Dead to me – Amiche per la morte #serietv [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società, vita

Non è che sia appassionata di serie tv che ruotano attorno al tema della morte, ma alla fine ho ceduto alla pubblicità che ritrovavo puntualmente sotto i miei occhi ad ogni canale streaming.

Dead to me – Amiche per la morte è una storia carina di due donne che si trovano ad essere amiche per il trauma comune della mancanza di qualcuno a loro caro. Jen è una donna smarrita per la perdita il marito in un incidente, June è un’artista dai tratti hippie sfruttata da un gallerista che la usa per i suoi loschi fini. La loro amicizia nasce da un gruppo di volontari che si uniscono per elaborare i loro lutti.

Le dinamiche ruotano attorno a delle vicende intricate ma la risposta su quello che accadrà è chiara fin dall’inizio. Ad arricchire lo scenario la complicità, una suocera narcisista, dei figli che combattono per accettare la perdita del padre, la ricerca di una mustang del 1966. Il finale lascia in sospeso lo spettatore in attesa di una prossima stagione.

Ps: ma poi sarà vero che due donne, seppure tradite da loro stesse, trovano sempre una via comune per riprendere in mano la loro precedente confidenza?

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Girl Boss #serietv [#recensione]

amore, attualità, costume, cultura, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società, streaming, vita

In questa estate un po’ strana, dopo una lunga pausa dalla scrittura, ho deciso di fare un abbonamento a Netflix. Sono entrata in un cataclisma continuo di serie tv che mi hanno riassorbito di brutto, e la prima di cui voglio parlare è Girl Boss.

La protagonista è una ragazza di 23 anni abbandonata dalla madre, un vissuto fallimentare e una vita da schifo. Il suo obiettivo è rilanciarsi nel mercato del lavoro con una attività senza regole, inventata dopo fortissime incazzature e trasformare la propria impossibilità in energia irruenta e rivoluzionaria.

Girl Boss, frame da serie, Netflix, 2017

Tutto è ambientato nel 2006, quando YouTube non era al top, i forum erano attivi e e-bay funzionava alla grande. La città è San Francisco, vissuta in un’epoca legata ai Machintosh, un attimo prima della deriva social, quando gli sms avevano un valore di attesa senza la spunta di visualizzazione e la ribellione passava da un senso di moda che aveva un significato di rottura, personalità fuori dagli schemi.

La serie ha un impianto che abbandona l’idea politica di femminismo, affronta l’impegno con poche parole, un senso di realizzazione con molti fatti. Il suo focus è nel superare una feroce crisi esistenziale per trasformare quello che si è e in ciò che si vuole, ma anche tornare alla vera natura.

I alcuni tratti mi ha ricordato Joy, il film del 2015, con Jennifer Lawrence, Robert De Niro e Bradley Cooper.

La storia di Sophia è una accaduta realmente e ispirata ai fatti descritti da un libro di semi autobiografico intitolato #GirlBoss a firma di Sophia Amoruso. Tra i produttori compare anche il nome di Charlize Theron.

A me è piaciuta. Semplice, efficacie, per niente pretenziosa o paranoica, molto costruttiva.

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Non è ancora dicembre

Narcisismo, vita

Togliermi quel lavoro dalle mani, quel tipo di ricerca, è stato come strappare un figlio appena nato dal grembo di una madre. Una donna, che ha sentito, per tanti mesi, scalpitare la vita dentro la sua pancia. Una esperienza lacerante di un impegno cui avevo creduto molto. Un essere umano non può permettersi di compiere certi atti. Distruggere la preziosità di un progetto sottraendogli la possibilità di portarlo a termine, nonostante sforzi fatti per recuperare tutto, da delle macerie pesantissime da sopportare, ma con la volontà di portare avanti una responsabilità presa per se stessi.

