V.AR.CO (esterno) - Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele, dettaglio mostra. Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Silenzio per favore, 24 settembre, V.AR.CO – L’Aquila #savethedate #opening #eventi [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, danza, eventi, mostre, musica, turismo, viaggi, videoarte

Silenzio per favore.
10 +3 x 2 = 26 video d’artista, un unico luogo

a cura di Adina Pugliese

Incontro:
sabato 24 settembre, ore 18:00

@V.AR.CO. verdiartecontemporanea,
L’Aquila

 

La Fondazione ARIA sempre attenta a promuovere l’arte contemporanea in Abruzzo, ha organizzato la seconda edizione di Silenzio per favore, la rassegna di videoarte itinerante che si svolge sul territorio e che presenta alcuni tra i più interessanti giovani artisti italiani e stranieri. Il progetto promuove la ricerca artistica delle nuove generazioni, permettendo il confronto e la conoscenza reciproca. Artista, opera, luogo, fruitore, fondazione e amministratore, in sinergia, puntando alle risorse umane, creano un mix che mira ad accrescere i saperi, come i pionieri aprono nuove strade.

Sabato 24 settembre, alle ore 18:00
ci sarà un appuntamento che vedrà Paola Marulli e Sara Cavallo (V.AR.CO), Sabrina Vedovotto e Claudio Libero Pisano (curatori e critici); Salvatore Manzi (artista); i rappresentati della Fondazione Aria, artisti e collaboratori della rassegna, protagonisti in un dialogo aperto e
di confronto. Prevista una performance una danza della ballerina Imara Bosco.

In ogni tappa il mondo dell’arte, in maniera informale e familiare, incontra il pubblico e interagisce con esso. Cibo, musica e danza in sintonia con il luogo.

In due anni sono stati visitati tanti “luoghi istituzionali”. Ora, ospiti di uno “spazio privato”, ci si  soffermerà in un “fuori percorso”, una sosta come metafora di pausa e di riflessione, con la proiezione dei video del 2015/2016. La mostra doveva durare dodici giorni, ma per cause di forza maggiore, è stata ridotta nei tempi. È stato chiesto espressamente ad Andrea Panarelli di scrivere qualche riga sul perché di questo problema. Per il piacere di essere chiari e sinceri.

Nota:

Andrea Panarelli, 13 settembre 2016, L’Aquila

A seguito chiusura definitiva dei lavori nel palazzo in cui insiste Varco, ci ritroviamo a non aver più la corrente nei locali. Pertanto abbiamo deciso di ovviare alla situazione con mezzi alternativi. Tutto ciò comporta la riduzione in giorni del progetto “Silenzio per favore”. La situazione che viviamo non è singolare, o, particolar,  ma quasi una “normalità” legata a quanto sta accadendo attualmente in centro storico perennemente in via di “lavori in corso post sisma”. Nonostante le difficoltà dinanzi alle quali ci troviamo quotidianamente, la nostra scelta è quella di non arrenderci e di trovare sempre e comunque la maniera di far continuare il progetto “V.AR.CO.” insieme a quanti vorranno mettersi in gioco all’interno di un LUOGO POSSIBILE IN UN CONTESTO IMPOSSIBILE.

Con questo denunciamo il disagio senza fare polemiche inutili. Stiamo provvedendo a installare il generatore attaccandolo al quadro elettrico del locale, così non ci saranno i cavi in giro nello spazio e forse qualche lampadina la possiamo accendere.


In concomitanza con la rassegna, è stato istituito un Bando rivolto ad artisti under 35. Potevano partecipare anche gli artisti che erano presenti alla rassegna.  Giuria: 2016, Cecilia Casorati, Andrea Panarelli, Claudio Libero, Sabrina Vedovotto e Adina Pugliese; 2015, Cecilia Casorati, Elena Petruzzi, Enzo De Leonibus, Simone Ciglia e Adina Pugliese.

