Mirror #comunicazione

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, cultura, letteratura, mostre, recensioni arte

Alcuni mesi fa ho avuto modo di conoscere Paola Cimini in una guida d’arte presso la Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso. Uno di quegli incontri che pensi possano nascere e morire nell’istante in cui iniziano perché tanto belli e di confronto. Si è chiacchierato un po’ alla fine della visita e ho scoperto solo in seguito avesse una agenzia di comunicazione chiamata “Mirror”.

Lo specchio, un argomento a me caro per gli studi sul narcisismo, lo specchio a lei molto caro, base di questo suo progetto importante.

In seguito mi ha commissionato un articolo per il suo sito che avesse un punto di vista personale su un’opera precisa di Michelangelo Pistoletto. Ho scomodato anche qualcun’altro per rafforzare il discorso. Adoro le connessioni, le sinapsi, i collegamenti in natura che portano a una crisi dei modelli: i canoni.

Buona lettura!

Questioni di veduta.
Le connesse relazioni di Michelangelo Pistoletto agli specchi

 

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO, 29 novembre, Galleria Mucciaccia – Roma #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GIOSETTA FIORONI. ATTRAVERSO L’EVENTO

mostra a cura di
Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Inaugurazione:
martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

 @Galleria Mucciaccia,
Roma

 

Martedì 29 novembre 2016, alle ore 18.00, la Galleria Mucciaccia presenta Attraverso l’evento, una grande mostra antologica di Giosetta Fioroni a cura di Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti, direttore artistico dell’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni.

Il titolo della mostra, Attraverso l’evento, è tratto da un verso di Andrea Zanzotto, da Il galateo in bosco (1978), che bene esemplifica la poetica dello scrittore veneto, legata all’uso dell’ossimoro, alla formazione di nuove parole e da arditi accostamenti linguistici.

Con oltre 40 opere dal 1964 ai giorni nostri, l’esposizione si apre con i lavori degli anni Sessanta, quattro carte intitolate Immagini del silenzio, bozzetti per la Biennale di Venezia del 1964 e undici tele tutte dipinte con lo smalto alluminio. Sono opere che possiedono l’istantaneità di uno scatto fotografico e dimostrano il forte interesse nutrito dall’artista verso il cinema, tanto che spesso su una stessa tela si vede la traccia di una sequenza di immagini – come in Fascino – oppure lo stesso soggetto è presente simultaneamente, ma in due diversi  momenti, come in Liberty viennese. Nelle opere di questo periodo è anche significativo il rapporto con il mondo della fotografia e della moda, evidente ne La modella inglese  o in Faccia pubblicità.

Gli anni Settanta sono rappresentati dalle linee essenziali di alcune carte i paesaggi d’argento; da una serie di teche nelle quali compaiono piccoli oggetti, elementi naturali e frammenti di memoria, dalla serie Spiriti Silvani.

Nei quadri degli anni Ottanta l’argento cede il passo all’esplosione di colore dei teatrini, delle ceramiche e delle tele, come La casa di NietzcheCongiungimento o Autoritratto nel tempo (1996 – 1998) che ci porta fino alle opere più recenti di Giosetta Fioroni, come Marilyn Manson (2009) e Il ramo d’oro, il bosco sacro del 2014.

La mostra è realizzata in collaborazione con l’Archivio Goffredo Parise e Giosetta Fioroni e accompagnata da un catalogo bilingue, italiano e inglese, illustrato, Cambi Editore, con nuovi testi di Fabrizio D’Amico, Piero Mascitti e Francesca Pola; una selezione di scritti critici di  Gloria Bianchino, Alberto Boatto, Maurizio Calvesi, Piergiovanni Castagnoli, Germano Celant, Daniela Lancioni, Tommaso Trini e degli scrittori Alfonso Berardinelli, Guido Ceronetti, Cesare Garboli, Raffaele La Capria, Emanuele Trevi e Goffredo Parise. Biografia a cura di  Elettra Bottazzi.

 

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SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Giosetta Fioroni. “Attraverso l’evento”  da Il Galateo in Bosco di Andrea Zanzotto (1978)

Curatori: Fabrizio D’Amico e Piero Mascitti

Sede: Galleria Mucciaccia, largo della Fontanella di Borghese 89, Roma

Inaugurazione: martedì 29 novembre 2016, ore 18.00

Apertura al pubblico: dal 30 novembre 2016 al 10 gennaio 2017

Orari: lunedì 15.30 – 19.30; dal martedì al sabato 10.00 – 19.00; domenica chiuso

Informazioni: tel. 06 69923801 – fax 06 69200634; segreteria@galleriamucciaccia.it

Ufficio Stampa: Maria Bonmassar 06 4825370; 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

 

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara (manifesto)

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo – Pescara #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

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Antonio Zappone
CONDUIT

Inaugurazione :
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

@ Galleria Cesare Manzo,
Pescara

 

Conduit: la parola alla pittura.

