Youtuber: #pepperchocolate84

attualità, comunicazione, Narcisismo, rumors, Studiare, tecnologia, vita

Seguo questa youtuber – Pepperchocolate84 – da tanto tempo. Mi è sempre interessato il meccanismo che costruisce quando viaggia o quando le capita di parlare di mostre, poiché ha un atteggiamento molto pop nell’affrontarle in maniera leggera. Penso sia scaltra, e le cose che propone con quella modalità (trucchi, abiti, cibo) siano usate in maniera molto efficace e veloce. Non condivido molte cose di lei, delle scelte che fa, ma è la sua vita e il suo modo di lavorare, poiché lontani dal mio punto di vista. Ha saputo sfruttare le sue risorse per costruire il proprio mondo con un mezzo innovativo che le permette di fare cio’ che vuole, di vivere degnamente la propria esistenza rispettando il tempo che vive.
Nel discorso che compie in questo video che proporrò, mi trovo totalmente d’accordo, non in relazione a quanto lei faccia o svolga, ma piuttosto su quanto io applichi questo comportamento spesso nella mia vita. La scelta, il giusto valore alle cose e alle persone, la dignità, i soldi come mezzo, internet e i social come strumento.
Rispetto ad altre, le tantissime che sono online, ha compiuto un gesto positivo che le attirerà molti fastidi, sarà tacciata di ipocrisia e altre cose di una noia mortale.
Quello che dice è giusto: la distanza va mantenuta su tutto.
Possiamo ascoltarla o no, possiamo riflettere su quello che dice, possiamo criticarla costruttivamente, possiamo invidiarla. Se ha le spalle forti, le nostre chiacchiere le scivoleranno addosso come giusto sia, poiché porta avanti i suoi sogni.
Molti utenti non tengono conto dei fenomeni che attraversano il web, e non so se lei sia conosciuta in altri contesti (giornali, tv) – non seguo tutto quello che fa – ma ha un segmento di pubblico forte che le permette di incrementare i suoi guadagni che lei ripaga col suo impegno.
Pensiamo a Benedetta Parodi, lei, attraverso le sue ricette ha costruito un impero mediatico. Con l’aiuto di chi? Di tutti noi che le abbiamo spedito i gli ingredienti da miscelare in uno studio televisivo, nel quale si stipulano per la sua fattibilità accordi pubblicitari, inseriti spesso tra una pausa e l’altra, che le fanno aumentare la possibilità di investimento in relazione ai tempi del suo programma, perché noi telespettatori siamo lì che acquistiamo determinati prodotti, posizionati davanti ai nostri occhi, in ogni secondo utile al commercio.
Che differenza c’è tra le due? Nessuna.
Lavorano entrambe, ognuno col proprio scopo: farlo al meglio, guadagnare per stare bene, ottenere credibilità e visibilità per nuove opportunità.
Le loro non sono le uniche professioni al mondo. La notorietà non si ottiene solo attraverso la messa in esposizione del proprio corpo e del proprio messaggio.
Anche noi,
in piccolo, con le nostre forze, possiamo tirare fuori qualcosa di buono e concreto gettandoci in altri ambiti. Dovremmo imparare a mantenere il distacco non facendoci condizionare dai risultati degli altri, puntare piuttosto a farci un esame di coscienza ogni volta che proviamo un briciolo di invidia, uccidendoci in paranoie imitative, che derivano da modelli comportamentali indotti, di cui, secondo me, non abbiamo proprio bisogno.

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Resoconti artistici, letterari e culinari.

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Sono giorni che cerco di trovare un argomento interessante di cui parlare sul blog, se non altro per sbloccarmi da un’apatia da trapasso che rallenta ogni facoltà mentale. Dovrei raggiungere alcuni aspetti che ritengo importanti superando alcune fasi che mi hanno riguardato. Sono sempre più convinta dell’autenticità di ogni atto che compio, e credo sia molto scomodo per gli altri ascoltarmi, ma rimango sempre ferma sulle mie posizioni portando avanti le scelte di vita che ho intrapreso a costo di sembrare sfigata, irriverente e fastidiosa, soprattutto a chi non vuole più interessarsi.

