Romeo e Giulietta #sergeipolunin #verona [#eventi]

arte, arte contemporanea, artisti, costume, cultura, danza, Donne, lavoro, libri, recensioni arte, salute e psicologia, società, spettacolo, Studiare, teatro, turismo, viaggi, vita

È passato più di un mese da quando sono andata a Verona. La scelta è avvenuta a luglio, nel momento in cui ho visto che erano disponibili i biglietti per la prima mondiale di Romeo e Giulietta con protagonisti Sergei Polunin e Alina Cojocaru.

Mi è successo pochissime volte negli ultimi anni di acquistare di getto un biglietto per uno spettacolo, come anche pensare di viaggiare da sola per il piacere di vedere qualcosa per il mio interesse senza traghettare qualcuno nell’oblio di evento di danza classica. Ho scelto di andare per per premiarmi di un traguardo raggiunto che per anni è stata una trappola. Ho capito che, in questi casi, un viaggio in solitaria, dopo una grande fine, permette di stabilire i propri equilibri, le proprie necessità, capire anche dove si può migliorare nell’adattarsi ai luoghi e alle nuove conoscenze.

Molte cose sono avvenute quel giorno, una delle più belle è stato arrivare al B&B e scoprire che la mia stanza non aveva la chiave. In pratica è accaduto che dopo una trattazione che è iniziata via web, sono scesa di prezzo col proprietario e ho dormito in un ambiente con bagno privato nel suo appartamento personale. Quello che mi ha trattenuto dalla fuga è stato l’alto punteggio dei feedback on-line sulla serietà del luogo, ma soprattutto la fiducia che in certi momenti scopro di avere ancora nei confronti del genere umano e della sua pulizia.

Tornando al tema di questo articolo, dico che visto milioni di volte il film di Buzz Lurhmann, altrettante quello di Franco Zeffirelli, studiato per il teatro la tragedia shakesperiana su vari volumi con doppia traduzione; visto dal vivo rappresentazioni minori. La curiosità di percepire con i miei occhi quanto due ballerini sarebbero riusciti a compiere su una storia così tormentata, nella nostra contemporaneità, rafforzata dalle musiche di Sergei Prokofiev è stata tanta a spingermi ad andare proprio nella città dove l’opera originale è stata ambientata dall’autore attorno al 1300.

Romeo e Giulietta di Johan Kobborg è stato uno spettacolo essenziale; a rafforzare il senso di contemporaneità il minimalismo della scenografia pensate dall’artista David Umemoto.

Nel mentre sono sorte tante questioni attorno a questo incontro culturale. Sergei Polunin è stato tacciato di omofobia per alcune sue dichiarazioni inappropriate sul mondo Gay – LGBT, cacciato dall’Opera di Parigi lo scorso febbraio per tali motivi. Mi ha fatto molto riflettere la sua posizione di appoggio a Putin e durante il mese di attesa della visione mi sono chiesta se fosse giusto, per la mia etica, partecipare.

Alla fine ho fatto una semplice supposizione: non condivido le dichiarazioni dell’artista, ma apprezzo il suo temperamento e la sua bravura, riescono a trasmettermi qualcosa che accrescere l’umanità. In che modo le sue posizioni avrebbero plagiato la mia visione del mondo e come avrei fatto a valutare se non avessi partecipato? E in che modo sarei corrotta?
Lo spettacolo è stato assistito da circa 10 mila persone paganti che hanno applaudito per circa 15 minuti. L’entusiasmo, nell’attesa dell’evento, è stato altissimo fino alla fine, dove io in molti hanno chiamato i ballerini a gran voce per vederli uscire di nuovo, tanta era l’emozione trasmessa.

A questo punto occorre altro?

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Marina Abramović Rhythm 0 1974, Marina Abramovic. The Cleaner, Palazzo Strozzi, Novembre 2018 ph. Amalia Temperini

Marina Abramović. The Cleaner #marinaflorence #palazzostrozzi #mostre [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, eventi, giovedì, Narcisismo, recensioni arte, società, turismo, viaggi

Come dicevo due articoli fa, nel mio ultimo viaggio a Firenze ho effettuato alcune tappe, tra queste anche il super-classico passaggio a Palazzo Strozzi dove si sta svolgendo Marina Abramović. The Cleaner, la prima retrospettiva italiana dedicata a una delle figure più controverse dell’arte contemporanea mondiale.

