Claudio Cintoli - Luigi Di Sarro - Ettore Innocente OGGETTI astrazioni, utensili, sistemi, disegni a cura di Carlotta Sylos Calò, entro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro, Roma - www.centroluigidisarro.it

Cintoli, Di Sarro, Innocente. OGGETTI, astrazioni, utensili, sistemi – 20 ottobre, Centro Luigi Di Sarro -Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, Studiare, turismo, Università, viaggi

Claudio Cintoli – Luigi Di Sarro – Ettore Innocente
OGGETTI
astrazioni, utensili, sistemi, disegni

 a cura di Carlotta Sylos Calò

 inaugurazione:
giovedì 20 ottobre 2016 ore 18.00

@ Centro di documentazione
della ricerca artistica contemporanea
Luigi Di Sarro,
Roma

 

Tra gli anni Sessanta e Settanta l’operazione estetica si ‘apre’ fino a coinvolgere lo spazio, l’ambiente e il tessuto di storia e relazioni in cui nasce, rompendo i confini del visuale e diventando esperienza. La mostra Oggetti a cura di Carlotta Sylos Calò attraverso l’esposizione di opere di Claudio Cintoli (1935-1978), Luigi Di Sarro (1941-1979), Ettore Innocente (1934-1987), assimilabili a astrazioni, utensili, sistemi e disegni, offre una lettura del vasto tema dell’oggetto (come matrice, modello o schema) nella dimensione operativa-immaginativa degli anni Settanta italiani, caratterizzata da una tendenza al progettare che mescola utopia e pratica.

Claudio Cintoli - Luigi Di Sarro - Ettore Innocente OGGETTI astrazioni, utensili, sistemi, disegni a cura di Carlotta Sylos Calò, entro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro, Roma - www.centroluigidisarro.it

La mostra è prodotta dal Centro Di Sarro nell’ambito del Convegno internazionale Arte Fuori dall’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società a cura di Cristina Casero, Elena di Raddo, Francesca Gallo, 12-13 ottobre 2016 Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Gli Atti del Convegno, che documenteranno anche gli eventi a latere, saranno pubblicati nel 2017.

Programma convegno
Comunicato stampa del convegno

Informazioni:

Claudio Cintoli – Luigi Di Sarro – Ettore Innocente
OGGETTI
astrazioni, utensili, sistemi, disegni

a cura di Carlotta Sylos Calò

inaugurazione: giovedì 20 ottobre 2016 ore 18.00

20 ottobre – 18 novembre 2016 (dal martedì al sabato ore 16.00 – 19.00)

Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro (Roma) - www.centroluigidisarro.it/

Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro
Via Paolo Emilio, 28 – 00192 Roma
Tel. 063243513
www.centroluigidisarro.itinfo@centroluigidisarro.it



*Comunicato stampa

 

I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista _foto_archivio

I FIORI DEL MALE. DONNE IN MANICOMIO NEL REGIME FASCISTA, 14 settembre, Casa della Memoria e della Storia, Roma #opening #vernissage [#mostre]

amore, arte, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, filosofia, fotografia, lavoro, letteratura, libri, mostre, poesia, quotidiani, salute e psicologia, turismo, Università, viaggi, vita


Mostra foto-documentaria

I FIORI DEL MALE
DONNE IN MANICOMIO NEL REGIME FASCISTA

 

 Casa della Memoria e della Storia
14 settembre – 18 novembre 2016

 

Figlie, madri, mogli, spose, amanti: donne vissute durante il Ventennio. Ai volti delle ricoverate sono affiancati diari, lettere, relazioni mediche che raccontano la femminilità a partire dalla descrizione di corpi inceppati e restituiscono l’insieme di pregiudizi che hanno alimentato storicamente la devianza femminile.

ManifestoL’idea di realizzare I fiori del male. Donne in manicomio nel regime fascista, una mostra sulle donne ricoverate in manicomio durante il periodo fascista, è nata dalla volontà di restituire voce e umanità alle tante recluse che furono estromesse e marginalizzate dalla società dell’epoca.

Durante il regime fascista si ampliarono i contorni che circoscrivevano i concetti di emarginazione e di devianza e i manicomi finirono con l’accentuare la loro dimensione di controllo e di repressione; tra le maglie delle istituzioni totali rimasero imbrigliate anche quelle donne che non seppero esprimere personalità adeguate agli stereotipi culturali del regime o non assolsero completamente ai nuovi doveri imposti dalla “Rivoluzione Fascista”.

