Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma - Napoli

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Mevlana Lipp
Paradise Lost

Inaugurazione:
Venerdì 19 Maggio ore 19,30

Galleria Annarumma,
Napoli

 

Mevlana Lipp (Colonia,1989) nel suo lavoro artistico,esamina la percezione soggettiva come qualcosa di separato dal contesto naturale. In modo giocoso ma critico, egli mette in dubbio la costruzione della nozione di “individuo” avente una consapevolezza contraddittoria dell’ambiente oggettivo, ossia come di qualcosa di sentimentale, ma al tempo stesso da usare e sfruttare in modo egoistico.

L’idea romantica della natura come di un sereno rifugio,vienaqui smascherata come antica e obsoleta. Infatti, l’individuo contemporaneo si muove sul pianeta Terra  come un alieno il quale si limita ad osservare la flora e la fauna come da uno schermo TV al plasma.L‘artista studia quindi la discrepanza che esiste tra soggetto e oggetto, tra coscienza e incoscienza, tra umano e natura.

Nelle sue ultime opere, consistenti in bassorilievi realizzati con notevole perizia, Mevlana Lipp dimostra non solo quanto  sia profonda l’alienazione umana, ma anche quanto sia stata violata la natura con l’intrusione di tutto ciò che è artificiale. Ecco perché l‘artista preferisce utilizzare dei materiali come il legno ed i suoi derivati : MDF, tavole rivestite, compensato e varie impiallacciature. Questi bassorilievi hanno il potere evocativo e la bellezza melanconica di un veloce sguardo gettato su un campo o su un giardino attraverso una finestra.

Traumaticamente, ma non senza umorismo, Mevlana Lipp indica lo stato passato, in cui eravamo un tutt‘uno con la natura, ma al tempo stesso sottolinea l’acuta e assurda irrecuperabilità dell’integrità del mondo naturale.”Post-romanticamente”, il suo lavoro ci ricorda quale sia la nostra condizione nativa e tuttavia ci presenta come siamo attualmente, ossia  come degli extraterrestri del tutto avulsi dal contesto naturale.

 

Mevlana Lipp. Paradise Lost, 19 maggio, Galleria Annarumma - Napoli

 

Mevlana Lipp
Paradise Lost

Inaugurazione:
Venerdì 19 Maggio ore 19,30
fino al 30 Giugno 2017

Galleria Annarumma,
Via del Parco Margherita, 43
80121 Napoli – Italy

www.annarumma.net

 

*Comunicato stampa

 

Mimmo Jodice, Imago Mundi, Luciano Benetton Collection Doni, Authors from Campania, giovedì 12 aprile - Museo Madre - Napoli

Imago Mundi, Luciano Benetton Collection, Doni – Authors from Campania, giovedì 12 aprile – Museo Madre – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

12 aprile-8 maggio 2017

Imago Mundi – Luciano Benetton Collection
Doni – Authors from Campania

Pittura, scultura, performance, video, installazione, fotografia: un’esplorazione delle arti contemporanee in Campania attraverso le opere di 143 artisti 

Accademia di Belle Arti di Napoli, Via S. Maria di Costantinopoli 107, Napoli
incontro: giovedì 12 aprile, ore 11.30 (Aula Magna)

Museo MADRE, via Settembrini 79, Napoli
inaugurazione: giovedì 12 aprile, ore 18:00
(Sala delle Colonne, primo piano)

 

Dal 12 aprile all’8 maggio 2017 il museo MADRE di Napoli ospita Doni – Authors from Campania, un’esplorazione della produzione artistica attuale in Campania attraverso le opere di 143 artisti, nell’ambito di Imago Mundi, il progetto non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton in cui artisti di tutto il mondo, affermati ed emergenti, si misurano con lo stesso supporto, una tela di 10×12 centimetri.

Per la prima volta, il progetto in progress Imago Mundi dedica questo suo capitolo (a cura di Chiara Pirozzi) esclusivamente ad una singola regione, la Campania, in cui si sono avvicendati per millenni popoli e culture diversi, dai Greci agli Etruschi e ai Romani, dai Bizantini ai Longobardi e ai Normanni, fino a Francesi e Spagnoli, e oltre. La Campania oggi è il crogiolo vivace, stupefacente e affascinante di queste articolate radici storiche, culturali, artistiche a cui Imago Mundi rende omaggio con la presentazione al museo MADRE di Doni – Authors from Campania, in cui le contaminazioni e i richiami, le intersezioni e i nomadismi di un’esperienza culturale antichissima e unica rivivono nell’attualità della ricerca artistica proposta della scena campana contemporanea.

Pittura, scultura, performance, video, installazione, fotografia: le molteplici forme espressive dell’arte contemporanea sono presenti e analizzate in questa collezione, che idealmente ruota attorno al concetto di “dono”: al dono delle singole opere da parte degli artisti fa da contraltare il dono dell’accoglienza nel caleidoscopio globale e democratico di Imago Mundi, in cui le opere si nutrono della loro bellezza e unicità e al contempo godono del riverbero del mosaico colorato, autentico e appassionato di cui fanno parte, nel rispetto dello spirito ideale del progetto complessivo.

L’apertura della mostra sarà preceduta, giovedì 12 aprile (ore 11:30, Aula Magna), da un incontro di studio dal titolo “L’Arte del Dono” che si terrà presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. L’approfondimento trae spunto dal tema proposto dalla raccolta campana declinando, attraverso differenti approfondimenti disciplinari, le logiche sottese all’atto del “donare” che intreccia teorie e pratiche, profilo storico e dinamiche contemporanee, traducendosi in spunti possibili sulla comprensione di quale valore abbia oggi, in un’epoca di migrazioni e transiti, l’etica della reciprocità e dello scambio, un vivere civile che proceda di pari passo a temi come l’accoglienza e il rispetto. All’incontro partecipano il direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli Giuseppe Gaeta, il direttore del museo MADRE Andrea Viliani, il docente ordinario di Sociologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II Gianfranco Pecchinenda, la docente di Estetica all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale Elena Tavani, e il duo artistico napoletanoAfterall. Modera Chiara Pirozzi, curatrice, nell’ambito del progetto Imago Mundi, di Doni – Authors from Campania.

Imago Mundi è il progetto non profit di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton: artisti di tutto il mondo, affermati ed emergenti, si stanno confrontando con lo stesso supporto, una tela di 10×12 cm; fino ad ora sono stati coinvolti 20.000 artisti da 120 Paesi, regioni e popoli, che diventeranno 26.000 entro la fine del 2017. La ricerca degli artisti di Imago Mundi è promossa attraverso i cataloghi, la piattaforma imagomundiart.com e la partecipazione a presentazioni organizzate in collaborazione con istituti privati e pubblici, in tutto il mondo: da Venezia (Biennale di Venezia e Fondazione Cini, 2013 e 2015) al NOMA Museum di New Orleans (2014-2015), dal Belvedere di Vienna (2015) al Pratt Institue di New York (2016), dalla Cina, dove Imago Mundi è impegnato fino alla fine del 2019 in un tour itinerante, a Palermo, dove la presentazione dedicata alle 21 collezioni dei Paesi del Mediterraneo ha inaugurato il percorso espositivo del 2017.