La mostra ha un corpus di circa 100 opere organizzate in fotografie, installazioni, pittura, video e archivi che focalizzano il suo centro nel concetto di re-performance. Il coinvolgimento di giovani artisti sostiene e replica esperienze che ruotano attorno all’idea di desiderio, morte e ideologia. La visita, nella sua totalità, permette di attraversare la storia e la narrazione di una figura dotata di una personalità che ha rivoluzionato il concetto di performance con l’esposizione del proprio corpo a torture estreme, per comprendere le potenzialità e i limiti dell’umano, dagli anni ’70 in poi.

Poche sono le cose che colpiscono veramente, rare le emozioni, tutte concentrate in quelle esperienze dove il mito è richiamato da codici appartenuti a una impostazione politica. Tra le sale più potenti quella dedicata a Count on Us (2004). In questo ambiente i video raccontano la storia di un coro di bambini orchestrato come una prefigurazione basata su un fatto politico reale e manifestato in modo ironico dall’artista. Marina Abramović struttura questa azione come gesto di rifiuto per le azioni ONU avvenute durante la guerra in Kosovo e sfrutta – a suo modo – le buone speranze di un compositore jugoslavo che scrisse un inno a una scuola dedicata alle Nazioni Unite in virtù di promesse – mai mantenute – proprio da quell’organismo sovranazionale.

Questo lavoro è l’unico racchiude una esperienza ancora viva. Inizia e finisce come un ciclo di vita, con la sostanziale differenza che fuori dal coro esistono due ragazzini che in maniera radicalizzata esternano un senso appartenenza a qualcosa che emana una grande passione e un senso di orgoglio sfrenato visibili dalla comunicazione non verbale e dallo sforzo del canto. Un lavoro attualissimo che evidenzia in un unico risultato l’inizio e la fine di un ciclo impiantato sull’idea reale o falsificata di libertà.

La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, prodotta da Moderna Museet, Stoccolma in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Bundeskunsthalle, Bonn. A cura di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle. Con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Regione Toscana, Associazione Partners Palazzo Strozzi. Con il contributo di Fondazione CR Firenze. Sponsor Unipol Gruppo.

Marina Abramović. The Cleaner
Firenze, Palazzo Strozzi 21 settembre 2018-20 gennaio 2019
#marinaflorence; #abramovicitaly #marinabramovic

https://www.palazzostrozzi.org/

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Tu non sei i tuoi anni – Ernest Hemingway [#poesia]

amore, cultura, Donne, lavoro, poesia, salute e psicologia, vita

“Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso

il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,

le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici

sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.

Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.”

Tu non sei i tuoi anni – Ernest Hemingway

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#fixit

arte, lavoro, musica, vita

Sono da poco rientrata in Abruzzo, avevo in mente di scrivere alcuni articoli, ma le idee sono tante e per sbrogliarle tutte occorre del tempo, per questo le lascio trasparire su blocchi di quaderni reali su cui lavorare.

In fissa questo mese:
A day in the life, The Beatles

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Remastered)
The Beatles
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#pause

cultura, musica

Intervallo.

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Un appuntamento per la sposa di Rama Burshtein

Un appuntamento per la sposa di Rama Burshtein #film [#recensione]

amore, attualità, cinema, costume, cultura, Donne, film, giovedì, gossip, religione, salute e psicologia, società, spiritualità, vita

Michal è una abbandonata dal suo futuro compagno davanti a una tavola imbandita. Incontra tanti uomini senza viverne uno, ma si sofferma sul più egocentrico che la vuole in moglie per l’unicità del suo pensiero capriccioso. A crederle un’amica, sua testimone. A infastidirla il proprietario del ristorante prenotato per un progetto sui generis che prevede 200 invitati.