Questo post è un mix di elementi che ho trattato nelle ultime settimane. Una forma di contaminazione culturale che confluirà nella segnalazione di alcune cose utili e futili per la nostra esistenza, offrendole in dono con un pacco di interconnessi sfoghi liberatori.

Inizio con una recensione su una mostra curata da una giovane curatrice teramana e intitolata Deborderline. Clicca qui per leggere.
Si tratta di un articolo che ha visto prima della sua pubblicazione mille e mille seguiti professionali, che voglio dire: neppure Chruščëv ha avuto tanti problemi nel dover effettuare un discorso ai tempi della sua resa.

Vi segnalo anche i ragazzi di Minimal Cinema.
Loro hanno lavorato su un documentario dedicato alla figura dell’artista americano Anton Perich. Si tratta di alcuni trailer che si trovano Qui.
Il progetto completo visto il 13 maggio, evidenzia una realtà parallela completamente diversa e sconosciuta sul periodo d’oro dell’arte negli Stati Uniti all’epoca di Andy Warhol.
Siamo tutti vittime accondiscendenti di un meccanismo che fagocita e corrode. Siamo figli di una logica di delirio lanciata e amplificata dal re della pop art in maniera sempre più esponenziale. La capacità degli autori è stata di trovare la giusta distanza nella descrizione di un personaggio che ha saputo gestire la sua ossessione, carpendone dinamiche, e frequentando quegli ambienti con un grande distacco di osservazione, restituendo una lettura amplificata della sua identità nel proprio codice linguistico.
E’ una produzione che guarda e indaga le cose in una chiave consapevole e nostalgica.
Vi consiglio di approfondire.

Ho terminato il volume Le Pietre e il popolo. Restituire ai cittadini l’arte e la storia delle città italiane di Tomaso Montanari (Minimumfax, 2013). Chi conosce lo studioso è cosciente del fatto che i suoi piccoli volumi racchiudono denunce su denunce su condizioni legate allo stato della cultura in Italia e sulla posizione a margine che viene assegnata agli storici dell’arte. Lo scritto non tralascia i casi noti di cronaca culturale evidenziati dagli organi di stampa, ma ne narra con attenzione le dinamiche non conosciute dal grande pubblico. Loda chi, meritatamente, ha denunciato e tutelato il patrimonio da atti di sciacallaggio e deturpazione per meri fini personali. E’ un volume piccolo e intenso, che si sofferma sulla potenza del marketing emozionale come strumento di distruzione di massa, ma che narra come L’Aquila terremotata sia un simbolo di una incresciosa situazione che sembra non voler mutare dalle volontà politiche.

Ho assistito alla inaugurazione della personale di Mario Vespasiani curata da Lucia Zappacosta presso l’Alviani ArtSpace di Pescara, domenica scorsa (clicca).

Non ho visto nessun film che mi potesse colpire tanto da scriverci qualcosa di meritevole.

 Ho ripreso a cucinare.
L’ultima creazione sono stati gli Gnocchetti di pesce allo zafferano.
Una ricetta inventata al volo e con pochissimi ingredienti: gnocchi di patate, zafferano, tre asparagi, tre zucchine, un mix di pesci di vario tipo (totani, calamari, panocchie, gamberi, mazzancolle, vongole ecc.), prezzemolo, aglio e cipolla, pepe e sale quanto basta.

Se volete una descrizione più dettagliata commentatemi – anche se la modalità di preparazione è a intuitiva già dalla lettura dei singoli ingredienti.

Ci stiamo a leggere!

