manifesto, stati generali arte contemporanea abruzzo ph. Amalia Temperini

Stati Generali dell’Arte e della Formazione artistica contemporanea in Abruzzo #artecontemporanea #abaq [#cultura]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, costume, cultura, eventi, filosofia, fotografia, giovedì, letteratura, marketing, mostre, musica, poesia, politica, pubblicità, recensioni arte, social media, società, spettacolo, spiritualità, Studiare, teatro, tecnologia, televisione, turismo, Università, viaggi, vita

Ieri ho partecipato come pubblico osservatore agli Stati Generali dell’Arte e della Formazione artistica contemporanea in Abruzzo, voluti dai professori dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, Maurizio Coccia e Silvano Manganaro.

Il mio ascolto è stato riservato a quello curato da Lucia Zappacosta, operatrice e direttrice dell’Alviani Art Space di Pescara. I minuti sono volati e molti sono stati i contribuiti utili su cui riflettere e ripartire, da oggi. Mi riferisco a un argomento emerso dai punti di vista di Lucio Rosato e Matteo Fato. Parlavano di architettura e di ritratto, ma anche di una attenzione sulla cura della identità di presentazione degli artisti nella creazione di un portfolio utile alla loro professionalità. Questa necessità di cura, mi ha fatto molto riflettere; ritengo che sia una attenzione che per forza di cose ci trasporta nel parallelo mondo del web e di nuovo medioevo. Mi spiego meglio, questo incontro è avvenuto alla morte di due figure cardine del mondo dell’arte abruzzese: Cesare Manzo ed Ettore Spalletti, la fine e parallelamente l’inizio di un nuovo periodo che ingloba nel 2019 due realtà: quella del reale e quella del virtuale. I mondi che abitiamo. Nuove possibilità di esistenza, anche economica, da chi l’arte la crea, di chi la produce e per chi se ne nutre. Sì è parlato molto di proiezione, un tema che rientra in una visione legata proprio a un dato periodo ormai lontano, novecentesco, consumato e terminato. Cosa manca all’Abruzzo? Una immagine. Una immagine contemporanea e fluida, che sappia restituire quello che è accaduto ieri a L’Aquila, con quella proliferazione di idee, critica e continui stimoli, dibattiti, validi nella realtà, quanto nella virtualità.

Perché è vero che gli operatori decisivi possono creare una rete e risultati economici, ma senza l’aiuto di un centro che arriva da altre persone – l’ipotetico pubblico consapevole di chi è e di chi siamo – ogni lavoro è svolto a metà, l’economia non si smuove e non rigenera un mercato di risorse.

Come può avvenire questo nuovo rinnovamento?

Allo stato attuale i problemi maggiori sono legati alla Comunicazione, al come si divulga, e una Formazione inadeguata, cioè non calibrata al tipo del periodo che stiamo vivendo; sul come questa regione in ambito di contemporaneo può essere raccontata in una narrazione continua e non solo nei periodi estivi quando la programmazione è rivolta al turista.

Ma chi è il turista oggi? E come si può parlare di questa figura in epoca di performance? E come può tornare utile questa condizione per attrarre, creare mobilità, spostare l’attenzione su tutto il territorio?

Far sapere a chi vive qui e vuole arrivare qui, che esistono possibilità di vedere offerte culturali in tutto il periodo dell’anno è stato uno degli spostamenti di visione utili alla riflessione. In questo Paola Capata ha vinto, una donna forte della sua esperienza di gallerista, imprenditrice abituata al risultato. Lei osserva con curiosità i fatti di questa regione, ha proposto una sorta di ombrello: un segno, una forma, una immagine chiara di un arnese che ha una impugnatura che ieri abbiamo stretto un po’ tutti mentre Giacinto Di Pietrantonio, critico e curatore, con ironia e sagacia, anche politica, ha definito la linea dei colori da adottare.

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No Man's Land - Loreto Aprutino, Pescara - ph. Gino Di Paolo - www.fondazionearia.it

No Man’s Land di Yona Friedman – Jean Baptiste Decavèle #recensione

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E’ passato un po’ di tempo da quando sono stata all’inaugurazione di No Man’s Land, progetto site – speficic di Yona Friedman e Jean Baptiste Decavèle a cura di Cecilia Casorati, realizzato a Loreto Aprutino in provincia di Pescara, inaugurato il 14 maggio scorso.
Un’idea nata in collaborazione con Aria – Fondazione Industriale Adriatica, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato i terreni sui quali l’opera è stata realizzata.

Tre segmenti di progettazione architettonica pensati in un unicum esperienziale, contraddistinti da un’area creata da pietre di fiume, un bosco con più di 200 piante di noce incise, una struttura costruita attraverso l’uso di canne di bambù, che si fondono, assieme, in simboli dai segni arcaici, primitivi, contemporanei, dai tratti fluttuanti. Land Art a vocazione concettuale, in equilibro, in un lavoro dall’armonia completa, in dialogo, tra uomo e natura. Poesia che si espande, estende, per più di due ettari di terreno, trasformati in un immaginario condiviso nel quale ognuno puo’ immergersi e ritrovarsi, percependo, e stabilendo, la propria linea (sottile) di confine.

