Museo Nina, Civitella del Tronto (TE) ph. Amalia Temperini

Una visita al Museo Nina #CivitelladelTronto [#turismo]

arte, attualità, collezionismo, costume, cultura, Donne, fotografia, lavoro, libri, mostre, natura, recensioni arte, salute e psicologia, società, turismo, viaggi, vita

Ho scoperto il Museo Nina quasi per caso da un mio contatto di facebook. Ho deciso di visitarlo nel giorno della Befana e avere una idea di cosa mi fossi persa fino a quel momento. Si trova nella bellissima cornice di Civitella del Tronto, nella provincia di Teramo, a un passo da Ascoli Piceno, nelle Marche, in un luogo che ha avuto una rilevanza territoriale strategica per la storia d’Italia e per essere considerato un capolavoro di ingegneria militare.

Parlo della Fortezza, ovviamente, che con la sua maestosità cattura parte dell’attenzione a chi decide di visitare questa cittadina arroccata tra le montagne, che un tempo fu anche un luogo di confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio.

Il punto è che, seppure l’attenzione sia riposta su questa meraviglia, a pochi metri dalla piazza centrale si ha l’opportunità di entrare in uno spazio che racconta l’attenzione e la cura di una donna; una casa, può essere definita così, che raccoglie un patrimonio demoentoantropologico attraverso una collezione che arricchisce le possibilità di comprendere chi, cosa, come e quando, ha attraversato questi luoghi, con la costruzione di un punto di vista speculare rispetto a quello di chi sceglie di visitare (o conoscere) la Fortezza.

Quando si accede al Museo Nina (ex Nact) si ha la sensazione di essere accolti in qualcosa che già si è vissuto. Ritrovare una memoria legata alla tradizione della convivialità. La storia di Gaetana Graziani si intreccia con quella di altri vissuti che hanno donato i loro materiali fino a creare una collezione di circa 3000 pezzi di moda, design, documenti e oggetti di vita quotidiana, che attraversano fasi, classi, periodi o processi che vanno dalla fine del Settecento al nostro ultimo dopoguerra.

L’allestimento si sviluppa in quattro sezioni e una delle più interessanti è proprio l’ultima. L’idea che si ha nel perscorso è di essere in un qualsiasi moderno negozio di abiti, ma il materiale esposto, che si osserva, non è in vendita, non si può toccare, non è un bene di consumo, ma una ricordo legato al sacro, alla scienza, alla musica, allo sport, alle arti, di persone – singole intimità – fino alla loro personale vicenda collettiva.

Quanti di noi potrebbero riconoscere quei capi e sentirsi parte di quell’intreccio? Si, perché questa è una rappresentazione di una vita vera, di uno spaccato, che porta a milioni di collegamenti e aiuta a completare una letteratura di ricerca storica. Esiste un abito nero che sembra ottocentesco, quasi estrapolato dalle scene cinematografiche o dalle pagine di Charlotte Brontë, ma anche coperte di estremo valore manifatturiero. E se su queste ultime custodissimo anche noi preziosità nei dai comò delle nostre nonne cosa potrebbe significare? Se ci si sofferma un attimo, si possono aprire fronti per comprendere anche vie dedicate al collezionismo di artigianato artistico.

Se dovessi tornarci, avrei modo di guardare con altri occhi le cose, pare che molti dei cassettoni siano ancora ricchi di materiali donati non ancora sistemati, quindi nuovi mondi da scoprire!

Il museo ha degli orari stabiliti, ma consiglio di chiedere appuntamento o conferma prima dell’arrivo. Oggi coi social è facile. Esiste una sezione didattica programmata riservata ai bambini. L’accesso ha un biglietto di ingresso a pagamento.

Per saperne di più, ecco un video.

www.museonina.it

Crediti fotografici per questo articolo:

Amalia Temperini, Sara Menchini, Guido Scesi.

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Bambinello Rubacuori – Museo Capitolare #Atri #mostre [#recensione]

amore, arte, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, eventi, filosofia, giovedì, marketing, mostre, recensioni arte, religione, società, spiritualità, turismo, viaggi, vita

Avevo augurato buone feste, ma ci sono ancora cose da dire prima della fine dell’anno. Sovverto la mia stessa regola dei programmazione e pubblico una recensione dedicata a un nuovo evento al quale ho partecipato con molta attenzione per il tema e la moltitudine di argomenti che si possono aprire per costruire dei dialoghi culturali.

Due sono stati i momenti che mi hanno convinto di ieri sera al Museo Capitolare di Atri: il discorso del curatore e studioso Vincenzo Maria La Mendola e quello del Vescovo della Diocesi di Teramo – Atri, monsignore Lorenzo Leuzzi.

La mostra attraversa due aspetti centrali nella costruzione della immagine da Gesù Cristo bambino, presenta un focus sugli strumenti di raffigurazione dei segni della passione (l’attraversamento del dolore) e dell’amore (per la crescita della propria spiritualità). L’osservazione parte da simboli identificativi inseriti nei contesti medievali e di arte di periodo moderno.

Si tratta di un fulcro che nasce all’interno di congregazioni monastiche spagnole, si estende in tutta Europa fino ai nostri giorni grazie a una Tradizione e in una Radice di matrice cattolica nel dialogo e per la diffusione dei messaggi della Chiesa.

Come già detto, nel programma iconografico religioso inizia a manifestarsi in epoche lontane il bisogno di raccontare la storia del Cristo bambino. Una narrazione che si arricchisce di grammatiche del visivo rivolte al popolo, in forme e stili vicini all’artigianato, caratterizzati da codici immediati, semplici e accessibili rivolta a tutti.

Il primo elemento utile è la tenerezza. Un bambino dai tratti delicati quanto può incidere sulla morale e che impatto può avere nella memoria visiva in una dimensione collettiva?

Un popolo con pochi strumenti culturali ha il dovere di vedere l’annuncio del Messia, chi ha in sé il segreto e l’armonia nell’equilibrio tra vita e morte (amore e passione). Avviene per questo, per opera di una comunità di donne (le Carmelitane Scalze), un processo di mutamento del segno, un ribaltamento di quella immagine violenta che conosciamo tutti – la crocifissione sul Golgota – a favore di qualcosa che addolcisce il tremendo destino di ogni uomo e la nostra personale e segreta verità.

Monsignor Lorenzo Leuzzi ha sollevato una grande riflessione umana. Cosa sta accadendo oggi? Che cosa vuol dire oggi quando si esclama di avere dei progetti di cambiamento? Cosa cosa accade oggi quando sappiamo che la nostra storia è stata testimoniata da tutto ciò che è visibile ai nostri occhi ed è presente qui in questo spazio che raccoglie processi storici legati a uno specifico territorio, alla propria gente, nel corso dei secoli? E aggiungo io: che connotazione può assumere la partecipazione del pubblico alla ri-costituzione di una responsabilità che parte da un luogo che ha funzioni diverse rispetto a quelle di un edificio di culto?

Il Museo Capitolare di Atri è costituito da una collezione vastissima di materiali per buona appartenuti alla adiacente cattedrale, praticati nelle funzioni pastorali, serviti al capitolo per arrivare alla comunità per l’accrescimento dell’incontro di chi il cristianesimo lo professa e di chi lo integra a sé per la propria custodia spirituale.

È così che in un nanosecondo questa piccola mostra natalizia accompagna al futuro, ricorda che nel mezzo di un qualsiasi processo esiste la possibilità di un cammino valido per sé, per scegliere il valore di chi vogliamo (davvero o ancora) essere.

