Porto di Ancona -Vista della mostra Henri-Cartier Bresson Fotografo, Ancona Ph. Amalia Temperini

Henri Cartier-Bresson #Fotografo #mostra #fumetto [#recensione]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, cinema, comunicazione, costume, cultura, eventi, filosofia, fotografia, fumetti, giovedì, leggere, letteratura, libri, mostre, recensioni arte, società, turismo, viaggi

Lo scorso 13 maggio sono stata ad Ancona, nelle Marche, per la mostra Henri Cartier – Bresson Fotografo che ha luogo alla Mole Vanvitelliana fino al 17 giugno.

La scintilla è scoccata alla fine, quando ho trovato Cartier -Bresson, Germania, 1945 di Jean-David Morvan e Sylvain Savoia (Contrasto, 2017). Si tratta di un fumetto che ha aiutato a valutare meglio l’intera esperienza di visita. Un libro che racconta le vicende del fotografo, le sue fughe e i colpi di genio che lo hanno portato a vivere nei campi di concentramento durante alcune fasi della Seconda Guerra Mondiale. Un testo che mette in luce il suo rapporto con la Leica, la famosa macchina fotografica seppellita e ritrovata come un qualcosa che rafforza un destino grazie alla custodia della terra nuda.

 

La mostra raccoglie 140 scatti organizzati in momenti che inquadrano stile e linguaggio di Henri Cartier-Bresson, artista conosciuto per la sua capacità di catturare il momento in un istante decisivo.

Il percorso è organizzato in circa 9 aree che testimoniano il mondo in determinati segmenti storici composti come sequenze che oscillano tra flashback e flashforward.

L’attenzione si sofferma su pochi elementi che incontrano spesso l’ironia e la velocità captati da un adulto capace di posare i suoi occhi su bambini in armonia con loro stessi nelle condizioni più dure.

L’allestimento permette di assaporare la tragedia nella maniera più pura per liberarsi da un peso di una immagine che in un secondo calpesta e dall’altro suscita profonda emozione (Dessau, Germania, maggio – giugno, 1945 / Mur de Berlin, Allemagne, 1962).

 

La cosa più potente – quella che rimane fissa nella mente – è l’occhio fermo di Cartier-Bresson che stabilisce il suo punto di vista nel nostro riflesso di osservazione. Questo accade quando si entra in relazione con Prostitute. Calle Cuauhtemoctzin, Città del Messico, Messico 1934 e con Place de l’Europe, Stazione Saint Lazare, Parigi, Francia 1932.

L’artista anticipa senza offrire, guida su linee in assetto geometrico perfetto, sottopone a degli interrogaritivi su come sia riuscito a bloccare un flusso temporale a quella maniera senza andare oltre ogni immaginazione.

 

L’autore nella sua poetica aiuta a capire quanto sia distante il cinema della fotografia e quanto siano complementari i due modi di comporre per immagini. Questo confronto accade con l’inserimento di una sua produzione video nascosta in un angolo della struttura, la quale non distoglie dall’esperienza di visita, ma ne amplifica i significati e le possibilità di confronto.

La parte meno interessante è quella dei ritratti. Personalità famose (scrittori, filosofi, artisti), icone incastonate in un tempo eterno che rafforzano il contesto e gli stimoli culturali cui lui attingeva, ma che passano in secondo piano rispetto alla intera narrazione riportata nella selezione delle opere in esposizione.

Se venisse in mente a qualcuno di sottrarre il valore della didascalia, la questione sulla loro contemporaneità risulterebbe impressionante: la mostra è fatta di storie in bianco e nero dal valore indefinito, gli scatti adattabili a fatti sociali e questioni politiche connesse ai nostri giorni.

