Storia della mia ansia - Daria Bignardi, Mondadori, 2018

Storia della mia ansia – Daria Bignardi #libri #audiolibri [#recensione]

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A dire la verità ogni volta che ho visto le presentazioni televisive dei film di Daria Bignardi sono rimasta delusa. Ne fece una da Fabio Fazio alcuni anni fa dove mi sembrava una donna molto fragile una volta svestita del ruolo di presentatrice. Questo ha influito negativamente sull’acquisto dei suoi libri fino a quando non ho deciso di superare questo pregiudizio e concentrarmi su un suo libro pubblicato nel 2018.

Storia della mia ansia è edito da Mondadori, l’ho trovato mentre rovistavo nelle virtualità dei testi di letteratura femminile su Storytel. Quello che ha catturato attenzione è stata l’empatia con il titolo.

Lea è una famosa scrittrice sposata con un uomo scontroso. Si sono conosciuti e innamorati avidamente. La storia con Shlomo adesso è complessa, guidata da aspetti comuni a tutte le storie d’amore lunghe e tortuose. Hanno dei figli assieme, ma si parla di una famiglia allargata. Nel cammino di riflessione sulla propria persona la protagonista si ammala, ha un tumore che la costringe a mettersi in discussione e viaggiare tra ricordi, città e paesini di montagna.

Storia della mia ansia - Daria Bignardi, Mondadori, 2018 - Ph. Amalia Temperini

Nella ferocia delle discussioni col marito emergono molte verità del suo carattere, i conflitti che ha con sua madre, ma anche quegli amori tenuti segreti che mostrano quanto gli esseri umani sono vigliacchi e pilotati da tremendo egoismo, capaci di nascondere cose bellissime per paura di tradire o non essere accettate.

Lea è sola, vuole sentirsi sola, e per compensare questo suo stato scopre in ospedale un uomo che la mette in crisi. E’ un amore improvviso dettato dal comune disagio della malattia, dalle chemio e di come esse cambiano i corpi; trasformata all’improvviso da qualcosa che è arrivato ed è inspiegabile.

A mutare lo scenario un incidente in Africa.

L’audiolibro è letto da Daria Bignardi. La familiarità con la sua voce permette di entrare in connessione con qualcosa che sembra appartenere a proprio a colei che lo scritto e questo dato lo rende piacevole. Non cambierà le esistente, ma permette qualche ora di riflessione. La sua durata è di circa 3 ore e mezza.

Storia della mia ansia – Daria Bignardi
Mondadori, 2018
https://amzn.to/2ZRHkXB

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Heidi di Francesco Muzzopappa, Fazi Editore, 2018

Heidi di Francesco Muzzopappa #audiolibro #libri [#recensione]

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Ho provato per alcuni mesi; alla fine sono riuscita a terminare il mio primo audiolibro su Storytel. All’inizio la questione è stata molto difficile, ho scelto dei libri complessi con i quali ho dei conflitti aperti da diversi anni; ho tentato di immaginare che forse, in quest’occasione, avrei potuto terminare quegli autori di super classici famosissimi se solo li avessi divorati con un’attenzione differente rispetto alla lettura, ma anche in questo caso, prontamente abbandonati per sfinimento.

Ho deciso di dedicare tempo a scrittori contemporanei da me sconosciuti, tuffandomi in un ascolto fresco, leggero e ironico. Mi sono chiesta quale copertina incrociava di più il mio sguardo in questo periodo ed è venuta fuori  Heidi di Francesco Muzzopappa.

Quello che mi ha attirato di più è stata la simpatia che nutro per il cartone animato:  il titolo riporta a mia nonna, la quale all’età di 93 anni suonati continua a seguire tutte le puntate su Youtube della bambina dalle guanciotte rosse venuta dalla montagna.

Nell’audiolibro, Heidi è una donna caotica, si occupa di selezionare persone per una grande agenzia di casting; lei è figlia di un famoso ex critico letterario del Corriere della sera ormai lasciato a compiere le sue gesta impossibili in una casa di riposo. Si è in una Milano contemporanea dove si ha difficoltà a trovare forme relazionali importanti e dove la protagonista vive ancorata a un passato legato agli anni Novanta, quando i Take That erano in auge nelle classifiche di tutto il mondo.

