GabrieleBasilico_DancingInEmilia_07@Gabriele-Basilico

GABRIELE BASILICO, DANCING IN EMILIA, 22 febbraio, NONOSTANTE MARRAS – Milano #savethedate #fotografia #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

GABRIELE BASILICO, DANCING IN EMILIA
a cura di Francesca Alfano Miglietti

Opening:
mercoledì 22 febbraio 2017, ore 19.00

NONOSTANTE MARRAS,
Milano

Il 22 febbraio 2017 si terrà nello spazio Nonostante Marras l’inaugurazione della mostra Gabriele Basilico, Dancing in Emilia, a cura di Francesca Alfano Miglietti con la collaborazione dello Studio Gabriele Basilico.

La mostra presenta le immagini che il grande fotografo Gabriele Basilico ha realizzato nel 1978 nei dancing in Emilia Romagna per incarico del mensile di architettura e design Modo. Alla fine degli anni Settanta il boom del liscio di Raoul Casadei e degli scatenati ritmi di John Travolta, sostenuti dall’intraprendenza di alcuni mecenati dell’evasione musicale di massa, avevano popolato la zona fra Parma e Ravenna di una miriade di discoteche frequentate da un pubblico numeroso e indifferenziato.

In un turbinio di minigonne, luci stroboscopiche, abiti eleganti e papillon, Gabriele Basilico cerca di svelare il successo che accompagna l’avvento della musica di rottura che va imponendosi sulla scena italiana ma che convive ancora con i ritmi della tradizione. La sua ricerca non si limita, però, a una campionatura di tipo sociologico, ma interviene in modo frontale e partecipe: Basilico utilizza il flash quale strumento principe della sua indagine, come un riflettore teatrale che isola e seleziona i personaggi su un palcoscenico.

Come scrive Giovanna Calvenzi in Dancing in Emilia (Silvana Editoriale, 2013), “Basilico ricerca con i suoi soggetti un rapporto recitato, dove le immagini nascono dalla performance collettiva e dall’interazione fotografo-fotografato. La sua comprensione e la sua partecipazione, inizialmente solo parziali, si ampliano nello svolgersi del lavoro. Indirizza dapprima la sua analisi critica verso gli spazi, gli imbottiti di plastica, il plexiglass, i neon e i finti ori, gli oblò e il peluche. Poi, con un deciso slittamento dall’incombenza professionale, passa dagli arredi e dai decori al pubblico, alla ricerca di momenti emblematici, di volti, di situazioni. Gente che balla, ritratti, il flash scava nel buio e ferma momenti, gesti, sorrisi, presenze e assenze, è strumento di indagine ma anche e soprattutto segno di riconoscimento, l’avvertimento dell’operazione in corso, un “memento” per chi vuole sfuggirgli e un punto di riferimento per chi, in processione spontanea, vuole essere parte della rappresentazione che il fotografo sta mettendo in scena”.

Una lettura attenta dei nuovi spazi del divertimento ma anche dei comportamenti, dei trasformismi, dei rapporti generazionali, dell’evolversi del costume e della moda.

Una selezione di cento immagini è stata presentata per la prima volta nel 1980 alla Galleria Civica di Modena dove è stata riproposta nel 2013 a cura di Silvia Ferrari. Il volume Dancing in Emilia ospita testi di Silvia Ferrari, Gustavo Pietropolli Charmet, Gabriele Basilico, Giovanna Calvenzi e una conversazione del 2007 tra Gabriele Basilico e Massimo Vitali.

SI RINGRAZIANO PER LA PREZIOSA COLLABORAZIONE ALLA MOSTRA  LO STUDIO GABRIELE BASILICO, MILANO e GIOVANNA CALVENZI

 GABRIELE BASILICO, DANCING IN EMILIA, 22 febbraio, NONOSTANTE MARRAS - Milano (invito)

NOTE BIOGRAFICHE

Gabriele Basilico nasce a Milano nel 1944. Dopo la laurea in architettura (1973), si dedica con continuità alla fotografia. La forma e l’identità delle città, lo sviluppo delle metropoli, i mutamenti in atto nel paesaggio postindustriale sono da sempre i suoi ambiti di ricerca privilegiati. Considerato uno dei maestri della fotografia contemporanea, ha ricevuto molti premi e le sue opere fanno parte di importanti collezioni pubbliche e private italiane e internazionali.

Milano. Ritratti di fabbriche (1978-80) è il primo lungo lavoro che ha come soggetto la periferia industriale e corrisponde alla sua prima mostra presentata in un museo (1983, Padiglione di Arte Contemporanea, Milano). Nel 1984-85 con il progetto Bord de merpartecipa, unico italiano, alla Mission Photographique de la D.A.T.A.R., il grande incarico governativo affidato a un gruppo internazionale di fotografi con l’obiettivo di documentare le trasformazioni del paesaggio francese.

Nel 1991 partecipa, con altri fotografi internazionali, a una missione a Beirut, città devastata da una guerra civile durata quindici anni. Da allora, Gabriele Basilico ha prodotto e partecipato a numerosissimi progetti di documentazione in Italia e all’estero, dai quali sono nati mostre e libri, come Porti di mare (1990), L’esperienza dei luoghi (1994), Italy, Cross Sections of a Country (1998),Interrupted City (1999), Cityscapes (1999), Berlino (2000), Scattered City (2005), Appunti di viaggio (2006), Intercity (2007). Tra i suoi ultimi lavori, Roma 2007, Silicon Valley ’07 (per incarico del San Francisco Museum of Modern Art), Mosca Verticale, indagine sul paesaggio urbano di Mosca, ripresa nel 2008 dalla sommità delle sette torri staliniane, Istanbul 05 010, Shanghai 2010, Beirut 2011, Rio 2011, Leggere le fotografie (2012).

Partecipa alla XIII Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia (2012) con il progetto Common Pavilions, su progetto di Adele Re Rebaudengo e realizzato in collaborazione con Diener & Diener Architekten, Basilea, pubblicato nel 2013.

Gabriele Basilico muore a Milano il 13 febbraio 2013.

