semini di peperoni - ph. Amalia Temperini

Ravanelli e peperoni [#iorestoacasa]

#iorestoacasa, amore, costume, cucina, cultura, Donne, lavoro, natura, quarantena, salute e psicologia, società, turismo, vita

Stamattina mi sono fatta portare a casa dalla signora che si occupa della frutta, anche tre peperoni rossi. Li ho appena affettati, sistemati e congelati così ho tempo di capire come prepararli per più occasioni, per limitare al massimo le uscite e avere tutto porzionato per bilanciare la nutrizione nel corso di queste prossime settimane che coinvolgono anche la Pasqua.

Ho deciso di conservare i semini, asciugarli in un panno per capire se sia possibile pensare a piantarli. Appena finisco di scrivere questo messaggio lo faccio, vedo se ho dei vasi vuoti e del terriccio, provo a industiarmi con molta calma.Non so neppure se sia la stagione di semina, ma visto che si è stravolto tutto, perché mai non provare a vedere se anche la natura può essere forzata nei suoi tempi da una persona che non si è mai presa cura della terra?

Quando ero piccola, nella piccola porzione di terra che ho dietro casa, piantavo quintali di ravanelli. Rubavo i semi a mio nonno e li spargevo a cazzo, in periodi senza senso, per il gusto di prendere la zappa e dimostrare a me stessa che era possibile essere contadini senza troppo sforzo. Producevo un quintali di ravanelli che nessuno mangiava, perché non andavano di moda come adesso, ma vuoi mettere la soddisfazione?

Non capivo niente, ma quella caparbietà è rimasta ancora, ci provo pure adesso e vediamo.😎Se i ravanelli nascevano perché mai non dovrebbero crescere anche i peperoni?🤔

Vediamo che succede, basta, ho deciso.

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Il filo nascosto/Phantom Thread di Paul Thomas Anderson - immagine presa dal web

Il filo nascosto / Phantom Thread di Paul Thomas Anderson #film [#recensione]

amore, arte, artisti, attualità, cinema, costume, cultura, Donne, film, fotografia, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, società, vita

La visione di questo film mi è stata suggerita in una chiacchierata tra amici. Tutti avevano la frenesia di vederlo in maniera famelica mentre io ho confuso addirittura il regista, tanto da chiedermi, una volta uscita dal cinema, come mai Wes Anderson avesse mutato il suo modo di fare in maniera radicale.

Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson è la storia di un famoso stilista che concentra il suo lavoro nell’ossessione e nella ripetizione delle sue attività. Al suo fianco la sorella, donna stabile della sua vita, dopo la madre, una lunga schiera di muse ispiratrici e amanti facoltose. A sconvolgere le carte una giovane cameriera dai capelli rossi, agile nell’anticipare la modalità dei comportamenti del protagonista, pronta a cambiare, in silenzio, le carte da gioco.

Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) e Alma (Vicky Krieps) si incontrano in un ristorante. La loro conoscenza avviene di fronte a una finestra che offre luce dal mare in un’area lontana dalla città. Iniziano un intreccio che scivola via nell’infinito della cucitura. Uno strappo che non è un amore ritmato da una grande e lirica passione, ma una gara tra personalità narcisistiche che hanno volontà di superare se stesse senza annientamento. La sfida è ardua e liberarsi dai fantasmi del passato è scavare nella profondità dell’esistenza altrui senza permettere agli altri di capire l’astuzia applicata. Alma è forte, sa chi è, non rinuncia a sé, a ciò che è. Comprende i punti deboli del suo amante e li disintegra. In silenzio sfida il tempo, l’ordine e le intere categorie di controllo. Stabilisce una linea chiara e segmenta la dipendenza, la sua forza, con uno stacco netto, un veleno iniettato nelle fragilità di Reynolds – l’uomo, il migliore, il vero bisognoso di attenzione: l’artista che necessità di spezzare un modello di madre icona unica che lo intrappola nella maledizione fino a impedirgli di vivere il presente.

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Se si volesse stabilire la natura di Alma, la sua identità potrebbe accostarsi al fiore dell’amarillide. Una pianta splendente, dai colori vivaci, dritta e fiera nel suo lungo stelo, timida e composta, capace di eseguire il peggiore dei malefici attraverso un veleno che è tra i più potenti se iniettato nel cuore e nell’anima di una persona.

Paul Thomas Anderson affronta la profonda disarmonia che regna sovrana nella nostra contemporaneità e supera i modelli trasmessi da Lars Von Trier (Le onde del destino), David Fincher (Gone Girl) e Sex and City (Mr Big) per restituire l’eleganza di un racconto la cui trama ha un ordito raffinatissimo modellato con minuzia sui due attori chiamati a nutrire la scena. Il film distoglie dal solito cliché delle coppie maledette e conclude con saggezza una relazione basata sulla verità senza la costruzione di un eterno mito del ritorno. L’intero progetto, per questo, oltrepassa l’utopia e la sua volontà è nell’abbattere un passato melanconico grazie a quell’errore incalcolabile che avviene a ristabilire un ritmo dedicato all’esistenza, risvegliarla nella semplicità, con cura e delicatezza, nell’inciampo al piede di un tavolo in una giornata qualunque, in quella ferita che è ben più profonda del colpo osservato.

Chi lo ha visto cosa ne pensa del film?

locandina

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Have you got a dime? #none #today

amore, Donne, musica, Narcisismo, salute e psicologia, spiritualità, vita

Sono viva e felice, ancora in pausa scrittura, all’alba di un nuovo anno.
Il silenzio al momento rimane un tempo giusto: il mio.
Il passato, dal 2014 a oggi, non ha più valore e non esiste più. E’ chiacchiericcio di poco conto.
Sono salva, il resto è rimasto nella fossa di chi non sa più guardare oltre, rimasto cieco, abbagliato dal suo povero ego narciso.

Ultimo giorno di ottobre 2017, c’è il sole.
Soundtrack del momento.