Un labirinto di libri (Getty Images)

#Libri letti, recensiti e non terminati. [Lista #2018]

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Ecco un resoconto sul 2018. Inizio con i libri letti e recensiti, quelli rimasti in un limbo e i non terminati:

  1. Una vita quasi perfetta di Michelle Hunziker
    (Mondadori, 2017) Recensione
  2. Il dono del Silenzio di Thich Nhat Hanh
    (Garzani, 2015) Recensione
  3. Presidente degli esorcisti. Don Gabriele Amorth di M. Angela Musolesi (Shalom, 2010) Recensione
  4. Chi sono i terroristi suicidi di Marco Belpoliti (Guanda, 2017) Recensione
  5. Lealtà di Letizia Pezzali
    (Einaudi, 2018) Recensione
  6. Il metodo Aranzulla di Salvatore Aranzulla
    (Mondadori, 2018) Recensione
  7. La mite di Fëdor Michajlovič Dostoevskij
    (Adelphi, 2018) Recensione
  8. Cartier -Bresson, Germania, 1945 di Jean-David Morvan e Sylvain Savoia (Contrasto, 2017) Recensione
  9. Creiamo cultura insieme di Irene Facheris
    (Tlon, 2018 ) Recensione 
  10. I racconti dell’ancella di Margaret Atwood
    (Ponte alle Grazie, 2004) Recensione

Letti e non recensiti:

  1.  Il grande inquisitore. Fëdor Michajlovič Dostoevskij 
     (Salani, 2016)
  2. Il sessantotto sequestrato : Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia e dintorni di Guido Crainz (Donzelli, 2018)
  3. Macerie Prime di Zerocalcare
    (Bao publishing, 2017)
  4. Macerie prime. Sei mesi dopo di Zerocalcare
    (Bao publishing, 2018)
  5. Matrigna di Teresa Ciabatti
    (Solferino, 2018)
  6.  L’incredibile viaggio delle piante di Stefano Mancuso
    (Editori Laterza, 2018)

Non terminati:

  1. Il segreto del figlio. Da Edipo al figlio ritrovato di Massimo Recalcati (Feltrinelli, 2017)
  2. Maus di Art Spiegelman
    (Einaudi, 2000)
  3. Grande era onirica di Marta Zura-Puntaroni
    (Minimum fax, 2017)
  4. Lavoretti. Così la sharing economy ci rende tutti più poveri di Riccardo Staglianò (Einaudi, 2018)
  5. Trattato dell’empietà di Manlio Sgalambro
    (Adelphi, 1987)
  6. La fine dello shopping on-line. Il futuro del commercio in un mondo sempre connesso di Winand Jonge (Hoepli, 2018)
  7. Instagram marketing. Stategie e regole nell’influencer marketing di Ilaria Barbotti (Hoepli, 2018)
  8. Perchè. Le sfide di una donna oltre l’arte di Lucrezia De Domizio Durini (Mondadori, 2013)


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Tu non sei i tuoi anni – Ernest Hemingway [#poesia]

amore, cultura, Donne, lavoro, poesia, salute e psicologia, vita

“Tu non sei i tuoi anni,
nè la taglia che indossi,
non sei il tuo peso

il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,

le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici

sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.

Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.”

Tu non sei i tuoi anni – Ernest Hemingway

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Stig Dagerman #libri #iperborea #pointofview [#recensione]

cultura, giovedì, leggere, libri, poesia

L’incontro con la lettura di Stig Dagerman nasce casualmente grazie a una chiacchierata scambiata su facebook dove una cara amica mi introduceva a Iperborea, una casa editrice italiana e indipendente con sede a Milano, fino a quel momento sconosciuta. Tra le cose più interessanti che ho trovato sul loro sito: la specializzazione in letteratura nordeuropea, la possibilità di avere conoscenze su corsi di lingua scandinava e i formati dei libri del tutto particolari con una grafica che rimanda piccole opere d’arte pittoriche.

