Banksy, dettaglio autodistruzione dell'opera Girl with a balloon, Sotheby’s, Londra, 2018

Matrigna – Teresa Ciabatti #solferino #libri [#recensione]

attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, giovedì, leggere, libri, Narcisismo, quotidiani, salute e psicologia, social media, società, televisione

Chi mi segue da anni è a conoscenza che a ogni nuova uscita dei libri di Teresa Ciabatti li pre-ordino senza pensarci due volte. Si tratta di una delle autrici contemporanee italiane che più mi ispirano. La sua letteratura ha una cifra stilistica inconfondibile, basata su un piglio nevrotico che è un fluire di parole che assorbono il lettore a un ritmo pazzesco, che va oltre ogni aspettativa. È stato così per Il mio paradiso è deserto (Rizzoli, 2013) ed è stato così per La più amata (Mondadori, 2017).

Matrigna (Solferino, 2018) è un testo inusuale per chi conosce la sua scrittura. È la storia di una madre – Carla – che ha due figli: uno maschio – Andrea – bellissimo e biondo-tinto e una femmina – Noemi – che naviga in un mare di rabbia repressa. La scrittrice trasforma il suo punto di vista, pagina per pagina, nello sguardo di una bambina impossibilitata ad accrescere la sua immagine, le cui aspettative si accavallano con quelle di chi proietta una storia basata su una finta disperazione, nella quale si rimane avvinghiati fino alla fine del libro.

Il romanzo ha finzione narrativa che si inserisce in contesti presi dalla realtà, provenienti dall’universo popolare della televisione; crea uno spazio di indagine sulla società contemporanea; esamina il falso mito di una madre perfetta; sfrutta i social network che alimentano l’immaginario come un cordone che narra qualcosa di irreale, ma che esiste, vediamo serpeggiare ogni giorno davanti ai nostri occhi, sulle nostre bacheche.

La descrizione degli scenari fa affiorare alla mente le più famose storie di cronaca: da Emanuela Orlandi a Ylenia Carrisi, da Angela Celentano a Denise Pipitone, da Annamaria Franzoni a Sarah Scazzi, un universo – un déjà vu – costellato da bambine, ragazze, signore, le cui madri sono disperate e si presentano con una rappresentazione che serve a dare voce a un vuoto egoico, riempito da persone e spettatori che assistono in contemplazione – nelle vita vera e in quella virtuale – a un dramma il cui epilogo serve a inasprire il senso di solitudine in una litania che è una richiesta di ascolto disperato al mondo.


L‘attenzione per il libro si sviluppa in una rete di situazioni in grado di unire momenti che sono il prolungamento di una spaccatura legata a due mondi generazionali diversissimi, ma provenienti da un unico processo storico. Basti pensare a come sono proposte le signore di una certa età in televisione, ma anche come queste abbiano alimentato modelli competitivi su una stirpe di donne soffocate dalla monotonia, incalzate da una esistenza semplice. Il solo fatto di osservarle e ammirarle ha portato a una spirale di sogni lontani, a smanie trasmesse come stereotipi da imitare, da lasciare in eredità come marchio di approvazione per essere giudicate valide e accolte dalla società in grande stile. Noemi, figlia protagonista, si pone a margine rispetto a un genitore che si raggomitola in una eterna giovinezza: la nuova fase di governo basato sull’idea di adolescenza.

L’autrice cita Pavese, ripercorre una delle poesie più potenti. Anticipa un tema intoccabile: quello delle madri, sole, eccentriche, malinconiche, narcisiste e manipolatrici – finora oscurate dai suoi ultimi scritti – mogli sottomesse ai loro mariti: uomini di potere e padri di un universo piduista. I fratelli sono lontani o scompaiono; le bambine sono il simbolo di un’infanzia tradita, ancorate all’idea di eterno ritorno, vincolate da un senso di responsabilità, costrette a sacrificare un orsacchiotto da recuperare in un tunnel che è una memoria plagiata dall’autosabotaggio e dalla impossibilità di vivere per paura del giudizio.