 

Di tutto un po’ e resoconti

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Ho scelto di non parlare di cinema nelle ultime giornate poiché ritengo che il comparto libri è andato un po’ in crisi rispetto alla fase iniziale di questo blog, dove riuscivo a mantenere un equilibrio tra gli argomenti. Devo dire che quel tipo di costanza mi apparteneva di più. Negli ultimi mesi sono stata un po’ indaffarata e tutto è andato un po’ scemando in situazioni e condizioni strane, dai risvolti posi-negativi tra risate e riflessioni profonde, tra pause e energia immobilizzante.

C’è stato un tempo in cui parlavo anche di cucina in maniera piacevole. Oggi ho un po’ di difficoltà nel tirare fuori quell’argomento poiché sono in conflitto aperto con gli arnesi, le pentole e le pietanze varie.

Non so se capita anche a voi di avere fasi alterne in cui vi sembra di strappare il mondo a morsi ed eccellere in qualsiasi cosa, poi, di colpo, avere il più grande blocco nel preparare un triste uovo sodo sbagliando anche il tempo di ebollizione.

Oggi ad esempio ho preparato la quinoa. Era da tempo in riserva posta dentro uno scaffale che mi chiamava e diceva di sperimentarla in qualsiasi modo. Così, per gioco, ho iniziato a preparare un po’ di soffritto di verdure e ortaggi che avevo in casa (cipolla, sedano, carota, peperoni, melanzane, carciofi, pomodorini), li ho speziati un po’ con pepe e curry, ho rifilato un po’ di sale e spadellato per più di mezz’ora.

Nel frattempo ho messo l’acqua a bollire, ho strizzato per alcuni minuti questo cereale passandolo per diverso tempo nell’acqua corrente, poiché molti siti consigliavano di fare questo passaggio.

Per preparare la quinoa occorrono 15 minuti netti, più 5 di assorbimento di umidità a fuoco spento. On line trovate diverse ricette che vi possono supportare e rendere facile la preparazione. Ho scelto di cuocerla poiché incuriosita dalle sue proprietà nutritive ricche di magnesio, ferro, zinco e proteine vegetali e devo dire che a me è piaciuta molto.

Non ho foto, perché rientra anche questa attività nella logica dello scazzo, tant’è vero che non ho neppure calibrato al meglio le dosi necessarie alla cottura. Ho rubato lo scatto sottostante da internet.

Passo di palo in frasca per fare l’elenco delle produzioni cinematografiche che ho visto di recente.
Ne ho scelte diverse, anche abbastanza interessanti, confutando la teoria iniziale di questo post che diceva di voler mantenere un equilibrio tra le parti.

Sarò breve e concisa:

Miss Violence di Alexandros Avranas – film greco drammatico, duro, non adatto a persone sensibilissime poiché il tema trattato è un mix di violenza domestica che si apre attraverso lo scenario di un suicidio di una ragazzina di 11 anni. Tratto da una storia vera.

Onirica – Field of dog di Lech Majewski – e’ un lavoro polacco estremamente accurato con forti rimandi alla storia dell’arte e alla centralità di una cultura europea, in cui la filosofia raggiunge vette altissime nella concezione della realtà e della elaborazione di un lutto. Il ragionamento parte dalla Divina Commedia di Dante.

Il ministro – L’esercito dello stato di Pierre Schoeller è una produzione francese adattabile in ogni contesto dove la politica è regina della gestione della cosa pubblica e della scissione delle classi sociali. E’ un prodotto che parte un po’ in sordina, ma il suo finale potrebbe rappresentare l’acume massimo di una sensibilità che, in un secondo tempo, potrebbe trasformarsi in retorica.

Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée – un film davvero intenso, di denuncia, basato su una storia vera.
Dopo tanto tempo il cinema torna a parlare seriamente dell’Aids, dell’Hiv attraverso in modello positivo di rivendicazione dei propri diritti.

Nymphomaniac Vol. ILars Von Trier mega spottone pubblicitario, sempre molto criptico e con molti rimandi a milioni di mondi. Personalmente ho trovato eccessive solo due scene, rispetto a tutto il caos montato. Il resto mi è pars fuffa. Il personaggio femminile interpretato dalla Charlotte Gainsbourg mi ha molto riportato a Bess, protagonista del film “Le onde del destino”. Attendo di vedere la seconda parte, a parer mio forse più credibile della prima.

