La sovrana lettrice – Alan Bennett #audiolibro #libri [#recensione]

attualità, audiolibro, costume, cultura, giovedì, leggere, libri, musica, rumors, società

Così anche questa settimana mi sono ritrovata ad ascoltare un audiolibro. Si tratta di uno scrittore che ho già letto un paio di volte e di cui scordo prontamente i suoi libri nel giro del breve periodo.  Lui è Alan Bennett, autore e sceneggiatore britannico conosciuto per la sua satira e questo blog ne ha parlato alcuni anni fa nelle recensioni di Nudi e Crudi e de La signora col furgone.

La sovrana lettrice è una ascolto di circa 3 ore, molto leggero e abbastanza contemporaneo; ha come protagonista la regina Elisabetta II d’Inghilterra in questa occasione interpretata da Paola Cortellesi che presta la sua voce di attrice per Emons Edizioni.

copertina_alan_bennet

La regina è la protagonista, la servitù non la riconosce più; la nuova passione per la letteratura accade per caso grazie a uno sguattero che si ritrova a essere d’improvviso il suo servitore di fiducia. Lui è un ragazzo di poche pretese, abbastanza unico nel suo genere, affannato cultore di scrittori gay.

La regina si rende conto che la sua vita è passata tra estenuanti viaggi e l’esercizio delle funzioni, mai dedicata a una vera riflessione su se stessa, mai a una scelta che concentrata sui suoi tempi e alle sue reali necessità. Inizia così a conoscere molti autori che aveva incontrato dal vivo e si rende che è meglio entrare solo a contatto coi loro libri.

Quello che esce fuori da questa esperienza di lettura è l’attenzione che lo scrittore pone nei confronti del movimento. Alan Bennett cerca di far capire, attraverso scene ironiche ed esilaranti, che la lettura è una bolla egoistica che ci sottrae da numerose situazioni.  E a pensarci è vero, nel senso che è un atto intimo, chiuso, dove l’immobilità regna e frena l’azione delle emozioni. A me accade molto spesso: quando qualcosa mi piace davvero quello che senso è contraddittorio: vorrei muovermi ma sono intrappolata. La sovrana lettrice è stato un giusto compromesso: mentre ascoltavo, ho piazzato le cuffiette alle orecchie e sono andata al parco con il cane in queste giornate primaverili di sole intensissimo.

                                                  La sovrana lettrice – Alan Bennett
                                               Adelphi, 2011 | Emons Edizioni, 2017

                                                                 Libro | Audiolibro
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Un labirinto di libri (Getty Images)

#Libri letti, recensiti e non terminati. [Lista #2018]

attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, filosofia, fumetti, giovedì, gossip, lavoro, leggere, letteratura, libri, marketing, Narcisismo, poesia, politica, pubblicità, quotidiani, rumors, salute e psicologia, social media, società, spiritualità, Studiare, tecnologia

Ecco un resoconto sul 2018. Inizio con i libri letti e recensiti, quelli rimasti in un limbo e i non terminati:

  1. Una vita quasi perfetta di Michelle Hunziker
    (Mondadori, 2017) Recensione
  2. Il dono del Silenzio di Thich Nhat Hanh
    (Garzani, 2015) Recensione
  3. Presidente degli esorcisti. Don Gabriele Amorth di M. Angela Musolesi (Shalom, 2010) Recensione
  4. Chi sono i terroristi suicidi di Marco Belpoliti (Guanda, 2017) Recensione
  5. Lealtà di Letizia Pezzali
    (Einaudi, 2018) Recensione
  6. Il metodo Aranzulla di Salvatore Aranzulla
    (Mondadori, 2018) Recensione
  7. La mite di Fëdor Michajlovič Dostoevskij
    (Adelphi, 2018) Recensione
  8. Cartier -Bresson, Germania, 1945 di Jean-David Morvan e Sylvain Savoia (Contrasto, 2017) Recensione
  9. Creiamo cultura insieme di Irene Facheris
    (Tlon, 2018 ) Recensione 
  10. I racconti dell’ancella di Margaret Atwood
    (Ponte alle Grazie, 2004) Recensione

Letti e non recensiti:

  1.  Il grande inquisitore. Fëdor Michajlovič Dostoevskij 
     (Salani, 2016)
  2. Il sessantotto sequestrato : Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni di Guido Crainz (Donzelli, 2018)
  3. Macerie Prime di Zerocalcare
    (Bao publishing, 2017)
  4. Macerie prime. Sei mesi dopo di Zerocalcare
    (Bao publishing, 2018)
  5. Matrigna di Teresa Ciabatti
    (Solferino, 2018)
  6.  L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso
    (Editori Laterza, 2018)

Non terminati:

  1. Il segreto del figlio. Da Edipo al figlio ritrovato di Massimo Recalcati (Feltrinelli, 2017)
  2. Maus di Art Spiegelman
    (Einaudi, 2000)
  3. Grande era onirica di Marta Zura-Puntaroni
    (Minimum fax, 2017)
  4. Lavoretti. Così la sharing economy ci rende tutti più poveri di Riccardo Staglianò (Einaudi, 2018)
  5. Trattato dell’empietà di Manlio Sgalambro
    (Adelphi, 1987)
  6. La fine dello shopping on-line. Il futuro del commercio in un mondo sempre connesso di Winand Jonge (Hoepli, 2018)
  7. Instagram marketing. Stategie e regole nell’influencer marketing di Ilaria Barbotti (Hoepli, 2018)
  8. Perchè. Le sfide di una donna oltre l’arte di Lucrezia De Domizio Durini (Mondadori, 2013)


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Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

Il papà di Dio – Maicol&Mirco #libro #baopublishing #pointofview [#recensione]

arte, artisti, cultura, fumetti, giovedì, leggere, libri

Non so cosa mi abbia mosso ad acquistare questo enorme libro, ma ho deciso di investire parte dei guadagni in qualcosa che mi facesse divertire.
Il papà di Dio (Bao Publishing, 2016) si presenta pieno di intenzioni che sfiorano il tragico, capace di trasmettere una forte empatia saltellando tra pagine in piena lettura in quel ritmo indistinguibile che caratterizza i fumetti di Maicol&Mirco.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) - ph. Amalia TemperiniTutto parte da Satana, ispiratore, condizione, eroe inconsapevole che irrompe, si presenta di tanto in tanto nelle dinamiche di scambio che si susseguono tra il Papà (l’architetto) e suo figlio, Dio (artista).

Il volume ha le fattezze di una bibbia, ma è un anti-bibbia, una sorta di manuale d’uso pratico per dire che i giochi stanno a zero, che dietro tutta questa storia salvifica esiste un umano senso che è ben più feroce di qualsiasi mito.

É proprio questa la condizione necessaria che permette di capire le regole del processo creativo: il Diavolo è una figura saggia, prende in giro il lettore, ci dialoga, si presta a giocare con lui attraverso il sarcasmo e il dispetto, si confessa con quello che è il nostro demone. Uno spiritello che temporeggia indisturbato facendo inciampare il padre eterno nelle sue creazioni: lo motiva. Dio, che è un buono, piccolo, vorrebbe sperimentare, ma si sente in colpa perché non riesce a capire le punizioni, le insistenze, i doveri inflitti dal suo Papà. A rendere la situazione paradossale un fratello libertino, musicista, dal cappello enorme, che ricorda cugino IT.

In questo quadro, fatto di fogli, composto da una casa con poche stanze visibili, sono assemblati segni che prendono forma nei colori rosso e nero. Le tonalità più forti sono date dalle onomatopee, le quali rafforzano il senso del suono rendendo le cose vive nella loro libertà di espressione, umili nel traghettarti in un dramma ironico alla ricerca di un equilibrio che si fa necessario non rinnegando una divinità, ma mostrando la potenza nella sua parte più nociva: il male. Una figura, un amico immaginario, un testimone, una introiezione fatta paura in una solitudine che ci accompagna nella esistenza, per l’esistenza.

 

Un attimo.
Scusate sono lo spirito critico che segue la logica blasfema del fare indiavolato di questa donna osservatrice propinatrice di parole in costante dubbio con se stessa e con il mondo, l’immateriale indefinito che pone questioni mentre lei è indisturbata si destreggia tra una risata e l’altra.
Avrei delle domande da fare: 
ma la mamma del Signore, uno e trino, dov’è?
e il triangolo e il cerchio che raffigurano i protagonisti sono ispirati anche a Kandinskij?