Bambinello rubacuori
a cura di Vincenzo Maria La Mandola
Dal 21 dicembre 2019 al 2 febbraio 2020
Museo Capitolare
Via dei Musei 15, Atri (TE)

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La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista #atri #museocapitolare #mostre [#recensioni]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, collezionismo, comunicazione, costume, cultura, eventi, filosofia, giovedì, lavoro, letteratura, libri, mostre, recensioni arte, religione, società, spiritualità, Studiare, turismo, viaggi, videoarte, vita

È stata inaugurata più di un mese fa e terminerà il 1 dicembre 2019 la mostra intitolata: La grande immagine. Forme dell’arte di propaganda maoista a cura di Astrid Narguet, Lucilla Stefoni, Filippo Lanci. Si tratta di una raccolta di arazzi cuciti dalle donne cinesi ai tempi della Rivoluzione Culturale (1976 – 1976), frutto di un pensiero organico che racconta l’estetica, l’ortodossia e la politica di quell’immaginario posto in dialogo con la collezione di arte sacra del Museo Capitolare di Atri, in provincia di Teramo, in Abruzzo.

Lo spazio si è trasformato in una fabbrica sul pensiero che indaga le immagini contemporanee. L’osservazione permette di individuare i processi che hanno accompagnato la costruzione del sacro attorno alla figura del personaggio politico di Mao Tse-Tung. Lo scopo è comparare e scovare – se esistono – codici linguistici che accomunano l’iconografia religiosa occidentale a quella del sistema di celebrazione e ritualità comunista.

La sera del vernissage sono stati evidenziati alcuni processi che distinsero le realtà storiche e ideologiche russe o cubane, di come l’apertura maoista abbia dato possibilità per una maggiore emancipazione alle donne, ma anche come la costruzione della raffigurazione di Mao sia stata segmentata tra vita, relazione con il popolo e le masse in generale.

Interessante è stato sapere come la comunità locale atriana abbia risposto alla mostra e alla chiamata del museo attraverso la partecipazione nella fase della preparazione.

A parer mio, i curatori non impongono una ideologia o la scelta di adesione a uno dei due contesti interrogati; l’allestimento e il modo di fruizione del percorso sollevano occasioni di riflessione; ricercano e connettono ciò che è stato nel passato, ciò che è nel presente, qualcosa di forte comune ai culti nella costruzione delle immagini. Il percorso è libero e strutturato su più piani del museo. Sono stati coinvolti anche due artisti contemporanei: Yao Lu e Wang GuoFeng.

La mostra è visitabile fino al 1 dicembre ai seguenti orari:
dal venerdì alla domenica, 10.00-12.00/15.30-17.30

MUSEO CAPITOLARE DI ATRI
via dei Musei, 15, Atri (TE)
085 8798140
museocapitolare@teramoatri.it.
FB: Museo Capitolare di Atri

 

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Marina Abramović Rhythm 0 1974, Marina Abramovic. The Cleaner, Palazzo Strozzi, Novembre 2018 ph. Amalia Temperini

Marina Abramović. The Cleaner #marinaflorence #palazzostrozzi #mostre [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, comunicazione, costume, cultura, Donne, eventi, giovedì, Narcisismo, recensioni arte, società, turismo, viaggi

Come dicevo due articoli fa, nel mio ultimo viaggio a Firenze ho effettuato alcune tappe, tra queste anche il super-classico passaggio a Palazzo Strozzi dove si sta svolgendo Marina Abramović. The Cleaner, la prima retrospettiva italiana dedicata a una delle figure più controverse dell’arte contemporanea mondiale.

La mostra ha un corpus di circa 100 opere organizzate in fotografie, installazioni, pittura, video e archivi che focalizzano il suo centro nel concetto di re-performance. Il coinvolgimento di giovani artisti sostiene e replica esperienze che ruotano attorno all’idea di desiderio, morte e ideologia. La visita, nella sua totalità, permette di attraversare la storia e la narrazione di una figura dotata di una personalità che ha rivoluzionato il concetto di performance con l’esposizione del proprio corpo a torture estreme, per comprendere le potenzialità e i limiti dell’umano, dagli anni ’70 in poi.

Poche sono le cose che colpiscono veramente, rare le emozioni, tutte concentrate in quelle esperienze dove il mito è richiamato da codici appartenuti a una impostazione politica. Tra le sale più potenti quella dedicata a Count on Us (2004). In questo ambiente i video raccontano la storia di un coro di bambini orchestrato come una prefigurazione basata su un fatto politico reale e manifestato in modo ironico dall’artista. Marina Abramović struttura questa azione come gesto di rifiuto per le azioni ONU avvenute durante la guerra in Kosovo e sfrutta – a suo modo – le buone speranze di un compositore jugoslavo che scrisse un inno a una scuola dedicata alle Nazioni Unite in virtù di promesse – mai mantenute – proprio da quell’organismo sovranazionale.

Questo lavoro è l’unico racchiude una esperienza ancora viva. Inizia e finisce come un ciclo di vita, con la sostanziale differenza che fuori dal coro esistono due ragazzini che in maniera radicalizzata esternano un senso appartenenza a qualcosa che emana una grande passione e un senso di orgoglio sfrenato visibili dalla comunicazione non verbale e dallo sforzo del canto. Un lavoro attualissimo che evidenzia in un unico risultato l’inizio e la fine di un ciclo impiantato sull’idea reale o falsificata di libertà.

La mostra è organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, prodotta da Moderna Museet, Stoccolma in collaborazione con Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk e Bundeskunsthalle, Bonn. A cura di Arturo Galansino, Fondazione Palazzo Strozzi, Lena Essling, Moderna Museet, con Tine Colstrup, Louisiana Museum of Modern Art, e Susanne Kleine, Bundeskunsthalle. Con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Regione Toscana, Associazione Partners Palazzo Strozzi. Con il contributo di Fondazione CR Firenze. Sponsor Unipol Gruppo.

Marina Abramović. The Cleaner
Firenze, Palazzo Strozzi 21 settembre 2018-20 gennaio 2019
#marinaflorence; #abramovicitaly #marinabramovic

https://www.palazzostrozzi.org/

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The #FlorenceExperiment a Palazzo Strozzi #Firenze #mostre [#recensione]

arte, arte contemporanea, artisti, attualità, cinema, collezionismo, costume, cultura, eventi, film, filosofia, lavoro, mostre, natura, politica, recensioni arte, società, tecnologia, turismo, viaggi, videoarte, vita

Eccomi qui a parlare del mio ultimo viaggio fuori dalle cinta abruzzesi. Questa volta ho deciso di fare un salto in Toscana per visitare alcune mostre che avevo pianificato da tempo e alle quali riserverò due momenti differenti sulle pagine di questo blog.

La prima di cui voglio parlare è The Florence Experiment a cura di Arturo Galasino, un progetto dell’artista – scienziato belga Carsten Höller in collaborazione con il fondatore della neurobiologia vegetale Stefano Mancuso. Si tratta di un’opera site specific realizzata per Palazzo Strozzi a Firenze. Un esperimento che crea una relazione tra l’essere umano e le piante dove il pubblico è chiamato a partecipare con viva sincerità alla ricerca.

