Romeo e Giulietta #sergeipolunin #verona [#eventi]

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È passato più di un mese da quando sono andata a Verona. La scelta è avvenuta a luglio, nel momento in cui ho visto che erano disponibili i biglietti per la prima mondiale di Romeo e Giulietta con protagonisti Sergei Polunin e Alina Cojocaru.

Mi è successo pochissime volte negli ultimi anni di acquistare di getto un biglietto per uno spettacolo, come anche pensare di viaggiare da sola per il piacere di vedere qualcosa per il mio interesse senza traghettare qualcuno nell’oblio di evento di danza classica. Ho scelto di andare per per premiarmi di un traguardo raggiunto che per anni è stata una trappola. Ho capito che, in questi casi, un viaggio in solitaria, dopo una grande fine, permette di stabilire i propri equilibri, le proprie necessità, capire anche dove si può migliorare nell’adattarsi ai luoghi e alle nuove conoscenze.

Molte cose sono avvenute quel giorno, una delle più belle è stato arrivare al B&B e scoprire che la mia stanza non aveva la chiave. In pratica è accaduto che dopo una trattazione che è iniziata via web, sono scesa di prezzo col proprietario e ho dormito in un ambiente con bagno privato nel suo appartamento personale. Quello che mi ha trattenuto dalla fuga è stato l’alto punteggio dei feedback on-line sulla serietà del luogo, ma soprattutto la fiducia che in certi momenti scopro di avere ancora nei confronti del genere umano e della sua pulizia.

Tornando al tema di questo articolo, dico che visto milioni di volte il film di Buzz Lurhmann, altrettante quello di Franco Zeffirelli, studiato per il teatro la tragedia shakesperiana su vari volumi con doppia traduzione; visto dal vivo rappresentazioni minori. La curiosità di percepire con i miei occhi quanto due ballerini sarebbero riusciti a compiere su una storia così tormentata, nella nostra contemporaneità, rafforzata dalle musiche di Sergei Prokofiev è stata tanta a spingermi ad andare proprio nella città dove l’opera originale è stata ambientata dall’autore attorno al 1300.

Romeo e Giulietta di Johan Kobborg è stato uno spettacolo essenziale; a rafforzare il senso di contemporaneità il minimalismo della scenografia pensate dall’artista David Umemoto.

Nel mentre sono sorte tante questioni attorno a questo incontro culturale. Sergei Polunin è stato tacciato di omofobia per alcune sue dichiarazioni inappropriate sul mondo Gay – LGBT, cacciato dall’Opera di Parigi lo scorso febbraio per tali motivi. Mi ha fatto molto riflettere la sua posizione di appoggio a Putin e durante il mese di attesa della visione mi sono chiesta se fosse giusto, per la mia etica, partecipare.

Alla fine ho fatto una semplice supposizione: non condivido le dichiarazioni dell’artista, ma apprezzo il suo temperamento e la sua bravura, riescono a trasmettermi qualcosa che accrescere l’umanità. In che modo le sue posizioni avrebbero plagiato la mia visione del mondo e come avrei fatto a valutare se non avessi partecipato? E in che modo sarei corrotta?
Lo spettacolo è stato assistito da circa 10 mila persone paganti che hanno applaudito per circa 15 minuti. L’entusiasmo, nell’attesa dell’evento, è stato altissimo fino alla fine, dove io in molti hanno chiamato i ballerini a gran voce per vederli uscire di nuovo, tanta era l’emozione trasmessa.

A questo punto occorre altro?

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Autostrada A24, GranSasso e Monti della Laga (versante teramano), maggio 2018, ph. Amalia Temperini

#Summer

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È arrivata l’estate e come ogni anno entro in standby durante questi periodi. Ho deciso di rallentare un po’ il ritmo settimanale di scrittura degli articoli. Cercherò di vivere quello che mi attraversa in questi mesi e tornare con molta più carica nelle prossime settimane. Mi trovate quasi giornalmente su Instagram o sulla pagina fan di Facebook del blog.

Statemi bene.

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Terry Notary e Claes Bang in "The Square" di Ruben Östlund, la settimana del biotopo. Pressbild - img taken form - https://www.metro.se/artikel/biotoppen-the-square-ny-etta-xt

The Square di Ruben Östlund #film #arte #società [#recensione]

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The Square è un prodotto diretto da Ruben Östlund vincitore dell’ultimo Festilval di Cannes, in Francia. Il film sottopone lo spettatore a una realtà fin troppo conosciuta, costruita in un progetto che racconta il vecchio in una linea continua di argomentazioni incastonate sul potere dei soldi e la perdita del proprio valore umano.

La trama nel suo primo livello racconta la solitudine di un curatore sulla quarantina che dirige un museo di arte contemporanea. Un uomo davanti a un cancello chiuso e un muro di cumuli di immondizia da oltrepassare, metafora di una coscienza vuota, nutrita di collaborazioni e relazioni adolescenziali. L’ego di Christian (Caes Bang) è talmente smisurato che può permettersi di creare condizioni al limite dell’imbecillità, senza alcun senso di responsabilità nei confronti di se stesso, dei visitatori, dei dipendenti e degli anziani finanziatori. Le persone più care che ha attorno sono costrette a subire le traiettorie che lo trattengono fino all’errore, quando è chiamato a risolvere quel conflitto con un bambino che chiede giustizia per un torto subito. A innescare il processo di verità un progetto di comunicazione e marketing affidato a un ufficio stampa esterno alla istituzione contattato per la promozione dell’opera The Square di Lola Arrias, artista e sociologa argentina che ha posto le basi per un lavoro relazionale dedicato all’ascolto e alla fiducia.

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio

La piazza, il quadrato, è un monitor posto a terra. Una luce fluorescente che illumina una porzione di sanpietrini che si sgretolano come pixel. Si tratta di un elemento che evidenzia un isolamento. Un processo che allo stato attuale delle cose designa l’annichilimento di un essere umano su un qualsiasi social network – o strumento tecnologico – una volta finitoci dentro ingannato dalla perfezione apparente di un reclutamento sbrilluccicoso di matrice squadrista.

Questo dato è rimarcato anche da una frase pronunciata da Cate Blanchett in Manifesto di Julian Rosefeldt del quale ho parlato due settimane fa su questo blog (Trailer minuto: 1.08).

