Tito e gli alieni - Paola Randi, 2017

Tito e gli alieni – Paola Randi #film [#recensione]

amore, cinema, costume, cultura, film, religione, società, streaming, Studiare, tecnologia, Università, viaggi, vita

Ho scelto di vedere Tito e gli alieni di Paola Randi grazie alla presenza di Valerio Mastandrea.  Il film ha partecipato al Torino Film Festival come lavoro indipendente e il suo genere è di una commedia fantascientifica.

La storia narra le vicende di un professore che si trova negli Stati Uniti per una grossa ricerca commissionata dal governo americano. La sua vita è appiattita da mille fallimenti e ricondotta a una immotivata situazione di stand-by su un divano piantato in mezzo al deserto, proprio accanto all’Area 51. A cambiare le carte in tavola un messaggio dal fratello che sta per morire.

E’ un lavoro di grande poesia, sfrutta l’espediente degli alieni, della storia del cinema, per mostrare l’irresistibile potenza di semplici ragazzi che arrivano e vogliono vivere il loro tempo.

L’uso delle tecnologie non è quello recente, il mondo raccontato dalla regista – seppure è l’oggi – è di un meccanismo vecchissimo di schermi provenienti da un’epoca fa, vicina agli anni ’80 e ’90, nelle dimensioni di uno stargate. L’uso della fotografiasi presenta come strumento di mediazione.  Ad esempio, uno dei nipoti, per tornare a parlare con il padre e sopravvivere a questa assenza, la sfrutta come fosse un moderno telefono nel ricercare un dialogo.

Il film entra in dimensione contemporanea quando viene messo in atto l’ologramma che è il risultato della ricerca scientifica; ci accontenta e stupisce, come una vecchia pellicola capace di ricostruire una memoria, ma è lontana dal suono, che rimane uno dei nostri oggetti custodi su cui si può ancora continuare a giocare a immaginare.

A me è piaciuto, semplice, diretto, senza pretese e con molta ironia.

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DISSOLVENZE. Valentina Colella, Perla Sardella, Bianca Senigalliesi – 10 giugno, USB Gallery – Jesi (AN) #savethedate [mostre]

arte, arte contemporanea, comunicazione, CS, cultura, eventi, film, mostre, videoarte

DISSOLVENZE

di VALENTINA COLELLA, PERLA SARDELLA, BIANCA SENIGALLIESI

Opening:

VENERDì 10 GIUGNO 2016
ore 18,00 

Logo_USB_Gallery
Jesi (AN)*


a cura di Annalisa Filonzi

DISSOLVENZE
è una mostra che affronta temi esistenziali come la ricerca di se stessi, e il tentativo di rapporto con gli altri, resi contemporanei dalla riflessione sulla frammentazione dell’uomo tra vita reale ed esistenza in rete. L’io e l’altro diventano oggetto di ricerca di un contatto con un essere che si fa sempre più irraggiungibile, virtuale ed inconsistente. È un’indagine che mette in evidenza la grande incomunicabilità, assenza e solitudine tra le persone, proprio nell’epoca in cui la quotidianità è dominata dalla comunicazione di massa.

Le tre artiste – Valentina Colella (Sulmona, 1984), Perla Sardella (Jesi, 1991), Bianca Senigalliesi (Senigallia, 1990) – si esprimono infatti attraverso i più attuali mezzi di comunicazione, trasformando video, social network, internet in un linguaggio artistico estremamente in linea con la contemporaneità dei contenuti. Il confronto con se stessi e con gli altri diventa nelle loro opere confusione tra figura reale e vita virtuale, un tema affrontato dalle tre artiste in modo diverso, ma da tutte attraverso la multidisciplinarietà dei mezzi espressivi, con una matura capacità, nonostante la giovane età, di mescolare in modo sperimentale linguaggi diversi: video, cinema, danza, performance, social network per esprimere la loro visione.

Usb Gallery
con questa mostra – che dopo l’inaugurazione del 10 giugno rimarrà aperta su appuntamento fino al 23 luglio – pur mantenendo il suo sguardo su temi attuali dell’arte e della società presentati attraverso linguaggi innovativi, presenta delle novità rispetto alle passate edizioni: DISSOLVENZE è la prima mostra collettiva della galleria; inoltre in questa edizione l’attenzione è rivolta all’arte che proviene dal territorio, Marche ed Abruzzo, ma con una riflessione sull’utilizzo degli strumenti tecnologici come linguaggi espressivi dell’arte in grado di inserirsi nel dibattito artistico più attuale.

29 stations of the cross_catalogo_dettaglio_2L’opera di Valentina Colella 29 Station of the cross è la visualizzazione di una performance realizzata in rete che nasce da una perdita, un lutto molto grave di cui la notizia è arrivata attraverso facebook, nella quale l’artista, in ventinove tappe successive, fa scomparire la propria immagine dal web per riprendere contatto con se stessa e con la natura reale, tracciando con il proprio corpo le coordinate del volo degli uccelli, un elemento della realtà ma anche un segno frapposto casualmente dalle immagini di google tra sé e la ricerca dell’ultimo luogo abitato da chi lei ha perso. Le tappe del volo, trasformato in sofferta via crucis di interiorizzazione del dolore, si fermano a 29, numero ricorrente per l’artista, ad un passo dal 30, composto dalle due cifre perfette 3 e 0, a sottolineare che nell’opera, comenella sua vita, ci sarà sempre una parte mancante. Lo schermo del computer che riporta l’immagine dell’artista che man mano si dissolve è stata stampata su carta fotografica e va a disegnare una linea d’orizzonte che nella composizione non sa rinunciare alla verticalità del foglio, per avere la possibilità di guardare sempre in alto. L’opera è stata esposta nella mostra Gestures-Body Art Stories a cura di Valerio Dehò al Kaohsiung Museum of Fine Arts di Taiwan.

