Casa Buonarroti #museo #turismo #firenze[#recensione]

arte, artisti, costume, cultura, giovedì, mostre, natura, recensioni arte, religione, società, spiritualità, turismo, viaggi, vita

Ispirata dal film di Emanuele Imbucci sono tornata a Firenze per visitare una serie di mostre temporanee che avevo messo in conto ma con una speciale attenzione verso Casa Buonarroti.  Si tratta di uno spazio costituto nel 1612 che conserva una raccolta di opere raffinate che rendono l’esperienza del visitatore unica e regale.

Un ambiente custode di una collezione di lavori dei maggiori artisti del tempo. Figure volute da Michelangelo il Giovane, nipote del famoso artista, che ha saputo pensare in circa trent’anni a una raccolta che esaltava le fastosità della sua famiglia attraverso una raffinata selezione di opere realizzate da autori che vanno da Artemisia Gentileschi a Pietro da Cortona, da Jacopo Vignali a tante altre figure incastonate nelle testimonianze del percorso museale capace di raccontare la Firenze di quel periodo.

La fondazione è un museo seminascosto distribuito su due piani, il primo è il più imponente in ordine di magnificenza. A catturare l’attenzione i due famosissimi lavori giovanili di Michelangelo: La Madonna della scala del 1491 circa e La battaglia dei Centauri del 1492. Due sculture dalle quali si possono osservare le potenzialità straordinarie dell’architetto, scultore, pittore racchiuse nei dettagli di due frammenti che anticipano il genio manifestato in modo acclarato in tutte quelle forme nel suo stile maturo nella Roma papale di 1500 fino ad arrivare alle sue più preziose e incomplete Pietà.

Fondamentale è anche lo slancio di sguardo che offre la sala della Galleria assieme alla Stanza del dì e della notte e quella definita Lo Studio. Tre ambienti che si susseguono e dove è possibile concentrarsi sulla ricostruzione di una biografia per immagini dedicata a Michelangelo nell’incontro con papi e sovrani, quella della storia di famiglia con un focus sulla vita del nipote e le effigi di toscani illustri affrescati e distribuiti secondo la tipologia di sapienza cui appartenevano (medicina, matematica, fisica, letteratura, teologia e filosofia).

L’allestimento è costituito da un corollario ricchissimo di materiali e si conclude con la narrazione di alcune celebrazioni ottocentesche realizzate in occasione del quarto centenario di nascita dell’artista. La visita è gestibile, i suoi tempi si aggirano attorno a un’oretta. Il vantaggio è stato riuscire a beccare un momento in cui le sale erano deserte tanto da poter osservare – con i tempi giusti – le magnetiche sale che contraddistinguono alcuni degli spazi più potenti.

Qualcuno ci è mai stato?

Fondazione Casa Buonarroti

Via Ghibellina 70
50122 – Firenze
http://www.casabuonarroti.it/

Chi sono?
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JUNK LOVE. Anna Gramaccia – Simone Zaccagnini, 23 febbraio, Galleria Annarumma – Napoli #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

JUNK LOVE
Anna Gramaccia  –  Simone Zaccagnini

Opening :
Giovedì 23 Febbraio 2017 ore 19,00

Galleria Annarumma,
Napoli

 

La galleria Annarumma è lieta di presentare JUNK LOVE  doppia personale con: Anna Gramaccia (prov. Perugia, 1980) e Simone Zaccagnini (prov. Pescara, 1982). Entrambi risiedono e lavorano a Berlino.

Il lavoro di Anna Gramaccia ruota attorno all’idea di superficie e al processo della sua trasformazione. L’artista usa pochi materiali essenziali, come quelli legati al disegno, per forzarne i limiti e per farle assumere una consistenza tridimensionale e fragile al tempo stesso. Carte colorate a pennarello, incise, distrutte e sfibrate, acquistano così un volume denso e morbido. Senza soluzione di continuità, ripiegate a riempire lo spazio di un’intelaiatura regolare, si stendono simili a velluti, formando grandi superfici astratte capaci di delimitare uno spazio “abitabile”.

Simone Zaccagnini presenta invece una serie di opere sagomate, estruse ed imbottite con gommapiuma. Il suo lavoro elude i confini del linguaggio pittorico, collassando in una dimensione plastica, utilizzando t-shirt FuBu degli anni ’90, patches, jeans oversize e colla nera industriale. La forma come conseguenza personalizzata di una decostruzione. Le linee come un quieto bisogno senza fine di un disegno, di un nuovo materiale pulsante e di un’ identità “indossabile”. L’intera serie si allinea in primo piano come una crew di quartiere.