Nell’attesa, mi rifugio nel cibo e penso.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

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LEA VERGINE. L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE, 13 dicembre, NONOSTANTEMARRAS - Milano #presentazione #libro #rizzoli [#books]

LEA VERGINE. L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE, 13 dicembre, NONOSTANTEMARRAS – Milano #presentazione #libro #rizzoli [#books]

arte, arte contemporanea, comunicazione, CS, cultura, leggere, letteratura, libri

Presentazione del nuovo libro
di LEA VERGINE

L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE

Conversazione con Chiara Gatti

Rizzoli 2016

Incontrano l’autrice
Francesca Alfano Miglietti e Patrizia Marras

 

Martedì 13 dicembre, alle ore 19.00, lo spazio NONOSTANTEMARRAS accoglie la presentazione di :  L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE (Rizzoli 2016), il nuovo libro di  LEA  VERGINE.

A parlarne con l’autrice interverranno Francesca Alfano Miglietti e Patrizia Marras.

Lea Vergine: dall’infanzia napoletana (“Non si è nati invano alle falde del Vulcano”), divisa tra due famiglie, al rapporto esclusivo con un padre andato via troppo presto. E poi la vita adulta, la scelta di un mestiere anticonformista, gli anni romani, le gallerie, le avanguardie e la politica, l’amicizia con Cioran e Manganelli. Fino all’approdo a Milano, tra i protagonisti della grande stagione degli anni Sessanta (Gillo Dorfles, Arturo Schwarz, Silvana Ottieri, Camilla Cederna ecc.).Un racconto senza cedimenti, né verso i mostri sacri dell’arte né verso se stessa: “Senza alterigia, non ho però mai finto modestia: chi affronta qualcosa di enigmatico come l’arte non può permettersi di essere modesto. Ma neanche può permettersi di non essere umile”. Così l’arte diventa una scuola di rigore, quindi, ma anche una malattia sublime, “un’ombra dell’amore”. Sono molte le pietre di questo racconto, perché quello che si trova nelle sue pieghe è sempre il tentativo di dare un peso a ciò che è per principio ineffabile: l’arte, l’amore, la vita stessa.  Tentativi che hanno bisogno di braccia forti e sono forse destinati a fallire. Soprattutto se ci si illude di una funzione rassicurante dell’arte. Perché “l’arte non è faccenda di persone perbene. È inutile che lo spettatore cerchi nella visione di un’opera d’arte qualcosa che lo consoli. Troverà solo qualcosa che lo dilanierà. Starà a lui decidere come adoperarlo”.

Lea Vergine

Lea Vergine è scrittrice, critico d’arte e collaboratrice dei più importanti quotidiani italiani.     Collabora sin dal 1973 con quotidiani come Il Manifesto e Il Corriere della Sera e molti periodici. E’ stata uno dei primi critici ad occuparsi della Body Art, pubblicando nel 1974 Il corpo come linguaggio, il libro che ha creato uno scandalo simile a quello delle opere che analizzava. Ha posto in rilievo in L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, 1980, la funzione delle donne nei fenomeni artistici della prima metà del 20° sec., apportando un contributo fondamentale nell’approccio critico e nella scoperta dell’opera artistica femminile. Ha organizzato numerose mostre, l’ultima delle quali è Un altro tempo. Dal Decadentismo al Modern style, (Trento e Rovereto 2012-2013)

 

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SCHEDA INFORMATIVA

Libro: LEA  VERGINE – L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE (Rizzoli 2016)

Data: martedì 13 dicembre 2016, ore 19.00

Sede: NONOSTANTE MARRAS, via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano

Ingresso: gratuito fino a esaurimento posti

Info: tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it; www.antoniomarras.com

Ufficio stampa: Maria Bonmassar; tel.: 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

 


* Comunicato stampa

ROXROK, Musculi Colli - La luce che intercetto, temporaneo spazio cit, Torino

Corpus n° 1. La luce che intercetto, 23 giugno, temporaneo spazio cit – Torino #savethedate #opening [MOSTRE]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, mostre

