Special, Netflix, 2019

Special #serietv [#recensioni]

amore, attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, Narcisismo, quotidiani, rumors, salute e psicologia, Serie tv, spiritualità, streaming, tecnologia, vita

Netflix non smette di stupire e anche stavolta in un’ottica leggera realizza un prodotto carino da consumare in una mezza serata. Special è una serie che parla di Rayn, un ragazzo affetto da paralisi cerebrale che ha una vita limitata che ruota attorno ai suoi pregiudizi e una madre molto affettuosa.

E’ lui decide di interrompere la catena e iniziare a lavorare come stagista in una agenzia che al vertice del gruppo ha una rossa auto-centrata, talmente sola, da organizzare un compleanno dove canta per se stessa la canzone di buon compleanno. E’ li che conosce una donna simpatica che lo aiuta a decidere per sé, superare quei tabù da ragazzino inesperto intrappolato in una rete di protezioni.

Special, Netflix, 2019

Bryan è gay, non nasconde le sue passioni a differenza della sua disabilità che sembra essere una condizione vincolante. Giustifica quest’ultima con un incidente automobilistico e scopre in mezzo a questa nuova rete di contatti che vuole provare ad amare qualcuno con delicatezza per capire chi è veramente.

In questa nuova fase, dove tutte le attenzioni sono riposte verso un figlio particolare che ha deciso di staccarsi dal grembo, la madre inizia a fantasticare la sua vita con un vicino che si presenta alla sua porta per conquistarla. Vacillano quei sistemi fin lì costruiti e sorretti da abitudini di dipendenza affettiva di una figura genitoriale che ha difficoltà ad accettare che suo figlio è andato via di casa che è stronzo come tutti noi non affetti da una malattia.

Sono curiosa di vedere se sarà prodotta una seconda stagione, in certi momenti mi ha davvero divertita!

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La sovrana lettrice – Alan Bennett #audiolibro #libri [#recensione]

attualità, audiolibro, costume, cultura, giovedì, leggere, libri, musica, rumors, società

Così anche questa settimana mi sono ritrovata ad ascoltare un audiolibro. Si tratta di uno scrittore che ho già letto un paio di volte e di cui scordo prontamente i suoi libri nel giro del breve periodo.  Lui è Alan Bennett, autore e sceneggiatore britannico conosciuto per la sua satira e questo blog ne ha parlato alcuni anni fa nelle recensioni di Nudi e Crudi e de La signora col furgone.

La sovrana lettrice è una ascolto di circa 3 ore, molto leggero e abbastanza contemporaneo; ha come protagonista la regina Elisabetta II d’Inghilterra in questa occasione interpretata da Paola Cortellesi che presta la sua voce di attrice per Emons Edizioni.

copertina_alan_bennet

La regina è la protagonista, la servitù non la riconosce più; la nuova passione per la letteratura accade per caso grazie a uno sguattero che si ritrova a essere d’improvviso il suo servitore di fiducia. Lui è un ragazzo di poche pretese, abbastanza unico nel suo genere, affannato cultore di scrittori gay.

La regina si rende conto che la sua vita è passata tra estenuanti viaggi e l’esercizio delle funzioni, mai dedicata a una vera riflessione su se stessa, mai a una scelta che concentrata sui suoi tempi e alle sue reali necessità. Inizia così a conoscere molti autori che aveva incontrato dal vivo e si rende che è meglio entrare solo a contatto coi loro libri.

Quello che esce fuori da questa esperienza di lettura è l’attenzione che lo scrittore pone nei confronti del movimento. Alan Bennett cerca di far capire, attraverso scene ironiche ed esilaranti, che la lettura è una bolla egoistica che ci sottrae da numerose situazioni.  E a pensarci è vero, nel senso che è un atto intimo, chiuso, dove l’immobilità regna e frena l’azione delle emozioni. A me accade molto spesso: quando qualcosa mi piace davvero quello che senso è contraddittorio: vorrei muovermi ma sono intrappolata. La sovrana lettrice è stato un giusto compromesso: mentre ascoltavo, ho piazzato le cuffiette alle orecchie e sono andata al parco con il cane in queste giornate primaverili di sole intensissimo.