L’azione si sviluppa in due momenti. Il primo prevede due grandi scivoli in acciaio e policarbonato alti 20 metri che attraversano il cortile dello stabile. Alcune persone – 500 ogni settimana – sono scelte in maniera casuale e coinvolte in uno studio pensato con un team di ricercatori che analizza le molecole emesse da noi esseri umani a contatto con una piantina di fagiolo da portare in custodia nel flusso di discesa verso il piano terra, da consegnare nei laboratori sotterranei del museo.

Ai piani bassi – nella Strozzina – l’attenzione è sulla mancanza di illuminazione e sulla presenza di alcuni box che anticipano l’esperienza successiva. I visitatori sono invitati a entrare in due speciali aree cinematografiche che proiettano sequenze di film horror e scene comiche.

La finalità è generare, catturare e trasmettere, composti chimici capaci di influenzare la crescita di piante di Glicine poste sulla facciata esterna del palazzo. Il sistema di aerazione è un meccanismo costituito da condotti di aspirazione che recepiscono le sostanze rilasciate dalle nostre reazioni chimiche esercitate durante l’intero processo di osservazione delle pellicole. Lo scopo è comprendere come le emozioni umane influiscono sulla viva intelligenza dei vegetali.

Una volta terminato il percorso si supera la condizione letteraria della famosa favola inglese di Jack che lancia i semini magici dalla finestra che generano un enorme pianta su cui salire per rubare l’abbondanza a un gigante cattivone ed egoista, si vive un ambiente asettico che concentra l’attenzione nel ribaltamento di una situazione che si presenta come un’analisi sulla vita stessa. La natura è sottoposta allo stesso circuito dell’uomo in una struttura che ha forti rimandi a un’elica di DNA, che si riorganizza e rigenera al passo dei tempi, nella forma e nelle cellule senza occuparsi di quegli aspetti di intermediazione economica che regolano i rapporti di tutti i giorni concentrati su un’idea di possesso e di dominio.

Gli scenari di riflessione che si aprono allora sono molteplici. Il primo è nel connubio tra arte e scienza, sui concetti di coscienza ed ecologia nel raggiungimento di una consapevolezza nella relazione che esiste e coesiste tra persona e natura; il secondo è un discorso di metodo, su come si esercita una verifica sul funzionamento e il comportamento di alcuni elementi che compongono gli organismi, le cellule, le molecole, nei vari ecosistemi presenti in ambiente; il terzo è un dilemma: il cinema, che interviene con l’immagine a generare uno shock (trauma o risata), che influenza con la sua componente onirica la scelta dei nostri comportamenti, ha per noi la stessa misura di indagine che si sviluppa in uno laboratorio scientifico? Siamo noi l’oggetto sfuggente da analizzare al vetrino in un processo fotosintetico generato da una luce trasmessa in maniera artificiale?

La mostra è un gioco, un invito alla rinascita, ha un maxi moto discensionale che confluisce nella Nursery, un vero e proprio nido poetico dalle luci rosa fluorescenti; area dove si attiva in pensiero massimo di elevazione e sensibilità in cui come un’incognita sei tu a stabilire il tipo di percorso da intraprendere una volta superato il varco di uscita della struttura. Il risultato delle nostre sensazioni rilasciate si osserva nella crescita e nell’andamento dei rampicanti una volta terminata l’esperienza al museo. Sulle pareti esterne è visibile la dimostrazione che siamo noi a dover metterci in discussione, sfruttare la nostra coscienza in anticipo e captare il valore di una comunità nell’esempio della natura autentica dei vegetali: organismi pionieri, radicati, ma capaci di trasformare questa impossibilità in un movimento ascenzionale che è una occasione di adattabilità, di resilienza e resistenza, in uno spazio definito nel tempo.

Il progetto è promosso e organizzato da Fondazione Palazzo Strozzi con il sostegno di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi, Regione Toscana. Con il fondamentale contributo di Fondazione CR Firenze e sarà visitabile fino al 26 agosto 2018.

The Florence Experiment
Un progetto di Carsten Höller e Stefano Mancuso
a cura di Arturo Galansino
Firenze, Palazzo Strozzi 19 aprile-26 agosto 2018
www.palazzostrozzi.org / @palazzostrozzi / #FlorenceExperiment

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Studio_Marconi_1932 - Focus | Costruire con la luce, 7 maggio - Mart, Rovereto

Focus | Costruire con la luce, 7 maggio – Mart, Rovereto #arte #musei [#mostre]

architettura, arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS

Focus | Costruire con la luce
Fotografie di architettura dagli archivi del Mart

Mart, Rovereto
7 maggio — 27 agosto 2017

Opening domenica 7 maggio
ingresso ed eventi gratuiti

Focus | Costruire con la luce

Sciolte o assemblate in album, replicate e riprodotte, applicate su pannelli a scopo espositivo, le fotografie conservate negli archivi di architettura costituiscono una fondamentale testimonianza relativa agli edifici e alla loro fortuna critica. Queste assumono, inoltre, uno speciale valore documentario nella storia stessa della fotografia, di cui illustrano indirizzi e sviluppi: dallo stile oggettivo e impersonale di fine ’800 alla ricerca di linguaggio autonomo con le avanguardie storiche, fino agli orientamenti del secondo dopoguerra tra fotoreportage, inquadrature dello spazio urbano e sperimentazioni di astrazione lirica.

Attraverso una selezione di materiali provenienti dai fondi documentari e librari dell’Archivio del ’900, Costruire con la luce propone un percorso che muove dalle Edizioni Alinari per approdare alle opere di Gabriele Basilico, passando per gli scatti di Lucia Moholy, George Everard Kidder Smith, Fulvio Roiter, Ugo Mulas e Cesare Colombo.
In mostra anche una selezione di fotografie di Sergio Perdomi e Studio Pedrotti sull’edilizia civile e industriale trentina, come i complessi residenziali di Ettore Sottsass sr. e le centrali idroelettriche di Ala e Mori.

7 maggio | Open Day

In occasione dell’apertura della mostra, il Mart rinnova l’appuntamento con l’Open Day e trasforma la domenica gratuita in una festa con eventi, musica, visite guidate, laboratori.

Programma
Ore 15.00 | Mezzanino
Inaugurazione e visita guidata alla mostra Costruire con la luce. Fotografie di architettura dagli archivi del Mart, a cura dell’Archivio del ʼ900.

Ore 15.00 | Sale espositive I piano
Visita guidata alla mostra Mario Sironi nella Collezione Allaria.
Prenotazioni dalle ore 14 in biglietteria, massimo due per persona, fino a esaurimento posti.

Ore 15.00-16.30 | Babymart
Ricette in libertà, laboratorio dai 6 ai 12 anni, ispirato ai ricettari futuristi.

Ore 16.00 | Sale espositive II piano
Concerto del Quartetto dell’Orchestra da Camera di Mantova. L’appuntamento si inserisce nel programma del festival Settenovecento-Incontri musicali a Rovereto.