La relazione tra padre e figlia è inesistente, lontana per un discorso generazionale, professionale, ma ulteriormente aggravata dalla malattia di un genitore che dialoga con figure provenienti dai libri, in fissa con autori che hanno costruito la letteratura mondiale. Il divertimento raggiunge punte spettacolari quando la disperazione porta Heidi a ricorrere all’adozione di un intruglio acquistato sul deep web. Lo scopo è  ottenere una serie di trasmissioni da proporre alla sua impresa e soddisfare l’ego del suo capo narciso, con il massimo della creatività, maturata all’apice di una feroce disperazione.

In tutta questa vicenda, sarà fatale l’arrivo di Peter – un ragazzo che metterà a soqquadro qualsiasi atteggiamento adottato da Heidi.

La storia è romantica e simpatica, mette allegria ed è basata sul perdono.

Heidi – Francesco Muzzopappa
Fazi Editore, 2018
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per Storytel la 
 lettura è di Tamara Fagnocchi

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Banksy, dettaglio autodistruzione dell'opera Girl with a balloon, Sotheby’s, Londra, 2018

Matrigna – Teresa Ciabatti #solferino #libri [#recensione]

attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, giovedì, leggere, libri, Narcisismo, quotidiani, salute e psicologia, social media, società, televisione

Chi mi segue da anni è a conoscenza che a ogni nuova uscita dei libri di Teresa Ciabatti li pre-ordino senza pensarci due volte. Si tratta di una delle autrici contemporanee italiane che più mi ispirano. La sua letteratura ha una cifra stilistica inconfondibile, basata su un piglio nevrotico che è un fluire di parole che assorbono il lettore a un ritmo pazzesco, che va oltre ogni aspettativa. È stato così per Il mio paradiso è deserto (Rizzoli, 2013) ed è stato così per La più amata (Mondadori, 2017).

Matrigna (Solferino, 2018) è un testo inusuale per chi conosce la sua scrittura. È la storia di una madre – Carla – che ha due figli: uno maschio – Andrea – bellissimo e biondo-tinto e una femmina – Noemi – che naviga in un mare di rabbia repressa. La scrittrice trasforma il suo punto di vista, pagina per pagina, nello sguardo di una bambina impossibilitata ad accrescere la sua immagine, le cui aspettative si accavallano con quelle di chi proietta una storia basata su una finta disperazione, nella quale si rimane avvinghiati fino alla fine del libro.

Il romanzo ha finzione narrativa che si inserisce in contesti presi dalla realtà, provenienti dall’universo popolare della televisione; crea uno spazio di indagine sulla società contemporanea; esamina il falso mito di una madre perfetta; sfrutta i social network che alimentano l’immaginario come un cordone che narra qualcosa di irreale, ma che esiste, vediamo serpeggiare ogni giorno davanti ai nostri occhi, sulle nostre bacheche.

La descrizione degli scenari fa affiorare alla mente le più famose storie di cronaca: da Emanuela Orlandi a Ylenia Carrisi, da Angela Celentano a Denise Pipitone, da Annamaria Franzoni a Sarah Scazzi, un universo – un déjà vu – costellato da bambine, ragazze, signore, le cui madri sono disperate e si presentano con una rappresentazione che serve a dare voce a un vuoto egoico, riempito da persone e spettatori che assistono in contemplazione – nelle vita vera e in quella virtuale – a un dramma il cui epilogo serve a inasprire il senso di solitudine in una litania che è una richiesta di ascolto disperato al mondo.


L‘attenzione per il libro si sviluppa in una rete di situazioni in grado di unire momenti che sono il prolungamento di una spaccatura legata a due mondi generazionali diversissimi, ma provenienti da un unico processo storico. Basti pensare a come sono proposte le signore di una certa età in televisione, ma anche come queste abbiano alimentato modelli competitivi su una stirpe di donne soffocate dalla monotonia, incalzate da una esistenza semplice. Il solo fatto di osservarle e ammirarle ha portato a una spirale di sogni lontani, a smanie trasmesse come stereotipi da imitare, da lasciare in eredità come marchio di approvazione per essere giudicate valide e accolte dalla società in grande stile. Noemi, figlia protagonista, si pone a margine rispetto a un genitore che si raggomitola in una eterna giovinezza: la nuova fase di governo basato sull’idea di adolescenza.