Per informazioni:

Imago Mundi – Luciano Benetton Collection
Doni – Authors from Campania

Pittura, scultura, performance, video, installazione, fotografia: un’esplorazione delle arti contemporanee in Campania attraverso le opere di 143 artisti 

Accademia di Belle Arti di Napoli, Via S. Maria di Costantinopoli 107, Napoli
incontro: giovedì 12 aprile, ore 11.30 (Aula Magna)

Museo MADRE, via Settembrini 79, Napoli
inaugurazione: giovedì 12 aprile, ore 18:00 (Sala delle Colonne, primo piano)

12 aprile-8 maggio 2017

tel 081.19313016 (lunedì-domenica, ore 10:00-19:00)
www.madrenapoli.it

Ufficio Stampa Accademia di Belle Arti di Napoli:
Costanza Pellegrini
ufficiostampa@abana.it
339 725425

Ufficio Stampa Madre:
Luisa Maradei, ufficiostampa@madrenapoli.it – 335 5903471

Relazioni Esterne Imago Mundi:
martina.fornasaro@imagomundiart.com – 338 6233915
barbara.liverotti@fabrica.it – 0422.515372
www.imagomundiart.com

*Comunicato stampa

Giuseppe Adamo, PTNR 2 oilio su tela cm 100 x cm 80 - 2017

SottoPelle, 29 Marzo – Galleria Annarumma – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

SottoPelle

Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead,
Pieter Vermeersch, John Zurier 

Inaugurazione:
Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 19,00, 

Galleria Annarumma
Napoli

 

Group show, solo show. Collettiva, ma personale. Personale l’idea ed intima l’esigenza.

Ritagliata dal gallerista Francesco Annarumma come una gratificazione privata, la mostra di primavera intitolata “SottoPelle,” si propone di condividere un amore tenacemente radicato: quello per la pittura “da meditazione”. Astratta, minimal, aniconica. Un’arte dispensata dagli aggettivi superflui, che rifiuta le etichette ordinate in meticolosa sequenza, quasi a giustificare un linguaggio ancora toccato dal pregiudizio dell’oscurità.

Senza quegli “eccetera”, la pittura chiede soltanto di essere guardata onestamente, come processo di lavoro sopra e oltre la superficie. Epidermide indifesa, esposta, soggetta alle intenzioni di chi la copre, la sfida, la manipola, mutandone aspetto e natura. Cosa viva che porta i segni della vita, come la pelle porta le tracce di ciò che è stato: il passaggio del pennello, la consistenza del colore, la reazione del supporto all’intervento dell’artista. Erigendo, da documento, un monumento a se stessa che va al di là della semplice autorappresentazione.

Attraverso la tela, la carta, gli occhi assorbono la pittura. E questa scivola “sotto pelle” trattenuta come una membrana tra anima razionale e anima percettiva. Una pellicola già incisa, sulla quale continuare a scrivere, cancellare, riscrivere.

Una passione, quella raccontata dall’esposizione, che non si presta ad esplodere né a divampare. Piuttosto, opera con pazienza segreta e, senza invocare d’impero somiglianze o analogie, continua a inseguire, per coltivata inerzia, un suono di fondo misterioso e familiare.

Giuseppe Adamo (Alcamo, Italia, 1982); Fergus Feehily (Dublino, Eire, 1968); Robert Holyhead (Trowbridge, UK, 1974); Pieter Vermeersch (Kortrijk, Belgio, 1973); John Zurier (Santa Monica, USA, 1956). Cinque artisti diversi per età, geografie ed esperienze, in una collettiva che non necessita di una didascalia come collante. Un progetto che si rivela accogliendo sotto pelle la fastosa nudità della pittura.

 

SottoPelle, 29 Marzo - Galleria Annarumma - Napoli

 

SottoPelle

Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead,
Pieter Vermeersch, John Zurier

Inaugurazione:
Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 19,00,  fino al 15 Maggio

Galleria Annarumma
Via del Parco Margherita, 43
80121 – Napoli

http://www.annarumma.net/

 

*Comunicato stampa

 

Gian Maria Tosatti. Sette Stagioni dello Spirito - Museo MADRE, Napoli

Gian Maria Tosatti. Sette Stagioni dello Spirito – Napoli #mostre #arte [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

Gian Maria Tosatti Sette Stagioni dello Spirito

a cura di Eugenio Viola

mostra prorogata fino al 17 aprile 2017 (Lunedì in Albis)

Museo MADRE,
Napoli

La mostra di Gian Maria Tosatti Sette Stagioni dello Spirito, a cura di Eugenio Viola, sarà prorogata fino al 17 aprile 2017 (Lunedì in Albis) nel percorso espositivo delle otto sale al secondo 15piano e nei due elementi, esposti nella Project room al piano terra, che fungono da prologo all’intero racconto (il pavimento dello studio dell’artista e il suo diario, nonché il lungometraggio che racconta l’imponente processo di realizzazione del progetto originario).

La decisione del museo MADRE di prorogare la mostra – la cui chiusura era inizialmente prevista il 20 marzo 2017 – permetterà ai cittadini campani e ai numerosi turisti presenti in città, durante il periodo pasquale, di continuare ad apprezzare il percorso espositivo che, nelle otto sale al secondo piano, presenta una sequenza di “camere mentali”, riferite ai sette capitoli del progetto originario, oltre ad una prima sala di carattere introduttivo. Questi ambienti contengono una selezione di opere del progetto, esposto come il resoconto, pieno di appunti e cancellature nel sovrapporsi delle decisioni e dei cambiamenti, di quella “sinfonia per città e suoi abitanti” con cui l’artista spesso si è riferito alla sua opera. In questo modo, per la prima volta, il visitatore può attraversare diacronicamente l’intero ciclo di Sette Stagioni dello Spirito condividendone una visione diversa, necessariamente selettiva, come è, per l’appunto, quella dettata dalla memoria, e allo stesso tempo nuova, sollecitata dalla riproposizione nel contesto museale di questa esperienza.

I sette interventi/capitoli site-specific di Sette Stagioni dello Spirito hanno originariamente permesso la progressiva riapertura e il recupero di alcuni edifici storici e monumentali, abbandonati o dismessi, della città di Napoli, radicalmente trasformati dall’intervento dell’artista. Questi luoghi sono diventati punti radianti per opere che, dal tessuto umano, si sono estese a quello urbano, animando o rianimando spesso interi quartieri, ed ora strutturano il percorso della mostra al MADRE. Ad ognuno di questi interventi, o “stazioni”, è stato dato un titolo e una connotazione, che dal male più profondo tende al bene assoluto, che sarà possibile percorrere in mostra:

1_La peste (Chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi) ha affrontato il tema dell’inconsapevolezza come la più grave malattia dello spirito;

2_Estate (ex-Anagrafe Comunale in Piazza Dante) si è focalizzato sul principio dell’inerzia quale principale causa della dissoluzione;

3_Lucifero (ex-Magazzini Generali del Porto di Napoli), ha indagato la complessità legata al concetto di errore;

4_Ritorno a casa (ex-Ospedale militare) si è concentrato sul tema della salvezza;

5_I fondamenti della luce (ex-Convento di Santa Maria della Fede), ha indagato il concetto di ricerca della verità;

6_Miracolo (ex-fabbrica nel quartiere di Forcella) ha istituito una vera e propria pratica del bene;

7_Terra dell’ultimo cielo (Convento della Santissima Trinità delle Monache) ha suggerito una possibile suggestione sul destino finale dell’uomo.

