Happy Easter!

musica

I cambi di registro tra i vari minuti.

Take me out!

Auguri!

 

 

“Doesn’t I hear jerusalem bells are ringig?” #music #singing

musica

Il blog a volte è una stanza fortunata. Ieri pomeriggio sono stata contattata dall’autrice dell’ultimo post che ho scritto, che mi ha ringraziato via twitter, per la recensione appassionata del suo romanzo. E’ stata una bella sorpresa.

Stamattina sono canterina. Da diverso tempo seguo un programma su youtube che invita personaggi famosi del panorama musicale mondiale in carpool e assieme a loro, il conduttore, si diverte come un pazzo. Ho una passione smodata per Chris Martin,  i brani dei Coldplay hanno riempito le situazioni impensabili con molta gioia la mia vita. Non li seguo assiduamente, però sono presenti quando meno me l’aspetto, ed è sempre piacevole constatarli come condizione stabile rassicurante. Sono crollata sul doppio canto baritonale, mi piace troppo, da diversi minuti mando il loop la sequenza che parte dal minuto 6. 36.

Viva, viva, viva!

Poi chi è che non canta così in macchina con gli amici?
Io da una vita e anche in pieno mood stonato!

 


La resistenza del maschio – E. Bucciarelli #libri

cultura, Donne, leggere, letteratura, libri

Sono giorni in cui sembra scoppiata una primavera, non solo perché è un febbraio anomalo, ma ho sentito dentro me un risveglio, un superamento di qualcosa di cui ero consapevole ma non riuscivo a rendere reale. Ho messo a posto diverse cose, fatto il punto della mia esperienza curricolare, avviato fasi di ricerca con coraggio, più leggerezza, senza sentire il carico di un dovere la cui spinta non era dettata dalla mia volontà, ma da qualcosa che arrivava da un esterno indefinito. Mi auguro sia stata l’ammissione di un conflitto, o la semplice necessità di un dire, che sento più vero e nudo, a portarmi alla lettura del romanzo di Elisabetta Bucciarelli, La resistenza del maschio (NN Editore, 2015), che mi ha fatto stare meglio.

Divorato in meno di cinque ore con una passione sfrenata verso una scrittura da un ritmo pulito ed essenziale, il testo permette di viaggiare in un sistema psicologico che conosco e che da tempo rincorro per approfondire e conoscere con più profondità. La storia narra di un uomo di successo, professore e curatore di arte, sposato con una vita piena di impegni, ma incapace di prendere posizioni importanti all’interno di un contesto di una vita normale. Tutto è calcolato, tutto è funzionale, tutto è enumerato e in lista. Da A si precede dritto a B senza che tra le due rette ci possa essere una valutazione per una ipotetica intersezione, interruzione o sospensione. A cambiare la situazione un incidente, un terremoto sulla propria esistenza, che mostrerà un impatto su un mondo diverso, più libero.
Lo stile dell’autrice è matematico, lineare e logico, razionale e lucido. L’assorbimento alla lettura è totale e si sviluppa in tempo un impazzito dai fatti meditati, pensati, in una catena congiunta e in apparenza disgiunta. Ci si sente immersi in una fiction visiva, più che un libro, un resoconto composto da porte che si aprono e chiudono in varchi che non si omettono, e neppure abbandonano, perché non si riesce a smettere di ricercare quell’interruttore rivolto a una luce che non porterà mai allo spegnimento di una routine del desiderio. Ogni segmento offerto in lettura ha un filo incisivo che guida alla conoscenza di altri personaggi, non secondari, ma neppure protagonisti, i cui tratti caratteriali non sono mai mostrati con rimpianto o freddezza. A volte si percepisce rabbia, ma l’andamento è condotto per permettere alla lettura la ricerca di una distanza analitica per la comprensione dei fatti. In un secondo momento ci si trova all’interno di uno studio medico dove tre donne sono in stallo, in una attesa che arrivi il loro dottore in ritardo. Esse confessano e raccontano, ognuno a suo modo, il regolare disagio che provano con gli uomini che frequentano, o che hanno sposato; parlano del più o del meno, della propria storia con persone sconosciute, facendo emergere situazioni contraddittorie e assurde, ed è qui che si manifesta il climax, il cuore della narrazione. E’ in questa sezione/seduta in cui le donne sono unite da un bivio comune di distanza e scelta, in una area di passaggio, mentre decidono di lasciarsi andare nell’accettazione delle proprie frustrazioni/solitudini sentimentali.

Gli argomenti trattati sono diversi: il narcisismo maschile, l’incapacità di relazionarsi all’altro, la fecondazione come condizione e ricorrente in tutti le discussioni di attualità, e il tradimento, sfiorato in modo intelligente e narrato con un espediente che passa attraverso lo scambio di un profumo.

Lo consiglio vivamente.