Focus | Costruire con la luce
Fotografie di architettura dagli archivi del Mart

7 maggio — 27 agosto 2017

Opening domenica 7 maggio

Ingresso ed eventi gratuiti

 

Informazioni
eventi@mart.tn.it
T +39 0464 454105

Ufficio comunicazione
press@mart.tn.it
T +39 0464 454124 | +39 334 6333148

MART ROVERETO

Corso Bettini 43, 38068
Rovereto (TN)
T 0464 438887
Numero verde 800 397760
info@mart.trento.it

 

 

 

*Comunicato stampa

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio – Bolzano #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, filosofia, mostre, turismo, viaggi

Július Koller. One Man Anti Show

Inaugurazione:
19/05/2017, ore 19.00

a cura di
Daniel Grúň, Kathrin Rhomberg e Georg Schöllhammer

@Museion,
Bolzano



Museion presenta, in cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava, la più vasta retrospettiva mai dedicata a Jùlius Koller (Piestany, Slovacchia 1939- Bratislava, 2007). Koller, tra le personalità artistiche più importanti dell’Est Europa dagli anni Sessanta, ha sviluppato un’opera di grande rilevanza internazionale. La mostra documenta, alla luce dell’elaborazione di materiali artistici e d’archivio, il suo contributo autonomo alla Neoavanguardia. Oltre a lavori noti a livello internazionale sono esposte anche opere, materiali d’archivio ed ephemera inediti – diverse fotografie concettuali dell’artista slovacco legano la sua personale alla mostra sulle opere fotografiche della collezione Museion “La Forza della Fotografia”. L’opera di Koller si pone a distanza critica rispetto al governo comunista e alla sua arte ufficiale, ma mette in discussione anche le tradizioni della modernità e le convenzioni del sistema dell’arte occidentale. Dalla metà degli anni Sessanta Koller crea, con gli Antihappenings e gli Antibildern un’opera contrassegnata da ironia giocosa e scetticismo, che con spirito dadaista unisce ad un atteggiamento scettico radicale un approccio innovativo. Dipinge così quadri oggetto di colore latex bianco e immagini con il motivo del punto interrogativo, che diventa simbolo universale della sua messa in discussione della quotidianità e della realtà. Il gioco del tennis e del tennis tavolo sono utilizzati da Koller come forma artistica partecipativa: collegando lo sport a uno statement politico, l’artista rivendica così l’attenersi alle regole e il fair play come base dell’azione sociale – statement che conserva ancora oggi la sua piena attualità, anche alla luce della situazione politica internazionale. Dopo la repressione della Primavera di Praga, l’artista inizia la serie U.F.O.naut per contrapporre alla realità “situazioni culturali” e utopie di un nuovo futuro e di una nuova cultura cosmo umanistica.

In cooperazione con mumok — Museum moderner Kunst Stiftung Ludwig Wien e la Galleria Nazionale Slovacca, Bratislava

 

Július Koller. One Man Anti Show, 19 maggio, Museio - Bolzano

Info

Július Koller. One Man Anti Show
Inaugurazione: 19/05/2017, ore 19.00

Durata mostra: 20/05 – 27/08/2017
Orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.

Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle ore 19.
Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

 

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

Museion, Piazza Piero Siena 1
I – 39100 Bolzano

 Save the date – programma collaterale

Ping Pong Club ogni giovedì 18.00 – 21.30, ingresso e partita gratuiti, prenotazione possibile: visitorservices@museion.it  Tel. 0471 223435

ICOM Day 21/05/2017
lezioni di tennis tavolo

 20/07/2017, 19.00 h

visita guidata con Letizia Ragaglia

Contatto ufficio stampa Museion
caterina.longo@museion.it
Follow us on Twitter
http://www.museion,it

Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani

 

*Comunicato stampa

Leonardo a Donnaregina – I Salvator Mundi per Napoli 12 gennaio – 31 marzo 2017 #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, artisti, collezionismo, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Leonardo a Donnaregina  
I Salvator Mundi per Napoli

Inaugurazione:
mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17:00

12 gennaio – 31 marzo 2017

Complesso Monumentale Donnaregina,
Museo Diocesano di Napoli,

Largo Donnaregina
Napoli

 

Dopo le grandi mostre di Londra, New York e Milano, anche Napoli si pone ai vertici degli appuntamenti internazionali con l’arte: un’importante esposizione dedicata a Leonardo da Vinci al Museo Diocesano di Napoli, diretto da Don Adolfo Russo. Dopo circa trentaquattro anni, dalla celebre mostra di Capodimonte su Leonardo e il leonardismo a Napoli e a Roma, Napoli si presenta al centro del dibattito degli studi vinciani, attraverso la esposizione della famosissima tavola col Salvator Mundi (ex collezione del Marchese De Ganay), capolavoro del maestro di Vinci e della sua bottega, ed altri dipinti del suo affascinate atelier, come il Cristo Benedicente, del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore, per la prima volta presentato con una attribuzione al pittore messinese Girolamo Alibrandi; ancora sullo stesso filone iconografico, sarà presentata anche la tavola col Cristo fanciullo del Salaì, il giovane e controverso collaboratore di Leonardo, accompagnata da diversi lavori di pittura di allievi leonardeschi come Marco d’Oggiono. In esposizione anche tre preziosi fondi grafici: il Codice Corazza (1640 circa), proveniente dalla Biblioteca Nazionale di Napoli, il Codice Fridericiano, custodito presso la Biblioteca di Area Umanistica dell’Università Federico II, e il testo Napoli antica e moderna, datato al 1815, redatto dall’Abate Domenico Romanelli.

La mostra, che apre i battenti al pubblico il 12 gennaio e chiuderà il 31 marzo 2017, vede l’ideazione del maggiore esperto vivente del genio di Vinci, il Prof. Carlo Pedretti, Direttore dell’Armand Hammer Center for Leonardo Studies presso l’Università della California (U.C.L.A.) e la cura scientifica di Nicola Barbatelli.

L’esposizione al Museo Diocesano di Napoli servirà ad aggiornare il processo di studi attorno a una delle opere più discusse di Leonardo da Vinci, il Cristo Benedicente, anche alla luce dei temi di maggiore attualità che la dottrina cattolica intende richiamare nel solco dell’anno giubilare appena concluso.

La rassegna, fortemente voluta da S.E.R. il Cardinale Crescenzio Sepe, promossa dall’Arcidiocesi di Napoli e dal Museo Diocesano, con il contributo della Regione Campania, è stata realizzata anche con la collaborazione della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/Madre Napoli, con il coordinamento organizzativo e gestionale della Scabec. Hanno offerto il proprio contributo scientifico i seguenti studiosi: Margherita Melani, Francesca Campagna Cicala, Alfredo Buccaro, e Ranieri Melardi. Si ringraziano l’Università Federico II di Napoli, la Biblioteca Nazionale, il Comune di Napoli, la Città Metropolitana, il Fondo Edifici di Culto e il Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore.

Leonardo a Donnaregina – I Salvator Mundi per Napoli sarà inaugurata mercoledì 11 gennaio ore 17:00 da S.E.R. Il Cardinale Crescenzio Sepe e dal presidente della Regione Campania On. Vincenzo De Luca.

Parteciperanno:

Il Soprintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Napoli e provincia Luciano Garella, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, il Vicesindaco della Città Metropolitana di Napoli, David Lebro, il Presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, Pierpaolo Forte e il Direttore del Museo Madre Andrea Viliani.