Per il senso comune il ritratto è una forma di rappresentazione che raffigura in termini “realistici” una persona, confermato dalla voce dell’enciclopedia come immagine bi o tridimensionale attraverso la quale è possibile riconoscere il rappresentato. Rappresentazione e riconoscimento sono due questioni centrali che occupano la ritrattistica e con il quale l’arte e la sua evoluzione hanno dovuto confrontarsi. Va da sé che riconoscibilità e rappresentazione giocano ruoli diversi a seconda se si è persona o personaggio.

Antonio Zappone CONDUIT, Sabato 26 Novembre, Galleria Cesare Manzo - Pescara

Dal ritratto di una persona ci si aspetta e tendiamo maggiormente a vedere la sua cifra principale in quella del riconoscimento, della somiglianza, mentre nel personaggio, colui il quale è ammantato di maggiori caratteristiche simboliche, la ritrattistica può maggiormente sfuggire al realismo. Per fare un esempio, nel cortile dell’Accademia di Brera si trova la statua di Napoleone come Marte Pacificatore del Canova, una statua classica di un nudo dalle forme di un dio greco, mentre sappiamo che Napoleone, fisicamente parlando, era piccolo- piccolo, altro che statua greca.
Zappone sembra tenere in mente tutto ciò quando decide di fare le sue opere riguardanti i ritratti e di metterli in discussione decostruendoli nel processo che va dalla scultura alla pittura, passando per la fotografia.

In queste sue opere intravediamo e intuiamo che si tratta di busti e dunque di ritratti di personaggi illustri, quindi di opere celebrative e quindi più vicine alla verità simbolica che a quella terrena da carta di identità in cui, tranne la legalità nessuno sembra riconoscersi. Difatti nelle fototessere non ci piacciamo mai, per prima e per primi siamo portati a dire ma quello non sono io. In questo discorso per la verità Zappone si inserisce con tre livelli di rappresentazione, partendo dal busto, plastica, che poi fotografa, realismo, e sul quale alla fine interviene con la pittura libera, l’informe. In questo processo tra simbolismo a percorso tra realtà e risignificazione la pittura è chiamata a dire l’ultima parola, decostruendo l’immagine di realtà-verità portata verso una dimensione altra.

Antonio Zappone
CONDUIT

Testo critico di Giacinto Di Pietrantonio

Inaugurazione:
Sabato 26 Novembre 2016 ore 18.30
Fine mostra:  8 dicembre 2016

Galleria Cesare Manzo
 Via Galileo Galilei 42 – Pescara

 

*Comunicato stampa

 

Donato Piccolo. UNNATURAL, 27 novembre, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, Habana - Cuba - Foto courtesy esibizione curata SMart curator in Shanghai

Donato Piccolo. UNNATURAL, 27 novembre, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, Habana – Cuba #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, mostre

Donato Piccolo. UNNATURAL
mostra a cura di Dayalis González Perdomo

Inaugurazione:
domenica 27 novembre 2016 ore 17:00

Centro de Desarrollo de las Artes Visuales,
Museo in Habana,
Cuba

 

In occasione della 17° settimana della cultura italiana a Cuba, domenica 27 novembre si inaugura al Museo dell’Habana, Centro de Desarollo de las Artes Visuales, UNNATURAL, la prima mostra personale sull’isola di Donato Piccolo.

Il titolo dell’esposizione, UNNATURAL, sottolinea il rapporto analitico che l’artista instaura tra il mondo fenomenico ed il mondo noumenico, tra il mondo che appare e la sua parte nascosta, noumenica: un costante confronto tra la Natura e la sua impossibilità di rappresentazione.

Il titolo identifica tutto il percorso dell’artista dove le opere sono una linea di congiunzione tra il concetto di Natura (intesa come sistema aperto, creazionistico\scientifico) ed Artificio in un costante equilibrio tra ordine e caos, tra forma e movimento. La mostra infatti indaga proprio il rapporto tra arte e scienza, tra sculture in movimento che interpretano in maniera riflessiva il pensiero costruttivo di un’azione e le teorie scientifiche recenti, come la Teoria Nambu/Jona lasino sulla rottura della simmetria della natura, e ancora la Teoria della reversibilità della natura e la Teoria della risonanza stocastica, un’analisi tra ordine e caos quali motori dell’esistenza.