Milano, febbraio 2017

 

SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Gabriele Basilico, Dancing in Emilia
Curatore: Francesca Alfano Miglietti
Date:  23 febbraio – 26 marzo 2017
Orario: da lunedì a sabato, 10.00 – 19.00; domenica 12.00 – 19.00
Sede: NONOSTANTE MARRAS, via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano
Ingresso gratuito
Info: tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it; www.antoniomarras.com
Ufficio stampa: Maria Bonmassar; tel.: 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

Minus.log, Cure 02, 2016, scultura audio visiva, due elementi in legno e tempera bianca cm 100x50x25 cm ciascuno, un elemento in legno e tempera bianca cm 150x45x45, video 5’:00” loop, proiettore, lampada lad, sound, dimensioni totali 170x181x166 cm, Courtesy Galleria Bianconi

Minus.log – Untitled (line), 9 febbraio, Galleria Bianconi – Milano #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi, videoarte

MINUS.LOG
Untitled (line)
solo show a cura di Martina Lolli

opening:
giovedì 9 febbraio 2017
ore 18.00- 21.00

Galleria Bianconi,
via Lecco 20, 20124  Milano

 

Giovedì 9 febbraio alle ore 18.00 inaugura alla Galleria Bianconi Untitled (line) a cura di Martina Lolli, prima personale milanese di Minus.log, collettivo nato nel 2013 dal sodalizio fra l’artista visiva Manuela CappucciGiustino Di Gregorio, artista audiovisivo attivo fin dagli anni ’90. Attraverso la sperimentazione e l’unione di diversi media e linguaggi, Minus.log si propone di realizzare ogni opera come parte di un ambiente sinestetico che accoglie il visitatore in un dialogo fra pittura, scultura, musica, video e proiezioni.


“Untitled (line)” il titolo della mostra, incentrata sui lavori più recenti, dà conto di come sia possibile concepire la stessa come un’unica grande installazione in cui affluiscono le opere della serie Cure (2015), Try Again (2016) eFaraway so close (2017). La linea indicata nel titolo non è solo l’elegante elemento figurativo da cui si genera la produzione di Minus.log, ma fa riferimento anche all’ideale che la sottintende: la ricerca della semplicità formale e concettuale attraverso la riduzione ai minimi termini della rappresentazione e degli stimoli audio-visivi.
Nell’universo artistico di Minus.log il tempo rallenta e accoglie momenti di pausa e di latenza in cui la ricerca del senso si inabissa nel profondo dell’essenza del fruitore. In questa temporalità soggettiva l’espressione diviene silenzio e, nel ripiegamento interno dei sensi, il brusio lascia spazio al rimosso, a ciò che solitamente è detto fra parentesi. La linea come atto più semplice e raffinato della forma, dunque, non è portatrice di conoscenza analitica, ma è margine percettivo che ha bisogno di attesa per essere esperito.
Nelle installazioni della serie Cure la linea prende corpo e diviene una soglia empatica che il gioco di luce ci invita a penetrare. Essa è il taglio tradotto dalle sovrapposizioni della garza e dalle lame di luce che vibrano sulla superficie della tela di Cure 02 e sulle sculture  di Cure 01, lembi che aprono al paziente lavorio sotterraneo della rimarginazione e della cura di una ferita. Le forme che affiorano lentamente in superficie negli oli su tela della serie Try Again sono  in bilico fra figurazione e astrazione. Tracce di un’assenza resa visibile da velature e trasparenze, traducono la linea nei tagli perfetti del digitale attraverso frammenti (Skyline), ripetizioni (Loop. Visione simultanea), interruzioni (A-line) e cut-up (Cloud); allenano lo sguardo a una visualizzazione più profonda che è fatta di tentativi e di stati d’animo  (People). Nell’installazione omonima le linee si manifestano come interferenze che solcano l’invisibile campitura della proiezione; il loro manifestarsi imprevedibile ci invita alla scoperta di una singolare sincronia e di uno scarto che questa volta è dato dalla presenza del colore. In Faraway so close la linea è il profilo lontano e vicino di una reminiscenza che si riavvolge su se stessa: in un tempo infinito il ricordo è questione di prospettiva; nello spazio infinito, si declina in forme sospese. I paesaggi diFaraway so close sono immagini che derivano dall’atto di cancellare e rendere limpido e che, nel loro stesso procedimento, conservano le sfumature della memoria e la definizione formale di un obiettivo.
La ricerca di Minus.log mutua il fascino e la raffinatezza dell’estetica digitale attraverso l’uso della tecnologia sostenuta dal “calore” e dal “colore”  dei supporti analogici. Il suo rigore formale si declina nella poesia del caso e dell’errore di un sistema non totalmente controllabile – tanto analogico quanto umano – che porta a risultati inaspettati e sorprendenti. In questo gioco degli equilibri il fruitore ha una grande importanza poiché è invitato a riconquistare la propria temporalità e a ricercare in essa un senso, non necessariamente condivisibile all’unanime, ma che assuma il valore di un’esperienza singolare.
La mostra è visibile fino al 4 marzo 2017 alla Galleria Bianconi di Milano, via Lecco 20.

 

Minus.log è un collettivo che si dedica alla realizzazione di installazioni audiovisive, stampe e lavori pittorici formatosi nel 2013 dalla già sperimentata collaborazione tra Giustino di Gregorio e Manuela Cappucci. Giustino è attivo fin dagli anni ’90 come compositore (Sprut, 1999, Tzadik Records), videomaker e audiovisual artist (InterNos, Teramo, 2011; Festival E-fest Cultures Numériques, La Marsa, 2013). Manuela proviene dalla pittura informale einizia a dipingere alla fine degli anni ’90 partecipando a diverse esposizioni collettive e personali (Istantanee di mondi possibili, Villa Filiani, Teramo, 2011). Dall’unione di queste due sensibilità nasce una ricerca in cui materiale e immateriale si penetrano a vicenda, in cui musica e pittura, analogico e digitale, partecipano all’opera come elementi sinestetici di un’esperienza basata su un processo di sottrazione e riduzione dei mezzi. Allo stesso modo, l’autorialità dei due artisti si fonde nella partecipazione unitaria e indissolubile alla sua creazione.
Fra le maggiori esposizioni collettive e personali a cui Minus.log  si segnala: Stills of Peace, Scuderie Ducali Palazzo degli Acquaviva (Atri, Teramo, 2016), Unotrezerouno, Abbazia di Propezzano (Morro d’Oro, Teramo, 2016), HearteartH festival, (Berlino-Milano, 2016). Quello che rimane, Museolaboratorio ex manifattura tabacchi (Città Sant’Angelo, Pescara, 2016), FILE 2015. Electronic Language International Festival (San Paolo, Brasile, 2015), door/angelo della rivelazione/franco summa project (Castelvecchio Subequo, L’Aquila, 2014).
L’attenzione di Minus.log è concentrata sullo spazio vuoto, sulla pausa, su una comunicazione che nasce dal silenzio. Elementi semplici come linee di luce e forme minimaliste, interagiscono con superfici, sculture o ambienti che, accogliendo il rigore formale, giocano negli interstizi del senso e della logica portando in primo piano ciò che spesso è accantonato velocemente: l’errore, l’attesa, la ripetizione. Minus.log, nella creazione di ambienti immersivi, esplora e  invita ad esplorare un diverso rapporto con lo spazio e con il tempo, una dimensione nella quale sia possibile cogliere sfumature sottili e variazioni minime.