La rassegna è promossa da Comune di Ancona e Civita in collaborazione con la Fondazione Henri-Cartier Bresson. L’allestimento è curato da Denis Curti e Andrea Holzerr per conto di Magnum Photos. Lo scenario è quello della Mole Vanvitelliana collocata su un’isola artificiale del porto di Ancona e progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli nel 1732. E per mangiare? un salto a Sirolo, sul mare, a sud del Monte Conero su scenari naturali bellissimi!

Per informazioni in più sulla mostra:
http://www.cartierbressonancona.it/
http://www.lamoleancona.it/

Acquista su Amazon:
Cartier -Bresson, Germania, 1945 di Jean-David Morvan e Sylvain Savoia (Contrasto, 2017).
https://amzn.to/2s5OK9s

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VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

VARIAZIONI SULLA DURATA. 24 ore di performance, 18 – 19 Maggio, V.AR.CO – L’Aquila #pubblico [#arte]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, mostre, politica, teatro, turismo, viaggi

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

A cura di Maurizio Coccia

18 maggio 2017 dalle ore 20.00
fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

| Spazio VARCO | L’Aquila

 

Il 18 maggio 2017 alle ore 20.00, presso SpazioVARCO a L’Aquila, inaugura “VARIAZIONI SULLA DURATA”24 ore di performance e di incontri con il pubblico fino alle 20.00 del 19 maggio 2017.

L’iniziativa è ideata e curata da Maurizio Coccia con la collaborazione e la partecipazione di Margherita Morgantin, Italo Zuffi e Andrea Panarelli.

Le performance vedono la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Interverranno inoltre relatori provenienti da diversi ambiti professionali che porteranno la loro testimonianza sul tema della durata nella loro attività.

“(…) Nel contesto aquilano, credo che il linguaggio artistico più adatto sia la performance. Intanto ci risparmia l’estetica pornografica delle rovine. Poi, è una pratica inflessibile. Non ammette ripensamenti. Ciò che è fatto, è fatto. Infine si fonda su tre modalità espressive ormai diventate, in città, categorie esistenziali: precarietà, instabilità, imprevedibilità.

Allo spazio VARCO, da tempo, si sta svolgendo una guerra incruenta. Una serie di battaglie pacifiche vi sta avendo luogo. Lì, l’arte e la cultura si giocano la partita fronteggiando numerose avversità. Perché non è nato con una vocazione espositiva. Non è facilmente raggiungibile – né visibile – circondato com’è da cantieri. Non c’è riscaldamento. Non c’è corrente elettrica. Mancano, in sintesi, i requisiti minimi per qualunque, dignitosa, attività pubblica.

Eppure, VARCO è lì. Esiste. Alieno da ogni patetismo si propone strenuamente quale paladino della cultura contemporanea. Nonostante le polveri sottili, i ponteggi e la metafisica sospensione della vita nel centro storico, la sua attività è continua, dura. Qui sta il nodo centrale. Il concetto di durata è il fulcro intorno al quale gira l’idea. Durata come persistenza e resistenza. Certo. Ma non solo. La durata riguarda anche all’autonomia del generatore che garantisce la corrente elettrica. È il simbolo dell’energia. Parallelamente metafora e significato letterale di sussistenza. Di sopravvivenza. Da lì alla maratona, il passo è stato breve. È una formula valida sia come mezzo sia come fine.

Ventiquattr’ore di azioni artistiche. E relatori eterogenei. Momenti conviviali. Musica. Studenti. Curiosi. Cittadini. Un fluire ininterrotto. A dare il ritmo, il rifornimento del generatore. Gli eroi della normalità, così, possono ballare sulla faglia.” (dal testo critico “Ballando sulla Faglia” di Maurizio Coccia)

VARCO verdiartecontemporanea è uno spazio che apre ad una dimensione contemporanea in un contesto precario e transitorio nel centro storico de L’Aquila. Il progetto VARCO è sostenuto dalla Fondazione Carispaq, Raffaelle Panarelli, Melfi Costruzioni, Metania, dalla asd MACO L’Aquila C5 e Art Cafè L’Aquila come sponsor tecnico.