Artisti: Viola Acciaretti, Wania Castronovo, Alberto Costanzo, Michela Depetris, Giovanni Paolo Fedele, Valerio Sammartino, Carlotta Scognamiglio, Elena Tortia, Ximan Wang, Nicola Zucaro, Wania Castronovo*, Simone Cametti, Xin Zheng, Elena Bellantoni, Lucia Bricco, Ola Czuba, Matteo Fato, Marco Fedele di Catrano, Mariana Ferratto, Fabio Giorgi Alberti, Franco Fiorillo, Iulia Ghita, Agenzia Dancing Days – Luca Pucci/Emanuele De Donno, Maria Ferratto*, Lucia Bricco*, Federica Peyrolo;

*Presente alla rassegna e vincitore al bando



Informazioni di riepilogo:

Silenzio per favore.
10 +3 x 2 = 26 video d’artista, un unico luogo
a cura di Adina Pugliese

Incontro:
sabato 24 settembre, ore 18:00

Dal 22 – 25 settembre 2016
Ingresso gratuito

V.AR.CO. verdiartecontemporanea
Via Giuseppe Verdi, 6-8 – L’Aquila

silenzioperfavore@fondazionearia.it
www.fondazionearia.it

spaziovarco@gmail.com
www.v-ar-co.com

Adina Pugliese | +39 347 6686205
Francesca Lilli | +39 346 8469843

V.AR.CO (esterno) – Photo Credit copertina:
Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

 

*Comunicato stampa

NO MAN’S LAND – Installazione site specific – 14 maggio – Loreto Aprutino (PE) #savethedate

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, quotidiani, turismo, viaggi, vita

Il blog raccoglie inviti importanti, che contribuisce a diffondere e condividere per amore della sua terra, l’Abruzzo*:

 NO MAN’S LAND

Installazione site-specific
di Yona Friedman
e Jean-Baptiste Decavèle

Inaugurazione: sabato 14 maggio 2016, ore 12.00

Località Contrada Rotacesta – Loreto Aprutino (Pescara)

 

Sabato 14 maggio 2016, alle ore 12.00, la Fondazione ARIA inaugura a Contrada Rotacesta di Loreto Aprutino (Pescara) l’installazione site-specific No man’s land, realizzata da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. Il progetto nasce dalla significativa collaborazione tra gli artisti,  ARIA, Cecilia Casorati, direttrice artistica della Fondazione, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato il terreno sul quale è stato realizzato.

L’installazione è la più grande mai realizzata da Friedman, artista e architetto franco-ungherese, nato nel 1923, pensatore visionario ed originale, le cui considerazioni sono diventate nel tempo un punto di riferimento per la cultura contemporanea.

Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato all’undicesima Documenta di Kassel e a diverse edizioni della Biennale di Venezia; da giugno la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra. Infine, tutto l’archivio – fotografie, appunti, schizzi e lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

L’artista parte dalla considerazione che il mondo sia già troppo edificato e che l’architettura, dunque, vada ripensata. Non si tratta di costruire nuove strutture ma piuttosto di costruire nuove immagini.

“L’immagine” che Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle, con cui collabora già da alcuni anni, ha progettato e costruito a Loreto Aprutino (Pescara) si estende per più di due ettari nella campagna, è composta da un grande arazzo naturale fatto con una grande quantità di sassi bianchi di fiume, una struttura di 1.000 canne di bambù che rievoca il museo senza pareti dell’artista e un dizionario immaginario inciso su oltre 200 alberi di noce. La sua costruzione ha visto la partecipazione attiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio, diventando, così, luogo privilegiato per il rinnovamento dei processi di formazione e divulgazione della cultura.

40_NoMansLand_FotoGinoDiPaoloNo man’s land si propone come modello di cambiamento etico e sociale, replicabile in ogni luogo del mondo, per cancellare l’idea di proprietà, per trasformare un bene privato in un bene comune, secondo un percorso ecosostenibile che restituisce il luogo a se stesso. L’accezione negativa di terra di nessuno, terra senza regole, assume qui un significato positivo: la no man’s land è un dono che l’arte fa a tutti.