Corpus n° 1

La luce che intercetto

a cura di
Amalia de Bernardis + Ivan Fassio

Opening:
giovedì 23 giugno 2016, ore 19.00

 @ temporaneo spazio cit
Torino*

 

Rosa Ubeda, Carla Sanguineti, Roberta Toscano, Nicola Fornoni, Giorgia Cegna, Leardo Sciacoviello, COSTAROCOSA (roberta toscano/armando riva), Andrea Roccioletti, ROXROK, Marco Altavilla, Andrea Massarelli, Francesca Vignale, Veronica La Greca, Ester Pairona, Vincenzo Bruno, Microcollection/Elisa Bollazzi, Darinka Mignatta, Vanessa De Petris


Corpus n°1, mostra collettiva di arte visiva, a cura di Amalia de Bernardis e Ivan Fassio, inaugura  giovedì 23 giugno alle 19 presso
temporaneo spazio cit./Go to gallery _via Bidone 16 a Torino. Fino al 3 luglio 2016.

ROXROK, Organum Gustus ( foto con lingua lingua ) - La luce che intercetto, temporaneo spazio cit, TorinoIl progetto Corpus implica la seguente domanda sostanziale e, al tempo stesso, formale al sistema culturale contemporaneo: è attuale e necessario, è fondamentale, per ogni pratica estetica, riformulare un discorso interno all’arte e, insieme, alle scienze della vita? È imprescindibile una frequentazione costante  di un linguaggio
immediato, auto-generato dall’indagine radicale, simultanea spontanea, dei campi del sensibile? La questione coniuga in un saldo abbraccio le sterminate sabbie mobili contemporanee della produzione estetica, dell’innovazione linguistica sociale relazionale, dell’enunciazione comunicativa, della metodologia critica, della sperimentazione e della ricerca.

Che l’azione dell’uomo possa generare un esubero fecondo di significanti è un fatto. Questa eccedenza creativa è natura, assimilazione, adattamento, tecnica, progresso. La valutazione di  ogni produzione di senso affonda le proprie ragioni – se così decidiamo, in questi tempi, di identificare le radici dell’essere – nel terreno delle percezioni. Ora – e dall’origine –, non possiamo definire compiutamente, attraverso l’utilizzo della parola slacciata dalle sensazioni, l’opacità concreta del corpo e delle creazioni umane, a meno di non voler cadere in un sistema equivocabile. La verbalizzazione è fenomeno biforcuto: da un lato, può organizzare il potere, inibendo forza potenza e libertà; dall’altro, è metodo svincolante, tanto sensibile nell’organizzazione del discorso stesso, per assumere consapevolezza e tuffarsi rinnovati nelle acque dell’esistenza.

Scienza e arte sono dialoghi interni, totalizzanti, immersi nel flusso del sapere.

Il linguaggio è tutto, pregnanza indiscutibile, infinitamente malleabile. La mela, che stringo, si dipinge in un’inesauribile possibilità di declinazioni. Il tempo e lo spazio garantiscono l’individuazione delle coordinate. La lingua, che frequento, è un intreccio di terminazioni nervose, relazione, un continuo cortocircuito appena dopo e subito prima del buio. La luce che intercetto è la pagina su cui inscrivere ogni atto. Anche la notte non sarà nera, così come il bianco che conosco non diverrà mai davvero accecante. Chi sono io, dunque, in tutto questo?

Il corpo conosce, cresce e plasma per contatto, in accoglienza gestazione frutto, affettivamente. Dove riconosciamo un concetto, ci confondiamo. L’imitazione resta il motivo ricorrente d’apprendimento della storia, affinché la comunicazione si mantenga senza sacrificio: educazione, tradizione, allevamento. Il verbo, che era al principio, non s’è fatto carne; si è arreso, dichiarato tale per svelamento: suo compito era dirsi concedersi sfidarsi, per voce categorica, in quanto concrezione d’assoluto.