Lo scopo di The Square è mostrare alcune dinamiche che rivelano il sontuoso mondo dell’arte che dovrebbe parlare di oggi. In realtà è una dimensione dove si è di fronte a un perbenismo suicida che raccoglie quintali di ipocrisia di un sistema chiuso. A evidenziarlo una situazione in cui prende corpo la locuzione latina Homo Homini Lupus nella sequenza designata da Ruben Östlund dove l’artista scaccia un suo collega per un puro atto di sopraffazione egoistica. La scena è costruita in una sala sontuosa dove accade di tutto; chi dovrebbe intervenire a ristabilire l’ordine rimane seduto a bocca aperta a gustarsi l’istinto che ammazza l’impotenza della vanità.

La figura geometrica che si ripete nell’intera visione – nelle più dichiarate forme – richiama alla memoria il Cubo Invisibile di Gino De Dominics del 1969, i Concentric Square di Frank Stella del 1966, il Filtro e Rete di Francesco Lo Savio del 1962; in realtà è un labirinto junghiano di ossessioni eccellenti che sfiancano e immobilizzano gli atti e i pensieri di Christian il direttore.

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio

The Square di Ruben Östlund (2017)_dettaglio


La pellicola è una
gigantesca opera minimalista: impersonale e svuotata di sentimenti e significati. È una intercapedine narrativa in cui non esiste soluzione e dove per 120 minuti si denuncia in chiave sovversiva – ironica e grottesca – una crisi generazionale dovuta alla mancanza di figure di saggezza e di protezione, che sono i simboli dell’esistenza, punti di riferimento, chiavi di maturità e consapevolezza, sui propri fallimenti.Colonna sonora pazzesca.

Chi lo ha visto? e che reazione avete avuto?

The Square di Ruben Östlund (2017)

The Square di Ruben Östlund (2016)
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Manifesto di Julian Rosefeldt (2015)
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Julian Rosefeldt. Manifesto, Park Avenue Armory, New York, December 2016 – January 2017 Photo: James Ewing Photography © Park Avenue Armory, 2016

Manifesto di Julian Rosefeldt #film #artwork #attualità #società[#recensione]

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Questo film mi è stato segnalato da una artista a me cara. Ho deciso di non vederlo al cinema per via dei troppi chilometri da fare e ora che ho avuto modo di averlo sparato negli occhi ripenso a quanto avessi fatto bene a non inquinare l’ambiente, quella sera, quando ho deciso di evitare la dispersione di gasolio nel mondo.

Manifesto è una installazione artistica e prodotto cinematografico di videoarte nato sotto forma di ibrido girato in 11 giorni dall’artista tedesco Julian Rosefeldt nei pressi di Berlino. Cate Blanchett è l’attrice protagonista chiamata a spingere l’osservazione dello spettatore alla visione di 12 personaggi differenti che recitano parti tratte dai proclami artistici e politici diffusi tra fine Ottocento e Novecento. La donna riveste una molteplicità di ruoli, muta ogni volta i suoi abiti, cavalca le parole, i periodi storici, le correnti, i movimenti culturali e sociali nel migliore dei modi. Il montaggio arriva a creare un monologo corale in un’armonia di voci bombardate, urlate e stonate.

L’architettura industriale domina l’intera progressione. Si passa dalla grande fabbrica alla piccola dimensione casalinga di un modulo abitativo di Le Corbusier. Incasellati, gli esseri viventi, come polli in batteria, dentro e fuori, ad attendere l’assoluzione dell’esistenza davanti a uno schermo che modella l’immaginario secondo le volontà di chi scrive, racconta per il mondo della comunicazione e della pubblicità.

Si scrive un manifesto quando non si ha nulla da dire – ripetono alcuni intellettuali citati nelle numerose parole pronunciate – dove gli artisti e l’economia hanno il medesimo ruolo di occupazione e invasione. È l’arte, il trasformismo, che ruota tra menzogna e inganno, che connette la fine di un secolo al nuovo millennio nella medesima natura di chi dice di essere diverso e poi è uguale a ciò che esso stesso critica.

L’artista e l’economista (il mercato) sono i due esseri emarginati fagocitatati da un cancro che invade un unico corpo (il mondo), esiliati e messi a margine dal bisogno di attenzione di chi ora è il vero protagonista della performance: le persone etichettate come normali, sedotte dalla tecnica, sedute nelle loro poltrone casalinghe con quadretto di rappresentanza tra sala, salotto e gabinetto, a indirizzare gusti e costumi.

Tra gli scenari più ricorrenti ex fabbriche abbandonate che ricalcano gli studi portati avanti da Marc Augé. Capannoni figli della grande industrializzazione dove si svolge la grande crisi economica e dove esiste un tempo morto, rarefatto dall’uomo. Un clochard – senza fissa dimora – che irradia la sua disarmonia come un triste giullare depauperato dalla velocità del contemporaneo, dalla mancanza di una corte in ascolto, risucchiato dalla miseria del desiderio connesso alla sua decadenza.

Velocità, meccanizzazione, volontà, fallimento, dettami, l’intimità, la gente, l’arte professa, l’arte distrugge, la dimensione del sogno, quella della realtà, l’alveare, la rete, le capsule. Kazimir Malevič è l’artista che denuncia il reale dato problematico: l’imitazione. I Dadaisti ci provano con il ribaltamento, il camuffamento e la codifica. La Pop Art ci riesce: nutre con la sua preghiera fino a rendere chi la persegue zombie immobile e dipendente. La famiglia americana lo dichiara nell’esempio tirato in ballo nella produzione di Rosefeldt e lo fa in quella tavola imbandita dominata dal perbenismo di una donna che annichilisce l’uomo e i suoi figli con la ritualità. La risposta a questi dati è l’azzeramento della narrazione in un vortice minimalista a base distopica, che accompagna alla scienza, a una ricerca dove regna il metodo, il mondo concettuale e l’informazione.

Salmi, maestri, profeti e chiacchiere, chiacchiere e chiacchiere; dettami, comandi e noia. Tassonomia e cronologia che gli artisti stessi hanno affibbiato a loro stessi nel sottomettere la verità alla libertà. La regia diventa imprenditoria e i fantocci che non hanno elaborato la loro natura più profonda creano feticci e replicanti più falsi degli originali. Lo specchio è l’immagine, la somiglianza a Dio, la menzogna che è condanna di sé nel mondo.