 

Negli anni questo luogo sarà gestito dalla nuova e omonima Fondazione No man’s land, creata appositamente e attualmente in corso di riconoscimento, il cui scopo sarà di dar vita ad un programma che non si esaurisce con la conservazione e la fruizione dell’opera di Friedman, ma che alimenterà nuove iniziative curate in situ grazie alla sinergia con la Fondazione ARIA – Fondazione Industriale Adriatica. L’intento è quello di esportare il modello di “non proprietà” in altri luoghi, ispirando una serie di iniziative sul tema dell’evoluzione della cultura territoriale, seguendo la filosofia partecipativa di Friedman.

ARIA, nata nel 2011 e composta da manager, docenti, professionisti, artisti, intellettuali ed associazioni abruzzesi, promuove il territorio realizzando iniziative culturali di livello internazionale per uno sviluppo sostenibile, secondo una progettualità economicamente virtuosa e socialmente utile.

Per saperne di più:
www.fondazionearia.it
Info@fondazionearia.it

Ph. Gino Di Paolo

 

Note biografiche: 

Yona Friedman (Budapest, 1923) si forma in Ungheria. Dopo la guerra si trasferisce e lavora per circa un decennio a Haifa, in Israele. Dal 1957 vive a Parigi. Ha insegnato in numerose università americane e ha collaborato con l’Onu e l’Unesco. Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato alla undicesima Documenta di Kassel (2002) e a diverse edizioni della Biennale di Arti visive di Venezia. È autore di importanti saggi sull’architettura, tra i più recenti Utopie realizzabili (2003), L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà (2009) e L’ordine complicato. Costruire un’immagine (2011). Il corpus dei suoi lavori è stato esposto al Center for Contemporary Art di Kitakyushu in Giappone e nel mese di giugno 2016 la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra; tutto l’archivio delle sue opere – fotografie, appunti, schizzi, lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

Jean-Baptiste Decavèle (Grenoble, 1961) ha esposto in numerose gallerie e spazi pubblici europei e nordamericani ed ha partecipato a importanti video festival. Nel 1999 e nel 2001 ha ricevuto il premio Villa Medici “Hors Les Murs”. Collabora da alcuni anni con Yona Friedman alla realizzazione delle Iconostases.

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Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

 *comunicato stampa

Annotazioni: Arte Contemporanea in Abruzzo [Milano – Expo’ – Casa Abruzzo]

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Siete tutti invitati! 

Annotazioni: Arte Contemporanea in Abruzzo
a cura di Adina Pugliese
Schede critiche: Amalia Temperini
Organizzazione: Associazione “Trabocchi Libri e Rose”, Meta Edizioni, Lino Olivastri
Patrocinio: Fondazione Aria
2
6 – 30 Settembre 2015

Vernissage: 26 settembre ore 18.

Un racconto, un report, di un territorio che si trasforma nell’odierno, attraverso le caratteristiche generali del panorama culturale e artistico regionale.

Le realtà, gli artisti, le mostre, gli eventi, i luoghi e i progetti testimoniati:

Silenzio per favore – 10 video d’artista attraversano l’Abruzzo
Bruno Cerasi, Human Needs – per FLIC – Festival Lanciano In Contemporanea
Valentina Colella, Soul under 35 – site specific MAW – Men Art Work – Sulmona (Aq)
Trabocchi Libri E Rose – Festival del libro e cultura del territorio, Treglio (Ch)
Visione Periferica – StreetArt&Music – workshop e approfondimenti sull’arte urbana, Mosciano S. Angelo (Te)
Il Jazz Italiano per L’Aquila – 600 jazzisti per 100 concerti in sole 12 ore, 6 Settembre 2015, L’Aquila – ph. Angelo D’Aloisio
Museolaboratorio – ex Manifattura tabacchi, Città Sant’Angelo (PE)
Art in the dunes – Percorso tra arte e natura, Riserva naturale di Punta Aderci, Vasto (Ch)
Spazio Matta (ex Mattatoio) – una rete per la creazione di un polo artistico, internazionale, Pescara
Ripattoni In Arte – Talento e Territorio – Slow Art, Ripattoni (Te)