L’autrice cita Pavese, ripercorre una delle poesie più potenti. Anticipa un tema intoccabile: quello delle madri, sole, eccentriche, malinconiche, narcisiste e manipolatrici – finora oscurate dai suoi ultimi scritti – mogli sottomesse ai loro mariti: uomini di potere e padri di un universo piduista. I fratelli sono lontani o scompaiono; le bambine sono il simbolo di un’infanzia tradita, ancorate all’idea di eterno ritorno, vincolate da un senso di responsabilità, costrette a sacrificare un orsacchiotto da recuperare in un tunnel che è una memoria plagiata dall’autosabotaggio e dalla impossibilità di vivere per paura del giudizio.

Teresa Ciabatti, Matrigna, Solferino, 2018
https://amzn.to/2DIPtV4

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Irene Facheris – Creiamo cultura insieme #libro #tlon[#recensione]

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Mi sono imbattuta in questo libro per caso mentre cercavo di agguantarne un altro per pura necessità di immergere il cervello in qualcosa di diverso dalla saggistica impegnata. Non sapevo chi fosse l’autrice, la sua età, non mi sono curata di questo dettaglio perché il motivo che mi ha portata alla sua lettura è stato il titolo.

Creiamo cultura insieme. 10 cose da sapere prima di iniziare una discussione è un testo brevissimo di Irene Facheris edito da Tlon proprio nell’ultimo anno. Un piccolo compendio di regoline per ri-stabilire e ri-organizzare il senso di se stessi.

L’atteggiamento è pratico e ha una attenzione minuziosa verso la vita con una impostazione che si fa chiara sin dalle sue prime pagine. Potrebbe essere paradossale, ma ci si sente ascoltati in lettura. Non so se sia l’intento dell’autrice – una giovane psicologa che si occupa di formazione e che ha un canale youtube -, ma la rassicurazione che arriva da questi frammenti permette di capire di cosa è possibile nutrirsi per stare bene e ristabilire un contatto con le persone che scegliamo di avere attorno a noi, nella vita o solo per un secondo.

Si riflette sui concetti di bisogno, giudizio e perdono. Su quello che ci fa sentire sbagliati, inopportuni e in alcuni casi frustrati. Forse in molti potrebbero dire che si tratta dell’ennesimo libro di psicologia for dummies, ma non è così. Tante volte basta poco a calibrare il tiro e Irene Facheris riesce – con piccoli esercizi comportamentali – a suggerire come ricollocarci verso l’essenza di una emozione e predisporla in ascolto col nostro io più profondo per arrivare a capire, condividere o accettare il punto di chi abbiamo di fronte con una giusta distanza.

facheris

Irene Facheris
Creiamo cultura insieme.
10 cose da sapere prima di iniziare una discussione.
Edizioni Tlon, 2018
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Ophelia (1852) (dettaglio) di John Everett Millais (1829-1896)

La mite. Racconto Fantastico – Fëdor Dostoevskij #libri #adelphi [#recensione]

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Quando acquisto un libro mi capita ogni tanto di essere catturata dalle immagini di copertina. Stavolta ne ho scelta una che non aveva un volto, ma un titolo netto con un apparente margine di respiro.

La mite. Racconto Fantastico è un’opera di Fëdor Dostoevskij a cura di Serena Vitale (Adelphi, 2018). La storia è lineare: una donna muore e nel corso di poche ore il suo compagno manifesta le sue antiche frustrazioni. Lui è stato cacciato da un famoso reggimento militare: è altezzoso, sadico e manipolatore. È un personaggio maschile semi-adulto capace di compiere torture psicologiche verso la sua compagna sedicenne con forte spirito di asprezza e giudizio. Lei è un modello di profonda attualità, che richiama molte donne intrappolate in una spirale di possesso, gelosia e desiderio.

Il romanzo è stato scritto a metà Ottocento ed è ispirato ai fatti di cronaca della Russia di quel tempo. In quegli anni, in quella porzione di Europa, esisteva una percentuale di suicidi femminili talmente tanto alta da trascurarne la diffusione delle notizie. Il dato che porta alla riflessione è il rapporto con l’Italia di oggi, lontana dalla monarchia assoluta dell’impero sovietico. Basti pensare ai dibattiti nelle aule di tribunale, sui giornali, sul web, sui social network, in tv, dove accade proprio il contrario, con una autopsia di indagine che va oltre l’accanimento dei corpi stessi e che sposta l’attenzione su un altro tipo di informazione dai contorni macabri.