Il bosco è cuore, polmone, processo di passaggio, mente dell’intero progetto. Alberi intagliati nella loro corteccia come cicatrici da accarezzare, raccontano un vissuto, una crescita, il raggiungimento di una consapevolezza, saggezza, che non tradisce o abbandona la memoria. Ricordo che affiora attraverso il tocco, una carezza nella profondità di taglio, di un albero giovane, fragile, resistente, che diventa, attraversa, supera il proprio limite, la macchia e l’intera selva. Fraseggio di vita, rimando alla filosofia tedesca di Ernst Jünger, in una concezione datata 1951,  dichiarata nel saggio politico intitolato Il trattato del ribelle (Adelphi, 1990). Quest’ultimo, mia percezione in cammino che si somma ai numerosi interventi fatti da studiosi e critici, alcuni dedicati all’ecosofia di Arne Næss, in occasione dell’appuntamento pomeridiano dove la presentazione è terminata.

In un’epoca influenzata dal potere delle immagini, traspariva un rimando di delimitazione legato a un processo storico novecentesco preciso, che in questo contesto ha assunto, volto il suo significato, cambiando forma – da stella a rettangolo -, porzione, in un nuovo ambiente libero, radicato, su impegno di chiara responsabilità. Non un marchio tatuato in codice, ma lampante adesione di coraggio acclarato in  verità limpida percepita e affermata in questa frase:

“No Man’s Land belongs to everybody”
(Terra di nessuno è di tutti)

Un segno distintivo di partecipazione e condivisione dal colore giallo (un semplice post – it), fissato al petto da chi ha aderito al principio, quel giorno, a Loreto Aprutino – e da quel giorno in poi ancor più per altri –  come modello autentico di pensiero innovato.

Aria – Fondazione Industriale Adriatica, costituita da manager, docenti, professionisti, artisti e associazioni abruzzesi, ha promosso il territorio rispettando la sua natura, in uno sviluppo utile e accessibile, non tradendo la propria identità, garantendo alla regione Abruzzo una rottura nella sua forma mentis. Lo ha fatto con strumenti di comunicazione e pubblicità, nel pieno rispetto dei principi economici legati all’event marketing, nella concezione di prodotto culturale, sul quale possono partire ed essere applicati studi, ricerche e politiche di destination branding per ricalibrare il tiro sull’immagine e la credibilità di questa area del centro-sud Italia.

No Man's Land, Bosco, Loreto Aprutino (PE) - ph. Amalia TemperiniYona Friedman artista, architetto franco – ungherese, ebreo, nato a Budapest nel 1923. Jean Baptiste Decavèle è artista, nato a Grenoble, in Francia nel 1961. Collaborano assieme da più di dieci anni, e in questa installazione hanno edificato la più grande opera realizzata da Friedman, visione, che ha visto protagonisti anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio.

No man’s land è il risultato, via di protezione e fuga, cancella l’idea di proprietà, trasforma un bene privato in un bene comune, secondo un percorso fedele, ecosostenibile, che restituisce il luogo a se stesso.

NO MAN’S LAND
Installazione site-specific
di Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle
a cura di Cecilia Casorati
Fino a: per sempre.
@Località Contrada Rotacesta – Loreto Aprutino (Pescara)

– Accesso gratuito –

Consiglio:

Scarpe comode
Plaid / copertina
Una quantità sterminata di bambini al seguito da accompagnare.

Per saperne di più:
www.fondazionearia.it

 

La valle delle Abbazie - www.valledelleabbrazie.it

Il cammino nella Valle delle Abbazie – summer edition #abruzzo #turismo

arte, comunicazione, CS, cultura, eventi, turismo, viaggi

Il cammino nella Valle delle Abbazie
– summer edition –

Torna dal 2 al 5 giugno l’emozione di camminare insieme tra fede, arte e cultura

 

 

Quattro giorni di cammino, dall’Abbazia di Santa Maria di Propezzano al santuario di San Gabriele dell’Addolorata, attraverso uno degli angoli più belli d’Abruzzo alla scoperta di antiche abbazie, piccoli borghi medievali, incantevoli panorami e gastronomia teramana.

La valle delle abbazie (manifesto) - www.lavalledelleabbazie.itDopo il grande successo dell’edizione invernale si torna a camminare insieme sul lungo percorso tra l’arte, le tradizioni, la cultura e la fede della “Valle delle Abbazie”, percorrendo sentieri collinari e strade di campagna, attraversando antichi borghi e riserve naturali custodite tra le valli dei fiumi Vomano e Mavone, ai piedi del Gran Sasso d’Italia.

I partecipanti al cammino, accompagnati dallo staff dell’associazione Itaca potranno ammirare, con gli occhi del pellegrino, la bella porta santa di Santa Maria di Propezzano (Morro d’Oro), il magnifico ciborio di San Clemente al Vomano (Notaresco), il grazioso borgo di Castelbasso (Castellalto), la torre triangolare di Montegualtieri (Cermignano), le mura rinascimentali di Cellino Attanasio, il bosco di Castel Cerreto (Penna Sant’Andrea), il soffitto maiolicato di Santa Maria a Porto Lungo (Basciano), gli affreschi duecentesci di Santa Maria di Ronzano (Castel Castagna), gli antichi bassorilievi di San Giovanni ad Insulam (Isola del Gran Sasso) e tanto altro.