Buona visione e buon 25 aprile!

Tentativi gommosi: irresponsabilità culinaria

cucina, vita

Io ci ho provato, ma devo ammettere che compiere una prova così azzardata è stato un atto non di certo entusiasmante.
Il dolce che ho fatto poco fa, è figlio di una ricetta sgraziata trovata su internet. Sapete quelle veloci dove tutti si entusiasmano e complimentano per la bontà e per la riuscita?

Ecco. Io non sono per niente felice.
Lo ero prima di tagliare te la ciambella – il colore prometteva bene, il profumo altrettanto.
Poi, improvvisamente, qualcosa è diventato gommoso.

Mi chiedo allora se sia stato un errore generare una perdita d’ingredienti corrispondenti a una mattanza di questo tipo. Così propongo qui il dosaggio; lo scrivo passo per passo, perché davvero non mi capacito.

Irresponsabilità culinaria.

Ingredienti

yogurt bianco 3 vasetti (io avevo 2 a limone e 1 alla banana)
4 cucchiai di zucchero,
11 cucchiai di farina,
1 cucchiaio di miele
1 bustina lievito per dolci

Procedimento:

Immettere tutti gli elementi amalgamandoli, uno per uno, per bene.

Infornare a 200° fino a quando la ciambella non raggiunge doratura (io ho lasciato circa 20 minuti, ma secondo me non bastava).

Fatemi sapere se viene bene, cioè soffice e non umido all’interno, tanto da sembrare un mattone compatto al momento dell’assaggio, come il mio!

 Fatemi sapere!

 

M’inquieta.

cucina, vita

La cucina molecolare m’inquieta.

Sarà il fascino del risultato?

Cornetti come vuoi tu

cucina, vita

Poi a un certo punto quando tutto sembra annoiarti spunta dal frigo una pasta sfoglia che t’illumina d’immenso il pomeriggio, distogliendoti dal tuo mal di schiena da trentaduenne novella.

Digiti su google “Pasta sfoglia – cornetti” – e trovi questo sito di Simona Mirto che ti aiuta a capire come fare (clicca)

Lei li chiama “croissants“, io, “cornetti“, e li ho riempiti con confettura di pesche e prugna.
Sarebbero stati un must con la Nutella, ma non la ho mai in casa.

Veloci, rapidi e buoni.
Gnam!

Modalità a caso!

ricette, vita

Che fare quando non si ha tempo per dedicarsi alla cucina?
Si compra una brisé, si valuta l’opzione del riciclo creativo nato dallo spulciare dispensa e frigo,
si mettono a caso gli ingredienti e poi si mangia!

Buona cena a me!
Tornerò presto, intanto #istagnam anche a voi!

 

Ritorni e pasta!

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Veniamo a noi. Diciamo che sono tornata, e facendolo ricomincio da una semplice ricetta nata per chiudere in bellezza l’estate.

In realtà dopo due mesi di lavoro eccomi qui pimpante, sclerotica ma pimpante, a scrivere di una stagione fredd’afosa andata un pò bruciata, ma dalla mi sento davvero appagata, poiché ho ottenuto esperienze di lavoro nuove: 2 pubblicazioni (un catalogo e una rivista) e un testo critico per il giovane artista abruzzese Bruno Cerasi, la cui mostra rimane attiva fino alla data dell’otto settembre, presso lAlviani Artspace, in Largo Gardone Riviera, 65129, di Pescara.

Cosa farò adesso? In questo periodo di inadempienza ho ripreso i libri dell’università in mano con la speranza di terminare presto un estenuante percorso che è ormai diventato peggio di una palla al piede di un carcerato, destinato alle più truffaldine sofferenze; inizierò un master al quale mi sono iscritta pochi giorni fa, per poi proseguire con progetti che possano incrementare sempre più la mia carriera.