MINUS.LOG
Untitled (line)
solo show a cura di Martina Lolli

opening:
giovedì 9 febbraio 2017,  ore 18.00- 21.00

mostra: 09 febbraio – 04 marzo 2017
orari: lunedì- sabato 10.30 -13.00 /14.30-18.30

Galleria Bianconi,
via Lecco 20, 20124  Milano

per informazioni:
info@galleriabianconi.com  –
tel. +39 02 22228336

 

*Comunicato stampa

LEA VERGINE. L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE, 13 dicembre, NONOSTANTEMARRAS - Milano #presentazione #libro #rizzoli [#books]

LEA VERGINE. L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE, 13 dicembre, NONOSTANTEMARRAS – Milano #presentazione #libro #rizzoli [#books]

arte, arte contemporanea, comunicazione, CS, cultura, leggere, letteratura, libri

Presentazione del nuovo libro
di LEA VERGINE

L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE

Conversazione con Chiara Gatti

Rizzoli 2016

Incontrano l’autrice
Francesca Alfano Miglietti e Patrizia Marras

 

Martedì 13 dicembre, alle ore 19.00, lo spazio NONOSTANTEMARRAS accoglie la presentazione di :  L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE (Rizzoli 2016), il nuovo libro di  LEA  VERGINE.

A parlarne con l’autrice interverranno Francesca Alfano Miglietti e Patrizia Marras.

Lea Vergine: dall’infanzia napoletana (“Non si è nati invano alle falde del Vulcano”), divisa tra due famiglie, al rapporto esclusivo con un padre andato via troppo presto. E poi la vita adulta, la scelta di un mestiere anticonformista, gli anni romani, le gallerie, le avanguardie e la politica, l’amicizia con Cioran e Manganelli. Fino all’approdo a Milano, tra i protagonisti della grande stagione degli anni Sessanta (Gillo Dorfles, Arturo Schwarz, Silvana Ottieri, Camilla Cederna ecc.).Un racconto senza cedimenti, né verso i mostri sacri dell’arte né verso se stessa: “Senza alterigia, non ho però mai finto modestia: chi affronta qualcosa di enigmatico come l’arte non può permettersi di essere modesto. Ma neanche può permettersi di non essere umile”. Così l’arte diventa una scuola di rigore, quindi, ma anche una malattia sublime, “un’ombra dell’amore”. Sono molte le pietre di questo racconto, perché quello che si trova nelle sue pieghe è sempre il tentativo di dare un peso a ciò che è per principio ineffabile: l’arte, l’amore, la vita stessa.  Tentativi che hanno bisogno di braccia forti e sono forse destinati a fallire. Soprattutto se ci si illude di una funzione rassicurante dell’arte. Perché “l’arte non è faccenda di persone perbene. È inutile che lo spettatore cerchi nella visione di un’opera d’arte qualcosa che lo consoli. Troverà solo qualcosa che lo dilanierà. Starà a lui decidere come adoperarlo”.

Lea Vergine

Lea Vergine è scrittrice, critico d’arte e collaboratrice dei più importanti quotidiani italiani.     Collabora sin dal 1973 con quotidiani come Il Manifesto e Il Corriere della Sera e molti periodici. E’ stata uno dei primi critici ad occuparsi della Body Art, pubblicando nel 1974 Il corpo come linguaggio, il libro che ha creato uno scandalo simile a quello delle opere che analizzava. Ha posto in rilievo in L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940. Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, 1980, la funzione delle donne nei fenomeni artistici della prima metà del 20° sec., apportando un contributo fondamentale nell’approccio critico e nella scoperta dell’opera artistica femminile. Ha organizzato numerose mostre, l’ultima delle quali è Un altro tempo. Dal Decadentismo al Modern style, (Trento e Rovereto 2012-2013)

 

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SCHEDA INFORMATIVA

Libro: LEA  VERGINE – L’ARTE NON E’ UNA FACCENDA DI PERSONE PERBENE (Rizzoli 2016)

Data: martedì 13 dicembre 2016, ore 19.00

Sede: NONOSTANTE MARRAS, via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano

Ingresso: gratuito fino a esaurimento posti

Info: tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it; www.antoniomarras.com

Ufficio stampa: Maria Bonmassar; tel.: 335 490311; ufficiostampa@mariabonmassar.com

 


* Comunicato stampa

Zitanpixel di Stephan Hamel, mercoledì 9 novembre 2016, NONOSTANTE MARRAS - Milano

Zitanpixel di Stephan Hamel, mercoledì 9 novembre 2016, NONOSTANTE MARRAS – Milano #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Zitanpixel
di Stephan Hamel

mostra a cura di
Francesca Alfano Miglietti

Opening
Mercoledì 9 novembre 2016 – ore 19

@ Nonostante Marras,
Milano

Mercoledì 9 novembre 2016, alle ore 19.00, presso NONOSTANTE MARRAS si terrà l’inaugurazione dell’esposizione Zitanpixel di Stephan Hamel curata da Francesca Alfano Miglietti, che rimarrà aperta al pubblico fino al 9 gennaio 2017.

In mostra una serie di tappeti gitani sui quali Hamel ha fatto degli interventi rendendoli pezzi unici. “I tappeti ti fanno sentire a casa, subito. Devo il mio amore per i tappeti a fiori a mia nonna paterna, russa di nascita, cittadina errante del mondo e alla sua passione per la storia millenaria di questi particolari manufatti artigianali”: così racconta Stefano Hamel come sia nata la sua passione per quegli oggetti che vengono quotidianamente calpestati da tutti.