 

 

Riscoprire il senso di camminare insieme”: questo è il ricordo più forte di coloro che ci hanno accompagnato nella scorsa edizione, ricordando a tutti l’importanza di condividere esperienze e emozioni.

Prenotazione e posti limitati.
L’iscrizione da effettuare entro il 25 Maggio 2016

Per saperne di più:

www.valledelleabbazie.it
cell: +39 346 0230559

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*comunicato stampa  

flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele #recensione

arte, arte contemporanea, artisti, mostre, recensioni arte, turismo, viaggi

E’ così che ci si affeziona ai luoghi, si va per conoscere cose nuove,  incontrare persone lontane dai vernissage, che hanno qualcosa da raccontare, che vada al di fuori del sistema dell’arte.

V.AR.CO - verdiartecontemporanea - official logoMartedì 3 maggio sono stata a L’Aquila, avevo voglia di andare a trovare i ragazzi di V.AR.CO – verdiartecontemporanea (Andrea Panarelli, Paola Marulli, Sara Cavallo). Il loro impegno sta costruendo un microsistema culturale fiorente, intelligente, dinamico, in un contesto impraticabile da ogni punto di vista. Una città terremotata, che combatte per risanarsi, che ha una necessità costante di stimoli e contaminazioni esterne.
V.AR.CO spinge a una apertura che è la sua crepa, e trae da lì la sua forza, in una luce che già alla sua terza mostra permette di delineare un profilo vincente, beneaugurante, a tutela di ogni professionista che abbia una autentica vocazione rivolta a fare di questo mestiere un percorso onesto, chiaro e convinto.


Locandina - Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele (manifesto)Flow. Flew. Flaw
è la prima mostra personale di Giovanni Paolo Fedele (Pescara, 1993), a cura di Alberta Romano – una giovane storica dell’arte pescarese, membro attivo di T-space a Milano.
Il progetto ha un’idea semplice ma allo stesso tempo complessa, reticolata e articolata. Ci si trova di fronte a un vero e proprio meccanismo di concatenazioni che abbraccia performance, installazione site-specific, racconto scientifico e fantastico, focalizzato nella centralità dei rapporti umani, estetico, studiato nelle sue diverse angolazioni, prospettive e gradazioni. Si parte da uno scritto, Aequilibrium, sviluppato dall’artista – il motore teorico di tutto – che trasforma l’ambiente in una viva e ramificata sospensione, con nodi e sentieri precisi, che invogliano a una conoscenza, a qualcosa sempre più da approfondire.

Prima di andare a scoprire – sapere in realtà chi fosse Giovanni – ho deciso di spulciare il suo profilo professionale e valutare se quest’ultima ricerca fosse coerente con quelle sviluppate in precedenza, fili, insomma, che lo connettessero alla sua filosofia odierna; ebbene, non ho trovato solo questo, ma costanti germinali che si uniscono ai vecchi lavori, opere tracciate, designate in temi precisi: individualismo, sfida, disorientamento, protezione e fiducia. Giovanni viaggia tra il bisogno di perfezione e la ricerca del desiderio, ma con questi due aspetti combatte pur di non perdere le fragilità delle sue linee guida.
Flow. flew. flaw. di Giovanni Paolo Fedele, dettaglio mostra. Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Piedi a terra, sguardo in alto, protezione verso i condizionamenti, Giovanni Paolo Fedele sospinge la sua ricerca all’errore, lasciandosi plasmare (anche) da una letteratura mirata e costruttiva – ad esempio, assieme a me, si è parlato a lungo del Puer Aeternus di James Hillmann. In quello che vuole, l’artista cerca di trasmettere quanto lui si esponga all’altro, tramite gli oggetti, le cose e la gente, negli incontri, negli scambi, pur di provare sentimenti ed emozioni proprie e pertinenti (forza, umiliazione, senso di impotenza, volontà, fallimento), in tutto questo, lui, continua a guardare aldilà: un oltre che lo incoraggia alla stasi dell’equilibrio.

Photo Credit: Ela Bialkowska - OKNOstudio Photography

Per scelta personale rifuggo dalla performance, ma in questa condizione, e in tali movimenti di linguaggio, posso dire di aver attraversato, con la vivacità dei miei stessi occhi, due corpi fondersi silenziosamente in uno sguardo, in totale armonia, che entravano in simbiosi nell’esatto momento in cui ero concentrata a capire dove volessero arrivare mentre erano agganciati sulla loro potenza di essere umani vivi e in pieno contatto. Tutto, assieme alla straordinaria comprensione e dinamicità della mente, della concentrazione, di come ognuno di noi ha la tendenza a crollare o cedere per un dettaglio che a conti fatti rappresenta il niente, quel focalizzarsi sulla perfezione che fa precipitare l’intero apparato nella sua mancanza di presenza, quando si perde la visione d’orizzonte dell’altro con l’altro.

Marina-Abramovic-Rest-Energy-with-Ulay-1980.-Courtesy-the-Artist-and-Lisson-Gallery (presa dal web)Gli incontri che ho visto – e che Giovanni cerca di raggiungere, offrendosi, donandosi, con la sua pacata tranquillità – sono legami che rimandano a un immaginario artistico importante – imponente – per chi è del settore (Marina Abramovic – Ulay), ma in Flow. Flew. Flaw non c’è fagocitazione, non c’è narcisismo, quanto rispetto viscerale di accoglienza, distanza di attesa e meditazione, congiunzione e fusione.