Il progetto originario Sette Stagioni dello Spirito, nelle sue articolazioni territoriali, è stato promosso e organizzato da Fondazione Morra con il sostegno di Galleria Lia Rumma.


Gian Maria Tosatti (Roma, 1980. Vive e lavora fra Napoli e New York). I suoi progetti sono indagini a lungo termine su temi legati al concetto di identità, sia dal punto di vista politico che spirituale. Le sue opere principali appartengono ai cicli Devozioni (2005-2011), Fondamenta (2011-in progress) e Le considerazioni (2009-in progress). I progetti e le opere dell’artista sono stati esposti presso numerose istituzioni, fra cui Centro Wilfredo Lam (L’Avana, 2015); Hessel Museum/CCS BARD (New York, 2014); Casa Testori (Milano, 2014); American Academy in Rome (Roma, 2013); Museo Villa Croce (Genova, 2012); Tenuta dello Scompiglio (Lucca, 2012); Lower Manhattan Cultural Council (New York, 2011); Chelsea Art Museum (New York, 2009); Palazzo delle Esposizioni (Roma, 2008). Sue opere permanenti sono presenti nelle collezioni del MAAM (Roma) e di Castel Sant’Elmo (Napoli).

Per maggiori informazioni

tel. 081.19313016 (dal lunedì alla domenica, dalle ore 10:00 alle 19:00)

www.madrenapoli.it

*Comunicato stampa

Leonardo a Donnaregina – I Salvator Mundi per Napoli 12 gennaio – 31 marzo 2017 #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Leonardo a Donnaregina  
I Salvator Mundi per Napoli

Inaugurazione:
mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17:00

12 gennaio – 31 marzo 2017

Complesso Monumentale Donnaregina,
Museo Diocesano di Napoli,

Largo Donnaregina
Napoli

 

Dopo le grandi mostre di Londra, New York e Milano, anche Napoli si pone ai vertici degli appuntamenti internazionali con l’arte: un’importante esposizione dedicata a Leonardo da Vinci al Museo Diocesano di Napoli, diretto da Don Adolfo Russo. Dopo circa trentaquattro anni, dalla celebre mostra di Capodimonte su Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma, Napoli si presenta al centro del dibattito degli studi vinciani, attraverso la esposizione della famosissima tavola col Salvator Mundi (ex collezione del Marchese De Ganay), capolavoro del maestro di Vinci e della sua bottega, ed altri dipinti del suo affascinate atelier, come il Cristo Benedicente, del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, per la prima volta presentato con una attribuzione al pittore messinese Girolamo Alibrandi; ancora sullo stesso filone iconografico, sarà presentata anche la tavola col Cristo fanciullo del Salaì, il giovane e controverso collaboratore di Leonardo, accompagnata da diversi lavori di pittura di allievi leonardeschi come Marco d’Oggiono. In esposizione anche tre preziosi fondi grafici: il Codice Corazza (1640 circa), proveniente dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, il Codice Fridericiano, custodito presso la Biblioteca di Area Umanistica dell’Università Federico II, e il testo Napoli antica e moderna, datato al 1815, redatto dall’Abate Domenico Romanelli.

La mostra, che apre i battenti al pubblico il 12 gennaio e chiuderà il 31 marzo 2017, vede l’ideazione del maggiore esperto vivente del genio di Vinci, il Prof. Carlo Pedretti, Direttore dell’Armand Hammer Center for Leonardo Studies presso l’Università della California (U.C.L.A.) e la cura scientifica di Nicola Barbatelli.

L’esposizione al Museo Diocesano di Napoli servirà ad aggiornare il processo di studi attorno a una delle opere più discusse di Leonardo da Vinci, il Cristo Benedicente, anche alla luce dei temi di maggiore attualità che la dottrina cattolica intende richiamare nel solco dell’anno giubilare appena concluso.

La rassegna, fortemente voluta da S.E.R. il Cardinale Crescenzio Sepe, promossa dall’Arcidiocesi di Napoli e dal Museo Diocesano, con il contributo della Regione Campania, è stata realizzata anche con la collaborazione della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Madre Napoli, con il coordinamento organizzativo e gestionale della Scabec. Hanno offerto il proprio contributo scientifico i seguenti studiosi: Margherita Melani, Francesca Campagna Cicala, Alfredo Buccaro, e Ranieri Melardi. Si ringraziano l’Università Federico II di Napoli, la Biblioteca Nazionale, il Comune di Napoli, la Città Metropolitana, il Fondo Edifici di Culto e il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore.

Leonardo a Donnaregina – I Salvator Mundi per Napoli sarà inaugurata mercoledì 11 gennaio ore 17:00 da S.E.R. Il Cardinale Crescenzio Sepe e dal presidente della Regione Campania On. Vincenzo De Luca.

Parteciperanno:

Il Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e provincia Luciano Garella, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, il Vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, David Lebro, il Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Pierpaolo Forte e il Direttore del Museo Madre Andrea Viliani.

Leonardo da Vinci (1452 - 1519) e collaboratore Cristo come Salvator Mundi Olio su tavola di noce 68,6 x 48,9 cm Collezione privata (Ginevra, Svizzera)

 

Leonardo a Donnaregina  
I Salvator Mundi per Napoli

Inaugurazione:
mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17:00

12 gennaio – 31 marzo 2017

Complesso Monumentale Donnaregina,
Museo Diocesano di Napoli,

Largo Donnaregina
Napoli


La mostra sarà visitabile durante i consueti orari di apertura del Museo Diocesano di Napoli:
dal lunedì al sabato, dalle ore 9:30 alle 16:30, domenica dalle ore 9:30 alle 14:00 (chiuso il martedì)

Per maggiori informazioni:
tel. 081 557 13 65

www.museodiocesanonapoli.com

 

*Comunicato stampa

Jimmie Durham Presepio, 2016 materiali vari (legno, pietra, plastica, vetro, ferro, bronzo, cotone, pelle, pittura acrilica, colla) / mixed media (wood, stone, plastic, glass, iron, bronze, cotton, leather, acrylic paint, glue) In comodato a / On loan to Madre · museo d’arte contemporanea donnaregina, Napoli - ph. Francesca Rao

Presepio (2016) di Jimmie Durham, 22 dicembre 2016, Museo MADRE – Napoli #presentazione #savethedate #arte [#christmas]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Presentazione dell’opera Presepio (2016)
di Jimmie Durham

Giovedì 22 dicembre 2016, ore 18:00

Museo MADRE,
Napoli

In occasione delle festività natalizie entra a far parte della collezione del museo MADRE una nuova opera concepita e realizzata appositamente per il museo campano d’arte contemporanea: Presepio (2016) di Jimmie Durham (Arkansas, 1940) artista, scrittore e attivista politico che negli ultimi anni trascorre frequenti periodi a Napoli. Giovedì 22 dicembre (ore 18:00, sala Clemente, secondo piano) l’opera sarà presentata al pubblico in presenza dall’artista, introdotto dal presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee Pierpaolo Forte e dal direttore del museo MADRE Andrea Viliani. La presentazione sarà anche l’occasione per porgere alla comunità i migliori auguri di Buon Natale e di un felice 2017.