I tappeti in mostra, realizzati a mano in lana di pecora tra gli anni Venti e gli anni Settanta del secolo scorso, secondo antichi processi di lavorazione artigianali , con motivi decorativi prevalentemente geometrici, hanno significati tradizionali di derivazione animistica, sciamanica, totemica e talismanica, mantenendo le differenza che sussistono da clan a clan, e da popolo a popolo.

I tappeti raccontano la storia delle popolazioni nomade, sono la testimonianza di una lunghissima tradizione passata di generazione in generazione nelle culture dei Rom, Sinti, Kale e  Romanichals, che dall’India, attorno all’XI secolo, mossero verso il vecchio continente per giungere in tutta Europa nei secoli successivi. Spesso al centro di pregiudizi e superstizioni, queste popolazioni sono rimaste ai margini delle società ospitanti, subendo persecuzioni e veri e proprie diaspore, ma mantenendo una cultura e uno spirito, così forti e fieri, con cui hanno continuato ad affascinare anche i loro più convinti oppositori.

La “casa”, per le popolazioni gitane, è qualunque posto in cui si decida di fermarsi e se un territorio diviene “ostile”, basta rimettersi in viaggio: i tappeti sono metafora perfetta di questa concezione, essendo facilmente trasportabili e capaci di restituire un senso familiare e domestico ad ogni base.

La collezione Zitanpixel è per l’artista una lettura ed anche un omaggio alle culture dei popoli nomadi,  espresso mediante un oggetto centrale delle loro vite. Ogni tappeto è unico perché racconta la propria storia, ogni tappeto è metafora di libertà e tradizione, e, al contempo, oggetto dotato del potere di trasmettere immediatamente calore e sicurezza domestica

Stephan Hamel, nato a Bangkok nel 1962 da madre toscana e padre diplomatico austriaco, ha trascorso i suoi primi anni in Thailandia, maturando una buona conoscenza di diverse culture. E’ consulente di design di fama internazionale: è stato parte integrante del processo di trasformazione di Edra da piccola realtà a brand di culto; ha lavorato a stretto contatto con Massimo Morozzi, e successivamente con Cerutti Baleri.  Ha contribuito al lancio a livello mondiale di Lasvit, azienda ceca del vetro e dell’illuminazione. Si devono a Stephan Hamel le collaborazioni tra il brand boemo e Marteen Baas, Arik Levy, Nendo e Michael Young e le recenti collaborazioni di Lasvit con designer nazionali già famosi all’estero come Borek Sipek, Jan Plechac, Henry Wielgus e Lucie Koldova. E’ stato collaboratore di Vibram, leader mondiale nella produzione di suole in gomma, promuovendo un progetto etico ed ecologico con Carmina Campus che trasforma i residui delle lavorazioni della gomma in oggetti di lusso. Tra i lavori più recenti Fontana Etruria, il progetto di tre monumentali fontane in marmo di Pietrasanta realizzato con Fernando e Humberto Campana.

 

SCHEDA INFORMATIVA

Mostra: Zitanpixel
di Stephan Hamel 
a cura di Francesca Alfano Miglietti

Opening:
mercoledì 9 novembre 2016, ore 19:00

Date: 10 novembre 2016 – 9 gennaio 2017
Orario: da lunedì a sabato, 10.00 – 19.00; domenica 12.00 – 19.00

Info: Nonostante Marras – via Cola di Rienzo 8, Milano
tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it

Sito: www.antoniomarras.it

Ufficio stampa:
Maria Bonmassar – Cell.: 335 490311 – mail: ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

Claudio Cintoli - Luigi Di Sarro - Ettore Innocente OGGETTI astrazioni, utensili, sistemi, disegni a cura di Carlotta Sylos Calò, entro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro, Roma - www.centroluigidisarro.it

Cintoli, Di Sarro, Innocente. OGGETTI, astrazioni, utensili, sistemi – 20 ottobre, Centro Luigi Di Sarro -Roma #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, Studiare, turismo, Università, viaggi

Claudio Cintoli – Luigi Di Sarro – Ettore Innocente
OGGETTI
astrazioni, utensili, sistemi, disegni

 a cura di Carlotta Sylos Calò

 inaugurazione:
giovedì 20 ottobre 2016 ore 18.00

@ Centro di documentazione
della ricerca artistica contemporanea
Luigi Di Sarro,
Roma

 

Tra gli anni Sessanta e Settanta l’operazione estetica si ‘apre’ fino a coinvolgere lo spazio, l’ambiente e il tessuto di storia e relazioni in cui nasce, rompendo i confini del visuale e diventando esperienza. La mostra Oggetti a cura di Carlotta Sylos Calò attraverso l’esposizione di opere di Claudio Cintoli (1935-1978), Luigi Di Sarro (1941-1979), Ettore Innocente (1934-1987), assimilabili a astrazioni, utensili, sistemi e disegni, offre una lettura del vasto tema dell’oggetto (come matrice, modello o schema) nella dimensione operativa-immaginativa degli anni Settanta italiani, caratterizzata da una tendenza al progettare che mescola utopia e pratica.

Claudio Cintoli - Luigi Di Sarro - Ettore Innocente OGGETTI astrazioni, utensili, sistemi, disegni a cura di Carlotta Sylos Calò, entro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro, Roma - www.centroluigidisarro.it

La mostra è prodotta dal Centro Di Sarro nell’ambito del Convegno internazionale Arte Fuori dall’Arte. Incontri e scambi fra arti visive e società a cura di Cristina Casero, Elena di Raddo, Francesca Gallo, 12-13 ottobre 2016 Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore.

Gli Atti del Convegno, che documenteranno anche gli eventi a latere, saranno pubblicati nel 2017.