Melancholia_dettaglio_ diretto da Lars von Trier (2011)

La figura femminile richiama diversi momenti della storia dell’arte, del teatro, del cinema e della musica, ma l’immagine immediata a cui si associa la sua disperazione è Ofelia tratta dall’Amleto di William Shakespeare.

Durante la lettura si vive nel flusso di coscienza di un uomo di quarantuno anni immerso in una immobilità che trova slancio sul finale, nell’apoteosi di un delirio che nasconde una dilaniante tragicità. E’ proprio qui che si incontrano l’autore russo e quello inglese, quando si innesta la parte di una inquietudine viscerale comune a entrambi i libri.

La Mite ha una struttura letteraria che cresce a ritmi ansiogeni e contraddittori. Dostoevskij trascina la narrazione in una marasma che disorienta chi cerca di capire le dinamiche del racconto; crea una condizione che si dichiarerà letale senza offrire mai risposte chiare; apre a una riflessione religiosa a partire dall’uso di una icona nel rapporto tra vita e morte.

È un libro ideale per ha bisogno di essere schiaffeggiato.

Acquista su Amazon:

La mite. Racconto Fantastico di Fëdor Dostoevskij (Adelphi, 2018)
https://amzn.to/2Kf8xet

Amleto di William Shakespeare (Mondadori, 2010)
https://amzn.to/2yGBQVIb

Melancholia di Lars von Trier (2011)
https://amzn.to/2Kcy0F8

Cover di copertina:
Ophelia di John Everett Millais (1851-1852)
Tate Britain – UK

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Porto di Ancona -Vista della mostra Henri-Cartier Bresson Fotografo, Ancona Ph. Amalia Temperini

Henri Cartier-Bresson #Fotografo #mostra #fumetto [#recensione]

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Lo scorso 13 maggio sono stata ad Ancona, nelle Marche, per la mostra Henri Cartier – Bresson Fotografo che ha luogo alla Mole Vanvitelliana fino al 17 giugno.

La scintilla è scoccata alla fine, quando ho trovato Cartier -Bresson, Germania, 1945 di Jean-David Morvan e Sylvain Savoia (Contrasto, 2017). Si tratta di un fumetto che ha aiutato a valutare meglio l’intera esperienza di visita. Un libro che racconta le vicende del fotografo, le sue fughe e i colpi di genio che lo hanno portato a vivere nei campi di concentramento durante alcune fasi della Seconda Guerra Mondiale. Un testo che mette in luce il suo rapporto con la Leica, la famosa macchina fotografica seppellita e ritrovata come un qualcosa che rafforza un destino grazie alla custodia della terra nuda.

 

La mostra raccoglie 140 scatti organizzati in momenti che inquadrano stile e linguaggio di Henri Cartier-Bresson, artista conosciuto per la sua capacità di catturare il momento in un istante decisivo.

Il percorso è organizzato in circa 9 aree che testimoniano il mondo in determinati segmenti storici composti come sequenze che oscillano tra flashback e flashforward.

L’attenzione si sofferma su pochi elementi che incontrano spesso l’ironia e la velocità captati da un adulto capace di posare i suoi occhi su bambini in armonia con loro stessi nelle condizioni più dure.

L’allestimento permette di assaporare la tragedia nella maniera più pura per liberarsi da un peso di una immagine che in un secondo calpesta e dall’altro suscita profonda emozione (Dessau, Germania, maggio – giugno, 1945 / Mur de Berlin, Allemagne, 1962).

 

La cosa più potente – quella che rimane fissa nella mente – è l’occhio fermo di Cartier-Bresson che stabilisce il suo punto di vista nel nostro riflesso di osservazione. Questo accade quando si entra in relazione con Prostitute. Calle Cuauhtemoctzin, Città del Messico, Messico 1934 e con Place de l’Europe, Stazione Saint Lazare, Parigi, Francia 1932.

L’artista anticipa senza offrire, guida su linee in assetto geometrico perfetto, sottopone a degli interrogaritivi su come sia riuscito a bloccare un flusso temporale a quella maniera senza andare oltre ogni immaginazione.

 

L’autore nella sua poetica aiuta a capire quanto sia distante il cinema della fotografia e quanto siano complementari i due modi di comporre per immagini. Questo confronto accade con l’inserimento di una sua produzione video nascosta in un angolo della struttura, la quale non distoglie dall’esperienza di visita, ma ne amplifica i significati e le possibilità di confronto.