In questa produzione il vero danno è nella dimostrazione che l’artista – ogni singolo intellettuale – in passato ha costruito il suo diktat. Ha imposto la sua visione e ora chi ha il dovere di portare avanti la lezione del maestro non ha più la forza etica, morale e fisica per sostenerla. Una delle cause è il modello economico, un mercato inefficace che non investe più su di loro. Per questo le sue parole sono al pari di un comune individuo che arriva dal nulla e dove il suo giudizio è più incisivo degli altri. Si è frammentato un canone e con esso il principio di un ordine che ha dato valore al rovesciamento dei ruoli.

La gente è irriconoscente e ha necessità di essere ascoltata. Allora la mia domanda è rivolta ad alcuni artisti: come ci si sente ad essere sottoposti a giudizio quando voi stessi avete offerto i vostri strumenti e i vostri corpi nelle fauci di persone più ciniche e affamate che vi hanno strappato di dosso le vesti e la forza della vostra vera natura ?

Nel film manca la presa di posizione di Julian Rosefeldt.
E’ una lezioncina, ma di strategia o di riflessione?

Manifesto di Julian Rosefeldt (2015) - IMG taken from the web

Manifesto di Julian Rosefeldt (2015)
https://amzn.to/2GlqedI

Libri:
Marc Augé, Rovine e Macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, 2004
https://amzn.to/2GjRSrh

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La forma dell’acqua – The Shape of Water di Guillermo Del Toro #film [#recensione]

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The Shape of Water è un film girato da Guillermo Del Toro uscito nelle sale cinematografiche il 14 febbraio. Si tratta di una storia che racconta di una ragazza che ha perso l’uso della voce. Una signorina che nella sua diversità trova qualcosa che la rende viva in un essere metà uomo metà pesce rinchiuso nel laboratorio dove lei lavora come donna delle pulizie.

La travagliata storia d’amore fantasy fa affiorare alla mente schemi narrativi conosciuti tanto da rendere l’intero progetto banale. Gli sceneggiatori sembrano essersi ispirati a Amelié Pouline e a scene tratte da Forrest Gump di Robert Zemeckis, La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski e Matrix di Larry e Andy Wachowski. Molte inquadrature mettono al centro illustrazione, fotografia, pittura e televisione. Il cinema stesso è l’oggetto di osservazione. Una costruzione melanconica che dal progresso vuole tornare all’incanto di una poesia artigianale. Le tonalità dominanti sono verdi e alcune inquadrature sono costruite in una logica compositiva hopperiana. Molte sequenze sono girate in location chiuse. Bunker come case dove si nascondono paure estreme.

L’inserimento di una creatura mitica è un parallelo da avvicinare ai nostri giorni, ma le finalità sono ambigue e non definite. Si pensi alle nostre interazioni coi robot e con le intelligenze artificiali. Lo straniero, gli stranieri, i corpi estranei da conoscere e analizzare, ma allo stesso tempo il tentativo di raggiungere la consapevolezza per accogliere con leggerezza chi è diverso, che in questo progetto di dimostra senza forza.

Tra le figure importanti che emergono, assieme ai protagonisti, esiste uno scienziato di nome Dimitri. Un personaggio radicale che fa eco all’omonimo soggetto proveniente dalle letteratura dei Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij. Si potrebbe avanzare l’ipotesi che la Russia è vista come una vecchia saggia Europa, capace di porre le basi per una cultura solida fondata su regole e metodi accademici, ma che alla fine cede al tradimento nell’atto di morte, nella supremazia di chi crede a pensiero statunitense, unico, positivo, motivazionale e programmato.

Una miscellanea di argomenti ripetuti e sfiancanti: maschilismo, razzismo, spionaggio, America, Russia, Guerra Fredda, telecamere nei luoghi di lavoro, omosessualità come tabù, laboratori di sperimentazione, la violenza sulle donne e il disorientamento. Condizioni riscontrabili in un quotidiano passato o nel tecnologico avanzato, montati per un tempo che vola via a suon di algoritmi.

Il finale arriva a un componimento tragico di matrice shakespeariana, ma torna al mito della storia antica invertendo le intenzioni. Orfeo e Euridice, ad esempio, dove lui scende nell’ade per strapparla dal regno dei morti. La forma dell’acqua sovverte questo ordine, recupera la potenza femminile, la preserva da una esistenza terrena e la immerge in amore liquido dove non occorrono parole. Si è in un luogo uterino, un buio, che è cinema e paura, prima protezione, proiezione, che chiude l’intera visione con una sana perplessità: perché questo film ha vinto il Festival del Cinema di Venezia e ha avuto 13 nomination agli Oscar?

 

La forma dell'acqua - The Shape of Water di Guillermo Del Toro

Film:

The Shape of Water di Guillermo Del Toro

Il favoloso mondo di Amèlie di Jean-Pierre Jeunet
http://amzn.to/2ERuBJo

Forrest Gump di Robert Zemeckis
http://amzn.to/2EYU8nl

La doppia vita di Veronica di Krzysztof Kieślowski
http://amzn.to/2EYU8nl

Matrix di Larry e Andy Wachowski
http://amzn.to/2ouFz0r

Libri:

Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij
http://amzn.to/2GFaj6q

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VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

VARIAZIONI SULLA DURATA. 24 ore di performance, 18 – 19 Maggio, V.AR.CO – L’Aquila #pubblico [#arte]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, mostre, politica, teatro, turismo, viaggi

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

A cura di Maurizio Coccia

18 maggio 2017 dalle ore 20.00
fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

| Spazio VARCO | L’Aquila

 

Il 18 maggio 2017 alle ore 20.00, presso SpazioVARCO a L’Aquila, inaugura “VARIAZIONI SULLA DURATA”24 ore di performance e di incontri con il pubblico fino alle 20.00 del 19 maggio 2017.

L’iniziativa è ideata e curata da Maurizio Coccia con la collaborazione e la partecipazione di Margherita Morgantin, Italo Zuffi e Andrea Panarelli.

Le performance vedono la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti de L’Aquila. Interverranno inoltre relatori provenienti da diversi ambiti professionali che porteranno la loro testimonianza sul tema della durata nella loro attività.

“(…) Nel contesto aquilano, credo che il linguaggio artistico più adatto sia la performance. Intanto ci risparmia l’estetica pornografica delle rovine. Poi, è una pratica inflessibile. Non ammette ripensamenti. Ciò che è fatto, è fatto. Infine si fonda su tre modalità espressive ormai diventate, in città, categorie esistenziali: precarietà, instabilità, imprevedibilità.