                                                  La sovrana lettrice – Alan Bennett
                                               Adelphi, 2011 | Emons Edizioni, 2017

                                                                 Libro | Audiolibro
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The #FlorenceExperiment a Palazzo Strozzi #Firenze #mostre [#recensione]

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Eccomi qui a parlare del mio ultimo viaggio fuori dalle cinta abruzzesi. Questa volta ho deciso di fare un salto in Toscana per visitare alcune mostre che avevo pianificato da tempo e alle quali riserverò due momenti differenti sulle pagine di questo blog.

La prima di cui voglio parlare è The Florence Experiment a cura di Arturo Galasino, un progetto dell’artista – scienziato belga Carsten Höller in collaborazione con il fondatore della neurobiologia vegetale Stefano Mancuso. Si tratta di un’opera site specific realizzata per Palazzo Strozzi a Firenze. Un esperimento che crea una relazione tra l’essere umano e le piante dove il pubblico è chiamato a partecipare con viva sincerità alla ricerca.

L’azione si sviluppa in due momenti. Il primo prevede due grandi scivoli in acciaio e policarbonato alti 20 metri che attraversano il cortile dello stabile. Alcune persone – 500 ogni settimana – sono scelte in maniera casuale e coinvolte in uno studio pensato con un team di ricercatori che analizza le molecole emesse da noi esseri umani a contatto con una piantina di fagiolo da portare in custodia nel flusso di discesa verso il piano terra, da consegnare nei laboratori sotterranei del museo.

Ai piani bassi – nella Strozzina – l’attenzione è sulla mancanza di illuminazione e sulla presenza di alcuni box che anticipano l’esperienza successiva. I visitatori sono invitati a entrare in due speciali aree cinematografiche che proiettano sequenze di film horror e scene comiche.

La finalità è generare, catturare e trasmettere, composti chimici capaci di influenzare la crescita di piante di Glicine poste sulla facciata esterna del palazzo. Il sistema di aerazione è un meccanismo costituito da condotti di aspirazione che recepiscono le sostanze rilasciate dalle nostre reazioni chimiche esercitate durante l’intero processo di osservazione delle pellicole. Lo scopo è comprendere come le emozioni umane influiscono sulla viva intelligenza dei vegetali.

Una volta terminato il percorso si supera la condizione letteraria della famosa favola inglese di Jack che lancia i semini magici dalla finestra che generano un enorme pianta su cui salire per rubare l’abbondanza a un gigante cattivone ed egoista, si vive un ambiente asettico che concentra l’attenzione nel ribaltamento di una situazione che si presenta come un’analisi sulla vita stessa. La natura è sottoposta allo stesso circuito dell’uomo in una struttura che ha forti rimandi a un’elica di DNA, che si riorganizza e rigenera al passo dei tempi, nella forma e nelle cellule senza occuparsi di quegli aspetti di intermediazione economica che regolano i rapporti di tutti i giorni concentrati su un’idea di possesso e di dominio.

Gli scenari di riflessione che si aprono allora sono molteplici. Il primo è nel connubio tra arte e scienza, sui concetti di coscienza ed ecologia nel raggiungimento di una consapevolezza nella relazione che esiste e coesiste tra persona e natura; il secondo è un discorso di metodo, su come si esercita una verifica sul funzionamento e il comportamento di alcuni elementi che compongono gli organismi, le cellule, le molecole, nei vari ecosistemi presenti in ambiente; il terzo è un dilemma: il cinema, che interviene con l’immagine a generare uno shock (trauma o risata), che influenza con la sua componente onirica la scelta dei nostri comportamenti, ha per noi la stessa misura di indagine che si sviluppa in uno laboratorio scientifico? Siamo noi l’oggetto sfuggente da analizzare al vetrino in un processo fotosintetico generato da una luce trasmessa in maniera artificiale?

La mostra è un gioco, un invito alla rinascita, ha un maxi moto discensionale che confluisce nella Nursery, un vero e proprio nido poetico dalle luci rosa fluorescenti; area dove si attiva in pensiero massimo di elevazione e sensibilità in cui come un’incognita sei tu a stabilire il tipo di percorso da intraprendere una volta superato il varco di uscita della struttura. Il risultato delle nostre sensazioni rilasciate si osserva nella crescita e nell’andamento dei rampicanti una volta terminata l’esperienza al museo. Sulle pareti esterne è visibile la dimostrazione che siamo noi a dover metterci in discussione, sfruttare la nostra coscienza in anticipo e captare il valore di una comunità nell’esempio della natura autentica dei vegetali: organismi pionieri, radicati, ma capaci di trasformare questa impossibilità in un movimento ascenzionale che è una occasione di adattabilità, di resilienza e resistenza, in uno spazio definito nel tempo.