JUNK LOVE
Anna Gramaccia  –  Simone Zaccagnini

Opening:
Giovedì 23 Febbraio 2017 ore 19,00

fino al 23 Marzo.

annarumma
Via del Parco Margherita 43
80121 Napoli ( IT )

*Comunicato stampa

“E il loro grembo diventa il cielo”di Francesco Cervelli, 20 dicembre, Interno 14 – Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

“E il loro grembo diventa il cielo”
di  Francesco Cervelli

a cura di Fabrizio Pizzuto

Inaugurazione:
20 dicembre 2016 h 18:30

@Interno 14,
Roma


Il giorno 20 dicembre 2016 alle ore 18.30 Interno 14_lo spazio dell’AIAC – Associazione Italiana di Architettura e Critica presenta “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli, a cura di Fabrizio Pizzuto.

“Il lavoro pittorico di Francesco Cervelli si sviluppa nelle stanze di Interno 14 per gradi o meglio per argomenti. Ogni stanza sviluppa una visione, un tema, una porzione di realtà che si ripete mostrandosi nei suoi aspetti e nelle sue potenzialità di colore, materia, lirismo.

Stanze come appunti, quindi, come stanze della mente. Ogni elemento è sia pittorico che visivo, percettivo. Viene scandagliato, visto e rivisto. Ovvero, allo stesso tempo, è sia pittura, sia spicchio di vita; come quelle porzioni di noi che ci portiamo dentro, un quadro appeso, una finestra, un particolare scorcio, sepolti nel sovrappensiero, pronti a venire a galla, scatenati da un ricordo.

Ogni scorcio di paesaggio si iscrive nella mente cercando una collocazione.

Pittura e materia in questi lavori non hanno soluzione di continuità. Ciascuno è la stessa cosa dell’altro. Pensare che la terra (colore) è terra (materia) significa che lo è ad un livello percettivo, mentale. Ogni elemento, al contempo, nasconde una doppia vita, colore che si pensa materia, materia che si pensa canale visivo.

Spicchi di realtà, si diceva, ma che sembrano proseguire di qua dalla tela, negli appunti mentali e in quelli persistenti, nella memoria, perfino olfattiva, delle cose. Entrano nello spazio reale, chiamano in causa le sensazioni tattili, cercano una sensazione di avvolgimento che eppure, nonostante gli sforzi, rimane visiva.

I frammenti sono come ricordi che cercano di abbattere la barriera dello spazio, di esistere come rappresentazione e non più nel loro essere realtà depositata nella memoria e nella coscienza.

Gli elementi ricostruiscono infine una poesia del quotidiano. Si indagano vicendevolmente, si mostrano in loro possibili vite alternative. Di questo quotidiano portano l’odore, la matericità, la trasparenza. È la realtà nel suo essere composta liricamente. Non qualcosa che è avvenuto, ma quel quadro, quel mare, quella finestra, quella mia vita che ricordo, quello che ero, quello che sono ancora.

Ogni stanza contiene un pensiero, tuttavia ogni elemento vive di vita propria e si ricostruisce nel rapporto con gli altri. È quindi stanza della mente, analizza se stessa, ripercorre il cammino della sua nascita e lo pone come base per il pensiero successivo.
In attesa di un’ulteriore apertura.” (Fabrizio Pizzuto)

 


Francesco Cervelli è nato a Roma nel 1965. Dopo gli studi accademici si trasferisce a Parigi, dove studia l’arte di  fine Ottocento e i luoghi frequentati dagli artisti dell’epoca. Nella sua carriera artistica Cervelli ha esposto in gallerie e spazi istituzionali in Italia e all’estero tra cui: National Theatre Art Gallery, Addis Abeba, Ethiopia (2013); Mahmoud Khalil Museum, al Cairo, Egitto, Museo Maguncia, Buenos Aires, Argentina (2010); Civic Center, Lagos, Nigeria ( 2011); Victoria Memoria Hall, Calcutta, India (2007); Espace Eiffel Branly, Paris (1996). Nel 2002 espone nella rassegna “Doppio Verso n°7” presso il Museo delle Scuderie Aldobrandini di Frascati (RM), Nel 2008 viene chiamato a partecipare alla XV Quadriennale di Roma tenutasi presso il Palazzo delle Esposizioni e poi alla rassegna “Experimenta” presso il Ministero degli Affari Esteri. Nel 2010 partecipa e vince la 61° edizione del Premio Michetti in Francavilla al Mare (CH). In occasione della 54° Biennale di Venezia espone alla mostra: Padiglione Italia, presso il Museo Nazionale di Palazzo Venezia. Vive e lavora a Roma.