Leonardo da Vinci (1452 - 1519) e collaboratore Cristo come Salvator Mundi Olio su tavola di noce 68,6 x 48,9 cm Collezione privata (Ginevra, Svizzera)

 

Leonardo a Donnaregina  
I Salvator Mundi per Napoli

Inaugurazione:
mercoledì 11 gennaio 2017 ore 17:00

12 gennaio – 31 marzo 2017

Complesso Monumentale Donnaregina,
Museo Diocesano di Napoli,

Largo Donnaregina
Napoli


La mostra sarà visitabile durante i consueti orari di apertura del Museo Diocesano di Napoli:
dal lunedì al sabato, dalle ore 9:30 alle 16:30, domenica dalle ore 9:30 alle 14:00 (chiuso il martedì)

Per maggiori informazioni:
tel. 081 557 13 65

www.museodiocesanonapoli.com

 

*Comunicato stampa

Donato Piccolo. UNNATURAL, 27 novembre, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, Habana - Cuba - Foto courtesy esibizione curata SMart curator in Shanghai

Donato Piccolo. UNNATURAL, 27 novembre, Centro de Desarrollo de las Artes Visuales, Habana – Cuba #savethedate #arte #vernissage [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, mostre

Donato Piccolo. UNNATURAL
mostra a cura di Dayalis González Perdomo

Inaugurazione:
domenica 27 novembre 2016 ore 17:00

Centro de Desarrollo de las Artes Visuales,
Museo in Habana,
Cuba

 

In occasione della 17° settimana della cultura italiana a Cuba, domenica 27 novembre si inaugura al Museo dell’Habana, Centro de Desarollo de las Artes Visuales, UNNATURAL, la prima mostra personale sull’isola di Donato Piccolo.

Il titolo dell’esposizione, UNNATURAL, sottolinea il rapporto analitico che l’artista instaura tra il mondo fenomenico ed il mondo noumenico, tra il mondo che appare e la sua parte nascosta, noumenica: un costante confronto tra la Natura e la sua impossibilità di rappresentazione.

Il titolo identifica tutto il percorso dell’artista dove le opere sono una linea di congiunzione tra il concetto di Natura (intesa come sistema aperto, creazionistico\scientifico) ed Artificio in un costante equilibrio tra ordine e caos, tra forma e movimento. La mostra infatti indaga proprio il rapporto tra arte e scienza, tra sculture in movimento che interpretano in maniera riflessiva il pensiero costruttivo di un’azione e le teorie scientifiche recenti, come la Teoria Nambu/Jona lasino sulla rottura della simmetria della natura, e ancora la Teoria della reversibilità della natura e la Teoria della risonanza stocastica, un’analisi tra ordine e caos quali motori dell’esistenza.

Sono esposte sculture e disegni che rappresentano il percorso dell’artista romano, che ha conquistato fama internazionale grazie alle sue installazioni tecnologiche e meccaniche attraverso cui Piccolo indaga le facoltà cognitive umane e gli aspetti percettivi del mondo naturale.

In mostra opere quali  colonne sonore, tornadi di vapore che percepiscono il suono o rumore esterno e lo trasformano in movimento delineando il concetto di estetica come elemento in continua evoluzione formale;  Malditesta, scultura che gioca sul rapporto di resistenza degli elementi interni attraverso un processo di nebulizzazione ad ultrasuoni; Contronatura, scultura automatizzata a forma di piede che scalcia continuamente contro una pianta dotata di frequenze audio interattive; “Electrical Reaction Noise”, 3 sculture composta da bobine di tesla che interagiscono con fonti di luce neon. Completeranno la mostra una serie di disegni e progetti che delineano la prassi analitica ma visionaria che l’artista usa per la realizzazione delle opere.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo edito da Maretti Editore dove saranno presenti, oltre alle immagini delle opere, i testi del direttore del Museo Dayalis Gonzales Perdomo e del curatore della Biennale dell’Avana, Jorge Fernandez Torres.

La mostra è sostenuta dalla Galleria Mario Mazzoli di Berlino, appoggiata da SMart curatorial group e promossa dall`Ambasciata italiana a Cuba durante la settimana della cultura  e Patrocinata dal Ministero della Cultura di Cuba.


Donato Piccolo (Roma 1976) lavora in un panorama internazionale e le sue opere sono state esposte in numerosi musei ed istituzioni in Italia e all’estero come: Smart, Shanghai; Festival dei due mondi, Spoleto (2009, 2016); MACRO, Museo di Arte Contemporanea Roma; Foundation Francès, Senlis, Francia; Beyond Museum, Seoul;  Museum Biedermann, Donauschingen, Germania; Musma museo Matera, Georg-Kolbe Museum, Berlin; Biennale di Venezia, Venezia (2007, 2011); Fondazione Boghossian, Bruxelles; Stadtgalerie, Kiel; Space Gallery, Bratislava; MACUF, Museo de Arte Contemporáneo Gas Natural Fenosa, Coruña;Centre Saint-Benin, Aosta; Wood Street Gallery, Pittsburgh USA.


INFORMAZIONI

Mostra: Donato Piccolo. UNNATURAL
Curatore: Dayalis González Perdomo

Apertura al pubblico: 28 novembre – 18 dicembre 2016

Sede: Centro de Desarrollo de las Artes Visuales. Museo in Habana, Cuba
San Ignacio 352 entre Teniente Rey y Muralla, Habana Vieja – Cuba

Informazioni: (537) 862 3533, (537) 862 2611
Email: avisual@cubarte.cult.cu

Orari: dal martedì al sabato 9.00-17.00 / domenica 9.00-13.00 / lunedì chiuso.

Ingresso gratuito

Informazioni per la stampa:

Maria Bonmassar
06 4825370; +39 335490311;
ufficiostampa@mariabonmassar.com

Foto courtesy esibizione curata SMart curator in Shanghai


*Comunicato stampa

 

ANDREA GALVANI. SELECTED WORKS 2006 | 2016, 15 ottobre 2016, Galleria CIVICA, Trento #savethedate #vernissage #arte [#mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

ANDREA GALVANI

SELECTED WORKS 2006 | 2016

a cura di Margherita de Pilati

Opening con performance  
Sabato 15 ottobre, ore 19
 Giornata del Contemporaneo AMACI

@ Galleria CIVICA, Trento

 

Dopo numerose presenze in gallerie e istituzioni di tutto il mondo, come il Whitney Museum, Art in General e la Calder Foundation di New York, le Biennali di Mosca e del Centro America, il Mart dedica un’ampia retrospettiva ad Andrea Galvani. A cura di Margherita de Pilati, la mostra è un progetto site specific pensato per la Galleria Civica di Trento, terza sede del Mart.

Il progetto istituzionale

La Galleria Civica di Trento ha dedicato il 2016 ad alcuni tra i più interessanti e attivi artisti contemporanei. Attraverso una serie di mostre monografiche a cura di Margherita de Pilati, la Galleria ha fatto il punto sul recente lavoro di Stefano Cagol; ha proposto la prima mostra europea in un’istituzione pubblica dell’emergente Wyatt Kahn e presenta ora, ancora prima in Europa, un focus retrospettivo sulla ricerca di Andrea Galvani, tra gli artisti italiani della sua generazione più conosciuti in ambito internazionale.

L’input per la mostra scaturisce dal felice e pluriennale sodalizio tra il Mart e la Fiera ArtVerona volto a promuovere l’arte contemporanea con particolare attenzione a quella italiana. Andrea Galvani è infatti tra i vincitori dell’edizione 2015 del Premio Level che vuole essere un’occasione di supporto e visibilità per gli artisti presenti in fiera.

Rinnovando la sinergia istituzionale, la mostra del Mart e la fiera di Verona apriranno al pubblico contemporaneamente, venerdì 14 ottobre.