La parte meno interessante è quella dei ritratti. Personalità famose (scrittori, filosofi, artisti), icone incastonate in un tempo eterno che rafforzano il contesto e gli stimoli culturali cui lui attingeva, ma che passano in secondo piano rispetto alla intera narrazione riportata nella selezione delle opere in esposizione.

Se venisse in mente a qualcuno di sottrarre il valore della didascalia, la questione sulla loro contemporaneità risulterebbe impressionante: la mostra è fatta di storie in bianco e nero dal valore indefinito, gli scatti adattabili a fatti sociali e questioni politiche connesse ai nostri giorni.

La rassegna è promossa da Comune di Ancona e Civita in collaborazione con la Fondazione Henri-Cartier Bresson. L’allestimento è curato da Denis Curti e Andrea Holzerr per conto di Magnum Photos. Lo scenario è quello della Mole Vanvitelliana collocata su un’isola artificiale del porto di Ancona e progettata dall’architetto Luigi Vanvitelli nel 1732. E per mangiare? un salto a Sirolo, sul mare, a sud del Monte Conero su scenari naturali bellissimi!

Per informazioni in più sulla mostra:
http://www.cartierbressonancona.it/
http://www.lamoleancona.it/

Acquista su Amazon:
Cartier -Bresson, Germania, 1945 di Jean-David Morvan e Sylvain Savoia (Contrasto, 2017).
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Wonder di Stephen Chbosky #film #ioscelgolagentilezza [#recensione]

attualità, cultura, film, giovedì, salute e psicologia, società

Wonder è un film di recente uscita diretto dal regista Stephen Chbosky. Il protagonista è August Pullman (Jacob Tremblay), un bambino con la sindrome di Treacher Collins: una sindrome rara che muta i connotati e li rende fuori dai canoni di normalità.

La storia è incentrata su dinamiche di una famiglia unita che combatte per l’indipendenza di un ragazzino che ha il dovere di essere come tutti gli altri, ma a causa della sua accettazione è diverso anche a se stesso e in questo feroce conflitto interiore è vittima di bullismo.

Alle sue spalle i genitori e la sorella. Presenti, assenti, ognuno con le sue priorità mancante, adattate alle problematiche di August, tralasciano la loro vita senza nascondere le fragilità e i propri fallimenti.

La presenza di Julia Roberts (madre) e Owen Wilson (padre) sono il perno promotore per conoscere una narrazione che nella vita reale ha scarsa diffusione. Il film è tratto da un libro dell’autore R. J. Palacio best seller edito in Italia da Giunti – che spopola nelle classifiche di tutto il mondo. YouTube è pieno di testimonianze di persone che si mostrano nella loro diversità grazie all’aiuto di questo progetto.

Wonder è un prodotto popolare di facile incasso, senza pretese e con una sana capacità di coinvolgimento. È un incontro di elementi shakerati in semplicità e positività, costruito in punti di forza che si incrociano nei registri di ironia e drammaticità. L’intera visione permette di capire il funzionamento psichico di una malattia. L’effetto di una causa più profonda che parte sempre dalla educazione e dagli ambienti familiari.

Wonder di Stephen Chbosky

Libro da cui è tratto il film:
Wonder di R. J. Palacio, Giunti Editore, 2013.
http://amzn.to/2GQbQHt

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M. Angela Musolesi, Presidente degli esorcisti. Don Gabriele Amorth #shalom #libri [#recensione]

attualità, costume, cultura, giovedì, Narcisismo, salute e psicologia, società, spiritualità, vita

Si tratta di una di quelle figure che incutono timore, persona che ho sempre ascoltato per via televisiva, ma mai letto nulla di suo.

Presidente degli esorcisti. Esperienze e delucidazioni di Don Gabriele Amorth di M. Angela Musolesi (Shalom, 2010) è un libro-intervista che introduce alla figura dell’esorcista, agli studi che occorre fare per specializzarsi, che vanno dalla conoscenza approfondita di più ambiti della cultura religiosa, alle nozioni di psichiatria.

Don Amorth nelle sue dichiarazioni parla di politica e di come sono mutati gli scenari della sua materia con la nomina di Giovanni Paolo II di come gli spiriti negativi rifiutino Papa Wojtyla. I dati riportati, invece, riguardano la mancanza di esorcisti in paesi inaspettati come la Spagna e il Portogallo, ma anche gli introiti generati da maghi e astrologi nelle regioni italiane nel 2010. Le esperienze esemplificano le diverse forme di ritualità legate al bene e al male. Si rivelano casi in cui si pratica un esorcismo, una messa nera, e come sono cambiati i loro rituali negli anni. Si comprende quanto il rito del battesimo è importante e allo stesso tempo come il termine possessione (bramosia) è capriccio egoistico che assume forme diverse con uno o più desideri inespressi.