Sono esposte sculture e disegni che rappresentano il percorso dell’artista romano, che ha conquistato fama internazionale grazie alle sue installazioni tecnologiche e meccaniche attraverso cui Piccolo indaga le facoltà cognitive umane e gli aspetti percettivi del mondo naturale.

In mostra opere quali  colonne sonore, tornadi di vapore che percepiscono il suono o rumore esterno e lo trasformano in movimento delineando il concetto di estetica come elemento in continua evoluzione formale;  Malditesta, scultura che gioca sul rapporto di resistenza degli elementi interni attraverso un processo di nebulizzazione ad ultrasuoni; Contronatura, scultura automatizzata a forma di piede che scalcia continuamente contro una pianta dotata di frequenze audio interattive; “Electrical Reaction Noise”, 3 sculture composta da bobine di tesla che interagiscono con fonti di luce neon. Completeranno la mostra una serie di disegni e progetti che delineano la prassi analitica ma visionaria che l’artista usa per la realizzazione delle opere.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo edito da Maretti Editore dove saranno presenti, oltre alle immagini delle opere, i testi del direttore del Museo Dayalis Gonzales Perdomo e del curatore della Biennale dell’Avana, Jorge Fernandez Torres.

La mostra è sostenuta dalla Galleria Mario Mazzoli di Berlino, appoggiata da SMart curatorial group e promossa dall`Ambasciata italiana a Cuba durante la settimana della cultura  e Patrocinata dal Ministero della Cultura di Cuba.


Donato Piccolo (Roma 1976) lavora in un panorama internazionale e le sue opere sono state esposte in numerosi musei ed istituzioni in Italia e all’estero come: Smart, Shanghai; Festival dei due mondi, Spoleto (2009, 2016); MACRO, Museo di Arte Contemporanea Roma; Foundation Francès, Senlis, Francia; Beyond Museum, Seoul;  Museum Biedermann, Donauschingen, Germania; Musma museo Matera, Georg-Kolbe Museum, Berlin; Biennale di Venezia, Venezia (2007, 2011); Fondazione Boghossian, Bruxelles; Stadtgalerie, Kiel; Space Gallery, Bratislava; MACUF, Museo de Arte Contemporáneo Gas Natural Fenosa, Coruña;Centre Saint-Benin, Aosta; Wood Street Gallery, Pittsburgh USA.


INFORMAZIONI

Mostra: Donato Piccolo. UNNATURAL
Curatore: Dayalis González Perdomo

Apertura al pubblico: 28 novembre – 18 dicembre 2016

Sede: Centro de Desarrollo de las Artes Visuales. Museo in Habana, Cuba
San Ignacio 352 entre Teniente Rey y Muralla, Habana Vieja – Cuba

Informazioni: (537) 862 3533, (537) 862 2611
Email: avisual@cubarte.cult.cu

Orari: dal martedì al sabato 9.00-17.00 / domenica 9.00-13.00 / lunedì chiuso.

Ingresso gratuito

Informazioni per la stampa:

Maria Bonmassar
06 4825370; +39 335490311;
ufficiostampa@mariabonmassar.com

Foto courtesy esibizione curata SMart curator in Shanghai


*Comunicato stampa

 

NOVUS. Eduardo Fiorito, Paolo Torella, 5 novembre 2016, Case Romane del Celio- Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

“NOVUS”
Eduardo Fiorito / Paolo Torella
a cura di Lorenzo Canova

Inaugurazione:

5 novembre 2016 ore 18.30
@Case Romane del Celio,
Roma

 

Il giorno 5 novembre 2016 alle ore 18.30 si inaugura presso le Case Romane del Celio la mostra “NOVUS”, una doppia personale di Eduardo Fiorito e Paolo Torella, a cura di Lorenzo Canova, in collaborazione con Spazio Libero soc. coop. soc e con BqB Art Gallery, sotto l’alta sorveglianza del MiBACT Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma e con il patrocinio del Ministero dell’Interno – Fondo Edifici di Culto. 