Ho avuto la possibilità di osservare tre processi in azione (una ragazza, una donna e un ragazzo), e nel momento in cui sono arrivata all’incontro, erano presenti anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila con la loro docente e artista Bruna Esposito. Insieme, in religioso silenzio, osservavamo e mettevano in pratica lezioni pratiche di riflessione in un processo e perfezionamento artistico fuori dal contesto di un’aula di studio.

Questo scambio è stato per me un continuo dichiarare il proprio abbandono con valore poetico di resistenza e impagabile resilienza.

Una performance, replicabile, mantenuta attiva fino al 6 maggio, tutti i pomeriggi, con Giovanni Paolo Fedele che ha assicurato la sua presenza per una settimana, e che ha garantito a V.AR.CO un punto a suo favore: un passo ulteriore nella fase di ricostruzione della città, della propria credibilità, attraverso una zona franca, di produzione e creazione utile, accessibile, di grande professionalità.

Per il fotoracconto della mia esperienza:

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Informazioni utili:

Flow. flew. flaw.  di Giovanni Paolo Fedele
a cura di Alberta Romano
Fino al 27 maggio
Venerdì, sabato e domenica dalle 17 alle 20
@ V. AR.CO – verdiartecontemporanea –
Via Verdi 6/8, L’Aquila
www.v-ar-co.com

Ingresso gratuito

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Photo Credit:
Ela Bialkowska – OKNOstudio Photography

oknostudio

 

NO MAN’S LAND – Installazione site specific – 14 maggio – Loreto Aprutino (PE) #savethedate

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, quotidiani, turismo, viaggi, vita

Il blog raccoglie inviti importanti, che contribuisce a diffondere e condividere per amore della sua terra, l’Abruzzo*:

 NO MAN’S LAND

Installazione site-specific
di Yona Friedman
e Jean-Baptiste Decavèle

Inaugurazione: sabato 14 maggio 2016, ore 12.00

Località Contrada Rotacesta – Loreto Aprutino (Pescara)

 

Sabato 14 maggio 2016, alle ore 12.00, la Fondazione ARIA inaugura a Contrada Rotacesta di Loreto Aprutino (Pescara) l’installazione site-specific No man’s land, realizzata da Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle. Il progetto nasce dalla significativa collaborazione tra gli artisti,  ARIA, Cecilia Casorati, direttrice artistica della Fondazione, l’Associazione Zerynthia e Mario Pieroni, che ha donato il terreno sul quale è stato realizzato.

L’installazione è la più grande mai realizzata da Friedman, artista e architetto franco-ungherese, nato nel 1923, pensatore visionario ed originale, le cui considerazioni sono diventate nel tempo un punto di riferimento per la cultura contemporanea.

Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato all’undicesima Documenta di Kassel e a diverse edizioni della Biennale di Venezia; da giugno la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra. Infine, tutto l’archivio – fotografie, appunti, schizzi e lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

L’artista parte dalla considerazione che il mondo sia già troppo edificato e che l’architettura, dunque, vada ripensata. Non si tratta di costruire nuove strutture ma piuttosto di costruire nuove immagini.

“L’immagine” che Yona Friedman insieme all’artista Jean-Baptiste Decavèle, con cui collabora già da alcuni anni, ha progettato e costruito a Loreto Aprutino (Pescara) si estende per più di due ettari nella campagna, è composta da un grande arazzo naturale fatto con una grande quantità di sassi bianchi di fiume, una struttura di 1.000 canne di bambù che rievoca il museo senza pareti dell’artista e un dizionario immaginario inciso su oltre 200 alberi di noce. La sua costruzione ha visto la partecipazione attiva degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, della Facoltà di Architettura di Pescara e delle Scuole d’arte del territorio, diventando, così, luogo privilegiato per il rinnovamento dei processi di formazione e divulgazione della cultura.

40_NoMansLand_FotoGinoDiPaoloNo man’s land si propone come modello di cambiamento etico e sociale, replicabile in ogni luogo del mondo, per cancellare l’idea di proprietà, per trasformare un bene privato in un bene comune, secondo un percorso ecosostenibile che restituisce il luogo a se stesso. L’accezione negativa di terra di nessuno, terra senza regole, assume qui un significato positivo: la no man’s land è un dono che l’arte fa a tutti.

 

Negli anni questo luogo sarà gestito dalla nuova e omonima Fondazione No man’s land, creata appositamente e attualmente in corso di riconoscimento, il cui scopo sarà di dar vita ad un programma che non si esaurisce con la conservazione e la fruizione dell’opera di Friedman, ma che alimenterà nuove iniziative curate in situ grazie alla sinergia con la Fondazione ARIA – Fondazione Industriale Adriatica. L’intento è quello di esportare il modello di “non proprietà” in altri luoghi, ispirando una serie di iniziative sul tema dell’evoluzione della cultura territoriale, seguendo la filosofia partecipativa di Friedman.

