Happy Easter!

musica

I cambi di registro tra i vari minuti.

Take me out!

Auguri!

 

 

Sera, 3 ottobre 2015

amore, vita

Ci sono giorni in cui vorresti dire tante cose. Trasformare tutto quello che hai dentro con qualcosa di più positivo. Oggi ho fatto una visita oculistica che mi ha spaventato un po’. Problemi risolvibili ma da monitorare in allarme. Sono stata un po’ senza poter vedere nulla per via delle goccine. Negli ultimi tempi rifletto molto in solitaria, elaboro un anno molto pesante che umanamente mi ha stravolto, permesso di sapere chi sono e dove voglio andare con più fermezza. Non so cosa succederà. Adesso è il secondo post che scrivo in data tre ottobre. Ho molta agitazione dentro che mi sconquasso le viscere. Sono stanca di pressare le persone che sono al mio fianco cercando di aiutarmi a comprendere le cose. Penso di essere abbastanza onesta con me stessa. A volte questo processo spinge alla ricerca di una verità che spesso non arriva. Una ricerca stancante, convinta e sospinta da un tempo che sembra non  voler passare mai. Mi rendo conto di aver amato una persona profondamente, mi sembra di averlo fatto ieri, nonostante i mesi di silenzio in cui non ci siamo mai visti, neppure per sbaglio. Non so se sia un bene o un male, ma il fato si è messo di mezzo in silenzio, quasi in standby. Mi chiedo spesso se le emozioni possano essere a senso unico. Da sola mi rispondo sia impossibile, le cose si fanno in due. Poi ho chiesto anche a una cara amica psicologa che mi ha rassicurato. Le sensazioni provate, soprattutto in profondità, sono vere e non univoche. Non mi sbaglio mai quando sento qualcosa nel profondo. Spesso mi succede coi progetti di lavoro se scritti da me. Mi ci butto dentro perché sento che è la strada giusta da imboccare e poi riescono, per magia riescono. Non so neppure darvi un motivo valido per stabilire su quale regola si inneschi questo processo, lo so e basta, non mi sbaglio. Sono le 20.20 di un sabato normale, autunnale. Tutto sommato mi sento meglio di prima da quando sto scrivendo. Ho paura per domani, poi l’altro. Se rimanessi bloccata però sarebbe peggio. Una totale castrazione. Vorrei dire tante cose ma potrei andare oltre la soglia della malinconia. Certe volte mi rendo conto che la mia empatia è  stata manipolata e  resa oggetto di proiezione. Trasformata in qualcosa che non mi appartiene, fatto per darmi colpe e scaricarmi addosso le irresponsabilità altrui solo perche’ ho avuto l’onestà di mettere dei punti fermi sulla mia vita e dire “no, questo non mi piace. Non lo faccio.” oppure “mi sono assunta una responsabilita’ e la porto a termine”. Il valore è concentrato nell’appartenenza del mio essere Amalia, pura e semplice identità umana vacante su questa terra. Per molti rimane difficile vivere in maniera assoluta, per me no. Oggi ci sono, domani no. Nel limite delle mie possibilità mi voglio rispettare. Quanto e’ difficile distanziarsi dalle simiglianze? Cerchiamo modelli comportamentali che ci hanno leso, macchiato, per riscattarci. Dovremmo imparare a perdonarci anche se a volte è difficile. Se ci sono errori, ho scritto e pubblicato da cellulare. Sono vicino al camino e guardo le fiamme lentamente salire giallastro.

Cose che capitano ai vivi.

arte, arte contemporanea, attualità, vita

Poi a un certo punto ti alzi una mattina all’alba e dici a te stessa: “vado a farmi un giro a Roma. E’ ora di andare a vedere un po’ di Street Art!”

Parti e vai, senza troppi problemi, in una giornata di sole spettacolare.

A questo punto penso di avere qualcuno che mi protegga seriamente e vuole bene assai, perché sull’ostiense, ieri, tra questi murales che vedete fotografati e allegati a questo messaggio – mentre attraversavo la strada correttamente sulle strisce pedonali – sono stata travolta da un motorino sotto l’occhio vigile di 150 mila testimoni a dir poco increduli su quanto stava avvenendo.

Ero al solito con una cara amica, anch’essa viva, testimone concreta delle mie disavventure, che insultava a tutta manetta quel coglione che si è fermato solo alla fine della strada, per farmi un cenno del cazzo consolatorio, con la mano, dopo che ha visto che stavo bene.

Se avessi fatto un passo in più sarei morta stramazzata a terra, senza logica, nel giusto di una azione civile.

A lui posso solo dire: non ti auguro di incappare in un demente come te.
Altro è uno spreco inutile di energie.

Ho perso un anello, ho dolori articolari in vari punti. E’ tutto accaduto sotto un ponte dove sono dislocati questi lavori, tra i quali raffiguranti Antonio Grasmi (Intellettuale), Shelley (Poeta).

Sarebbe stata una bella morte, onestamente. Un po’ lontana dalle persone alle quali voglio veramente bene e che meritano ogni giorno il mio rispetto.

Poi del resto sarebbe troppo bello stabilire dove voler morire e come.

Sono viva, magari qualcuno mi voleva morta, ma ahimé non mi hanno voluto. Che devo fa? Si vede che devo ancora stare qui a scassare le coscienze della gggente!

Per le mirabolanti disavventure di Amalia Temperini oggi è (potrebbe essere) tutto!
Buon sabato!