La casa di carta, netflix, 2019

La casa di carta (stagione 3) #serietv #recensione

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Circa un anno fa parlavo su questo blog in termini abbastanza infastiditi della serie tv spagnola La casa di Carta. Nel giro di poco ho dovuto rivedere le mie posizioni; gli autori mi hanno fatto riflettere su quanto sia stato spettacolare il loro lavoro di scrittura nel corso delle nuove puntate. Voglio dire: il punto di vista cambia, e pure tanto, da avermi fatto dimenticare quel fastidio che ho assaporato al termine delle prime due stagioni.

Anche in questo caso ciò che lega lo spettatore alla poltrona è l’esagerazione. La volontà di Tokyo di esprimere il proprio potenziale inespresso alla ricerca di nuovi stimoli dopo un periodo di tempo passato con Rio su un atollo sperduto nell’oceano. Quello che genera la spirale vorticosa di un nuovo colpo è il tradimento di un patto instaurato alla fine della grande fuga su acque internazionali e dopo l’ottenimento della truffa più grande della storia di Spagna.

In questa occasione, sono gli studi pensati per opera di un morto, quel grande manipolatore visionario di Berlino a vincere. Lui aveva creato uno schema che alzava il livello delle loro rapine e lo pensa dopo essersi rinchiuso in un monastero cistercense situato in Italia. Lui sapeva che la banda si sarebbe riunita, per questo aveva progettato un furto innovativo dedicato alla Riserva Nazionale della Banca di Spagna per rubare tutti quegli ori depositati in caveau blindatissimo.

Le vere protagoniste sono le donne, lo scontro tra una spietatissima poliziotta e la sua rivale Lisbona – l’agente Murillo innamorata del Professore.

Alla base di tutto questo c’è la tattica Robin Hood: rubare ai ricchi per dare ai poveri. Con una scena spettacolare le masse cambiano il consenso sui rapinatori che diventeranno veri e propri eroi.

Ora per capire come andrà a finire, dobbiamo aspettare la quarta stagione: argh!

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The society, netflix, 2019

The Society #serietv [#recensione]

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Sono passati un po’ di mesi da quando ho visto questa serie tv e devo dire che è lontano il ricordo di qualcosa di bello. Al momento ciò che ha catturato la mia mente è il fatto che molte delle realtà raccontate non sembrano affatto utopiche.

Society è una serie tv Netflix che parla di gioventù. Di come essa possa essere violenta e violentata se una intera generazione di genitori scompare nel nulla in una realtà che sembra per certi versi costruita in parallelo. Tutto sembra normale fino a quando i ragazzi non partono per un campo estivo, al ritorno improvviso subentra uno scenario nuovo: sono rinchiusi senza la possibilità di interagire con il resto del mondo, dove tutto è concentrato in un blocco costituto dalla città stessa e di una natura che ha costruito una rete di muri difficili da superare.

I protagonisti sono costretti a riorganizzarsi e valutare un modello ideale di società. C’è da ricostruire una chiesa, il valore di una intera comunità, capire come produrre cibo e assumersi delle responsabilità. Ogni puntata è molto lunga (circa un’ora) e per seguirla in maniera attenta occorre davvero molta pazienza – gli argomenti toccati sono molto pesanti. Tra i temi più vivi, esiste quello del controllo della propria violenza.

Per certi versi The Society sembra raccontare tutte le contrapposizioni della contemporaneità, con un focus che parte dagli stereotipi di racconti, film e letteratura di matrice americana.

Ci sarà una seconda stagione?
Chissà.

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La casa di carta, Netflix, 2017

La casa di carta #serietv [#recensioni]

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Di tutte le serie viste finora La casa di carta è quella che mi ha irritato di più. Si tratta di una storia che ha come tema portante la rapina alla zecca di stato spagnola. Lo scopo è rivendicare la propria esistenza con un atto politico di Resistenza, elemento che si contrappone alla idea maledetta di bisogno di amore.

Alla base un gruppo di persone selezionate e organizzate per ruoli. Emergono i vissuti dei singoli, con una speciale attenzione a Tokyo, una ragazza vendicativa che racchiude l’acerbo di un sentimento incontrollabile e desideroso di fiducia. Dei protagonisti si è a conoscenza dei nomi in codice assieme a poche cose per identificare il prototipo a cui lo spettatore ha la necessità di affezionarsi.

Tokyo, La casa di carta, Netflix, 2017

L’astuzia degli autori è nel conoscere molto bene i meccanismi storici. Il fastidio arriva quando si evidenzia come questo potere sia capace di sfruttare le dinamiche contemporanee nella micro società creata ad hoc dalla loro scrittura.

Il progetto ha il suo vertice nel Professore – un uomo che rappresenta al meglio il concetto di utopia; al suo fianco, compagno di visioni non proprio egualitarie, Berlino – un acclarato narcisista manipolatore. A loro servizio, la plebe, con gruppo di esecutori materiali specializzati ognuno in attività criminali diverse.

Professore+ Berlino, La casa di carta, Netflix, 2017

L’espediente che armonizza l’andamento della visione è l’amore. Giustizia e ideologia sono contrapposte e tese a coordinare sentimenti irrazionali e contraddittori che si intrecciano nella relazione tra Il professore e l’ispettore di Polizia. L’economia è il meccanismo di andamento commerciale che serve a regolare i rapporti con la popolazione strumentalizzata dai media.