Fabrizio Pizzuto è uno scrittore e critico d’arte siciliano, specializzatosi in Storia dell’Arte Contemporanea presso la Scuola di Specializzazione di Siena, diretta da Enrico Crispolti. Gestisce la piattaforma online di critica d’arte Pensiero Meridiano e, insieme alla storica dell’arte Silvia Bordini, quella di libri fotografici d’artista Diventare Immagine. Come scrittore è presente con un testo di scrittura sperimentale nella raccolta Reef (Roma Europa Fake Festival) di Derive Approdi con prefazione di  Bruce Sterling. Tra gli eventi più significativi, ha curato la selezione video di Abstracta 2012 Festival Internazionale del Cinema astratto e, nel 2013, una selezione di videomaker dall’Italia per Videoakt O3 International Videoart Biennal, in collaborazione con LOOP, a Barcellona (ES). Collabora stabilmente con il progetto itinerante di installazioni d’arte Le Stazioni Contemporary Art. Attualmente vive e lavora a Roma.


Info

Interno 14: “E il loro grembo diventa il cielo” di Francesco Cervelli
A cura di Fabrizio Pizzuto
20 dicembre 2016 ore 18.30
Interno 14
Via Carlo Alberto 63 Roma

La mostra è visitabile dal 20 dicembre 2016 all’11 gennaio 2017 su appuntamento: tel. 3478158081

L’iniziativa non si prefigge finalità commerciali di alcun genere, ma fa parte delle attività culturali dell’associazione.  L’evento sarà strettamente su invito e prenotazione: mandare una mail auffstampaaiac@presstletter.com

UFFICIO STAMPA AIAC
Roberta Melasecca
uffstampaaiac@presstletter.com
tel. 349 4945612
per info eventi: www.presstletter.com

Interno 14 - AIAC (loghi)

L’AIAC Associazione Italiana di Architettura e Critica è nata nel gennaio 2010 ed ha sede in Roma. Ha carattere culturale e sociale e si dedica alla promozione dell’architettura contemporanea e a diffondere a tutti i livelli l’arte e la scienza inerenti l’architettura e l’urbanistica.
www.architetturaecritica.it  www.presstletter.com

 

*Comunicato stampa

QUASI EUFORIA / FRANCESCO LAURETTA, 29 ottobre 2016, Egg Visual Art – Livorno #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

QUASI EUFORIA/ 
FRANCESCO LAURETTA


Vernissage:

sabato 29 ottobre 2016
ore 18,30

@Egg Visual Art,
Livorno

 

Euforia (Quasi) viene non per caso dopo molti anni di rifondazioni.

Entrare dentro Euforia è come lasciarsi osservare dalle immagini o dalle visioni che paiono sgretolarsi da un momento all’altro. Una collana di opere si spiega davanti a noi con l’euforia di quanto possiamo declinare o definire le cose del mondo vivente, poi sopravvivente, reperto, e infine miracoloso inizio o ricominciamento. Le ragazze al Giardino delle rose sembrano fantasmi, incerte se accomodarsi o lasciarsi intravvedere nello spiraglio del quadro dell’osservante. Una processione sembra ribollire d’anime domate. Una squadra di calcio amatoriale è in posa prima di iniziare la partita che è già stata giocata, svanita, memento. Una statua si erige nello splendore rigoglioso di una natura che pare essere unica destinataria del tempo, come il turchese dominante del paesaggio dove compare James Lee Byars, che si fa spettro di un momento unico e performativo, e come tale rimane impresso in un luogo sterminato, in un futuro consegnato grazie alla pittura densa e macchiaiola tanto da rivisitarlo, o da farci rivisitare da lui, ogni volta che vi posiamo lo sguardo: tra lui e noi, noi e lui. La realtà è osservata, mostrata ma sempre come qualcosa che ci pare irreale. Vedere questi quadri attorno a noi è come stare su una soglia, ci si può scivolare dentro, dall’altra parte, e la strana sensazione è come se i quadri, le opere, tenessero un occhio chiuso e aperto l’altro. Euforia è un impegno deformato del nostro sentire. Tutto è niente, giorno per giorno, nei secoli dei secoli, visibile e invisibile. Tutto sembra la stessa cosa, qualcosa ci salva ma è sfuggente: l’Euforia Quasi. Tutto pare prossimo a svanire e sembra regnare l’oblio in questi quadri, piccoli quadri poetici che hanno qualcosa di incompiuto, abbozzi se non fosse che la pittura stessa si mostra nel suo sforzo di esistere, di durevole consistenza. Entrare in mostra è come entrare in una vasca, lasciarsi avvolgere pittoricamente da un’atmosfera. C’è una fragilità della condizione umana, fragilità fondante qui. Sono dipinti, questi, che ci invitano a sostarci davanti, che non ci riempiono del tutto, c’è preclusa quella sottile euforia smussata da quel Quasi del titolo, e in quel ‘quasi’ si svela la nostra esistenza spettrale. La cornice, dello spazio e dei quadri, è la congiunzione luminosa dell’esistenza e delle inesistenze, i confini che separano l’essere dal non essere sono incerti, i recinti saltati. Quasi euforia è come la definizione stessa della pittura. La realtà pare dolce, pacata, dolente, terribile meditazione che ci parla di vuoto, ci riempie di presenze spesso sconosciute. Questi quadri sembrano fissare gli spazi bianchi dello spazio, fissare il nulla, senza farci inghiottire. Tenere testa all’orrore del vuoto contemplandolo spassionatamente e con la quasi euforia, sospesi quasi su un abisso, vedere queste opere, è come familiarizzare col nulla, strusciarsi col baratro attraverso la dolce e terribile ipnotica vista della pittura. E una Quasi euforia colma il quadro e l’intera installazione, e ci raggiunge escludendoci dal futuro: Euforia, qui, di stare in mezzo a una eternità provvisoria.