Avvalendosi di una pluralità di linguaggi, come il disegno, la scrittura, il video, la performance e principalmente la scultura, Durham decostruisce i concetti cardine della cultura occidentale per smantellare stereotipi e costrutti imposti dalle culture dominanti, e lasciare all’essenza dei componenti delle sue opere – materiali eclettici sapientemente combinati tra loro – la possibilità di innescare una riflessione sugli statuti stessi dell’arte e della realtà.

La presentazione del nuovo presepe di Durham creato appositamente per il MADRE – un precedente presepe è stato realizzato dall’artista per l’ex Lanificio Borbonico di Napoli e presentato presso Lanificio Insula Creativa la scorsa domenica, 18 dicembre – rientra nell’ambito di Per_formare una collezione, progetto avviato nel 2013 e dedicato dal museo MADRE alla costituzione progressiva della sua collezione permanente, e continua una recente tradizione del museo, che nel 2015 presentò, in occasione delle festività natalizie, i presepi dell’artista Giosetta Fioroni.

Il Presepio di Jimmie Durham rispetta la caratteristica configurazione del Presepe Napoletano, in cui la nascita del bambino Gesù è ambientata nello scenario della città contemporanea e l’area del praesaepe è attorniata da numerose figure popolari, la cui caratterizzazione estetico-formale ha assunto, nel tempo, una grande pregnanza simbolica. Personaggi imprescindibili come il salvifico pescatore, il dormiente Benino, l’angelo messianico vengono collocati in uno scenario che, come spesso nel lavoro dell’artista, riproduce la vitalità del soggetto rappresentato attraverso le suggestioni conferite dalla preziosità cromatica, tattile e olfattiva propria dei materiali scultorei utilizzati.

In quest’opera Durham riesce a rievocare la storia di una fra le più antiche tradizioni artigianali campane e a rendervi omaggio, dando vita ai suoi protagonisti e al paesaggio con le stesse materie, il marmo e il legno policromo, usato dai primi scultori che raffigurano la natività. Al contempo Durham condensa in Presepio il suo stesso percorso artistico dominato dall’uso di questi stessi elementi, la pietra e il legno, seguendo il principio secondo cui la forza di una scultura risiede nella derivazione diretta dalle potenzialità della materia utilizzata per realizzarla: in questo caso pietra e legno.

La pietra – che per Durham rappresenta la massima espressione della forma scultorea in quanto elemento in continua evoluzione, oggetto statico potenzialmente attivo – è stata nei secoli asservita, come riscontrato dall’artista in molte sue opere, ai principi di monumentalità celebrativa applicati dall’architettura e dalla statuaria, come un mezzo per rafforzare l’egemonia politico-religiosa e affermare l’identità di un popolo. Durham sente di non poter fare altro che decostruire ironicamente tali (pre)concetti, rifiutando la concezione paradigmatica di arte come monumento e rovesciando quindi il ruolo prominente della pietra nella storia dell’arte. Nella tradizione presepiale napoletana settecentesca la nascita del bambino avviene del resto tra colonne e resti romani in pietra – struttura architettonica che coincide con la raffigurazione dei principi che Durham rifiuta – per sottolineare l’avvento del messaggio cristiano sorto dalle rovine del paganesimo. La pietra presente in Presepio è quindi inserita senza modificazione alcuna, elemento libero di esprimersi e arricchire un paesaggio in cui la sua presenza non coincide con la costruzione architettonica umana ma con l’elemento naturale.

Nel Presepio di Durham le strutture portanti sono costituite quindi, invece che dalla pietra, dal legno – un frammento di una radice d’ulivo che diviene il cuore pulsante della scena, il fulcro attorno al quale tutti i personaggi si raggruppano nella celebrazione del più naturale degli eventi umani, una nascita, che nell’abbagliante semplicità del suo accadimento riesce a cambiare le sorti del mondo più di qualsiasi altro evento rivoluzionario. Così, se con l’inserimento della pietra grezza l’artista decostruisce i cardini di ogni pretesa di dominazione monumentale, l’uso del legno rappresenta la contrapposizione tra matericità e materialismo. Per l’artista, infatti, un pezzo di legno è come una reliquia sacra, massimarappresentazione della magnificenza propria del creato, capace di raccontare una storia millenaria attraverso le sue proprietà intrinseche. L’estrema povertà di un materiale reperibile in qualsiasi latitudine come il legno, caratterizzato da una versatilità di portata universale, riassume il miracolo della natura. Qualsiasi sia il manufatto realizzato a posteriori (con maggiore o minore minuzia, con la decoratività che contraddistingue la cultura dal quale l’oggetto finale prende forma), è l’organicità della materia lignea a trasmettere l’essenza delle cose.

Tale celebrazione dell’universo con le sue creature si esprime in Presepio attraverso il sottile riferimento a San Francesco d’Assisi, a cui è attribuita la creazione del primo presepio ed evocato con l’inserimento di tanti piccoli animali intagliati magistralmente dall’autore nei residui di legno più ricchi di sfumature. San Francesco non solo professa la povertà di cui il bambino Gesù si fa interprete, ma è il portavoce dell’umiltà nella possibilità per l’uomo di nutrirsi della bellezza di ogni espressione del creato, comprendendo quanto il rapporto tra ricchezza e povertà possa essere, oggi come allora, solo una percezione culturale. E’ nella dichiarazione della straordinaria normalità degli eventi, nella rappresentazione di una scena di vita che si cristallizza nell’adorazione di un neonato da parte dei più poveri come dei più potenti del mondo – non a caso i re magi sono di tre età e di tre etnie differenti, ritenute all’epoca rappresentative della varietà umana globale – che si compie il vero miracolo, mentre il pescatore continua a pescare, il mendicante a chiedere aiuto e i pastori a guidare il gregge. L’umanità trasfigurata nei personaggi scolpiti da Durham con legno, pietra,corno, bronzo, arricchiti da semplici tocchi di colore o l’apposizione di un frammento di tessuto o di pelle, e l’allusiva ambientazione creata da particelle di natura assemblate, conferiscono a questo presepe una spiritualità arcaica e intima, sottolineando la capacità dell’artista di vedere lo straordinario nell’ordinario e la bellezza del mondo nelle sue manifestazioni più impercettibili, e di constatare che il miracolo può, in ciascuna delle declinazioni ad esso attribuibili, essere esperito e vissuto solo da chi ha l’umiltà per accoglierlo.