Ci è sembrato importante – spiegano i curatori della mostra Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante – raccontare le storie di queste donne a partire dai loro volti, dalle loro espressioni, dai loro sguardi in cui sembrano quasi annullarsi le smemoratezze e le rimozioni che le hanno relegate in una dimensione di silenzio e oblio. Alle immagini sono state affiancate le parole: quelle dei medici, che ne rappresentarono anomalie ed esuberanze, ma anche le parole lasciate dalle stesse protagoniste dell’esperienza di internamento nelle lettere che scrissero a casa e che, censurate, sono rimaste nelle cartelle cliniche.

Il manicomio, in questo senso, è stato un osservatorio privilegiato dal quale partire per analizzare i modelli culturali – di matrice positivista – che hanno storicamente contribuito a costruire la devianza femminile e che durante il Ventennio furono ideologicamente piegati alle esigenze del regime. Il lavoro di ricerca e di valorizzazione condotto su questi materiali ha permesso così di recuperare una parte fondamentale della nostra memoria e di restituirla alla collettività.

La mostra ha ottenuto il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero per i Beni e le attività culturali, della Regione Abruzzo. Le fotografie e i documenti al centro del percorso espositivo provengono in larga parte dall’archivio storico del manicomio Sant’Antonio Abate di Teramo.

La mostra, promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale Dipartimento Attività Culturali e Turismo, è a cura di Annacarla Valeriano e Costantino Di Sante, promossa dall’Irsifar e realizzata dalla Fondazione Università degli Studi di Teramo in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della Asl di Teramo e l’Archivio di Stato di Teramo.

 

Informazioni:

Mostra foto-documentaria

I FIORI DEL MALE
DONNE IN MANICOMIO NEL REGIME FASCISTA

CASA DELLA MEMORIA E DELLA STORIA
Via San Francesco di Sales, 5 – Roma

14 settembre – 18 novembre 2016

Lun-ven ore 9.30-20.00
Tel. 060608 – 06.6876543

www.comune.roma.it/cultura

INGRESSO LIBERO

 

* Comunicato stampa

Storia della Repubblica di Guido Crainz. Presentazione: 17 maggio, Teramo #savethedate [libri]

attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, leggere, libri, politica, quotidiani, Studiare, Università

SARÀ PRESENTATO A TERAMO
“STORIA DELLA REPUBBLICA”
L’ULTIMO LIBRO DI GUIDO CRAINZ

Teramo, 13 maggio 2016 – Sarà presentato a Teramo martedì 17 maggio, alle ore 17.30, nella corte interna della Biblioteca Provinciale Melchiorre Delfico, l’ultimo libro dello storico Guido Crainz Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi (Donzelli Editore, 2016).

Guido Crainz, Storia della Repubblica (dettaglio copertina), Donzelli Editore, Roma, 2016 (immagine presa dal web - http://www.donzelli.it/)«Settant’anni di storia – si legge nella nota introduttiva al volume ‒ un percorso intenso e tormentato, intriso di speranze e di delusioni, di traumi profondi e di mutamenti inavvertiti. Un percorso cui attingere più che mai, questo è il senso del libro, nei disorientamenti dell’oggi. Nel disagio per il nostro presente. Nell’incombere di scenari internazionali che alimentano le inquietudini del nuovo millennio… In un unico sguardo tutte le stagioni della nostra vicenda repubblicana, nel succedersi di scenari sociali e politici, culture, generazioni…».

Alla presentazione, alla quale parteciperà l’autore, interverranno per un saluto il governatore della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e il presidente della provincia di Teramo Renzo Di Sabatino.

Dopo l’introduzione del rettore dell’Università di Teramo Luciano D’Amico, seguiranno gli interventi di Umberto Gentiloni Silveri, dell’ Università La Sapienza di Roma; di Pasquale Iuso e di Maddalena Carli, dell’Università degli Studi di Teramo. La presentazione del libro sarà moderata dal giornalista Rai Antimo Amore.

Guido Crainz, nato a Udine, docente di Storia contemporanea all’Università di Teramo fino al 2014, per la Donzelli ha pubblicato: Padania. Il mondo dei braccianti dall’Ottocento alla fuga dalle campagne (1994, 2007); Storia del miracolo italiano (1997, 2003); Il paese mancato (2003, 2011); Il dolore e l’esilio. L’Istria e le memorie divise d’Europa (2005); L’ombra della guerra. Il 1945, l’Italia (2007); Autobiografia di una Repubblica. Le radici dell’Italia attuale (2009); Il paese reale. Dall’assassinio di Moro all’Italia di oggi (2012, 2013); Diario di un naufragio. Italia, 2003-2013 (2013).