Il progetto, realizzato appositamente, site specific, per le Case Romane del Celio, è stato pensato come una discesa nel profondo, nei sotterranei della Roma antica per dare forma a una meditazione allo stesso tempo concreta e spirituale sull’incontro tra il tempo immobile della città sotterranea ricoperta dai millenni, il tempo dilatato dell’arte e il tempo rapido e accelerato del nostro mondo globale e digitale. I due artisti compiono dunque un viaggio sotterraneo per riscoprire le origini di un mondo simbolico, una discesa per riconoscere radici segrete, un cammino composto da linguaggi del presente per ritrovare i fondamenti di una storia che va dall’arte greco-romana a oggi: Eduardo Fiorito e Paolo Torella hanno unito così il loro stile e la loro visione per dare vita a un progetto complesso e rigoroso all’interno degli spazi millenari delle Case Romane del Celio, un dialogo condiviso tra le misteriose suggestioni delle architetture e delle pitture antiche e gli strumenti attuali della loro opera.

I due artisti si servono, infatti – con consapevolezza e qualità – di media e forme espressive del tutto contemporanei per creare una riflessione densa sul tempo, sull’origine, sulla sacralità nascosta nel mondo e nella nostra veloce dimensione quotidiana. Gli strumenti della fotografia, della rielaborazione digitale delle immagini, della luce artificiale, dell’installazione e della performance vengono però rielaborati da Fiorito e Torella in una chiave differente che vuole ritrovare alcuni elementi simbolici dell’arte antica legandoli a un filo nascosto che ha segnato molte esperienze delle avanguardie storiche.

Il cerchio, il quadrato, la forma ovale, la stessa materia bruta delle cose entrano in questo vortice enigmatico che paradossalmente si proietta verso la concezione progressiva dell’avanguardia, riscoprendo al contempo un mondo iniziatico e una visione spirituale, un universo metaforico dietro ai quali si nascondeva una visione che poteva passare da uno sguardo mistico proiettato verso una dimensione ultraterrena a una discesa nelle tenebre dell’inconscio alla ricerca delle sue forme simboliche che compongono un intero universo di immagini.

I due artisti hanno scelto dunque le sale e i corridoi romani come punto di intersezione tra passato, presente e futuro, in un luogo sincronico dove il tempo stesso sembra quasi annullarsi per un attimo nell’intreccio tra le cubature delle sale, le loro decorazioni e le opere contemporanee che entrano nel loro dominio, trasformando le regole secolari di quel territorio per comporre un nuovo codice percettivo e ritrovare una sacralità oggi apparentemente perduta nel nostro mondo secolarizzato, dormiente nei sotterranei della nostra coscienza come le antiche case nascoste nel sottosuolo.



Eduardo Fiorito
è nato a Napoli nel 1977. Durante il suo percorso professionale, si è dedicato a teatro e multimedia, video-arte e fotografia, lavorando in Italia, Brasile, Egitto, Repubblica di Malta e Croazia, esponendo presso istituzioni pubbliche e private, gallerie d’arte, università e musei. Le sue fotografie sono state pubblicate da La Repubblica, Il Messaggero, Il Tempo, Il Corriere della Sera. Lepisma Edizioni ha pubblicato, nel 2014, “Magia” – monografia sul suo lavoro. Rai Arte, nel Giugno 2015, ha dedicato L’Arcadia dietro la nebbia alla sua produzione fotografica. Lead ph per TiVà – Integration Fashion Project per Abilissimi (catalogo stampato e pubblicato nel gennaio 2016 e pubblicazione per Repubblica e Corriere della Sera). IED – European Istitute of Design lo ha invitato nel 2014 per la lecture sul suo lavoro. Nell’aprile 2016 ha esposto presso la National Resarch University – Higher School of Economics and Faculty of Comunications, Media and Design a Mosca (Russia) con la personale “Aenigma”. E’ stato visiting professor presso la stessa università.


Paolo Torella
nasce a Roma nel 1961, orafo, scultore e fotografo ritrattista, da circa quindici anni vive sul lago di Bolsena, terra un tempo popolata dalle civiltà etrusche e villanoviane, luoghi da cui trae ispirazione per le sue opere scultoree ed installazioni. Immaginando la possibilità che la contemporaneità nell’arte, oggi, (come un cerchio che si chiude) sia in qualche modo il ritorno ad un contatto più stretto ed animista con il mondo naturale, abbina in una sorta di gioco alchemico materia, luce e forma, vecchie tavole di legno e modernissimi led, ferro ossidato e lucido argento, nella ricerca utopica di una formula, ricetta o scala armonica, che possa in qualche modo, tramite l’opera, porre lo spettatore in risonanza con l’essenzialità della “madre terra”. Collabora con musei ed enti istituzionali prediligendo, per la presentazione delle proprie opere, siti antichi o luoghi archeologici.