Un appuntamento per la sposa è un film lontano dai modelli americani. È un mix tra commedia e dramma, parla della disperazione di chi vuole evadere dalla propria solitudine alla ricerca di un marito. A raccontarlo l’attrice Noa Koler, che indossa le vesti di un personaggio scritto dalla regista Rama Burshtein, la quale la ha scelta per rappresentare un ruolo troppo debole per una posizione di denuncia. Si tratta di una parte dedicata a una persona che decide di ascoltare un desiderio che la faccia sentire uguale a tutte le altre, normale, libera e accolta da qualcuno, nel sacro vincolo del matrimonio nella contemporaneità medioevale di un pensiero ebreo-ortodosso votato a Dio.

È un film per passare una serata, dopo aver visto Full The Void/La sposa promessa di alcuni anni fa, la regista sembra aver perso il potere della liturgia, che passa in secondo piano rispetto agli accadimenti di questa storia appena vista e che non lascia niente di più e niente di meno a una esperienza di riflessione.

Chi lo ha visto?

Un appuntamento per la sposa di Rama Burshtein

Un appuntamento per la sposa di Ruma Burshtein(2016)
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Easy - Un viaggio facile facile di Andrea Magnani - dettaglio film_ Via Web

Easy – Un viaggio facile facile di Andrea Magnani #film [#recensione]

attualità, cinema, costume, cultura, film, giovedì, politica, società

Ho scelto di vedere questo film alcune settimane fa in un sabato sera del tutto casalingo. Sono stata attratta dalla locandina poetica tanto da credere che fosse di un regista nord-europeo e ho scoperto in secondo tempo che fosse italianissimo.

Easy – Un viaggio facile facile è diretto da Andrea Magnani e uscito nelle sale nell’estate 2017.

Easy - Un viaggio facile facile di Andrea Magnani - dettaglio film_ Via Web

Easy – Isidoro (Nicola Nocella) – ha 35 anni, un fratello farabutto (Libero Di Rienzo) e una madre iperprotettiva fissata con il benessere (Barbara Bouchet).

L’intera produzione racconta le vicende di un personaggio caduto in depressione dopo essersi addormentato in pista durante una importante gara di Go – Kart. A risvegliare la sua vera natura una rapidissima passata in Ucraina per accompagnare la salma di un operaio caduto dalla impalcatura di un cantiere italiano.

La pellicola ha una struttura da road movie di formazione dove i temi sociali pilotano l’evoluzione del progetto in una leggerezza che trasporta la visione fino alla ilarità; mostra come la colonna sonora sia funzionale a raccontare situazioni assurde proprio in quei territori sconosciuti e incontaminati che assomigliano tanto alla provincia italiana. Le mille peripezie condurranno Isidoro a tagliare la barba per oltrepassare un limite e diventare uomo con un leitmotiv costante che è la canzone Felicità di Al Bano e Romina Carrisi.

Al livello immanente la pellicola sembra portare a una sceneggiatura che dice addio a una ideologia e alla fine di un periodo di vita vissuta nell’oblio di una patologia; sfrutta questo espediente di un ragazzo per mostrare una terra abbandonata dell’ex impero sovietico come il tramonto di una intera generazione che ha creduto per troppo tempo in una filosofia di cambiamento, una condizione, quest’ultima, che nel mondo della realtà si concretizza con la propria volontà e senza l’aiuto di nessuno.

Chi lo ha visto?

easy_locandina

Easy – Un viaggio facile facile di Andrea Magnani
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img - presa al web

Trick [#pause]

artisti, attualità, costume, cultura, giovedì, musica, politica, società, spettacolo, tecnologia, videoarte, vita
Io mi sento fortunato
Alla fine del giorno
Quando sono fortunato
È la fine del mondo
Io sono un pazzo che legge, un pazzo fuorilegge
Fuori dal gregge, che scrive “scemo chi legge”

Ghali
https://amzn.to/2q2Znc9

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Il filo nascosto/Phantom Thread di Paul Thomas Anderson - immagine presa dal web

Il filo nascosto / Phantom Thread di Paul Thomas Anderson #film [#recensione]

amore, arte, artisti, attualità, cinema, costume, cultura, Donne, film, fotografia, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, società, vita

La visione di questo film mi è stata suggerita in una chiacchierata tra amici. Tutti avevano la frenesia di vederlo in maniera famelica mentre io ho confuso addirittura il regista, tanto da chiedermi, una volta uscita dal cinema, come mai Wes Anderson avesse mutato il suo modo di fare in maniera radicale.

Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson è la storia di un famoso stilista che concentra il suo lavoro nell’ossessione e nella ripetizione delle sue attività. Al suo fianco la sorella, donna stabile della sua vita, dopo la madre, una lunga schiera di muse ispiratrici e amanti facoltose. A sconvolgere le carte una giovane cameriera dai capelli rossi, agile nell’anticipare la modalità dei comportamenti del protagonista, pronta a cambiare, in silenzio, le carte da gioco.

Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e Alma (Vicky Krieps) si incontrano in un ristorante. La loro conoscenza avviene di fronte a una finestra che offre luce dal mare in un’area lontana dalla città. Iniziano un intreccio che scivola via nell’infinito della cucitura. Uno strappo che non è un amore ritmato da una grande e lirica passione, ma una gara tra personalità narcisistiche che hanno volontà di superare se stesse senza annientamento. La sfida è ardua e liberarsi dai fantasmi del passato è scavare nella profondità dell’esistenza altrui senza permettere agli altri di capire l’astuzia applicata. Alma è forte, sa chi è, non rinuncia a sé, a ciò che è. Comprende i punti deboli del suo amante e li disintegra. In silenzio sfida il tempo, l’ordine e le intere categorie di controllo. Stabilisce una linea chiara e segmenta la dipendenza, la sua forza, con uno stacco netto, un veleno iniettato nelle fragilità di Reynolds – l’uomo, il migliore, il vero bisognoso di attenzione: l’artista che necessità di spezzare un modello di madre icona unica che lo intrappola nella maledizione fino a impedirgli di vivere il presente.

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Se si volesse stabilire la natura di Alma, la sua identità potrebbe accostarsi al fiore dell’amarillide. Una pianta splendente, dai colori vivaci, dritta e fiera nel suo lungo stelo, timida e composta, capace di eseguire il peggiore dei malefici attraverso un veleno che è tra i più potenti se iniettato nel cuore e nell’anima di una persona.

Paul Thomas Anderson affronta la profonda disarmonia che regna sovrana nella nostra contemporaneità e supera i modelli trasmessi da Lars Von Trier (Le onde del destino), David Fincher (Gone Girl) e Sex and City (Mr Big) per restituire l’eleganza di un racconto la cui trama ha un ordito raffinatissimo modellato con minuzia sui due attori chiamati a nutrire la scena. Il film distoglie dal solito cliché delle coppie maledette e conclude con saggezza una relazione basata sulla verità senza la costruzione di un eterno mito del ritorno. L’intero progetto, per questo, oltrepassa l’utopia e la sua volontà è nell’abbattere un passato melanconico grazie a quell’errore incalcolabile che avviene a ristabilire un ritmo dedicato all’esistenza, risvegliarla nella semplicità, con cura e delicatezza, nell’inciampo al piede di un tavolo in una giornata qualunque, in quella ferita che è ben più profonda del colpo osservato.

Chi lo ha visto cosa ne pensa del film?

locandina

Filmografia Paul Thomas Anderson:
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Filmografia Wes Anderson:
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120 Battiti al minuto di Robin Campillo #film #aids [#recensione]

amore, attualità, cinema, costume, cultura, film, giovedì, pubblicità, società, vita

Francia anni ’80, epoca Mitterand, il gruppo ACT UP Paris è intenzionato a spedire una serie di cartoline al presidente della Repubblica per denunciare la morte di un militante. In quel momento, in quel paese, il numero di malati di AIDS è il più alto d’Europa e la diffusione di conoscenza sulla malattia è scarsissima. Lo scopo è creare una campagna di prevenzione in una missione valida quanto le azioni di disturbo contro le istituzioni che si dimostrano assenti, arretrate rispetto a un problema che avanza sotto gli occhi di tutti come un percorso di un fiume insanguinato a una velocità strepitosa.
120 Battiti al minuto è un film diretto dal regista Robin Campillo uscito nel 2017 che racconta un momento storico definito, attraverso un intreccio costruito attorno a una storia di amore e morte, lotta e condivisione. E’ una produzione che ha come tema la salute e l’omosessualità è un espediente inserito come elemento che serve a potenziare l’avanzamento di un diritto di cura rivolto a di tutti.
Negli anni ’90 il film Philadelphia diretto da Jonathan Demme aveva trattato l’argomento dal punto di vista del lavoro. Il protagonista era unico e interpretato da Tom Hanks. Nel 2013 Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée con Jared Leto e Matthew David McConaughey parlava di personaggio dai tratti border, eccessivo in molte delle sue cose. In 120 Battiti la storia è semplice, di chi ha avuto il primo rapporto sessuale senza protezione in età adolescenziale, maturata in una cotta con professore di matematica del liceo, sposato e sieropositivo. Il cuore del film inizia con le testimonianze di chi scopre cosa è il Sarcoma di Kaposi.