Il testo afferma che l’inferno è solo un posto in cui si trova l’anima. È uno schema di attacchi tra Satana (o i piccoli demoni) contro la Madre di Dio e Gesù Cristo. A vincere sono gli ultimi due: chi è capace di manifestare l’essenza con il potere della autenticità. Per questo il diavolo (l’egoista, il narcisista, il manipolatore, una persona infima e di poco conto) è un incapace: una immagine illusoria e reale di chi ha una grande paura del proprio e altrui bene.

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Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio #Garzanti #libri [#recensione]

attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, leggere, letteratura, libri, poesia, politica, quotidiani, salute e psicologia, società, spiritualità

Il dono del silenzio è un libro importante di Thich Nhat Hanh. L’attivista autore, fautore di pace, racconta molti aneddoti e si sbilancia su una riflessione lontana da noi, da questa contemporaneità dove è difficile accettare la calma del proprio essere connesso alle cose.

Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio, Garzanti, 2015Un esempio importante è dedicato a un monaco buddista per denunciare la condizione del Vietnam nel 1963. Un discorso, quest’ultimo, che ha catturato la mia attenzione. Ha aperto una riflessione su una scelta affine a quella di cui si discute oggi nei temi affrontati e messi in crisi dai Radicali Italiani in politica e società. In entrambi la chiave del rispetto condiviso verso la vita è più forte e ha una vocazione che rifiuta lo scopo egoistico. L’apertura all’altro passa attraverso al propria negazione: andare dalla vita alla morte per mandare un segnale rivoluzionario di cambiamento necessario e basato sul libero arbitrio. Per questo pensare che il monaco Thích Quảng Ðức sia arso vivo a Saigon, in quegli anni, per denunciare e mettere in luce la situazione sulla condizione del suo paese per me è una azione vicina a chi oggi si reca in Svizzera o chi scegli la sedazione palliativa per poter adempiere a una chiamata intima e personale su quella che è la propria vita senza intercessioni di sorta, neppure l’idea di un Dio punitivo e giudicante che si ha nella morale comune (DJ Fabo/Marina Ripa Di Meana).

Lo strumento fondamentale per la rimozione del rimuginio è la tecnica di consapevolezza basata sul respiro, nell’affrontare la lettura sì ri-trova una stasi che attraversa corpo e mente.

Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio, Garzanti, 2015
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Michelle Hunziker, Una vita apparentemente perfetta #mondadori #libro #recensione [#book]

attualità, costume, cultura, Donne, giovedì, lavoro, leggere, libri, Narcisismo, quotidiani, salute e psicologia, società, spettacolo, spiritualità, televisione

È strano, ma ho letto questo libro, preso di getto mentre vagavo per un centro commerciale dopo aver sentito casualmente due interviste dedicate a Michelle Hunziker.

L’alcolismo e la lontananza di un padre artista sono ben descritti, e arriva chiara la sofferenza che l’ha vista andare verso l’impossibile. Il quadro che ne esce fuori è una dedica al perdono. Una resa dei conti lucida sulla relazione avuta con Eros Ramazzotti e di come i due abbiano tutelato la figlia Aurora nonostante le difficoltà attraversate come coppia.

Una vita apparentemente perfetta racconta di come la showgirl sia finita in una setta preda di un corpo di gente legata ai Guerrieri della Luce. Si parla di una condizione di manipolazione psicologica e di isolamento dove la Hunziker si è ritrovata plagiata a causa di un gruppo di persone di cui si è fidata per un problema familiare che la faceva disperdere immensamente alla ricerca di sicurezza.

Michelle Hunziker, Una vita quasi perfetta, Mondadori, 2017

La setta – una delle tante presenti in Italia –  è costituita da una rete di impostori che si diramano in ogni forma per scopi egoistici più disparati, ad esempio: far cadere dentro chi ha scarsa fiducia in sé e nelle proprie caratteristiche, pronta a falciare chi non crede nella propria personalità, chi ha problemi irrisolti o intrappolare chi ha molti soldi.