Allo spazio VARCO, da tempo, si sta svolgendo una guerra incruenta. Una serie di battaglie pacifiche vi sta avendo luogo. Lì, l’arte e la cultura si giocano la partita fronteggiando numerose avversità. Perché non è nato con una vocazione espositiva. Non è facilmente raggiungibile – né visibile – circondato com’è da cantieri. Non c’è riscaldamento. Non c’è corrente elettrica. Mancano, in sintesi, i requisiti minimi per qualunque, dignitosa, attività pubblica.

Eppure, VARCO è lì. Esiste. Alieno da ogni patetismo si propone strenuamente quale paladino della cultura contemporanea. Nonostante le polveri sottili, i ponteggi e la metafisica sospensione della vita nel centro storico, la sua attività è continua, dura. Qui sta il nodo centrale. Il concetto di durata è il fulcro intorno al quale gira l’idea. Durata come persistenza e resistenza. Certo. Ma non solo. La durata riguarda anche all’autonomia del generatore che garantisce la corrente elettrica. È il simbolo dell’energia. Parallelamente metafora e significato letterale di sussistenza. Di sopravvivenza. Da lì alla maratona, il passo è stato breve. È una formula valida sia come mezzo sia come fine.

Ventiquattr’ore di azioni artistiche. E relatori eterogenei. Momenti conviviali. Musica. Studenti. Curiosi. Cittadini. Un fluire ininterrotto. A dare il ritmo, il rifornimento del generatore. Gli eroi della normalità, così, possono ballare sulla faglia.” (dal testo critico “Ballando sulla Faglia” di Maurizio Coccia)

VARCO verdiartecontemporanea è uno spazio che apre ad una dimensione contemporanea in un contesto precario e transitorio nel centro storico de L’Aquila. Il progetto VARCO è sostenuto dalla Fondazione Carispaq, Raffaelle Panarelli, Melfi Costruzioni, Metania, dalla asd MACO L’Aquila C5 e Art Cafè L’Aquila come sponsor tecnico.

 

VARIAZIONI SULLA DURATA 24 ore di performance e di incontri con il pubblico A cura di Maurizio Coccia 18 maggio 2017 dalle ore 20.00 | Spazio VARCO | L’Aquila Fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

 

INFO

VARIAZIONI SULLA DURATA
24 ore di performance e di incontri con il pubblico

Ideazione e cura: Maurizio Coccia
Con la collaborazione di: Margherita Morgantin, Italo Zuffi, Andrea Panarelli
e con la partecipazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila

Dalle ore 20.00 del 18 maggio 2017 fino alle ore 20.00 del 19 maggio 2017

Ingresso gratuito

Spazio VARCO verdiartecontemporanea
Via Giuseppe Verdi 6/8 L’Aquila
spaziovarco@gmail.com
www.v-ar-co.com

Press Office
Roberta Melasecca
Architect/Editor/Pr

roberta.melasecca@gmail.com
349.4945612
robertamelasecca.wordpress.com/
*Comunicato stampa

Imbarcata di Enzo De Leonibus e Marco Neri - Testo critico di Domenico Spinosa - V. AR.CO – verdiartecontemporane - Photo Credit: Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

Imbarcata di Enzo De Leonibus e Marco Neri #arte #mostra #currentexhibition [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, danza, giovedì, mostre, politica, recensioni arte, turismo, viaggi

Imbarcata. Significato che implica un’azione, sostantivo femminile scelto per invitare alla mostra tenuta negli ambienti di V.AR.CO – Verdi Arte Contemporanea – di L’Aquila, che riapre i suoi spazi in grande stile per l’anno 2017, con una esposizione che concede spunti di riflessione raffinata, unita a gentile provocazione.

Simbolo di relazionalità, connessione al luogo, approdo e partenza, il titolo nasconde elementi che si fanno preziosi attraverso esperienza e scelta. L’allestimento è un cammino leggero di osservazione in cui gli artisti Enzo De Leonibus e Marco Neri offrono attracchi su argomenti di estrema attualità. L’ambiente è distribuito su due sezioni che si completano, collegate tra loro da una vela pensata come albero guida, centrale in una città dove la luce si fa ombra e combatte per resistere.

Il visitatore è a contatto con una ricerca dall’alto valore concettuale in una immersione che pone interrogativi sulla propria identità. Costringe a vivere in un solo gesto l’urgenza dell’immobilità, l’impotenza cosciente di una necessità che si coniuga al bisogno di fuga, dove l’impronta di Marco Neri è netta, visibile, ispirata, ragionata nelle sue linee filateliche.
Enzo De Leonibus sposa la dimensione onirica, attraverso una misura che assume toni esistenziali profondi, nell’invisibile crea uno schema mentale dove lascia libero arbitrio nel capire quale strada intraprendere tra le due poste in essere. Indica vie speculari: un bosco fatto equilibrio con fascio luminoso che assorbe chi guarda in un dialogo/antitesi con un faro indicatore d’utopia, rimando ai siexties, la cui ombra restituisce una condizione mitologica, antro degli Dei.

Il testo critico di Domenico Spinosa accompagna la mostra, esemplifica in modo dettagliato i cardini del lavoro. Li sviscera acclarando le intenzioni, gli omaggi, le condizioni cui fa fronte; verso la sua sua fine suscita un grande quesito nel momento in cui si sofferma sul concetto di ideale, inteso come obiettivo, nella citazione dedicata a Rainer Werner Fassbinder. La domanda che sovviene allora è un’altra ed è ispirata dagli studi effettuati sugli scritti dei filosofi Zygmunt Bauman e Ágnes Heller: può un qualcosa di indefinito, irraggiungibile, avere progettualità in un’epoca distopica come quella che ci sta attraversando?

Imbarcata di Enzo De Leonibus e Marco Neri - Testo critico di Domenico Spinosa - V. AR.CO – verdiartecontemporane - Photo Credit: Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography Imbarcata è tutto questo: punto fermo, stasi, appunto, promotore di conoscenza. Dubbio, ragionamento, comparazione, confronto, diversità tra pensiero e azione, oggetto e soggetto. È soffio di vento, indice analitico, elemento utile per assaporare ingredienti di un viaggio da riprendere, consolidare.