Ho scelto Stig Dagerman dopo aver consultato il catalogo dei loro autori. Incisivo è stato il rimando a Albert Camus e Franz Kafka. Di questi ultimi ho pensato al sentimento di straniamento, e sulla base di questa sensazione ho fatto miei Il nostro bisogno di consolazione (1991) e Perché i bambini devono ubbidire?  (2013). Testi brevi, intensi, radicali, la cui base è dotata di un senso di durezza autentico. Riflessioni educative di uno scrittore poeta anarchico, morto suicida all’età di 31 anni, cresciuto coi nonni, tradito dai suoi genitori, venuto su in un momento storico che vedeva l’ascesa dei totalitarismi più bui d’Europa. Una persona che in un racconto intitolato Il serpente (1945) faceva esprimere al suo personaggio di punta anticipazioni su momenti che dovevano ancora arrivare:

La tragedia dell’uomo contemporaneo è che non osa più avere paura. Questo è pericoloso, perché ne deriva che grado a grado sarà costretto a smettere di pensare“.

Stig Dagerman Il nostro bisogno di consolazione (1991), Perché i bambini devono ubbidire? (2013) Iperborea, Milano ph. Amalia Temperini

 

Il nostro bisogno di consolazione si apre con l’ultima poesia lasciata prima della sua morte. Cinica, difficile da accettare, un moto aspro, dichiarato e denunciato (Attenti al cane, 1954). L’intero testo è pervaso da riflessioni che mettono al centro il tempo, unità di misura che gestisce la ripetizione e la produzione nella ricerca/conflitto nel riconoscimento di diritti e doveri, pubblici e privati.

Perché i bambini devono ubbidire? è, invece, una raccolta di racconti dove l’argomento cardine è il giudizio. Apre a una riflessione verso se stessi e gli altri. Pone il prossimo in relazione alle nostre esistenze, un capro espiatorio per difendere l’immaturità intrinseca dell’essere umani. L’attenzione principale è sul verbo dovere, servile per eccellenza, nel quale si cresce invischiati e dal quale è difficile districarsi in tutta la fase di avvicinamento a un’età adulta. Tra le parti più belle, il volo che compie nel momento in cui lega Swift a Kafka, per comprendere armonia e libertà.

 

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Stig Dagerman

Il nostro bisogno di consolazione (1991)
http://amzn.to/2E2xWER
Perché i bambini devono ubbidire? (2013)
http://amzn.to/2EjpzrY

Iperborea, Milano
www.iperborea.com

L’ARMINUTA DI DONATELLA DI PIETRANTONIO, SABATO 25 MARZO, EMPATIA BAR & LIBRI – TERAMO (presentazione) ph. Amalia Temperini

L’Arminuta, Donatella Di Pietrantonio #libri #einaudi #pointofview [#recensione]

cultura, giovedì, leggere, letteratura, libri

Poche settimane fa sono stata invitata dai librai di Empatia di Teramo alla presentazione del libro L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi, 2017).  Ho colto l’occasione per acquistarlo direttamente mentre l’autrice ne parlava davanti a una folta folla che la ascoltava con viva sincerità.

Non si tratta di un romanzo facile: è duro, ha una scrittura scolpita, come la lenta narrazione iniziale, che spicca in un secondo momento il volo nella maturità di osservazione della protagonista: una ragazzina che vive negli anni ’70 in una regione in cui la linguaidentità e appartenenza – rappresenta un divario, la lotta, il rifiuto del proprio Sé. Una resistenza che rallenta di molto la progressione in lettura, tanto si spinge L’arminuta a non accettare la sua nuova dimensione di vissuto.

Il tema è quello del dono: io figlia sono destinata a un’altra persona, cresco con chi credo sia il mio punto di forza per poi scoprire, al ritorno, che tutto cambia, rovescia, ribalta secondo un ordine preciso, ristabilito attraverso un trauma che predispone i valori alle priorità.

Il senso trova la sua misura nell’autentico, in quello ci che procrea, che seppur tradisce, difende e recupera la via nonostante la mancanza di strumenti culturali. Elementi che concedono possibilità in più, aperture, riflessioni sviluppate da una verità unica se modellata sulla propria esperienza.

Fogli intrisi di rabbia, dolore e umiliazione, incestuosità, elementi che cambiano le cose quando l’anima si risveglia nel giusto, in quel passo necessario incalcolabile che la vita impone, quando la maturità diventa protagonista e permette di distinguere gli egoismi dalla natura umana nel trovare un coraggio, quando il tutto si compie attraverso una rinascita armonica delle volontà.

Lo stile scavato, rudimentale, graffiante, trasporta chi legge nel cuore di un dialetto aspro, quello della sopravvivenza, della velocità di un percorso territoriale che segna un disorientamento, le differenze, le opposizioni che si contraddistinguono specularmente in due sorelle che imparano a conoscersi e ribellarsi, ognuno a suo modo in due mondi distanti, magici, rituali, complementari e complici, racchiusi in un viatico distribuito tra mare e montagna in una terra madre e matrigna: l’Abruzzo.