Jimmie Durham (Arkansas, 1940) è un artista, saggista, poeta e attivista politico. Dopo aver studiato arte a Ginevra, nel 1973 Durham torna negli Stati Uniti e diviene un attivista dell’American Indian Movement, associazione a sostegno dei diritti dei Nativi Americani. In questi anni si dedica esclusivamente all’attività politica e diviene direttore dell’International Indian Treaty Council e rappresentante delle Nazioni Unite. Dopo un decennio d’intensa attività politica Durham si trasferisce a New York e riprende contatto con l’ambito delle arti visive. Dopo aver vissuto alcuni anni in Messico, nel 1994 l’artista è di nuovo in Europa e questa forma di esistenza nomadica fa sì che, nel suo lavoro, diventi centrale il tema del dinamismo delle forme con cui l’uomo risponde ai bisogni più essenziali, insieme con una disamina critica della supposta unitarietà dell’identità individuale e culturale. Tra le materie ricorrenti nella pratica scultorea, installativa e performativa di Durham ritroviamo la pietra e il masso, che assumono un valore simbolico o svolgono un’azione distruttiva. In molte sue opere i simboli della contemporaneità e del benessere (mobilio, frigoriferi, automobili o aerei), appaiono schiacciati sotto il peso di pietre e massi, che Durham ha descritto come riferimenti all’architettura, una disciplina che l’artista interpreta criticamente come struttura che ci illude di vivere nella stabilità e che, in contrasto con la natura, crea invece un ordine che spinge gli uomini a una ripetitività infinita di gesti e consuetudini. Nei primi anni Novanta l’artista inizia a produrre una serie di sculture assemblando tra loro materiali e oggetti eterogenei: elementi di recupero di origine industriale, utensili e beni di consumo quotidiano composti a formare strutture all’apparenza arbitrarie. Gli scarti della società dei consumi sono consapevolmente abbinati a elementi di origine naturale, o che si riferiscono a culture tradizionali, in modo da formare agglomerati totemici e quasi rituali dai riferimenti molteplici: ritratti insieme entropici, lirici e critici della nostra contemporaneità e del suo inconscio multiforme, in cui coesistono efficientismo industriale e mistero insondabile, tradizione e poesia, aneddoto e storia.


Giovedì 22 dicembre 2016, ore 18:00 (Sala Clemente, secondo piano)
Presentazione dell’opera Presepio (2016) di Jimmie Durham, che entra a far parte della collezione del museo

In presenza dell’artista, introdotto da Pierpaolo Forte e Andrea Viliani

Museo MADRE,
via Settembrini 79, Napoli

Ufficio stampa istituzionale museo MADRE

Luisa Maradei – 333.5903471 –
luisamaradei@gmail.com

Photo credit: 
Amedeo Benestante
Francesca Rao

 *Comunicato stampa

Evan Nesbit. Elective Hip Replacement, 15 Dicembre, Galleria Annarumma – Napoli #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Evan Nesbit
Elective Hip Replacement

Inaugurazione:
Giovedì 15 Dicembre 2016 ore 19,00

@ Galleria Annarumma, 
Napoli

 

La galleria Annarumma è lieta di presentare la prima personale europea dell’artista americano Evan Nesbit.

Le opere di Evan Nesbit realizzate per la mostra intitolata Elective Hip Replacement  sono dei “colorfield” modificati, realizzati manipolando la pittura acrilica attraverso l’ordito e la trama della tela, al fine di catturare il gesto dell’artista nel processo di creazione di ogni quadro. In questi dipinti infatti viene utilizzata la pressione delle mani e la gravità per manipolare la vernice che trasuda attraverso le fibre della tela per farla poi asciugare mentre l’opera è sospesa col lato frontale verso il basso.

nesbitQuesto procedimento formale inverte i ruoli : la vernice diventa substrato e la tela diventa immagine in primo piano, in questo modo si dà uguale importanza visiva ad entrambi gli elementi. I dipinti sono organizzati ed eseguiti attraverso la registrazione della distribuzione meccanica del pigmento attraverso una griglia permeabile che è quella della tela grezza utilizzata dall’artista.

Nesbit unisce il substrato e l’immagine in un unico oggetto materiale, nonostante il mix di gesto, pittura e supporto strutturi l’esperienza visiva di ciascun dipinto all’interno di categorie quali processo, performance e materialità. In questo modo i dipinti possono essere considerati come immagini visive tattili. I lavori risultanti funzionano come dipinti che attraverso la combinazione formale del materiale, creano un senso di luce e di spazio mettendo in primo piano la consistenza e il peso materiale della pittura stessa. Il processo inoltre crea un campo strutturato di colore che modifica in termini di valore e tono, il modo in cui la luce sfiora tutta la superficie.

Alcuni dei dipinti sono acromatici, realizzati con una piccola quantità di pigmento dispersa nell’acrilico, altri sono saturi, quasi fluorescenti. Questi dipinti favoriscono uno scambio visuale sospeso, capace di condurre l’attenzione dell’osservatore dalla traccia dei gesti realizzati dall’artista, ai sottili effetti di luce e colore.


Evan Nesbit (b.1985, vive e lavora a Grass Valley, CA).
Principali mostre personali : Eleven Rivington, New York, NY (forthcoming) 2017; “Fields” Roberts & Tilton, Culver City, CA 2016; “Headset / Peripheral Vision” Koki Arts, Tokyo, Japan 2016;  “Evan Nesbit”; Eleven Rivington, Art Basel, Hong Kong 2015 ; “Headstand” James Harris Gallery, Seattle, WA;  “Porosity” Eleven Rivington, New York, NY 2014 “Variable Dimensions” Koki Arts, Tokyo, Japan “/ˈkaɪˑæzəm/” Roberts & Tilton, Culver City, CA.


Evan Nesbit
Elective Hip Replacement

Inaugurazione:
Giovedì 15 Dicembre 2016 ore 19,00
fino al 10 Febbraio 2017

info@annarumma.net

annarumma-logo

Galleria Annarumma
Via del Parco Margherita 43,
80121 Napoli (IT)

www.annarumma.net

 

*Comunicato stampa

Steven Cox. Language Barrier, 29 ottobre, Galleria Annarumma – Napoli #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Steven Cox

Language Barrier

Inaugurazione:
Sabato 29 Ottobre 2016 ore 11,00

@Galleria Annarumma,
Napoli

 

La galleria Annarumma è lieta di presentare la mostra di Steven Cox intitolata “Language Barrier”, seconda personale dell’artista con la galleria.

La nuova serie di dipinti di Cox esamina il conflitto visivo che nasce attraverso la fusione di diversi linguaggi pittorici. Le opere sono una ulteriore testimonianza della pittura intesa come linguaggio visivo intensificato. Nelle opere in mostra infatti, la matericità della tela viene considerata come una barriera fisica che richiede di essere interrotta ed interrogata. Cox sfida i supporti tradizionali della pittura, eplorando quanto sia conflittuale l’atto di applicare la vernice su entrambi i lati della tela.

Language Barrier è un tentativo dell’artista di espandere l’uso ricorrente del motivo della striscia orizzontale, una firma compositiva ed elemento strutturale dei suoi dipinti che Cox ha esplorato per molti anni. Questa disposizione sistematica lineare, fornisce un quadro di riferimento per l’indagine dell’artista del rapporto figura – sfondo che riguarda lo studio dello spazio all’interno della pittura bidimensionale. Per la prima volta, Steven Cox presenta una serie di dipinti su tela grezza non preparata, che assorbe l’applicazione dell’olio e della vernice spray su entrambi i lati della pittura. Le aree di colore diluito applicato sul retro del dipinto, macchiano debolmente la tela alfine di formare un dialogo sottile con gli strati di vernice pesantamente applicate sulla superficie.

A9ttraverso interruzioni e bruschi passaggi di colore, si crea un’impressione di ambigua profondità ed un potente effetto push-pull, generando un’illusione di movimento e di spazio. La serie dei quadri dalle linee orizzontali hanno al loro interno tracce del loro processo di realizzazione. Tra le linee realizzate in colori saturi poste vicine tra loro, Cox dà allo spettatore chiavi di lettura visive che si riferiscono all’ambiente in cui le opere sono state create. L’opera di sfregamento dei lavori contro le mura ed i pavimenti dello studio dell’artista entra a far parte della processo di composizione delle opere. Lo spettatore può identificare le tracce materiche che provengono dal pavimento dello studio dell’artista.