Nei giorni della kermesse veronese, due saranno gli appuntamenti in Galleria Civica:

Un grande opening alle 19 di sabato 15 ottobre, Giornata del Contemporaneo AMACI. Per l’occasione, l’imponente installazione The End, Action #1 sarà presentata al pubblico con una performance site specific realizzata dall’artista in collaborazione con alcune grandi voci della scena sperimentale italiana e il Conservatorio Musicale Bomporti di Trento.

Una matinée riservata ai professionisti della stampa e ai collezionisti, evento Off di ArtVerona, alle 10.30 di domenica 16 ottobre. Visita speciale alla mostra con l’artista, il direttore del Mart Gianfranco Maraniello, la curatrice Margherita de Pilati e il critico Giorgio Verzotti, autore di un saggio introduttivo che apparirà nel catalogo monografico edito dal Mart e di prossima pubblicazione.

 

La mostra

In un compatto percorso interdisciplinare che comprende fotografia, scultura, disegno, performance, video e audio installazioniAndrea Galvani. Selected Works 2006 |2016 documenta azioni collettive, esperimenti visionari, fenomeni di carattere fisico la cui spettacolare monumentalità è paradossalmente instabile ed effimera. Il rapporto con l’esperienza, lo sforzo fisico, il fallimento, i limiti del mezzo e del luogo in cui l’artista lavora appaiono come fattori determinanti nello sviluppo di progetti complessi che sono spesso frutto di collaborazioni con istituzioni, università e laboratori di ricerca.

Negli spazi della Galleria Civica, Galvani riconfigura e ricontestualizza una selezione di opere provenienti da importanti collezioni e presenta una serie di nuovi interventi prodotti in collaborazione con il museo. La galleria si trasforma così in una sorta di osservatorio di ricerca in cui alcuni dei più noti progetti dell’artista – The End Trilogy (2013-2016), A Few Invisible Sculptures (2012-2016), Higgs Ocean (2008-2011), Deconstruction of a Mountain (2004-2016) – entrano per la prima volta in dialogo tra loro.

Il progetto espositivo si apre con la video installazione The End, Action #1, un grande intervento site specific che occupa il primo piano della Galleria. Presentato per la prima volta a New York durante Frieze lo scorso anno, il progetto ha vinto il “New Commissions Program” finanziato da Art in General. Omaggio a Galileo Galilei, padre della cosmologia moderna, il progetto è stato realizzato l’8 gennaio 2015, anniversario della morte dello scienziato italiano (8 gennaio 1642). In quel giorno, lungo le coste orientali di cinque differenti paesi dell’America Centrale, trenta cameramen hanno ripreso contemporaneamente il sorgere del sole. Le discrepanze tra le condizioni atmosferiche, la sensibilità della tecnologia utilizzata e i movimenti di ogni singolo operatore durante le riprese, si manifestano nell’opera come in un caleidoscopio del tempo e dello spazio, un prisma che riunifica, emoziona e disorienta. L’architettura di The End Action#1 è stata concepita come un monumento composto da sette piedistalli di luce, progettati per dialogare con altrettanti cantanti, la cui voce attiverà e animerà lo spazio in momenti diversi durante la programmazione della mostra. La prima performance sarà presentata al pubblico in occasione dell’opening, che si terrà sabato 15 ottobre alle ore 19.

Il percorso prosegue nella penombra come un’immersione: lungo il corridoio, un lunghissimo neon blu cobalto, in vetro soffiato a bocca, rappresenta una complessa equazione matematica. L’intervento site specific è frutto della collaborazione con l’astrofisico Eloy Ayón-Beato, uno dei massimi esperti internazionali in buchi neri e fisica gravitazionale.

La mostra proietta il pubblico in una dimensione concettuale densa di emozioni, concreta e al tempo stesso metafisica. Attraverso una straordinaria selezione di opere, molte delle quali inedite in Italia, il percorso continua al piano interrato svelando la coerenza e la forza dei progetti sviluppati dall’artista nell’arco degli ultimi dieci anni.

“A volte i limiti più grandi che ci circondano sono fisicamente piccolissimi o invisibili, sono territori psicologici, geografici o politici. Sono strutture apparentemente semplici ma impenetrabili, distanze impercorribili, dimensioni sconosciute o invalicabili. In geometria quando ci avviciniamo ad un punto euclideo non ne incontriamo mai la fine. Questa mostra è l’estensione di un avvicinamento, è una caduta dentro uno spazio senza fondo ma è anche il dischiudersi di un nuovo stato di potenza, una nuova prospettiva che è in se la manifestazione di una rivincita”. (Andrea Galvani)

 


Andrea Galvani 

(Verona, 1973) Vive e lavora tra New York e Città del Messico. Il suo lavoro è stato presentato in importanti musei e spazi istituzionali tra cui: il Whitney Museum di New York, la 4th Moscow Biennale of Contemporary Art di Mosca, Mediations Biennale di Poznan, in Polonia, Art in General (New York), Aperture Foundation (New York), Calder Foundation (New York), Central Utah Art Center (Ephraim, Stati Uniti), la 9 Bienal Centro Americana in Nicaragua, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Museo Macro (Roma), GAMeC (Bergamo), De Brakke Grond (Amsterdam), Oslo Plads (Copenaghen) e Unicredit Pavillion (Bucarest). Nel 2010 è stato New York University Visiting Artist, nel 2011 ha ricevuto il premio New York Exposure ed è stato candidato al prestigioso Deutsche Börse Photography Prize. Ha partecipato a Location One International Artist Residency Program a New York (2008), LMCC Lower Manhattan Cultural Council (2009), e il MIA Artist Space / Columbia University Department of Fine Arts (2010). Dal 2006 al 2009, è stato docente di Linguaggio Fotografico e Storia della Fotografia Contemporanea presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. Dal 2010 collabora con l’AMS Advanced Media Studio del dipartimento di Visual Art della New York University e con ICP International Centre of Photography di New York.


ANDREA GALVANI
SELECTED WORKS 2006 | 2016
a cura di Margherita de Pilati

14 ottobre 2016 — 22 gennaio 2017

Opening con performance  
Sabato 15 ottobre, ore 19
Giornata del Contemporaneo AMACI

Galleria CIVICA Trento e ADAC
Via Belenzani 44
38122 Trento

T+39 0461 985511
+ 39 800 397760
F +39 0461 277033

civica@mart.tn.it
www.mart.trento.it

Orari
Mar / Dom 10-13 / 14-18
Lunedì chiuso

Tariffe
Intero: 2 €
Gratuito: Mart Membership, bambini fino a 14 anni
Ingresso gratuito ogni prima domenica del mese

Ufficio stampa Mart
press@mart.trento.it
T +39 0464 454124

 Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento
Comune di Trento
Comune di Rovereto

In collaborazione con
Trentino Marketing

*Comunicato stampa

Cesare Accetta. In Luce a cura di Maria Savarese, fino al 28 novembre, Museo MADRE – Napoli #arte #mostre [#CURRENTEXHIBITION]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, fotografia, mostre, turismo, viaggi

Cesare Accetta
In Luce
a cura di Maria Savarese

fino al 28 novembre 2016 

@Museo MADRE,
Napoli

 