REDAZIONE UFFICIO STAMPA – Università degli Studi di Teramo
http://www.unite.it

Rudolf Arnehim – Pensiero Visuale

arte, comunicazione, leggere, libri, Studiare, Università

Giravo per web alla ricerca di libri scontati e a pochi euro ho preso un testo brevissimo nel quale è insito parte del pensiero di Rudolf Arheim –  primo docente di psicologia dell’arte presso la Harvard University, conosciuto soprattutto per i suoi lavori dedicati al cinema. Costellato da numerosi esempi, Pensiero visuale, getta le proprie basi nel contenuto delle immagini, le quali, secondo il suo parere, sono costituite da un’idea di fondo che dice che per poter riconoscerle dobbiamo averle interiorizzate. Rintracciare i caratteri familiari, saper identificarli per poi trasformarli.

Non tutti sono capaci di applicare questa condizione, poiché in molti non si premurano di curare le proprie potenzialità, evolvere per concentrarsi su qualcosa da costruire. E’ più facile fare riferimento a un modello da imitare che impegnarsi a cambiare. Buona parte di questo processo è dato da un pensiero medioevale che ha condizionato l’immagine attraverso l’uso della parola scritta, il testo.

Elaborare, riconoscere, mutare come principio statico più che plasmare un oggetto per poi appiattirne l’identità, e distruggerlo nella ripetizione. Il lavoro sulla ricerca della percezione è quindi stato sottovalutato nel momento in cui ci è concentrati sui metodi di ricerca scientifici, quando l’arte è divenuta un oggetto a supporto decorativo e di piacere.

Prescindendo dalla attenzione dell’autore, molti sono gli studiosi che si trovano a rivalutare il potere delle immagini come nuovo campo del sapere, e credo sia uno dei dati importanti per una crescita superiore e di avanzamento dell’intera storia dell’arte.
Buona lettura

 

Desidero/disprezzo

attualità, comunicazione, cultura, lavoro, leggere, letteratura, libri, Studiare, Università

Appunti di letture mattutine di apparente non studio:

Il soggetto desidera, ma non sa cosa. Nella sua fluttuazione d’animo, incrocerà un essere fornito di qualcosa che gli manca e che sembra dare a quest’ultimo una pienezza che egli non ha. Questa pienezza evidente, così vicina e così lontana, è ciò che propriamente lo affascina. Il desiderio non saziato del soggetto sembra porre sempre la stessa domanda al modello: «Cos’ hai tu più di me?» (per sembrare così felice, per avere una donna così graziosa, per essere preferito dalla direzione, ecc.).

Fissare la propria ammirazione su un modello, è già riconoscergli o concedergli un prestigio che non si possiede, ciò che equivale a constatare la propria insufficienza di essere umano. Non è ovviamente una posizione delle più comode ma l’uomo che prova ammirazione e che attraverso essa invidia l’Altro, è innanzi tutto qualcuno che si disprezza profondamente.

René Girard e la Teoria del desiderio mimetico
Continua

Potestà televisiva. I giudici di Masterpiece. [terza puntata su Comunite. it -]

cultura, televisione
Masterpiece – il primo talent show per aspiranti scrittori (Rai 3, Domenica, 22.50) è al suo terzo incontro; mancano solo poche settimane alla fine della prima parte e il clima inizia a farsi torrido, tanto che il coach, Massimo Coppola, indirizza i suoi attacchi, tirando fuori gli artigli, manifestando le sue intolleranze, verso quei concorrenti più indisciplinati, meno attenti e presuntuosi.
Con questo incipit la puntata apre i battenti, seguendo momenti di scambio e forte irritabilità, e il gioco si trasforma in una macchina valida a incrementare il dibattito attivo sui social network, per rendere sempre più protagonista il pubblico agguerrito da casa.Lo start – up competitivo intraprende buoni slanci; a rendere lo scambio dinamico sono i tre giudici frontalmente seduti ai partecipanti…
L’articolo sulla prima puntata, qui
Quello sulla seconda, qui

Riflessione ad alta voce

attualità, cultura, Studiare, vita

Penso che un buon libro di Storia possa definirsi tale quando arrivi a credere che tutto il percorso di studio fatto faccia maturare in te numerosi dubbi sulle situazioni odierne. La paura t’instilla una curiosità e una riflessione che induce a scoprire come i cambiamenti sociali, applicati nel corso dei secoli, siano avvenuti a tutela delle proprie identità (si prega di leggere quest’ultimo significato spurio dal concetto di “nazionalismo”).

L’Europa ha maturato un suo cammino su processi culturali decisivi da una consecutio antica fino a oggi. L’America, invece, è supremazia travestita da bluff: ne sono sempre più convinta.