La resistenza del Maschio, Elisabetta Bucciarelli (NN Editore, 2015)

La resistenza del maschio, Elisabetta Bucciarelli (NN Editore, 2015)

“Non ci sono più progenitori da uccidere, neppure padri contro cui combattere. L’arte lo sta dicendo chiaramente, è visibile, incontrovertibile, nessuna ribellione, nessuna lotta in corso. In cambio c’è la possibilità di una solitudine esasperata, senza possesso, senza perdita. “

L’autrice ne parla qui e qui (programma in due parti).

“Evocation of the Triumphent Beast”

cultura, Donne, libri, Narcisismo

<<All’interno di ogni periodo artistico esiste una geometria dominante e riconosciuta,  che tutti riproducono, e una forma dissonante, quella che anticipa. A volte le due geometrie si fondono e se ne ricava una terza, capace di portare avanti la Storia. Vale anche per noi, nella vita, geometrie che si incastonano perfettamente, altre dissonanti ma fertili>>

<<Fertile è una parola che gli piace molto>>.

Mood of the day

vita

 

 

Difendersi dai narcisisti. [libro]

amore, lavoro, leggere, libri, Studiare, vita

Les Carter
Difendersi dai narcisisti.
Come non farsi rovinare la vita da chi pensa solo a ste stesso.


Gli stronzi non sono stronzi, sono narcisisti. Torniamo a chiamare le cose col proprio nome, adottando un linguaggio giusto.
Consiglio questo libro a tutti, a quelli che non hanno fiducia in se stessi, che cercano sempre l’approvazione dell’altro, e a chi si trova in una condizione di mobbing, sottoposto a giudizio continuo, lavorativo e familiare, non richiesto.
Mi ha aperto ancora di più gli occhi rispetto alle circostanze che si vivono ogni giorno.

Panorama, Tommaso Pincio [libro]

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Tommaso Pincio attraverso le sue parole mi ha permesso di riscoprire come poter vivere un libro nella sua totalità. Per anni ho dedicato tempo a volumi di saggistica, non riuscivo più a percepire una dimensione giusta, valida, di abbandono, perduta da certi testi narrativi. Qui, invece, completa.
Ho trovato quello di cui avevo bisogno. Continuo a pensare che le situazioni non accadono mai per caso, e Pincio me lo confermato nel pieno del suo stile, della sua storia, costruita ed elaborata con una oculatezza e una attenzione davvero intesa, in parte rivelata nei ringraziamenti.
E’ un testo che regalerò a persone importanti, vive nella mia vita.

Tommaso Pincio, Panorama, NN Editore, Milano, 2015.

panorama

 

Giovane e bella di François Ozon [film + letture varie]

film, leggere, libri

Qual è il modo più sano per investire pensieri negativi e trasformarli in positivi? Non so, io provo a scrivere.

Nei giorni scorsi ho avuto voglia di vedere un film in tv, girava su Sky on demand; non ero andata al cinema a vederlo, così ho pensato di farlo consumandolo passivamente in casa.

Il lavoro di François Ozon del 2013, presentato al Festival di Cannes dello stesso anno, ha una trama apparentemente banale. Il suo orientamento segna un passo di piacere nelle concatenazioni narrative pianificate e organizzate in sequenze temporali legate alle stagioni.

Si tratta di una storia la cui protagonista è una ragazza di 17 anni che inizia a prostituirsi in seguito a di alcune mancanze, che non vengono dichiarate subito dagli sceneggiatori, almeno non nella sua parte iniziale. Il regista non rivela niente, elabora un cammino fatto di pezzetti che sembrano assemblarsi l’un altro attraverso una poesia che si incasella nella perfidia del soggetto protagonista selezionato. La tensione dei personaggi si manifesta in maniera precisa in alcune scene centrali (ad esempio, quando madre e figlia sono dallo psicologo).

La prostituzione sebbene sia intesa come un meccanismo mentale che in molti nello stesso film accomunano con la bellezza, non esce fuori come un elemento nocivo, quanto più come scoperta del proprio corpo, senza pregiudizi, per puro piacere femminile.

Con questo non voglio dire che il film è un elogio al mestiere più antico del mondo, quanto più un passaggio che si innesta su alcuni incontri che permettono di capire quanto il dislivello tra una generazione e l’altra sia altro rispetto a certe azioni.

E’ un prodotto molto bello che apre a mille chiavi di riflessione, soprattutto perché il suggerimento che viene offerto non ha una soluzione, quindi siamo noi spettatori a dover comprendere da che parte stare nella solitudine del nostro essere.

Lo consiglio, soprattutto perché Marine Vacht è stratosferica, bellissima da mozzare il fiato anche per chi ha una eterosessualità marcata e dirompente.

Aggiunto a questo scritto anche tre libri che ho letto.
Sarò breve e concisa:

Ernst Jünger, Trattato del Ribelle, Adelphi, Milano, 1990

E’ un saggio filosofico di poche pagine che mostra quanto la volontà possa fare la differenza rispetto ai meccanismi di potere. Uno scritto che permette di capire meglio cosa sono i sistemi di controllo politico dittatoriale applicabili oggi alle nostre odierne democrazie. Nella lettura vengono fuori profili di personaggi di rottura che possono fare la differenza, se capiscono che le volontà sono le vere azioni che posso cambiare le cose.