Giorni fa hanno portato a casa la legna per l’inverno, 40 quintali da sistemare in modo programmato in uno spazio dedicato che ho vicino al garage. Ho deciso di iniziare il lavoro da sola, senza chiedere aiuto a nessuno, se non un paio di guanti per evitare di avere le schegge conficcate tra le dita. La vita è straordinaria se dimostri di fare il primo passo e insistere, nonostante il vicino ti abbia guardato con sospetto, tanto assurda la tua ambizione, che dopo un po’ è arrivato a offrirti la sua cariola avendo visto l’insistenza. Ne avevo già una, e avevo la prima fila della parete organizzata quando mi ha prestato la sua. E’ arrivata mia madre. Da uno a due, da due a tre, da tre a quattro, mano mano arrivava gente in supporto, in aiuto. Ognuno col suo metodo, la sua imperfezione, con la propria voglia di fare, portare a termine l’obiettivo. Conferma che la volontà sposta le montagne se si ha il coraggio di iniziare, partecipare e condividere, sia esso un sogno, sia essa una parete di legna, sia essa la costruzione di fondamenta per una casa, dedicata al proprio futuro.
Quello che mi è stato fatto è frutto di un muro che sta aprendo i suoi varchi, coi suoi tempi, ma se si è da soli, a togliere le pietre costruite nei secoli, occorre più sforzo, soprattutto se la città è fredda, per sua natura. Solo se si accellerera’ il passo, si procede all’urgenza, la luce potrà filtrare, ma mentre una parete si abbatte a ovest, a est si alza la marea, e prima che possa essere pericolosa, bisogna correre, non più camminare.
Sono le 3.41 di notte, mi sento agitata. Anche il cane si sente stordito dai continui movimenti.
Chi ti vuole veramente viene a cercarti senza troppa filosofia.
Da Roma a Teramo, non occorre passare per le Capannelle se si ha l’opportunità di pagare un biglietto che possa permetterti di arrivare alla meta, con tutti i rischi che essa comporta.  Percorrere un’autostrada con pochi autogrill, con ghiaccio e neve, non sapendo se c’è sale, è un rischio, nonostate le gomme termiche o le catene, hai pagato e hai diritto al soccorso, se va tutto male.
La fortuna è che non siamo ancora nel cuore dell’inverno, poi, potrebbe diventare davvero pericoloso avventurarsi per recuperare calore, molte cose si stanno raffreddando.

Un’altra primavera potrebbe essere vicina.

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Perchè la cultura è impegno.

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Di Maestri, nella vita, se ne incontrano davvero pochi. Quelli che conosci, bisogna imparare a coltivarli, sfruttarli e prenderli come punto di riferimento.

Il resto è carne da macello, pronta a metterti alla brace assieme a loro, facendoti passare per quella che non sei, e con una pochezza reverenziale di chi ha dato il culo passivamente, e si è adatto alle cose per la smania di successo.

Nella mia vita zapperò, zapperò e zapperò, solo sui territori costruttivi, di chi apre le braccia alla condivisione e al rispetto altrui, in un progetto che valga veramente la pena di essere vissuto.

Il resto si fotta appresso ai festini e alle puttanate.

Sfogo: io odio i citazionisti.

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Io non ho mai capito i citazionisti: quelli che si riempiono la bocca e la scrittura di frasi dette o scritte dagli altri. La cosa che mi spaventa di più è che molto spesso dietro tutto questo tran tran di parole non c’è nulla.

Sono abituata a credere che una frase pronunciata e digitata da personalità rilevanti occorra a una propria riflessione personale.
La condivido – nel senso che la inserisco su facebook o  su altri social media -, ma quando mi trovo a parlare con qualcuno mi viene semplice rielaborare il concetto, ne faccio parafrasi e la ripropongo con l’idea che ho maturato.

Stare lì a minuziare, a rendersi belli è come essere protagonisti dello spot Sky sui cinepanettoni, mi fa incazzare a bestia, poiché non sopporto la precarietà mentale.

Finti, finti come la Morte nel Settimo Sigillo di Ingmar Bergamn.

E’ diventato così difficile sforzare il cervello per avere un concetto proprio?

Ps. e se un giorno dovessi diventare pure io così, falciatemi: è un ordine.