Programma convegno
Comunicato stampa del convegno

Informazioni:

Claudio Cintoli – Luigi Di Sarro – Ettore Innocente
OGGETTI
astrazioni, utensili, sistemi, disegni

a cura di Carlotta Sylos Calò

inaugurazione: giovedì 20 ottobre 2016 ore 18.00

20 ottobre – 18 novembre 2016 (dal martedì al sabato ore 16.00 – 19.00)

Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro (Roma) - www.centroluigidisarro.it/

Centro di documentazione della ricerca artistica contemporanea Luigi Di Sarro
Via Paolo Emilio, 28 – 00192 Roma
Tel. 063243513
www.centroluigidisarro.itinfo@centroluigidisarro.it



*Comunicato stampa

 

InstallationView_Exhibitionoftheyear2016_t-space_LorenzoKamerlengo_Ph_GiuliaSpreafico - http://www.t-space.it/

Exhibition of the year 2016. Kamerlengo – Loreti – Moroni, fino al 16 luglio, T- Space – Milano #currentexhibition [Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, CS, cultura, mostre, turismo, viaggi

Exhibition of the year 2016
Lorenzo Kamerlengo, Luca Loreti, Alessandro Moroni

a cura di Alberta Romano
fino al 16 luglio 2016

@ t-space, Milano*

 


Dal 13 giugno 2016 t-space presenta Exhibition of the year 2016, una mostra collettiva di Lorenzo Kamerlengo, Luca Loreti e Alessandro Moroni, a cura di Alberta Romano.
Exhibition of the year 2016 è una mostra che nasce e si evolve a partire da un articolo pubblicato il 22 febbraio 2016 dal Loki Design Studio di Montréal.

Pantone, la nota azienda multinazionale americana che si occupa di colori e di servizi grafici, opera annualmente la scelta di un colore dell’anno, con lo scopo di carpire mode e necessità. Per il 2016 la scelta è ricaduta su una combinazione di colori anziché su una singola tonalità: il rosa quarzo e l’azzurro serenity. A motivare questa scelta “il caldo abbraccio del rosa quarzo e la fresca serenità dell’azzurro” capaci, insieme, di confortare il cittadino medio anche durante i tempi turbolenti che lo affliggono oggigiorno.

Al di là delle opinabili motivazioni su cui Pantone basa le proprie scelte, ciò che emerge ben presto, da un’analisi più accurata, è l’incredibile background culturale che si cela dietro questa particolare scelta. Sea Punk, Vaporwave, Afro Punk e molti altri movimenti “underground” appaiono, senza ombra di dubbio, come i precursori diretti della nuova estetica scelta dalla multinazionale americana. Una storia già sentita di sublimazione, edulcorazione e snaturamento che porta tuttavia a riflettere su una vasta gamma di problematiche legate all’estetica dominante e alla sua diffusione su larga scala favorita da un sistema di comunicazione sempre più veloce, fagocitante ed effimero.

Lorenzo Kamerlengo (Pescara, 1988). Diplomato all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila nel 2015, ha frequentato l’Accademia di Roma e quella di Bilbao. Attualmente vive e lavora a Melbourne.

Luca Loreti (Chiavari, 1990) diplomato all’Accademia di Belle Arti di Brera è attualmente iscritto al biennio specialistico in Arti Visive nella stessa Accademia. È membro e co-fondatore di /77, artist run space con sede a Milano dove vive e lavora.

Alessandro Moroni (Voghera, 1992) Diplomato nel 2015 in NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano nel corso di Pittura e Arti Visive. È membro fondatore di /77. Attualmente vive e lavora a Milano.

t-space è un progetto portato avanti da un gruppo di giovani artisti e fotografi accompagnati da tre curatori; uno spazio di lavoro e discussione legato all’immagine che raccoglie, nei suoi 180 metriquadri, il potenziale di ricerca dello studio d’artista. t-space vuole essere luogo di stimolo per chiunque decida di entrarvi, sia come cliente sia come visitatore. t offre servizi pratici che spaziano dagli shooting alla post-produzione di immagini, conconsulenze su layout grafici e traduzione di testi, ma anche momenti di incontro con artisti e curatori, workshop e talk, sempre accompagnati da una tazza di tè.
Quattro volte l’anno, seguendo il ciclo naturale delle stagioni, t-space ospiterà sperimentazioni espositive seguite dal gruppo curatoriale stabile e sempre aperte a collaborazioni esterne. t è aperto a chiunque desideri prendere un appuntamento per un tè, per avere una consulenza o anche solo per
fare due chiacchiere.

Exhibition of the year 2016
Lorenzo Kamerlengo, Luca Loreti, Alessandro Moroni
a cura di Alberta Romano

fino al 16 luglio 2016

t-space, logo - http://www.t-space.it/

@ t-space,
via Bolama, 2, 20126, Milano
info@t-space.it
www.t-space.it

informazioni riservate alla stampa:
press@t-space.it

photo © IKEA

*comunicato stampa

FrankoB_06, FrankoB_12, FrankoB_03, Franko B. Stiched Heart - www.antoniomarras.it

Franko B. Stitched heart, 14 giugno – NONOSTANTE MARRAS, Milano #savethedate #opening [mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre

Stitched heart
Franko B

a cura di Francesca Alfano Miglietti

Opening
martedì 14 giugno 2016
ore 20.00

@ NONOSTANTE MARRAS
Milano*

Franko B. Stiched Heart (invito) - www.antoniomarras.it

Martedì 14 giugno 2016 alle ore 20.00 presso NONOSTANTE MARRAS inaugura la mostra Stitched heart di Franko B, a cura di Francesca Alfano Miglietti, all’interno del programma espositivo dedicato al tema L’aldilà e l’aldiquà.

E’ profondo e forte il legame che lega Franko B ad Antonio Marras, basato su una sincera amicizia e una costante ricerca della poeticitàche interroga incessantemente il mondo, gli oggetti, le dimensioni, gli scarti.

In mostra oltre 100 ricami su carta, soldati, teschi, scritte, croci, cuori, realizzati appositamente per l’occasione, che testimoniano come l’artista abbia raggiunto una consapevolezza che le sue rappresentazione del mondo, reale e immaginario, possano essere lette a vari livelli, dalla percezione più immediata all’introspezione.

FrankoB_03, Franko B. Stiched Heart - www.antoniomarras.itPer l’artista italo-britannico il background di ognuno è quello che lui stesso definisce “gli effetti della storia”. Franko B fa un’icona delle cose che obiettivamente, per la loro storia, vengono lette diversamente, come tutto quello che viene sbrigativamente bollato come insopportabile. Si tratta di nevrosi, paure, “viaggi”, immagini della cronaca, simboli, carichi di quella valenza poetica, condivisa dallo spettatore. Naturalmente l’utilizzo di concetti come vergogna, dignità, o tematiche come quelle della sessualità, decide e seleziona gli spettatori.