 


FRANCESCO LAURETTA (Ispica, Ragusa, 1964) dopo la formazione all’Accademia di Belle Arti di Venezia con Emilio Vedova, ha sperimentato la performance, l’installazione, il video. Dal 2003 lavora alla definizione della pittura come linguaggio e su quella del pittore come condizione esistenziale, esplorando le tecniche, i processi, gli esiti formali, le deviazioni, i limiti e i possibili fallimenti. Dal 2010 è al lavoro su “I racconti funesti”, una serie di allegorie in cui esercita la scrittura come strumento per la comprensione della sua ricerca. Le più recenti mostre personali, tra le molte in gallerie e spazi istituzionali, sono “A perfect day” alla SRISA, (Firenze), “Esistenze|Inesistenze”, Spazio Varco (L’Aquila), “Inesistenze”, alla galleria Z2o Zanin, Roma (2015), “Una nuova mostra di pittura”, in più sedi storiche a Scicli (2014), “Esercizi di Equilibrio, alla GAM Galleria d’Arte Moderna, Palermo (2013). Tra le molte mostre collettive in Italia e all’estero si ricordano “Walking on the Planet”, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno (2015), “PPS- Paesaggio e Popolo della Sicilia”, Palazzo Riso a Palermo e Frigoriferi Milanesi a Milano (2011), “Visions in New York City”, Macy Art Gallery, New York (2010), oltre alla partecipazione a progetti speciali realizzati da collettivi di artisti e curatori, tra gli altri Racconto di Venti, Milano (2015), The Wall (archives), Milano (2015), Nuvole, Scicli (2014), Madeinfilandia, Pieve a Presciano, Arezzo (2013), La festa dei vivi (che riflettono sulla morte), Porto San Cesario, Lecce (2013).


Informazioni

QUASI EUFORIA /
Francesco Lauretta

Vernissage:
sabato 29 ottobre 2016 ore 18,30

dal 29 ottobre al 26 novembre 2016

Egg Visual Art
via del Platano 10, 57125 – Livorno

Per appuntamento: +39 329 2938433 (Angelo)

www.eggvisualart.com
www.facebook.com/eggvisualart

 

*Comunicato stampa

 

Alessandro Calizza, Global Warning - Atene Brucia - 200x290 - acrilic spray and charcoal on canvas - 2016

GLOBAL WARNING. Alessandro Calizza Solo Show, 15 OTTOBRE, GC2 CANOVACCIO – Terni #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

GLOBAL WARNING.
Alessandro Calizza Solo Show

mostra a cura di Tommaso Zijno

Inaugurazione:
Sabato 15 OTTOBRE ore 18

@GC2 CANOVACCIO Contemporary Gallery ,
Terni

Il 15 ottobre, alle ore 18.00, presso la galleria GC2 CANOVACCIO CONTEMPORARY di Terni, si apre la mostra GLOBAL WARNING, prima personale umbra dell’artista Alessandro Calizza. L’esposizione, curata da Tommaso Zijno, intende riflettere su quanto la nostra epoca stia attraversando un periodo di profonda crisi culturale e sociale e su quanto i valori più alti, conquistati e difesi dall’uomo nei secoli, oggi vadano sempre più lasciando il passo a nuove, e quantomai false, “virtù”. È un allarme quello che Calizza vuole lanciare. Una sirena che vorrebbe destarci da questa ipnosi collettiva per vederci protagonisti di una reazione che starà a noi definire. Capire nel nostro intimo se ci riconosciamo testimoni o complici della deriva che ha preso il nostro tempo o sentirci invece tra coloro che avanzano riflessioni e sentimenti di speranza nati dalla voglia di cambiare la realtà che ci circonda.