In Luce è un progetto realizzato fra il 2015 ed il 2016 da Cesare Accetta (Napoli, 1954), uno dei più noti fotografi e lighting designer italiani, la cui pratica unisce fra loro gli ambiti del teatro, del cinema e delle arti visive. Sulle pareti della prima sala al piano terra del museo, vero proprio piccolo teatro su strada, scorrono tre proiezioni video, in cui più di cinquanta volti di autori, attori, attrici, registi, personaggi del mondo dello spettacolo, collaboratori e amici compongono un ritratto della vita professionale e privata dell’artista. Da Mario Martone a Mimmo Paladino, da Enzo Moscato a Toni Servillo, daPippo Delbono a Andrea Renzi, solo per citarne alcuni.
Se si considera il complessivo percorso di ricerca di Accetta dagli anni Settanta, non si può dare un punto d’inizio all’origine di questa nuova opera: ancora una volta, è infatti la relazione con la luce a costituirne il fulcro. Tuttavia sono rintracciabili alcuni spostamenti di prospettiva che svelano un percorso inedito, rivolto al campo d’indagine dell’esperienza umana, in particolare nella più intensa ed avvertita
rappresentazione-interpretazionedell’elemento “corpo”: il volto, offerto all’azione interpretativa dell’artista. La luce percorre la superficie del viso durante la ripresa video, ne svela tracce di evidente intimità, in gran parte sconosciute al soggetto stesso di quest’indagine. Senza una dichiarata intenzione di matrice antropologica o psicanalitica, ciò a cui assistiamo è un pensiero che procede dallo sguardo e in esso si sofferma, approfondendosi in un processo che affida il suo farsi alla “rivelazione”: dall’epifania dell’immagine fino alla sua esautorazione verso il nero dello sfondo, in un carico di emozionante stupore che sorprende e, inevitabilmente, riporta al senso più profondo del fenomeno della vita, nella sua relazione col tempo. Strumento duttile, inquieto ma allo stesso tempo paziente e metodico, questa luce si concede con sottrazione o accrescimento, e incide di risonanze molteplici il “corpo”, resosi oggetto inconsapevole di una rappresentazione dinamica, nelle sue imprevedibili esplorazioni.

In Luce, dedicato a Oreste Zevola (1954-2014), si propone come il primo capitolo di un catalogo proiettato verso il futuro e dedicato all’umano, nell’infinita varietà dei tratti e degli atteggiamenti interpretativi. I 55 “volti” di In Luce sono: Valentina Acca, Laura Angiulli, Annapaola Brancia D’Apricena, Simona Barattolo, Mimmo Basso, Sonia Bergamasco, Alessandra Bertucci, Monica Biancardi, Maurizio Bizzi, Mimmo Borrelli, Silvia Calderoni, Salvatore Cantalupo, Carlo Cerciello, Antonello Cossia, Angelo Curti, Alessandra D’Elia, Lavinia D’Elia, Marita D’Elia, Antonietta De Lillo, Pippo Delbono, Cristina Donadio, Fabio Donato, Patrizio Esposito, Lino Fiorito, Maurizio Fiume, Marco Ghidelli, Fabrizio Gifuni, Simona Infante, Valbona Malaj, Stefania Maraucci, Antonio Marfella, Mario Martone, Laura Micciarelli, Enzo Moscato, Mimmo Paladino, Lorenza Pensato, Paola Potena, Andrea Renzi, Giulia Renzi, Carlo Rizzelli, Giuseppe Russo, Lucio Sabatino, Federica Sandrini, Francesco Saponaro, Maria Savarese, Antonello Scotti, Pierpaolo Sepe, Lello Serao, Toni Servillo, Rosario Squillace, Tonino Taiuti, Sonia Totaro, Marianna Troise, Imma Villa, Chiara Vitiello.

La presentazione dell’opera In Luce, che inaugura la programmazione della nuova Project room del MADRE, rientra nell’ambito del progettoPer_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania, dedicato nel 2016 alla formazione progressiva della collezione del museo, con particolare riferimento alle pratiche dell’archivio e alla funzione del museo quale centro di produzione e diffusione di queste pratiche, confermando la collezione del museo quale narrazione performativa, condivisa e comunitaria, dialogica e collettiva, agita nello spazio delle relazioni e mutevole nel corso del tempo. Si terrà lunedì 3 ottobre (ore 18:00, Biblioteca, primo piano): dialogherà con Cesare Accetta la curatrice del progetto, Maria Savarese, entrambi introdotti da Pierpaolo Forte, presidente della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e Andrea Viliani, direttore del MADRE.Seguirà (ore 19:00, Project room) visita in anteprima all’opera con l’artista e la curatrice. In Luce sarà visitabile fino al 28 novembre 2016.


Fin dagli anni Settanta Cesare Accetta (Napoli, 1954) intreccia la personale sperimentazione fotografica con il teatro di ricerca. Collabora come fotografo di scena per il Teatro Instabile di Napoli e, per circa venti anni, con vari gruppi di avanguardia tra cui Falso Movimento di Mario Martone, Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller, Teatro Studio di Caserta di Toni Servillo, Teatro di Laura Angiulli e Club Teatro di Remondi e Caporossi. Dalla seconda metà degli anni Ottanta iniziano le sue collaborazioni anche con il cinema: nel 1992 per il film Morte di un matematico napoletano (1992) di Mario Martone, con cui lavora ancora nel 1995 per L’amore molesto. Successivamente la sua ricerca lo conduce alla progettazione e realizzazione del disegno delle luci (“lighting designer”) di spettacoli teatrali (a partire da  L’uomo, la bestia e la virtù, diretto da Laura Angiulli, 1995) e alla direzione della fotografia in ambito cinematografico e video (I racconti di Vittoria, diretto da Antonietta De Lillo, 1995). Cura inoltre la fotografia delle riprese televisive degli spettacoli seguiti come lighting designer, tra cui: Delirio amoroso (regia di Silvio Soldini) e Luparella (regia di Giuseppe Bertolucci). La mostra personale al PAN | Palazzo delle Arti Napoli Dietro gli occhi – che prende il titolo dall’omonima performance da lui ideata con Alessandra D’Elia e Andrea Renzi, e musiche dei Bisca (Galleria Toledo, Napoli, 1992) – racconta, a cura di Maria Savarese, vent’anni di teatro di ricerca a Napoli attraverso fotografie e video tratti dal suo archivio, dal 1976 (Incontro Situazione 76, Teatro San Ferdinando, al 1996. Nel 2010 il Museo di Capodimonte presenta la mostra personale 03-010, titolo che si riferisce ai due anni, il 2003 e il 2010, in cui sono stati realizzati i tre lavori esposti, che riprendono sempre lo stesso soggetto, l’attrice Alessandra D’Elia, e sono costuita sule tre coordinate di luce, corpo, colore. Cura come lighting designer anche l’allestimento di mostre (Diego Velázquez al Museo di Capodimonte; Julian Schanbel alla Mostra d’Oltremare; Grande Opera Italiana a Castel Sant’Elmo; riallestimento alla Reggia di Caserta nel 2004 di Terrae Motus, oltre alle diverse mostre dedicate a Mimmo Paladino, con cui collabora anche in occasione del lungometraggo del 2006 Qujote e del cortometraggio del 2013 Labyrinthus), nonché di concerti e opere liriche (Royal Opera House di Londra, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, Rossini Opera Festival di Pesaro, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro Comunale di Modena, Teatro Ponchielli di Cremona, Festival Pucciniano). Tra i numerosi riconoscimenti che sono stati conferiti a Accetta come direttore della fotografia per il cinema, fra cui la Grolla d’oro nel 2001, per Chimera (regia di Pappi Corsicato), l’Esposimetro d’oro nel 2002 per L’inverno (regia di Nina Di Majo), Ciak d’oro e Globo d’oro nel 2005 per Il resto di niente (regia di Antonietta De Lillo). Nel 2014 vince il premio ANCT (Associazione nazionale critici teatrali) come lighting designer per il teatro.