Ivan Fassio

 

Corpus n° 1
La luce che intercetto
a cura di Amalia de Bernardis + Ivan FassioCorpus, manifesto mostra - La luce che intercetto, temporaneo spazio cit, Torino

@ temporaneo spazio cit
Via Giorgio Bidone, 16 – Torino

Inaugurazione:
giovedì 23 giugno 2016, ore 19.00

Fino al 3 luglio
15.30 – 19.00 (esclusi mart/dom)

*Comunicato stampa

 

Solidea Ruggiero/Marco Casolino - Pellicola - Claudio Romano - www.minimalcinema.net

Ananke di Claudio Romano #recensione [film]

arte, artisti, attualità, cinema, cultura, eventi, film, fotografia, lavoro, poesia, recensioni arte

Ho conosciuto il cinema di Claudio Romano e Betty L’Innocente (Minimal Cinema) in una sera primaverile e piovosa di due anni fa. Ero al Maggio Fest di Teramo, in Abruzzo, curato da Silvio Araclio. Nelle poltroncine rosse della sala San Carlo si presentava In the fabulous underground, un documentario di due autori (per me) fino a quel momento sconosciuti, incentrato sulla filosofia poetica dell’artista croato Anton Perich. Un’indagine vera e propria, in realtà, dedicata a un mondo parallelo, nato, cresciuto, soppiantato, da cio’ che la macchina artistica di Andy Warhol ha rappresentato a New York nel corso di tutta la sua vita. Fui lì catturata dal senso di attesa di Claudio Romano. Un artista che colpisce per la sua volontà, il concetto etico di cinema, di vita, al quale sembra essere votato, donato, prestando le sue mani alla regia come forma pura di liturgia.

Ananke (2015), è un lungometraggio sceneggiato da Betty L’Innocente, con Marco Casolino e Solidea Ruggiero attori protagonisti. Nelle sue linee nutritive è duro, diretto, circolare e speculare. Un lavoro nel quale un uomo e una donna abbandonano (fuggono) una realtà che li potrebbe uccidere, annientare, nella loro esistenza. Facendosi forza, assieme, aggrappandosi l’uno con l’altra, entrambi, arrivano in un’area non definita di questo mondo, una zona collocata in un contesto dove regna la scomparsa del senso moderno di vita, nel suo concetto ritmico di tempo, in cui la scrittura e una radio dai segnali disturbati rappresentano le uniche costanti esterne per un umano contatto.

Ponte di Cannavine, Valle Castelllana (TE), Abruzzo - Location/Set, Ananke di Claudio Romano - www.minimalcinema.netLa natura sovrasta l’uomo: dato di fatto, punto fermo di tutta la visione, dove raggiunge – secondo la mia percezione – il suo apice elegante in una inquadratura dall’alto dalle forti caratterizzazioni bibliche. E’ una delle scene centrali, dove l’attore Marco Casolino, immerso coi piedi nel fluire delle acque, si trova disorientato da un fiume nel quale arrivano, accompagnati dalla corrente, pesci esanimi. Pietra, fermezza. Acqua, corso e decorso.

Marco Casolino, Ph. Vittoria Magnani - Ananke di Claudio Romano - www.minimalcinema.netCasolino, nella sua fisicità, potrebbe essere collocato in un impianto iconografico barocco, traslato verso una pittura e una scrittura ottocentesca, influenzata da una serie di fotografie provenienti da ricerche, studio e posa, ispirate alla recitazione russa dal metodo Stanislavskij.

La pellicola è un progetto dal valore femminista. Lo è nella stesura critica del soggetto, lo è nell’evidente attenzione dinamica di montaggio. E’ limpida la sua forza. Madre/figlia, figlia/madre, creazione, contatto, separazione volontaria e decisiva dal proprio frutto. Un corollario che lega e slega, annoda, i passaggi nei discorsi scarniti tra lui e lei (Casolino – Ruggiero), dove la forza della lingua belga, francese, modulata da Solidea Ruggiero è memoria in canto.

Solidea Ruggiero sul set - Ananke di Claudio Romano - www.minimalcinema.netIn sala lo spettatore è chiamato a combattere più volte, intuire se ha di fronte grammatiche del visivo incrociate, messe assieme, incastonate, in dialogo. Ananke di Claudio Romano, Manifesto_locandina - www.minimalcinema.net
Cinema del reale, un corto – vista la violenza e il silenzio spiazzante di pausa dell’inserimento del titolo – la fiction cinematografica, il teatro.