ARIA, nata nel 2011 e composta da manager, docenti, professionisti, artisti, intellettuali ed associazioni abruzzesi, promuove il territorio realizzando iniziative culturali di livello internazionale per uno sviluppo sostenibile, secondo una progettualità economicamente virtuosa e socialmente utile.

Per saperne di più:
www.fondazionearia.it
Info@fondazionearia.it

Ph. Gino Di Paolo

 

Note biografiche: 

Yona Friedman (Budapest, 1923) si forma in Ungheria. Dopo la guerra si trasferisce e lavora per circa un decennio a Haifa, in Israele. Dal 1957 vive a Parigi. Ha insegnato in numerose università americane e ha collaborato con l’Onu e l’Unesco. Negli ultimi anni l’opera di Friedman è stata rivalutata dal mondo dell’arte contemporanea ed è stato invitato alla undicesima Documenta di Kassel (2002) e a diverse edizioni della Biennale di Arti visive di Venezia. È autore di importanti saggi sull’architettura, tra i più recenti Utopie realizzabili (2003), L’architettura di sopravvivenza. Una filosofia della povertà (2009) e L’ordine complicato. Costruire un’immagine (2011). Il corpus dei suoi lavori è stato esposto al Center for Contemporary Art di Kitakyushu in Giappone e nel mese di giugno 2016 la sua Summer House sarà visitabile alla Serpentine di Londra; tutto l’archivio delle sue opere – fotografie, appunti, schizzi, lettere – è stato recentemente acquisito dal Getty Research Institute di Los Angeles.

Jean-Baptiste Decavèle (Grenoble, 1961) ha esposto in numerose gallerie e spazi pubblici europei e nordamericani ed ha partecipato a importanti video festival. Nel 1999 e nel 2001 ha ricevuto il premio Villa Medici “Hors Les Murs”. Collabora da alcuni anni con Yona Friedman alla realizzazione delle Iconostases.

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Ufficio stampa mostra:
Maria Bonmassar
ufficiostampa@mariabonmassar.com
ufficio: +39 06 4825370 / cellulare: + 39 335 490311

 *comunicato stampa

Bando per giovani artisti: Silenzio per favore – per aria

arte, arte contemporanea, artisti, cultura, lavoro, mostre, turismo


Silenzio per favore – per aria promuove la videoarte e i giovani artisti offrendo loro la possibilità di entrare nell’esclusivo mondo nel collezionismo contemporaneo.

In concomitanza con la rassegna, parte il bando per l’acquisizione di 3 nuovi video. Essi saranno proiettati nella serata conclusiva e poi messi all’asta tra i soci e gli amici di Aria – Fondazione Industriale Adriatica.

La giuria, presieduta da Cecilia Casorati, vedrà il coinvolgimento di: Elena Petruzzi , Enzo de Leonibus, Simone Ciglia e Adina Pugliese .
Rivolto a giovani artisti under 35.

Regolamento

Il progetto: 

Silenzio per favore è una rassegna dedicata alla videoarte. Pensata per offrire nuove possibilità per parlare di arte e cultura, essa ha lo scopo di ristabilire un contatto con le persone e i luoghi attraverso il ritorno all’incontro, praticando l’arte contemporanea come strumento vivo di connessione e sinergia. Per i giovani artisti è una occasione possibile per farsi conoscere in realtà emergenti, storiche, interessate alla valorizzazione e al dialogo, per una crescita sostenibile dell’intero territorio abruzzese. Aria – Fondazione Industriale Adriatica promuove da sempre il contemporaneo puntando al territorio come risorsa necessaria e utile cui attingere per ricostituirsi in nuovi scambi possibili.

Rassegna di Videoarte e Bando per giovani artisti under 35 anni

Organizzati in due gruppi distinti:
a) 10 video già scelti in precedenza dal panorama nazionale;
b) acquisizione di 3 video di artisti emergenti.

28 luglio, Ripattoni, Bellante (Te); 31 luglio, Castello, Roccascalegna (Ch); 09 agosto, San Vito Chietino (Ch); 24 agosto, Pescocostanzo (Aq); 27 agosto, Museolaboratorio, Città Sant’Angelo (Pe); 3 settembre, Via Delle Caserme, Pescara.

10 i video raccolti in un unico dvd, all’interno dei 6 luoghi, saranno proiettati in uno o più spazi scelti, che ospiteranno gli incontri. Le opere contenute come mostra in una valigia, sono accomunate dalla possibilità di prontezza della lettura. Viverle, lasciando solo l’emozione, il sentire, il testimoniare che esse sono cosa viva. Il luogo che accoglie l’evento è specificatamente valutato per interesse culturale, paesaggistico e ospitalità. L’arte condotta in giro per il territorio contribuirà a ristabilire un itinerario turistico innovativo.