 

Imbarcata
di Enzo De Leonibus e Marco Neri
Testo critico di Domenico Spinosa

Fino al 23 aprile 2017
Per motivi tecnici la mostra sarà chiusa al pubblico dal 27 marzo al 9 aprile
Orari: dal mercoledì alla domenica 17.00 – 19.00

Ingresso gratuito

Photo Credit:
Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

 

 

Imbarcata di Enzo De Leonibus e Marco Neri - Testo critico di Domenico Spinosa - V. AR.CO – verdiartecontemporanea (manifesto)

V. AR.CO – verdiartecontemporanea - L'Aquila (official logo)

V.AR.CO – Verdi Arte Contemporanea
Via Giuseppe Verdi 6/8 L’Aquila
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22 marzo ore 19.00 DISPENZA BARZOTTI con "Homologia"

RED Residencies Experiments Directors, 22 e 28 Marzo, Teatro Spazio Electa – Teramo #arte #appuntamenti [#teatro]

arte, arte contemporanea, comunicazione, CS, cultura, danza, teatro, turismo, viaggi

Ultimi due appuntamenti al Teatro Spazio Electa
di Teramo:

Mercoledì
22 marzo ore 19.00
DISPENZA BARZOTTI con “Homologia”

Martedì
28 marzo ore 19.00
DEPOSITO DEI SEGNI con “Ceneri”


RED Residencies Experiments Directors
è un festival di teatro sperimentale organizzato da ACS Abruzzo Circuito Spettacolo in collaborazione con il TeatroEliocentrico, l’Università degli Studi di Teramo e l’associazione culturale La MaMa Umbria International. Il festival propone quattro spettacoli che si terranno dal 9 al 28 marzo al Teatro Spazio Electa di Teramo.

RED è un Festival di Teatro Sperimentale Contemporaneo che funge da Upgrade culturale e mostra quegli aspetti del Teatro Sperimentale che esistono e resistono anche in Italia. RED si presenta come un Festival di Studio, Sperimentazione e Contaminazione rivolto a studenti, attori, professionisti, artisti e amatori del territorio affinchè abbiano la possibilità di confrontarsi con gruppi, spettacoli nazionali e internazionali.

RED Residencies Experiments Directors (manifesto)

Il Festival si divide in tre momenti specifici di studio e presentazione:
RESIDENCIES: uno spettacolo esito dalle residenze artistiche svolte presso il Teatro Spazio Electa.
EXPERIMENTS: due spettacoli di Teatro Sperimentale Contemporaneo.
DIRECTORS: uno spettacolo esito dai Laboratori Teatrali con Registi aperti a studenti e cittadini, intesi come momento di formazione pedagogica e confronto culturale.
RED è un momento di “simposio culturale teatrale” che serve a “contaminare” e a proporre sistemi di comunicazione teatrale non convenzionali.

09 marzo ore 19.00 LIVING THEATRE – CATHY MARCHAND* con “La Valigia di Julian Beck”
15 marzo ore 19.00 PICCOLO TEATRO SPERIMENTALE con “Porzia’s Methamorphosis”
22 marzo ore 19.00 DISPENZA BARZOTTI con “Homologia”
28 marzo ore 19.00 DEPOSITO DEI SEGNI con “Ceneri

 

 

 

INFO e BIGLIETTERIA
Teatro Spazio Electa
Via F. De Paulis, 9/A – Teramo (accanto Hotel Michelangelo)
T. 0861/212593 o 328/1034611
www.acsabruzzo.it

 

*Comunicato stampa

Giorgio Galimberti

Essenziale. Certe volte sogno / Altri mondi #happening #savethedate #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, filosofia, fotografia, mostre, musica, poesia, turismo, viaggi, videoarte

Installazioni Performance Pittura Scultura Fotografia Video art Poesia Musica
A cura di Roberta Melasecca e ignorarte.com

Happening dal 22 al 31 marzo 2017 dalle ore 18.30
Interno 14,
Roma

Il giorno 22 marzo 2017 alle ore 18.30, negli spazi di Interno 14, prende il via il secondo appuntamento di “Essenziale. Certe volte sogno” dal titolo “Altri Mondi”, a cura di Roberta Melasecca e di ignorarte.com. Dopo la presentazione del progetto a Madrid nel 2016, Essenziale. Certe volte sogno incontra a Roma protagonisti della cultura provenienti da diversi ambiti disciplinari (arte, architettura, letteratura, poesia, musica, teatro, moda…), per indagare ed approfondire i processi della creazione nelle sue molteplicità di livelli, prospettive, stratificazioni.

Dal 22 al 31 marzo ogni giorno dalle 18.30: Installazioni Performance Pittura Scultura Fotografia Video art Poesia Musica

22/26 marzo ore 18.30
Statics: Salvatore Cammilleri, Angelo Cricchi, Le CostuMistiche, Julie Rebecca Poulain
Look: Claudia Quintieri video – DustyEye
22 marzo ore 18.30

Dinamics: Video Poesie di Cosimo Angeleri, Laura Bertolini, Annarita Borrelli, Daniela Cannarozzo, Zoe Corsini, Salvatore Cucchiara, Gianni Godi, Andrea Magno, Tommaso Pedone, Barbara Pinchi, Manuela Potiti, Giuseppe Satriani, Martina Stucchi, Livia Taloon – Francesco Mascio Guitars

23 marzo ore 18.30
Dinamics: Pamela Ferri / Barbara Lalle performance, orchestrazione live Gianluca Fasteni – RAW performance
24 marzo ore 18.30

Dinamics: Maurizio Cesarini performance – Davide Cortese reading
25 marzo ore 18.30

Dinamics: Nicola Fornoni performance – Luca Iannì performance
26 marzo ore 18.30

Dinamics: Caterina Arena performance – Annarita Borrelli interazione poetica – Francesca Fini performance

27/31 marzo ore 18.30
Statics: Gianni Colangelo MAD, Giorgio Galimberti, Pietro Mancini, Pierpaolo Miccolis, Daniela Monaci
Look: GENE video arte itinerante: opere di Caterina Arena, Patrizia Bonardi, Annarita Borrelli, Salvatore Cammilleri, Maurizio Cesarini, DustyEye/Exploding Kittens, Francesca Fini, Nicola Fornoni, Luca Iannì, Salvatore Insana, Federica Intelisano, Jessica Japino, Francesca Lolli, Eleonora Manca, Tommaso Pedone, Barbara Pinchi, Nunzio Pino, Quiet Ensemble, Alfonso Siracusa, Lino Strangis, Alessia Zuccarello

27 marzo ore 18.30
Dinamics: Video Poesie di Cosimo Angeleri, Laura Bertolini, Annarita Borrelli, Daniela Cannarozzo, Zoe Corsini, Salvatore Cucchiara, Gianni Godi, Andrea Magno, Tommaso Pedone, Barbara Pinchi, Manuela Potiti, Giuseppe Satriani, Martina Stucchi, Livia Taloon – Francesco Mascio Guitars