 

VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

 

INFO

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

Ideazione e cura: Maurizio Coccia
Con la collaborazione di: Margherita Morgantin, Italo Zuffi, Andrea Panarelli
e con la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila

Dalle ore 20.00 del 18 maggio 2017 fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

Ingresso gratuito

Spazio VARCO verdiartecontemporanea
Via Giuseppe Verdi 6/8 L’Aquila
spaziovarco@gmail.com
www.v-ar-co.com

Press Office
Roberta Melasecca
Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com
349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com/
*Comunicato stampa

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico, 17 maggio, accademia nazionale di san luca - Roma

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico, 17 maggio, accademia nazionale di san luca – Roma #arte [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico

accademia nazionale di san luca

Palazzo Carpegna, piazza dell’Accademia di San Luca 77, Roma

17 maggio – 22 settembre 2017

In occasione del conferimento del Premio Presidente della Repubblica 2015 assegnato a Luigi Ontani, l’Accademia Nazionale di San Luca presenta nelle sale espositive di Palazzo Carpegna la mostra SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico, apertadal 17 maggio al 22 settembre 2017.

L’importante onorificenza venne istituita nel 1950 dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, il quale destinò un Premio Nazionale, annuale e indivisibile, aperto a tutti gli artisti, affidando all’Accademia di San Luca la segnalazione del più meritevole per le tre categorie di Pittura, Scultura e Architettura.

Per celebrare l’assegnazione del Premio Presidente della Repubblica 2015, l’Accademia Nazionale di San Luca ha invitato Luigi Ontani a ideare e curare un’esposizione di sue opere, ripercorrendo la sua carriera artistica, dai tableaux vivants dei primi anni Settanta alle ultime ErmEstEtiche, alcune del tutto inedite e create espressamente per SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico.

In mostra circa 60 opere allestite nei tre spazi espositivi di Palazzo Carpegna: si inizia con le prime opere di Ontani nelle sale al pianterreno, proseguendo lungo la rampa elicoidale di Borromini, per culminare al terzo piano in alcune delle sale della Galleria dell’Accademia, secondo un percorso che intreccia un dialogo con le opere delle collezioni storiche.

Celebri i tableaux vivants dell’artista, iconografie viventi che Ontani assume su di sé come simulacri, prendendo le sembianze di figure storiche, mitologiche, letterarie e popolari tra cui Leonardo, Raffaello, San Luca; in mostra anche le fotografie ritoccate a mano, memorie dei soggiorni e viaggi orientali (dal 1972 ad oggi), in cui la sua poetica risente dei colori e delle tradizioni orientali. Degli anni Ottanta è la sperimentazione di altri materiali, quali la cartapesta, il legno, la ceramica e il vetro di Murano, attraverso la cui mediazione Ontani traspone in scultura il tema della maschera e dell’ibridazione di idoli già presente nelle pose fotografiche. Si giunge quindi alle Anamorpose (foto lenticolari realizzate dal 2000 ad oggi), agli elementi di arredo in ceramica e vetro, per concludere il percorso con la serie delle ErmEstEtiche, dei Canopi e dei BellimBusTi realizzati in ceramica.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo bilingue (italiano/inglese) con un testo critico di Ester Coen, un’ampia intervista di Hans Ulrich Obrist e contributi di scrittori quali Aurelio Picca e Emanuele Trevi, insieme a una selezione di testi a cui l’artista è particolarmente legato, di Francesca Alinovi, Goffredo Parise e una poesia inedita di Valentino Zeichen.

 

INFORMAZIONI

Mostra: LUIGI ONTANI. SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE?tico
Preview stampa: mercoledì 17 maggio, ore 11.00
Inaugurazione: mercoledì 17 maggio, ore 18.00
Apertura al pubblico: 17 maggio – 22 settembre 2017
Sede: Accademia Nazionale di San Luca, piazza dell’Accademia di San Luca 77 – Roma
Informazioni: tel. 06 679 8850; segreteria@accademiasanluca.it
Orari: dal lunedì al sabato: 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso 18.30).
Chiuso domenica e dal 6 al 27 di agosto.