Scrive Fam nel suo testo: affascinato dall’idea dell’“icona” (dal greco eikon, immagine), Franko B indaga un concetto molto diffuso in campo artistico su come l’immagine oscilli tra l’idea ed il reale: le sue icone colgono le tensioni, le intenzioni dell’astratto, ma allo stesso tempo sottolineano la capacità di essere, in ogni momento, parte del mondo reale.

La tematica della bellezza diventa per Franko B un campo indiviso tra etica ed estetica, che necessita un’analisi sul ruolo che le immagini detengono per l’inconscio, radicandosi come icone nel nostro profondo.


Il protagonista dei ricami di Franko B è invisibile e muto, un individuo straniero, dislessico e balbuziente, trasognato e alieno, incapace di misurarsi con l’età adulta. E’ la rappresentazione di un confine, di un limite avvicinato con solidarietà e compassione, il ritratto di un individuo che non smette di cadere e non smette mai di rialzarsi, un individuo che mette in scena le ossessioni, le frustrazioni, i disagi dell’uomo.

Stitched heart tesse con il filo rosso egiziano, di cui si serve Franko B per le sue creazioni, le sottili trame della vita, delle angosce, dei bisogni e delle paure che si annidano nella parte più profonda dell’anima, suscitando un pathos composto, che avvicina lo spettatore all’opera.

 

Franko B (nato nel 1960) si trasferisce a Londra dall’Italia nel 1979, e studia Belle Arti al Camberwell College of Arts dal 1986 al 1987, al Chelsea College of Art dal 1987 al 1990 e al Byam Shaw School of Art dal 1990 al 1991. Le sue opere sin dagli esordi suscitano interesse a livello internazionale. Le opere e le performance di Franko B sono state ospitato in numerose istituzioni in tutto il mondo, tra cui la Tate Modern, la Tate Britain, la Tate Liverpool, la ICA, il Palais des Beaux-Arts in Belgio, L’Ex Teresa a Città del Messico, il PAC di Milano, la RU ARTS di Mosca, e molte altre. Le sue opere sono inoltre presenti in prestigiose istituzioni private e pubbliche, tra cui la collezione permanente della Tate Modern e del V&A Museum e la collezione permanente della città di Milano. Franko B è conosciuto per le sue lunghe e provocatorie performance, in cui si concentra sulla vulnerabilità dell’uomo attraverso lo spargimento del proprio sangue. Attraverso questa tecnica, ha più volte risposto a questioni come l’oppressione, il dogmatismo, l’abuso e l’esibizione di se stessi.

Stitched heart, Franko B
a cura di Francesca Alfano Miglietti

Opening:
martedì 14 giugno 2016, ore 20.00

Fino al 30 ottobre 2016

@NONOSTANTE MARRAS,
Via Cola di Rienzo 8, 20144 Milano

Ingresso gratuito
 da lunedì a sabato, 10.00 – 19.00; domenica 12.00 – 19.00

Informazioni    
tel.: 02 76280991 – mail: bottega@antoniomarras.it
Sito: www.antoniomarras.it

Ufficio stampa:        
Maria Bonmassar | ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311 | ufficiostampa@mariabonmassar.com

 

*Comunicato stampa

 

flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele #recensione

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E’ così che ci si affeziona ai luoghi, si va per conoscere cose nuove,  incontrare persone lontane dai vernissage, che hanno qualcosa da raccontare, che vada al di fuori del sistema dell’arte.

V.AR.CO - verdiartecontemporanea - official logoMartedì 3 maggio sono stata a L’Aquila, avevo voglia di andare a trovare i ragazzi di V.AR.CO – verdiartecontemporanea (Andrea Panarelli, Paola Marulli, Sara Cavallo). Il loro impegno sta costruendo un microsistema culturale fiorente, intelligente, dinamico, in un contesto impraticabile da ogni punto di vista. Una città terremotata, che combatte per risanarsi, che ha una necessità costante di stimoli e contaminazioni esterne.
V.AR.CO spinge a una apertura che è la sua crepa, e trae da lì la sua forza, in una luce che già alla sua terza mostra permette di delineare un profilo vincente, beneaugurante, a tutela di ogni professionista che abbia una autentica vocazione rivolta a fare di questo mestiere un percorso onesto, chiaro e convinto.


Locandina - Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele (manifesto)Flow. Flew. Flaw
è la prima mostra personale di Giovanni Paolo Fedele (Pescara, 1993), a cura di Alberta Romano – una giovane storica dell’arte pescarese, membro attivo di T-space a Milano.
Il progetto ha un’idea semplice ma allo stesso tempo complessa, reticolata e articolata. Ci si trova di fronte a un vero e proprio meccanismo di concatenazioni che abbraccia performance, installazione site-specific, racconto scientifico e fantastico, focalizzato nella centralità dei rapporti umani, estetico, studiato nelle sue diverse angolazioni, prospettive e gradazioni. Si parte da uno scritto, Aequilibrium, sviluppato dall’artista – il motore teorico di tutto – che trasforma l’ambiente in una viva e ramificata sospensione, con nodi e sentieri precisi, che invogliano a una conoscenza, a qualcosa sempre più da approfondire.

Prima di andare a scoprire – sapere in realtà chi fosse Giovanni – ho deciso di spulciare il suo profilo professionale e valutare se quest’ultima ricerca fosse coerente con quelle sviluppate in precedenza, fili, insomma, che lo connettessero alla sua filosofia odierna; ebbene, non ho trovato solo questo, ma costanti germinali che si uniscono ai vecchi lavori, opere tracciate, designate in temi precisi: individualismo, sfida, disorientamento, protezione e fiducia. Giovanni viaggia tra il bisogno di perfezione e la ricerca del desiderio, ma con questi due aspetti combatte pur di non perdere le fragilità delle sue linee guida.
Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele, dettaglio mostra. Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Piedi a terra, sguardo in alto, protezione verso i condizionamenti, Giovanni Paolo Fedele sospinge la sua ricerca all’errore, lasciandosi plasmare (anche) da una letteratura mirata e costruttiva – ad esempio, assieme a me, si è parlato a lungo del Puer Aeternus di James Hillmann. In quello che vuole, l’artista cerca di trasmettere quanto lui si esponga all’altro, tramite gli oggetti, le cose e la gente, negli incontri, negli scambi, pur di provare sentimenti ed emozioni proprie e pertinenti (forza, umiliazione, senso di impotenza, volontà, fallimento), in tutto questo, lui, continua a guardare aldilà: un oltre che lo incoraggia alla stasi dell’equilibrio.

Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Per scelta personale rifuggo dalla performance, ma in questa condizione, e in tali movimenti di linguaggio, posso dire di aver attraversato, con la vivacità dei miei stessi occhi, due corpi fondersi silenziosamente in uno sguardo, in totale armonia, che entravano in simbiosi nell’esatto momento in cui ero concentrata a capire dove volessero arrivare mentre erano agganciati sulla loro potenza di essere umani vivi e in pieno contatto. Tutto, assieme alla straordinaria comprensione e dinamicità della mente, della concentrazione, di come ognuno di noi ha la tendenza a crollare o cedere per un dettaglio che a conti fatti rappresenta il niente, quel focalizzarsi sulla perfezione che fa precipitare l’intero apparato nella sua mancanza di presenza, quando si perde la visione d’orizzonte dell’altro con l’altro.

Marina-Abramovic-Rest-Energy-with-Ulay-1980.-Courtesy-the-Artist-and-Lisson-Gallery (presa dal web)Gli incontri che ho visto – e che Giovanni cerca di raggiungere, offrendosi, donandosi, con la sua pacata tranquillità – sono legami che rimandano a un immaginario artistico importante – imponente – per chi è del settore (Marina Abramovic – Ulay), ma in Flow. Flew. Flaw non c’è fagocitazione, non c’è narcisismo, quanto rispetto viscerale di accoglienza, distanza di attesa e meditazione, congiunzione e fusione.

Ho avuto la possibilità di osservare tre processi in azione (una ragazza, una donna e un ragazzo), e nel momento in cui sono arrivata all’incontro, erano presenti anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila con la loro docente e artista Bruna Esposito. Insieme, in religioso silenzio, osservavamo e mettevano in pratica lezioni pratiche di riflessione in un processo e perfezionamento artistico fuori dal contesto di un’aula di studio.

Questo scambio è stato per me un continuo dichiarare il proprio abbandono con valore poetico di resistenza e impagabile resilienza.

Una performance, replicabile, mantenuta attiva fino al 6 maggio, tutti i pomeriggi, con Giovanni Paolo Fedele che ha assicurato la sua presenza per una settimana, e che ha garantito a V.AR.CO un punto a suo favore: un passo ulteriore nella fase di ricostruzione della città, della propria credibilità, attraverso una zona franca, di produzione e creazione utile, accessibile, di grande professionalità.

Per il fotoracconto della mia esperienza:

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Informazioni utili:

Flow. flew. flaw.  di Giovanni Paolo Fedele
a cura di Alberta Romano
Fino al 27 maggio
Venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 20
@ V. AR.CO – verdiartecontemporanea –
Via Verdi 6/8, L’Aquila
www.v-ar-co.com

Ingresso gratuito

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Photo Credit:
Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

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Annotazioni: Arte Contemporanea in Abruzzo [Milano – Expo’ – Casa Abruzzo]

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Siete tutti invitati! 

Annotazioni: Arte Contemporanea in Abruzzo
a cura di Adina Pugliese
Schede critiche: Amalia Temperini
Organizzazione: Associazione “Trabocchi Libri e Rose”, Meta Edizioni, Lino Olivastri
Patrocinio: Fondazione Aria
2
6 – 30 Settembre 2015

Vernissage: 26 settembre ore 18.

Un racconto, un report, di un territorio che si trasforma nell’odierno, attraverso le caratteristiche generali del panorama culturale e artistico regionale.

Le realtà, gli artisti, le mostre, gli eventi, i luoghi e i progetti testimoniati:

Silenzio per favore – 10 video d’artista attraversano l’Abruzzo
Bruno Cerasi, Human Needs – per FLIC – Festival Lanciano In Contemporanea
Valentina Colella, Soul under 35 – site specific MAW – Men Art Work – Sulmona (Aq)
Trabocchi Libri E Rose – Festival del libro e cultura del territorio, Treglio (Ch)
Visione Periferica – StreetArt&Music – workshop e approfondimenti sull’arte urbana, Mosciano S. Angelo (Te)
Il Jazz Italiano per L’Aquila – 600 jazzisti per 100 concerti in sole 12 ore, 6 Settembre 2015, L’Aquila – ph. Angelo D’Aloisio
Museolaboratorio – ex Manifattura tabacchi, Città Sant’Angelo (PE)
Art in the dunes – Percorso tra arte e natura, Riserva naturale di Punta Aderci, Vasto (Ch)
Spazio Matta (ex Mattatoio) – una rete per la creazione di un polo artistico, internazionale, Pescara
Ripattoni In Arte – Talento e Territorio – Slow Art, Ripattoni (Te)

Tutte le info, cliccando QUI o QUI

arte-c

Panorama, Tommaso Pincio [libro]

leggere, libri, vita

Tommaso Pincio attraverso le sue parole mi ha permesso di riscoprire come poter vivere un libro nella sua totalità. Per anni ho dedicato tempo a volumi di saggistica, non riuscivo più a percepire una dimensione giusta, valida, di abbandono, perduta da certi testi narrativi. Qui, invece, completa.
Ho trovato quello di cui avevo bisogno. Continuo a pensare che le situazioni non accadono mai per caso, e Pincio me lo confermato nel pieno del suo stile, della sua storia, costruita ed elaborata con una oculatezza e una attenzione davvero intesa, in parte rivelata nei ringraziamenti.
E’ un testo che regalerò a persone importanti, vive nella mia vita.

Tommaso Pincio, Panorama, NN Editore, Milano, 2015.

panorama

 

Regina Josè Galindo – ¿Quién puede borrar las huellas?

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A volte ritorno, un pò a pezzetti, ma con la voglia di scrivere ancora su queste pagine, di qualcosa a me vicino, che possa interessare anche voi.

Vi introdurrò a performer sudamericana che ho avuto il piacere di presentare in visita guidata lo scorso anno, in una mostra intitolata Radici. memoria identità e cambiamento nell’arte di oggi , curata da Eugenio Viola e presentata alla Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso, in provincia di Teramo.