L’ibridazione delle tecniche pittoriche si spinge lontano, I quadri con le linee esprimono la volontà di Cox di produrre una sensazione di sublime che in genere si può trovare nei posti più inaspettati e crudi del mondo. Ispirato da un lavoro di decostruzione dell’azione posta in essere dall’affissione abusiva dei volantini e della loro successive fase di rimozione attuata dai manifesti pubblicitari, Cox replica questa azione ciclica attraverso un intenso lavoro di affisione e rimozione.

Dipingendo direttamente su grandi fogli di plastica, Cox trasferisce strati di vernice sulla superficie della tela utilizzando una tecnica simile al monotipo. Con la metodica stratificazione della pittura ad olio e a spray, le strisce a poco a poco si evolvono producendo linee sottili e crepe che ricordano i manifesti strappati, la vernice scrostata e la consistenza del rivestimento denominato Harling, dei muri esterni dei castelli scozzesi.

Language Barrier” è un rivisitazione maestosa del lirismo orizzontale che esamina, attraverso una approfondita indagine nella materialità e temporalità; le pluralità di superfici che riescono a generare una esperienza percettiva unica ed un familiare senso di tempo e di luogo.


Steven Cox (b.1986) vive e lavora in Edimburgo, Scozia. E’ stato recentemente premiato con la residenza  2016/2017 della Lepsien Art Foundation di Düsseldorf, Germania. Le mostre più recenti includono : Post No Bills, Galleri Benoni, Copenhagen ; Face To Face, (Collezione Ernesto Esposito) Palazzo Fruscione, Salerno,  Whatspace, Halsey McKay Gallery, New York; A Moveable Feast, Galerie Jerome Pauchant, Parigi, Somewhere Along The Line, Ana Cristea Gallery, New York.


Informazioni:

Steven Cox
Language Barrier

Inaugurazione:
Sabato 29 Ottobre 2016 ore 11,00
fino al 10 Dicembre 2016

Galleria Annarumma,
Via del Parco Margherita 43,
80121 – Napoli

 

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www.annarumma.net

 

 

*Comunicato stampa

Cesare Accetta. In Luce a cura di Maria Savarese, fino al 28 novembre, Museo MADRE – Napoli #arte #mostre [#CURRENTEXHIBITION]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

Cesare Accetta
In Luce
a cura di Maria Savarese

fino al 28 novembre 2016 

@Museo MADRE,
Napoli

 

In Luce è un progetto realizzato fra il 2015 ed il 2016 da Cesare Accetta (Napoli, 1954), uno dei più noti fotografi e lighting designer italiani, la cui pratica unisce fra loro gli ambiti del teatro, del cinema e delle arti visive. Sulle pareti della prima sala al piano terra del museo, vero proprio piccolo teatro su strada, scorrono tre proiezioni video, in cui più di cinquanta volti di autori, attori, attrici, registi, personaggi del mondo dello spettacolo, collaboratori e amici compongono un ritratto della vita professionale e privata dell’artista. Da Mario Martone a Mimmo Paladino, da Enzo Moscato a Toni Servillo, daPippo Delbono a Andrea Renzi, solo per citarne alcuni.
Se si considera il complessivo percorso di ricerca di Accetta dagli anni Settanta, non si può dare un punto d’inizio all’origine di questa nuova opera: ancora una volta, è infatti la relazione con la luce a costituirne il fulcro. Tuttavia sono rintracciabili alcuni spostamenti di prospettiva che svelano un percorso inedito, rivolto al campo d’indagine dell’esperienza umana, in particolare nella più intensa ed avvertita
rappresentazione-interpretazionedell’elemento “corpo”: il volto, offerto all’azione interpretativa dell’artista. La luce percorre la superficie del viso durante la ripresa video, ne svela tracce di evidente intimità, in gran parte sconosciute al soggetto stesso di quest’indagine. Senza una dichiarata intenzione di matrice antropologica o psicanalitica, ciò a cui assistiamo è un pensiero che procede dallo sguardo e in esso si sofferma, approfondendosi in un processo che affida il suo farsi alla “rivelazione”: dall’epifania dell’immagine fino alla sua esautorazione verso il nero dello sfondo, in un carico di emozionante stupore che sorprende e, inevitabilmente, riporta al senso più profondo del fenomeno della vita, nella sua relazione col tempo. Strumento duttile, inquieto ma allo stesso tempo paziente e metodico, questa luce si concede con sottrazione o accrescimento, e incide di risonanze molteplici il “corpo”, resosi oggetto inconsapevole di una rappresentazione dinamica, nelle sue imprevedibili esplorazioni.

In Luce, dedicato a Oreste Zevola (1954-2014), si propone come il primo capitolo di un catalogo proiettato verso il futuro e dedicato all’umano, nell’infinita varietà dei tratti e degli atteggiamenti interpretativi. I 55 “volti” di In Luce sono: Valentina Acca, Laura Angiulli, Annapaola Brancia D’Apricena, Simona Barattolo, Mimmo Basso, Sonia Bergamasco, Alessandra Bertucci, Monica Biancardi, Maurizio Bizzi, Mimmo Borrelli, Silvia Calderoni, Salvatore Cantalupo, Carlo Cerciello, Antonello Cossia, Angelo Curti, Alessandra D’Elia, Lavinia D’Elia, Marita D’Elia, Antonietta De Lillo, Pippo Delbono, Cristina Donadio, Fabio Donato, Patrizio Esposito, Lino Fiorito, Maurizio Fiume, Marco Ghidelli, Fabrizio Gifuni, Simona Infante, Valbona Malaj, Stefania Maraucci, Antonio Marfella, Mario Martone, Laura Micciarelli, Enzo Moscato, Mimmo Paladino, Lorenza Pensato, Paola Potena, Andrea Renzi, Giulia Renzi, Carlo Rizzelli, Giuseppe Russo, Lucio Sabatino, Federica Sandrini, Francesco Saponaro, Maria Savarese, Antonello Scotti, Pierpaolo Sepe, Lello Serao, Toni Servillo, Rosario Squillace, Tonino Taiuti, Sonia Totaro, Marianna Troise, Imma Villa, Chiara Vitiello.

La presentazione dell’opera In Luce, che inaugura la programmazione della nuova Project room del MADRE, rientra nell’ambito del progettoPer_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania, dedicato nel 2016 alla formazione progressiva della collezione del museo, con particolare riferimento alle pratiche dell’archivio e alla funzione del museo quale centro di produzione e diffusione di queste pratiche, confermando la collezione del museo quale narrazione performativa, condivisa e comunitaria, dialogica e collettiva, agita nello spazio delle relazioni e mutevole nel corso del tempo. Si terrà lunedì 3 ottobre (ore 18:00, Biblioteca, primo piano): dialogherà con Cesare Accetta la curatrice del progetto, Maria Savarese, entrambi introdotti da Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e Andrea Viliani, direttore del MADRE.Seguirà (ore 19:00, Project room) visita in anteprima all’opera con l’artista e la curatrice. In Luce sarà visitabile fino al 28 novembre 2016.


