni rossi. Li ho appena affettati, sistemati e congelati così ho tempo di capire come prepararli per più occasioni, per limitare al massimo le uscite e avere tutto porzionato per bilanciare la nutrizione nel corso di queste prossime settimane che coinvolgono anche la Pasqua.

Ho deciso di conservare i semini, asciugarli in un panno per capire se sia possibile pensare a piantarli. Appena finisco di scrivere questo messaggio lo faccio, vedo se ho dei vasi vuoti e del terriccio, provo a industiarmi con molta calma.Non so neppure se sia la stagione di semina, ma visto che si è stravolto tutto, perché mai non provare a vedere se anche la natura può essere forzata nei suoi tempi da una persona che non si è mai presa cura della terra?

Quando ero piccola, nella piccola porzione di terra che ho dietro casa, piantavo quintali di ravanelli. Rubavo i semi a mio nonno e li spargevo a cazzo, in periodi senza senso, per il gusto di prendere la zappa e dimostrare a me stessa che era possibile essere contadini senza troppo sforzo. Producevo un quintali di ravanelli che nessuno mangiava, perché non andavano di moda come adesso, ma vuoi mettere la soddisfazione?

Non capivo niente, ma quella caparbietà è rimasta ancora, ci provo pure adesso e vediamo.😎Se i ravanelli nascevano perché mai non dovrebbero crescere anche i peperoni?🤔

Vediamo che succede, basta, ho deciso.

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Maria - ph. Amalia Temperini

Maria [#iorestoacasa]

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Maria, 85 anni, vive da sola.
È il mio mito assoluto di questa quarantena.

Ci parliamo dalla finestra, vado ogni giorno a chiederle come sta, mi racconta le novità e io le mie. Quando piove ci becchiamo di sfuggita.

Il mio cane spesso entra in casa sua, mangia le fette di ciambellone al posto mio mentre io aspetto. C’è da dire che lui non capisce perché io rimanga in attesa, spesso mi guarda mentre degusta, si sazia, esce come se nulla fosse.

Maria ha costruito la sua mascherina a mano. La cucitura è su vari step, ha anche un filtro. Panno di lino, garze, pellicola ed elastico sono i materiali principali.

Donna di resistenza, esempio di vita.
Una donna che ha sempre avuto un alto valore del giusto.

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NO MAN’S LAND – Installazione site specific – 14 maggio – Loreto Aprutino (PE) #savethedate

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, quotidiani, turismo, viaggi, vita

Il blog raccoglie inviti importanti, che contribuisce a diffondere e condividere per amore della sua terra, l’Abruzzo*:

 NO MAN’S LAND

Installazione site-specific
di Yona Friedman
e Jean-Baptiste Decavèle

Inaugurazione: sabato 14 maggio 2016, ore 12.00

Località Contrada Rotacesta – Loreto Aprutino (Pescara)

 

Sabato 14 maggio 2016, alle ore 12.00, la Fondazione ARIA inaugura a Contrada Rotacesta di Loreto Aprutino (Pescara) l’installazione site-specific No man’s land, realizzata da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. Il progetto nasce dalla significativa collaborazione tra gli artisti,  ARIA, Cecilia Casorati, direttrice artistica della Fondazione, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato il terreno sul quale è stato realizzato.

L’installazione è la più grande mai realizzata da Friedman, artista e architetto franco-ungherese, nato nel 1923, pensatore visionario ed originale, le cui considerazioni sono diventate nel tempo un punto di riferimento per la cultura contemporanea.

Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato all’undicesima Documenta di Kassel e a diverse edizioni della Biennale di Venezia; da giugno la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra. Infine, tutto l’archivio – fotografie, appunti, schizzi e lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

L’artista parte dalla considerazione che il mondo sia già troppo edificato e che l’architettura, dunque, vada ripensata. Non si tratta di costruire nuove strutture ma piuttosto di costruire nuove immagini.