I video saranno visibili in tutto il periodo di Arte in Centro.

www.fondazionearia.it

 

 

L’arte utile comunque bella di Adina Pugliese

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, cultura, film, leggere, libri, mostre, Studiare, Università, vita

L’occhio consapevole di Cecilia Casorati introduce al volume di Adina Pugliese con una presa di coscienza non comune. È insolito ammettere con onestà che l’arte non ha mai proposto soluzioni, che è un “linguaggio consapevolmente inutile” o “strumento inefficace”. Da questo incipit si intuisce che sarà una lettura interessante poiché la distanza tra critico e artista (prefazione e introduzione) mostrano quanto indissolubile sia questo legame di forze intellettuali. In ogni pagina ci sono riflessioni aperte, sane, che ci concentrano nel concetto di condivisione, oggetto stesso e materia primigenia del lavoro-relazione di Adina. E così ci si imbatte nelle sue parole; una narrazione consapevole delle difficoltà che incontrano gli operatori dell’arte nell’arte, nella composizione degli scambi necessari affinché ci si elevi a nuove responsabilità. Uno dei punti cruciali – lo scoglio più nitido – è in chi, attraverso questo parte (quella del lettore) si ritrova e coglie una presa di conoscenza non mescolata alla rabbia. Ci siamo, ci riconosciamo, contro chi custodisce le stelle in un cassetto, non pensando che sopra le nostre teste ci sia lo scintillio dell’universo a prendersi cura di noi.

La struttura compositiva del libro è suddivisa in tre prati:

  1. L’arte è utile
  2. Come si rende utile
  3. Il suo racconto (intenzioni)

La forma pensata nella composizione del volume è accessibile e ha una forte componente educativa. Ogni riferimento è spiegato in termini semplici, ricorrendo a un’impostazione saggistica. Nulla è lasciato al caso, tutto sembra (o è) rivolto a un pubblico comune, in cui però può ritrovarsi il fervore di una intelligenza viva, scevra da impostazioni da “Commedia Umana” di organi superiori pronti a svelarci i segreti della vita o dell’arte.
L’atmosfera letteraria si inspira a pieni polmoni con una osservazione che non ha pretese di cambiare il mondo, ma si sofferma su degli aspetti cruciali in cui la sfera terrestre si è – per forza di cose – fermata, soffermata, mutando il suo giro, il suo segno. Il disvelamento dell’anticare parte da due concetti troppo in voga in questi ultimi periodi:

  1. Il bello
  2. La tecnologia

Tutto ciò esiste, ma nel seno della ragione c’è sempre l’uomo che con il valore incrementa la struttura della umiltà. Nel cuore di questa lettura rimane il potere del libero arbitrio basato sulla capacità di discernimento, distinzione delle nostre esperienze vissute, in negativo e in positivo.

L’attenzione dell’autrice nel comporre e spiegare il fare suo artistico è nella onestà di ammettere che a un certo punto esiste un limite tra produzione (io, artista, immetto il mio fare, la mia vita, nell’opera) e percezione (io, pubblico – vivo). Da questo si può capire che i termini di Adina Pugliese sono connessi in un gioco iniziatico di passaggi da → a.

Dal regno delle idee (Marcel Duchamp) alla natura (Joseph Beuys) all’architettura (Vito Acconci) si può capire l’acume intellettuale di questa ricerca che ha mutato le sue vesti dal gesto artistico (pittura, fotografia) a significato scritto (testo e parole).

L’impostazione narrativa è lineare e concentrata in due elementi: la semplicità e l’immediatezza.

Tenendo conto del mio approccio personale alla visione del testo, non posso non considerare alcuni elementi: questi due aspetti (semplicità e immediatezza) si trovano più nella tecnica della comparazione pubblicitaria che nell’arte. Allora cosa manca all’arte per poter diventare così immediata? Perché c’è così tanto divario tra forme così vicine di comunicazione? Gli artisti cosa insegnano? Gli artisti sono ancora capaci di assumersi delle responsabilità? Gli artisti sono capaci di costruire significati che si concentrano nel cuore dell’opera?  Gli artisti sono ancora capaci di rispettare loro stessi nel cuore della loro autenticità? Ma soprattutto, sono ancora capaci di trasmettere il solo senso (bello o brutto) agli altri, suscitando emozione attraverso la loro opera?

Il marketing attraverso la forma esperienziale ci sta riuscendo. E l’arte?

C’è da rilevare che spesso si confondono i significati, e questo succede quando l’arte e il commercio sono messi alla pari. Bisogna ribadire con fermezza che l’arte ha una funzione, un ruolo di riflessione sociale; il commercio, invece, di consumo. Entrambi possono coesistere, ma bisogna trovare o ricercare un punto di contatto linguistico tra queste due linee di pensiero.

Che effetto potrebbe avere su di noi l’arte se la assorbissimo come un normale spot pubblicitario?

Il terzo dato utile è la costruzione dell’esperienza e del vissuto. In un’idea di arte relazionale è racchiuso il seme della responsabilità civile. Non basta un semplice impegno, abbiamo bisogno di uno step in più, un fare concreto di attivazione, attenzione, che si vada a completare con la partecipazione e il coinvolgimento del pubblico, delle persone come noi, comuni.  Per questo le regole dalle quali si ha la necessità di partire sono costituire dal contesto che si sceglie di prendere in analisi e dal rapporto con la committenza, cioè con chi offre la possibilità di lavorare a un determinato progetto. Questo comporta domande, confronti, incontri, coerenza e linguaggi da elaborare ed esprimere affinché il tempo col suo andare ne stabilisca il valore. Un valore utile alla comunità.