A Terni Calizza torna dopo essere stato protagonista di uno dei Venerdì Incredibili, organizzati dal F.A.T – CAOS e PLAY, esposizione collettiva tenutasi sempre presso la galleria il Canovaccio, assieme a Cristiano Carotti, Desiderio, Marco Piantoni, Sergio Silvi e Volodymyr Kuznetsov. Questa personale vuole porre l’attenzione sulla sua produzione più recente, idealmente divisibile in 3 filoni principali: GLOBAL WARNING, che dà il nome alla mostra, in cui si inseriscono tele e sculture dalle cromie forti e inconfondibili, raffiguranti teste e busti di statue classiche nell’atto di liquefarsi o vittime di incuria e segnate dal tempo. Il messaggio di disfacimento dei valori, ritenuti ideali dall’artista, e una profonda riflessione critica sulla nostra contemporaneità permea tutta la produzione di Alessandro Calizza e nella seconda serie, intitolata STEAL LIFE, viene veicolato da grandi nature morte che fungono da allegorie della condizione sociale che viviamo, logorata e sempre più vicina al collasso. A collegare queste due prime riflessioni si inseriscono sculture e assemblaggi raffiguranti alcuni degli elementi tipici della vanitas, simbolo di decadenza e di ammonimento sull’effimera condizione dell’esistenza. L’ultima sezione, OH SHEET!, raccoglie incisioni d’epoca, sulle quali l’artista interviene dipingendo piante carnivore, ruderi allagati o riconquistati dalla natura, strani inquietanti vermoni, tutto sotto l’occhio inerme dell’uomo che, se non sarà capace di reagire a tutto ciò, avrà ben poche possibilità di riscatto.


Alessandro Calizza nasce nel 1983 a Roma, dove vive e lavora. Nonostante la giovane età, la sua carriera artistica è già ricca di esperienze maturate in Italia e all’estero, in un’escalation di esposizioni collettive e personali che l’hanno portato a collaborare con le realtà più disparate nel campo dell’arte contemporanea. Tra le tante mostre, citandone solamente alcune, ricordiamo: NO(W) REGRETS tenutasi al MLAC(Museo Laboratorio di Arte contemporanea) dell’Università “La Sapienza”, prima esposizione del progetto ULTRA che lo ha visto protagonista assieme a Cristiano Carotti, Desiderio e Marco Piantoni; CARNE FRESCA, sua esposizione personale presso la Mondo Bizzarro Gallery, la sua partecipazione alla residenza d’artista Project Room a cura di Lori Adragna presso il Casale dei Cedrati di Roma, WAITING FOR THE MOON a cura della NERO Gallery e ANY GIVEN BOOK realizzata dalla White Noise Gallery di San Lorenzo, oltre alla collaborazione con la Takeawaygallery con la quale ha preso parte a diversi progetti.


Informazioni:

GLOBAL WARNING
Alessandro Calizza Solo Show
mostra a cura di Tommaso Zijno

Inaugurazione Sabato 15 ottobre
ore 18.00

15 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE 2016
Apertura dal Martedì al Sabato, ore 09:00 – 13:00 e 16:00 – 19:30

Ingresso gratuito

@GC2 CANOVACCIO Contemporary Gallery
Vico San Lorenzo, 5 (Corso Vecchio), 05100
Terni

mob: +393471818236
tel/fax: 0744422762
mail: gallcanovaccio@yahoo.it

GC2 Contemporary

 

*Comunicato stampa

DISSOLVENZE. Valentina Colella, Perla Sardella, Bianca Senigalliesi – 10 giugno, USB Gallery – Jesi (AN) #savethedate [mostre]

arte, arte contemporanea, comunicazione, CS, cultura, eventi, film, mostre, videoarte

DISSOLVENZE

di VALENTINA COLELLA, PERLA SARDELLA, BIANCA SENIGALLIESI

Opening:

VENERDì 10 GIUGNO 2016
ore 18,00 

Logo_USB_Gallery
Jesi (AN)*


a cura di Annalisa Filonzi

DISSOLVENZE
è una mostra che affronta temi esistenziali come la ricerca di se stessi, e il tentativo di rapporto con gli altri, resi contemporanei dalla riflessione sulla frammentazione dell’uomo tra vita reale ed esistenza in rete. L’io e l’altro diventano oggetto di ricerca di un contatto con un essere che si fa sempre più irraggiungibile, virtuale ed inconsistente. È un’indagine che mette in evidenza la grande incomunicabilità, assenza e solitudine tra le persone, proprio nell’epoca in cui la quotidianità è dominata dalla comunicazione di massa.

Le tre artiste – Valentina Colella (Sulmona, 1984), Perla Sardella (Jesi, 1991), Bianca Senigalliesi (Senigallia, 1990) – si esprimono infatti attraverso i più attuali mezzi di comunicazione, trasformando video, social network, internet in un linguaggio artistico estremamente in linea con la contemporaneità dei contenuti. Il confronto con se stessi e con gli altri diventa nelle loro opere confusione tra figura reale e vita virtuale, un tema affrontato dalle tre artiste in modo diverso, ma da tutte attraverso la multidisciplinarietà dei mezzi espressivi, con una matura capacità, nonostante la giovane età, di mescolare in modo sperimentale linguaggi diversi: video, cinema, danza, performance, social network per esprimere la loro visione.