“L’immagine” che Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle, con cui collabora già da alcuni anni, ha progettato e costruito a Loreto Aprutino (Pescara) si estende per più di due ettari nella campagna, è composta da un grande arazzo naturale fatto con una grande quantità di sassi bianchi di fiume, una struttura di 1.000 canne di bambù che rievoca il museo senza pareti dell’artista e un dizionario immaginario inciso su oltre 200 alberi di noce. La sua costruzione ha visto la partecipazione attiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio, diventando, così, luogo privilegiato per il rinnovamento dei processi di formazione e divulgazione della cultura.

40_NoMansLand_FotoGinoDiPaoloNo man’s land si propone come modello di cambiamento etico e sociale, replicabile in ogni luogo del mondo, per cancellare l’idea di proprietà, per trasformare un bene privato in un bene comune, secondo un percorso ecosostenibile che restituisce il luogo a se stesso. L’accezione negativa di terra di nessuno, terra senza regole, assume qui un significato positivo: la no man’s land è un dono che l’arte fa a tutti.

 

Negli anni questo luogo sarà gestito dalla nuova e omonima Fondazione No man’s land, creata appositamente e attualmente in corso di riconoscimento, il cui scopo sarà di dar vita ad un programma che non si esaurisce con la conservazione e la fruizione dell’opera di Friedman, ma che alimenterà nuove iniziative curate in situ grazie alla sinergia con la Fondazione ARIA – Fondazione Industriale Adriatica. L’intento è quello di esportare il modello di “non proprietà” in altri luoghi, ispirando una serie di iniziative sul tema dell’evoluzione della cultura territoriale, seguendo la filosofia partecipativa di Friedman.

ARIA, nata nel 2011 e composta da manager, docenti, professionisti, artisti, intellettuali ed associazioni abruzzesi, promuove il territorio realizzando iniziative culturali di livello internazionale per uno sviluppo sostenibile, secondo una progettualità economicamente virtuosa e socialmente utile.

Per saperne di più:
www.fondazionearia.it
Info@fondazionearia.it

Ph. Gino Di Paolo

 

Note biografiche: 

Yona Friedman (Budapest, 1923) si forma in Ungheria. Dopo la guerra si trasferisce e lavora per circa un decennio a Haifa, in Israele. Dal 1957 vive a Parigi. Ha insegnato in numerose università americane e ha collaborato con l’Onu e l’Unesco. Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato alla undicesima Documenta di Kassel (2002) e a diverse edizioni della Biennale di Arti visive di Venezia. È autore di importanti saggi sull’architettura, tra i più recenti Utopie realizzabili (2003), L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà (2009) e L’ordine complicato. Costruire un’immagine (2011). Il corpus dei suoi lavori è stato esposto al Center for Contemporary Art di Kitakyushu in Giappone e nel mese di giugno 2016 la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra; tutto l’archivio delle sue opere – fotografie, appunti, schizzi, lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

Jean-Baptiste Decavèle (Grenoble, 1961) ha esposto in numerose gallerie e spazi pubblici europei e nordamericani ed ha partecipato a importanti video festival. Nel 1999 e nel 2001 ha ricevuto il premio Villa Medici “Hors Les Murs”. Collabora da alcuni anni con Yona Friedman alla realizzazione delle Iconostases.

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Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

 *comunicato stampa

Perchè la cultura è impegno.

arte, artisti, concerti, cultura, Studiare, vita

Di Maestri, nella vita, se ne incontrano davvero pochi. Quelli che conosci, bisogna imparare a coltivarli, sfruttarli e prenderli come punto di riferimento.

Il resto è carne da macello, pronta a metterti alla brace assieme a loro, facendoti passare per quella che non sei, e con una pochezza reverenziale di chi ha dato il culo passivamente, e si è adatto alle cose per la smania di successo.

Nella mia vita zapperò, zapperò e zapperò, solo sui territori costruttivi, di chi apre le braccia alla condivisione e al rispetto altrui, in un progetto che valga veramente la pena di essere vissuto.

Il resto si fotta appresso ai festini e alle puttanate.