28 marzo ore 18.30
Dinamics: Jaqueline Gisele Rodriguez performance – Andrea Magno reading

29 marzo ore 18.30
Dinamics: Salvatore Camilleri video installazione interattiva – Barbara Pinchi performance

30 marzo ore 18.30
Dinamics: Plutino 2 performance – Lino Strangis video installazione interattiva

31 marzo ore 18.30
Dinamics: Francesca Lolli performance – RAW performance

Altri Mondi è quel luogo di confine dove la visione creativa diventa concreta e lo spazio mentale entra in relazione con la realtà fisica e il mondo esterno, con i sogni e le visioni dell’altro. La mente è immersa in un mondo parallelo dove il pensiero è complesso e contraddittorio, ma allo stesso tempo indispensabile. Spinge a vivere in una dimensione sospesa: le idee allora prendono vita da un io fatto di sapienza, sapere, intelletto, esperienze. Gli altri mondi sono quelli che l’anima e la mente percepiscono come intimi e intimistici, ma che per necessità si trasformano in relazionali e collettivi. Rappresentano universi mai univoci e acquisiscono la loro vera essenza solo attraverso il confronto e l’interazione. Verrà riservata in questo appuntamento particolare attenzione a tutti quei progetti che si confrontano attivamente con le nuove frontiere tecnologiche e che prevedono l’utilizzzo di particolari tecnologie per la realizzazione delle opere.

Gli Artisti: Caterina Arena – pittrice/art performer; Annarita Borrelli – poeta; Salvatore Cammilleri – visual artist; Maurizio Cesarini – art performer; Gianni Colangelo MAD – scultore; Davide Cortese – poeta; Angelo Cricchi – fotografo; DustyEye – visual artists; Pamela Ferri – visual artist; Francesca Fini – video artist/art performer; Nicola Fornoni – art performer; Giorgio Galimberti – fotografo; Luca Iannì – video maker; Barbara Lalle – art performer; Le CostuMistiche – costume and fashion designers; Francesca Lolli – video artist/art performer; Andrea Magno – poeta; Pietro Mancini – visual artist; Francesco Mascio – chitarrista; Antonio Mauro – architetto; Pierpaolo Miccolis – pittore con il supporto curatoriale di Francesco Paolo Del Re; Daniela Monaci – visual artist; Julie Rebecca Poulain – visual artist; Barbara Pinchi – poeta/performer; Plutino2 – visual artists/art performers; Jaqueline Gisele Rodriguez performer; Claudia Quintieri – visual artist; Lino Strangis – audio/video visual artist; GENE video arte itinerante: opere di Caterina Arena, Patrizia Bonardi, Annarita Borrelli, Salvatore Cammilleri, Maurizio Cesarini, DustyEye/Exploding Kittens, Francesca Fini, Nicola Fornoni, Luca Iannì, Salvatore Insana, Federica Intelisano, Jessica Japino, Francesca Lolli, Eleonora Manca, Tommaso Pedone, Barbara Pinchi, Nunzio Pino, Quiet Ensemble, Alfonso Siracusa, Lino Strangis, Alessia Zuccarello; Video Poesie di Cosimo Angeleri, Laura Bertolini, Annarita Borrelli, Daniela Cannarozzo, Zoe Corsini, Salvatore Cucchiara, Gianni Godi, Andrea Magno, Tommaso Pedone, Barbara Pinchi, Manuela Potiti, Giuseppe Satriani, Martina Stucchi, Livia Taloon.

Essenziale. Certe volte sogno” è un progetto ideato da Roberta Melasecca_Melasecca Arte, con la direzione artistica di Roberta Melasecca e ignorarte.com, con la collaborazione di Interno 14 e con la mediapartnership di ignorarte.com.

 

INFO

Essenziale. Certe volte sogno / Altri Mondi
Pittura, fotografia, installazioni, live performance, video art, poesia, musica

Ideato da: Roberta Melasecca_Melasecca Arte – Widespread Gallery
Direzione Artistica: Roberta Melasecca, ignorarte.com
In collaborazione con: Interno 14
Media Partner: ignorarte.com  www.ignorarte.com

22 / 31 marzo 2017 ore 18.30
Interno14 | Via Carlo Alberto 63 Roma

Per approfondire il progetto:
essenzialecertevoltesogno.wordpress.com
– Inside Art
Ignorarte.com

Melasecca Arte / Widespread Gallery
Roberta Melasecca
www.robertamelasecca.wordpress.com   roberta.melasecca@gmail.com  –  349.4945612

ignorarte.com
www.ignorarte.com      redazione@ignorarte.com

Interno 14
Via Carlo Alberto 63 – 00185 Roma – Italy    www.presstletter.com

Press Office:
Roberta Melasecca Architect/Editor/Pr info@comunicadesidera.com 349.4945612

 

*Comunicato stampa

GabrieleBasilico_DancingInEmilia_07@Gabriele-Basilico

GABRIELE BASILICO, DANCING IN EMILIA, 22 febbraio, NONOSTANTE MARRAS – Milano #savethedate #fotografia #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

GABRIELE BASILICO, DANCING IN EMILIA
a cura di Francesca Alfano Miglietti

Opening:
mercoledì 22 febbraio 2017, ore 19.00

NONOSTANTE MARRAS,
Milano

Il 22 febbraio 2017 si terrà nello spazio Nonostante Marras l’inaugurazione della mostra Gabriele Basilico, Dancing in Emilia, a cura di Francesca Alfano Miglietti con la collaborazione dello Studio Gabriele Basilico.

La mostra presenta le immagini che il grande fotografo Gabriele Basilico ha realizzato nel 1978 nei dancing in Emilia Romagna per incarico del mensile di architettura e design Modo. Alla fine degli anni Settanta il boom del liscio di Raoul Casadei e degli scatenati ritmi di John Travolta, sostenuti dall’intraprendenza di alcuni mecenati dell’evasione musicale di massa, avevano popolato la zona fra Parma e Ravenna di una miriade di discoteche frequentate da un pubblico numeroso e indifferenziato.

In un turbinio di minigonne, luci stroboscopiche, abiti eleganti e papillon, Gabriele Basilico cerca di svelare il successo che accompagna l’avvento della musica di rottura che va imponendosi sulla scena italiana ma che convive ancora con i ritmi della tradizione. La sua ricerca non si limita, però, a una campionatura di tipo sociologico, ma interviene in modo frontale e partecipe: Basilico utilizza il flash quale strumento principe della sua indagine, come un riflettore teatrale che isola e seleziona i personaggi su un palcoscenico.