Usb Gallery
con questa mostra – che dopo l’inaugurazione del 10 giugno rimarrà aperta su appuntamento fino al 23 luglio – pur mantenendo il suo sguardo su temi attuali dell’arte e della società presentati attraverso linguaggi innovativi, presenta delle novità rispetto alle passate edizioni: DISSOLVENZE è la prima mostra collettiva della galleria; inoltre in questa edizione l’attenzione è rivolta all’arte che proviene dal territorio, Marche ed Abruzzo, ma con una riflessione sull’utilizzo degli strumenti tecnologici come linguaggi espressivi dell’arte in grado di inserirsi nel dibattito artistico più attuale.

29 stations of the cross_catalogo_dettaglio_2L’opera di Valentina Colella 29 Station of the cross è la visualizzazione di una performance realizzata in rete che nasce da una perdita, un lutto molto grave di cui la notizia è arrivata attraverso facebook, nella quale l’artista, in ventinove tappe successive, fa scomparire la propria immagine dal web per riprendere contatto con se stessa e con la natura reale, tracciando con il proprio corpo le coordinate del volo degli uccelli, un elemento della realtà ma anche un segno frapposto casualmente dalle immagini di google tra sé e la ricerca dell’ultimo luogo abitato da chi lei ha perso. Le tappe del volo, trasformato in sofferta via crucis di interiorizzazione del dolore, si fermano a 29, numero ricorrente per l’artista, ad un passo dal 30, composto dalle due cifre perfette 3 e 0, a sottolineare che nell’opera, comenella sua vita, ci sarà sempre una parte mancante. Lo schermo del computer che riporta l’immagine dell’artista che man mano si dissolve è stata stampata su carta fotografica e va a disegnare una linea d’orizzonte che nella composizione non sa rinunciare alla verticalità del foglio, per avere la possibilità di guardare sempre in alto. L’opera è stata esposta nella mostra Gestures-Body Art Stories a cura di Valerio Dehò al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan.

sardella_2Comfort zone di Perla Sardella è un film documentario (13’29’’, HD, colore, stereo, con Sona Hovhannisyan e Hafid F., musiche di Carlo Maria Amadio) che racconta una situazione surreale, virtuale e reale nello stesso momento: un viaggio in una città sconosciuta, Dubai, basato sugli scatti autentici del giovane Hafid, che, dopo aver rubato un telefono cellulare, ha dimenticato di disattivare l’autosincronizzazione delle foto, permettendo alla legittima proprietaria di vedere sul proprio computer le immagini che Hafid raccoglieva. Le foto sono state pubblicate dalla derubata in un blog www.lifeofastrangerwhostolemyphone.tumblr.com alla ricerca di un contatto reale con il nuovo proprietario. La storia, raccolta in rete, su un social network, è diventata un’occasione per l’artista per riflettere sulla separazione tra lo spazio reale e quello digitale e la loro connessione con l’essere umano e sulla perdita di consistenza dei rapporti con l’altro. Comfort Zone è stato presentato nella sezione Italiana.corti della 33esima edizione del Torino Film Festival.

Woman in cam (video low-fi, 2015, durata 6’18’’) di Bianca Senigalliesi è un’improvvisazione di danza realizzata davanti alla webcam del computer, strumento a cui l’artista è legata attraverso delle cuffie, elemento ambivalente di isolamento o di contatto con il mondo esterno che si trova in rete. La danza, muta, alterna movimenti di autocompiacimento del proprio corpo a gesti che mostrano una femminilità alla ricerca della propria affermazione con un altro al di là dello schermo. Il video fa emergere tutta la complessità dell’essere donna, un essere composto di Senigalliesi_womanincam3moti interiori dell’animo e gesti esteriori, che si confronta con il monitor: muro protettivo ma anche medium di comunicazione con un altro di cui non si conosce la consistenza. L’opera rimanda a tutta la fragilità insita nella quotidianità dell’essere umano, in contatto con un mondo spesso solo immaginato e immaginario. L’opera è stata selezionata ed esposta tra le finaliste del Premio Nori de’ Nobili dal Museo Nori de’ Nobili di Trecastelli.