 

Pi lu mal chi ti’ tu, ji la midicin ni lli tinghe – ha confessato senza colpa.
Ha sollevato la mano, guardandola nella sua impotenza,
poi l’ha riportata giù a quel che poteva dare, una ruvida carezza”

 

 

Donatella Di Pietrantonio, L’arminuta, Einaudi, 2017
http://amzn.to/2E6IaEt

La più amata – Teresa Ciabatti #libri #mondadori #pointofview [#recensione]

amore, attualità, cultura, Donne, giovedì, lavoro, leggere, letteratura, libri, Narcisismo, politica, salute e psicologia, televisione

Mi chiamo Amalia Temperini e seguo Teresa Ciabatti dal 2013, da quando la vidi intervenire in un programma tv di Rai 3 senza mezzi termini: diretta, schietta, unica, un amore che fu per me a prima vista.

La più amata (Mondadori, 2017) è un romanzo duro, una lotta tra realtà e finzione dove la voce narrante combatte e confonde il lettore in piena ossessione. Tre parti, più una, distinguono una famiglia. Personaggi puntualmente scavati nelle loro presunte verità. Sradicati dalle loro maschere attraverso gli occhi di una adulta/bambina indagatrice, sospettosa, pronta a schiaffeggiare chi legge in qualsiasi momento, portandolo a ridere, tra le lacrime, nella punta più alta di un dramma esistenziale feroce.

Tutto si svolge tra la provincia toscana e Roma, momenti differenti, condizioni differenti, situazioni di fallimento dichiarato. L’identità del lavoro è racchiusa nello spettro narcisistico di un padre assente, una madre pura, spodestata dai suoi ideali, dalla sua stessa vita, resa nulla da un professionista distruttore usurpatore di anime. Un fratello distaccato messo a margine cui dedica le pagine più intense, distante, perché la presenza di Teresa è centrale, figlia e sorella, preponderante nell’intero libro.

Profonda scrittura, consapevole di essere simile a un modello ispiratore, rinnega la violenza cui è stata sottoposta nell’essere vittima di uno specchio. Dichiara l’esistenza di un padre assente e lo collega a un processo storico che ha segnato la storia italiana. In parallelo, come una azione massonica, dall’alto, la scrittrice, ricostruisce il ritmo di una commedia umana, e in modo matematico delinea momenti, nomi, situazioni reali, ai nostri occhi impensabili, connessi tra loro da note evidenti, discendenti dal potere dell’invisibile.

Trasforma quello che potrebbe essere considerato un semplice romanzo di formazione in un urlo generazionale. Teresa subisce un rito di iniziazione a forza, una violenza fatta dai suoi stessi coetanei, cannibali che le conficcano un orecchino e le mostrano il mondo, quello reale, di chi non è protetto, di chi non ha vantaggi, difese, di chi sfrutta la rabbia senza capire chi si ha di fronte, senza motivo, in una giustizia che non è più virtù, ma strumento di punizione, rendendo questo passaggio necessario, attuale, ancora più vivo se rapportato ai nostri giorni.

La gallina è ironia, interconnessione tra punti, segno struggente. Strumento circolare per una ricognizione di una bambina sommersa nelle acque di una piscina, una entità che tenta di guardare/scoprire il mondo in una melanconia che si fa assenza, vuoto di un solo anno, quello in cui la madre dorme in terapia, periodi in cui si sommano delusioni, desideri, paure non raccontante, non condivise, mancanza di un esempio protettivo cui assurgere come schema di difesa o reazione. In certi punti sembra di avere sotto mano il diario di una figlia scorretta, adolescente in conflitto con se stessa che combatte con la sua storia perché non avverte una appartenenza, non la accetta, ma si confina al suo interno perché ne conosce perfettamente la dimensione, si nutre in questo meccanismo di resistenze per sopravvivere. Nino sembra Nuto, personaggio pavesiano che osserva, assiste, presenza e figura di rassicurazione, coscienza saggia custode di ricordi.

Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, sono speculare al vissuto di Teresa Ciabatti. Mi chiamo Amalia Temperini, sono stata illusa dalla televisione come Teresa Ciabatti subendo Permaflex Wanna Marchi. Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, sono cresciuta nel desiderio rivoluzionario additando i ricchi guardando sempre a est. Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, penso che Michelangelo Buonarroti sia stato un presuntuoso nell’affrescare La creazione di Adamo. Mi chiamo Amalia Temperini, ho trentacinque anni, sono responsabile delle mie azioni, e in certi momenti avverto la dispersione e il disorientamento denunciati in chiave pura, autentica, da Teresa Ciabatti scrittrice, protagonista.