Nevrosi pre/post studio

Studiare

Avrei voglia di preparare questo semplice piatto, ma ho due o più problemi:

Il riso non è basmati, ma un mix di continentali (clicca)

Non ho il manzo, ma pollo.
Non ho i germogli di soia e l’erba cipollina.

In compenso ho salsa di soia, peperoni e peperoncini.

Non ho voglia di uscire, ma che se non esco impazzisco e non produco.
Che sto trasformando questa pagine di blog in un inferno, poiché riflette il mio stato confusionale più che culturale.

Insomma: cosa fare? come agire? dove andare?

Amalia è in città

Studiare, vita

Ho un leggero mal di testa; stamattina ho studiato, ora sono in pausa, scrivendo qui, e decidendo sulla possibilità di prendere un oki.
Mi trovo a preparare un esame di storia della cultura;  le pagine che sto memorizzando sono legate all’evoluzione del teatro rinascimentale e mi hanno fatto riaffiorare un episodio che non mi è sceso tanto durante una delle ultime sessioni fatte.

Nel corso della mia carriera ho sostenuto due corsi di teatro molto simili tra loro, addirittura con lo stesso professore e alcuni testi fissi, i suoi.
Non è tanto questo che irrigidisce i miei pensieri quanto più la sua sferzante voglia di mettere un 28 a tutti i costi, senza stare a pensare che io possa migliorare, o darmi la possibilità di farlo. Sono una persona caparbia, non amo facilmente perdere, se studio lo faccio per accettare un voto abbastanza alto, e se prendo un 30 senza lode, mi girano altamente le palle.

Questo professore, all’appello del primo esame, ha avuto il coraggio di presentarsi in aula con un PC che prevedeva un software, in cui l’allievo inseriva nome e cognome, prima di essere esaminato; una volta criptati i propri dati, essi venivano restituiti in fotografie di ambienti, spazi e scenografie, ovviamente da riconoscere, identificarne i periodi storici e sceglierli, al fine di ottenerne l’argomento per la tua interrogazione.

A me vennero fuori due immagini chiare: l’attore stanislavskiano e il teatro shakesperiano di epoca elisabettiana.

Da buona suicida autolesionista, decisi di avviare il discorso sul primo.

Avete presente le persone più fastidiose della storia del mondo? Quelle che quando stai cercando di esprimere un giudizio sano su quadro di riferimento, v’interrope ogni quindici secondi per aggiungere disquisizioni o termini, che secondo lui, sono migliori o più consoni, facendovi perdere la logica di quello che state esprimendo?
Ecco il mio professore: ha di certo di una pignoleria pura.

Ogni volta che penso a lui, ho in mente un mix tra Furio – personaggio di Verdone del film Bianco, rosso e verdone, e a Castellitto, nell’interpretazione del padre di Caterina del film di Virzì, Caterina va in città.

Ho smesso di studiare per sfogarmi e dire che quel 28 datomi, guarda caso, è rimasto anche al secondo appello. Conoscendomi, e conoscendo tutti noi studenti, in quanto pochissimi a seguire le sue lezioni, ho sempre avuto un pensiero fisso: ma non è che lui si sia segnato il voto del primo esame per poi confermarlo nuovamente, a distanza di anni, nel secondo? Altrimenti che senso ha avere un block notes in cui segnare domande fatte e persone interrogate?

Quel voto mi è rimasto sul gozzo, sia nel primo, che nel secondo esame, e intralcia i miei pensieri a distanza di anni, pure quando sto studiando altro.

Ragioniamo sul mio stato di degrado mentale?

X Factor 2012 (Italia) – yep! –

cultura

C’è un altro programma che sto amando in maniera particolare, trasmesso da Sky Italia; non ne ho mai parlato; un po’ perché non riuscivo a trovare una dimensione creativa analitica, un po’ perché non ero pronta a farlo.

X Factor 2012 è lo show dell’anno; meglio di Sanremo, e di quei centomila talent che tempestano la nostra tv generalista; l’unico costruito per tutti; dedicato espressamente alla musica (un certo tipo di musica); in diretta, in periodo morto come quello di ottobre – novembre – dicembre; con orari accessibili; il giovedì sera; dalle 21.10 in poi, su Sky Uno HD, e in replica su Cielo tv la domenica – suppongo nella stessa fascia oraria.

Certo non si può dire che da lì partono le mirabolanti rivoluzioni di chissà quale mercato; chiaro è che negli anni ha tirato fuori il meglio e il peggio del pop italiano, oggi nelle nostre classifiche.