Ingresso gratuito

 Iformazioni per la stampa:
Maria Bonmassar
06 4825370; +39 335490311;
ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

Ulrike Ottinger, Die Kalinka Sisters, 1988, © Ulrike Ottinger Courtesy Sammlung Goetz, München

Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione, fino al 17/09/2017 – Museion, Bolzano #arte #fotografia [#currentexhibition]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi


Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione

Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman

quattro posizioni dalla
Sammlung Goetz

fino al 17/09/2017

Museion,
Bolzano

 


Museion e la Sammlung Goetz
rinnovano la collaborazione: da giovedì 23/03 prossimo un nuovo nucleo di oltre venti opere dalla prestigiosa raccolta di Monaco andrà ad arricchire la mostra sulla collezione Museion, “La forza della fotografia” (fino al 17/09/2017). Nel 2013 Museion aveva ospitato l’esposizione “When Now is Minimal. Il lato sconosciuto della Sammlung Goetz” con oltre cento opere che testimoniavano i più diversi riferimenti contemporanei al minimalismo. In questa occasione il focus è invece la fotografia: quattro posizioni di quattro artiste di fama internazionale Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman ampliano il percorso espositivo negli spazi del secondo piano. L’identità, l’alterità, la trasformazione e messa in scena del corpo e di sé stessi e della vita intima i temi trattati dal nuovo nucleo di fotografie.
Nei lavori delle quattro artiste selezionate emerge un aspetto che si dipana come un fil rouge attraverso la mostra della collezione di Museion, ovvero il clima di contaminazione che negli anni sessanta si comincia a delineare tra fotografia e arte contemporanea. Ciò si manifesta soprattutto in un’attenzione aumentata ad azioni e comportamenti, in cui il ruolo della fotografia non è un semplice mezzo di riproduzione della realtà, ma uno strumento che instaura una relazione con essa.

La sezione si apre con i lavori di Diane Arbus (New York 1923-1971) di cui sono in mostra 14 fotografie realizzate tra il 1962 e il 1970. Che si tratti di travestiti, giovani coppie o bambini, i soggetti ritratti risultano comunque inquietanti. Da una parte emerge l’interesse dell’artista per la diversità – non a caso in una delle sue biografie viene definita “la fotografa dei mostri”. Dall’altro le immagini comunicano un senso di distacco e mancata partecipazione, un atteggiamento che la celebre critica americana Susan Sontag ha definito “partecipazione alienata”.

Anche Nan Goldin (Washington, 1953), presente in mostra con sei lavori, è interessata al diverso, ma il suo è uno sguardo vibrante di partecipazione emotiva. L’universo conturbante e sconvolgente delle drag queen è ritratto in immagini d’intensa intimità e delicatezza, al di là di ogni voyeurismo. Un mondo che l’artista conosce per esperienza personale, per aver condiviso da adolescente per anni la stessa abitazione di una drag queen, di cui si era innamorata: “Le fotografavo così, come loro stesse si vedevano, e non sentivo alcuno bisogno di smascherarle con la macchina fotografica”.

Le fotografie della tedesca Ulrike Ottinger (Costanza, 1942) sono legate alla sua produzione filmica e ritraggono con predilezione un mondo di emarginati e di eccentrici. L’approccio è quello della messa in scena e dell’iper-rappresentazione, come in “Fräulein Mausi und Paulchen“, 1981 e „Die Kalinka Sisters“,1988, in mostra a Museion. Come per tutte le immagini esposte in questa sezione, il mezzo fotografico è un segno che, attraverso l’imitazione, rivela codici sociali e culturali con cui lo spettatore si può identificare e confrontare.