Regina Josè Galindo è un’artista nata in Guatemala nel 1974. L’opera è una stampa lambda su forex dal titolo ¿Quién puede borrar las huellas? /Chi potrà cancellare queste tracce?

La foto superiore è parte di un progetto video che testimonia la performance compiuta il 23 luglio 2003, in cui l’artista gira a Città del Guatemala, vestita interamente di nero. E’ una denuncia, la sua, con un percorso chiaro e delineato, che prevede la partenza dalla Corte Costituzionale e l’arrivo dinanzi al Palazzo Nazionale: due luoghi simbolo del potere locale scesi a compromessi con le superpotenze economiche mondiali a metà degli anni ’50.
Ha lo sguardo puntato su un bacile che regge tra le mani, colmo di sangue che dovrebbe rappresentare l’umano.
A volte lo poggia a terra, intingendoci i piedi, lasciando così, sulla terra nuda, tracce di corpi invisibili nel momento in cui riprende il suo cammino.

Sono sessanta minuti in cui lei imprime i segni del passaggio, lo fa per lavorare sulla memoria, e per chiedere giustizia in favore delle vittime che la guerra civile ha generato in più di trent’anni. La sua è un’azione pubblica, una protesta silenziosa a favore della sua stessa gente.
L’obiettivo finale è l’opporsi alla ricandidatura dell’ex generale/dittatore José Efraín Ríos Montt, esponente del Fronte Repubblicano Guatemalteco, proprio nel 2003.

Montt e storia del Guatemala

Politico, militare, dittatore José Efraín Ríos Montt, esponente della democrazia cristiana, tra gli anni i settanta e novanta, ha compiuto numerosi colpi di stato per arrivare al governo del paese.

Il Guatemala è parte dell’America Centrale, confina con il Messico e Honduras. E’ una repubblica presidenziale che, nel corso degli ultimi anni, ha raggiunto una vita politica stabile. L’attuale capo di governo è Otto Perez Molina, eletto nel 2012.

Conosciuta al mondo per la loro storia legata alla popolazione Maya, il Guatemala è un paese invaso dalle conquiste spagnole di metà cinquecento (Corte) e composto di tre diverse etnie (gli indios, i ladinos e iberici). Dagli iberici fino ai regimi liberal- conservatori, raggiunge l’indipendenza tra il 1821 e il 1871.

E’ importante sapere che per capire l’opera della Galindo dobbiamo collocarci alla fase successiva della seconda guerra mondiale, ossia quella fredda.

A metà anni ’50, furono rovesciati dei governi con l’aiuto della CIA. Dal 1960, inizia una guerra civile durata trenta anni, che generò più di 200 mila morti tra i civili. Secondo la Commissione per la verità sponsorizzata dall’ONU, le stragi avvennero per colpa di organi paramilitari responsabili del 90% di violazioni dei diritti umani. Tra le vittime soprattutto studenti, professori, oppositori alla tendenza politica regnante – oltre che forme di genocidio su tribù locali divise in gruppi etnici.
Tale scenario è considerato uno dei più tremendi casi di pulizia razziale verificatasi nell’America latina moderna.

Tra gli anni ’50 e i ‘90, gli organismi americani aiutarono le organizzazioni militari locali finanziando gli addestramenti e l’acquisto di armi. In seguito (anni ’80), si formarono gruppi marxisti che alimentarono la guerriglia. Solo nel 1996 si raggiunge la pace, e nel 2003 beneficia delle prime elezioni democratiche. Economicamente rimane legata agli Stati Uniti che ne assorbono le risorse, tanto da giustificarne la massiccia presenza industriale sul territorio ancora oggi.

Il Guatemala rimane uno dei paesi latinoamericani con grosse problematiche sociali e culturali, soprattutto per le donne, le quali rimangono escluse largamente da qualsiasi attività si compia per innalzare la qualità dello stato. Il potere economico non controllato dalle multinazionali è invece nelle mani delle elité locali.

Mini bio 

Regina José Galindo nata a Città del Guatemala (Guatemala) nel 1974, è un’artista specializzata in performance e body art.

Inizia il suo lavoro nel 1999 proprio nel suo paese, dove guadagna subito fama internazionale. Partecipa alle biennali di Lima (2003), Tirana e Praga (2005), e vince quella di Venezia nel 2005 con un video dal nome Himenoplastia. In Italia espone alla Galleria Ida Pisani (Milano – Lucca), dove ha avuto la sua prima personale tra il 2005 – 2006. Ha realizzato performance in Guatemala, Madrid, Palma de Maillorca e Milano.
E’ anche poetessa.

Il suo lavoro è politicizzato e rivolto alla sua terra d’origine. Nel Guatemala il 97% dei crimini commessi rimane impuniti, lei usa la sua capacità artistica per ampliarla al discorso mondiale, cercando di portare luce su scenari offuscati dal maschilismo e dal controllo del potere economico.  La sua è stata definita arte della ripetizione, compie dei riti rimettendo in scena la violenza con il proprio corpo, che diventa sistematicamente oggetto, soggetto e mezzo di espressione, in quelli che lei stessa definisce veri e propri atti di psicomagia creativa.

Sostiene sforzi fisici e mentali che la portano a strenue condizioni, generando la ripercussione di una sofferenza vissuta in chi la guarda. E’ una forma artistica difficile da accettare, sicuramente immediata e che comunica al visitatore un messaggio deciso, nel quale, lo stesso, è chiamato a scavarne le memorie.

Per lei è importante sapere che nella società contemporanea ci sono vittime e carnefici. Sono loro che subiscono e generano persone libere o condannate al proprio destino.

La donna è suo impegno principale.

In America Latina essa ha una rilevanza equivalente allo zero, sono rapite, picchiate, torturate e vittima di abusi e stupri di natura domestica, giornalmente e sotto gli occhi di tutti. In quella stessa società che si accorge, vede, si piega al potere, la Galindo agisce non accettando e muovendosi in prima persona per portare alla luce tutto questo.


Per informazioni più dettagliate, lascio il link della galleria:
http://www.prometeogallery.com/regina-jose-galindo/

Buona lettura!

Prospettive

arte, attualità, cultura, musica, rumors, televisione