La casa di carta, Netflix, 2017

La casa di carta #serietv [#recensioni]

amore, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, giovedì, marketing, Narcisismo, politica, pubblicità, quotidiani, religione, rumors, salute e psicologia, Serie tv, social media, spiritualità

Di tutte le serie viste finora La casa di carta è quella che mi ha irritato di più. Si tratta di una storia che ha come tema portante la rapina alla zecca di stato spagnola. Lo scopo è rivendicare la propria esistenza con un atto politico di Resistenza, elemento che si contrappone alla idea maledetta di bisogno di amore.

Alla base un gruppo di persone selezionate e organizzate per ruoli. Emergono i vissuti dei singoli, con una speciale attenzione a Tokyo, una ragazza vendicativa che racchiude l’acerbo di un sentimento incontrollabile e desideroso di fiducia. Dei protagonisti si è a conoscenza dei nomi in codice assieme a poche cose per identificare il prototipo a cui lo spettatore ha la necessità di affezionarsi.

Tokyo, La casa di carta, Netflix, 2017

L’astuzia degli autori è nel conoscere molto bene i meccanismi storici. Il fastidio arriva quando si evidenzia come questo potere sia capace di sfruttare le dinamiche contemporanee nella micro società creata ad hoc dalla loro scrittura.

Il progetto ha il suo vertice nel Professore – un uomo che rappresenta al meglio il concetto di utopia; al suo fianco, compagno di visioni non proprio egualitarie, Berlino – un acclarato narcisista manipolatore. A loro servizio, la plebe, con gruppo di esecutori materiali specializzati ognuno in attività criminali diverse.

Professore+ Berlino, La casa di carta, Netflix, 2017

L’espediente che armonizza l’andamento della visione è l’amore. Giustizia e ideologia sono contrapposte e tese a coordinare sentimenti irrazionali e contraddittori che si intrecciano nella relazione tra Il professore e l’ispettore di Polizia. L’economia è il meccanismo di andamento commerciale che serve a regolare i rapporti con la popolazione strumentalizzata dai media.

L’uso del punto di vista ribalta il senso e il ruolo degli ideali di sinistra, li trasforma in qualcosa che crea un mito su figure losche che rappresentano il lato brutto della vicenda. Il messaggio che passa è che se sei farabutto – e hai quei principi politici – ce la farai a vincere, resistere per superare lo stato di polizia e fottere il sistema.

Molti degli stereotipi adottati ricalcano eroine del cinema, alcune riecheggiano Huma Thurman in Kill Bill di Quentin Tarantino o Natalie Portman in Leon di Luc Besson. La serie nella sua totalità è piacevole quanto fastidiosa per la sua irriverenza, ma in certi punti scontata e banale, tanto da perdere la totale credibilità nella sua ultima puntata.

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The End of the F***ing World, Netflix, 2017

The end of f***ing world #serietv [#recensione]

attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, Serie tv, società

Scoperta da un suggerimento, ho seguito l’istinto per la bastarda parolaccia nascosta nel titolo. Ho fatto bene a fidarmi, i maledetti spioni del web hanno capito dai loro algoritmi che questo tipo di prodotto mi interessava molto.

Ironica e grottesca, The end Of f***ing world è una serie che lascia la necessità di seguirla. La storia è di due ragazzini che vivono la loro età in maniera maledetta, con mille paure nascoste, e più che essere loro i veri protagonisti, lo è il disagio dei genitori, di padri e madri assenti e scostanti.

Di questa prima parte andata in onda su Netflix, in molti dei commenti trovati sul web, si dichiara che il loro esempio non è da seguire. In effetti, i due hanno gravi disturbi relazionali e in tutto questo si trovano a fuggire e innamorarsi l’uno dell’altra in una spirale nevrotica senza fine.

In certi momenti l’esasperazione raccontata sembra ispirata alla biografia ufficiale di Jim Morrison e Pamela Courson, con la differenza che tra i miti della musica e i due giovani attori a ribaltare la matrice comune è il senso di famiglia.

The End of the F***ing World, Netflix, 2017

Quello che voglio dire è che prima, negli anni 60′ e 70, si fuggiva per incapacità di sorreggere la presenza assidua di chi pretendeva che si fosse un modello unico, assoluto e inimitabile per la società, mentre adesso, in una generazione diversa, si scappa dalla mancanza di carattere di chi dovrebbe dare esempi e regole, ma nell’uno e nell’altro caso gli adolescenti rimangono e sono il capro espiatorio da inseguire e distruggere. Lo scopo di rivendicare la propria esistenza mancata per tutelarsi dall’impossibilità di ammettere i propri fallimenti in età adulta.

Perché da grandi si diventa così cazzoni?

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Netflix + Black Mirror

attualità, comunicazione, tecnologia, televisione

Avevo già sentito parlare di Netflix lo scorso anno, quando non era ancora accessibile in Italia. Non amo troppo le serie tv. Non mi piace la dipendenza che creano nella visione. È raro ne abbia seguita una da capo a piedi non sbadigliando. Ho deciso di mettermi in gioco osservando le dinamiche web, e scegliendo Black Mirror, programma/progetto web/tv andato in onda su Sky, diverso tempo fa. Più volte ho cercato di scaricare da On Demand la possibilità di visionarla, ma tutti i tentativi sono stati vani, in primis, perché mi annoio davanti alla televisione, in secundis, non c’era nessuna storia che paresse consona alle mie passioni di questo momento.