Tutte le info, cliccando QUI o QUI

arte-c

Bando per giovani artisti: Silenzio per favore – per aria

arte, arte contemporanea, artisti, cultura, lavoro, mostre, turismo


Silenzio per favore – per aria promuove la videoarte e i giovani artisti offrendo loro la possibilità di entrare nell’esclusivo mondo nel collezionismo contemporaneo.

In concomitanza con la rassegna, parte il bando per l’acquisizione di 3 nuovi video. Essi saranno proiettati nella serata conclusiva e poi messi all’asta tra i soci e gli amici di Aria – Fondazione Industriale Adriatica.

La giuria, presieduta da Cecilia Casorati, vedrà il coinvolgimento di: Elena Petruzzi , Enzo de Leonibus, Simone Ciglia e Adina Pugliese .
Rivolto a giovani artisti under 35.

Regolamento

Il progetto: 

Silenzio per favore è una rassegna dedicata alla videoarte. Pensata per offrire nuove possibilità per parlare di arte e cultura, essa ha lo scopo di ristabilire un contatto con le persone e i luoghi attraverso il ritorno all’incontro, praticando l’arte contemporanea come strumento vivo di connessione e sinergia. Per i giovani artisti è una occasione possibile per farsi conoscere in realtà emergenti, storiche, interessate alla valorizzazione e al dialogo, per una crescita sostenibile dell’intero territorio abruzzese. Aria – Fondazione Industriale Adriatica promuove da sempre il contemporaneo puntando al territorio come risorsa necessaria e utile cui attingere per ricostituirsi in nuovi scambi possibili.

Rassegna di Videoarte e Bando per giovani artisti under 35 anni

Organizzati in due gruppi distinti:
a) 10 video già scelti in precedenza dal panorama nazionale;
b) acquisizione di 3 video di artisti emergenti.

28 luglio, Ripattoni, Bellante (Te); 31 luglio, Castello, Roccascalegna (Ch); 09 agosto, San Vito Chietino (Ch); 24 agosto, Pescocostanzo (Aq); 27 agosto, Museolaboratorio, Città Sant’Angelo (Pe); 3 settembre, Via Delle Caserme, Pescara.

10 i video raccolti in un unico dvd, all’interno dei 6 luoghi, saranno proiettati in uno o più spazi scelti, che ospiteranno gli incontri. Le opere contenute come mostra in una valigia, sono accomunate dalla possibilità di prontezza della lettura. Viverle, lasciando solo l’emozione, il sentire, il testimoniare che esse sono cosa viva. Il luogo che accoglie l’evento è specificatamente valutato per interesse culturale, paesaggistico e ospitalità. L’arte condotta in giro per il territorio contribuirà a ristabilire un itinerario turistico innovativo.

I video saranno visibili in tutto il periodo di Arte in Centro.

www.fondazionearia.it

 

 

L’arte utile comunque bella di Adina Pugliese

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, cultura, film, leggere, libri, mostre, Studiare, Università, vita