 

DISSOLVENZE

Valentina Colella
Perla Sardella,
Bianca Senigalliesi

a cura di Annalisa Filonzi

Opening: Venerdì 10 giugno 2016 ore 18.00
Fino al 23 luglio su appuntamento

@Usb Gallery – via Mura Occidentali, 27 , Jesi (AN)
(ingresso cortile al n. 25°, portone grande verde)

info 3487237095

 

USB Gallery - Facebook fan page

 

 

 *comunicato stampa

 

Grant Foster. Popular Insignia, Acappella, Napoli - www.museoapparente.eu

Grant Foster. Popular Insignia – fino al 2 luglio, Acappella Gallery, #Napoli [current #exhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

Grant Foster.  Popular Insignia*
@Acappella Gallery
Napoli
Fino al 2 luglio

La galleria Acappella è lieta di presentare “Popular Insignia”, prima personale in Italia dell’artista britannico Grant Foster. La mostra include una nuova serie di dipinti e sculture realizzati da Foster per rappresentare la figura dell’eroe tradizionale. Al centro della sua riflessione, troviamo infatti la metafora dell’eroe nell’attuale sistema etico e morale, in un clima politico che nega il pluralismo in cambio di verità dogmatiche e visto come come dittatura di valori assoluti.

Nel lavoro “Ognuno per Sé e Dio Contro Tutti”, una giovane ragazza leziosa è disegnata a carboncino attraverso linee nette, cullata in una geometrica Z. Il motivo della zeta, tratto dal profilo maschile del mento così come in genere viene rappresentato negli eroi dei fumetti, diventa basilare nella pratica artistica di Foster che si riappropria di questo connotato enfatizzandolo e attribuendogli un effetto esoterico ed enigmatico.
A popolare le tele esposte è un cast di personaggi grezzi, accompagnato da un armamentario di oggetti di scena: ali, lingue, stivali e cigni agiscono da idiomi culturali sfidando il concetto stesso di gusto.

È in questa accezione che Foster realizza i suoi nuovi dipinti. Simbolici a livello compositivo e casualmente eseguiti sulla superficie della tela, questi ultimi offrono una sintassi complessa che trae ispirazione dalla cosiddetta anti-arte e dall’estetica populista, come nel caso delle sale giochi delle città di mare inglesi, dove l’artista è cresciuto, miniera di notizie provinciali e negozi di souvenir, per creare una forma di resistenza semi-satirico contro l’omogeneità dell’ortodossia culturale d’Occidente, che per Foster diventa l’incarnazione stessa dell’eroe fittizio. Citando il Période Vache di René Magritte come centrale in questo nuovo corpus di lavori, Foster lavora animato dal desiderio di creare un linguaggio visivo suadente e paradossale, in cui siano radicate sovversione, satira e commento politico.

Grant Foster.
Popular Insignia
@ Acappella, via Cappella Vecchia 8
, Napoli
Fino al 2 luglio 2016
Martedì – Venerdì, ore 17 – 19, Sabato 12 -14
galleriacappella@gmail.com
www.museoapparente.eu
(+39) 339 61 34 112

Note bio

Grant Foster, born 1982, UK, lives and works in London and graduated from The Royal College of Art in 2012. Foster’s recent solo exhibitions include, Salad Days, Ana Cristea Gallery, New York (2015); Holy Island, Chandelier Projects, London (2014); The Walnut Tree, Chinashop, Oxford (2013). Recent group exhibitions include Carnival Glass, Block 336, London (2015), Rx for Viewing w/Jesse Wine, Ana Cristea Gallery, New York (2014) and Bloomberg New Contemporaries, Spike Island, Bristol and ICA, London (2013). Grant Foster was a prizewinner in John Moores 25, Liverpool and will attend The Rome Fellowship in Contemporary Art at The British School of Rome later this year.

 

*Comunicato stampa

flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele #recensione

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E’ così che ci si affeziona ai luoghi, si va per conoscere cose nuove,  incontrare persone lontane dai vernissage, che hanno qualcosa da raccontare, che vada al di fuori del sistema dell’arte.

V.AR.CO - verdiartecontemporanea - official logoMartedì 3 maggio sono stata a L’Aquila, avevo voglia di andare a trovare i ragazzi di V.AR.CO – verdiartecontemporanea (Andrea Panarelli, Paola Marulli, Sara Cavallo). Il loro impegno sta costruendo un microsistema culturale fiorente, intelligente, dinamico, in un contesto impraticabile da ogni punto di vista. Una città terremotata, che combatte per risanarsi, che ha una necessità costante di stimoli e contaminazioni esterne.
V.AR.CO spinge a una apertura che è la sua crepa, e trae da lì la sua forza, in una luce che già alla sua terza mostra permette di delineare un profilo vincente, beneaugurante, a tutela di ogni professionista che abbia una autentica vocazione rivolta a fare di questo mestiere un percorso onesto, chiaro e convinto.