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“NOVUS”
Eduardo Fiorito / Paolo Torella
a cura di Lorenzo Canova

Inaugurazione 5 novembre 2016 ore 18.30
Case Romane del Celio

Clivio di Scauro, adiacente Piazza SS. Giovanni e Paolo | Roma
Ingresso libero

Dal 6 novembre al 9 dicembre 2016
Apertura al pubblico: 10-13 / 15-18 | Chiuso martedì e mercoledì
Biglietti: intero: € 8.00 – ridotto € 6.00

Case Romane del Celio
info@caseromane.it   info@spazioliberocoop.it
+ 39 06 70454544
www.spazioliberocoop.it

Info: +39 331 9320447   info@paolotorella.com  eduardofioritostudio@gmail.com

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Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr

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*Comunicato stampa

QUASI EUFORIA / FRANCESCO LAURETTA, 29 ottobre 2016, Egg Visual Art – Livorno #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

QUASI EUFORIA/ 
FRANCESCO LAURETTA


Vernissage:

sabato 29 ottobre 2016
ore 18,30

@Egg Visual Art,
Livorno

 

Euforia (Quasi) viene non per caso dopo molti anni di rifondazioni.

Entrare dentro Euforia è come lasciarsi osservare dalle immagini o dalle visioni che paiono sgretolarsi da un momento all’altro. Una collana di opere si spiega davanti a noi con l’euforia di quanto possiamo declinare o definire le cose del mondo vivente, poi sopravvivente, reperto, e infine miracoloso inizio o ricominciamento. Le ragazze al Giardino delle rose sembrano fantasmi, incerte se accomodarsi o lasciarsi intravvedere nello spiraglio del quadro dell’osservante. Una processione sembra ribollire d’anime domate. Una squadra di calcio amatoriale è in posa prima di iniziare la partita che è già stata giocata, svanita, memento. Una statua si erige nello splendore rigoglioso di una natura che pare essere unica destinataria del tempo, come il turchese dominante del paesaggio dove compare James Lee Byars, che si fa spettro di un momento unico e performativo, e come tale rimane impresso in un luogo sterminato, in un futuro consegnato grazie alla pittura densa e macchiaiola tanto da rivisitarlo, o da farci rivisitare da lui, ogni volta che vi posiamo lo sguardo: tra lui e noi, noi e lui. La realtà è osservata, mostrata ma sempre come qualcosa che ci pare irreale. Vedere questi quadri attorno a noi è come stare su una soglia, ci si può scivolare dentro, dall’altra parte, e la strana sensazione è come se i quadri, le opere, tenessero un occhio chiuso e aperto l’altro. Euforia è un impegno deformato del nostro sentire. Tutto è niente, giorno per giorno, nei secoli dei secoli, visibile e invisibile. Tutto sembra la stessa cosa, qualcosa ci salva ma è sfuggente: l’Euforia Quasi. Tutto pare prossimo a svanire e sembra regnare l’oblio in questi quadri, piccoli quadri poetici che hanno qualcosa di incompiuto, abbozzi se non fosse che la pittura stessa si mostra nel suo sforzo di esistere, di durevole consistenza. Entrare in mostra è come entrare in una vasca, lasciarsi avvolgere pittoricamente da un’atmosfera. C’è una fragilità della condizione umana, fragilità fondante qui. Sono dipinti, questi, che ci invitano a sostarci davanti, che non ci riempiono del tutto, c’è preclusa quella sottile euforia smussata da quel Quasi del titolo, e in quel ‘quasi’ si svela la nostra esistenza spettrale. La cornice, dello spazio e dei quadri, è la congiunzione luminosa dell’esistenza e delle inesistenze, i confini che separano l’essere dal non essere sono incerti, i recinti saltati. Quasi euforia è come la definizione stessa della pittura. La realtà pare dolce, pacata, dolente, terribile meditazione che ci parla di vuoto, ci riempie di presenze spesso sconosciute. Questi quadri sembrano fissare gli spazi bianchi dello spazio, fissare il nulla, senza farci inghiottire. Tenere testa all’orrore del vuoto contemplandolo spassionatamente e con la quasi euforia, sospesi quasi su un abisso, vedere queste opere, è come familiarizzare col nulla, strusciarsi col baratro attraverso la dolce e terribile ipnotica vista della pittura. E una Quasi euforia colma il quadro e l’intera installazione, e ci raggiunge escludendoci dal futuro: Euforia, qui, di stare in mezzo a una eternità provvisoria.