L’occhio consapevole di Cecilia Casorati introduce al volume di Adina Pugliese con una presa di coscienza non comune. È insolito ammettere con onestà che l’arte non ha mai proposto soluzioni, che è un “linguaggio consapevolmente inutile” o “strumento inefficace”. Da questo incipit si intuisce che sarà una lettura interessante poiché la distanza tra critico e artista (prefazione e introduzione) mostrano quanto indissolubile sia questo legame di forze intellettuali. In ogni pagina ci sono riflessioni aperte, sane, che ci concentrano nel concetto di condivisione, oggetto stesso e materia primigenia del lavoro-relazione di Adina. E così ci si imbatte nelle sue parole; una narrazione consapevole delle difficoltà che incontrano gli operatori dell’arte nell’arte, nella composizione degli scambi necessari affinché ci si elevi a nuove responsabilità. Uno dei punti cruciali – lo scoglio più nitido – è in chi, attraverso questo parte (quella del lettore) si ritrova e coglie una presa di conoscenza non mescolata alla rabbia. Ci siamo, ci riconosciamo, contro chi custodisce le stelle in un cassetto, non pensando che sopra le nostre teste ci sia lo scintillio dell’universo a prendersi cura di noi.

La struttura compositiva del libro è suddivisa in tre prati:

  1. L’arte è utile
  2. Come si rende utile
  3. Il suo racconto (intenzioni)

La forma pensata nella composizione del volume è accessibile e ha una forte componente educativa. Ogni riferimento è spiegato in termini semplici, ricorrendo a un’impostazione saggistica. Nulla è lasciato al caso, tutto sembra (o è) rivolto a un pubblico comune, in cui però può ritrovarsi il fervore di una intelligenza viva, scevra da impostazioni da “Commedia Umana” di organi superiori pronti a svelarci i segreti della vita o dell’arte.
L’atmosfera letteraria si inspira a pieni polmoni con una osservazione che non ha pretese di cambiare il mondo, ma si sofferma su degli aspetti cruciali in cui la sfera terrestre si è – per forza di cose – fermata, soffermata, mutando il suo giro, il suo segno. Il disvelamento dell’anticare parte da due concetti troppo in voga in questi ultimi periodi:

  1. Il bello
  2. La tecnologia

Tutto ciò esiste, ma nel seno della ragione c’è sempre l’uomo che con il valore incrementa la struttura della umiltà. Nel cuore di questa lettura rimane il potere del libero arbitrio basato sulla capacità di discernimento, distinzione delle nostre esperienze vissute, in negativo e in positivo.

L’attenzione dell’autrice nel comporre e spiegare il fare suo artistico è nella onestà di ammettere che a un certo punto esiste un limite tra produzione (io, artista, immetto il mio fare, la mia vita, nell’opera) e percezione (io, pubblico – vivo). Da questo si può capire che i termini di Adina Pugliese sono connessi in un gioco iniziatico di passaggi da → a.

Dal regno delle idee (Marcel Duchamp) alla natura (Joseph Beuys) all’architettura (Vito Acconci) si può capire l’acume intellettuale di questa ricerca che ha mutato le sue vesti dal gesto artistico (pittura, fotografia) a significato scritto (testo e parole).

L’impostazione narrativa è lineare e concentrata in due elementi: la semplicità e l’immediatezza.

Tenendo conto del mio approccio personale alla visione del testo, non posso non considerare alcuni elementi: questi due aspetti (semplicità e immediatezza) si trovano più nella tecnica della comparazione pubblicitaria che nell’arte. Allora cosa manca all’arte per poter diventare così immediata? Perché c’è così tanto divario tra forme così vicine di comunicazione? Gli artisti cosa insegnano? Gli artisti sono ancora capaci di assumersi delle responsabilità? Gli artisti sono capaci di costruire significati che si concentrano nel cuore dell’opera?  Gli artisti sono ancora capaci di rispettare loro stessi nel cuore della loro autenticità? Ma soprattutto, sono ancora capaci di trasmettere il solo senso (bello o brutto) agli altri, suscitando emozione attraverso la loro opera?

Il marketing attraverso la forma esperienziale ci sta riuscendo. E l’arte?

C’è da rilevare che spesso si confondono i significati, e questo succede quando l’arte e il commercio sono messi alla pari. Bisogna ribadire con fermezza che l’arte ha una funzione, un ruolo di riflessione sociale; il commercio, invece, di consumo. Entrambi possono coesistere, ma bisogna trovare o ricercare un punto di contatto linguistico tra queste due linee di pensiero.