Mascherarsi, entrare in ruolo per smascherare i clichè impressi nella nostra società è il gioco messo in atto da Cindy Sherman (Glen Ridge, USA, 1954). I suoi celebri autoritratti – in mostra ne sono esposti quattro, dal 1990 al 2008- non rivelano la personalità dell’artista, ma, giocando con la moda e la storia dell’arte in maniera grottesca e provocatoria, mettono in luce convenzioni e artifici e del mondo contemporaneo.


Info

Il ritratto fotografico tra alienazione e partecipazione
Diane Arbus – Nan Goldin – Ulrike Ottinger – Cindy Sherman
quattro posizioni dalla Sammlung Goetz

Dal 23/03/2017 al 17/09/2017

A cura di Letizia Ragaglia in collaborazione con la Sammlung Goetz.

Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.
Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
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http://www.museion.it

Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani
*Comunicato stampa

 

 

Giuseppe Adamo, PTNR 2 oilio su tela cm 100 x cm 80 - 2017

SottoPelle, 29 Marzo – Galleria Annarumma – Napoli #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

SottoPelle

Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead,
Pieter Vermeersch, John Zurier 

Inaugurazione:
Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 19,00, 

Galleria Annarumma
Napoli

 

Group show, solo show. Collettiva, ma personale. Personale l’idea ed intima l’esigenza.

Ritagliata dal gallerista Francesco Annarumma come una gratificazione privata, la mostra di primavera intitolata “SottoPelle,” si propone di condividere un amore tenacemente radicato: quello per la pittura “da meditazione”. Astratta, minimal, aniconica. Un’arte dispensata dagli aggettivi superflui, che rifiuta le etichette ordinate in meticolosa sequenza, quasi a giustificare un linguaggio ancora toccato dal pregiudizio dell’oscurità.

Senza quegli “eccetera”, la pittura chiede soltanto di essere guardata onestamente, come processo di lavoro sopra e oltre la superficie. Epidermide indifesa, esposta, soggetta alle intenzioni di chi la copre, la sfida, la manipola, mutandone aspetto e natura. Cosa viva che porta i segni della vita, come la pelle porta le tracce di ciò che è stato: il passaggio del pennello, la consistenza del colore, la reazione del supporto all’intervento dell’artista. Erigendo, da documento, un monumento a se stessa che va al di là della semplice autorappresentazione.

Attraverso la tela, la carta, gli occhi assorbono la pittura. E questa scivola “sotto pelle” trattenuta come una membrana tra anima razionale e anima percettiva. Una pellicola già incisa, sulla quale continuare a scrivere, cancellare, riscrivere.

Una passione, quella raccontata dall’esposizione, che non si presta ad esplodere né a divampare. Piuttosto, opera con pazienza segreta e, senza invocare d’impero somiglianze o analogie, continua a inseguire, per coltivata inerzia, un suono di fondo misterioso e familiare.

Giuseppe Adamo (Alcamo, Italia, 1982); Fergus Feehily (Dublino, Eire, 1968); Robert Holyhead (Trowbridge, UK, 1974); Pieter Vermeersch (Kortrijk, Belgio, 1973); John Zurier (Santa Monica, USA, 1956). Cinque artisti diversi per età, geografie ed esperienze, in una collettiva che non necessita di una didascalia come collante. Un progetto che si rivela accogliendo sotto pelle la fastosa nudità della pittura.