Teresa Ciabatti, Matrigna, Solferino, 2018
https://amzn.to/2DIPtV4

Chi sono?
https://amaliatemperini.com/about/

Se vuoi supportare il blog con un caffé:

Buy Me a Coffee at ko-fi.com

Iscriviti al blog nella casellina in basso a destra della homepage:

www.amaliatemperini.com | www.atbricolageblog.com

Seguimi su:
Twitter http://www.twitter.com/atbricolageblog| Instagramhttps://www.instagram.com/atbricolageblog/

Nel rispetto del provvedimento emanato dal garante per la privacy in data 8 maggio 2014 e viste le importanti novità previste dal Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016, noto anche come “GDPR”, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all’uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Regolamento dell’Unione Europea n. 679/2016 (qui) oppure leggere la Privacy Police di Automattic http://automattic.com/privacy/

La più amata – Teresa Ciabatti #libri #mondadori #pointofview [#recensione]

amore, attualità, cultura, Donne, giovedì, lavoro, leggere, letteratura, libri, Narcisismo, politica, salute e psicologia, televisione

Mi chiamo Amalia Temperini e seguo Teresa Ciabatti dal 2013, da quando la vidi intervenire in un programma tv di Rai 3 senza mezzi termini: diretta, schietta, unica, un amore che fu per me a prima vista.

La più amata (Mondadori, 2017) è un romanzo duro, una lotta tra realtà e finzione dove la voce narrante combatte e confonde il lettore in piena ossessione. Tre parti, più una, distinguono una famiglia. Personaggi puntualmente scavati nelle loro presunte verità. Sradicati dalle loro maschere attraverso gli occhi di una adulta/bambina indagatrice, sospettosa, pronta a schiaffeggiare chi legge in qualsiasi momento, portandolo a ridere, tra le lacrime, nella punta più alta di un dramma esistenziale feroce.

Tutto si svolge tra la provincia toscana e Roma, momenti differenti, condizioni differenti, situazioni di fallimento dichiarato. L’identità del lavoro è racchiusa nello spettro narcisistico di un padre assente, una madre pura, spodestata dai suoi ideali, dalla sua stessa vita, resa nulla da un professionista distruttore usurpatore di anime. Un fratello distaccato messo a margine cui dedica le pagine più intense, distante, perché la presenza di Teresa è centrale, figlia e sorella, preponderante nell’intero libro.

Profonda scrittura, consapevole di essere simile a un modello ispiratore, rinnega la violenza cui è stata sottoposta nell’essere vittima di uno specchio. Dichiara l’esistenza di un padre assente e lo collega a un processo storico che ha segnato la storia italiana. In parallelo, come una azione massonica, dall’alto, la scrittrice, ricostruisce il ritmo di una commedia umana, e in modo matematico delinea momenti, nomi, situazioni reali, ai nostri occhi impensabili, connessi tra loro da note evidenti, discendenti dal potere dell’invisibile.

Trasforma quello che potrebbe essere considerato un semplice romanzo di formazione in un urlo generazionale. Teresa subisce un rito di iniziazione a forza, una violenza fatta dai suoi stessi coetanei, cannibali che le conficcano un orecchino e le mostrano il mondo, quello reale, di chi non è protetto, di chi non ha vantaggi, difese, di chi sfrutta la rabbia senza capire chi si ha di fronte, senza motivo, in una giustizia che non è più virtù, ma strumento di punizione, rendendo questo passaggio necessario, attuale, ancora più vivo se rapportato ai nostri giorni.

La gallina è ironia, interconnessione tra punti, segno struggente. Strumento circolare per una ricognizione di una bambina sommersa nelle acque di una piscina, una entità che tenta di guardare/scoprire il mondo in una melanconia che si fa assenza, vuoto di un solo anno, quello in cui la madre dorme in terapia, periodi in cui si sommano delusioni, desideri, paure non raccontante, non condivise, mancanza di un esempio protettivo cui assurgere come schema di difesa o reazione. In certi punti sembra di avere sotto mano il diario di una figlia scorretta, adolescente in conflitto con se stessa che combatte con la sua storia perché non avverte una appartenenza, non la accetta, ma si confina al suo interno perché ne conosce perfettamente la dimensione, si nutre in questo meccanismo di resistenze per sopravvivere. Nino sembra Nuto, personaggio pavesiano che osserva, assiste, presenza e figura di rassicurazione, coscienza saggia custode di ricordi.

Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, sono speculare al vissuto di Teresa Ciabatti. Mi chiamo Amalia Temperini, sono stata illusa dalla televisione come Teresa Ciabatti subendo Permaflex Wanna Marchi. Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, sono cresciuta nel desiderio rivoluzionario additando i ricchi guardando sempre a est. Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, penso che Michelangelo Buonarroti sia stato un presuntuoso nell’affrescare La creazione di Adamo. Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, sono responsabile delle mie azioni, e in certi momenti avverto la dispersione e il disorientamento denunciati in chiave pura, autentica, da Teresa Ciabatti scrittrice, protagonista.

Teresa Ciabatti, La più amata, Mondadori, 2017
http://amzn.to/2nDDtMe

Teresa Ciabatti, La più amata, Mondadori, 2017
http://amzn.to/2nDDtMe