Che effetto potrebbe avere su di noi l’arte se la assorbissimo come un normale spot pubblicitario?

Il terzo dato utile è la costruzione dell’esperienza e del vissuto. In un’idea di arte relazionale è racchiuso il seme della responsabilità civile. Non basta un semplice impegno, abbiamo bisogno di uno step in più, un fare concreto di attivazione, attenzione, che si vada a completare con la partecipazione e il coinvolgimento del pubblico, delle persone come noi, comuni.  Per questo le regole dalle quali si ha la necessità di partire sono costituire dal contesto che si sceglie di prendere in analisi e dal rapporto con la committenza, cioè con chi offre la possibilità di lavorare a un determinato progetto. Questo comporta domande, confronti, incontri, coerenza e linguaggi da elaborare ed esprimere affinché il tempo col suo andare ne stabilisca il valore. Un valore utile alla comunità.

La vita ci avviene, è vero, ma spesso sono le passioni a determinare i nostri percorsi e, per seguirli, occorrono coraggio e qualche compromesso; senza mai compromettere il proprio credo e la propria dignità” (p. 41)

Adina Pugliese è introspettiva e offre strumenti raccontando se stessa attraverso la materia artistica fatta di narrazione autocritica. Il saper testimoniare la propria messa in discussione, la rappacificazione verso il proprio sé, per poter capire che solo così si va oltre le cose, anche con l’uso degli strumenti dell’arte, dimostra un accrescere e un promulgare il pensiero di vita composto da piccole e fondamentali cose.

Dalla pittura – base del suo percorso artistico –  si sposa alla fotografia. Tiene a mente il territorio con dentro il suo disagio, lo elabora partendo della etichettatura di provincialità o provincialismo. Il suo cammino per questo è ispirato da alcuni studiosi, fotografi, semiologi, scrittori vissuti nella storia della comunicazione artistica (Alfred Stiegliz, Roland Barthes, Gombrich, Newhall e Susan Sontag)

Il pensiero appuntato all’inizio della seconda parte del libro è il rispetto reverenziale per il lettore. Da qui si parte già dal presupposto che l’arte pubblica e quella relazionale servono a insinuarsi più che a provare o attaccare. Lo spunto offerto da Adina Pugliese è chiaro e non differente da una strategia di marketing territoriale. Si parte dal tracciare un excursus storico, dalle fondamenta dei processi artistici e si risale a monte ponendo al centro la comunità. La società. Il ruolo collettivo in questa condizione è il fulcro di innesti civili che partono anche dai confronti con la cittadinanza autoctona. Avere quindi schemi precisi di azione, distinguendo le missioni di artisti, di architetti e, includo io nel discorso, di designers, ma senza conoscere il contesto, le radici e i ruoli definiti, genera solo caos e spesa.

Abbiamo bisogno di ordini capaci di generare eresie”. (p. 65)

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Secondo la teoria di Nicolas Borriaud, la nostra incapacità di far sviluppare tali pratiche deriva dal fatto che non si è predisposti a un determinato scopo – non siamo preposti – perché ci si adatta un metodo lontano dai processi nostri storici, quelli europei. Negli Stati Uniti si è sviluppata con la Land Art una condizione, un marchio certificato, di azione riscontrabile in quella loro tradizione di confronto e partecipazione. In Italia solo alcuni casi hanno fatto propria questa mentalità, aprendosi. Si trovano perlopiù a nord e sono: la Fondazione Olivetti, la Città dell’Arte di Michelangelo Pistoletto e la Fondazione Fitzcarraldo.

Il discorso di Adina Pugliese mette in chiaro il ruolo dell’artista in una azione di tipo relazionale dicendo che persone che scelgono questo tipo di approccio devono adeguarsi a leggi, norme e regolamenti, stabilite dalla società. L’artista ha quindi l’obbligo di conoscere e attenersi alle regole con cui ha a che fare. Solo così potrà essere in grado di muoversi e lavorare al meglio senza incorrere in problemi durante il proprio intervento artistico.