E’ un testo che si legge bene, senza nessuna pretesa, vendibile in un mercatino una volta terminato. La fine è rapida, quasi troppo semplice rispetto al contenuto dell’intero volume. La parte dei viaggi o quella della ricostruzione dedicata alla storie religiose, sempre sul finale, sembra un riempitivo forzato, aggiunto per spingere una storia vera che è stata tragica per i tutti protagonisti riusciti a venirne fuori.

Grazie al contributo di Michelle Hunziker si possono sfogliare alcuni dei momenti cruciali e ritrovarsi in certe dinamiche comportamentali. Partire da qui e passare ad approfondimenti e ricerche di autori che trattano in modo mirato queste tematiche narcisistiche, anche in una chiave spirituale, non necessariamente psicoanalitica, oppure, in semplicità, chiedere aiuto a chi si vuole bene veramente.

L’abuso psicologico esiste e chi vuole prendere coscienza di cosa sia può iniziare da qui, intraprendere un cammino più profondo nella ricostruzione del proprio percorso di vita consapevole votato all’autenticità. 

Michelle Hunziker, Una vita quasi perfetta, Mondadori, 2017
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Alessandro Amato – Sotto i nostri piedi, giovedì 25 maggio, Empatia Bar & Libri – Teramo #codicedizioni #terremoto [#presentazione]

comunicazione, CS, cultura, eventi, leggere, letteratura, libri

Empatia Bar & Libri e Terapia Lampo
sono liete di invitarvi

giovedì 25 maggio ore 18.00

all’incontro con
Alessandro Amato
autore di Sotto i nostri piedi
(Codice edizioni, 2016)

intervengono
l’autore
e Andrea Sangiovanni,
storico e insegnante di Storia Contemporanea e Storia dei media
all’Università degli Studi di Teramo

 

Dopo ogni terremoto c’è sempre qualcuno che lo aveva previsto: i Maya, la zia Santuzza, il cane del vicino. I previsori non si fidano della scienza, ma credono che i rospi scappino prima dei terremoti, che la Nato e le trivelle possano scatenarli, che gli scienziati sappiano prevederli ma non lo dicano perché odiano vincere i premi Nobel. Per orientarsi in questo groviglio di scienza e pseudoscienza, “Sotto i nostri piedi” ci accompagna in un viaggio attraverso la storia dei terremoti e dei tentativi di prevederli, costellata da pochi acuti e tanti fallimenti. Storie di scienziati e filosofi (da Aristotele a Kant), di terremoti e terremotati (dalla Cina alla Russia, dalla California all’Aquila), di bizzarre teorie e personaggi pittoreschi. Fino ai più recenti passi avanti compiuti dalla ricerca sismologica, che se non consentono ancora la previsione dei terremoti ci offrono però la conoscenza e gli strumenti per una fondamentale riduzione del rischio.

 


Alessandro Amato
, geologo e sismologo, è dirigente di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). È stato direttore del Centro Nazionale Terremoti e membro della Commissione Grandi Rischi. Ha coordinato e partecipato a numerosi progetti di ricerca nazionali e internazionali, pubblicando articoli sulle maggiori riviste scientifiche del settore. Da qualche anno si occupa di comunicazione della scienza, anche sui social media.

Andrea Sangiovanni, storico, insegna Storia Contemporanea e Storia dei Media all’Università degli studi di Teramo. Si occupa di di mass media nella storia dell’Italia repubblicana, con particolare attenzione ai processi di costruzione delle culture politiche e degli immaginari collettivi.

Pagina facebook della presentazione

Alessandro Amato - Sotto i nostri piedi, 25 maggio, Empatia Bar & Libri - Teramo

 

*Comunicato stampa

 

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, olio su tela (82x114 cm), 1885, Museo Van Gogh di Amsterdam (web)

Fontamara – Ignazio Silone #libri #mondadori #pointofview [#recensioni]

attualità, cultura, giovedì, leggere, letteratura, libri, politica, quotidiani, Studiare, viaggi

Quando ero adolescente avevo il vizio maledetto lasciarmi pilotare nei gusti da artisti che stimavo. Si creava una concatenazione di acquisti impressionante che collegava libri e musica per la maggior parte dei casi ispirata dall’incontro/scontro di copertine e testi.