 

SottoPelle, 29 Marzo - Galleria Annarumma - Napoli

 

SottoPelle

Giuseppe Adamo, Fergus Feehily, Robert Holyhead,
Pieter Vermeersch, John Zurier

Inaugurazione:
Mercoledì 29 Marzo 2017, ore 19,00,  fino al 15 Maggio

Galleria Annarumma
Via del Parco Margherita, 43
80121 – Napoli

http://www.annarumma.net/

 

*Comunicato stampa

 

LIBRIMMAGINARI VI EDIZIONE – 27 maggio #viterbo #savethedate

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, libri, mostre, turismo, viaggi

Librimmaginari. Il segno inquieto, Festival del disegno e delle arti visive, manifesto - www.arciviterbo.it/librimmaginari
LIBRIMMAGINARI VI EDIZIONE*
Il segno inquieto
 
Un progetto di Arci Viterbo
 
Walden. La vibrazione selvatica
Mostra collettiva di disegno e illustrazione
A cura di Marcella Brancaforte e Marco Trulli
 
Inaugurazione
27 maggio ore 18.00
Biancovolta, Via delle Piagge 23 Viterbo

Dal 27 Maggio al 5 Giugno 2016

Artisti
Andreco, Marco Bernacchia, Zaelia Bishop, Lucilla Candeloro, Daniele Catalli, Luca Coclite, Massimo De Giovanni, Anke Feuchtenberger, Tothi Folisi, Magda Guidi, Simone Massi, Alex Raso, Stefano Ricci, Elisa Talentino, Violetta Valery

Continuando a riflettere sul disegno come territorio comune tra il mondo dell’illustrazione e quello dell’arte visiva, il nuovo progetto espositivo collettivo di Librimmaginari parte da un celebre libro della letteratura statunitense, capostipite di una serie di riflessioni sulla relazione tra uomo, ambiente e società: Walden. La vita nel bosco di Thoreau. Il concept della mostra è un viaggio nella terra selvatica (Wildnis) che ogni uomo ha in sé. Il bosco quindi come luogo dell’archetipo, passaggio verso una dimensione dell’inquietudine, della riconquista di una dimensione simbiotica con la natura, ed anche del suo lato oscuro e misterioso. “Il “Trattato del Ribelle” di Jünger ci restituisce un’immagine della foresta (che ritroviamo spesso anche nella mitologia e nelle fiabe europee, a testimonianza di quanto sia radicato nel nostro animo il simbolo del bosco), come luogo in cui l’uomo diviene sovrano di sé, ritrovando il contatto con quei poteri che sono superiori alle forze del tempo.”
Ma il bosco è anche sinonimo di fuga dal reale, astrazione e diventa spazio ideale di nascondimento come strategia di rifugio, mimetizzazione nella natura. Il bosco come luogo immaginario e psichico, foresta di segni e storie nascoste che si dispiegano all’interno di una mostra pensata come una grande installazione composita.

Il bosco è l’origine di molte storie, attraversamenti e leggende. La mostra è un sentiero nel bosco, una immersione nel selvatico, un’ambientazione di interpretazioni possibili della relazione simbolica che lega l’uomo al bosco.

Orari di apertura
Dal martedì alla domenica dalle 17 alle 19.30

Un progetto promosso da
Arci Viterbo

Con il patrocinio di
Comune di Viterbo
Biblioteca Consorziale di Viterbo
Associazione AI  Autori di Immagini
In collaborazione con Liceo Artistico Statale “Francesco Orioli”
Realizzato nell’ambito de Il Maggio dei libri

Per informazioni
ufficiostampaarciviterbo@gmail.com
www.arciviterbo.it/librimmaginari

Qui tutto il programma dell’evento:
http://www.arciviterbo.it/librimmaginari/

*comunicato stampa

Solidea Ruggiero/Marco Casolino - Pellicola - Claudio Romano - www.minimalcinema.net

Ananke di Claudio Romano #recensione [film]

arte, artisti, attualità, cinema, cultura, eventi, film, fotografia, lavoro, poesia, recensioni arte

Ho conosciuto il cinema di Claudio Romano e Betty L’Innocente (Minimal Cinema) in una sera primaverile e piovosa di due anni fa. Ero al Maggio Fest di Teramo, in Abruzzo, curato da Silvio Araclio. Nelle poltroncine rosse della sala San Carlo si presentava In the fabulous underground, un documentario di due autori (per me) fino a quel momento sconosciuti, incentrato sulla filosofia poetica dell’artista croato Anton Perich. Un’indagine vera e propria, in realtà, dedicata a un mondo parallelo, nato, cresciuto, soppiantato, da cio’ che la macchina artistica di Andy Warhol ha rappresentato a New York nel corso di tutta la sua vita. Fui lì catturata dal senso di attesa di Claudio Romano. Un artista che colpisce per la sua volontà, il concetto etico di cinema, di vita, al quale sembra essere votato, donato, prestando le sue mani alla regia come forma pura di liturgia.