A questo punto, procedendo nel ragionamento, nella trama e nel climax del libro, alla semplicità e alla immediatezza già descritti, si aggiunge la contemporaneità.

Parafrasando Marshall Mcluhan, si può affermare che, se quello che viene prodotto dagli artisti non corrisponde alla contemporaneità e ai codici di una determinata società, il messaggio non arriva e il suo valore è nullo. Alberto Abruzzese aggiunge che, oltre a queste motivazioni, occorre un modo di trasmissione che sappia creare legame e attenzione non basato sulle interpretazioni, ma focalizzato sulla coscienza. Sul risveglio della coscienza. Adottando una comunicazione lineare e conforme, portando il pubblico al ragionamento, si convalida pulizia del pregiudizio, poiché quest’ultimo, per mille fattori, tende a lasciare le cose e le situazioni nell’ombra.
Giuseppe Stampone, artista teramano, ad esempio, è attivo con il suo network Solstizio Project, nato nel 2008. Il suo scopo è la costituzione di una rete/network sempre più concreta affinché siano fatte circolare alte e altre idee.

Quando si cucina per la preparazione di un piatto, ogni ingrediente è indispensabile a realizzare quella pietanza con quel preciso carattere. L’equilibrio delle spezie, degli odori nella giusta misura è fondamentale: nel palato non devono esserci odori prevalenti ma la giusta piacevolezza di una gustosità globale. L’identificazione di ogni elemento separato dagli altri deve essere riconoscibile(p. 78)

a)      Semplicità

b)      Immediatezza

c)       Contemporaneità

nel fare e nell’osservare

L’arte sociale cresce di pari passo con la comunità, perché del coinvolgimento con questa essa stessa è frutto identificativo. La sua struttura, infatti, è sorretta dai principi di condivisione e sostenibilità.

Per operare al meglio l’autrice suggerisce tre spazi:

  1. Pubblico
  2. Privato
  3. I Media (per l’autorappresentazione)

Il contesto acquista significato in azioni che maturano con confronti e contenuti anche attraverso i conflitti. Quest’ultimo elemento è il segreto che dà vita a nuovi germogli.

È il fattore umano a stabilirne la comprensione e questo si forma nella collettività, perciò non può essere un’assunta responsabilità del singolo alla sua isolata persona. L’atteggiamento adottato dall’individuo nei confronti dell’opera varia in base dall’educazione ricevuta e alla storia sociale e concorre esso stesso a determina il successo dell’opera”. (p. 87)

Adina Pugliese procede sull’aspetto educativo e sul ruolo che una giusta attenzione può offrire. Attenzione che parte dalla propria famiglia, ma che le istituzioni hanno il dovere di applicare nell’instaurazione di un rapporto di comprensione e fiducia racchiuso nell’operato di un artista, da rivolgere a un pubblico, composto in comunità.

Il noi (comunità) si racchiude nell’opera (condivisa e accettata) con metodi (semplici e diretti) come l’insegnamento di un alfabeto prima dell’atto di lettura o scrittura.  Con un impianto formativo solido, basato su funzionalità e estetica, si arriva all’esistente, a ciò che percepiamo come nostro.

Non è materia impossibile da raggiungere. Basta soffermarsi e riflettere, poiché è tutto confermato da chi ha avuto il coraggio di compiere atti di rottura:

  1. Ready made di Marcel Duchamp
  2. La natura in Joseph Beuys
  3. Le architetture di Vito Acconci

A questa triade di intenti fatta di cane e ossa, aggiungo una riflessione personale che vuole testimoniare come siano stati possibili anche in ambito pubblico; lo dimostrano i grandi progetti di riqualificazione pubblica realizzati a Rotterdam, in Olanda – per il quartiere dei musei – o nella stessa Rovereto – per la creazione del Mart – Museo d’arte contemporanea di Trento e Rovereto.