Quella stessa magia è arrivata con Ignazio Silone, accaduta mentre visionavo un video curato da Francesco Paolucci intitolato Sulle tracce di Fontamara. La sua regia offre un’immagine equilibrata ai sentieri descritti dall’autore nel 1930. Ha raccontato, in breve – secondo il mio punto di vista – caratteristiche di un Abruzzo che ha un potenziale enorme nella costruzione di valore turistico. Un’apertura integrata che vira alla accoglienza sotto un’altra chiave interpretativa: la conoscenza letteraria. Ha messo al centro le risorse naturali della montagna, la sua gente, partendo da possibilità alternative che possono offrire risvolti nella creazione di percorsi, servizi e strutture, mantenendo inalterata l’identità del racconto e quello della sua terra.

 

 

Fontamara (Mondadori, 1949) è un testo che ho letto quando ero ragazzina. Avevo dimenticato il suo contenuto. Dopo la visione ho sentito la necessità di sfogliarlo di nuovo. Nella mente era rimasta una brutta etichettatura di quei protagonisti cafoni che oggi sento miei nella più totale radicalità. Ripercorrere le pagine ha significato trovare una rassicurazione, e permesso di riscoprire cose rimosse o mai memorizzate .

Ignazio Silone è nato qui, in provincia di L’Aquila, dove ha perso i suoi genitori nel terremoto del 1915, costretto a una vita che lo ha messo a dura prova. Ha partecipato alle lotte contadine e operaie. Ha ricoperto importanti cariche nel Partito Socialista e in quello Comunista. E’ stato costretto a fuggire in Svizzera per salvarsi dalla polizia di regime. Il suo impegno politico ha visto un ripensamento quando lo Stalinismo conquistava consensi e potere. Da quel momento ha abbandonato il partito e trasformato la sua percezione delle cose in una forza che si è riversata nella letteratura attraverso la denuncia in un’azione dal grande valore morale.

Fontamara è il simbolo del suo percorso; un testo che ha avuto un enorme successo, tradotto e distribuito in più lingue nei paesi più poveri del terzo mondo. La sua storia nasce da una finzione-testimonianza quando si presentano alla porta dell’autore tre fontamaresi che raccontano, a loro modo, quello che era accaduto in questa porzione di territorio abruzzese. Persone che rappresentano tutto e tutti, senza confini, perché fame, tempo, sopruso e menzogna, non hanno linee tracciate, non si schierano solo nella adesione a una bandiera, non si comprendono se gli strumenti del dialogare non sono gli stessi, della medesima portata, tra in chi ha vissuto determinate esperienze e chi le ha solo ascoltate senza attraversarle in prima persona.

Silone è portavoce di un popolo che conosce, che gli appartiene, del quale comprende le sfumature linguistiche e che osserva da lontano grazie alla memoria. Ha un quadro chiaro della Storia e dei suoi accadimenti, rende i villani protagonisti per la prima volta nella letteratura italiana e dichiara:

Io so bene che il nome cafone, nel linguaggio corrente del mio paese, sia della campagna, che della città, è ora un termine di offesa e dileggio; ma io l’adopero in questo libro nella certezza che quando nel mio paese il dolore non sarà più vergogna, esso diventerà nome di rispetto, e forse anche di onore”.

Nel 1930 è scritta una bomba ad orologeria che irrompe e mostra il potere della lotta tra pari, una guerra tra chi si dichiara di appartenere a una divisa e chi, tra ignoranza e presa in giro, si salva nella fratellanza nonostante la piega degli eventi e dei torti subiti. Ogni singolo frammento è dotato di uno spazio di riflessione che trattiene il lettore saldo alla fedeltà della pagina. La stesura in prima persona trasporta in dinamiche che iniziano dall’analfabetismo all’imbroglio, passano per la giustizia, la religione, l’egoismo, la connivenza tra poteri e individui.

Oggi è il 18 maggio 2017. Nel 2009 è iniziata una frammentazione spaventosa del Centro Italia che ha visto in 8 anni incrementare ed estendere una crepa che ha abbracciato più regioni vicine, quasi fraterne seppur diverse tra loro per mille peculiarità. Una redistribuzione geopolitica spaventosa, nel cuore della prima grande crisi economica del ventunesimo secolo.

Che cosa hanno in comune tutte queste storie?
Che significato ha un libro come Fontamara nella nostra contemporaneità?

 

Ignazio Silone, Fontamara, Mondadori, 1989 ph. Amalia Temperini

 

Ignazio Silone, Fontamara, Mondadori, 1989
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