Il blog sarà sempre un punto di riferimento, quello dove vomiterò con tutta la veemenza possibile la mia fame di cultura. Ho già in riserbo alcuni libri di cui voglio parlarvi, e alcuni film messi in lista pronti per essere fagocitati nella nuova stagione di alternativa cinema. Continuerò a scrivere, sperando di mantenere la lucidità mentale, necessaria affinché emerga sempre più una visione critica del mondo che mi è attorno.

Zucchine e Fusilli allo zafferano e carota:

Ingredienti:

3 – 4 zucchine di varie dimensioni
1 cipolla
1 carota
1 bicchiere d’acqua
2 bestine di zafferano
Sale q.b.
Pepe q.b.
Olio q.b.

300 gr di fusilli

Procedimento:

Tritare la cipolla, in maniera separata la zucchina, poi, la carota.
Mettere a soffriggere la prima, versare la seconda, arricchire con la terza.
Lasciar cucinare per circa 20 minuti il tutto. Verso anche un bicchiere d’acqua – perché non si sa mai.
Quando sarà tutto pronto, prendete un bicchiere  riempitelo con un poco di acqua tiepida per far sciogliere bene lo zafferano. Quest’ultimo lo verseremo sulle zucchine, affinché acquistino quel senso che va oltre il loro regolare sapore.

Nel frattempo mettete sul gas un pentolino a bollire con l’acqua necessaria per la cottura della pasta. I fusilli, una volta pronti, vanno versati direttamente nella teglia dell’amalgama, pronti per essere ripassati.

Servite, mangiate e assaporate!
Buon appetito!

Amerene NonFabbriCate.

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Mi piaceva troppo la mia foto per non parlavi di questo dessert delicato, usato per molte decorazioni di dolci, risparmiando molti denari, non acquistando prodotti di marca noti e famosi.

Le amerene NonFabbriCate.

Ingredienti:

3 – 4 kg di amarene (possibilmente regalate dai vostri vicini)
2 kg di zucchero

Strumenti:
Vasetti in vetro +  tappi

Procedimento:

Prendente i vasetti e iniziate a versare le amarene. Solitamente io li riempio a metà, poi mi regolo di conseguenza con lo zucchero. Con il quantitavo che vi ho segnalato dovrebbero venire fuori circa 10 – 12 contenitori a media e piccola grandezza.
Una volta fatto questo, lasciare al sole per circa 40 giorni, girando di tanto in tanto.

Finito il tempo, cambiate i tappi mettendone i nuovi, e riponete tutto nella vostra dispensa.

Buon dessert!

Summer 2013 – Insalatina di farro

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Il must have della giornata è una veloce Insalatina di Farro.
Di seguito la ricetta.

Scrivo dopo alcuni giorni di assenza poiché sono impegnata a lavorare. Le energie sono per buona parte investite per: dormire, correre, studiare, inseguire, pazientare, tollerare, persone e/o cose e/o animali che arrivano in mostra e mi sollazzano le serate, in attesa di settembre, e del tanto amato autunno freddo e cinematografico.
Per questo, per il momento, ho deciso che per rendere più leggero questo spazio, mi soffermerò su piatti e ricette, portando il blog in modalità estiva, rendendolo  più dinamico, friciccoso e appagante, con meno impegno mentale, per rendere più lieve il logorio della vita moderna!

Ingredienti:

500 gr di farro (modalità cottura 30 minuti)
250 gr di feta
250 di rucola
1 pomodoro grande (o pomodorini)
1 scatola di tonno (possibilmente 150 gr o più)
olio, sale q.b.

Preparazione:

Mettete a cuocere il fatto lentamente per circa un’oretta, scolatelo, lasciatelo raffreddare.
Una volta fatto questo : spettezzate la rucola, la feta, il pomodoro e versateci la scatola di tonno.
Amalgamate bene, assaggiate e regolate di olio e sale, poiché la feta è abbastanza saporita.

Riponete in frigo per 2 ore almeno.

Buon appetito!