Come scrive Giovanna Calvenzi in Dancing in Emilia (Silvana Editoriale, 2013), “Basilico ricerca con i suoi soggetti un rapporto recitato, dove le immagini nascono dalla performance collettiva e dall’interazione fotografo-fotografato. La sua comprensione e la sua partecipazione, inizialmente solo parziali, si ampliano nello svolgersi del lavoro. Indirizza dapprima la sua analisi critica verso gli spazi, gli imbottiti di plastica, il plexiglass, i neon e i finti ori, gli oblò e il peluche. Poi, con un deciso slittamento dall’incombenza professionale, passa dagli arredi e dai decori al pubblico, alla ricerca di momenti emblematici, di volti, di situazioni. Gente che balla, ritratti, il flash scava nel buio e ferma momenti, gesti, sorrisi, presenze e assenze, è strumento di indagine ma anche e soprattutto segno di riconoscimento, l’avvertimento dell’operazione in corso, un “memento” per chi vuole sfuggirgli e un punto di riferimento per chi, in processione spontanea, vuole essere parte della rappresentazione che il fotografo sta mettendo in scena”.

Una lettura attenta dei nuovi spazi del divertimento ma anche dei comportamenti, dei trasformismi, dei rapporti generazionali, dell’evolversi del costume e della moda.

Una selezione di cento immagini è stata presentata per la prima volta nel 1980 alla Galleria Civica di Modena dove è stata riproposta nel 2013 a cura di Silvia Ferrari. Il volume Dancing in Emilia ospita testi di Silvia Ferrari, Gustavo Pietropolli Charmet, Gabriele Basilico, Giovanna Calvenzi e una conversazione del 2007 tra Gabriele Basilico e Massimo Vitali.

SI RINGRAZIANO PER LA PREZIOSA COLLABORAZIONE ALLA MOSTRA  LO STUDIO GABRIELE BASILICO, MILANO e GIOVANNA CALVENZI

 GABRIELE BASILICO, DANCING IN EMILIA, 22 febbraio, NONOSTANTE MARRAS - Milano (invito)

NOTE BIOGRAFICHE

Gabriele Basilico nasce a Milano nel 1944. Dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. Considerato uno dei maestri della fotografia contemporanea, ha ricevuto molti premi e le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali.

Milano. Ritratti di fabbriche (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto Bord de merpartecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la D.A.T.A.R., il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese.

Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come Porti di mare (1990), L’esperienza dei luoghi (1994), Italy, Cross Sections of a Country (1998),Interrupted City (1999), Cityscapes (1999), Berlino (2000), Scattered City (2005), Appunti di viaggio (2006), Intercity (2007). Tra i suoi ultimi lavori, Roma 2007, Silicon Valley ’07 (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), Mosca Verticale, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2008 dalla sommità delle sette torri staliniane, Istanbul 05 010, Shanghai 2010, Beirut 2011, Rio 2011, Leggere le fotografie (2012).

Partecipa alla XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2012) con il progetto Common Pavilions, su progetto di Adele Re Rebaudengo e realizzato in collaborazione con Diener & Diener Architekten, Basilea, pubblicato nel 2013.

Gabriele Basilico muore a Milano il 13 febbraio 2013.

Milano, febbraio 2017

 

SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Gabriele Basilico, Dancing in Emilia
Curatore: Francesca Alfano Miglietti
Date:  23 febbraio – 26 marzo 2017
Orario: da lunedì a sabato, 10.00 – 19.00; domenica 12.00 – 19.00
Sede: NONOSTANTE MARRAS, via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano
Ingresso gratuito
Info: tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it; www.antoniomarras.com
Ufficio stampa: Maria Bonmassar; tel.: 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

La prima opera che vidi a Londra, alla Tate, diversi anni fa. Untitled 1979 by Jannis Kounellis

#JannisKounellis

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, cultura, danza, fotografia, mostre, musica, politica, quotidiani, viaggi

La prima opera che vidi a Londra, alla Tate, diversi anni fa.

Untitled 1979 by
Jannis Kounellis

Untitled 1979 Jannis Kounellis born 1936 Purchased 1983 http://www.tate.org.uk/art/work/T03796
fonte

Grossi Maglioni, Gesti di relazione, Amicizia I, 2016. Foto Mirai Pulvirenti

Campo Grossi Maglioni, 15 febbraio, AlbumArte – Roma #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, turismo, viaggi

Campo Grossi Maglioni
mostra a cura di Lýdia Pribišová e Gianluca Brogna

Inaugurazione:
mercoledì 15 febbraio 2017 ore 18.30

AlbumArte,
Roma

 

 

AlbumArte è lieta di presentare la prima mostra personale a Roma del duo Grossi Maglioni (Francesca Grossi e Vera Maglioni) a cura diLýdia Pribišová e Gianluca Brogna che inaugura il 15 febbraio con la performance sonora degli Acchiappashpirt (alle ore 19.30).

La mostra, aperta fino al 27 aprile 2017 e costruita attraverso la rielaborazione di tre progetti artistici sviluppati e approfonditi nell’arco di dieci anni di attività, delinea il processo di work-in-progress della ricerca di Grossi Maglioni.

Il duo artistico fin dal suo esordio ha dedicato una parte sostanziale della propria ricerca alle pratiche performative, attraverso le quali ha indagato differenti argomenti di natura sociale e politica, combinando la metodologia della ricerca artistica con quella antropologica, scientifica, con incursioni nella magia e nella parascienza, senza mai escludere un approccio femminile e femminista agli argomenti e ai lavori da loro elaborati, focalizzandosi spesso su tematiche politicamente scomode.

I progetti in mostra sono incentrati sull’idea di opera come dispositivo, cioè come modalità per innescare interazioni e collaborazioni sia tra le artiste che con il pubblico.

L’installazione centrale è dedicata alle Occupazioni, ricerca iniziata nel 2014: una sorta di ‘villaggio/campo/agorà’ che si sviluppa con teli dipinti fissati insieme da un sistema di corde intorno ad una tenda, nello specifico una tenda per l’accudimento dei figli di un accampamento nomade. Un’opera che in senso più ampio indaga il rapporto tra le necessità primarie e ancestrali del vivere e l’organizzazione essenziale dello spazio da parte dell’Uomo.