 


FRANCESCO LAURETTA (Ispica, Ragusa, 1964) dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, ha sperimentato la performance, l’installazione, il video. Dal 2003 lavora alla definizione della pittura come linguaggio e su quella del pittore come condizione esistenziale, esplorando le tecniche, i processi, gli esiti formali, le deviazioni, i limiti e i possibili fallimenti. Dal 2010 è al lavoro su “I racconti funesti”, una serie di allegorie in cui esercita la scrittura come strumento per la comprensione della sua ricerca. Le più recenti mostre personali, tra le molte in gallerie e spazi istituzionali, sono “A perfect day” alla SRISA, (Firenze), “Esistenze|Inesistenze”, Spazio Varco (L’Aquila), “Inesistenze”, alla galleria Z2o Zanin, Roma (2015), “Una nuova mostra di pittura”, in più sedi storiche a Scicli (2014), “Esercizi di Equilibrio, alla GAM Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2013). Tra le molte mostre collettive in Italia e all’estero si ricordano “Walking on the Planet”, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2015), “PPS- Paesaggio e Popolo della Sicilia”, Palazzo Riso a Palermo e Frigoriferi Milanesi a Milano (2011), “Visions in New York City”, Macy Art Gallery, New York (2010), oltre alla partecipazione a progetti speciali realizzati da collettivi di artisti e curatori, tra gli altri Racconto di Venti, Milano (2015), The Wall (archives), Milano (2015), Nuvole, Scicli (2014), Madeinfilandia, Pieve a Presciano, Arezzo (2013), La festa dei vivi (che riflettono sulla morte), Porto San Cesario, Lecce (2013).


Informazioni

QUASI EUFORIA /
Francesco Lauretta

Vernissage:
sabato 29 ottobre 2016 ore 18,30

dal 29 ottobre al 26 novembre 2016

Egg Visual Art
via del Platano 10, 57125 – Livorno

Per appuntamento: +39 329 2938433 (Angelo)

www.eggvisualart.com
www.facebook.com/eggvisualart

 

*Comunicato stampa

 

Di notte, a fine novembre

amore, cani, vita

Mi chiedo che cosa non mi permetta di dormire stanotte. Non sono tornata tardissimo ieri sera. L’aperitivo si è prolungato in un doppio giro. Conoscenze nuove, risate leggere, per me, fuori contesto rispetto al mio solito ambiente. È un bene ci siano le rotture. Quelle grandi però, dove recuperi il senso delle cose e vedi in trasparenza i segmenti delle sfumature che si stanno risanando dopo un po’ di tempo. Mi sento ancora molto offesa nella mia dignità di donna e di essere umano. A volte ho dei sentori di rabbia che controllo veicolando in cose costruttive. Quando finisci la serata rimani quasi sempre in macchina per terminare un tempo che non si vuole accettare, ma che devi abbandonare. Ti accorgi, chiacchierando, di come, in realtà, tutto sia rarefatto. Sotto quella Chiesa, a fine novembre, le luci di Natale erano piatte, identiche ai pali che emettono la luce gialla che si riversa nelle nostre membra quando attraversi le grandi città. Non so cosa sto scrivendo. È qualcosa che sto cercando di elaborare poiché vivo dentro. Anche il cane sospira ai miei piedi cercando di capire perché mi sono alzata dal letto. Ho fatto un giro vagante di riflessione per casa.
Ho bevuto un sorso d’acqua.
È sceso con me a terra, ha seguito i miei passi nel buoio. Quando sono rientrata in camera ho acceso la luce, mi ha guardato come a dire “io sono sempre con te”.
Le ho dato una carrezzina, ha scodinzolato felice per questo piccolo gesto e si e’ rimessa a dormire.
Stasera Teramo era un fiorire di animali, corso San Giorgio non era pienissimo, alle 23 c’era solo il vuoto cosmico. Un freddo lancinante. Fortuna che avevo indossato diverse maglie.
Mi chiedo se certe notti sia solo io a provare una sensazione si incompletezza, di mancanza di elementi non dichiarati, ma soffocati o smorzati. Le cause non le so spiegare, forse ho bisogno ancora di tempo da smaltire, magari in un altro inverno giusto.
Con l’aperitivo, stasera, oltre alle solite cose servite (pizzette, crocchette, salamini, ecc.) ci hanno offerto pollo e patate e un cannelone di parmigiana ricoperto di prosciutto. Strano per un periodo Veg.
Avevamo chiesto un aperitivo fruttato alcolico, abbiamo constatato che la frutta aveva ucciso la vodka. Potrebbero essere pensieri sconnessi quelli che digito, ma hanno una loro logica.
A me sembra che siamo bloccati tutti sulla stessa scena, in una sorta di stand by dove non si riesce a premere il pulsante del telecomando per accettare di andare avanti.
Non vedi l’ora di tornare a casa tua per sentirti a rifugio. Su Rai 3 ho sentito il nesso che comunica, in termini linguistici, le parole ostaggio e ospite. Non deve essere bello essere nel mondo oggi. Nella provincia si dibatte di cellulite, nelle fabbriche, nei momenti di pausa. Ho riso di come mi raccontavano, di come sia piccola la mentalità di chi è inscatolato in un ambiente che io stimo molto. Umanamente non deve essere facile sopportare la dimensione di essere impiegato in un lavoro a catena. Apprezzano cio’ che hanno gli operai nella loro semplicità.
Leggevo di recente che le nostre sorti professionali muteranno sempre più. Ci si lamenta del cambio degli orari e di tante cose. Nel pieno dell’epoca virtuale non possiamo più ragionare in una logica di orologio che suddivide il giorno e la notte. A volte penso a come le nostre serate siano mutate dagli a
anni ottanta ad oggi. Il film del lunedì, prima, iniziava alle 21. Adesso, prima delle 21. 30, niente, se guardi la tv generalista. L’influenza dei mezzi di comunicazione ci plasma, ci rende grotteschi e morti. L’impiego professionale subisce la medesima dipartita con l’influenza del cambiamento che si riversa sulle nostre abitudini grazie a degli schermi.
Sono le 4.05 e io digito. Condivido con tutto il mondo un qualcosa che avrei potuto scrivere su un diario personale.