In questo processo di selezione figurativa rappresentato dai Minimal Cinema, si è in bilico tra buio e luce, tra un interno e un esterno, netti, messi in discussione, in relazione, non in una melanconia invasiva, né codici ancorati su un’idea di precisa di morte. Molta immobilità, ramificata in una stasi catatonica dagli echi pasoliniani, che si fa resistenza.
Ananke è suono, rottura, disturbo di urlo animale, nascita.  Ananke è necessità che inginocchia, confessa, umilmente, mette in discussione, un’autobiografia collettiva contemporanea.


 Minimal Cinema - Logo - http://www.minimalcinema.net/

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Lunga vita al coach! [Masterpiece II puntata ]

attualità, cultura, libri, Studiare, televisione, vita

Qui, sulla pagina del forum di Facoltà: Comunite.it  Il Portale della facoltà di Scienze Della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo, trovate il mio secondo articolo dedicato a Masterpiece – Il primo talent show per aspiranti scrittori, in onda su Rai 3, ogni domenica, alle 22.50!

Titolo della settimana?

Lunga vita al coach! Massimo Coppola e il valore dell’autore televisivo oggi.

Clicca!
Per il precedente, invece, qui

Una mamma (im)perfetta – Ivan Cotroneo (Corriere.it)

attualità, film, quotidiani, televisione

Da circa nove puntate il Corriere.it trasmette ogni giorno alle 13 una serie scritta da Ivan ControneoUna mamma (im)perfetta è un prodotto di alto livello, veloce, dinamico, divertente; posizionato nell’orario giusto, per un target di pubblico adatto: donne in carriera, in pausa pranzo, che arrovellano le loro menti per organizzare (anche un po’ maldestramente) la vita, con sorrisi, forza, energia e passione.

La fiction nasce on line e attraversa il web con un pensiero semplice e lineare: ricalcare le tante youtubers protagoniste delle loro maniacalità, trasformando una frustrazione in un outing consolatorio e condiviso.

Chiara ha una famiglia normale, un lavoro altrettanto ordinario, vive una città X, ha un marito e due bambini, e tutte le mattine incontra tre amiche al bar dopo aver accompagnato i figli a scuola. Ognuna di esse è diversa per carattere, cinismo, intraprendenza, amorevolezza e frustrazione. Tutte e quattro, nella stessa condizione di femmine che lottano per portare avanti un esercito di attività, sembrano non essere considerate dal mondo, in realtà sono spiate in gran segreto, da chi compie, assieme a loro, le stesse cose.
Il numero di visualizzazioni e risposte ottenute permette di capire quante, come lei, si accomunano con questo modus vivendi repentino e instancabile.

Proprio su questo ultimo dato si gioca con la finzione, si recuperano gli schemi di scrittura televisiva, si adattano all’istantaneità della rete, e si guida la puntata in uno stile educativo in cui lo spettatore si riappropria della sua identità, abbandonando la chiave narcisistica, e concentrandosi su una messinscena che ricalca quegli aspetti che contraddistinguono ognuno di noi nelle nostre solite giornate.

Buona parte di chi è davanti a un PC, in confessione, proietta il proprio fake narcisistico, quel modificato dai modelli di società che ci circondano. In questo caso, non siamo di fronte a una sorta di reality – se così si possono definire le personalità che fioriscono giorno per giorno nei social network sfruttando la loro immagine -ma una fiction pensata intuitivamente cavalcando l’odierno, con tutte le sue caratteristiche innovative.

Controneo ha saputo sfruttare e osservare a lungo questi dettagli, farli propri e lavorare su un progetto sorprendente. Se si prende in considerazione in linguaggio, ad esempio, è facile notare come sia appropriato alle nostre esigenze. Zero parolacce, zero paroloni, tutto nella regola, tutto nella normalità, finalmente senza eccessi.

Quello che contraddistingue il prodotto è il modo di rappresentare e calcare la scena attuando semplice leggerezza e ironia, inoltre ogni puntata, può essere seguita senza tenere in considerazione le altre precedenti, poiché ogni giorno si sviluppa un tema proposto come una pagina di diario, con un inizio e una fine.

Lascio il link alla prima puntata, così da poter capire di cosa sto parlando: clicca

Per comodità trovare tutta la serie, qui: clicca

Buona visione!