Black Mirror arriva in un periodo in cui mi trovo a leggere/studiare un saggio di un filosofo urbanista francese dedicato ai mezzi di comunicazione e alle nuove realtà digitali (Paul Virilio, La bomba informatica, 1998). E’ un volume ormai datato, imbarazzante, tanto in anticipo sui tempi che attraversiamo.

Cosa mi ha stupito della serie? La grafica. L’uso del virtuale – almeno per quanto riguarda la prima stagione. Cosa, invece, mi ha deluso? La contemporaneità, nessuna ambizione sul futuro, la visione dai toni quasi apocalittici, molto prevedibile, in una puntata – la prima – , dai toni kitsch.

pm-and-pigQuando rileggo gli appunti annotati, ciò che percepisco è legato perlopiù alla stesura delle sceneggiature. Trovo termini come: umiliazione, condanna, condizionamento, manipolazione, ossessione, nichilismo, ecc. Sulla base di questi elementi espliciti perché dovrei stupirmi o fidelizzarmi? Qual è il margine narrativo che dovrebbe spingere a sceglierla/definirla innovativa? Di tre puntate, ne ho viste due al pc e una con app dedicata, piantata su telefonino. Su quest’ultima ho trovato davvero fastidiosa l’indagine: scattava, si intoppava, saltellava, mentre guardavo e appassionavo all’intreccio.

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Ai tempi delle lezioni avanzate di Storia dei media all’universita’, l’espertismo veniva messo in evidenza da tanti studiosi, soprattutto americani, nelle ricerche post – vietnam o quelli avviati dopo l’undici settembre. Buona parte svelavano i meccanismi di costruzione di consenso in modo chiaro, tanto da risultare vecchi e banali, oggi, come il male del resto, apparentemente idilliaco nella sua perfezione, vuoto nella sua applicazione, privo di anima, dotato di castrazione e ripetizione.

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Tra le condizioni piu’ interessanti nella gestione delle componenti filmiche, considero positivo l’inserimento del narratore onnisciente, la capacità di incastonare più punti di vista incrociati, rivolti a pubblico schernitore e grottesco, collocato a spiare gli accadimenti – come un comune fruitore da casa – e assistere a cio’ che i media (gli strumenti di comunicazione) raccontano in piena contemplazione drammatica.

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Il valore di Black Mirror è nella sua capacità di aver saputo captare l’identità dello spettatore medio, reale e virtuale, e nell’aver saputo usare e dosare il riflesso come arma di proiezione, che è tutto oggi, nella finzione.

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Per curiosità, troverò le tre puntate della seconda stagione.

Una mamma (im)perfetta – Ivan Cotroneo (Corriere.it)

attualità, film, quotidiani, televisione

Da circa nove puntate il Corriere.it trasmette ogni giorno alle 13 una serie scritta da Ivan ControneoUna mamma (im)perfetta è un prodotto di alto livello, veloce, dinamico, divertente; posizionato nell’orario giusto, per un target di pubblico adatto: donne in carriera, in pausa pranzo, che arrovellano le loro menti per organizzare (anche un po’ maldestramente) la vita, con sorrisi, forza, energia e passione.

La fiction nasce on line e attraversa il web con un pensiero semplice e lineare: ricalcare le tante youtubers protagoniste delle loro maniacalità, trasformando una frustrazione in un outing consolatorio e condiviso.

Chiara ha una famiglia normale, un lavoro altrettanto ordinario, vive una città X, ha un marito e due bambini, e tutte le mattine incontra tre amiche al bar dopo aver accompagnato i figli a scuola. Ognuna di esse è diversa per carattere, cinismo, intraprendenza, amorevolezza e frustrazione. Tutte e quattro, nella stessa condizione di femmine che lottano per portare avanti un esercito di attività, sembrano non essere considerate dal mondo, in realtà sono spiate in gran segreto, da chi compie, assieme a loro, le stesse cose.
Il numero di visualizzazioni e risposte ottenute permette di capire quante, come lei, si accomunano con questo modus vivendi repentino e instancabile.

Proprio su questo ultimo dato si gioca con la finzione, si recuperano gli schemi di scrittura televisiva, si adattano all’istantaneità della rete, e si guida la puntata in uno stile educativo in cui lo spettatore si riappropria della sua identità, abbandonando la chiave narcisistica, e concentrandosi su una messinscena che ricalca quegli aspetti che contraddistinguono ognuno di noi nelle nostre solite giornate.

Buona parte di chi è davanti a un PC, in confessione, proietta il proprio fake narcisistico, quel modificato dai modelli di società che ci circondano. In questo caso, non siamo di fronte a una sorta di reality – se così si possono definire le personalità che fioriscono giorno per giorno nei social network sfruttando la loro immagine -ma una fiction pensata intuitivamente cavalcando l’odierno, con tutte le sue caratteristiche innovative.

Controneo ha saputo sfruttare e osservare a lungo questi dettagli, farli propri e lavorare su un progetto sorprendente. Se si prende in considerazione in linguaggio, ad esempio, è facile notare come sia appropriato alle nostre esigenze. Zero parolacce, zero paroloni, tutto nella regola, tutto nella normalità, finalmente senza eccessi.

Quello che contraddistingue il prodotto è il modo di rappresentare e calcare la scena attuando semplice leggerezza e ironia, inoltre ogni puntata, può essere seguita senza tenere in considerazione le altre precedenti, poiché ogni giorno si sviluppa un tema proposto come una pagina di diario, con un inizio e una fine.

Lascio il link alla prima puntata, così da poter capire di cosa sto parlando: clicca

Per comodità trovare tutta la serie, qui: clicca

Buona visione!