La proverbiale lentezza di un progetto francese impegnato mantiene l’argomento e il discorso sulla passione rimane aperto quasi quanto quello sulla libertà di coscienza e di scelta.

In Italia perché non si parla mai di HIV? Quali sono le statistiche che mostrano il progresso di questa sindrome?Quante e quali sono le campagne marketing che si ricordano? Senza ombra di dubbio io sono rimasta allo spot dei profilattici Control.
Quale è il vostro punto di vista sulla nostra situazione?

120 Battiti al Minuto di Robin Campillo (Francia, 2017)

120 Battiti al minuto di Robin Campillo
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Altri film citati:

Philalphia di Jonathan Demme (1993)
http://amzn.to/2nTvOZd

Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée (2013)
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Wonder di Stephen Chbosky #film #ioscelgolagentilezza [#recensione]

attualità, cultura, film, giovedì, salute e psicologia, società

Wonder è un film di recente uscita diretto dal regista Stephen Chbosky. Il protagonista è August Pullman (Jacob Tremblay), un bambino con la sindrome di Treacher Collins: una sindrome rara che muta i connotati e li rende fuori dai canoni di normalità.

La storia è incentrata su dinamiche di una famiglia unita che combatte per l’indipendenza di un ragazzino che ha il dovere di essere come tutti gli altri, ma a causa della sua accettazione è diverso anche a se stesso e in questo feroce conflitto interiore è vittima di bullismo.

Alle sue spalle i genitori e la sorella. Presenti, assenti, ognuno con le sue priorità mancante, adattate alle problematiche di August, tralasciano la loro vita senza nascondere le fragilità e i propri fallimenti.

La presenza di Julia Roberts (madre) e Owen Wilson (padre) sono il perno promotore per conoscere una narrazione che nella vita reale ha scarsa diffusione. Il film è tratto da un libro dell’autore R. J. Palacio best seller edito in Italia da Giunti – che spopola nelle classifiche di tutto il mondo. YouTube è pieno di testimonianze di persone che si mostrano nella loro diversità grazie all’aiuto di questo progetto.

Wonder è un prodotto popolare di facile incasso, senza pretese e con una sana capacità di coinvolgimento. È un incontro di elementi shakerati in semplicità e positività, costruito in punti di forza che si incrociano nei registri di ironia e drammaticità. L’intera visione permette di capire il funzionamento psichico di una malattia. L’effetto di una causa più profonda che parte sempre dalla educazione e dagli ambienti familiari.

Wonder di Stephen Chbosky

Libro da cui è tratto il film:
Wonder di R. J. Palacio, Giunti Editore, 2013.
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Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, olio su tela (82x114 cm), 1885, Museo Van Gogh di Amsterdam (web)

Fontamara – Ignazio Silone #libri #mondadori #pointofview [#recensioni]

attualità, cultura, giovedì, leggere, letteratura, libri, politica, quotidiani, Studiare, viaggi

Quando ero adolescente avevo il vizio maledetto lasciarmi pilotare nei gusti da artisti che stimavo. Si creava una concatenazione di acquisti impressionante che collegava libri e musica per la maggior parte dei casi ispirata dall’incontro/scontro di copertine e testi.