Francesco M. Cataluccio, Vado a vedere se di là è meglio, Sellerio, Palermo, 2010.

Non saprei definirlo. E’ un racconto personale di una vita costruita seguendo certi esempi letterari, di un sentiero dettato da forti basi ideali. Grazie a questo scritto ho aperto gli ho occhi sulla cultura dell’est. In particolare sulla Polonia, sui polacchi, i suoi poeti e gli scrittori.

 

 

Czesław Miłosz , La mente prigioniera, Adelphi, Milano, 1981

Grazie al volume segnalato in precedenza sono arrivato a questo testo. Uno scritto del 1951 che analizza in maniera lucidia cio’ che è stato il metodo comunista nel pieno della sua manifestazione.
Allucinante.

 

Alla prossima!

M’inquieta.

cucina, vita

La cucina molecolare m’inquieta.

Sarà il fascino del risultato?

autopromozione

vita

Se qualcuno volesse avermi tra i suoi contatti, a babbo morto, ho una pagina fan su facebook che potete trovare Qui, un cinguettio riluttante #Qui, un dialogo fotografico senza nessuna pretesa Qui,  e  un profilo serio, professionalmente parlando, Qui.

Buona parte di questi miei spazi li trovate segnalati sui widget a destra di questo blog.


che poi, oltre al titolo, mi piaceva molto l’immagine! 

Cornetti come vuoi tu

cucina, vita

Poi a un certo punto quando tutto sembra annoiarti spunta dal frigo una pasta sfoglia che t’illumina d’immenso il pomeriggio, distogliendoti dal tuo mal di schiena da trentaduenne novella.

Digiti su google “Pasta sfoglia – cornetti” – e trovi questo sito di Simona Mirto che ti aiuta a capire come fare (clicca)

Lei li chiama “croissants“, io, “cornetti“, e li ho riempiti con confettura di pesche e prugna.
Sarebbero stati un must con la Nutella, ma non la ho mai in casa.

Veloci, rapidi e buoni.
Gnam!

Il mio paradiso è deserto – Teresa Ciabatti

cultura, leggere, libri

Avete presente l’acquisto compulsivo, quello che vi trascina dritti a scegliere una determinata cosa che vi ha colpito e che non potete fare a meno di mangiare, consumare, indossare e leggere all’istante?
Ecco. La relazione con Il mio paradiso è deserto di Teresa Ciabatti è iniziata così.
Mi trovavo in libreria e senza troppe complicazioni sono stata inseguita da una copertina che strideva col sul stesso titolo. Avevo già letto di lei in alcuni commenti di Giuseppe Genna, ma non conoscevo affatto i suoi libri.

Inizia in modo stupido la tenera e agghiacciante scoperta di questo volume edito da Rizzoli nel 2013. Una storia la cui trama è costruita in quattro parti principali, ognuna che sfocia in un discorso le cui le fila sono complesse, elaborate e scritte da dio.

Non posso tralasciare quanto mi sia piaciuta la concatenazione di una narrazione con un nucleo centrale forte, che dirama verso vie che raccontano di scenari insospettabili e sconvolgenti, a ogni suo singolo passaggio.

Si inizia da Marta, si passa ad Attilio, si intravede Luisa e si arriva a Pietro, senza fiato, poiché la modalità di scrittura adottata porta il lettore a non staccarsi da quelle pagine che trascinano verso un linguaggio pulito, acuto, e nella giusta distanza, avvolgente.

Sebbene Marta sia il cuore pulsante di tutto il testo – colei che con i suoi disagi apre e chiude una circolarità perfetta – la dimensione che si crea nell’approcciare le parole della Ciabatti non è di certo lontana dai nostri vissuti: in quelle paure chiuse a chiave nel cassetto di una memoria sempre in agguato, pronta a svelare ciò che siamo da un momento all’altro.

La forza è nel non immedesimarsi nei personaggi, se non in alcuni tratti, che scoprono lentamente – in realtà – la nostra attualità fittizia.

La famiglia Bonifazi; una foto su una rivista; la disgregazione di un sistema apparentemente forte che crolla e libera il proprio essere da condizionamenti atavici e distruttivi, che hanno minato le libertà dei singoli protagonisti.

<<Vuole sapere la verità, ingegnere? In questo paese le persone normali non hanno voce, nemmeno i nostri morti >>.

Lo consiglio a tutti.

Mi rimangono alcuni dubbi:

– Perchè inserire dei personaggi che hanno lo stesso cognome della scrittrice?
– Chissà se per alcuni passaggi si è lasciata ispirare dalla fine dal Barone Rampante di Italo Calvino?

Buona lettura!