sardella_2Comfort zone di Perla Sardella è un film documentario (13’29’’, HD, colore, stereo, con Sona Hovhannisyan e Hafid F., musiche di Carlo Maria Amadio) che racconta una situazione surreale, virtuale e reale nello stesso momento: un viaggio in una città sconosciuta, Dubai, basato sugli scatti autentici del giovane Hafid, che, dopo aver rubato un telefono cellulare, ha dimenticato di disattivare l’autosincronizzazione delle foto, permettendo alla legittima proprietaria di vedere sul proprio computer le immagini che Hafid raccoglieva. Le foto sono state pubblicate dalla derubata in un blog www.lifeofastrangerwhostolemyphone.tumblr.com alla ricerca di un contatto reale con il nuovo proprietario. La storia, raccolta in rete, su un social network, è diventata un’occasione per l’artista per riflettere sulla separazione tra lo spazio reale e quello digitale e la loro connessione con l’essere umano e sulla perdita di consistenza dei rapporti con l’altro. Comfort Zone è stato presentato nella sezione Italiana.corti della 33esima edizione del Torino Film Festival.

Woman in cam (video low-fi, 2015, durata 6’18’’) di Bianca Senigalliesi è un’improvvisazione di danza realizzata davanti alla webcam del computer, strumento a cui l’artista è legata attraverso delle cuffie, elemento ambivalente di isolamento o di contatto con il mondo esterno che si trova in rete. La danza, muta, alterna movimenti di autocompiacimento del proprio corpo a gesti che mostrano una femminilità alla ricerca della propria affermazione con un altro al di là dello schermo. Il video fa emergere tutta la complessità dell’essere donna, un essere composto di Senigalliesi_womanincam3moti interiori dell’animo e gesti esteriori, che si confronta con il monitor: muro protettivo ma anche medium di comunicazione con un altro di cui non si conosce la consistenza. L’opera rimanda a tutta la fragilità insita nella quotidianità dell’essere umano, in contatto con un mondo spesso solo immaginato e immaginario. L’opera è stata selezionata ed esposta tra le finaliste del Premio Nori de’ Nobili dal Museo Nori de’ Nobili di Trecastelli.

 

DISSOLVENZE

Valentina Colella
Perla Sardella,
Bianca Senigalliesi

a cura di Annalisa Filonzi

Opening: Venerdì 10 giugno 2016 ore 18.00
Fino al 23 luglio su appuntamento

@Usb Gallery – via Mura Occidentali, 27 , Jesi (AN)
(ingresso cortile al n. 25°, portone grande verde)

info 3487237095

 

USB Gallery - Facebook fan page

 

 

 *comunicato stampa

 

La mafia uccide solo d’estate – Pif [Pierfrancesco Diliberto]

attualità, cinema, film, Studiare

Dopo un periodo di latitanza dalle sale cinematografiche sono tornata a sedermi in quei posti con vero piacere scegliendo di gustarmi il progetto di PIFPierfrancesco Diliberto – che ha esordito, poche settimane fa, con la sua prima opera, La mafia uccide solo d’estate.

Chi conosce la sua conduzione è coscio della potenza del suo linguaggio/montaggio. Il testimone, il programma condotto per MTV Italia è tra i più apprezzati dalla critica, tanto che Aldo Grasso gli ha dedicato diversi articoli sulle pagine del Corriere della Sera.

La prima regia di Pif è molto vicina a ciò che noi vediamo da qualche tempo in tv; la potenza di questo lavoro presentato al Torino Film Festival – e che ha vinto il premio del pubblico – è racchiusa nella dinamica storiografica raccontata da un punto di vista di un ragazzino che si fa uomo in una Palermo ancora attuale; che non dimentica le sue vittime; e che cerca sempre più di insegnare valore della legalità ai propri figli.

La mafia è alla base della struttura, sulla quale poggiano dimensioni private e pubbliche che s’incastonano in un gioco di sovrapposizioni che lasciano stupito lo spettatore che osserva tra lacrime e risate gli sviluppi della vita di Arturo – quel bambino, che a differenza dei suoi coetanei, prende come supereroe Giulio Andreotti.

Il paradosso dell’innocenza percuote la sensibilità di ogni animo puro. Sebbene i messaggi espressi dalla politica siano agli occhi di tutti un punto di riferimento; arriva ad un certo momento la fine della favola e la comprensione di alcuni meccanismi che ci portano lontanamente a scoprire il mondo dei grandi.

C’è una storia d’amore nata in maniera goffa, nella confusione dell’immagine della donna vista come vero oggetto del caos nella malavita siciliana degli anni settanta.

La trama si svolge incastonando i punti di riferimento ai nemici; a frasi semplici e incisive; agli occhi di chi vuole vedere il bello perché crede fortemente nel cammino di giustizia che ha intrapreso; all’ignoranza del gesto che uccide la sua stessa gente per giochi di ripicche in cui le trattative diventano troppo prioritarie rispetto al valore della vita di ogni singolo uomo.

Chi ha visto Il Divo di Paolo Sorrentino noterà come cambiano le dinamiche di racconto degli stessi eventi che ruotano a certa politica, ma noterà anche come il manifesto dei due stessi progetti nascondono e mostrano lo sguardo, tenendo conto di chi agisce nell’ombra – con le mani in posizione strategia, e chi, invece, osserva a cuor pulito come un piccolo saggio.

Stra – consigliato a tutti.