La vita ci avviene, è vero, ma spesso sono le passioni a determinare i nostri percorsi e, per seguirli, occorrono coraggio e qualche compromesso; senza mai compromettere il proprio credo e la propria dignità” (p. 41)

Adina Pugliese è introspettiva e offre strumenti raccontando se stessa attraverso la materia artistica fatta di narrazione autocritica. Il saper testimoniare la propria messa in discussione, la rappacificazione verso il proprio sé, per poter capire che solo così si va oltre le cose, anche con l’uso degli strumenti dell’arte, dimostra un accrescere e un promulgare il pensiero di vita composto da piccole e fondamentali cose.

Dalla pittura – base del suo percorso artistico –  si sposa alla fotografia. Tiene a mente il territorio con dentro il suo disagio, lo elabora partendo della etichettatura di provincialità o provincialismo. Il suo cammino per questo è ispirato da alcuni studiosi, fotografi, semiologi, scrittori vissuti nella storia della comunicazione artistica (Alfred Stiegliz, Roland Barthes, Gombrich, Newhall e Susan Sontag)

Il pensiero appuntato all’inizio della seconda parte del libro è il rispetto reverenziale per il lettore. Da qui si parte già dal presupposto che l’arte pubblica e quella relazionale servono a insinuarsi più che a provare o attaccare. Lo spunto offerto da Adina Pugliese è chiaro e non differente da una strategia di marketing territoriale. Si parte dal tracciare un excursus storico, dalle fondamenta dei processi artistici e si risale a monte ponendo al centro la comunità. La società. Il ruolo collettivo in questa condizione è il fulcro di innesti civili che partono anche dai confronti con la cittadinanza autoctona. Avere quindi schemi precisi di azione, distinguendo le missioni di artisti, di architetti e, includo io nel discorso, di designers, ma senza conoscere il contesto, le radici e i ruoli definiti, genera solo caos e spesa.

Abbiamo bisogno di ordini capaci di generare eresie”. (p. 65)

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Secondo la teoria di Nicolas Borriaud, la nostra incapacità di far sviluppare tali pratiche deriva dal fatto che non si è predisposti a un determinato scopo – non siamo preposti – perché ci si adatta un metodo lontano dai processi nostri storici, quelli europei. Negli Stati Uniti si è sviluppata con la Land Art una condizione, un marchio certificato, di azione riscontrabile in quella loro tradizione di confronto e partecipazione. In Italia solo alcuni casi hanno fatto propria questa mentalità, aprendosi. Si trovano perlopiù a nord e sono: la Fondazione Olivetti, la Città dell’Arte di Michelangelo Pistoletto e la Fondazione Fitzcarraldo.

Il discorso di Adina Pugliese mette in chiaro il ruolo dell’artista in una azione di tipo relazionale dicendo che persone che scelgono questo tipo di approccio devono adeguarsi a leggi, norme e regolamenti, stabilite dalla società. L’artista ha quindi l’obbligo di conoscere e attenersi alle regole con cui ha a che fare. Solo così potrà essere in grado di muoversi e lavorare al meglio senza incorrere in problemi durante il proprio intervento artistico.

A questo punto, procedendo nel ragionamento, nella trama e nel climax del libro, alla semplicità e alla immediatezza già descritti, si aggiunge la contemporaneità.

Parafrasando Marshall Mcluhan, si può affermare che, se quello che viene prodotto dagli artisti non corrisponde alla contemporaneità e ai codici di una determinata società, il messaggio non arriva e il suo valore è nullo. Alberto Abruzzese aggiunge che, oltre a queste motivazioni, occorre un modo di trasmissione che sappia creare legame e attenzione non basato sulle interpretazioni, ma focalizzato sulla coscienza. Sul risveglio della coscienza. Adottando una comunicazione lineare e conforme, portando il pubblico al ragionamento, si convalida pulizia del pregiudizio, poiché quest’ultimo, per mille fattori, tende a lasciare le cose e le situazioni nell’ombra.
Giuseppe Stampone, artista teramano, ad esempio, è attivo con il suo network Solstizio Project, nato nel 2008. Il suo scopo è la costituzione di una rete/network sempre più concreta affinché siano fatte circolare alte e altre idee.

Quando si cucina per la preparazione di un piatto, ogni ingrediente è indispensabile a realizzare quella pietanza con quel preciso carattere. L’equilibrio delle spezie, degli odori nella giusta misura è fondamentale: nel palato non devono esserci odori prevalenti ma la giusta piacevolezza di una gustosità globale. L’identificazione di ogni elemento separato dagli altri deve essere riconoscibile(p. 78)

a)      Semplicità

b)      Immediatezza

c)       Contemporaneità

nel fare e nell’osservare

L’arte sociale cresce di pari passo con la comunità, perché del coinvolgimento con questa essa stessa è frutto identificativo. La sua struttura, infatti, è sorretta dai principi di condivisione e sostenibilità.

Per operare al meglio l’autrice suggerisce tre spazi:

  1. Pubblico
  2. Privato
  3. I Media (per l’autorappresentazione)

Il contesto acquista significato in azioni che maturano con confronti e contenuti anche attraverso i conflitti. Quest’ultimo elemento è il segreto che dà vita a nuovi germogli.