Ci troviamo di fronte a un prodotto mediatico di grandissimo livello, dove non ci sono solo sponsor della salsiccia o del salamino a fare da contorno, ma uno forte, in evidenza, che illumina tutte le nostre case con soluzioni alternative e non. L’Enel, di fatto, è riuscita a inserirsi in uno scenario così potente come maggior finanziatore e costruttore di credibilità attraverso le sue sferzanti onde energetiche, che si propagano nei nostri (ex) tubi catodici, da grandissime e apparenti caldaie, anche con un premio preciso, che sarà consegnato tra giovedì o venerdì prossimi, nelle due serate finali.

Alessandro Cattelan è il conduttore ufficiale che tira le redini su di un palco enorme e illuminato, reso eclettico dalle scenografie spettacolari di Luca Tommasini, su cui si dispongono in fila quattro giudici visibili: Arisa – l’astro nascente della mediocrità musicale; Simona Ventura – col suo estenuante esibizionismo imbarazzante; Elio, degli Elio e le storie tese – detentore del premio qualità; Morgan, l’uomo col ciuffo più bello della storia che adesso non ha più.
Il pubblico è l’invisibile: il maggior fagocitatore di musica da ingozzo, che partecipa attivamente al voto attraverso l’uso di tutti social disponibili; con qualsiasi mezzo di comunicazione esistente e immaginato, quando è chiamato ad intervenire nelle condizioni di tilt, ma anche per la selezione ufficiale dei papabili vincitori da portare avanti, puntata su puntata.

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Ieri sera abbiamo assistito alla sesta, di puntata; i concorrenti (che parola antica!)  rimasti, si sono esibiti, non come nei precedenti incontri con superclassici di livello internazionale; non con canzoncine che bene o male conosciamo tutti anche per sbaglio e fissateci in testa mentre discutiamo della qualità di cottura di un pachino o di un pelato al supermercato con il nostro commesso di fiducia; ieri sera, i loro razzi fotonici sono stati lanciati attraverso gli inediti, scritti per l’occasione da diversi autori, tra i quali Max Pezzali e Ramazzotti.

Senza dubbio voto per le scelte azzardate e sperimentali di Morgan: un po’ perchè mi è sempre piaciuto il suo fascino da intellettuale disperatamente costruito e sudato; un po’ perchè ha portato dei pezzi che non avremmo mai ascoltato in tv (Piero Ciampi; Kurt Weill e Brecht; Propaganda, ecc.).

Più volte mi sono chiesta come sia stato possibile che io abbia tradito l’impegno civile di Santoro, Ruotolo e compagnia cantante.
Non lo so; molto probabilmente influisce che tutto l’ambaradan sia stato trasferito su La 7 – canale che mi ha sempre rotto un po’ le palle; per via dei modi di ripresa, per me, antiestetici e noiosi.

Xfactor duemiladodici piace anche dal punto di vista della costruzione; è esaltante, e credo sia l’unico “varietà” nel nostro paese ad aver adottato in maniera massiva tutti i mezzi di comunicazione di massa possibili, in contemporanea e in diretta su più piattaforme (radio; tablet; social; internet; chi ne ha, più ne metta).

Assieme al suo Extra (factor), posto circa dopo la mezzanotte, si tirano in ballo scenari del tutto nuovi. Il pubblico affezionato da casa interviene e dimostra come esso sia giovane.

Un target universitario e post, spesso organizzato in gruppi d’ascolto, si fa avanti con faccioni su monitor minuscoli skypizzati, e riprodotti in schermi gigantissimi, pronti a susseguirsi e ripetersi nei nostri video in un’eco visiva a dir poco post-moderna.

E’ inutile prenderci in giro; se qualcuno vuole investire in qualità può farlo ancora in Italia; checché se ne dica, la bomba esplosa attraverso il canale Sky Uno HD ogni giovedì alle 21.10 ha portato i suoi frutti e ne porterà altri. La gente è interessata e protagonista; partecipa e giudica attivamente, sentendosi importante; in più può dire la sua in maniera costruttiva ed edificante rivolgendosi direttamente agli interessati (giudici e cantanti).

Io voto sì a X factor e no a Valsoia; m’immedesimo nello spettatore non votante, e confido in chi permetterà a Chiara Galiazzo di vincere, per farmi risentire, guidando, quel suo timbro evocativo e unico, che si quantifica nelle sue note alte; perché è elegante, femmina – e anche un tantinino nevrotica.

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Sui libri

rumors

Io, quando studio, mi attorciglio una sciarpa in testa come per dire:
Bloccatevi, pensieri!

ciò mi rende più sicura