Adina Pugliese, in poche parole, dimostra che, stabilendo un metodo (un modello) mirato e strutturato, l’arte è possibile e risolutiva per un dialogo di tipo pubblico e sociale, di impegno civile, ma anche come ricerca di un equilibrio tra produzioni artistiche i cui interessi sono meramente privati. In entrambi i casi, infatti, le basi di una ricerca affidabile partono dalla comunità, purché essa sia messa nella condizione di scegliere il modello migliore per crescere e accrescere la propria identità.

La memoria è l’epoca di chi la abita, giusta o sbagliata che sia, essa è l’intervallo che permette l’esperienza del vissuto nel proprio presente, perché guarda al passato e osserva i principi mossi per i figli del futuro.

La consapevolezza del piacere richiede la concentrazione verso se stessi. Così come l’attenzione richiede la conoscenza del silenzio. Quello identificabile all’interno delle parole e nei suoni, o tra essi. Il silenzio impregnato nell’atmosfera vissuta, se scoperto e recuperato, ci permette dopo di apprezzare il ritmo dell’ascolto e di portarlo, come fosse musica all’interno di noi” (L’arte è utile comunque bella). (p. 98)

Il pensiero dell’autrice può essere semplificato in questo piccolo schema:

Io disegno-dipingo-scatto fotografie, compio azioni, creo la condizione per me e per gli altri in un gesto di rappresentazione al cui interno deve esserci sempre una componente dedicata all’anima. Lavoro sulla memoria (pubblica o privata), permetto di avere una testimonianza.

Il ragionamento è lineare e si sposa correttamente con uno dei termini che ricorre più spesso nella lettura: Avvenire.
E infatti: “La vita ci avviene”, “Disegni, pensi, scrivi e tutto avviene”. (p. 41 – p. 112)

Tutto cioè che deve venire, il futuro.  Dall’istinto al controllo si produce un gesto che si completa in un cerchio nel quale io stesso, artista /uomo, mi ritrovo. Mi ricostruisco e assemblo. Guardo pezzi di me e mi ritrovo.

Per arrivare in armonia bisogna passare per il caos, senza disperdere l’energia.” (p.112)

Iniziare da noi stessi e averne consapevolezza. Avere audacia e coraggio, basarsi sulla potenza della coscienza.

La componente fondamentale per trasformare il pensiero in creazione è la coscienza e non la tecnica, che diviene anche la qualità identificabile nell’opera” (p. 119)

Attraverso questo assemblaggio, si capisce che la parte dell’inconscio non può essere abbandonata, semmai identificata nell’azione compiuta nell’arte.

Per concludere, si può dire che Adina Pugliese in questo suo significativo libro vuole dimostrare come le opere d’arte, siano testo, installazione, pittura, scultura, fotografia e video, sono frutto di pulsioni nascoste, di necessità inavvertite. Percezioni trasmesse che hanno bisogno di essere recepite da un pubblico per una evoluzione intima comune di intenti. Dentro questa idea c’è una produzione il cui sentimento è nella chiave di responsabilità; portare a compimento un gesto di comunicazione e condivisione per l’altro, senza chiedere nulla in cambio. Un ritrovarsi. Un passare compassione alla misericordia.

Chi è in grado di farlo, chi sceglie di farlo, ha capito che strada intraprendere per fare pace con i suoi conflitti e aprirsi, senza pretesa o rivendicazione, solo in funzione di un accrescimento comune, per l’altro, nell’altro.

Recensione a cura di:
Amalia Temperini

Adina Pugliese, L’arte è utile comunque bella, Meta Edizioni, Treglio (Ch), 2015

 www.adinapugliese.it
http://germogliare.wordpress.com/
www.metaedizioni.it

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Invito _Locandina_Adina Pugliese - L'arte è Utile _ Teramo, 4 giugno 2015