L’uso del punto di vista ribalta il senso e il ruolo degli ideali di sinistra, li trasforma in qualcosa che crea un mito su figure losche che rappresentano il lato brutto della vicenda. Il messaggio che passa è che se sei farabutto – e hai quei principi politici – ce la farai a vincere, resistere per superare lo stato di polizia e fottere il sistema.

Molti degli stereotipi adottati ricalcano eroine del cinema, alcune riecheggiano Huma Thurman in Kill Bill di Quentin Tarantino o Natalie Portman in Leon di Luc Besson. La serie nella sua totalità è piacevole quanto fastidiosa per la sua irriverenza, ma in certi punti scontata e banale, tanto da perdere la totale credibilità nella sua ultima puntata.

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Lavoretti aka #gigeconomy. Prospettive? (pt.1) #economia #lavoro [#attualità]

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Presa Diretta di alcuni sabati fa parlava di Gig Economy, una frontiera di lavoro collegata alle innovazioni che sta emergendo negli ultimi anni in tutto il mondo (Lavoratori alla Spina). Il termine è sconosciuto e gli articoli trovati online sono pochi (La Stampa, L’Internazionale, Forbes, Harvard Business Review, Rasmussen Collage, Il Sole 24 Ore).

L’obiettivo è costruire la propria autonomia come risorsa per essere indipendenti. Si conta la passione, la formazione, a casa o fuori, attraverso le tecnologie e si mette a disposizione la propria preparazione con prestazioni che offrono il massimo di sé.

Tra i problemi evidenziati nel nostro paese, su questi approcci, esiste il tema di aziende che esercitano poteri forti sui propri dipendenti; l’incapacità di considerare questa attività come un impiego vero e proprio; le umiliazioni cui si è sottoposti nell’accettare o ritrovarsi obbligati a condividere determinate condizioni di collaborazione, anche in caso di morte.

La Gig Economy è racchiusa nella categoria dei lavoretti. Una modalità di etichettatura sfruttata da molti politici durante l’ultima campagna elettorale. I risultati delle elezioni hanno visto l’alta presenza di una cittadinanza interessata alla partecipazione. Gli esiti, piacevoli o meno, hanno dimostrato che le persone ci sono e scelgono, mentre le sinistre scompaiono e falliscono. Chi potrà garantire i servizi minimi anche a chi decide di provare un lavoro autonomo di nuova frontiera?

In Inghilterra Uber è stata sottoposta a una feroce battaglia sociale con l’ottenimento di una sentenza storica a favore dei driver per le retribuzioni troppo basse. Una situazione vittoriosa che ha chiesto di verificare il modello di business all’azienda californiana. A Milano, alcuni mesi fa, si è dibattuto coi dirigenti della CGIL sulla questione della gig economy in epoca di digitalizzazione. La paura è riuscire a trovare strumenti idonei per governare l’innovazione e ridurre la frammentazione sociale per evitare speculazioni di ogni tipo (Camusso: «Contrattare il lavoro di domani»).

In questo momento il conflitto aperto in Italia è tra Job Act (PD), la sua abolizione, la Flat Tax (La Lega) il Reddito di cittadinanza (M5S), assieme alle consultazioni per le nomine di governo.

Nel frattempo Internet è molte cose, ma soprattutto è forza lavoro che si estende senza limiti. I soggetti coinvolti sono valutati dal pubblico in base alla propria performance. Le persone sono costrette a tenere un ritmo serrato per avere un rating (un giudizio) alto e ottenere una determinata visibilità per guadagnare di più. Il capitalismo sfrenato porta i fruitori all’accanimento e con il loro potere stabiliscono la misura dei servizi avuti in cambio con commenti e applicazioni. Si deduce, allora, che lo scontro avviene tra fasce di venditori e di acquirenti posti allo stesso livello mentre i produttori osservano lo show per studiare strategie sempre più avanzate e raffinate. Le alternative, i giochi di ingegno, oggi, offrono la possibilità di reinventare una pluralità di attività e renderle ideali nella massima serietà e lo scotto da pagare è la sopraffazione da parte di chi controlla il mercato del lavoro.

La nostra narrazione del reale, si svolge nella contemporaneità ed è costituita da esseri umani vivi che si sfiorano ancora, ma in certi momenti sembra di essere nelle opere letterarie dilanianti di Honoré De Balzac e Italo Svevo di fine Ottocento e inizio Novecento, con la differenza che la rivoluzione industriale questa volta si manifesta nella immaterialità e nell’uso di criptovalute.

Intanto in libreria è arrivato Lavoretti di Riccardo Staglianò (Einaudi, 2018). Il titolo è aspro al punto giusto. Io ho bisogno di capire cosa ci attraversa e essere pronta alla conoscenza di un futuro che è qui, fin troppo presente. Avete avuto modo di spulciarlo?

Gli articoli pubblicati in precedenza su questo blog si sforzano di capire come le professioni creative sono fondamentali per il futuro (questo e questo) e cercano di collegare reale e virtuale con aspettative di natura socio-culturale, innovazione ed ecologia attraverso la comprensione delle dinamiche di politica e marketing.

Chi di voi è interessato a questi temi? e da quale punto di vista?

Riccardo Staglianò, Lavoretti, Einaudi, 2018

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Honoré De Balzac, La Commedia Umana, Mondadori, 2006
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Italo Svevo, Una vita, Garzanti, 2008
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