Teresa Ciabatti, La più amata, Mondadori, 2017
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Elena Ferrante – Adele

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Di tanto in tanto mi fermo davanti al pc a leggere qualcosa, cercavo la classifica delle regioni italiane più redditizie e ho trovato una chiarissima intervista a Elena Ferrante, la nota scrittrice italiana famosa negli Stati Uniti, la cui identità è celata dietro questo pseudonimo.
Non ho mai sfogliato i suoi libri, quando un caso diventa clamore mi sento come fossi un brutto oggetto indotto al consumo di qualcosa che mi renderà più triste, e allora evito.
Nel documento pubblicato sul quotidiano Il sole 24 Ore, illuminanti sono le risposte che offre in merito ai suoi lavori.
Ci penso da ieri, stanotte, stamattina ne ho urgenza di collocarla in questo mio spazio perché voglio contribuire alla diffusione di questo messaggio.
Riporto alcuni stralci:

Ci può spiegare perché ha deciso di tenere segreta la sua identità – di mantenere questa “assenza”, come ha detto, rispetto al mondo editoriale e alla promozione dei suoi libri?
Ritengo che sia un errore, oggi, non tutelare la scrittura garantendole uno spazio autonomo, lontano dalle logiche dei media come del mercato. La mia piccola battaglia culturale, che dura da quasi venticinque anni, si rivolge soprattutto ai lettori. Penso che l’autore vada cercato non nella persona fisica di chi scrive, non nella sua vita privata, ma nei libri che ne portano la firma. Fuori dei testi e delle loro strategie espressive c’è solo chiacchiera. Restituiamo vera centralità al libro e poi, se è il caso, discuteremo degli usi possibili della chiacchiera a scopo promozionale.

Pensa che la fama può arrecare sempre danni all’opera di uno scrittore, o all’opera di qualsiasi persona creativa?
Non lo so. Credo semplicemente che oggi sia un errore lasciare che la propria persona diventi più nota della propria opera.”

Si tratta di una posizione molto netta che condivido nella sua totalità. Buona parte del successo è dato proprio dall’alone di mistero di cui è dotato e che va a suo favore. E’ necessario tornare al contenuto stabilendo una giusta linea di demarcazione sul valore del testo e su chi scrive.

Cosa sta succedendo al mercato editoriale?

Da Fabio Fazio, Adele, la cantante inglese di fama internazionale, ha dichiarato che la scelta di pubblicazione del suo ultimo album ha voluto percorrere una traiettoria differente: tornare ad acquistare un disco non distribuendolo in anteprima su internet, coi classici stralci messi come appetizer, ma avere in custodia l’intero prodotto sfornato destinato alla vendita per un pubblico che tocca con mano qualcosa, una memoria.
Hello si è fatto da garante, ha ottenuto un successo stratosferico grazie anche alle parodie social, e ha trainato e trascinato le vendite a dei livelli alti di guadagno nel mercato mondiale della musica.

 C’è qualcosa di antico in queste azioni che mi fa molto riflettere.

L’intervista intera all’autrice, Qui

Adele e Fabio Fabio su Rai tre da youtube:

Desidero/disprezzo

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Appunti di letture mattutine di apparente non studio:

Il soggetto desidera, ma non sa cosa. Nella sua fluttuazione d’animo, incrocerà un essere fornito di qualcosa che gli manca e che sembra dare a quest’ultimo una pienezza che egli non ha. Questa pienezza evidente, così vicina e così lontana, è ciò che propriamente lo affascina. Il desiderio non saziato del soggetto sembra porre sempre la stessa domanda al modello: «Cos’ hai tu più di me?» (per sembrare così felice, per avere una donna così graziosa, per essere preferito dalla direzione, ecc.).

Fissare la propria ammirazione su un modello, è già riconoscergli o concedergli un prestigio che non si possiede, ciò che equivale a constatare la propria insufficienza di essere umano. Non è ovviamente una posizione delle più comode ma l’uomo che prova ammirazione e che attraverso essa invidia l’Altro, è innanzi tutto qualcuno che si disprezza profondamente.

René Girard e la Teoria del desiderio mimetico
Continua