Fin dagli anni Settanta Cesare Accetta (Napoli, 1954) intreccia la personale sperimentazione fotografica con il teatro di ricerca. Collabora come fotografo di scena per il Teatro Instabile di Napoli e, per circa venti anni, con vari gruppi di avanguardia tra cui Falso Movimento di Mario Martone, Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, Teatro Studio di Caserta di Toni Servillo, Teatro di Laura Angiulli e Club Teatro di Remondi e Caporossi. Dalla seconda metà degli anni Ottanta iniziano le sue collaborazioni anche con il cinema: nel 1992 per il film Morte di un matematico napoletano (1992) di Mario Martone, con cui lavora ancora nel 1995 per L’amore molesto. Successivamente la sua ricerca lo conduce alla progettazione e realizzazione del disegno delle luci (“lighting designer”) di spettacoli teatrali (a partire da  L’uomo, la bestia e la virtù, diretto da Laura Angiulli, 1995) e alla direzione della fotografia in ambito cinematografico e video (I racconti di Vittoria, diretto da Antonietta De Lillo, 1995). Cura inoltre la fotografia delle riprese televisive degli spettacoli seguiti come lighting designer, tra cui: Delirio amoroso (regia di Silvio Soldini) e Luparella (regia di Giuseppe Bertolucci). La mostra personale al PAN | Palazzo delle Arti Napoli Dietro gli occhi – che prende il titolo dall’omonima performance da lui ideata con Alessandra D’Elia e Andrea Renzi, e musiche dei Bisca (Galleria Toledo, Napoli, 1992) – racconta, a cura di Maria Savarese, vent’anni di teatro di ricerca a Napoli attraverso fotografie e video tratti dal suo archivio, dal 1976 (Incontro Situazione 76, Teatro San Ferdinando, al 1996. Nel 2010 il Museo di Capodimonte presenta la mostra personale 03-010, titolo che si riferisce ai due anni, il 2003 e il 2010, in cui sono stati realizzati i tre lavori esposti, che riprendono sempre lo stesso soggetto, l’attrice Alessandra D’Elia, e sono costuita sule tre coordinate di luce, corpo, colore. Cura come lighting designer anche l’allestimento di mostre (Diego Velázquez al Museo di Capodimonte; Julian Schanbel alla Mostra d’Oltremare; Grande Opera Italiana a Castel Sant’Elmo; riallestimento alla Reggia di Caserta nel 2004 di Terrae Motus, oltre alle diverse mostre dedicate a Mimmo Paladino, con cui collabora anche in occasione del lungometraggo del 2006 Qujote e del cortometraggio del 2013 Labyrinthus), nonché di concerti e opere liriche (Royal Opera House di Londra, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, Rossini Opera Festival di Pesaro, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Comunale di Modena, Teatro Ponchielli di Cremona, Festival Pucciniano). Tra i numerosi riconoscimenti che sono stati conferiti a Accetta come direttore della fotografia per il cinema, fra cui la Grolla d’oro nel 2001, per Chimera (regia di Pappi Corsicato), l’Esposimetro d’oro nel 2002 per L’inverno (regia di Nina Di Majo), Ciak d’oro e Globo d’oro nel 2005 per Il resto di niente (regia di Antonietta De Lillo). Nel 2014 vince il premio ANCT (Associazione nazionale critici teatrali) come lighting designer per il teatro.


Info

Cesare Accetta
In Luce

A cura di Maria Savarese

(nell’ambito di Per_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania)

fino al 28 novembre 2016

Project room, piano terra

Museo MADRE,
via Settembrini 79, Napoli

tel. 081 193 13 016, lunedì-domenica, 10:00-19:00

www.madrenapoli.it

*Comunicato stampa

Patric Sandri. Between Numbers and Poems, 22 settembre, Galleria Annarumma (NA) - www.annarumma.net

Patric Sandri. Between Numbers and Poems, 22 settembre, Galleria Annarumma (NA) #opening #savethedate #vernissage [#Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Patric Sandri
Between Numbers and Poems

Opening:
Giovedì 22 Settembre 2016 – ore 19,30

@Galleria Annarumma,
Napoli 


Le opere presenti nella prima personale italiana di Patric Sandri (Uster Svizzera, 1979) “Between Number and Poems” possono essere considerate come delle esplorazioni nella pittura, nello specifico, tra i suoi colori primari (rosso, giallo e blu) e la struttura del telaio inteso come elemento architettonico.

L’artista crea composizioni utilizzando linee, spazio, colori e giocosi concetti matematici. Quando un lavoro viene iniziato, il primo passo è l’analisi della struttura del telaio, che per l’artista ha valore scultoreo. Questo è capace di indicare diverse regole o qualità, ma anche suggerire profondità e possibili relazioni. Patric Sandri dà un significato ed un senso a questi elementi spesso trascurati nella pittura, cercando di individuare sistemi personali e visualizzazioni che siano corrispondenti. A prima vista i colori sembrano applicati molto delicatamente sulla superficie. Ma se si guarda più da vicino si scoprirà che i dipinti sono dotati di trasparenza, infatti possiamo percepire lo spazio davanti e dietro l’immagine. Le condizioni della pittura sono quindi rivelate. I colori primari applicati sulla struttura di legno dei telai, creano una serie di riflessi che si sovrappongono e si irradiano sul retro della superficie e che l’osservatore può vedere perché questa è costituita da tessuti trasparenti. In poche parole ciò che sembra dipinto è in effetti solo una “irritazione visiva” e ciò che osserviamo è quasi un’illusione.

Patric Sandri esplora il medium della pittura e prende in esame le percezioni e gli aspetti della visualizzazione. Gli errori e le contraddizioni nella comprensione della percezione,  attraverso l’illusione, l’inganno e l’irritazione visiva, sono aspetti importanti che influenzano le idee e la composizione delle opere. Egli quindi, mette in discussione il ruolo e la funzione del quadro e realizza oggetti pittorici non figurativi, il cui significato si rivela solo attraverso l’atto dell’osservazione.

INFORMAZIONI:

Patric Sandri
Between Numbers and Poems

OpeningGiovedì 22th Settembre 2016 ore 19,30
fino al 22 Ottobre

annarumma-logo
annarumma
Via del Parco Margherita 43, 80121, Napoli (IT)
info@annarumma.net
http://www.annarumma.net/

http://www.patricsandri.com/

 

 

*comunicato stampa

Leon-Eisermann,-Keyhole-1.0,-2016-oil-on-canvas-150-x-100-cm-courtesy-Acappella-and-D.-Donzelli-ph.-www.museoapparente.eu

Le domaine enchanté, fino al 10 ottobre – Galleria Acappella, Napoli #currentexhibition [mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

‘Le domaine enchanté’

Sebastian Burger, Alex Chaves, Leon Eisermann, Sayre Gomez, Morgan Mandalay,
Orion Martin, Alexandra Noel, Zoé de Soumagnat

a cura di Domenico de Chirico

Fino al 10 ottobre 2016

@ Galleria Acappella, Napoli

 

Orion Martin, Tloo II, 2016, paper, uv-print, acrylic, ink, grommet, 66,5 x 85 cm courtesy Acappella and D. Donzelli ph - www.museoapparente.euGalleria Acappella è lieta di presentare la mostra ‘Le domaine enchanté’ curata da Domenico de Chirico con opere di Sebastian Burger, Alex Chaves, Leon Eisermann, Sayre Gomez, Morgan Mandalay, Orion Martin, Alexandra Noel, Zoé de Soumagnat.