Quella stessa magia è arrivata con Ignazio Silone, accaduta mentre visionavo un video curato da Francesco Paolucci intitolato Sulle tracce di Fontamara. La sua regia offre un’immagine equilibrata ai sentieri descritti dall’autore nel 1930. Ha raccontato, in breve – secondo il mio punto di vista – caratteristiche di un Abruzzo che ha un potenziale enorme nella costruzione di valore turistico. Un’apertura integrata che vira alla accoglienza sotto un’altra chiave interpretativa: la conoscenza letteraria. Ha messo al centro le risorse naturali della montagna, la sua gente, partendo da possibilità alternative che possono offrire risvolti nella creazione di percorsi, servizi e strutture, mantenendo inalterata l’identità del racconto e quello della sua terra.

 

 

Fontamara (Mondadori, 1949) è un testo che ho letto quando ero ragazzina. Avevo dimenticato il suo contenuto. Dopo la visione ho sentito la necessità di sfogliarlo di nuovo. Nella mente era rimasta una brutta etichettatura di quei protagonisti cafoni che oggi sento miei nella più totale radicalità. Ripercorrere le pagine ha significato trovare una rassicurazione, e permesso di riscoprire cose rimosse o mai memorizzate .

Ignazio Silone è nato qui, in provincia di L’Aquila, dove ha perso i suoi genitori nel terremoto del 1915, costretto a una vita che lo ha messo a dura prova. Ha partecipato alle lotte contadine e operaie. Ha ricoperto importanti cariche nel Partito Socialista e in quello Comunista. E’ stato costretto a fuggire in Svizzera per salvarsi dalla polizia di regime. Il suo impegno politico ha visto un ripensamento quando lo Stalinismo conquistava consensi e potere. Da quel momento ha abbandonato il partito e trasformato la sua percezione delle cose in una forza che si è riversata nella letteratura attraverso la denuncia in un’azione dal grande valore morale.

Fontamara è il simbolo del suo percorso; un testo che ha avuto un enorme successo, tradotto e distribuito in più lingue nei paesi più poveri del terzo mondo. La sua storia nasce da una finzione-testimonianza quando si presentano alla porta dell’autore tre fontamaresi che raccontano, a loro modo, quello che era accaduto in questa porzione di territorio abruzzese. Persone che rappresentano tutto e tutti, senza confini, perché fame, tempo, sopruso e menzogna, non hanno linee tracciate, non si schierano solo nella adesione a una bandiera, non si comprendono se gli strumenti del dialogare non sono gli stessi, della medesima portata, tra in chi ha vissuto determinate esperienze e chi le ha solo ascoltate senza attraversarle in prima persona.

Silone è portavoce di un popolo che conosce, che gli appartiene, del quale comprende le sfumature linguistiche e che osserva da lontano grazie alla memoria. Ha un quadro chiaro della Storia e dei suoi accadimenti, rende i villani protagonisti per la prima volta nella letteratura italiana e dichiara:

Io so bene che il nome cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, sia della campagna, che della città, è ora un termine di offesa e dileggio; ma io l’adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore”.

Nel 1930 è scritta una bomba ad orologeria che irrompe e mostra il potere della lotta tra pari, una guerra tra chi si dichiara di appartenere a una divisa e chi, tra ignoranza e presa in giro, si salva nella fratellanza nonostante la piega degli eventi e dei torti subiti. Ogni singolo frammento è dotato di uno spazio di riflessione che trattiene il lettore saldo alla fedeltà della pagina. La stesura in prima persona trasporta in dinamiche che iniziano dall’analfabetismo all’imbroglio, passano per la giustizia, la religione, l’egoismo, la connivenza tra poteri e individui.

Oggi è il 18 maggio 2017. Nel 2009 è iniziata una frammentazione spaventosa del Centro Italia che ha visto in 8 anni incrementare ed estendere una crepa che ha abbracciato più regioni vicine, quasi fraterne seppur diverse tra loro per mille peculiarità. Una redistribuzione geopolitica spaventosa, nel cuore della prima grande crisi economica del ventunesimo secolo.

Che cosa hanno in comune tutte queste storie?
Che significato ha un libro come Fontamara nella nostra contemporaneità?

 

Ignazio Silone, Fontamara, Mondadori, 1989 ph. Amalia Temperini

 

Ignazio Silone, Fontamara, Mondadori, 1989
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