E’ possibile che l’invidia possa seguire le sorti una persona, mentre l’altra, la corrispondente, speculare, nutre solo amore?

E’ brutto rendersi conto di quanto l’ammirazione possa confonderci.

Digito da cellulare. Mi pizzicano gli occhi per i residui di trucco non puliti bene.
Non indosso gli occhiali.
Ho sete.
Non rileggo.
Ho anche fame.
Vorrei alzarmi a fare colazione, prendere del pane, appoggiarlo sul fuoco, inzupparlo nel latte e caffè zuccherato, tiepido.

Io ti penso.
Il pensiero si propaga.

Clicca

I bari, Caravaggio.

arte, arte contemporanea, artisti, cultura

“Troppe carte, troppe mani, e un coltello alla cintola”.
“Voglio scoprire il padrone della mano guantata.”
“E’ un uomo che vive di espedienti, ha i guanti rotti ed è l’ideatore della truffa”.
“E’ lui il cattivo genio, quello che sta derubando l’innocente”.

“La vittoria del disonesto su chi crede all’onestà”.
Un giovane perderà tutti i suoi soldi, l’altro, prima o poi, la libertà“.

 

Sorgente: Caravaggio ‘I bari’ – Rai Arte

 

Rent a car in my name.
Chi  semina vendetta, citando fortuna, ha già dimostrato qual è la via della sua volontà.

E’ il 29 novembre 2015.
Indosso una felpa grigia che mi hanno regalato tanto tempo fa.
Il sole fuori brilla.
Il passaggio è su un’altra città, quella crollata, è abbandonata a se stessa con la menzogna di chi ha promesso finti accordi,
ma oggi avrà luce, si accontenterà.
Al pari di sguardo è difficile raccogliere il segnale.

La giustizia esiste su tutte le cose.

 

Fear

cani, vita

Il cane si punta d’improvviso davanti a una segnaletica piantata per comunicare uno smottamento. Abbaia, sotto una pioggia torrenziale perché è una cosa nuova, mai vista prima lì.
Indosso una felpa con cappuccio. Mi congelo perché è suo dovere avvertire, manifestare un disagio.
Penso: “paura, a volte sei davvero inutile”