Le saboteur tranquille (1898 – 1967), considerato il maggiore esponente del surrealismo in Belgio, ha saputo narrare con le immagini, spesso impregnate di humour noir, lo spaesamento, le ossessioni e l’inquietudine dell’uomo moderno quando tenta di dare un senso al mistero della vita, al funzionamento del pensiero e alla questione della percezione umana.

Sebastian-Burger-Isy,-2016-oil-on-paper-45-x-35-cm-courtesy-Acappella-and-D.-Donzelli-ph.www.museoapparente.euPer René Magritte è la pittura il mezzo che può aiutare in questa indagine, insinuando dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso e alludendo al tutto come mistero, senza mai definirlo. Egli non approda in altre dimensioni, l’assurdo per lui non abita mondi ignoti o utopici ma è nella realtà quotidiana.
Pertanto, l’immagine, ossessivamente ritornante, ironicamente ambigua e surreale, non è soltanto una fedele riproduzione di ciò che esiste ma può essere anche un’illusione, uno scherzo, una burla poiché guidata sia da un linguaggio visivo di sconcertante semplicità sia da uno stile di odeporica perspicuità.
Enigma, nonsense, irrazionalità e spaesamento dell’uomo in un mondo inconscio fatto di immagini, simboli e consuetudini, questo è il messaggio che il surrealismo vuole perpetuare.

L’intera mostra è liberamente, metaforicamente e smodatamente ispirata alla pittura murale ‘Le domaine enchanté’ (1953 circa, Casino di Knokke-le-Zoute, Belgio), opera tra le più emblematiche nella grande epopea della produzione magrittiana, in larga scala e sommo riassunto del suo leitmotif iconografico.

Domenico de Chirico

 

‘Le domaine enchanté’inst.view-Acappella-and-D.-Donzelli-ph- www.museoapparente.eu
Sebastian Burger, Alex Chaves, Leon Eisermann, Sayre Gomez, Morgan Mandalay, Orion Martin, Alexandra Noel, Zoé de Soumagnat.

Fino al 10 Ottobre 2016
Mar-Ven 17-19 | Sab 12 -14

Galleria Acappella
galleriacappella@gmail.com | www.museoapparente.eu | ph: (+39) 339 61 34 112
Via Cappella Vecchia 8/A | Napoli – 80121


*Comunicato stampa

5. Teatralità quotidiana a Napoli - Mimmo Jodice. Attesa. 1960-2016 ph. Amedeo Benestante www.madrenapoli.it

Mimmo Jodice. Attesa. 1960-2016 – giugno/ottobre 2016 – Museo MADRE, Napoli #currentexhibition [MOSTRE]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, mostre, turismo, viaggi

Mimmo Jodice

Attesa. 1960-2016

Re_PUBBLICA MADRE (piano terra) e terzo piano

24 giugno – 24 ottobre 2016

 A cura di Andrea Viliani

Il museo MADRE è lieto di presentare Attesa. 1960-2016, la più ampia mostra retrospettiva mai dedicata a Mimmo Jodice (Napoli, 1934), uno degli indiscussi maestri della fotografia contemporanea. In un percorso retrospettivo appositamente concepito dall’artista per gli spazi del museo MADRE, la mostra presenta più di cento opere, suddivise in diverse sezioni, fra loro connesse.

In queste opere, che hanno contribuito a definire gli sviluppi della ricerca fotografica a livello internazionale, Mimmo Jodice esplora il mondo intorno a noi soffermandoci sulle soglie di un tempo indefinito, in cui si intrecciano il passato, il presente e il futuro. Jodice delinea in questo modo una dimensione posta al di là dello scorrere del tempo e delle coordinate spaziali, sospesa nella dimensione – contemporaneamente fisica e metafisica, empirica e contemplativa – dell’attesa. Un’attesa che è anche matrice di una pratica rigorosamente analogica della fotografia: l’attesa come ricerca paziente dell’illuminazione, spesso mattutina, in grado di rilevare l’essenza del soggetto rappresentato, o l’attesa come l’altrettanto paziente bilanciamento dei bianchi e dei neri in camera oscura. E se, dal 1980, da queste opere scompare la figura umana – fino a quel momento presenza ricorrente – ciò a cui Jodice perviene è l’ineffabile eternità e il nitore assoluto di immagini in bianco e nero restituite dallo sguardo rivelatore di una macchina da presa che si fa “macchina del tempo” (o, meglio, del superamento del tempo), nell’affascinata perlustrazione del mondo, da quello più prossimo del ventre di Napoli alle sponde del Mediterraneo, con le loro vestigia di antiche civiltà ormai scomparse, fino agli incerti confini delle megalopoli globalizzate. Ognuno di questi scatti si fa suprema celebrazione dell’umano, colto osservando la realtà in tutte le sue espressioni sensibili e trasfigurata in una realtà fotografica che, prescindendo dalle differenti epoche o contesti, coincide con la costante reinvenzione della fotografia stessa, emancipata da un’interpretazione meramente documentaria, libera di esprimere le sue potenzialità rappresentative e conoscitive.

A Jodice hanno dedicato mostre personali alcuni dei più importanti musei del mondo, e sue opere sono presenti nelle collezioni di musei quali University Art Museum, Albuquerque; Museum Photographic Archive, Barcellona; Institute of Modern Art, Detroit; Musée Cantini, Marsiglia; Museo della Fotografia Italiana, Cinisello Balsamo- Milano; Galleria Civica d’Arte Moderna, Modena; Canadian Center of Architecture e Museo McCord, Montréal; Museum of Photography, Mosca; Aperture Foundation, New York; Metropolitana di Napoli, Museo MADRE e Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli; Bibliothèque Nationale-Cabinet des Estampes, MEPMaison Européenne de la Photographie e FNAC-Fond National d’Art Contemporain, Parigi; Museum of Art, Filadelfia; Centro Studio e Archivio della Comunicazione, Parma; Istituto Nazionale per la Grafica, Roma; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea e Castello di Rivoli-Museo d’arte contemporanea, Torino; MART-Museo Arte Moderna e Contemporanea, Trento e Rovereto; Museum of Modern Art, San Francisco; Museum of Art, Tel Aviv; Library of Congress, Washington. All’artista sono stati conferiti infine diversi riconoscimenti quali nel 2003 il Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei, nel 2006 la Laurea Honoris Causa dall’Università degli Studi Federico II di Napoli, nel 2011 l’onorificenza di Chevalier de l’Ordre des Art et des Lettres e, nel 2013 e 2016, la Laurea Honoris Causa dell’Università di Architettura di Mendrisio e dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.

Mimmo Jodice
Attesa. 1960-2016

A cura di Andrea Viliani

@Re_PUBBLICA MADRE (piano terra) e terzo piano,
Museo MADRE,
Via Settembrini 79, 80139 Napoli

24 giugno – 24 ottobre 2016

www.madrenapoli.it/
info@madrenapoli.it
T +39 081 193 13 016

 *comunicato stampa