Ps: consulenze varie hanno suggerito diverse varianti:

– solo feta e rucola
– solo feta, rucola e pomodorini
– con zucchine grigliate tritate finamente e tocchetti di mela verde.

Ringrazio per questo Vincenzo e Giordano.

Ad maiora!

Palline di cocco, al forno

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Eccomi, di nuovo, dopo giorni intensi di lavoro. Ho avuto delle date di consegna serratissime, e nell’ultima settimana è stato veramente difficile scrivere altro, all’infuori di quello stavo trattando. Torno, e per farmi perdonare, lascio una ricetta di alcuni dolcetti che faccio da anni.

Palline di cocco, al forno

Ingredienti:

250 gr di noce di cocco grattugiata
180 di zucchero
2 uova intere
Cacao amaro

Liquori:
Anice per i bianchi
Rum per i neri al cacao amaro

Strumenti:

Pirottini (scegliete voi la misura che preferite)
un piccolo piattino con acqua
Placca da forno

Procedimento:

Pesate e versate lo zucchero assieme alle uova dentro un contenitore, sbattendo e lavorando, fino a ottenere un composto spumoso. Incorporate il cocco,  mescolate bene.

A questo punto è necessaria una decisione. Di solito faccio il doppio della dose, quindi i miei 250 gr, diventano 500 con 4 uova in totale.

Divido l’impasto in due, poi verso l’anice nel contenitore dove voglio mantenere il cocco nel suo colore originale, mentre nell’altra, quella rimanente, ci butto dentro il cacao assieme al rum, affinché si crei un binomio perfetto. In maniera separata, poi, amalgamo bene le parti fino a far plasmare il cocco con il sapore dei relativi liquori.

Da questo momento in poi accendo il forno a una temperatura di 170° per preriscardarlo.

Le palline vanno preparate secondo un processo preciso: bagnate le mani con l’acqua del piattino, iniziate a farle roteando tra i palmi l’impasto. Così facendo non doveste avere problemi nello sporcarvi o impiastrarvi.
Vi consiglio di farne un gruppo per volta, prima i bianchi, poi, infine, i neri.

Mettete a cuocere per circa 15 minuti, dopo averli sistemati negli appositi pirottini, sulla placca; regolatevi sulla cottura sulla base del profumo e del colore.

Veloci, buoni, rapidi, dovrebbero venire così:

Buon pomeriggio!!

25 aprile, porri al forno.

cucina, ricette, vita

In attesa che le sorti del nostro governo siano segnate, voglio raccontarvi di una ricetta improvvisata ieri, e ispirata dalla tradizione albanese (clicca).

In realtà ho bisogno di scrivere, e per attutire questa necessità, mi riserbo la possibilità di elencarvi una mia sperimentazione, in cambio i pensieri annoiati e spaventati.

Porri al forno, l’alternativa.

Ingredienti:

4 porri
1 mozzarella
Ragù di salsiccia e carne macinata
Pan grattato, paprika piccante, olio e sale qb.

Procedimento:

Ho sbucciato i porri togliendo le parti dure e lasciando quelle più tenere affinché potessero risultare più piacevole al gusto. Con un po’ di olio ho lasciato soffriggere velocemente i cuori girandoli di tanto in tanto. Una volta stabilito che bastava il tempo, ho deciso di non scottarli troppo, così da farli mantenere fermi (vedi foto).

Ho oliato la pentola da forno, li ho posizionati; ho messo la prima parte di ragù, e poi tritato sopra la mozzarella. Ho aggiunto di nuovo un leggero strato di sugo, poi pan grattato e paprika miscelati assieme per la formazione di una piacevole e saporita crosticina una volta terminata la cottura.

In forno per circa un’oretta a una temperatura non altissima (140°), ho lasciato si rosolassero in tutta tranquillità.

L’esito finale mi lasciava titubante – era la prima volta che la provavo.
E’ venuta ottima ed è finita tutta.  Posso ritenermi soddisfatta.

Buona liberazione, ora e sempre: Resistenza!