Locandina - Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele (manifesto)Flow. Flew. Flaw
è la prima mostra personale di Giovanni Paolo Fedele (Pescara, 1993), a cura di Alberta Romano – una giovane storica dell’arte pescarese, membro attivo di T-space a Milano.
Il progetto ha un’idea semplice ma allo stesso tempo complessa, reticolata e articolata. Ci si trova di fronte a un vero e proprio meccanismo di concatenazioni che abbraccia performance, installazione site-specific, racconto scientifico e fantastico, focalizzato nella centralità dei rapporti umani, estetico, studiato nelle sue diverse angolazioni, prospettive e gradazioni. Si parte da uno scritto, Aequilibrium, sviluppato dall’artista – il motore teorico di tutto – che trasforma l’ambiente in una viva e ramificata sospensione, con nodi e sentieri precisi, che invogliano a una conoscenza, a qualcosa sempre più da approfondire.

Prima di andare a scoprire – sapere in realtà chi fosse Giovanni – ho deciso di spulciare il suo profilo professionale e valutare se quest’ultima ricerca fosse coerente con quelle sviluppate in precedenza, fili, insomma, che lo connettessero alla sua filosofia odierna; ebbene, non ho trovato solo questo, ma costanti germinali che si uniscono ai vecchi lavori, opere tracciate, designate in temi precisi: individualismo, sfida, disorientamento, protezione e fiducia. Giovanni viaggia tra il bisogno di perfezione e la ricerca del desiderio, ma con questi due aspetti combatte pur di non perdere le fragilità delle sue linee guida.
Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele, dettaglio mostra. Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Piedi a terra, sguardo in alto, protezione verso i condizionamenti, Giovanni Paolo Fedele sospinge la sua ricerca all’errore, lasciandosi plasmare (anche) da una letteratura mirata e costruttiva – ad esempio, assieme a me, si è parlato a lungo del Puer Aeternus di James Hillmann. In quello che vuole, l’artista cerca di trasmettere quanto lui si esponga all’altro, tramite gli oggetti, le cose e la gente, negli incontri, negli scambi, pur di provare sentimenti ed emozioni proprie e pertinenti (forza, umiliazione, senso di impotenza, volontà, fallimento), in tutto questo, lui, continua a guardare aldilà: un oltre che lo incoraggia alla stasi dell’equilibrio.

Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Per scelta personale rifuggo dalla performance, ma in questa condizione, e in tali movimenti di linguaggio, posso dire di aver attraversato, con la vivacità dei miei stessi occhi, due corpi fondersi silenziosamente in uno sguardo, in totale armonia, che entravano in simbiosi nell’esatto momento in cui ero concentrata a capire dove volessero arrivare mentre erano agganciati sulla loro potenza di essere umani vivi e in pieno contatto. Tutto, assieme alla straordinaria comprensione e dinamicità della mente, della concentrazione, di come ognuno di noi ha la tendenza a crollare o cedere per un dettaglio che a conti fatti rappresenta il niente, quel focalizzarsi sulla perfezione che fa precipitare l’intero apparato nella sua mancanza di presenza, quando si perde la visione d’orizzonte dell’altro con l’altro.

Marina-Abramovic-Rest-Energy-with-Ulay-1980.-Courtesy-the-Artist-and-Lisson-Gallery (presa dal web)Gli incontri che ho visto – e che Giovanni cerca di raggiungere, offrendosi, donandosi, con la sua pacata tranquillità – sono legami che rimandano a un immaginario artistico importante – imponente – per chi è del settore (Marina Abramovic – Ulay), ma in Flow. Flew. Flaw non c’è fagocitazione, non c’è narcisismo, quanto rispetto viscerale di accoglienza, distanza di attesa e meditazione, congiunzione e fusione.

Ho avuto la possibilità di osservare tre processi in azione (una ragazza, una donna e un ragazzo), e nel momento in cui sono arrivata all’incontro, erano presenti anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila con la loro docente e artista Bruna Esposito. Insieme, in religioso silenzio, osservavamo e mettevano in pratica lezioni pratiche di riflessione in un processo e perfezionamento artistico fuori dal contesto di un’aula di studio.

Questo scambio è stato per me un continuo dichiarare il proprio abbandono con valore poetico di resistenza e impagabile resilienza.

Una performance, replicabile, mantenuta attiva fino al 6 maggio, tutti i pomeriggi, con Giovanni Paolo Fedele che ha assicurato la sua presenza per una settimana, e che ha garantito a V.AR.CO un punto a suo favore: un passo ulteriore nella fase di ricostruzione della città, della propria credibilità, attraverso una zona franca, di produzione e creazione utile, accessibile, di grande professionalità.

Per il fotoracconto della mia esperienza:

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Informazioni utili:

Flow. flew. flaw.  di Giovanni Paolo Fedele
a cura di Alberta Romano
Fino al 27 maggio
Venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 20
@ V. AR.CO – verdiartecontemporanea –
Via Verdi 6/8, L’Aquila
www.v-ar-co.com

Ingresso gratuito

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Photo Credit:
Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

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