Ananke (2015), è un lungometraggio sceneggiato da Betty L’Innocente, con Marco Casolino e Solidea Ruggiero attori protagonisti. Nelle sue linee nutritive è duro, diretto, circolare e speculare. Un lavoro nel quale un uomo e una donna abbandonano (fuggono) una realtà che li potrebbe uccidere, annientare, nella loro esistenza. Facendosi forza, assieme, aggrappandosi l’uno con l’altra, entrambi, arrivano in un’area non definita di questo mondo, una zona collocata in un contesto dove regna la scomparsa del senso moderno di vita, nel suo concetto ritmico di tempo, in cui la scrittura e una radio dai segnali disturbati rappresentano le uniche costanti esterne per un umano contatto.

Ponte di Cannavine, Valle Castelllana (TE), Abruzzo - Location/Set, Ananke di Claudio Romano - www.minimalcinema.netLa natura sovrasta l’uomo: dato di fatto, punto fermo di tutta la visione, dove raggiunge – secondo la mia percezione – il suo apice elegante in una inquadratura dall’alto dalle forti caratterizzazioni bibliche. E’ una delle scene centrali, dove l’attore Marco Casolino, immerso coi piedi nel fluire delle acque, si trova disorientato da un fiume nel quale arrivano, accompagnati dalla corrente, pesci esanimi. Pietra, fermezza. Acqua, corso e decorso.

Marco Casolino, Ph. Vittoria Magnani - Ananke di Claudio Romano - www.minimalcinema.netCasolino, nella sua fisicità, potrebbe essere collocato in un impianto iconografico barocco, traslato verso una pittura e una scrittura ottocentesca, influenzata da una serie di fotografie provenienti da ricerche, studio e posa, ispirate alla recitazione russa dal metodo Stanislavskij.

La pellicola è un progetto dal valore femminista. Lo è nella stesura critica del soggetto, lo è nell’evidente attenzione dinamica di montaggio. E’ limpida la sua forza. Madre/figlia, figlia/madre, creazione, contatto, separazione volontaria e decisiva dal proprio frutto. Un corollario che lega e slega, annoda, i passaggi nei discorsi scarniti tra lui e lei (Casolino – Ruggiero), dove la forza della lingua belga, francese, modulata da Solidea Ruggiero è memoria in canto.

Solidea Ruggiero sul set - Ananke di Claudio Romano - www.minimalcinema.netIn sala lo spettatore è chiamato a combattere più volte, intuire se ha di fronte grammatiche del visivo incrociate, messe assieme, incastonate, in dialogo. Ananke di Claudio Romano, Manifesto_locandina - www.minimalcinema.net
Cinema del reale, un corto – vista la violenza e il silenzio spiazzante di pausa dell’inserimento del titolo – la fiction cinematografica, il teatro.

In questo processo di selezione figurativa rappresentato dai Minimal Cinema, si è in bilico tra buio e luce, tra un interno e un esterno, netti, messi in discussione, in relazione, non in una melanconia invasiva, né codici ancorati su un’idea di precisa di morte. Molta immobilità, ramificata in una stasi catatonica dagli echi pasoliniani, che si fa resistenza.
Ananke è suono, rottura, disturbo di urlo animale, nascita.  Ananke è necessità che inginocchia, confessa, umilmente, mette in discussione, un’autobiografia collettiva contemporanea.


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