Il progetto è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi, Regione Toscana. Con il fondamentale contributo di Fondazione CR Firenze e sarà visitabile fino al 26 agosto 2018.

The Florence Experiment
Un progetto di Carsten Höller e Stefano Mancuso
a cura di Arturo Galansino
Firenze, Palazzo Strozzi 19 aprile-26 agosto 2018
www.palazzostrozzi.org / @palazzostrozzi / #FlorenceExperiment

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Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

Il papà di Dio – Maicol&Mirco #libro #baopublishing #pointofview [#recensione]

arte, artisti, cultura, fumetti, giovedì, leggere, libri

Non so cosa mi abbia mosso ad acquistare questo enorme libro, ma ho deciso di investire parte dei guadagni in qualcosa che mi facesse divertire.
Il papà di Dio (Bao Publishing, 2016) si presenta pieno di intenzioni che sfiorano il tragico, capace di trasmettere una forte empatia saltellando tra pagine in piena lettura in quel ritmo indistinguibile che caratterizza i fumetti di Maicol&Mirco.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) - ph. Amalia TemperiniTutto parte da Satana, ispiratore, condizione, eroe inconsapevole che irrompe, si presenta di tanto in tanto nelle dinamiche di scambio che si susseguono tra il Papà (l’architetto) e suo figlio, Dio (artista).

Il volume ha le fattezze di una bibbia, ma è un anti-bibbia, una sorta di manuale d’uso pratico per dire che i giochi stanno a zero, che dietro tutta questa storia salvifica esiste un umano senso che è ben più feroce di qualsiasi mito.

É proprio questa la condizione necessaria che permette di capire le regole del processo creativo: il Diavolo è una figura saggia, prende in giro il lettore, ci dialoga, si presta a giocare con lui attraverso il sarcasmo e il dispetto, si confessa con quello che è il nostro demone. Uno spiritello che temporeggia indisturbato facendo inciampare il padre eterno nelle sue creazioni: lo motiva. Dio, che è un buono, piccolo, vorrebbe sperimentare, ma si sente in colpa perché non riesce a capire le punizioni, le insistenze, i doveri inflitti dal suo Papà. A rendere la situazione paradossale un fratello libertino, musicista, dal cappello enorme, che ricorda cugino IT.

In questo quadro, fatto di fogli, composto da una casa con poche stanze visibili, sono assemblati segni che prendono forma nei colori rosso e nero. Le tonalità più forti sono date dalle onomatopee, le quali rafforzano il senso del suono rendendo le cose vive nella loro libertà di espressione, umili nel traghettarti in un dramma ironico alla ricerca di un equilibrio che si fa necessario non rinnegando una divinità, ma mostrando la potenza nella sua parte più nociva: il male. Una figura, un amico immaginario, un testimone, una introiezione fatta paura in una solitudine che ci accompagna nella esistenza, per l’esistenza.

 

Un attimo.
Scusate sono lo spirito critico che segue la logica blasfema del fare indiavolato di questa donna osservatrice propinatrice di parole in costante dubbio con se stessa e con il mondo, l’immateriale indefinito che pone questioni mentre lei è indisturbata si destreggia tra una risata e l’altra.
Avrei delle domande da fare: 
ma la mamma del Signore, uno e trino, dov’è?
e il triangolo e il cerchio che raffigurano i protagonisti sono ispirati anche a Kandinskij?

Nell’attesa, mi rifugio nel cibo e penso.

Il papà di Dio - Maicol&Mirco (Bao Pubblishing, 2016) -ph. Amalia Temperini

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Amerene NonFabbriCate.

ricette, vita

Mi piaceva troppo la mia foto per non parlavi di questo dessert delicato, usato per molte decorazioni di dolci, risparmiando molti denari, non acquistando prodotti di marca noti e famosi.

Le amerene NonFabbriCate.

Ingredienti:

3 – 4 kg di amarene (possibilmente regalate dai vostri vicini)
2 kg di zucchero

Strumenti:
Vasetti in vetro +  tappi

Procedimento:

Prendente i vasetti e iniziate a versare le amarene. Solitamente io li riempio a metà, poi mi regolo di conseguenza con lo zucchero. Con il quantitavo che vi ho segnalato dovrebbero venire fuori circa 10 – 12 contenitori a media e piccola grandezza.
Una volta fatto questo, lasciare al sole per circa 40 giorni, girando di tanto in tanto.