#buongiornismi #todayisnotabaday #rainydays #mood

La provincia

cani, vita

Sono da poco rientrata. Sono stata in giro dopo una mattinata passata a studiare, creare collegamenti e punti su cose di comunicazione contemporanea. Mi è arrivato un sms al volo in cui mi si chiedeva se alle 16 volevamo raggiungere un posto senza troppo impegno. Ho deciso di andare, ho messo un paio di jeans che ho scoperto sporchi una volta uscita, una maglia sgualcita, scarpe da ginnastica scassate, gli occhiali nuovi per una nuova e lunga vista. I capelli tornati scuri. Mi sono vista più grande, adulta, donna, meno impegnata, libera di essere gioiosa nella mia semplicità, molto fortunata.
Verso le 18.30 sono finita in un bar dove ero già stata con molte persone tanto tempo fa. Mi sentivo benissimo nell’essere me stessa così.
La mia amica era conosciuta da tutti, io ero colei che arrivava da chissà dove, chissà quale paese lontano, tanto da risultare oggetto di sguardi rapidi come a dire: “chi è questa? da dove esce?”. L’oste tanto premuroso si è messo anche a chiedermi più volte se gradivo le cose, se apprezzavo la birra, se la reputavo giusta al palato. Una bianca e una rossa, le abbiamo abbinate a pane e prosciutto e pomodoro.
In Abruzzo si bada sempre alla sostanza.
Ho sempre preferito le rosse, decise, birre di carattere più marcato rispetto alle altre. Nel mentre, il bar si riempiva sempre più. Per buona parte erano maschi di una certa età. Pochi giovani. Quelli che c’erano, erano operai al rientro da lavoro. Gente disperata, semiubriaca, che ha tentato di chiedermi da dove arrivavo, ma si è presa un cambio un silenzioso sorriso.
Se avessi avuto un computer avrei scritto immediatamente le loro storie. Tutte particolari. La mia amica conosceva la maggior parte di loro perché in quel posto, il quel paese, ci vive da una vita. Un bar che al suo fianco ha un supermercato dove tutti vanno quando si scordano le
cose essenziali, quelle che ti salvano le situazioni in corner quando stai facendo un dolce al volo e si rinuncia ai grandi centri commerciali poiché caotici e inutili.
Mi ha reso partecipe di questa scoperta, lei.
Molti di loro avevano avuto storie amorose disintegrate alle spalle, crimini, furti. Ognuno che aveva pestato l’altro con oggetti contundenti. Mandato in coma un tizio. Questioni di spaccio.
Ho riso molto, devo dire, tanto bella questa ricchezza di autentico.
Ho preso il telefono in mano sommariamente per immortalare quel momento, fatto di bevute e cibo, ma soprattutto pieno di ascolto.
Ho dimenticato la virtualità, le fiere, le inaugurazioni, il cinismo, il sarcasmo e le immagini. Mi sono lasciata immergere in uno spaccato potentissimo, ricco di vivacità e vitalità. Strilli. Se ci fossi andata un anno fa credo sarei rimasta molto infastidita. Non avrei voluto riconoscere quel mondo così lontano. Poi è arrivato un tizio tornato da una crociera. È venuto a salutarci. Ha raccontato di come fosse andato in pensione e di come avesse odiato certi punti della Spagna.
S. mi ha riferito che era molto amico di suo nonno. Un uomo che ha avuto la fortuna di realizzarsi con le proprie forze, non dimenticando mai le proprie radici. Uno verace che a fine chiacchiera rincarava l’affermazione infilandoci una Madonna a coronamento, proponendosi di pagarci da bere.
Ho ripensato a quando ero piccola negli anni ottanta. Vicino casa avevo un campo di bocce sempre strapieno di signori che nelle sere d’estate si radunavano a fare combutta, a litigare con rispetto non invadendo la realtà dell’altro, mantenendo la regola di rispetto come fondante nei loro rapporti. Queste persone d’inverno cambiavano luogo, ogni sera, in posti diversi, giocavano a carte parlando in codice e lanciandosi segnali con gli occhi. Avrò avuto sei o sette anni, mi piaceva ammirare questa sinergia, il sincronismo del potere dello sguardo per mandare un avviso all’altro. Fregarmi. Tutelarsi della strategia dell’altro in piena complicità.
Un po’ come i bari raffigurati da Caravaggio.
Mi sono sentita a casa in tutto questo, mi sono sentita fortunata nell’aver avuto conferma di chi ero, di chi sono diventata, di come non ho mai chiesto a nessuno nulla, stringendo i denti sempre, facendocela da sola per me. Grazie a tutto questo, negativo, ma vivo, autentico e unico di vissuto.

Digito di nuovo dal cellulare, mi appresto a fare cose. Non correggo. Sono le 22.21 di Venerdì 6 novembre 2015.
Il cane gioisce col suo squeak cercando di corrompermi per giocare.