Il secondo progetto Lo Sguardo che offende (2011-2017) ha l’obiettivo di provocare dei cambiamenti nello sguardo dei visitatori attraverso una serie di opere e azioni, costringendoli a cambiare posizione del corpo o modalità di osservare. Maschere, foto, dispositivi aerei attraversano la sala per attirare l’attenzione. A conclusione sarà a disposizione una sorta di manuale per sperimentare le modalità di osservazione. Il manuale è in realtà un’opera d’arte essa stessa, prodotta in 30 copie.

Il terzo gruppo di lavori esposto è Macchina Dematerializzante e Gabinetto Spiritico per l’apparizione di corpi dispersi, dedicato alrapporto tra magia e illusionismo, sviluppato nel periodo 2006-2011, quando le artiste usavano lo pseudonimo ‘The Grossi Maglioni Magic Duo’. Si tratta dell’esplorazione sul rapporto tra realtà e finzione, e del limite sfuggente che si frappone tra i due campi, ovvero l’invisibile. Appropriandosi dei metodi operativi del mago o dell’illusionista basato su azioni mediatiche/performative/illusionistiche, le artiste mettono in scena alcuni dispositivi utilizzati, come il gabinetto spiritico, la macchina dematerializzante, l’ouija board per creare una situazione al tempo stesso meditativa, ironica ed erotica.

Le installazioni saranno affiancate da attività performative e workshop che renderanno la mostra un ambiente vivo e in mutazione.

Lo spazio si trasformerà più volte durante il periodo di mostra: il 4 marzo e l’8 aprile 2017 si terranno dei laboratori aperti a tutti e il 16 marzo una performance, aperta al pubblico, risultato di un workshop che coinvolgerà gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma.L’intenzione è far diventare il visitatore il partecipante, l’occupante attivo degli spazi.

La performance che chiuderà la mostra il 27 aprile 2017 sarà quella dell’artista Per Huttner, fondatore della piattaforma di ricerca internazionale per le arti performative, la scienza e le tecnologie Vision Forum con base in Svezia, di cui Grossi Maglioni fa parte dal 2008.

Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’Assessorato alle Attività Produttive, Cultura e Sport del Municipio II di Roma Capitale.  Si ringrazia la Fondazione Catel per aver supportato parte della produzione delle opere. Il progetto si avvale della collaborazione dell’Accademia di Belle Arti di Roma e Vision Forum.

Si ringrazia inoltre Casale del Giglio per la degustazione dei vini e Flaminio Butterfly  House – Case Vacanza.

 

NOTE BIOGRAFICHE

Grossi Maglioni (Francesca Grossi e Vera Maglioni, Roma, 1982) hanno iniziato a collaborare nel 2006.

Il duo Grossi Maglioni ha costituito la propria ricerca principalmente nell’ambito della performance art, dell’installazione e delle pratiche workshop based.

Il riferimento a diversi campi di studio come l’antropologia, il teatro, gli studi di genere, la fantascienza, e la relazione tra storia della performance e cultura popolare e di massa, sono stati il punto di partenza per progetti a lungo termine in cui l’interazione con lo spettatore ed il contesto sono il momento di verifica e ridefinizione del processo artistico. Alla pratica performativa si è accompagnata la creazione di una serie di dispositivi che sfruttano e simulano gli elementi caratteristici dei procedimenti di entertainment per forzare il pubblico ad una sospensione dello sguardo, sempre in bilico tra ciò che viene svelato – pure attraverso il paradosso del travestimento – e ciò che viene metaforicamente sottratto alla vista, come nel caso diMacchina Dematerializzante e Gabinetto Spiritico per l’apparizione di corpi dispersi.

La natura del rapporto pubblico – privato, messa in questione ad esempio in lavori che sfruttano la piattaforma web come Performance Season, Performance Art Didactic Festival, è stata rimodulata e ha trovato applicazione anche nei lavori più recenti come Lo Sguardo che offende, dove ad essere indagata è la percezione dei paesaggi, tra oggettività del dato naturale e narrazione.

Dal 2014 Grossi Maglioni ha iniziato una ricerca intorno alle occupazioni di luoghi pubblici e privati. Nel progetto vengono investigate le relazioni tra architetture mobili ed i bisogni di piccole comunità, in installazioni per spazi urbani come palazzi occupati e in ambienti naturali.

Il loro lavoro è stato presentato in mostre nazionali e internazionali in gallerie, istituzioni museali ed accademiche tra le quali: Nuova Gestione, Roma (IT); Acting in the city, Norrköpings Konstmuseum (SW); Do you know because I tell you so or do you know, do you know? memories, anecdotes and superstitions, Viafarini, Milano (IT); Re-Generation, MACRO museum, Roma (IT); Anti-Hospital, The Invisible Generation, Margaret Lawrence Gallery, Melbourne (AU); Correspondance 2.2, 26 cc spazio per l’arte contemporanea, Roma (IT);  (Anti)realism- Workshot 2, ERBA Ecole Régionale des Beaux Arts de Besançon, Besançon (FR); Genealogia Futurista #1, Konstall museum, Vasa (FI); Cross Language, University of Technology, Guangzhou (CN);Rupextre residenza per artisti e antropologi, Matera (IT); (Anti)realism, Guanghzou Academy of Fine Arts (CN); Svenska konstskolan, Nykarleby (FI). Dal 2008 il duo fa parte della piattaforma di ricerca internazionale per le arti performative, la scienza e le tecnologie Vision Forum, di base in Svezia, per la quale ha ideato e curato il 1° Festival di On Line Performance che si è svolto interamente sul web. grossimaglioni.com

Roma, febbraio 2017

CALENDARIO EVENTI

4 marzo e 8 aprile 2017 ore 16.00-19.00: workshop gratuiti per il pubblico

16 marzo 2017 ore 19.00: performance aperta al pubblico con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma

27 aprile 2017 ore 19.00 (finissage):  performance aperta al pubblico con Per Hüttner e Carima Neusser (Vision Forum)

PER MAGGIORI INFORMAZIONI

Campo Grossi Maglioni
mostra a cura di Lýdia Pribišová e Gianluca Brogna

Inaugurazione:
mercoledì 15 febbraio 2017 ore 18.30

Apertura al pubblico: 16 febbraio – 27 aprile 2017

AlbumArte
Via Flaminia 122, 00196 Roma
W www.albumarte.org
E info@albumarte.org
T/F +39 063243882

INFORMAZIONI PER LA STAMPA:
Maria Bonmassar: ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

 

 

 

*Comunicato stampa