Finito il tempo, cambiate i tappi mettendone i nuovi, e riponete tutto nella vostra dispensa.

Buon dessert!

Le ragazze prima di una sfilata

fotografia, vita

Accostamenti

arte, artisti, attualità, musica

Ale contro tutti – Alessandro Borghese

cultura

Cerco di parlare pochissimo di programmi televisivi, molto spesso mi annoiano, e non credo siano meritevoli di essere presi in considerazione.

Da pochi giorni sono stata fulminata sulla via di Damasco da Ale contro tutti, condotto da Alessandro Borghese, in onda su Sky Uno dal lunedì al venerdì alle 19.40.

Tal personaggio – cuoco noto alle pettegole di turno per essere stato uno dei pretendenti di Alessandra, la bella ragazza di Costantino di Uomini e Donne di Maria De Filippi – compare nel mondo televisivo, tanti anni fa: guarda caso nelle trasmissioni di Maurizio Costanzo e della sua compagna. Nessuno lo ricorderà, ma improvvisamente, da quelle prime fugaci apparizioni, iniziò la sua escalation verso il grottesco generalismo italiano.

Tralasciando la nota gossip, i suoi principali format sono stati: Cortesie per gli ospiti, L’ost, Cuochi e fiamme e blablabla, dove il suo ego emergeva in maniera preponderante rispetto a tutto il resto – anche al più triste cavolfiore con la faccia felice posto in primo piano sui suoi banconi da cucina.

– Scopro improvvisamente essere il figlio dell’attrice Barbara Bouchet; ripenso al suo passato; potrei capire tante cose che l’hanno condotto CASUALMENTE al successo; mi rimetto in penitenza; e col cilicio frusto e sconto i miei pregiudizievoli peccati –

Molti amici conoscono l’odio che ho verso la sua cucina veloce e strimpellata, fuori dal comune, rispetto a chi si rilassa – come me – nelle mirabolanti elaborazioni toscane di Luisanna Messeri su Alice.tv, Laura Ravaioli e numerosi chef del Gambero Rosso Channell, Masterchef (che avvierà la sua prossima stagione a dicembre) o per quello schifìo di Benedetta Parodi che, di tanto in tanto, presenta degli spunti piacevoli per arredare le tavole (senza tralasciare il rifiuto che ho per lei).

Ale contro tutti ha una durata di 20 minuti.

La telecamera ruota attorno ai due banchi da cucina messi a confronto in posizione visibile di sfida, in un ambiente non grandissimo e pieno di spezie colorate.

Borghese è speculare agli sfidanti; solitamente  coppie di amici, o famiglie, senza distinzione di sesso, razza, lingua o religione.

In cosa consiste la freschezza?

Non solo nella qualità dei product placement ripetuti fino allo sfinimento, ma anche nell’inserire e nello scegliere musiche d’ispirazione al piatto, con tanto di siparietto danzante per rendere ridicolo il tutto – e farsi sputtanare dagli amici al rientro a casa, nel momento in cui si è persa o vinta la sfida.

A giudizio sono chiamati alcuni abbonati Murdoch che rappresentano la tipica famiglia italiana.

Vari bambini che si ergono conoscitori del gusto all’età 8 – 9 anni come fossero gloriosi assaggiatori di salse, glasse e potpourri  vari – in realtà s’abbottano di patatine e hot dog cucinati dalla Parodi e riproposti dalle loro madri.
Un uomo e una donna, invece, la cui età varia da puntata a puntata, sono i due presunti genitori. Nessuno di loro si conosce.

Forse Alessandro Borghese e Sky quando presentano questa triade scompattata,vogliono mettere in luce che la Mulino Bianco, con i suoi anni di tormentoni pubblicitari, ci ha manipolato le menti e condotto a un modello che ora vogliono loro sfaldare?

Non so di fatto la risposta.

Ale contro tutti rimane di gradevole intrattenimento; lo consiglio, soprattutto a chi non ha ancora avuto la voglia e spirito di imbattersi in un gioviale capellone che, con la sua fluente chioma,  elargisce ai suoi commensali, in ogni singola pietanza preparata, un sapore in più!