È il fattore umano a stabilirne la comprensione e questo si forma nella collettività, perciò non può essere un’assunta responsabilità del singolo alla sua isolata persona. L’atteggiamento adottato dall’individuo nei confronti dell’opera varia in base dall’educazione ricevuta e alla storia sociale e concorre esso stesso a determina il successo dell’opera”. (p. 87)

Adina Pugliese procede sull’aspetto educativo e sul ruolo che una giusta attenzione può offrire. Attenzione che parte dalla propria famiglia, ma che le istituzioni hanno il dovere di applicare nell’instaurazione di un rapporto di comprensione e fiducia racchiuso nell’operato di un artista, da rivolgere a un pubblico, composto in comunità.

Il noi (comunità) si racchiude nell’opera (condivisa e accettata) con metodi (semplici e diretti) come l’insegnamento di un alfabeto prima dell’atto di lettura o scrittura.  Con un impianto formativo solido, basato su funzionalità e estetica, si arriva all’esistente, a ciò che percepiamo come nostro.

Non è materia impossibile da raggiungere. Basta soffermarsi e riflettere, poiché è tutto confermato da chi ha avuto il coraggio di compiere atti di rottura:

  1. Ready made di Marcel Duchamp
  2. La natura in Joseph Beuys
  3. Le architetture di Vito Acconci

A questa triade di intenti fatta di cane e ossa, aggiungo una riflessione personale che vuole testimoniare come siano stati possibili anche in ambito pubblico; lo dimostrano i grandi progetti di riqualificazione pubblica realizzati a Rotterdam, in Olanda – per il quartiere dei musei – o nella stessa Rovereto – per la creazione del Mart – Museo d’arte contemporanea di Trento e Rovereto.

Adina Pugliese, in poche parole, dimostra che, stabilendo un metodo (un modello) mirato e strutturato, l’arte è possibile e risolutiva per un dialogo di tipo pubblico e sociale, di impegno civile, ma anche come ricerca di un equilibrio tra produzioni artistiche i cui interessi sono meramente privati. In entrambi i casi, infatti, le basi di una ricerca affidabile partono dalla comunità, purché essa sia messa nella condizione di scegliere il modello migliore per crescere e accrescere la propria identità.

La memoria è l’epoca di chi la abita, giusta o sbagliata che sia, essa è l’intervallo che permette l’esperienza del vissuto nel proprio presente, perché guarda al passato e osserva i principi mossi per i figli del futuro.

La consapevolezza del piacere richiede la concentrazione verso se stessi. Così come l’attenzione richiede la conoscenza del silenzio. Quello identificabile all’interno delle parole e nei suoni, o tra essi. Il silenzio impregnato nell’atmosfera vissuta, se scoperto e recuperato, ci permette dopo di apprezzare il ritmo dell’ascolto e di portarlo, come fosse musica all’interno di noi” (L’arte è utile comunque bella). (p. 98)

Il pensiero dell’autrice può essere semplificato in questo piccolo schema:

Io disegno-dipingo-scatto fotografie, compio azioni, creo la condizione per me e per gli altri in un gesto di rappresentazione al cui interno deve esserci sempre una componente dedicata all’anima. Lavoro sulla memoria (pubblica o privata), permetto di avere una testimonianza.

Il ragionamento è lineare e si sposa correttamente con uno dei termini che ricorre più spesso nella lettura: Avvenire.
E infatti: “La vita ci avviene”, “Disegni, pensi, scrivi e tutto avviene”. (p. 41 – p. 112)

Tutto cioè che deve venire, il futuro.  Dall’istinto al controllo si produce un gesto che si completa in un cerchio nel quale io stesso, artista /uomo, mi ritrovo. Mi ricostruisco e assemblo. Guardo pezzi di me e mi ritrovo.

Per arrivare in armonia bisogna passare per il caos, senza disperdere l’energia.” (p.112)

Iniziare da noi stessi e averne consapevolezza. Avere audacia e coraggio, basarsi sulla potenza della coscienza.

La componente fondamentale per trasformare il pensiero in creazione è la coscienza e non la tecnica, che diviene anche la qualità identificabile nell’opera” (p. 119)

Attraverso questo assemblaggio, si capisce che la parte dell’inconscio non può essere abbandonata, semmai identificata nell’azione compiuta nell’arte.

Per concludere, si può dire che Adina Pugliese in questo suo significativo libro vuole dimostrare come le opere d’arte, siano testo, installazione, pittura, scultura, fotografia e video, sono frutto di pulsioni nascoste, di necessità inavvertite. Percezioni trasmesse che hanno bisogno di essere recepite da un pubblico per una evoluzione intima comune di intenti. Dentro questa idea c’è una produzione il cui sentimento è nella chiave di responsabilità; portare a compimento un gesto di comunicazione e condivisione per l’altro, senza chiedere nulla in cambio. Un ritrovarsi. Un passare compassione alla misericordia.

Chi è in grado di farlo, chi sceglie di farlo, ha capito che strada intraprendere per fare pace con i suoi conflitti e aprirsi, senza pretesa o rivendicazione, solo in funzione di un accrescimento comune, per l’altro, nell’altro.

Recensione a cura di:
Amalia Temperini

Adina Pugliese, L’arte è utile comunque bella, Meta Edizioni, Treglio (Ch), 2015

 www.adinapugliese.it
http://germogliare.wordpress.com/
www.metaedizioni.it

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