Info

Cesare Accetta
In Luce

A cura di Maria Savarese

(nell’ambito di Per_formare una collezione: per un archivio dell’arte in Campania)

fino al 28 novembre 2016

Project room, piano terra

Museo MADRE,
via Settembrini 79, Napoli

tel. 081 193 13 016, lunedì-domenica, 10:00-19:00

www.madrenapoli.it

*Comunicato stampa

-Judith Hopf, Video Stills: Lily´s Laptop, Video, 2013. © Judith Hopf; kaufmann/repetto; Milan / New York; Deborah Schamoni, München

UP di Judith Hopf – 30/09/2016, ore 19 – Museion, Bolzano #opening #salvethedate [Mostre]

arte, arte contemporanea, artisti, comunicazione, CS, cultura, eventi, mostre, turismo, viaggi

Judith Hopf, Up

A cura di Letizia Ragaglia

Opening:

30/09/2016 – ore 19

Museion, logo ufficiale - http://www.museion.it/ -

@Museion, Bolzano

Museion presenta la prima personale in un museo italiano di Judith Hopf.
Nata a Karlsruhe nel 1969, l’artista insegna arti figurative presso la Frankfurter Städelschule e ha esposto in istituzioni come PRAXES centre for Contemporary Art, Berlino (2014), Schirn Kunsthalle Frankfurt (2013), Malmö Konsthall, Malmö (2012) e in rassegne internazionali come documenta 13, Kassel (2012) e la Biennale di Liverpool (2014). I suoi lavori sono stati presentati in numerosi Festival, tra cui il Festival internazionale del cinema di Berlino (Berlinale) e gli “Internationalen Kurzfilmtagen Oberhausen”.

Uno spirito ludico che mira a decostruire certezze, far vacillare parametri e convenzioni sociali; la consapevolezza dei propri limiti, e quindi l’ironia e l’autoironia; i gesti e i comportamenti goffi e impacciati; l’utilizzo dello slapstick e di un linguaggio volutamente amatoriale e quindi di materiali semplici nelle proprie opere. Questi gli elementi su cui si muove il lavoro di Judith Hopf, invitata da Museion per la sua posizione, che ricopre un ruolo singolare all’interno del sistema artistico globalizzato e iperconnesso. La mostra “Up” è ospitata a Passage e al quarto piano e presenta trenta lavori dell’artista tra video, sculture e disegni – diverse opere e l’allestimento sono realizzati per l’occasione e sono in dialogo con lo spazio di Museion e il paesaggio circostante. Il rapporto con il panorama altoatesino si riflette anche nell’invito per la mostra, la cui grafica è stata realizzata dall’artista.

L’esposizione si apre a Passage con il video Lily’s Laptop (2013,) che mostra in maniera efficace l’interesse per l’artista per ogni fenomeno di sovversione e per la complessità della giovinezza: una ragazza alla pari, lasciata sola in casa senza permesso di utilizzare il computer, si vendica allagando l’appartamento. Nonostante il dramma in corso, il tono del video conserva una vena comica, che sposta l’attenzione sul fenomeno dell’onnipotenza del computer oggi e quindi sull’esigenza diffusa di restare connessi 24 ore su 24.

Il senso del limite e l’esclusione sociale, sono invece al centro di uno dei video più noti dell’artista Some End of Things: The Conception of youth (2011), che a Museion sarà visibile esposto in una struttura-tendone creata per l’occasione al quarto piano. Qui una figura di uomo travestito da uovo gigante cammina in un edificio modernista costruito in acciaio e vetro e non riesce a passare dalla porta, a meno di distruggere il suo guscio. Nella sua semplicità, il lavoro si interroga se l’esclusione sociale dipenda da strutture esterne esistenti o sia il risultato di qualità intrinseche dei soggetti esclusi

Nella produzione plastica dell’artista lo humor diventa possibilità per smantellare il linguaggio della modernità: per questo si affida a creature animali, a volte antropomorfe. In affinità con il pensiero di Lévi-Strauss, gli animali diventano una sorta di supporto simbolico e concettuale per diverse pratiche umane. In questo senso, il gregge di pecore in cemento con facce spiritose disegnate a carboncino, si prende gioco delle convenzioni della scultura minimalista, della sua serialità e dell’intenzionale assenza di associazioni e di contenuti – ma anche di certi comportamenti di visitatori di mostre di arte contemporanea. La stessa ironia si ritrova nella serie di venti corvi, sculture realizzate partendo da scatole di medicinali e rimodellate in porcellana. Posizionati su ringhiere accanto alle grandi vetrate di Museion, i corvi sono in relazione con l’esterno e rovesciano la pratica del birdwatchting (osservazione degli uccelli) – sembrano osservare i visitatori più che essere osservati.

Le ultime produzioni plastiche di Hopf sono realizzate in mattoni e alludono a limitazioni di esperienze fisiche attraverso un ossimoro o paradosso visivo: un piede, un pallone da calcio o un trolley rimangono congelati nel loro movimento a causa delle loro pesanti e solide fattezze. A Museion lavori già realizzati sono associati a nuove opere create per l’occasione. I mattoni non comporranno solo le sculture, ma fungeranno da moduli architettonici per l’allestimento. Essi suddivideranno lo spazio espositivo e al contempo serviranno da supporti per la presentazione di alcuni lavori.

Tra i nuovi lavori ci saranno anche dei collage con disegni a inchiostro che ritraggono computer personificati e confermano quindi lo sguardo critico di Judith Hopf nei confronti dell’onnipotenza del computer.

Per l’occasione sarà pubblicato un catalogo trilingue (ita/deu/eng) con testi di Roberto Pinto, Letizia Ragaglia e un’intervista all’artista di Sabeth Buchmann, edito da Mousse Publishing.

Judith Hopf è nella commissione degli artisti invitati a scegliere giovani emergenti per ACADEMIÆ, l’evento biennale dedicato a studenti di accademie, scuole e università d’arte internazionali che si svolge a Fortezza fino al 30/10/2016.

hopf_invito_web

INFO
Museion presenta Judith Hopf, Up
Inaugurazione 30/09/2016, ore 19
Durata mostra: 01/10/2016-08/01/2017
A cura di Letizia Ragaglia

SAVE THE DATE EVENTI COLLATERALI
Giovedì 13/10 ore 19 visita guidata alla mostra in lingua italiana con Letizia Ragaglia, direttrice di Museion, a cui segue alle ore 20 il talk con Sabeth Buchmann, critica e docente presso l’Akademie der bildenden Künste Wien (in lingua tedesca)

Museion
Piazza Piero Siena 1
39100 Bolzano

Orari di apertura:
da martedì a domenica ore 10.00 – 18.00.
Giovedì 10.00 – 22.00, con ingresso gratuito dalle 18.00 e visita guidata gratuita alle 19. Ogni sabato e domenica ore 14-18 “dialoghi sull’arte” in mostra.

Lunedì chiuso.
Ingresso: 7 Euro, ridotto 3,50 Euro.

 

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Museion Bozen - Bolzano

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Membro di AMACI, Associazione Musei d’Arte contemporanea italiani

 

 *Comunicato stampa